E se infine vincessero I favorevoli all'euro?



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1) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/e-se-infine-vincessero-i-favorevoli.html

E se infine vincessero i favorevoli all'euro?

Sì del Parlamento di Atene al referendum, i greci a favore dell'euro

Due sondaggi indicano che la maggioranza della popolazione vuole un accordo con i partner europei

Sì del Parlamento di Atene al referendum, i greci a favore dell'euroRoma, 28 giu. (askanews) - Grecia a favore dell'euro secondo due sondaggi mentre il Parlamento di Atene ha votato nel corso della notte a favore della richiesta di referendum del governo sull'ultima proposta avanzata dall'Ue per estendere gli aiuti al Paese. L'esecutivo targato Syriza, guidato dal premier Alexis Tsipras ha ribadito la raccomandazione di votare "no" agli elettori, portando alla rottura dei negoziati con gli altri Paesi dell'Unione monetaria. La reazione dell'Eurogrppo è stata molto negativa: i ministri delle Finanze, riuniti ieri per l'ennesimo vertice straordinario sul caso greco, hanno respinto la richiesta di Atene di prorogare di un mese il supporto, in modo da consentire il voto popolare, programmato per domenica 5 luglio, senza problemi sulle liquidità, che invece si fanno ogni ora più minacciosi. Come testimoniato già ieri dalle lunghe code che si sono formate asi bancomat delle banche, in diversi casi già finiti senza contanti. Oltre a Syriza, a favore del referendum hanno votato anche i neo nazisti di Alba dorata. Voto contrario invece da parte dei conservatori di Nuova democrazia, dei socialisti del Pasok, del centro sinistra filo europeo To Potami e del partito comunista Kke. Diversi partiti di opposizione hanno sostenuto l'illegittimità stessa di questa sorta di plebiscito, che rischia di trasformarsi in un voto sulla stessa permanenza nell'euro, anche se il governo nega che in ballo ci sia la partecipazione alla valuta unica. Intanto due sondaggi pubblicati oggi indicano che la maggioranza dei greci vuole restare nell'euro e preferirebbe arrivare a un accordo con i partner europei piuttosto che a una rottura. Entrambi i sondaggi - precisa il sito di Ekhatimerini - sono stati effettuati tra il 24 e il 26 giugno, quindi prima che il premier greco Alexis Tsipras dichiarasse di voler indire un referendum sulle proposte dei creditori ad Atene. Nel sondaggio effettuato dall'Istituto Alco per il giornale Proto Thema Sunday, il 57% degli intervistati ha detto di auspicare un accordo, mentre il 29% una rottura. In un altro sondaggio effettuato dall'Istituo Kapa Research per il giornale To Vima le percentuali sono del 47,2% a favore e del 33%, indecisi il 18,4%. Int9
2) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/tsipras-dimentica-come-tutta-la.html

Tsipras dimentica, come tutta la sinistra radical scic italiana, che chi paga veramente in queste situazioni è la povera gente. il prezzo più alto in questa situazione lo pagheranno i lavoratori. Se fosse tra noi Enrico Berlinguer!

Grecia, sondaggi smentisono Alexis Tsipras: la maggioranza favorevole ad accordo con i creditori

Redazione, L'Huffington Post

Pubblicato: 28/06/2015 11:22 CEST Aggiornato: 28/06/2015 11:24 CEST Print

"Sono certo che il popolo greco si solleverà davanti a queste circostanze storiche e dirà un sonoro 'no' all'ultimatum", ha affermato il premier Alexis Tsipras prima del voto in Parlamento. Ma non è detto che la mossa di sottoporre l'accordo con i creditori al popolo greco non gli riservi brutti scherzi. La decisione del premier di Atene di indire il referendum il prossimo 5 luglio per chiedere ai greci se fare o meno l'accordo con le istituzioni internazionali può infatti riservare delle sorprese, lo dicono i sondaggi. Come riporta la Reuters, la rilevazione fatta dall'istituto Alco e pubblicato su Proto Thema, dice che il 57 per cento delle mille persone intervistate è favorevole a un accordo, mentre il 29 per cento vorrebbe la rottura dei negoziati. Un 57 per cento quindi direbbe sì alle condizioni poste dai creditori, anche se a base di rigore e austerità.

Una tendenza confermata anche da un secondo sondaggio, fatto dalla Kapa Research: secondo questo istituto il 47,2 per cento degli intervistati si dice favorevole a un accordo, contro il 33 per cento che si dice contrario.

Un referendum che si farà: il Parlamento ha approvato nella notte la convocazione di una consultazione popolare indetta dal governo Tsipras per il 5 luglio, cioè domenica prossima, quando i cittadini greci saranno quindi chiamati a scegliere se accettare o rifiutare le condizioni poste dai creditori internazionali per l'accordo sul debito. In aula, dove siedono 300 deputati, il sì al referendum ha avuto l'appoggio non solo dei due partiti di governo, cioè Syriza di sinistra e Greci indipendenti di destra, ma anche del partito neonazista Alba dorata. Dopo un dibattito di oltre 14 ore, la votazione si è conclusa con 178 sì, 129 no e nessun astenuto.

La discussione in Parlamento si svolgeva proprio mentre l'Eurogruppo riunito a Bruxelles decideva di non concedere alla Grecia la proroga del piano di salvataggio oltre il 30 giugno, che era stata chiesta da Tsipras per consentire ai cittadini di votare senza pressioni. In pratica il programma di salvataggio della Grecia e di conseguenza gli aiuti, senza l'accordo, si interromperanno il 30 giugno. L'intesa con i creditori era necessaria per sbloccare l'ultima tranche di aiuti di salvataggio da 7,2 miliardi, che avrebbe consentito ad Atene di ripagare al Fondo monetario internazionale un prestito di 1,6 miliardi di euro che deve restituire entro il 30 giugno ed evitare il default.

L'annuncio shock del referendum era giunta da Tsipras venerdì sera, dopo che l'ultimo round di colloqui con i creditori non aveva dato i risultati sperati. L'accordo proposto dalle istituzioni, secondo Tsipras, è un'offerta "barbara e umiliante". L'esecutivo non accetta la condizioni, ma ha deciso che a scegliere saranno i cittadini: Tsipras ha chiesto ai greci di pronunciarsi per il no, ma al tempo stesso ha promesso che lascia la porta aperta a un accordo.


3) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/veramente-dei-grandissimi-amministratori.html

Veramente dei grandissimi amministratori.

PORTO TORRES: RINVIATO L’INSEDIAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE A MAGGIORANZA M5Sadmin 27 giugno 2015 PORTO TORRES: RINVIATO L’INSEDIAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE A MAGGIORANZA M5S

sindaco-porto-torres-matteoderricoRinviato il primo consiglio comunale a guida 5 Stelle di Porto Torres. La convocazione inviata ai consiglieri dice: “Per impegni improrogabili e inderogabili del Sindaco nella giornata di lunedì 29 giugno si comunica che il Consiglio comunale è rinviato a giovedì 2 luglio alle ore 17.30 (eventuale seconda convocazione ore 18)”.


Per sapere la composizione della nuova giunta e il giuramento del sindaco pentastellato Sean Wheeler bisogna attendere ancora una settimana.
Sembra che manchi ancora l’assessore all’Ambiente. Nei giorni scorsi era stata indetta una selezione per individuare un esperto in normativa ambientale in possesso del titolo di laurea di Giurisprudenza.
4) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/riceviamo-e-pubblichiamo_83.html

Riceviamo e pubblichiamo.

Cosa succede se la Grecia va in default

Secondo il regolamento del Fondo salva-Stati dell'Eurozona, sono tre le opzioni possibili in caso di default di Atene: la più improbabile è la richiesta di rimborsare subito i creditori

Grecia fuori dall'Euro? Draghi: "Il destino è nelle mani di Atene"

Che cosa succede, se la Grecia va in default, sul debito da 130 miliardi di euro che ha contratto verso il solo Efsf, il vecchio Fondo salva-Stati dell'Eurozona?

Lo hanno spiegato ieri a Bruxelles fonti dello stesso Efsf: se la Grecia non effettuerà il pagamento dovuto all'Fondo monetario internazionale entro il 30 giugno, la comunicazione con cui la direttrice del Fmi Christine Lagarde ne ne prenderà atto di fronte al proprio board farà scattare un "evento di credito" anche per l'Efsf.

In questo caso, il tedesco Klaus Regling, direttore esecutivo del vecchio Fondo salva-Stati (e anche del nuovo, l'Esm) informerà il board, che proporrà una delle tre opzioni possibili, secondo il regolamento Efsf:

1) Una richiesta di rimborso immediato ad Atene di tutti i crediti dovuti ("acceleration").

2) Una decisione di non fare nulla in attesa degli sviluppi ("waiver")

3) Oppure una dichiarazione di "riserva dei diritti" ("reservation of rights"), che sostanzialmente congela la situazione, riservando il reclamo di tutti i diritti in corso. Il direttore esecutivo prende quindi la decisione finale.

La fonte non ha dato alcuna indicazione su quale delle tre opzioni potrebbe essere la più probabile, ma nel caso della Grecia è chiaro che non sarebbe realistica la richiesta di rimborso immediato.

Oltre a 131 miliardi di debito verso l'Efsf, la Grecia è debitrice di 53 miliardi verso gli Stati dell'area euro, per altri 34 miliardi verso investitori privati, per 27 miliardi verso la Bce, per 21 miliardi verso il Fmi e per altri 15 miliardi verso vari detentori di titoli di Stato.
5) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/quello-che-nel-paese-piu-civile-del.html

Quello che nel paese più civile del mondo è considerato normale in Italia è anormale. Grillo, Meloni e Salvini sono per la famiglia tradizionale. Questo significa che negli Stati uniti d'America hanno scelto di essere anormali? Povera Italia.


6) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/comunque-la-pensiate-occorre-informarsi.html

Comunque la pensiate occorre informarsi sempre.

Scuola, ecco i punti della riforma approvata dal Senato
Scuola, ecco i punti della riforma approvata dal Senato

Urla, insulti, finti funerali. Così il Senato ha approvato la riforma della Scuola. Alla gazzarra generale a cui siamo abituati ad assistere, tra campanelli, fischietti e bande nere legate intorno alle braccia, hanno partecipato anche gli insegnanti, seduti in tribuna. “Vergogna, Vergogna”, gridano prima di essere allontanati, “Avete ucciso la Scuola”. Ma questa riforma è poi così devastante per il sistema scolastico?

Il nuovo preside manager. La riforma della Scuola prevede sostanziali modifiche al ruolo e ai poteri dei presidi. Via i limiti di tempo per il mandato del dirigente scolastico. Questi assumeranno il nome di “leader educativi” e avranno effettivamente il ruolo di guida. In primo luogo si occuperanno di definire l’offerta formativa e selezioneranno i docenti – tramite curriculum e ambito territoriale – che riterranno più idonei alla realizzazione del piano formativo. Si occuperà anche di definire e assegnare le ore di supplenza fino a 10 giorni. Il nuovo preside sarà soggetto ad ispezioni da parte del Ministero dell’Istruzione e dovrà rispondere ogni tre anni dei successi ottenuti o della diminuzione della qualità formativa, incluso l’abbandono scolastico.

Il comitato di valutazione. Il preside, comunque, non sarà un capo indiscusso. La valutazione interna di ogni singolo docente spetterà ad un comitato composto da sette membri: tre insegnanti eletti dal Consiglio di istituto e dal collegio dei docenti, il preside, un genitore, uno studente, un membro esterno. Il comitato rimane in carica per tre anni. Il governo ha previsto un fondo di 200 milioni l’anno per premiare i docenti migliori. Spetta al preside, sentito il consiglio d’istituto, stabilire a chi assegnare il premio. Il premio verrà assegnato al 5% degli insegnanti e la sua redistribuzione terrà conto delle situazioni più disagiate del Paese.


Addio alle classi-pollaio. Il numero massimo di studenti per classe scende da 28 a 25, a partire dal 2016. Questo numero può essere ulteriormente ridotto dal preside, qualora si ravvisino problematiche quali, per esempio, la presenza di un numero elevato di portatori di handicap.

I soldi per l’aggiornamento professionale. Ogni anno i docenti avranno a disposizione una carta prepagata con un credito di 500 euro per acquisti di libri, tablet, biglietti per mostre, teatri e per corsi di aggiornamento professionale. La formazione continua è obbligatoria e avrà un costo per lo Stato di 40 milioni di euro.
Le donazioni e le scuole private. Chi vuole donare somme di denaro alle scuole pubbliche per opere di manutenzione, ristrutturazione o promozione, può richiedere un bonus fiscale fino a donazioni di 100mila euro. Il credito di imposta varierà dal 50 al 65%. Inoltre, i genitori con figli iscritti nelle scuole private (dalle materne alle superiori), potranno usufruire di una detrazione fiscale fino a 400 euro di spese sostenute ogni anno.

Contratti a termine, un giro di vite. Come indicato dalla Corte europea, i contratti a termine non potranno avere lunghezza superiore ai 36 mesi anche se non continuativi. Il limite scatterà dal 1° settembre 2016. Dal 2017 entreranno in graduatoria solo coloro che hanno già ottenuto l’abilitazione.

Il nodo assunzioni. Entro il 15 settembre 2015 verranno assunti a tempo indeterminato 100mila precari. I primi 52 mila avranno diritto di scegliere tra le cattedre vacanti e inizieranno a lavorare subito. Gli altri verranno inseriti nei posti rimanenti (anche fuori dalla regione di residenza) durante l’anno scolastico 2015-2016 e prenderanno lo stipendio solo quando inizieranno a lavorare. Inoltre, presto verrà bandito un nuovo concorso per titoli ed esami per l’assunzione di 60mila docenti a tempo indeterminato. Punteggi maggiori per chi ha seguito tirocini formativi e per chi ha fatto supplenze per almeno 36 mesi.
7) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/anche-la-meloni-e-diventata-una.html

Anche la Meloni è diventata una grandissima statista. La quota necessaria prendiamola dai paesi non violenti. Ma io dico: "Se un politico facesse una proposta così in Svezia quando potrebbe rimanere in parlamento prima di essere costretto a dimettersi dall'opinione pubblica?"

Giorgia Meloni: basta immigrazione da Paesi musulmani

Dichiarazioni destinate a creare polemica. Alla luce degli attentati che ieri hanno sconvolto la Francia e la Tunisia, oltre che al Kuwait e alla Somalia, tutti di matrice islamista, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloniè intervenuta sulla questione dell’immigrazione, in particolare quella proveniente dai Paesi islamici. “È tempo che l’Europa guardi con obiettività il fenomeno del terrorismo islamico. Purtroppo in tutto il mondo molti musulmani interpretano in modo violento la loro religione, e questa visione è condivisa anche da molti che vivono in occidente. Questa la cruda realtà dei fatti. Cosa possiamo fare? Intanto evitiamo di importare in Italia un problema che oggi non abbiamo: basta immigrazione e soprattutto basta immigrazione da paesi musulmani. La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti. Non mi risulta ci siano casi di terrorismo collegato ai filippini, agli argentini, agli ucraini, ai peruviani. Bene, premiamo allora chi ha dimostrato di integrarsi con maggiore facilità. Per gli altri, porte chiuse finché non avranno risolto i problemi di integralismo e violenza interni alla loro cultura”. Così ha scritto Giorgia Meloni in una nota pubblicata sul facebook.

V.B.
8) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/riceviamo-e-pubblichiamo_29.html

La Bce non stacca la spina alle banche greche

Draghi: bene l'impegno dell'Eurogruppo a preservare l'area euro

La Bce non stacca la spina alle banche greche Roma, 28 giu. (askanews) - La Banca centrale europea non stacca la spina alle banche greche. L'istituzione monetaria ha infatti annunciato che ha deciso di mantenere inalterati i fondi di emergenza che lascia disponibili agli istituti di credito ellenici, precisando tuttavia che potrebbe rivedere le sue decisioni "in qualunque momento". Il tutto a seguito di una riunione di emergenza convocata dopo la rottura dei negoziati tra Grecia e creditori, sancita dalla decisione greca di tenere un referendum sull'ultima proposta di aiuti avanzata dall'Ue. La mossa a sorpresa del premier Alexis Tsipras ha innescato un peggioramento dell'emorragia di depositi dalle banche greche, dove già ieri si sono formate lunghe code ai bancomat (in diversi casi già corto di contanti). A questa scelta la Bce ha risposto "dichiarando che lavorerà a stretto contatto con la banca di Grecia per garantire la stabilità finanziaria". Francoforte inoltre segnala che nel caso di ricadute negative per il resto dell'area euro è pronta a far ricorso a "tutti gli strumenti a sua diposizione". La decisione smentisce le illazioni circolate nelle ore precedenti, secondo cui l'istitzuione stava per chiudere l'Ela. Scenario che era stato evocato perfino alla Bbc, sulla base di una intervista radiofonica al ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Il presidente della Bce, Mario Draghi ha sottolineato che il direttorio "appoggia con vigore l'impegno dei Paesi membri ad assumere le iniziative necessarie a gestire le fragilità delle economie dell'area euro". Per parte sua, il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha garantito che l'istitizione "prenderà tutte le misure necessarie a garantire la stabilità finanziaria per i cittadini greci, in queste circostanze difficili". Considerate "le circostanze attuali", la Bce ha deciso di mantenere il limite massimo dell'Ela ai livelli stabiliti lo scorso 26 giugno (89 miliardi di euro). Al tempo stesso però "il Consiglio direttivo è pronto a riconsiderare la sua decisione". Formula che lascia aperte tutte le possibiltà, da un aumento, ad una riduzione, ad una chiusura o una stretta sul valore dei titoli che le banche devono fornire in garanzia per ottenere i rifinanziamenti. Infine, "il Consiglio direttivo sta seguendo attentamente la situazione nei mercati finanziari e le potenziali ricadute per la linea di politica monetaria e per il bilancio dei rischi sulla stabilità dei prezzi nell'area euro. Il Consiglio - conclude il comunicato della Bce - è determinato ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione nell'ambito del suo mandato". Voz


9) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/riceviamo-e-pubblichiamo_62.html

Fassina, anima di Soviet in cuor di Pcus

di Mino Fuccillo

ROMA – E’ già successo ed è stato un dramma della storia, uno dei più grandi drammi del secolo scorso. E già successo che i Soviet diventassero… Pcus. I Soviet, degli operai, dei soldati, dei contadini… I Soviet dove la “classe generale” si faceva popolo, il popolo si faceva governo, amministrazione, potere. I Soviet dove erano rappresentati e trionfanti gli interessi della “classe generale” che, perseguendo il suo interesse di emancipazione economica, fungeva da leva che smuove e scardina l’assetto della produzione società capitalistica. I Soviet dove doveva nascere la nuova e radicalmente diversa economia e perfino l’uomo nuovo…Non durarono a lungo i Soviet, fecero relativamente presto a diventare il Pcus: un ceto burocratico parassitario che fallì in economia e fallì nella storia.

E’ già successo in grande, nella storia. Continua a succedere, in miniatura. E, disse una volta qualcuno, la prima volta dramma, la seconda farsa…figurarsi, diciamo noi, la milionesima volta. Risuccede anche qui da noi, oggi. Stefano Fassina, anima di Soviet, cuor di Pcus. Ha appena lasciato il Pd Stefano Fassina e in questo non c’è scandalo e neanche sorpresa. Ma ascoltate, leggete perché lo ha lasciato. Ha dottamente e sinceramente spiegato Fassina che Renzi è quel che è, il peggio. Ma che il peggio per il Pd comincia dal Lingotto, cioè da Veltroni (“Bersani-sospira Fassina-è stata solo una parentesi”). Cioè dall’aver inoculato nel Pd un po’ di liberalismo politico, cioè dall’aver voluto copulare con il governare. Cioè dall’aver smesso di essere l’anti sistema. Cioè dall’aver smesso di essere comunista.

Quindi Fassina anima di Soviet. E ci può stare. Si può essere anche nel 2015 comunisti. Non è una cattiva parola di per sé. Il Pd comunista non è ma se uno vuol essere comunista non c’è scandalo e neanche peccato. Però, però…guardiamo perché, come e quando Fassina se n’è andato dal Pd e dove sta andando, dove dice di andare. Dice: fuori dall’Europa “tedesca”. Dice: fuori dal mondo dei jobs act. Dice: fuori dai vincoli di bilancio. Dice insomma fuori dalla forma concreta oggi assunta sul pianeta dall’economia di mercato. E va bene, anche i Soviet fuoriuscivano, volevano uscir fuori dall’economia di mercato. Va bene, anche se l’economia di mercato da cui Fassina vuol fuoriuscire è quella contaminata e modulata da socialdemocrazie e welfare (i Soviet avevano a che fare con qualcosina di peggio).

E va bene, Fassina-Soviet vuole rivoltare questo mondo e questo paese come un calzino, insomma fare la rivoluzione. Democratica, ma sempre rivoluzione. Si tratta dunque di stare dalla parte di chi…Dalla parte di chi concretamente sta Fassina? Apprendiamo dalla sua voce che sta dalla parte di quei docenti di scuola che si sentono esposti alla “tratta” e che vedono uccisa la scuola pubblica se qualcuno o qualcosa prova a metterlo in cattedra il prof se sa. Già, una parte dei docenti trovano “attentato alla libertà di insegnamento” la verifica e valutazione professionale. Questo, secondo Fassina, è un segmento, segmento importante del ceto sociale portante del mondo nuovo a venire.

I prof renitenti alla valutazione (e, sospettiamo anche alla competenza), il pubblico impiego renitente e resistente all’efficienza e all’utilità sociale dei loro servizi e funzioni, i pensionandi più che i pensionati aventi come obiettivo sociale la rendita seppur spesso minima purché sia presto, quella quota di studenti renitenti all’acquisizione delle competenze per la vita e idealmente già iscritti alla quota precari, i precari sindacalizzati che esigono l’anzianità di precariato sia la prima e somma motivazione di assunzione…E’ questa la “classe generale” di Fassina e Fassina sa cosa si intende quando si dice “classe generale”, Fassina ha studiato di economia e politica (Tsipras forse non lo sa) ma Fassina sì. Quindi Fassina sa quel che fa e dice.


Fassina cuor di Pcus: se quella sopra descritta è la sua “classe generale, e lo è, solo un Pcus in miniatura ideologica può identificare in ceti che una volta si sarebbe detto parassitari la leva per sollevare il mondo vecchio e rovesciarlo in mondo nuovo. Dubbi sulla natura profonda del “blocco sociale” alla Fassina? All’occorrenza questi ceti e gruppi fanno nessuna fatica a votare non M5S per protesta, ma Lega-Salvini per interesse (Lega che infatti celebra da par suo la convergenza con la “vera scuola” inneggiando in Parlamento alla vaselina da distribuire ai docenti esibendo l’apposito tubetto e mimando il cosa farci). Loro, le piccole e grandi corporazioni della società glacificata, lo sanno con lucidità che il loro non è l’interesse generale, sanno di non essere “classe generale”. I Fassina invece non lo sanno, non lo vedono e, con animo da Soviet, si battono per un Pcus.

10) http://francescorubiconto.blogspot.it/2015/06/chi-ci-ha-lasciato-in-queste-condizioni.html

Chi ci ha lasciato in queste condizioni? Sempre Renzi o il governo Berlusconi/Bossi Salvini?

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Welfare, lo Stato è a corto di risorse



Già ora i fondi scarseggiano. E il governo deve ridurre la spesa sociale di 10 mld. La Corte dei Conti spinge per l'aumento delle tariffe. Mentre la politica tentenna.

di Francesco Pacifico

Una manifestazione contro i tagli alla spesa sociale.

L’allarme, quasi passato inosservato, è nelle pieghe della Relazione annuale al parlamento della presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, Enrica Laterza: «Si impone una riorganizzazione dei servizi di welfare sulla base di una riscrittura del patto sociale che lega i cittadini all'azione di governo».

Al di là del linguaggio da tecnocrate, il concetto espresso è abbastanza chiaro: l’Italia deve tagliare la sua spesa sociale perché non può più permettersela.

La spesa pubblica italiana sfiora gli 800 miliardi. Meglio di noi fanno - nell’Eurozona - soltanto Germania e Francia, che trasferiscono ai loro cittadini oltre 1.000 miliardi. Ma è la ridistribuzione delle risorse del welfare che crea iniquità: infatti il 27,9% del totale, un terzo, finisce per pagare le pensioni di anzianità, mentre per il sostegno alle famiglie non si spende più del 2,3% del totale.

LE RISORSE SCARSEGGIANO. Negli anni della crisi l’Italia ha perso circa 7 punti di Pil e il debito pubblico è cresciuto cresciuto di 13.

E questo ha finito per spingere il governo a usare quanto incassato con le tasse per raggiungere il pareggio di bilancio e pagare gli interessi ai sottoscrittori dei nostri titoli di Stato.

Anche per questo già adesso scarseggiano le risorse del welfare e si sentono i primi tagli. E le cose potrebbero peggiorare, visto che il governo deve ridurre la spesa di 10 miliardi entro il 2016, se non vuole far scattare l'aumento automatico dell'Iva per 16 miliardi.

LA POLITICA TEME DI PERDERE VOTI. Anche se nessuno ne parla, l’allarme di Laterza non è isolato. E la politica sta ideando soluzioni, che al momento non vengono rese pubbliche, per paura di perdere voti.

Per esempio l’ex commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli, iniziò a perdere credito, quando annunciò che il suo piano di tagli alla spesa per recuperare 32 miliardi in tre anni avrebbe interessato anche la sanità e le pensioni.

Sul primo fronte aveva spiegato che la dotazione per beni e servizi non sanitari (le forniture) era sovrastimata con i suoi 9 miliardi, mentre rimodulando gli assegni d’oro si sarebbe potuto recuperare anche 1 miliardo.

Quattro miliardi all'anno per la cassa integrazione
La presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, Enrica Laterza.

La presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, Enrica Laterza.

Proprio nelle ultime settimane il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha proposto di ricalcolare gli assegni in essere con il sistema contributivo (non più sull’ultimo stipendio, ma in base ai contributi versati).

In questo modo si potrebbero risparmiare più di 4 miliardi. La proposta è stata rigettata dai sindacati come dai politici di centrosinistra e centrodestra.

Negli anni della crisi lo Stato ha in media stanziato ogni anno per la cassa integrazione quasi 4 miliardi all’anno. E quando i soldi non c’erano, si sono recuperati anche usando i fondi per la formazione dei giovani.

Contemporaneamente è cresciuto anche l’ammontare del fondo nazionale sanitario, ormai arrivato a 110 miliardi.

PRESTAZIONI SANITARIE IN CALO. Se si fa eccezione per queste tre voci del welfare, le altre già adesso non sono così intoccabili. Dal Duemila in poi la spesa per l’istruzione è calata del 5%. Il Censis e l’Unipol hanno calcolato che sul versante sanitario l’aumento dei ticket ha spinto gli italiani nel 2014 a rinunciare a 6,9 milioni di prestazioni, erogate di solito dal privato accredito. Dal 2008 in poi i governi che sono succeduti hanno ridotto i trasferimenti al trasporto pubblico locale di circa 5 miliardi, con il risultato che alcune storiche ferrovie secondarie (come la Circumvesuviana) hanno dovuto cancellare la metà delle corse mentre altre (come le Ferrovie Nord) sono finite sotto l’ombrello di Trenitalia.

POSSIBILE AUMENTO DELLE TARIFFE. Gli economisti sono concordi che sono due gli scenari che potrebbero presto verificarsi: un aumento delle tariffe per i servizi essenziali oppure il ricorso ad assicurazioni private, come già avviene per alcune professioni.

Laterza guarda alla prima ipotesi. Secondo lei, «il recupero di efficienza degli apparati pubblici non può essere disgiunto da una maggiore partecipazione dei cittadini alla copertura dei costi di alcuni servizi», tanto da auspicare «una contestuale, rigorosa, articolazione tariffaria, che realizzi il precetto costituzionale (art. 53) della concorrenza alle spese pubbliche in ragione della diversa capacità contributiva». Non ci resta che mettere mano al portafogli.
2) www.diggita.it

1) http://www.diggita.it/v.php?id=1464681in gita, arriva laita




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