Elementi fondamentali di grammatica



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ELEMENTI FONDAMENTALI DI GRAMMATICA

La grammatica è la scienza che studia e descrive la struttura di una lingua ed è costituita da tre branche fondamentali:



  1. la fonologia (studio dei “suoni”);

  2. la morfologia (studio delle “forme”);

  3. la sintassi (studio dei “costrutti”).




  1. Le parti del discorso

Le parti del discorso sono nove e si dividono in:



  • variabili (articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo), così dette perché sono soggette a una flessio- ne, intesa come declinazione per articoli, nomi, aggettivi, pronomi e come coniugazione per i verbi;

  • invariabili (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione), così dette perché non cambiano mai la loro forma.

Parti variabili Parti invariabili


  • Articolo il, la, lo, un, una etc. Avverbio velocemente, lentamente, presto, tardi, bene, male etc.







  • Nome ragazzo, ragazzi, ragazza, ragazze, cane, cani etc.

  • Preposizione di, a, da, in, con etc.







  • Aggettivo bello, bella, belle, belli, gradevole, gra- devoli etc.

  • Congiunzione perché, quando, ma, se etc.




  • Pronome io, tu, loro, voi, ognuno, ognuna etc. Interiezione Oh! Ahi! Ahimè! Uffa! etc.

  • Verbo parlo, parli, parlavi, parlammo etc.


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  1. L’articolo




È la parte variabile del discorso che precede il nome indicandone il genere e il numero. Può prece- dere anche un’altra parte del discorso, che assume valore di sostantivo (Il troppo storpia). Gli articoli si dividono in determinativi, indeterminativi e partitivi.

L’articolo determinativo

Indica cose, persone o animali

determinati

il, i davanti a nomi maschili che cominciano per consonante (il libro; i ragazzi)

lo, gli davanti a nomi maschili che cominciano per x, z, gn, ps, pn, s impura (lo studente; lo zaino)

la, le davanti a nomi femminili che cominciano per consonante (la casa; le forchette)

l’ davanti a nomi maschili e femminili inizianti per vocale; in- fatti l’ deriva dall’elisione di lo e la (l’albero; l’amaca)

L’articolo indeterminativo

Indica cose, persone o animali

in modo generico

un davanti a nomi maschili comincianti per vocale o conso- nante (un eroe; un pacco)

uno davanti a nomi maschili inizianti per x, z, gn, ps, pn, s impu- ra (uno gnomo; uno stratega)

una davanti a nomi femminili che cominciano per consonante (una bandiera; una carezza)

un’ davanti a nomi femminili comincianti per vocale (un’ami- ca; un’inezia)

L’articolo partitivo

Indica una parte indetermi- nata di un tutto

del – dello della davantianomisingolariconilsignificatodi unpo’

di (del miele; dello zucchero; della carne)

dei – degli delle serve da plurale per l’articolo indeterminativo

(dei cuscini; deglielettrodomestici; delle coperte)




Il nome


È la parte variabile del discorso (denominata anche sostantivo) che indica persone, cose o animali e si può classificare rispetto a: significato; genere; numero; struttura.

Significato

  • Concreto: indica qualcosa che è percepibile attraverso i sensi (Federica, ruota, gatto)

  • Astratto: si riferisce a qualcosa che non esiste nella realtà materiale (gioia, speranza, rabbia)

  • Comune: indica genericamente una persona, un animale o una cosa (fratello, cavallo, dado)

  • Proprio: scritto con l’iniziale maiuscola, indica precisamente una persona, un animale o una cosa ben distinta da tutti gli altri della medesima specie (Sara, Lucky, Firenze)

  • Individuale: si riferisce a un solo individuo, un solo animale o una sola cosa (cittadino, pecora, nave)

  • Collettivo: riguarda un insieme di persone, animali o cose della stessa specie (popolo, gregge, flotta)

Genere

  • Di genere maschile (il tavolo, il cane, l’egoismo)

  • Di genere femminile (la sedia, la felicità)

  • Di genere comune: sono quei nomi che, essendo identici sia al maschile che al femminile, denota- no l’appartenenza all’uno o all’altro genere solo in base all’articolo (il nipote / la nipote; il musici- sta / la musicista).

  • Di genere promiscuo: sono quei nomi di animali che hanno solo la forma maschile o quella femmi- nile, cosicché, quando si vuole specificare precisamente il sesso, è necessario ricorrere all’aggiunta delle parole maschio o femmina (l’aquila / il maschio dell’aquila; il leopardo / la femmina del leopardo)

  • Mobile: detto così perché forma il femminile cambiando solo la desinenza (amico/a; padrone/a)

  • Indipendente: presenta al femminile una forma completamente diversa dal corrispondente sostan- tivo maschile (bue/mucca; fratello/sorella)

Numero

  • Di numero singolare: indicante una singola persona, un singolo animale o una singola cosa

  • Di numero plurale: indicante due o più persone, animali o cose

  • Difettivi: nomi che, essendo usati solo al singolare o al plurale, mancano di uno dei due numeri (brio, fame, nozze)

  • Sovrabbondanti: nomi che hanno due forme (e quasi sempre anche due significati) o al singolare, o al plurale, o in tutti e due i numeri (ginocchio/i ginocchi-le ginocchia; braccio/i bracci-le braccia);

  • Invariabilioindeclinabili: sostantivicherestanougualiinentrambiinumeri(ilre/ire; lacrisi/le crisi).

Struttura

  • Primitivi: detti così perché non derivano da nessun altro nome; contengono solo una radice e una desinenza (carta)

  • Derivati: si formano aggiungendo un prefisso o un suffisso alla radice del nome primitivo da cui de- rivano, rispetto al quale si differenziano completamente nel significato (cartella)

  • Alterati: nomi il cui significato è parzialmente modificato attraverso l’aggiunta di un suffisso; si di- stinguono in:

    • diminutivi (ombrellino, alberello, bacetto)

    • vezzeggiativi (passerotto, amoruccio, peluzzo)

    • accrescitivi (bambinone, omaccione, furbacchione)

    • dispregiativi o peggiorativi (monellaccio, giovinastro, poetucolo, gentaglia)

  • Composti: nomi che si ottengono dall’unione di due parole (per es. nome + nome: pescecane; nome

+ aggettivo: cassaforte; verbo + nome: grattacielo etc.).


L’aggettivo


È la parte variabile del discorso che si aggiunge a un nome per meglio determinarlo o per indicar- ne una qualità. Concorda in genere e numero col nome al quale si accompagna (un ordine peren- torio; le limpide acque).

A seconda della funzione che svolgono, gli aggettivi si suddividono, in generale, in due grandi catego- rie: aggettivi qualificativi e aggettivi determinativi.



Aggettivi qualificativi

Esprimono una qualità o una condizione del nome a cui si riferiscono (alto, basso, grasso etc.).



In base alla struttura possono essere:

  • primitivi: non derivano da alcuna paro- la (antico)

  • derivati: derivano da sostantivi o da verbi con l’aggiunta dei suffissi -ale, -are, -evole,

-abile, -ibile, -ile etc. (venale, adorabile, lo- devole, costoso)

  • composti: risultano dall’unione di due aggettivi primitivi (variopinto, angloame- ricano)

  • alterati: derivano da un aggettivo primiti- vo con l’aggiunta dei suffissi -accio, -astro,

-ello, -etto, -ino, -occio, -uccio etc. (rossa- stro, furbetto)

Possono presentare tre gradazioni:

  • grado positivo: indica una qualità del nome a cui si riferisce, senza esprimere alcuna misura o confron- to (Marco è studioso)

  • grado comparativo: stabilisce un paragone tra due termini e può assumere la forma di:

    • comparativo di maggioranza (Federica è più bel- la di Camilla)

    • comparativo di uguaglianza (Sara è tanto bella quanto Federica)

    • comparativo di minoranza (Camilla è meno bel- la di Federica)

  • grado superlativo: indica una qualità espressa al massimo grado e può assumere la forma di:

    • superlativo assoluto (quel ragazzo è altissimo)

    • superlativo relativo (il più bravo della classe)

Aggettivi determinativi

Servono a precisare meglio determinati aspetti del nome al quale si riferiscono, come l’appartenenza, la quantità, la vicinanza nel tempo o nello spazio etc.



Si distinguono in:

  • possessivi: precisano l’appartenenza del nome a cui si riferiscono (la tua penna; i nostri quaderni)

  • dimostrativi: determinano la posizione di ciò che espresso dal nome nel tempo e nello spazio (que- sto quaderno, quella sedia, presso codesto ufficio)

  • identificativi: si usano per esprimere l’identità tra due o più cose (la stessa scuola, lamedesimaclasse)

  • indefiniti: indicano una quantità o una qualità in modo indeterminato (alcuno, altro, nessuno, qual- che, ogni, qualsiasi etc.).

  • interrogativi ed esclamativi: introducono una domanda o un’esclamazione, relativa a una deter- minata quantità o qualità (Che bevanda preferisci?; Quante domande fai!).

  • numerali: indicano una quantità o l’ordine in maniera determinata (tre volte, al primo posto, due quinti dei condomini etc.).


Il pronome


È la parte variabile del discorso che sostituisce il nome o altro componente o anche un’intera frase, per evitarne la ripetizione (Incontrai Maria e seppi da lei [= da Maria] che i nostri amici erano partiti; Sapevi che Miriam avrà presto un fratellino? No, non lo [= che Miriam…] sapevo!).

  • Pronomi personali: sostituiscono un nome di persona, sia esso proprio o comune.

    • Pronomi di 1a persona, indicanti la persona o le persone che parlano: per il singolare: io, me, mi

per il plurale: noi, ce, ci

    • Pronomi di 2a persona, indicanti la persona o le persone alle quali si parla: per il singolare: tu, te, ti

per il plurale: voi, ve, vi

    • Pronomi di 3a persona, indicanti la persona o le persone delle quali si parla: per il singolare: egli, esso, lo, gli, lui, ne, sé, si; ella, essa, la, le, lei, ne, sé, si; per il plurale: essi, loro, li, ne, sé, si; esse, loro, le, ne, sé, si.

  • Pronomi possessivi: indicano il possessore di ciò di cui si sta parlando e hanno le stesse forme de- gli aggettivi possessivi, dai quali si differenziano per il fatto che, anziché accompagnare il nome al quale si riferiscono, lo sostituiscono: La tua (agg.) auto è vecchia, la mia (pron.) è nuova.

  • Pronomi dimostrativi: indicano una persona o una cosa che essi stessi sottintendono, precisando, contemporaneamente, se sia vicina o lontana (nello spazio o nel tempo) rispetto a chi parla o a chi ascolta (questo, questa, questi, queste; quello, quella, quelli, quelle; codesto, codesta, codesti etc.)

  • Pronomi relativi: sostituiscono un nome o altra parte del discorso mettendo in relazione due di- verse proposizioni.

- Che: invariabile, viene adoperato in funzione di soggetto e di complemento oggetto (Trovo davve- ro rilassante la musica che ascolti; Ho particolarmente gradito il regalo che mi hai fatto)

  • Il quale: variabile, può essere usato sia come soggetto che come complemento indiretto (A vin- cere la gara è stata una ragazza, la quale ha appena sedici anni; Ho rivisto amici dei quali non ave- vo più notizie)

  • Cui: invariabile, non è mai soggetto, bensì sempre complemento (Ti do un consiglio di cui mi rin- grazierai)

  • Chi: invariabile, si può usare sia come soggetto che come complemento (Non posso fidarmi di chi mi ha già tradito una volta)

  • Chiunque (= qualsiasi persona) e checché (= qualsiasi cosa): sono invariabili e si usano solo al singolare (Chiunque abbia da dire qualcosa, lo faccia adesso; Checché ne pensino gli altri, faremo di testa nostra).

  • Pronomi indefiniti e identificativi: i primi fanno le veci di persone, animali o cose in modo vago e indeterminato (Qualcuno sta bussando alla porta; Nessuno può amare la guerra); i secondi espri- mono l’identità del nome che sostituiscono rispetto a un altro (Hai una borsa molto carina, mi pia- cerebbe comprare la stessa)

  • Pronomi interrogativi ed esclamativi: i primi fanno le veci di un nome di persona o di cosa in una proposizione interrogativa, i secondi in una proposizione esclamativa (Chi mi chiama?; Che hai det- to?; Quanti sono gli assenti?; Chi si vede!)


Il verbo


È la parte variabile del discorso che contiene informazioni circa l’azione, lo stato, il modo di essere, o l’esistenza del soggetto della frase. Il verbo consente di riconoscere il modo in cui un’azione viene presentata, ovvero se si tratta di un’opinione, un fatto, un’ipotesi, una certezza, un comando, un’esor- tazione etc. e il tempo in cui avviene l’azione (presente, passato etc.).

Coniugazione

1a coniugazione verbi che all’infinito presente escono in -are (cantare, aiutare, lavorare etc.) 2a coniugazione verbi che all’infinito presente escono in -ere (vedere, temere, crescere etc.) 3a coniugazione  verbi che all’infinito presente escono in -ire (udire, partire, dormire etc.)

I due verbi essere e avere, detti ausiliari, hanno coniugazione propria.



  • Verbi difettivi: si dicono così i verbi la cui coniugazione risulta incompleta, poiché mancano di nu- merose voci (che non esistono o sono cadute in disuso), per sostituire le quali si ricorre a verbi di si- gnificato affine

  • Verbi sovrabbondanti: verbi che, pur avendo un’unica radice, hanno due coniugazioni; in alcuni casi mantengono lo stesso significato in entrambe, in altri mutano di significato a seconda della co- niugazione

  • Verbi irregolari: in alcuni tempi e modi, sia per la radice che per la desinenza, si distaccano dallo schema tipico della coniugazione alla quale appartengono.

Significato

  • Transitivi: verbi indicanti un’azione che passa direttamente dal soggetto su un oggetto (Mario usa il computer)

  • Intransitivi: verbi indicanti un’azione compiuta in se stessa, che resta, cioè, limitata al soggetto che la compie (La pecora bela), oppure un’azione che lega il soggetto a un complemento indiretto (Do- mani andrò a Roma).

Forma

  • Attiva: il verbo indica un’azione compiuta dal soggetto (Luca legge il giornale)

  • Passiva: il verbo indica un’azione subita dal soggetto (Il giornale è letto da Luca). Da ricordare che possono avere forma passiva solo i verbi transitivi

  • Riflessiva: esprime un’azione che, compiuta dal soggetto, ritorna o si riflette su di esso (Mi vesto

= vesto me stesso). I verbi riflessivi possono anche essere apparenti, quando l’azione compiuta dal soggetto non ricade direttamente su di esso, ma su un “oggetto” che gli appartiene (Luisa si pettina i capelli); reciproci, quando due o più soggetti compiono e subiscono reciprocamente l’azione (I pu- gili si picchiano sul ring); pronominali, con riferimento a quei verbi (come dolersi, accorgersi, ver- gognarsi etc.), tutti intransitivi, in cui la particella pronominale è parte integrante del verbo (Ora mi accorgo di aver preso un abbaglio)

  • Impersonale: forma propria di quei verbi che non hanno un soggetto determinato e vengono adope- rati solo alla terza persona singolare. Tali sono, in particolare, i verbi indicanti fenomeni atmosferici.

Funzione

  • Ausiliari: sono essere e avere e, unendosi al participio passato del verbo, servono a formare i tempi composti; possono essere usati anche con valore assoluto

  • Servili: possono essere adoperati non solo nel significato proprio, ma soprattutto per “servire” un altro verbo all’infinito, del quale modificano il significato (volere, dovere etc.)

  • Fraseologici: si uniscono, attraverso preposizioni semplici, ai modi indefiniti e servono a precisare un aspetto dell’azione (incominciare, smettere, continuare etc.).



L’avverbio


È la parte invariabile del discorso che serve a modificare e a precisare meglio il significato di un ver- bo, di un aggettivo, o di un altro avverbio.

In base al loro significato gli avverbi si distinguono in due gruppi:



  • qualificativi, più noti come avverbi di modo

  • determinativi, comprendenti gli avverbi di luogo, di tempo, di quantità, di valutazione, interrogati- vi ed esclamativi

Avverbi di modo

Arricchiscono il significato dell’aggettivo cui si riferiscono (èun libro particolarmente in- teressante) o specificano il modo in cui avvie- ne un’azione (Parlava piano).

molti di essi si formano aggiungendo il suffis- so -mente alla forma femminile del corrispon- dente aggettivo qualificativo (precisa: precisa- mente). Altri si ottengono utilizzando in ma- niera invariabile la forma maschile dell’ag- gettivo qualificativo (Andava forte), altri, an- cora, si ricavano dai sostantivi, aggiungendo alla loro radice il suffisso -oni (Caddebocconi). Gli avverbi di modo si possono costruire an- che nella forma comparativa o superlativa.


Avverbi determinativi

  • Avverbi di luogo: indicano il luogo dove si svolge l’azione o dove ci si trova (accanto, altrove, qui, qua, , , dove, ovunque, dappertutto, dentro, innanzi, da- vanti, dietro, vicino, lontano, sotto, sopra etc.)

  • Avverbi di tempo: indicano il tempo in cui si svolge l’azione espressa dal verbo (adesso, ora, allora, prima, oggi, ieri, presto, tardi, poi, ancora, domani, mai etc.)

  • Avverbi di quantità: indicano una quantità indeter- minata (poco, molto, assai, troppo, niente, più, meno, affatto, alquanto, parecchio etc.)

  • Avverbi di valutazione: si distinguono a loro vol- ta in avverbi di:

    • affermazione: sì, certo, certamente, sicuro, indub- biamente, appunto etc.

    • negazione: no, non, mai, giammai, né (= e non), neppure, nemmeno, neanche etc.

    • dubbio: forse, eventualmente, probabilmente, qua- si etc.

  • Avverbi interrogativi ed esclamativi: introduco- no, rispettivamente, una domanda e un’esclamazio- ne (Come stai? Come sei bello!)


La preposizione


È la parte invariabile del discorso che si premette a un nome, un pronome, un aggettivo, un avverbio o un verbo di modo infinitivo per legare tra loro le diverse parti di una frase.

Preposizioni proprie

Vengono dette così perché svolgono unicamente la funzione di preposizione. Si distinguono in:



  • preposizioni semplici, che sono in tutto nove: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra

  • preposizioni articolate, che si formano unendo le preposizioni semplici con gli articoli determinativi

di: + il = del + lo = dello + la = della + i = dei + gli = degli + le = delle a: + il = al + lo = allo + la = alla + i = ai + gli = agli + le = alle da: + il = dal + lo = dallo + la = dalla + i = dai + gli = dagli + le = dalle in: + il = nel + lo = nello + la = nella + i = nei + gli = negli + le = nelle su: + il = sul + lo = sullo + la = sulla + i = sui + gli = sugli + le = sulle con: + il = col + i = coi

Preposizioni improprie

Vengono dette così perché possono fungere sia da preposizioni, sia da altre parti del discorso.

Tali sono, ad esempio: su, prima, dopo, verso, durante, sotto, sopra, presso, oltre, lungo etc. (L’auto si è fermata lungo il ciglio della strada).


Locuzioni prepositive

Sono denominati così quei gruppi di parole che, nel contesto del discorso, svolgono la medesima fun- zione delle preposizioni. Ad esempio: a causa di, in mezzo a, in cima a, alla volta di, invece di etc. (Il mare si agita a causa di un forte vento).




La congiunzione


È la parte invariabile del discorso che congiunge fra loro due parole di una frase o due proposizio- ni (Aveva fame e sete; Sono felice che tu sia tornato). Le congiunzioni si distinguono in base alla for- ma e alla funzione.

Forma

  • Semplici: sono formate da un’unica parola (e, o, che, ma, , mentre etc.)

  • Composte: sono costituite da più parole unite insieme (affinché, perché, benché etc.)

  • Locuzioni congiuntive: sono formate da un gruppo di parole separate (anche se, in quanto che, di modo che, ammesso che etc.)

Funzione

  • Coordinanti: congiungono due parti di una proposizione o due proposizioni che hanno la stessa im- portanza nel periodo (Non ha voluto né mangiare né bere). Si suddividono in:

    • copulative affermative: e, eppure, pure, anche, inoltre, altresì, parimenti, perfino etc. (Amo viag- giare e fare sport)

    • copulative negative: né, neanche, neppure, nemmeno etc. (Non lo dirò a nessuno, neppure a mio fratello)

    • disgiuntive: o, ovvero, oppure, altrimenti, ossia etc. (O con noi o contro di noi)

    • avversative: ma, anzi, però, tuttavia, nondimeno, peraltro, del resto etc. (Hai fatto molto, ma non abbastanza)

    • dichiarative o esplicative: cioè, ossia, infatti, difatti etc. (è un bravo avvocato, infatti vince qua- si tutte le cause)

    • conclusive: dunque, quindi, pertanto, perciò, allora, ebbene etc. (Ha commesso un reato, dunque è giusto punirlo)

    • correlative: e … e, o … o, sia … sia, né … né, come … così, tanto … quanto, quale … tale etc. (Le ver- dure mi piacciono sia crude sia cotte).

  • Subordinanti: congiungono due proposizioni in modo tale da stabilire fra di esse un rapporto di dipendenza, ovvero di subordinazione (Porterò con me l’ombrello, benché non piova ancora). Si di- stinguono in:

    • dichiarative: che, usato per spiegare il significato di una parola precedente (Sono sicuro che supe- rerai l’esame)

    • causali: perché, giacché, poiché etc. (Conosco Giulia, perché mi è stata presentata poco tempo fa)

    • finali: affinché, acciocché, perché etc. (Ti regalo questa borsa affinché tu possa usarla ogni volta che vuoi)

    • temporali: quando, allorché, mentre, come, finché etc. (Non è bene parlare mentre si mangia)

    • condizionali: se, qualora, purché etc. (Ti starò sempre vicino, se lo vorrai)

    • consecutive: che, così che, tanto che etc. così buono che non farebbe del male a nessuno)

    • concessive: quantunque, sebbene, nonostante, benché etc. (è andato tutto bene, sebbene le condi- zioni fossero avverse)

    • modali: come, come se, siccome, comunque, quasi etc. (Ho fatto come tu volevi)

    • eccettuative: tranne che, fuorché, eccetto che, a meno che etc. (Dovrebbe essere qui a momenti, a meno che il treno non sia in ritardo)

    • dubitative: se (Quest’anno non so se festeggerò il Natale a casa)

    • interrogative: perché, come etc. (Chiesi loro come fossero arrivati fin qui)

    • comparative: come … così, tanto … quanto, più … che, piuttosto … che (Preferisco andare al risto- rante, piuttosto che cucinare).

L’interiezione o esclamazione


È la parte invariabile del discorso con cui si esprimono sentimenti di meraviglia, collera, dolore, al- legria etc. Alcune interiezioni esprimono univocamente dubbio (mah!), dolore (ahi!), disgusto (puah!) e così via, mentre altre possono esprimere più di uno stato d’animo, come oh e ah, utilizzabili per indi- care sia espressioni di sorpresa, di meraviglia (Oh, che paesaggio incantevole!), sia esclamazioni di do- lore, rammarico, rimpianto (Oh, quanto mi dispiace!).

Interiezioni proprie

Sono dette così perché svolgono unicamente la funzione di interiezioni. Si distinguono a loro volta in:



  • semplici: sono costituite da un’unica parola (oh!, ah!, eh!, via!, mah!, puah! etc.)

  • composte: sono formate da due parole unite insieme (suvvia!, ohimè!, ahimè!, orsù! etc.)

Interiezioni improprie

Sono costituite da nomi, aggettivi, avverbi adoperati in funzione di interiezione (maledizione!, miseri- cordia!, bravo! etc.).



Locuzioni esclamative

Corrispondono a quei gruppi di parole utilizzati in funzione di vere e proprie esclamazioni (per cari- tà!, per amor di Dio!, che meraviglia!, che noia!, povero me! etc.).




16Gli elementi della frase semplice


La frase è l’unità sintattica compresa fra due segni d’interpunzione forti (punto, punto e virgola, due punti) ed è retta da un verbo. Si distinguono due tipi di frase: frase semplice o proposizione, costi- tuita da due elementi di base: il soggetto e il predicato (quest’ultimo inteso come un verbo di modo fi- nito che esprime l’azione compiuta o subita dal soggetto); frase complessa o periodo, costituita da tante proposizioni quanti sono i verbi.


Il soggetto

È la persona, l’animale o la cosa di cui si parla. In una frase il soggetto può essere anche:

  • più di uno (Luca, Giacomo e Roberto vanno al cinema)

  • sottinteso (Siete convinti?)

  • collocato dopo una o più parole, oppure alla fine della frase (Arrivò un’ambulanza dall’ospedale; Silenziosa cala la sera)

  • formato da un nome preceduto dalla preposizione di con valore partitivo (Degli [= Alcuni] sconosciuti si presentarono all’appuntamento), dando luogo al cosiddet- to “soggetto partitivo”

  • costituito da una qualsiasi altra parte del discorso, come un pronome, un aggettivo sostantivato, un verbo, un avverbio etc. (Divertirsi fa bene; Il giallo è un bel colore).


Il predicato

Il predicato verbale

Corrisponde a qualsiasi forma verbale (attiva, passiva, riflessiva) che esprima sen- so compiuto. I verbi servili e fraseologici (solere, volere, dovere, stare, riuscire a, an- dare a etc.) costituiscono, insieme con l’infinito o con il gerundio che li accompagna, un unico predicato verbale (Devi andare a casa = Va’ a casa).



Il predicato nominale

È costituito da una qualunque parte del discorso (nome, pronome, aggettivo etc.) le- gata al soggetto da una voce del verbo essere, detta copula. La parte non verbale vie- ne denominata parte nominale o nome del predicato.



Ad esempio, nella frase L’oro è costoso: L’oro = soggetto; è costoso = predicato nomi- nale (di cui: è = copula; costoso = parte nominale).


L’attributo

È un aggettivo che si accompagna a un nome per meglio determinarlo o per attribu- irgli una certa caratteristica. ogni attributo può precedere o seguire il nome a cui si accompagna e può riferirsi sia al soggetto sia a un complemento.


L’apposizione

È un sostantivo che si unisce (si «appone») a un altro sostantivo per meglio determi- narlo. oltre ad essere collegata direttamente al nome a cui si riferisce (Il poeta Vir- gilio celebrò le origini di Roma), l’apposizione si può anche collocare tra due virgo- le (Mio padre, medico, ha frequentato l’università), oppure può essere congiunta al nome mediante le locuzioni per, come, a, da, in qualità di, quale etc. (Quel politico, in qualità di assessore, si è rivelato poco capace).


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