Estratto da D. T. Campbell, J. C, Stanley, Disegni sperimentali e quasi-sperimentali per la ricerca La nozione di validità interna



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Aggiungendo agli elementi del Disegno 4 (da O1 ad O4) un gruppo sperimentale ed un gruppo di controllo non sottoposti a pre-test, tanto l’effetto principale ascrivibile al fattore testing quanto l’interazione fra il fattore testing ed X diventano determinabili. In questo modo, non soltanto si ottiene un incremento della generalizzabilità delle risultanze sperimentali ma, in aggiunta a ciò, l’effetto della variabile X viene replicato in quattro diverse forme: O2 > O1 , O2 > O4 , O5 > O6 ed O5 > O3. In realtà, i fattori di instabilità che intervengono nella sperimentazione sono talmente numerosi che, se queste comparazioni sono in accordo fra loro, la forza dell’inferenza che se ne trae è notevolmente maggiore. Un altro contributo indiretto alla generalizzabilità degli esiti sperimentali consiste nel fatto che, grazie all’esperienza derivante dalla ripetuta applicazione del disegno di Solomon a vari ambiti di ricerca, si comprende meglio quale sia la probabilità generica che si verifichino interazioni fra il fattore testing ed X, aumentando così la nostra capacità di interpretare i Disegni 4 passati e futuri. Analogamente, si può notare, comparando O6 con O1 e con O3 ) un effetto combinato del fattore maturazione e del fattore storia.



6. Il disegno con il solo post-test ed un gruppo di controllo

Sebbene il pre-test sia un concetto profondamente radicato in coloro che si occupano di ricerca in ambito didattico e psicologico, esso non è affatto necessario ai fini della realizzazione di un autentico disegno sperimentale. Per ragioni di natura psicologica, è difficile rinunciare all’idea di «sapere con certezza» che il gruppo sperimentale e quello di controllo erano «equivalenti» prima di essere sottoposti a differenti trattamenti sperimentali. Nondimeno, la procedura universale più adeguata per l’eliminazione di distorsioni iniziali fra i due gruppi è la randomizzazione: entro gli intervalli di confidenza fissati dai test di significatività, infatti, essa può dimostrarsi sufficiente anche in assenza di pre-test. Di fatto, quasi tutti gli esperimenti condotti nelle scienze agrarie sulla falsariga della tradizione fisheriana non prevedono il pre-test (Fisher, 1925 e 1935). Inoltre, in ambito pedagogico, in particolare per quanto riguarda la scuola elementare, è necessario sperimentare frequentemente metodi per presentare agli studenti materie del tutto nuove e, in questi casi, è impossibile realizzare un pre-test di tipo tradizionale. Analogamente, un pre-test sulle personali convinzioni dei giurati in merito all’innocenza o alla colpevolezza dell’imputato sarebbe inopportuno in uno studio sugli effetti delle arringhe degli avvocati. Il Disegno 6 soddisfa questa necessità ed è, inoltre, applicabile a tutti i contesti in cui si potrebbero utilizzare anche i Disegni 4 e 5, ossia i disegni sperimentali che consentono di effettuare una vera e propria randomizzazione. Il Disegno 6 assume questa forma:




R










X




O1

R
















O2

Sebbene tale disegno sia stato applicato già a partire dagli anni 20’, esso non rientra fra quelli consigliati dalla maggior parte dei testi di metodologia della ricerca didattico-pedagogica. Ciò si deve, in parte, al fatto che il Disegno 6 viene spesso confuso con il Disegno 3 e, in parte, alla sfiducia nella randomizzazione come procedura per ottenere gruppi equivalenti. Esso può essere considerato come una sezione – gli ultimi due gruppi – del disegno di Solomon. Com’è evidente, il Disegno 6 permette di controllare tanto l’effetto principale del testing quanto il suo effetto di interazione, ma, a differenza del Disegno 5, non ne consente la misurazione. Tuttavia, quest’ultimo aspetto può essere considerato marginale a fronte della questione centrale che riguarda la presenza o meno di un effetto di X. Pertanto, se, da una parte, per le ragioni summenzionate, il Disegno 5 è da preferire al 6, dall’altra, i vantaggi supplementari derivanti dall’adozione del Disegno 5 potrebbero non valere lo sforzo più che doppio che esso richiede. Analogamente, il Disegno 6 deve essere, di norma, preferito al 4, a meno che non si abbia motivo di dubitare del carattere autenticamente casuale del procedimento di assegnazione dei soggetti ai gruppi. In generale, il Disegno 6 è scarsamente utilizzato nell’ambito della ricerca pedagogica e psicologica.


Tuttavia, nei contesti caratterizzati da test ripetuti, che contraddistinguono la maggior parte delle ricerche sull’insegnamento, ove siano disponibili significative variabili antecedenti, esse dovrebbero senz’altro essere utilizzate per l’assegnazione casuale stratificata o il livellamento randomizzato, oppure come covariate. Questo per due ragioni. In primo luogo, i test statistici per il Disegno 4 sono più potenti rispetto a quelli che si applicano con riferimento al Disegno 6. Sebbene, in gran parte dei contesti di ricerca, il maggiore impegno richiesto per la realizzazione del Disegno 4 annulli questo vantaggio, tale inconveniente potrebbe essere superato nell’eventualità di poter disporre di dati rilevanti raccolti precedentemente. Secondariamente, la disponibilità dei risultati di un pre-test consente di esaminare l’interazione fra la variabile X ed il livello di risposta rilevato attraverso il pre-test, indagando così in maniera più approfondita circa la generalizzabilità dei risultati. Qualcosa di simile è possibile per il Disegno 6, utilizzando, in questo caso, in luogo dei risultati del pre-test gli altri dati disponibili. Ma queste valutazioni, unitamente alla considerazione che nel campo della ricerca didattico-pedagogica la frequente realizzazione di test costituisce una prerogativa dell’universo al quale si desiderano generalizzare le risultanze sperimentali, possono capovolgere il giudizio, facendo preferire il Disegno 4 rispetto al 6. Inoltre, nel Disegno 4, quale che sia la mortalità fra R ed il post-test, i dati ricavati dal pre-test offrono maggiori opportunità di escludere l’ipotesi secondo cui il gruppo sperimentale ed il gruppo di controllo presentano un tasso di mortalità differente.


Malgrado ciò, in molti casi il pre-test è impossibile, non conveniente o, con molta probabilità, reattivo; a queste condizioni, l’applicazione del Disegno 6 diventa legittima in molti ambiti di ricerca. Oltre alle ricerche riguardanti i metodi di insegnamento di materie nuove per gli studenti, esistono molti casi in cui (1) il trattamento sperimentale X e l’osservazione O del post-test possono essere effettuati su singoli studenti, o su gruppi trattabili come un unico insieme naturale, e (2) un pre-test sarebbe inopportuno. Tali situazioni ricorrono spesso nelle ricerche riguardanti le stesse procedure di testing, come negli studi sulle differenti modalità di addestramento al test, sui differenti formati dei questionari, e così via. Molto simili a questi sono gli studi sugli inviti persuasivi a partecipare volontariamente a determinate iniziative o attività. Qualora sia necessario garantire l’anonimato dei partecipanti all’esperimento, il Disegno 6 è, di norma, il più conveniente. In questi casi, la randomizzazione si ottiene combinando i materiali in distribuzione.







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