Dove potersi fermare in qualche occasione



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1) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/

1) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/22/dimenticare/

Dimenticare

22 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Per alcune ragazze sono stato una stazione

dove potersi fermare in qualche occasione.

Farmi affezionare a loro per poi vederle sparire,

molto spesso senza il motivo capire.

Ritornavano e ricominciava il tutto,

non facendo notare il mio cuore distrutto.

L’abitudine di andare lontano non perdevano

e del mio cuore un pezzo ogni volta si prendevano.

Potrei fare nomi, ma sarebbe lungo l’elenco

e alla fine delle citazioni sarei stanco.

Lasciamole adesso nel loro inspiegabile silenzio.

Sono un gentiluomo a non esprimere giudizio.

Una parola può ferire e un’altra sorridere:

io entrambe ho imparato a scrivere.

Ma con loro non saprei quale usare:

il verbo da seguire categoricamente è dimenticare.

2) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/21/ti-vorrei-parlare/

Ti vorrei parlare

21 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Ti vorrei parlare ma senza alcun rancore,

dobbiamo svuotare in fretta il cuore.

Oggi non bado al caldo e al sudore,

nemmeno alle tue lacrime e al loro rumore.

Peserò un po’ di meno dopo questa sera,

la mia anima si è già tinta ed è così nera.

Vorrei una donna che sia solo sincera,

ma così perfetta non esiste una vera.

Ti vorrei parlare senza alzare la voce,

lo scopo di oggi non sarà però fare pace.

Mi piacerebbe che le lancette andassero veloce

come chi in chiesa aspetta l’ultimo segno della croce.

Cercherò di meno i tuoi occhi lucidi

e si cureranno con il tempo i lividi.

Di noi che mi rimane? Il ricordo di brividi,

non per quel freddo ma per sentimenti ruvidi.

Ti vorrei parlare ma non è la soluzione:

ci faremmo prendere da un’altra emozione.

Manchi come io a te e forse in continuazione,

abbiamo speranze rovinate come bagnato un cartone.

3) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/20/libero-di-morire/

Libero di morire

20 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Ero spinto da un’emozione, così feci l’errore di darle un bacio.

Lei, bionda come le classiche svedesi, non era libera d’amare. Un uomo losco era padrone del suo corpo. Brutto dire così, ma era come se lo fosse, anche l’anima rimaneva imprigionata. Non sapevo ancora che lui non era solo una cattiva persona, ma qualcosa di più.

Lei che di nascosto piangeva e quando lo baciava ripensava a me, decise di confessargli il piccolo tradimento, come se ciò ci potesse regalare un futuro assieme!

L’ira nei suoi occhi, il mare in quelli della donna. In quelli che avrei voluto annegare, ma che non rivedrò più!

Le bloccò il corpo come se fosse in coma, lasciando il cuore ancora pompare, anche se non batteva per lui. Dopo giorni la mutò in un mostro assettato di sangue che uccise le mie sorelle, amici cari, i miei genitori. Insomma, tutto quello che a cui tenevo, senza mai toccare me. Lo scopo di lui era che io odiassi lei, ma sapevo che quelle mani non conoscevano la razionalità.

So che non siamo liberi d’amare, così ho deciso questo salto dall’alto: dalla distanza che fa tremare le mie gambe.

Prima che diventi la sua indesiderata vittima voglio conoscere la libertà: essere libero di morire.



4) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/20/buonanotte-amore/

Buonanotte amore

20 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Buonanotte amore,

sei l’ultimo pensiero prima del sonno.

Resti sveglia nel mio cuore,

mentre mi raggiungi in un nuovo sogno.

C’è chi vuole la fine di noi,

è gente che ha tempo inutile da sprecare.

Se fosse amata avrebbe spazio per i fatti suoi,

invece sono soli e l’invidia li fa rosicare.

E mentre il loro giudizio è solo rumore,

si chiudono gli occhi: buonanotte amore.

5) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/19/mai-piu-un-amore/

Mai più un amore

19 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Anche il silenzio di vita è pieno,

a volte è meglio di un amico.

Ho da poco preso del veleno

e chi mi ha dato il bicchiere non dico.

Ho osannato troppo questa persona,

da sciocco pensavo non potesse farmi male.

Un pianoforte adesso note famose suona

ed è l’unica cosa che rimane speciale.

Ascolto musica per poter sognare anch’io:

un amore di quelli che mantiene le promesse.

Ma non posso: non ha più voglia il cuore mio,

le pedine bianche o nere sono sempre le stesse.

Io non gioco una partita per non perdere,

tu hai cambiato le regole troppe volte e pure adesso.

Preferisco restare qui tra i ricordi a scrivere

che le mie lacrime restano per te e in me addosso.

Domani non mi vedrai, come oggi non ti scrivo.

Nemmeno un messaggio, ma che importa?

Mi hai trafitto cuore e mente, ma sono ancora vivo

e solo chi passa tra queste righe mi ascolta:

è un grido senza suono però con potenza.

Giuro: non avrò mai più un amore a distanza.

6) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/17/anche-se-parlo-di-cristina/

Anche se parlo di Cristina

17 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Anche se parlo di Cristina in qualche poesia

è chiaro che è soltanto un vecchio amore.

Non m’importa che non sia mai stata mia,

nonostante di portarla dieci anni nel cuore.

Il vero battito nel 2011 l’ho scoperto

con ragazze che il mio cuore hanno aperto.

Avrei voluto che ciò non accadesse mai:

l’amore inizia a mancare quando tanto ne dai.

7) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/16/lestate-rallenta-un-siciliano-da-sempre/

L’Estate rallenta un siciliano da sempre

16 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Sono siciliano e come tutti i miei simili l’Estate ci rallenta. Vorrei tanto scrivere di più ma il caldo scioglie ogni pensiero e la mia piccola stanza è un forno che non sforna nuovi progetti.

Quindi pazienza lettori, c’è tanto ancora da leggere ma sicuramente più avanti!

Prima del morso non è assolutamente finito, riprenderò in seguito con la parte #14.

Arriverà, sempre per l’Horror, Gli investigatori del paranormale.

Concluderò le storie Nella mente senza memorie e Il Sole non ci scalda più.

Ci saranno tante belle novità, per adesso sono impegnato (Sempre con lentezza) nel primo romanzo Horror.

Vi ricordò che Buonamorte è acquistabile sia cartaceo ché in versione digitale.

Continuerò a pubblicare poesie e “Attimi di terrore”.

Buona Estate 2015!

Giuseppe Parisi.

8) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/14/questi-anni-al-sud/

Questi anni al Sud

14 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Sono cresciuto a pochi passi dai mafiosi,

senza conoscerli mai di persona.

Gente che critica il Nord e poi sono tifosi

tra Milano e Torino di una “squadrona”.

Niente birra stretta nelle mie mani,

qualche canna ogni tanto ne fumo una.

Sogno sempre di migliorare il domani,

fissando troppo il cielo e la Luna.

Cosa voglio trovare sopra la mia testa?

Forse un segnale che mi dia coraggio.

Avrò sbagliato a non gridarle “resta”

e la mia anima da lei è sempre in viaggio.

Un giorno la Sicilia lascerò con valigie pesanti:

piena di ricordi e sogni uccisi appena nati.

Qui come altrove non ci sono santi:

solo pugni in faccia che ci hanno cambiati.

La spazzatura che copre le strade,

buche che in un campo di golf ne trovi meno.

Questi anni al Sud sono stati l’anticipo dell’Ade:

un bicchiere colmo di un dolce veleno.

9) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/12/la-fine-dellarcobaleno/

La fine dell’arcobaleno

12 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Venerdì ho subito una pugnalata al cuore:

ho scoperto di essere l’amante del mio amore.

Da un attimo sono passato da tradito a traditore,

da avere un progetto per due a sentire solo dolore.

Ma va bene così: ritorno al passato a ciò che ero,

a capire che sono l’unico con me ad essere sincero.

Sono passati due giorni e ancora non mi sembra vero

che chi mi ha regalato l’arcobaleno poi l’ha colorato di nero.

Ora che il vento non insiste ed io sono più sereno,

non mi importa più della fine di quell’arcobaleno.

La scrittura mi porterà ricordi e quella parte di veleno

che anche se vorrò dimenticare non si può fare a meno.

10) https://parisigiuseppetesti.wordpress.com/2015/07/11/sordo-cieco-muto/

Sordo cieco muto

11 LUGLIO 2015 LASCIA UN COMMENTO

Potrei odiarti per sempre e questo già lo sai,

ma che c’è stato amore puro non lo negheremo mai.

Se morissi stanotte non seguirmi nel buio:

da ateo sono convinto che non c’è nulla dopo che muoio.

Da bambino ero un fifone bellissimo, ma senza speranze.

Da grande sono uno spavaldo brutto che teme le carezze.

Avrei potuto fare il muto per non confidarmi con la gente

che prende a sé tutte le emozioni e poi non lascia niente.

Quando scrivo può essere verità o una grande bugia,

la storia narrata può essere inventata o totalmente mia.

Se parlassi di Irene c’è a chi piacerebbe di sentirne sviluppi,

mentre una certa donna spererebbe che la penna in mano mi scoppi.

Dai tempi del liceo non mi sentivo così a disagio,

come al primo anno nella pessima compagnia del secchione Biagio.

Avrei potuto fare il sordo e non sentire gli insulti

che mi hanno detto in tanti per creare in me tumulti.

Vorrei sapere suonare il pianoforte per scatenare le mani

che a volte tra rime baciate o incrociate temono il domani.

Se cercassi un amore nuovo non lo troverei da nessuna parte,

credo che era Eleonora l’unica con cui attendere la morte.

Da quando non stiamo insieme il cielo più non guardo

perché tutta la bellezza la trovavo se su lei poggiavo lo sguardo.

Avrei potuto fare il cieco per non ammirare la sua bellezza

e non mi sarei così convinto nel credere nell’amore a distanza.

2) http://neicassettidimalu.blogspot.it/

1) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/le-squadre-e-le-coltellate.html

Le squadre e le coltellate

Ci sono squadre che ti incantano per la loro recondita armonia: gente che rema tenacemente e non ha tempo di mettersi sul palco. Forse, soprattutto la voglia.

E ho incontrato squadre che si sono accoltellate furiosamente e quindi hanno tutte le ragioni per esibire la loro sintonia: qualcuno ci deve credere, visto che loro non sembrano di quell'opinione.



2) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/bisogna-spaccare-tutto-quando-perdi.html

Bisogna spaccare tutto (quando perdi qualcuno)

Puoi mentire a te stessa, ma non a un amico. Quando perdi qualcuno, devi spaccare tutto.

Arrogarti il diritto di incazzarti come una iena, ridurre tutto a brandelli minimali, vomitare un vigoroso disprezzo per ogni creatura e persino prendertela con Qualcuno di superiore.

Bisogna spaccare tutto, per ricominciare. Anche per posizionare un mezzo, scalcagnato mattone.

Quando perdi qualcuno, persino te stesso, prima spacca tutto.



3) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/vorrei-il-caso.html

Vorrei il caso

Cerco il caso, quasi disperatamente. Mi convinco che debba essere così: una strada o l'altra, non fai tu la differenza, ma chi l'ha tracciata.

Vorrei il caso, esigo un alibi, una scusa. La conferma che mi mancava per non muovermi, per lasciar fare tutto ad altri.

Vorrei il caso, per potermi perdere. E invece sono qui a guardarti negli occhi e a trovarmi.

4) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/06/proprio-me.html

Proprio me

Non sono la più attendibile, la più accomodante: sulla pazienza lascio a desiderare. Irrimediabilmente distratta verso il prossimo pensiero, inciampo nelle cose da fare. Quante altre lacune mi seguono con costanza.

Eppure tu aspetti me. Proprio me. Ogni giorno, su quella soglia vuoi vedermi rientrare presto.

E ogni giorno non c'è null'altro che mi commuova di più

5) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/non-hai-piu-niente-da-dirmi.html

Non hai più niente da dirmi

Non è quando te ne freghi di chi amo. Quello, lo sopporto persino, perché il mio Amore è più forte di tutto.

Quando calpesti qualcuno che non mi piace nemmeno, allora non hai più niente da dirmi.



6) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/dialoghi-reali-sconveniente.html

Dialoghi reali - Sconveniente

- E' sconveniente secondo te se vado a messa con questa maglietta. Fa un tale caldo?

- Ma no dai.

- Già, i tempi sono cambiati. Quindi la tengo?

- Certo.


Pausa.

- Basta che non vai davanti a fare la comunione.

Gelo, finalmente.

7) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/nothing-left-to-fear-canzone-per-il.html

Nothing left to fear - canzone per il giorno

Non c'è niente di meglio di una suadente minaccia per cominciare bene i prossimi 50 anni, Slash.

Che poi a qualcosa i traguardi devono servire, forse proprio a questo.

A capire che non c'è più niente di cui avere timore, che la paura non serve a niente. Che andare a cercarla è stupido, quanto aprirle la porta. In un modo o nell'altro, è vero, riuscirà a entrare travestita di ottime ragioni.

Ma tu puoi sempre canticchiare così.

Nothing left to fear, Slash, canzone per il giorno e buon compleanno.

8) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/il-palco-sotto-le-nuvole.html

Il palco sotto le nuvole

Il palco sotto le nuvole sembra proprio pronto. Come se avesse avuto bisogno di un'ultima benedizione, dal sapore inusuale.

Attorno, cowboy e cavalli attendono come non ci fosse un orario stabilito. E la polvere, la polvere continua a salire.

Non la consuma nemmeno la notte. Non la scioglie il sudore, la musica che se ne nutre.

Il palco sotto le nuvole, come in cerca di una protezione, per celebrare un ultimo rito. E quando è sazio, si disintegra con grazia per rinascere più in là. Miglia scolpite nell'aria, mentre gli Aerosmith si muovono verso la prossima tappa, con cowboy e cavalli che voleranno là, verso una nuova attesa.



9) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/volevo-una-santa-tutta-per-me.html

Volevo una santa tutta per me

Quando ero piccola, mi sapevo comportare da perfetta rompiballe. Ora sbaglio giusto qualche volta, va bene, Arguta Paffuta.

Comunque ripudiavo il mio onomastico ufficiale, ovvero oggi, Santa Maria Maddalena.

Piagnucolavo: ma io voglio una santa tutta per me, una con il mio nome, punto, non che mi assomigli.

Non avevo capito un granché e come al solito ci ho messo qualche annetto per capire la gravità del mio errore.

Maria Maddalena è una santa meravigliosa, che è stata accanto a Gesù. Con una storia di redenzione e devozione in grado di scuotere chiunque, persino una tontolona come me.

I due nomi uniscono le mie bisnonne, così come un pochino faccio io, loro cocciuta discendente.

E poi che stress voler avere tutto per sé: proprio da figlia unica.

Oh come vado fiera di questo onomastico e sono grata a questa santa che ha sopportato anche la lontananza di questa piccola creatura.



10) http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/07/i-fiordalisi-la-musica-e-un-angelo.html

I fiordalisi, la musica e un angelo

In questi giorni di luglio, Angioletto Castiglioni parte da Praga, verso la sua città. Ha un bastone e una forza interiore che lo allontana dai luoghi del martirio di tanti innocenti, ma la memoria e il cuore non possono certo voltare pagina.

Piuttosto, appena potrà, porterà la loro voce in tante altre pagine di vita, di incontri, di coraggio.

Pagine. Come quelle che il 23 luglio Rosella Formenti offrirà alla sua città nella sala Monaco della biblioteca di Busto. Fiordalisi, poesie e pensieri: mi ha commosso subito che Rosella sia partita da questi fiori bellissimi e quasi dimenticati e l'abbia fatto attraverso lo strumento dei versi.

Conosco Rosella, giornalista appassionata, oserei definirla indomita, da più di vent'anni: la vedo impegnata nelle battaglie per gli ultimi con la penna e con gesti silenziosi. La vedo accanto ad Angioletto, con devozione, fino all'ultimo e oltre. Lei non ama parlare di sé e per questo pudore mi fermo qui.

Voglio però parlare di quelle poesie, di quei versi, che conducono in un'altra dimensione pur restando abbracciati al nostro mondo. Che raccontano attraverso la musica, i fiori, il dolore e la speranza ciò che siamo capaci di essere, se lo vogliamo.

Pagine unite dall'amore per il tempio civico che, grazie ad Angioletto, ha reso Busto speciale: un luogo del ricordo delle vittime nel nome della pace. In questo 2015 di anniversario doloroso, queste parole e i sentimenti che le plasmano vanno ai caduti della prima guerra mondiale, del secondo conflitto che sconvolto il pianeta e dei campi di odio e sterminio.

Giovedì sera ci sarà Loredana Vaccani, altra donna che ama la cultura e la semina senza far rumore, ad accompagnarci in questi versi.

E Angioletto, che sorride, tra i fiordalisi e note che non possiamo ancora cogliere in tutto il loro splendore.



3) https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/

1) https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2015/07/23/fiore-di-dolore/

Fiore di dolore

Iannozzi Giuseppe

Lei era morta. La sapevo lì, nella bara. Di cristallo. Eppure, all’occhio era come viva.

Lei era del passato. Non era più mia. Le sue spoglie mortali riposavano nell’eternità. Le potevo come toccare. La mano sulla lastra di cristallo. Quella carezza portata sul freddo cristallo. Così doveva essere la sua carne. Fredda. Mai più quelle pallide labbra avrebbero pronunciato una sola parola. Né di amore. Né di odio. Io soltanto potevo far sì che lei parlasse ancora per me. Attraverso il ricordo che io nutrivo di lei. Era orribile. Non c’era davvero altro che potessi fare. Per alleviare la pena. Il dolore. Mio. Suo. Perché lei – ne ero sicuro – soffriva quanto me… vedermi così impotente. Lei sarebbe rimasta incorrotta. Per sempre. Quella teca la proteggeva. Teneva prigioniera la morte che l’aveva rapita. La morte godeva della sua verginità. Che io non avevo fatto a tempo di deflorare. Era un fiore, un pallido fiore. Le labbra carnose. Le gote bianche. Gli occhi come addormentati. Le dolci tempie appena venate di azzurro. E allora mi masturbo tra le lacrime. Per te. Perché bianco venga l’anno nuovo. Perché sia vergine, di sprecato piacere. Di corrotto dolore. Almeno il poco che ancora è mio. Il poco che sento. Che so e non so. Come un gioco. Come un corto circuito. Nella tua anima spenta.

2) https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2015/07/22/urlo/

Urlo


Iannozzi Giuseppe

Aspettava il pullman, seduto sulla panchina tenendo in braccio una rosa dallo stelo particolarmente lungo. Il giovane stava vivendo il suo primo amore: biondo, quasi pallido, le gote non portavano ancora i segni della prima barba. All’improvviso si sentì uno stridore ferroso. Non era il pullman, bensì un tram che aveva frenato: al giovane bastò buttare l’occhio al di là della strada, delle auto ferme al semaforo, per vedere il grosso muso di ferro del tram. Non si scompose.

Il cielo era d’un azzurro perfetto e le grida della gente non gli davano poi fastidio: quel giorno si sentiva in pace, se non sicuro di sé stesso, inebriato alla sola idea che presto avrebbe dato via la sua prima rosa. Il semaforo continuava a passare dal rosso al giallo al verde, ma il tram non ripartiva: le auto si erano arrestate in maniera scomposta invadendo la linea di mezzeria. Si era formato un capannello di persone: il muso del grosso tram era stato invaso dalla curiosità morbosa di semplici passanti e curiosi di professione. Il giovane fece per aguzzare la vista, ma un barbaglio di luce gli ferì gli occhi: rimase cieco per qualche secondo, poi, finalmente, la vide, una sottile linea di sangue, color rubino come di un cerbiatto. E comprese, lasciando cadere sull’asfalto la lunga rosa, mentre col cuore che gli s’era bloccato in gola, invano, adesso in piedi su gambe tremanti, prossimo allo svenimento, tentò di lanciare un urlo più grande di lui.

3) https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2015/07/22/amore-che-schiaffo/

Amore, che schiaffo!

Iannozzi Giuseppe

La persi ben prima che potessi rendermene conto e farmene una ragione. Ero ancora uno sbarbatello, uno di quelli che le donne non le guardava se non con la coda dell’occhio e sempre arrossendo. Guardavo le loro gambe, eleganti; tutte mi sembravano promessa e paradiso. A quei tempi avevo la testa tre metri sopra le nuvole, ero preso solo per la filosofia, e del femmineo capivo proprio niente. Però, in strada non potevo fare a meno di guardare l’incanto delle gambe: spesse volte distraevo la coda dell’occhio, per timidezza che una ragazza scorgesse sulle mie guance rossore di vergogna.

Una volta una ragazza, che avevo fissato giusto per un istante, si voltò verso di me, vuota d’una seppur minima traccia di sorriso, adombrata di brutto manco le avessi trapanato il cuore con un paletto di frassino. Rimasi impietrito, con le gambe molli: ero sul punto di svenire, infatti una vampa di calore immondo m’aveva presto assalito e le orecchie mi bruciavano come due tizzoni ardenti. Lei incedeva verso di me, con sicurezza, pronta all’assalto: indarno cercai di biasciare una parola, una qualsiasi, che mi allontanasse almeno un poco da quella situazione infernale. Ma dalla mia strozza non uscì nemmeno un sottile sibilo. Aprii la bocca solo per farle vedere le tonsille, come un imbecille. Lei lo capì subito che ero uno di quelli, un vergine, che non aveva ancora provata l’effimera ebbrezza d’una sega. Mi si piantò proprio davanti e mi mollò un ceffone a cinque dita… cinque candele accese che mi si stamparono sul volto ancora glabro. Io le rimasi di fronte innocente, sputando una lacrima dall’occhio, non per il dolore accusato, ma perché ferito nell’intimo. Quello schiaffo, così improvviso, mi aveva innamorato: e però la prima cotta inizia e finisce nello stesso momento.

Ero un filosofo a quel tempo, pensavo ed esistevo solo se facevo filosofia sulle cose della vita e della morte che, mio malgrado, mi gravitavano attorno. Lei girò sui tacchi, mi diede le spalle, e sculettando si portò via tutta la bellezza e il mio cuore – che in petto non cessava di battere, quasi volesse spaccarmi le costole, compresa quella che Dio m’aveva estirpato alla nascita perché maschio. A quel punto non mi rimase che soffrire, vedere il suo culetto allontanarsi per sempre insieme all’amore che sopra ci avevo disegnato. Ce l’aveva invitante e succoso, a forma di cuore: eran le sue dolci delicate curve, quelle che mettono il diavolo in corpo agli umori di chi giovane e vuoto di esperienza, di donne e letti.

Me ne tornai a casa con il cuore spezzato: capivo soltanto che l’amore nasce per subito morire in suo seno, nel tempo d’uno schiaffo e d’una lacrima.




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