Erano stupiti del suo insegnamento



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22.05.2018
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Domenica IV tempo ordinario B

(Dt 18, 15-20; ! Cor 7, 32-35;Mc 1, 21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Siamo agli inizi della vita pubblica di Gesù e l’evangelista Marco, nell’intento di farcelo conoscere, racconta una giornata tipo di Gesù. Sembra rispondere all’interrogativo: “Cosa faceva Gesù nelle sue giornate?”. Nel brano che abbiamo letto, vengono messi in evidenza due aspetti della sua personalità e della sua missione: Gesù è colui che parla con autorità ed efficacia; Gesù è colui che libera l’uomo dal male. Seguiamo il racconto.

Entrato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare”. Domenica scorsa abbiamo visto Gesù annunciare il regno e invitare tutti a convertirsi accogliendo il vangelo. Ora ci viene presentato come il Maestro che insegna. Il tema è bene introdotto dalla prima lettura dove leggiamo la promessa di Dio al suo popolo: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole”. Gesù è il profeta promesso che porta a compimento la missione incarnata dai testimoni di Dio del VT. L’insegnamento è il primo servizio di Gesù all’umanità. Egli rivela il vero volto di Dio, conduce l’uomo alla conoscenza della verità che lo renderà libero. Gesù fa all’uomo il dono preziosissimo della verità, rendendo possibile la conoscenza di Dio, del bene e del male, alla quale ha aspirato fin dall’inizio della sua esistenza, come narra il libro della Genesi.


Erano stupiti del suo insegnamento perchè insegnava loro come uno che ha autorità”. E’ un rilievo importante. Gesù non commenta la Scrittura come gli Scribi: la attua. Ne rivela il senso ultimo che, essendo destinato alla vita dell’uomo, va diritto al cuore dell’ascoltatore, lo coinvolge, lo colpisce, lo interpreta. Da qui lo stupore. In questo stupore c’è un tacito consenso: gli ascoltatori avvertono che quelle sono le parole che da sempre attendono perchè danno risposta ai loro interrogativi.

Non è una dottrina astratta quella di Gesù. Rivelandosi all’uomo, Dio rivela il vero senso della vita e dell’esistenza umana: “Cristo, rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo a se stesso, e gli manifesta la sua altissima vocazione” (Gaudium et Spes 22).

Davanti a Cristo occorre porsi in ascolto e misurarsi con le sue parole. Egli è un dono, ma costituisce pure una responsabilità: “Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto” (prima lettura). Un richiamo forte anche per gli uomini del nostro tempo, illusi dalle mezze verità, assuefatti ormai al “pensiero debole” che li induce alla convinzione dell’incapacità della mente umana di giungere alla verità e per questo li espone al pericolo di drammatici errori. Da lì ha origine anche la proclamata autonomia dell’uomo nei riguardi di Dio con lo smarrimento di ogni criterio di bene e di male. La nuova evangelizzazione non può che partire da una ripresentazione di Gesù Cristo come unico rivelatore di Dio e perciò, unica fonte di verità per l’uomo e sull’uomo.
L’altro dato rivelatore di Gesù nell’episodio è la liberazione dell’indemoniato. L’insegnamento, da una parte, e la liberazione dell’uomo, dall’altra, sono momenti d’una stessa rivelazione.

Chi è dunque Gesù? E’ colui che insegna con autorità e libera l’uomo strappandolo dal potere delle tenebre. Insegnamento e azione, annuncio di salvezza e attuazione della stessa in Gesù sono strettamente congiunti. Egli è colui che incominciò a fare e a insegnare. La guarigione dell’indemoniato ci permette di comprendere meglio il senso dell’insegnamento di Gesù. La sua è la rivelazione del progetto del Padre nei riguardi dell’uomo. Un progetto di salvezza e di liberazione dal male. E’ significativo che il primo segno operato da Gesù sia la liberazione dell’uomo da Satana. E’ un aspetto della sua missione: “Ci ha strappati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo figlio diletto”; così dice S.Paolo nella lettera ai Colossesi. Gesù non indietreggia davanti alle parole di Satana, ma reagisce con forza: “Taci, esci!”. La sua è un’azione di forza. Altrove Gesù si definirà come il più forte che scaccia il forte (Mc 3,27). Questa liberazione dell’uomo è segno della venuta del regno: “Se io scaccio i demoni in virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto tra voi il regno di Dio” (Mt 12,29). Notiamo che Gesù libera non con esorcismi, gesti, azioni ma con la sola parola: “Taci, esci da quell’uomo”. Una dimostrazione di cosa è la parola di Gesù. Essa rivela e insieme risana. Ha in se una potenza salvifica. Accogliere la sua parola aprendoci con fede a lui è già esporci alla sua azione che libera dal male e salva.

Il grido del demonio per bocca di quell’uomo è il grido che il mondo anche oggi getta in faccia a Cristo: “Sei venuto per rovinarci” Sarà ancora una volta la Parola di Dio a illuminare sul vero senso della missione di Cristo nel mondo e a sconfiggere la menzogna.
Ancora una considerazione.

Alla proclamazione della sua santità da parte del demonio, Gesù reagisce un con “taci”. Eppure l’indemoniato aveva affermato cose giuste: Gesù è veramente il santo di Dio, cioè il figlio di Dio. Perchè dunque la reazione di Gesù? Gesù non accetta la testimonianza del demonio, padre della menzogna. Inoltre, la conoscenza vera di Gesù non nasce da una sola affermazione, né da un solo episodio per quanto miracoloso. La si matura nel farsi discepoli, nella frequentazione assidua, nell’ascolto fedele e nella preghiera. Gesù porta nel cuore un segreto: egli è il Figlio di Dio che dimostra la sua figliolanza non tanto attraverso i miracoli ma con l’accettare la volontà del Padre fino alla morte di croce. Il Cristo, il santo di Dio, non si rivela pienamente nei miracoli, nel successo, ma sulla croce. Non si può fermarsi ai soli miracoli ma seguirne il cammino fino alla croce e alla risurrezione. Lì Gesù si rivela pienamente come il Figlio di Dio, salvatore dell’uomo.



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