Dotato di una sostanza, che esiste realmente



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23.11.2017
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Il nome: significato, forma e struttura

 

Il nome, detto anche sostantivo (e cioè “dotato di una sostanza, che esiste realmente”), è una parte variabile del discorso che ha una funzione fondamentale per la comunicazione: il nome infatti indica le persone, le cose, i luoghi, i concetti, le azioni, i sentimenti, le idee e tutto ciò a cui vogliamo riferirci all’interno di una frase o di un discorso. Insomma, i nomi definiscono tutto ciò che esiste o che possiamo immaginare, e quindi costituiscono un elemento imprescindibile di qualsiasi frase.


Ciascun nome poi ha una sua flessione grammaticale, ovvero può essere maschile o femminile, singolare o plurale. In questo caso i nomi possono essere variabili per genere o per numero. I nomi, inoltre, si combinano e concordano con altre parti della frase, come gli articoli o gli aggettivi.
Ma come possiamo analizzare i nomi?

Secondo significato, forma o struttura.

 

Il significato dei nomi

 

Analizzare ciò che i vari nomi significano è un primo passo per dividerli in categorie. Infatti, solo basandoci sul loro significato, possiamo dividere i nomi in sei classi:

- Nomi comuni
- Nomi propri
- Nomi concreti
- Nomi astratti
- Nomi individuali
- Nomi collettivi

1) Nomi comuni: indicano qualcosa o qualcuno in modo generico, come elemento di una categoria o di una classe, come per esempio: uomo, pinguino, pianta. Quando utilizziamo dei nomi comuni, ci riferiamo insomma a un elemento in generale di una determinata categoria, a meno che non siano aggiunti particolari o caratteristiche più specifiche e dettagliate; c’è una grande differenza, ad esempio, tra “un uomo” e “l’uomo che ho incontrato ieri alla stazione”.

2) Nomi propri: indicano qualcosa o qualcuno in modo particolare e specifico, quindi differenziandolo in maniera precisa rispetto alla categoria di appartenenza (come nel caso della differenza che c’è tra “Paolo” e “un uomo”). A differenza dei nomi comuni, i nomi propri hanno l’iniziale maiuscola. Tra i nomi propri troviamo nomi e cognomi di persona, nomi geografici (città, fiumi, località famose, mari, monti e così via), titoli di opere artistico-letterarie (il Decameron, I promessi sposi, Il fu Mattia Pascal), nomi di istituzioni politiche, sociali, culturale ecc. ecc.

3) Nomi concreti: indicano cose o esseri reali, e cioè percepibili attraverso i nostri cinque sensi. Per esempio: cane, gomitolo, profumo.

4) Nomi astratti: indicano idee o concetti, quindi cose o concetti raffigurabili dal nostro intelletto ma non percepibili attraverso i sensi. Per esempio: amore, tristezza, ira.

5) Nomi individuali: indicano qualcosa (persona, animale, oggetto) inteso singolarmente. I nomi individuali sono la grande maggioranza dei sostantivi. Per esempio: ragazza, bicicletta, ape.

6) Nomi collettivi: indicano un insieme di esseri umani, animali o cose che vengono collettivamente considerati come un’unità singola. Ad esempio: il pubblico (insieme di persone diverse), una mandria (un insieme di animali d’allevamento), la roba (insieme di oggetti). Si faccia attenzione: i nomi collettivi hanno normalmente singolare e plurale, come tutti gli altri nomi.

 

La forma dei nomi

 

I nomi possono anche essere classificati per la loro forma, che differisce in base alla funzione che il sostantivo deve assolvere nella frase che vogliamo creare (e quindi, in base a ciò che vogliamo dire e comunicare). Per esempio nella serie: ragazzo, ragazza, ragazzi, ragazze è evidente che a cambiare non è solo la forma del nome, ma anche ciò a cui sto facendo riferimento.

All’interno di ogni nome possiamo allora distinguere tra:

- la radice, ovvero quella parte del nome che resta invariata e che indica il significato fondamentale del sostantivo (nell’esempio: ragazz-);
- la desinenza, ovvero la parte finale del sostantivo, che porta con sé le informazioni grammaticali di base (nell’esempio: ragazz-o, mi indica che stiamo parlando di un giovane uomo).

I nomi, per quanto riguarda la loro forma, si differenziano per quanto riguarda genere e numero.

 

Il genere: maschile e femminile

Con genere si intende la distinzione in maschile o femminile.

Per quanto riguarda le desinenze di genere:

- per il maschile usiamo generalmente -o, ed -e; se indichiamo un mestiere è frequente -tore. Per esempio: uomo, cocchiere, gladiatore.

- per il femminile usiamo generalmente -a, ed -ina; se indichiamo un mestiere è frequente -trice ed -essa. Per esempio: donna, eroina, attrice, contessa.

 

Il numero: singolare e plurale

Oltre al genere, i nomi hanno anche un numero, che è singolare quando indica una persona, un animale, una cosa sola e plurale quando indica più persone, cose, animali o enti astratti. Per esempio: la mamma, le mamme; la sedia, le sedie; il mondo, i mondi; la virtù, le virtù).

Per quanto riguarda il numero, abbiamo anche qui una variazione della desinenza :

- per i nomi che terminano in -a al singolare usiamo generalmente -i se sono maschili (poeta-poeti), ed -e se sono femminili (casa-case).


-per i nomi che terminano in -e al singolare usiamo generalmente, sia per il maschile che per il femminile –i (il mese-i mesi; la mente-le menti).

-per i nomi che terminano in -o al singolare usiamo generalmente sia per il maschile che per il femminile –i (il palo-i pali; la mano-la mani).

 

La struttura del nome

 

La struttura di un nome indica il modo in cui sono formati i sostantivi, e permette così di dividerli in:

- Nomi primitivi
- Nomi derivati
- Nomi alterati
- Nomi composti

1) Nomi primitivi: sono quei nomi che non derivano da nessun altra parola all’interno della lingua italiana e sono composti solamente dalla radice, che determina il significato, e dalla desinenza che indica il genere e il numero del nome. Da essi si formano i nomi derivati, i nomi alterati e i nomi composti. Per esempio, sono nomi primitivi: cane, latte, mare.

2) Nomi derivati: sono quei nomi che originano da nomi primitivi e si formano aggiungendo alla radice del nome primitivo degli elementi linguistici, chiamati prefisso (se l’elemento è aggiunto prima del nome, come per esempio: dis-onore, in-fedeltà, in-cosciente) e suffisso (se l’elemento è aggiunto dopo il nome, come per esempio: canile, lattaio, mareggiata). In alcuni casi, i nomi derivati possono avere sia il suffisso che il prefisso (sfrangiatura, sfarinamento).

3) Nomi alterati: sono quei nomi che pur conservando il significato del nome primitivo da cui derivano vi aggiungono un’ulteriore idea o sfumatura di significato.

I nomi alterati si dividono a loro volta in:

-Diminutivi, che hanno le desinenze -ino, -etto, -ello, -icello, -icciolo ed danno generalmente l’idea di minutezza e piccolezza, come in tavolino, cagnetto, carrello, torricella, muricciolo.

-Vezzeggiativi, che implicano un’idea di piccolezza e piacevolezza ed aggiungono le desinenze -uccio, -acchiotto, -olo, -otto. Per esempio: tettuccio, orsacchiotto, figliolo, passerotto.


-Accrescitivi, che comunicano l’idea di qualcosa di grosse dimensioni ed hanno le desinenze -one ed -accione, come: donnone, omaccione.


- Dispregiativi che hanno le desinenze accio, -astro, -ucolo, -onzolo, -uncolo, -iciattolo e trasmettono l’idea di qualcosa di spiacevole o spregevole (come in: medicaccio, poetastro, omuncolo, mostriciattolo).

4) Nomi composti: sono quei nomi formati dall’unione di un nome con un’altra parola, che può essere un altro nome, un aggettivo, un verbo, un avverbio o una preposizione (o da una combinazione tra alcuni di loro). Le combinazioni possibili sono:

- Nome + nome, come in: portalettere, metalmeccanico, ferrovia

- Nome + aggettivo, come in: cassaforte, terraferma


-Aggettivo + nome, come in: altorilievo, purosangue, mezzanotte

-Aggettivo + aggettivo, come in: chiaroscuro

-Verbo + nome, come in: passaparola, paracadute, cacciavite

-Verbo + verbo, come in: andirivieni

-Verbo + avverbio, come in: posapiano


-Preposizione + nome, come in: sottoscala

-Avverbio + aggettivo, come in: sempreverde


-Avverbio + verbo, come in: benestante


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