Evoluzione giurisprudenziale ed evoluzione medica


INTERAZIONI TRA CAUSALITA’ SCIENTIFICA E CAUSALITA’ GIURIDICA



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INTERAZIONI TRA CAUSALITA’ SCIENTIFICA E CAUSALITA’ GIURIDICA
PENSIERO CORRENTE
Già Bona (2004) richiamava l’esigenza “che causalità scientifica e causalità giuridica siano tenute ben disgiunte” per non giungere ad una sorta di “delega pressoché totale di molti giudici ai medici legali per la valutazione della sussistenza del nesso di causa” con “snaturamento dell’istituto della causalità giuridica quale meccanismo di selezione delle pretese di giustizia delle vittime”.

Le conclusionI che Bona trae sono che “in primo luogo i giudici non possono adagiarsi sul parere espresso dai medici-legali; in secondo luogo risultano del tutto fuori luogo nelle consulenze medico-legali opinioni e giudizi di questi ultimi espressi facendo riferimento ed anzi interpretando ciò che dice la giurisprudenza”.

In definitiva il medico-legale deve limitarsi al suo contributo tecnico, contributo che, in base alla criteriologia medico-legale nella identificazione del nesso di causalità materiale, ponga in evidenza al magistrato gli inevitabili rischi di sconfinamento nella causalità giuridica.

In vero tale “inconveniente” appare inevitabile laddove il quesito proposto ponga le basi di un giudizio giuridico di per sé estraneo alla causalità materiale vigente in ambito medico-legale.

Tale situazione, apparentemente solo negativa, in realtà (qualora esista una buona comunicazione-collaborazione tra magistrato e perito), può evitare l’intervento di “suggestioni interpretative” che, pur basate sulla causalità materiale, sconfinino in quella giuridica anche se non sostenute da un contributo scientifico adeguato.

Se è vero infatti che lo Iudex Peritus Peritorum è in grado di superare le conclusioni del proprio ausiliario con giusta motivazione, anche in tema di nesso causale materiale, egli non dovrebbe mai dimenticare comunque di vincolare il nesso causale giuridico alle conclusioni tecniche.

Aggiunge ancora Bona (richiamandosi a Carbone 1997): “in questo contesto un punto cui va sicuramente attribuita paticolare importanza è che nella responsabilità civile il danno assume, in relazione all’accertamento del nesso di causa, un ruolo che nella responsabilità penale non è in alcun modo riscontrabile. Anzi, sotto molti profili, è proprio con riguardo alle interazioni tra danno e causa che si può affermare come nella responsabilità civile vi sia un ribaltamento di prospettive, spostandosi il baricentro dell’architettura di modelli di imputazione dal soggetto responsabile al danneggiato e alla necessità di garantirgli un adeguato ristoro”.

Ciò non significa che in responsabilità civile sia autorizzato un disinvolto accertamento causale, ma semplicemente che la responsabilità civile non debba tenere conto di ciò che avviene in campo penale.

Tale divaricazione tra ambito penale e civile rende conveniente per il paziente agire direttamente in sede civile contro il medico per ottenere il risarcimento del danno, piuttosto che inserirsi nel processo penale mediante la costituzione di parte civile, perché in quella sede subirebbe le conseguenze della linea di maggiore cautela valutativa che lì viene praticata a maggiore garanzia della verità processuale.

Tuttavia, se si seguono rigorosamente le regole della causalità materiale non si rischia comunque di avviarsi verso un “sostanziale svigorimento dello statuto della causalità” nella ricerca della verità scientifica e giuridica che alcuni studiosi (Iadecola 2007-3) vedono di fatto già introdottasi nell’ambito del risarcimento.





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