Elenco delle opere con descrizione



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ELENCO DELLE OPERE CON DESCRIZIONE

LIDA ABDUL

tema dell’identità: preservare l’identità dall’oblio



  • Time, Love and the Workings of Anti-Love II #1, 2013-2017, 80 fotografie con cornice e testo, dimensione di ciascuna fotografia cm 29x21 circa

tema del mito della nazione e della memoria

  • What We Have Overlooked, 2011, installazione video a 2 canali, pellicola 16mm trasferita su Blu-ray, 3’44’’

Nel 2010, durante uno dei suoi numerosi viaggi di ricerca nel suo Paese, l’artista afghana ritrova una vecchia macchina fotografica ed una raccolta di centinaia di fotografie in bianco e nero per passaporti, scattate nell’arco di due decenni durante l’imperversare della guerra, appartenenti ad un fotografo di strada locale. Da qui nasce Time, Love and the Workings of Anti-Love II (2013-2017), che presenta una carrellata silenziosa di stampe, la cui imperfezione ben incarna la precarietà di un Paese. L’artista cerca di sottrarre all’oblio i volti di uomini, donne e bambini, ed evidenzia come lo strazio dovuto a decenni di conflitto abbia marcato i tratti delle persone: «Voglio documentare l’esistenza di questi esseri umani – commenta l’artista – che si sono trovati faccia a faccia con qualcosa di cui non avevano gli strumenti per poter comprendere quanto accadeva. Voglio che gli osservatori di queste fotografie riflettano su ciò che esse nascondono tanto quanto queste immagini svelano». Alle centinaia di persone smarrite l’artista dedica anche un “canto” che possiamo leggere sui muri della galleria, parole che descrivono il dramma di un popolo e la fatica e la sofferenza di chi decide di esserne testimone.

Il video What We Have Overlooked, girato presso un lago vicino a Kabul, vede un uomo immergersi progressivamente nell’acqua reggendo una bandiera. In un alternarsi di immagini di prossimità e di distanza si osserva l’azione del protagonista, al quale i sottotitoli danno voce, fino a quando questi non viene completamente sommerso. Lo scollamento tra il paesaggio idilliaco e il dolore dell’uomo evidenzia quanto l’opera si muova tra contrasti, anche formali: pur avendo come referente la cultura occidentale, l’artista attinge ad un bagaglio iconografico tradizionale tratto da Islam, Buddismo e Induismo, dei quali, a sua volta, la cultura afghana è debitrice. Nel video, in particolare, Lida Abdul esamina la relazione che intercorre tra l’individuo e la nazione, rappresentata dalla bandiera, suo simbolo astratto.


ADEL ABIDIN

tema dell’identità sessuale e del confronto sul mito oriente-occidente



  • Cover-Up!, 2014, grande installazione video a un canale e ventole

  • Bread of Life, 2008, installazione video a un canale

L’opera Cover-Up! esprime come le persone abbiano spesso timore di mostrare le proprie debolezze e tendano a nasconderle per paura del giudizio della società; la loro principale preoccupazione è quella di modificare la propria identità in modo da integrarsi nell’ambiente sociale. L’artista reputa intollerabile quando i governi e i regimi violano i diritti umani e afferma: «In Cover-Up! mi riferisco alla scena famosa “The Seven Year Itch” (1955) con protagonista Marilyn Monroe, dove un arabo dagli orientamenti ambigui rimpiazza la nota attrice dalle seducenti movenze. Questo lavoro interroga la società sugli ideali di bellezza, inclusione e tolleranza».

L’artista descrive quindi Bread of Life: «Il pane è il nutrimento principale di una persona in gran parte dei Paesi nel mondo. Per coloro che considerano il pane come alimento vitale è trattato come oggetto sacro. Una volta mi è stato servito del pane in un ristorante del Cairo che era così duro da sembrare più adatto per suonare piuttosto che per essere mangiato. Ho quindi preso 4 percussionisti che “guadagnano il loro pane” suonando e ho chiesto loro di fare musica con quel pane. C’era qualcosa di intrigante nel suonare con un elemento fonte di vita».


ABOUDIA

tema dell’identità culturale



  • Les deux amis, 2018, tecnica mista su tela, cm 150x150

  • L’aventurier, 2018, tecnica mista su tela, cm 150x150

L’artista della Costa d’Avorio attinge dalla tradizione Vodou, da Basquiat e da Dubuffet la forza prorompente delle sue immagini da periferia newyorkese, ispirate alle icone tribali apotropaiche afroamericane. Vi si riconoscono gli echi del graffitismo di James Brown, influenze della tradizione dell’arte primitiva e classica, dal Modernismo Occidentale e da Mimmo Paladino.
ETEL ADNAN

tema del territorio, del paesaggio e della memoria



  • Départ, 2018, incisione, cm 47,5x38

  • L’Ecrasante beauté, 2018, incisione, cm 47,5x38

  • En route vers le dèsert, 2018, incisione, cm 76x45,5

  • Shri Lanka, 2018, incisione, cm 76x45,5

  • Vue sur la mer, 2017, incisione, cm 48x38

  • Soleil sur le Mont Tamalpais, 2016, incisione, cm 57x62

  • Quelque part… 2016, incisione, cm 57x62

  • Looking for birds, 2013, inchiosto su carta, cm 21,5x9,5x2 (chiuso), cm 21,5x540 (aperto)

  • Signs, 2013, inchiosto su carta, cm 19,5x18x1,5 (chiuso), cm 19,5x595 (aperto)

Paesaggi, ridotti agli elementi essenziali, resi sovente mediante giustapposizione di campiture piatte, riflettono lo spaesamento dell’artista e scrittrice libanese, cresciuta in Francia e America, e l’origine poetica delle forme, quasi astratte, attinte dalla memoria.
AES+F

tema del confine tra realtà e virtuale, del territorio virtuale e della trasposizione mitopoietica nel virtuale delle guerre reali



  • Last Riot, 2007, video HD a 3 canali e audio, 19’25’’

Nel video, dall’estetica volutamente prossima a quella dei videogame, scorrono immagini digitali di una lotta ambientata in un contesto ostile antropizzato da soldati eternamente giovani, che indossano moderni vestiti dalla fantasia mimetica. La solennità dei movimenti evoca le pose dei guerrieri della tradizione figurativa classica, conferendo un’aura senza tempo all’evento inscenato, rafforzato dalla compresenza di elementi architettonici appartenenti a epoche diverse, compreso il futuro. Contribuisce alla creazione di questa atmosfera molto d’impatto la musica classica che accompagna il video.
SHAHRIAR AHMADI

tema del dialogo tra culture e della memoria



  • Tree of Wisemen, 2014, dalla serie “Good Soil”, acrilico e foglia d’oro su tela, cm 280x510 (trittico)

  • Schehrzad, 2014, dalla serie “1001 Nights”, acrilico e foglia d’oro su tela, cm 250x140

L’artista prende ispirazione dalle dottrine misteriche, dallo gnosticismo e dai testi di poesia ed epica corrispondenti, come ad esempio i testi medievali Sufi del mistico Rumi che intendevano l’amore come espressione della forza dell’universo. Lo stile moderno, prossimo alla gestualità dell’espressionismo astratto, riesce a conferire queste qualità poetiche alla materia pittorica. Nel caso di Schehrzad, ad esempio, il personaggio rappresentato, riferito alla letteratura persiana, ha subito un processo di sfaldamento per via delle pennellate destrutturanti, che accentuano la dimensione fiabesca e allo stesso tempo evanescente della raffigurazione.
FRANCIS ALŸS

tema dei confini tra turchia e armenia e del suono del silenzio



  • The Silence of Ani, 2015, video HD e audio, 13’21’’

Il video inedito The Silence of Ani tratta il tema dei confini, in particolare di quelli tra Turchia e Armenia. L’artista, nato in una zona di confine, affronta questo argomento attraverso la scelta di far parlare il silenzio, rotto solo dal vento che soffia tra l’erba e tra le rovine di una città armena un tempo splendida, Ani; un silenzio rotto dal canto degli uccelli, in realtà prodotto da Alÿs e da un gruppo di bambini grazie a diversi tipi di richiami. Una panoramica poetica e struggente, dove il canto degli uccelli ha una potenza evocativa commovente, poiché piange uno spazio e un tempo che non esistono più, spazzati via dalla furia dell’uomo, e celebrano allo stesso tempo la forza della vita.
EL ANATSUI

tema della memoria del fare



  • Untitled (bianco e nero con disco d’oro), 2016, inchiostro su carta Somerset 300 gsm con lamina dorata di chine-collé montata su un foglio di alluminio, cm 101x107

  • Untitled (dalla serie Sculpture Print), 2016, inchiostro su carta Somerset 300 gsm con alluminio applicato, cm 100x154,5

  • Untitled (dalla serie Sculpture Print), 2016, inchiostro su carta Somerset 300 gsm con alluminio applicato, cm 100x154,5

Artista ghanese, docente dal 1975 nella Facoltà di Belle Arti e di Arti Applicate presso l’Università della Nigeria, si è inizialmente esercitato su oggetti comuni, nei quali ha impresso complessi codici direttamente ispirati ai segni adinkra; i suoi lavori, tra i quali spiccano arazzi di grandi dimensioni, utilizzano spesso come supporto materiali di riciclo. Il riciclo è infatti un tema molto ricorrente nelle opere degli artisti africani ed è legato al territorio. La scelta, insolita, di esporre delle stampe risponde al desiderio di mostrare una produzione meno nota ma tuttavia coerente con il linguaggio espressivo che non muta a seconda del medium e della scala.
AREVIK AREVSHATYAN

tema del dialogo culturale



  • Context Will Name, 2016, installazione: due dipinti (olio su tela, cm 100x95 ciascuno) e un oggetto (cm 20x60x86)

  • Metaphor, 2013, installazione, cm 30x133x50

Con un linguaggio molto contemporaneo, che mette in rapporto installazione e pittura, le opere mettono in luce il tema dell’identità e della femminilità, e gli oggetti rappresentati si legano alla memoria personale dell’artista che in questo modo si fa memoria collettiva. Inoltre la presenza di parole in alfabeto greco veicola concetti culturali occidentali.
CHANT AVEDISSIAN

tema della mitografia (icone di personaggi celebri dell’egitto dal regno di faough al presidente nassiri) e della memoria per una età dell’oro nazionale perduta



  • Faten, 2008, guazzo su cartone, cm 49x69

  • You are Love, 2008, guazzo su cartone, cm 49x69

  • Gamal Abd El Nasser, 2008, guazzo su cartone, cm 49x69

  • Kings valley, olio e acquerelli su cartone, cm 48x68,5

Icone da realismo pop da regime che ricalcano modelli propagandistici, con un recupero dell’iconografia attribuita un tempo a divinità, santi o sovrani (come l’aquila e la gru), secondo la mitografia contemporanea.
SONIA BALASSANIAN

tema della memoria



  • Deprivation, 2014, tecnica mista: video, specchi, plastica, pietre, dimensioni variabili

Il video presenta una stratificazione di immagini, dove silhouette di bombe si sovrappongono a immagini di donna e a scempi di guerra. A terra si osserva un’installazione con il simbolo della pace in vetri infranti.
BGL

tema del territorio



  • Installazione-performance proposta appositamente per ICAE2018

L’opera esprime la riappropriazione e la trasformazione, con ironia surrealista, di oggetti e spazi sottoutilizzati; è una critica irriverente ad alcuni miti dell’Occidente, come la presenza di un’automobile che risale al periodo sovietico, prodotta proprio in Armenia per gli armeni.
SANFORD BIGGERS

tema del sincretismo, del dialogo culturale e dell’identità



  • Quilt #17 (Sugar, Pork, Bourbon), 2013, trapunta riutilizzata, acrilico trattato con tessuto, vernice spray e serigrafia, cm 181x201

  • Epistrophy, 2013, ottone, biots, cartone e legno, cm 275x48x48

L’espressione artistica di Biggers abbraccia una vasta gamma di supporti e forme espressive: film, installazioni, video, disegni, sculture e performance. Attraverso questi diversi media, l’artista sfida il nostro comune approccio alla storia con i suoi simboli e le credenze consolidate, combinando tradizioni ed estetiche afroamericane con il simbolismo giapponese, arricchito dal riferimento alle esperienze urbane dell’Europa Centrale e alla tecnica italiana, il tutto coniugato con il ritmo della musica hip-hop.
ROSSELLA BISCOTTI

tema dei confini e dell’identità



  • The Journey, 2016, installazione: progetto su carta, stampa a getto d’inchiostro su carta, carte da parati in vinile, fotografie a colori digitali, dimensioni variabili

L’opera è incentrata sul viaggio di un blocco di marmo attraverso il mare libico e sui confini, sulle attività economiche, la mobilità, gli scambi commerciali e le barriere politiche. Inoltre il marmo di Carrara è elemento identitario della nazione italiana e dell’artista.
ALIGHIERO BOETTI

tema del suono, dei confini e del dialogo



  • Aiuole, 1982, pochoir su carta, cm 70x70

  • Cimento dell’armonia e dell’invenzione (Quattro ore di un pomeriggio), 1969, pastello su carta a quadretti, cm 48x65

L’opera Aiuole rappresenta la fusione fonetica di tutte le vocali racchiuse in una sola parola e la fusione cromatica di due colori complementari, in una sinestesia fra suono e colore.

Cimento dell’armonia e dell’invenzione, ricalcando le celle della carta quadrettata con la sovrapposizione a matita, esuberando lo schema rigido, crea sconfinamenti che restituiscono il tempo della reiterazione processuale; è quindi un viaggio poiché verifica empiricamente le traiettorie tracciate della mappa. La figura di questo artista, che ha fatto dei confini geopolitici un tema cardine della sua poetica, si riconosce nel modo con cui ha trattato l’argomento del dialogo culturale che, in alcuni casi, ha trovato concretezza negli arazzi tessuti da alcune tessitrici afghane.
CHRISTIAN BOLTANSKI

tema della memoria, della mappa del cielo e del suono



  • Animitas (Small Souls), 2015, proiezione video, fiori, fieno, una panca, dimensioni variabili, 13 6’’

Animitas, ossia Piccole anime, è un lavoro compiuto nel deserto cileno Atacama, presentato alla Biennale 2015. Consiste in un’installazione video che propone una mappatura del cielo, in cui si configura il giorno di nascita dell’artista, 6 settembre 1944, ambientata nell’angolo più buio del mondo con soli testimoni i fiori e le piantine grasse presenti fisicamente nell’opera. Sulle sommità di queste ultime l’artista ha collocato dei campanellini giapponesi che suonano al soffio del vento. Allo stesso tempo questo deserto è anche un piccolo cimitero delle anime, dove Pinochet abbandonava le persone per farle sparire completamente ed ancora oggi alcune famiglie delle persone scomparse vanno in cerca dei resti dei loro cari. Ecco perché è un posto particolare: abbraccia la terra e il cielo sotto il quale ci sono i resti di coloro che lottarono contro la dittatura.
LORIS CECCHINI

tema della mappa genetica, del suono come impronta e quindi dell’identità



  • Waterbones, 2016, acciaio cromato, pezzo unico, 1/3 cm 175x130x90, 2/3 cm 183x118x95, 3/3 cm 164x115x90

  • Dromocrones (Annunciation in 3 frequencies), 2018, vetro acrilico termoformato, struttura in ferro, cm 125x90x25

  • Dromocrones (Telluric reverb), 2018, vetro acrilico termoformato, struttura in ferro, cm 204x125x25

Waterbones allude alla crescita, determinata da una regola generatrice interna, dove moduli estendibili all’infinito che manifestano un codice genetico strutturante arrivano a configurarsi come una mappa.

In Dromocrones le linee centrifughe sono ipostasi visive delle onde telluriche, impronte che connotano la superficie levigata del vetro delle finestre, marcano l’hic et nunc in cui storia umana e naturale si incontrano. Il dromocrone è infatti il diagramma spazio-tempo con i tempi di arrivo delle onde sismiche rifratte; per associazione, le onde telluriche potrebbero essere lette anche come onde sonore, quindi suoni.


HERMAN DE VRIES

tema della mappa e del territorio



  • from earth: europe, 2016, 66 parti, pigmenti di terra su carta, cm 70x50 ciascuna

I colori delle terre connotano un’identità territoriale e la loro composizione è una mappa dove non ci sono più barriere, in quanto i campioni di terra raccolti in diversi Paesi sono stati accostati cromaticamente, creando di fatto una mappa immaginaria, immagine bellissima di convivenza e dialogo di culture. Questa utopia di un dialogo interculturale anima anche i lavori di artisti appartenenti alla stessa generazione, come Tomas Rajlich e Lawrence Wiener, anch’essi presenti in mostra.
CHIARA DYNYS

tema della mappa del mondo, della mappa del cielo, della memoria del territorio, dei suoni, delle stelle e delle città



  • Vega, 2018, getto di metacrilato, foto, vetro, oro, dimensioni variabili

Dettaglio: mappa di Yerevan di Jacopo Ascari - Studio Dynys, Milano

Una pletora di forme ovali di differente grandezza si inseguono come pianeti in una galassia. Dentro ognuna di esse un cerchio contiene diversi punti di vista su piazze e città, agendo oggi come “referenze storiche” della nostra memoria personale di “Mitteleuropa”. Queste giocano come luoghi enfatici ed evocativi, rappresentando un “percorso metafisico” per le nostre memorie nello spazio etereo, il luogo dove albergano le vere Soundlines. Afferma l’artista: «Tutto è così piccolo rispetto all’universo (città, piazze, luoghi), che il cielo sopra queste città, dove si svolgono eventi drammatici, sembra essere indifferente alla loro storia. L’universo non partecipa alla vita umana, tragica e minuscola allo stesso tempo. Questa è la ragione per cui “creare” la tragedia di domani è del tutto inutile: siamo così piccoli che nel futuro solo l’idea di fratellanza è ragionevole. Ho scelto questi luoghi da tutta l’Europa perché eventi terribili vi sono accaduti, ma ho solo colto la loro intima bellezza, brulicando in una serie di costellazioni che sono sempre state lì, guardando dal di sopra e senza modificare la loro luce: VEGA».


LATIFA ECHAKHCH

tema del suono e dell’identità



  • Noises and missing words, 2018, inchiostro su giornale bianco, cm 45x61

  • Dérives, 2015, acrilico su tela, cm 200x150

Con Noises and missing words, composto da disegni a inchiostro, l’artista decostruisce una poesia araba: su fogli di giornale trascrive i testi originali, ma copiando solo la punteggiatura o le vocali. Tradizionalmente e linguisticamente nella poesia araba questi segni ausiliari definiscono essenzialmente il significato per l’intera frase o poema. Qui la pagina di giornale è lasciata prevalentemente in bianco, i segni sono connotazioni illeggibili. Il testo, in altre parole, diventa un disegno astratto, che reca la possibilità di una nuova lettura.

In Derives l’artista usa motivi ornamentali dell’architettura islamica: una linea disegnata, che ricorda la forma della stella, suggerisce sia un sentiero infinito che, come suggerito dal titolo, un “difetto psico-geografico”, una ribellione contro i ruoli predefiniti. L’artista riassume il processo creativo dell’opera affermando: «Attraverso un processo di consapevolezza, ho rivisto la tecnica di disegno, come un cattivo studente: la geometria diventa caotica, la simmetria è indeterminata, e l’assoluto è pertanto impossibile».


VICTOR EHIKHAMENOR

tema del sincretismo religioso, del dialogo culturale e dell’identità



  • My last dance as King before Sir Harry Rawson’s army arrived, 2017, rosario su tessuto di pizzo, cm 320x191x10

  • I am Ogiso, the King from Heaven, 2017, rosario su tessuto di pizzo, cm 262x177x10

Le due opere testimoniano l’identità complessa dell’artista, nato in un regno nel Benin e cresciuto all’interno di una comunità in cui veniva insegnata la religione cristiana. Per questo nei due pannelli è rappresentato il Re del Cielo con attributi del re del villaggio natale, con uno stile e una tecnica, per quanto riguarda la trama, attinti dalla tradizione locale e coniugati a un materiale appartenente alla cultura cristiana, essendo fili costituiti da rosari intrecciati.
ARMAN GRIGORYAN

tema della narrazione



  • Spirituality, 2018, olio su tela, cm 135x165

  • Milk (Theseus Slaying Minotaur), 2017, olio su tela, cm 110x120

I lavori mostrano un’estetica Pop con una commistione di elementi linguistici e metalinguistici appartenenti a contesti culturali e figurativi diversi. Si intersecano quindi, con ironia e un approccio pacifista, rimandi alla Grecia classica e scritte in armeno e russo, segnale del cambiamento politico avvenuto in Armenia. La pittura di Grigoryan evidenzia una distanza dalla scuola russa tradizionale, riferimento della maggior parte degli artisti della sua generazione, bensì guarda alla scuola russa di avanguardia e al panorama più internazionale.
SHILPA GUPTA

tema dell’identità e della denuncia politica



  • Untitled (cage), 2011, tre gabbie metalliche, cm 117x99x99

  • Untitled, 2009, cintura di sicurezza con fischietti, cm 116,8x22,9

  • Untitled, 2009, cintura di sicurezza, cm 1000

L’artista indiana trasforma in sculture alcuni strumenti di controllo e coercizione sociale, che interrogano il pubblico e criticamente affrontano il tema dell’identità di un popolo cui sono negati ancora molti diritti umani, internazionalmente condivisi ma di fatto ancora inapplicati in molti Paesi.
DIANA HAKOBYAN

tema della memoria

  • Been too long, 2004, 2 video screen, 7’41’’

  • What’s going on, 2002, 2 video screen, 7’14’’

Been too long, con disegni apparentemente infantili, destruttura in modo giocoso l’immagine video in forme elementari, la fissa in un’immagine in loop, fino a ridurla a linee nette e decise.

What’s going on è un video su due schermi che traduce visivamente la realtà, creando un parallelismo fra il gesto di una donna che incide un pavimento in legno, caratteristico delle abitazioni armene, con il gioco legato all’infanzia dello scavare nella terra, per cui la memoria soggettiva si traduce in memoria collettiva.
SARKIS HAMALBASHYAN

tema della narrazione, della favola e della memoria



  • Harvesting tool, 2018, olio su tela, cm 85x200

  • One Soldier’s Advantage, 2018, olio su tela, cm 50x70x50x70

  • Rural Road, 2018, olio su tela, cm 50x70x50x70

Queste opere esprimono un forte senso di tradizione, la memoria del Paese armeno, estendibile allo stesso tempo alla koinè universale. In un luogo è infatti possibile riconoscere riferimenti ad attività umane comuni a Paesi diversi.
MONA HATOUM

tema della mappa, dei confini e dell’identità



  • Baluchi (blue and orange), 2008, lana, cm 135x240

  • Untitled (hair grid with knots 11), 2006, capelli umani, lacca per capelli e vello, cm 35x27

  • Untitled (grey hair grid with knots 6), 2006, capelli umani, lacca per capelli e cartoncino, cm 35x27

  • Routes, 2003, penna e inchiostro su cinque mappe stampate, dimensioni variabili

L’opera Baluchi è costituita da un tappeto che mostra un planisfero in cui sono assenti i confini tra le nazioni. L’immagine è ottenuta per rasatura del vello.

Il dittico, Untitled, propone invece due strutture geometriche realizzate attraverso la tessitura di capelli annodati secondo una modalità affine a quella della manifattura dei tappeti.

Infine Routes: carte geografiche di riviste di compagnie aeree recanti le rotte dei voli sono oggetto dell’intervento ludico-grafico dell’artista, che ha saturato gli spazi interstiziali tra i tracciati cancellando i confini nazionali sottostanti e restituendo una mappatura dei flussi, metafora della mobilità globalizzata.
SAHAND HESAMIYAN

tema dell’identità culturale



  • Gole Ayne, 2016, acciaio, acciaio inossidabile a specchio e vernice, cm 57x62x57

  • Sulook II, 2015, acciaio inossidabile, cm 690x280x280

  • Tavizeh II, 2015, acciaio, cm 300x189x189

  • Gole Kashi II, 2013, acciaio e vernice, cm 60x65x65

Nelle opere la purezza dei modelli e delle forme è presa in prestito dall’architettura islamica, coniugata a simbolismo metafisico e mistico. In Sulook, ad esempio, l’artista iraniano riprende la forma della cupola allungata come in una anamorfosi.

HIWA K.

tema del territorio e dell’identità



  • A View from Above, 2017, video a un canale, colore e audio, 12’, video still

  • For a Few Socks of Marbles, 2012, installazione, tappeti di lana e teca (video 4’ a colori e con audio, valvole, biglie, pantaloni), dimensioni variabili, cm 300x200 ogni tappeto

Nel video A View from Above una voce fuori campo si eleva al di sopra di una città, colta a volo d’uccello, e narra di un’esperienza compiuta in luoghi indeterminati per ottenere asilo politico, trattando in maniera approfondita il tema dei confini territoriali e delle identità nazionali.

L’installazione For a Few Socks of Marbles mostra i vantaggi dell’alterità, il gioco come metafora di integrazione sociale, mutuo beneficio per la comunità e per lo straniero che riesce ad arricchire, attraverso il dialogo culturale, il nuovo contesto sociale tramite il suo background.


ILIA & EMILIA KABAKOV

tema del suono e della memoria



  • We are also weary, 2003, mosche di plastica sulla parete, dimensioni variabili

  • Concert for a Fly, 1993, tecnica mista: un leggio usato, un wc, mosche ricreate in plastica, un disegno originale, altoparlanti, lampadina accesa, sbarra di legno, cm 200x130x97

We are also weary: compongono la scritta che dà titolo all’opera mosche in plastica applicate sulla parete espositiva. La presenza della mosca ritorna in Concert for a Fly, dove in un piccolo spazio una toilet e un leggio su cui è poggiato uno spartito coabitano in modo surreale e conflittuale, creando un effetto di straniamento. Questa seconda opera si lega al tema del suono, grazie all’arrangiamento musicale di Joseph Morag.
LEE KIT

tema dei confini tra linguaggi artistici diversi



  • It was a cinema, 2016, acrilico, emulsione, inchiostro a getto d'inchiostro e matita su carta, video in loop, proiezione: cm 215x285, dipinto: cm 64x80

  • 1, acrylic, acrilico, emulsione, inchiostro a getto d'inchiostro e matita su carta, video in loop, proiezione: cm 142,5x198, dipinto: cm 106,5x80

L’artista cinese rappresenta una linea contemporanea di confine tra linguaggi espressivi diversi: proiezione, pittura, scrittura e utilizzo della luce che guarda a Vermeer.
JULIA KRAHN

tema del mito



  • Sirens, 2014, video, 13’31’’

  • Siren 02 (horizontal wing), 2014, carta da parati, cm 300x400

  • Siren 04 (ear), 2014, carta da parati, cm 300x400

Mitologia, legame con il mare, culla, metafora della rinascita: sono i temi che l’artista tedesca Julia Krahn affronta e che possono essere letti come riferimento indiretto alla rinascita dell’Armenia, a cui stiamo assistendo. Carte da parati e video i canali per un’esperienza sensoriale full-immersive.
ROLAND EMILE KUIT

tema della scultura sonora



  • Acrylic Intonations, 2018, DVD, cm 14x12,3, 60’

  • Acrylic Intonations, 2018, installazione quadrifonica di CD box, cm 12x11,8

Suono e dialogo tra arti diverse perché l’opera di Kuit è stata realizzata appositamente in relazione a quella di Tomas Rajlich. Così come si dice che nel silenzio ci sono tante musiche non sentite, l’artista ceco ci fa sentire una delle tante musiche che potrebbero albergare nell’opera di Rajlich, eliminando così le barriere tra i diversi linguaggi artistici.
HIROYUKI MASUYAMA

tema dei confini



  • Madrid-Berlino n. 1, 2006, piano luminoso, cm 30x260x13

  • Paris-Verona 1, 2005, piano luminoso, cm 30x285x13

  • Paris-Verona 2, 2005, piano luminoso, cm 30x285x13

  • Miami-Anchorage n. 12, 2004, piano luminoso, cm 30x250x13

  • Wien-Düsseldorf, 2004, piano luminoso, cm 25x236x13

Confine, territorio, linea dell’orizzonte, traiettoria. Ogni 20 secondi l’artista giapponese scatta una foto in cui si osservano tanti territori accostati di cui non si colgono più i confini.
SIRAK MELKONIAN

tema della memoria del paesaggio



  • Untitled n. 16, 2016, acrilico su tela, cm 101,6x228,6

  • Untitled n. 10, 2014, olio su tela, cm 120x91

  • Untitled n. 9, 2012, acrilico su tela, cm 120x91

Linea a livello formale di Paesaggio e Memoria, intesa come metafora del territorio. Il lavoro è affine al pensiero espresso dalle opere di Adnan.
KAREN MIRZOYAN

tema dell’identità



  • I’m Part of Send Me Send You Square Selfie Generation, 2012-2017, progetto, 63 immagini originali incorniciate, fotografia di arte documentaria, collage

L’artista armena manipola la fotografia sovrapponendovi la sua identità personale. Una sorta di intimo diario con uno stile prossimo alle cover dei settimanali, in cui identità e dialogo sono tema centrale della rappresentazione.
KERVOK MOURAD

tema della memoria e del territorio



  • Opera realizzata site-specific per ICAE2018, sul concetto di Strata of Memory

In Mourad la memoria è un sedimento storico, di cui sono metafora i sedimenti di colonne e i resti architettonici su cui poggiano i ruderi dei monumenti distrutti e corrosi dal tempo e dagli eventi della storia, oltre alla città stessa. L’artista attraverso delle sovrapposizioni disegna quindi una città su più strati, creando così un’installazione tridimensionale.
MOATAZ NASR

tema dell’identità culturale



  • Arabesque III (Lost Heritage), 2014, fiammiferi di legno, cm 180x180

  • Arabesque I (Lost Heritage), 2013, fiammiferi di legno, plexiglass, cm 180x180x10

Moataz Nasr, egiziano, a livello formale come gli artisti Sahand e Latifa si ispira alla tradizione, ai decori islamici, per portarli tramite un’espressione artistica contemporanea a un linguaggio universale.
NESPOON

tema della memoria



  • Opera realizzata site-specific per ICAE2018, sul filone di Oak Beach, con tessuti tradizionali armeni

Memoria, esportazione di tradizione, quindi contaminazione. Nespoon realizza, recuperando la tradizione dell’artigianato femminile del suo Paese, delle installazioni a partire da filati armeni con cui ricopre ampie porzioni spaziali del contesto urbano.
NICKY NODJOUMI

tema della memoria collettiva



  • Delightfully Exotic, 2013, olio su tela, cm 243,8x152,4

  • Watching the divine horse, 2012, olio su tela, cm 215,9x165

Con stile eclettico, che volutamente denuncia le molteplici origini espressive, l’artista affronta temi sociali con un registro formale espressionista, che si compone graficamente come un rebus (la gerarchia spaziale viene messa in discussione da elementi collocati liberamente nel campo figurale) al fine di accentuare l’ironia, intesa come codice formativo dell’intera opera dell’autore.
MELIK OHANIAN

tema del territorio e della memoria



  • Datcha Project – Waving Photographs, From… #001, 2014, stampa a getto d'inchiostro su tela cerata tagliata e tessuta, cm 250x360

Si tratta di un’opera fotografica realizzata a partire da un punto di vista fisso dello stesso soggetto, il monte Ararat, osservato nel corso di cinque anni sotto diverse luci. L’artista ha impiegato una tecnica stampa a impressione multipla, per cui la stessa immagine viene impressa due volte e fusa. Ne risulta uno scenario senza tempo e senza connotazioni luministiche precise, che ne fanno un simbolo universale. Il monte Ararat, che in armeno è il “Luogo creato da Dio”, rappresenta uno dei simboli più cari alla cultura figurativa armena, a cui il territorio è stato sottratto e deprivato da quando è passato oltre il confine turco.
ADRIAN PACI

tema dell’identità



  • Centro di permanenza temporanea, 2007, proiezione video 16:9; 4’32’’

  • Home to go, 2001, serie di 9 fotografie incorniciate, cm 100x100 each

Centro di permanenza temporanea illustra come un piccolo gruppo di immigrati sia in attesa, in uno stato precario, su una scaletta al centro di una pista aeroportuale senza che vi sia il velivolo. La condizione di sospensione è sottolineata dal fatto che non toccano per terra, metafora dell’esistenza precaria deli emigrati cui è stata tolta la terra natia sotto i piedi, sradicati.

Nell’opera Home to go un uomo, un povero Cristo, si porta sulle spalle un tetto rovesciato, forse metafora della condizione esistenziale dell’emigrato che, costretto al nomadismo, si trova tuttavia nella condizione di libertà rispetto alle imposizioni sociali che una condizione sedentaria produce.


ROBERTO PUGLIESE

tema del suono e dei confini tra linguaggi artistici



  • Quintetto, 2016, violoncello, violini, viole, acciaio, ferro, sistema audio multicanale e composizione audio, dimensioni ambientali

  • Critici ostinati ritmici, 2010, legno, microcontrollore, elettromagneti a mantello, software, sensori e connessione Internet, dimensioni variabili

Ambientazioni sonore e visive recuperano dall’arte cinetica la lezione sul rapporto arte e tecnologia, al fine di sondare le potenzialità espressive del suono, coinvolgendo attivamente il pubblico.
IMRAN QURESHI

tema del territorio



  • Opera realizzata site-specific per ICAE2018, simile a And They Still Seek the Traces of Blood del 2013

Con quest’opera l’artista pakistano trasferisce l’estetica della pittura miniata tradizionale nel contesto dell’installazione monumentale. Crea un ambiente con 20.000 grandi fogli di carta, su ciascuno dei quali sono stampate su entrambi i lati delle immagini pittoriche. I fogli vengono quindi accartocciati fino a formare una grande montagna e in questo modo, visti nel loro complesso, rimandano a un’immagine di violenza legata alla guerra che tormenta il mondo intero; l’accartocciamento stesso allude all’ignoranza con cui questi fatti vengono cestinati.
JON RAFMAN

tema del territorio e della globalizzazione



  • 474 R. Emilio de Mendez Liberdade, Sao Luís, Maranhao, Brazil, 2017, archival pigment print, cm 101,6x172,7

  • 77 S. Gabouri St Ste. Genevieve, Missouri, United States, archival pigment print, cm 101,6x172,7

Le opere rivelano il rapporto personale dell’artista con il territorio, letto sia in chiave ironica che sottolineando le contraddizioni tra le culture, proposto attraverso la mediazione di uno strumento globale quale l’occhio di Google.
TOMAS RAJLICH

tema del suono/silenzio



  • Chang Fei, 2003, acrilico su tela, cm 220x200

  • Untitled, 2003, acrilico su tela, cm 215x200

  • Untitled, 1983, acrilico su tela, cm 45x45

  • Untitled, 1973, acrilico su cotone, cm 40,5x40,5

Nelle sue pitture monocrome si avverte il silenzio e nelle texture, simili a righe delle registrazioni vocali, si odono voci, come nel silenzio che in sé contiene tante parole non dette e tante musiche non sentite. L’opera di Tomas Rajlich entra in dialogo e in perfetta sintonia con il lavoro musicale di Roland Emil Kuit, composto appositamente per le opere di Rajlich.
ANRI SALA

tema del suono



  • Answer Me, 2008, video HD a singolo canale e suono stereo, durata: 4’51’’, dimensione: cm 400x225

Nel video Answer Me Sala inscena un dialogo impossibile tra un uomo assorto a suonare la batteria e una donna che cerca di parlargli a bassa voce chiedendogli di risponderle. La scena si svolge all’interno di uno spazio carico di storia, trattandosi di un edificio trasformato in centro di spionaggio dagli americani per spiare i nazisti. Un edificio quindi trasformato in luogo di ascolto, dove Anri Sala inscena un episodio di incomunicabilità.
ARARAT SARKISSIAN

tema dell’identità e della memoria



  • History of Armenians, 2017, installazione, cm 45x28x37,5

  • Archetypes, 2010, legno, carta fatta a mano, 75 diversi script, cm 34x31x49,7

  • Earth, 2004, olio su tela, cm 150x260

  • Earth, 2004, olio su tela, cm 150x260

Nelle sue opere risulta evidente il legame con il linguaggio armeno e la sua storia: l’artista restituisce così una testimonianza forte dell’evoluzione culturale e sociale del Paese.
WALID SITI

tema del territorio



  • Stone Tales, 2018, carta rigida, ritagli di giornale e colla, cm 340x600x10

  • Elusive Mountain, 2018, filo spinato e filo sottile di alluminio, cm 400x800x300

L’artista realizzerà sul posto due installazioni di diverse dimensioni, entrambe che rimandano al tema della montagna. Il lavoro di Siti attraversa il complesso terreno della memoria e della perdita, offrendo allo stesso tempo uno sguardo sul mondo che per lui è stato luogo di costante cambiamento. La narrazione dell’esperienza di Siti incentrata su una vita lontana dal luogo di nascita, ma ciononostante emozionalmente legata alle origini, è condivisa con molti esuli. L’artista trae quindi ispirazione dall’eredità culturale della sua terra natale, attraversata da confini militarizzati e da onde migratorie. Crea quindi montagne con fili e linee, solo evocate, che non si possono toccare.
LÉON TUTUNDJIAN

tema della memoria



  • Untitled, 1929, legno e metallo su pannello, cm 23x25

  • Untitled, 1928, olio su tela, cm 62x70

  • Untitled, 1928, legno e ferro sigillati su fondo nero, cm 22,5x29

Tutundjian è simbolo della tradizione artistica armena contemporanea, con un uso della linea molto incisiva a livello formale. È uno dei padri dell’arte astratta armena degli inizi del secolo scorso, che ha portato al di fuori la voce del proprio Paese e ha contribuito all’affermazione dell’Arte Concreta in Europa, con Theo van Doesburg, Jean Helion, e Otto G. Carlsund.
PIOTR UKLAŃSKI

tema del territorio



  • Untitled (Solar Congestion), 2010, guazzo su carta Lanaquarelle e colla su compensato, cm 75x112x6,5

  • Untitled (Rocket’s Glare, Over Najaf), 2004, acrilico su carta Lanaquarelle 640g installata su legno, cm 106x247,5 / cornice cm119,5x259x5,5

Le sue opere propongono un dialogo tra la forma astratta e il fatto reale che si intende evocare, collocando l’artista tra i nomi più interessanti del panorama contemporaneo.
MOHSEN VAZIRI-MOGHADDAM

tema dell’identità



  • Untitled, 2016, dalla serie "Sand Composition", sabbia su tela, cm 400x200

  • Untitled, 1970, 45 pezzi di legno e metallo, base quadrata: cm 52x52, H cm 145, L cm 145

L’artista lavora con la sabbia, ricordando così il lavoro di Herman De Vries, ma sottolineandone maggiormente la matericità, l’elemento naturale. Inoltre, le sue opere offrono dei rimandi forti alla musica, per lo più classica occidentale.
LAWRENCE WEINER

tema del linguaggio



  • [LO & BEHOLD], 2006, installazione, dimensioni variabili

Weiner è uno dei primi artisti concettuali che basa la sua arte sul linguaggio, sul testo come base della comunicazione, e ciò è ben evidente nell’installazione proposta in mostra.
SISLEJ XHAFA

tema del territorio, della memoria e del suono



  • Cinema Aperto, 2018, metallo, cm 288x320

  • Sour Sentiments, 2016, megafono, resine, frutti rossi, diametro cm 23

L’installazione Cinema Aperto Palestina del 2016 viene ricreata in Armenia: si tratta di una finestra sul paesaggio, una visione narrativa e cinematografica del reale. La seconda opera proposta in mostra, invece, Sour Sentiments si lega alla tematica del suono, mediante la voce quale richiamo per la memoria.
CHEN ZHEN

tema del suono e della memoria



  • Six Roots. Memory, 2000, tessuti, metallo, inchiostro, cm 205x415x256

  • Instrument musical, 1996, legno, vasi da camera cinesi, metallo, sistema audio, cm 68x121x45

Six Roots. Memory è un’opera “interattiva”, nata grazie al contributo dei visitatori che hanno avuto la possibilità di lasciare il proprio segno e il proprio messaggio, la propria memoria, agendo direttamente sull’opera d’arte.

Instrument musical è una serie di lavori composti da vasi da notte tradizionali cinesi ed è associato al suono delle pulizie, collegato alle esperienze di Chen Zhen nella Rivoluzione Culturale Cinese.


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