F. Cusset, French Theory (tr it. IL Saggiatore, Milano, 2012)



Scaricare 33.88 Kb.
18.11.2017
Dimensione del file33.88 Kb.


SCHEDA DI LETTURA DI

F. Cusset, French Theory (tr. it. Il Saggiatore, Milano, 2012)

La presente scheda di lettura NON SOSTITUISCE lo studio del lavoro di Cusset. Il libro è molto ricco di notizie e ricerche, e va comunque studiato. Lo scopo di questa scheda è di aiutare gli studenti a mettere a punto, all’interno del vasto materiale presentato, i percorsi e i temi rilevanti dal punto di vista degli argomenti del corso di Estetica 2013-2014: “Lacan e l’estetica”. Il libro di Cusset non è difficile ma è molto denso, questa scheda è un aiuto anche per selezionare correttamente i temi e i percorsi.



I – PERCHE’ STUDIARE QUESTO LIBRO

Il principale pregio del volume di Cusset consiste nel fatto che si tratta praticamente dell’unica pubblicazione in lingua italiana che presenta in tutta la sua vastità lo scenario culturale all’interno del quale deve essere situato il pensiero di Jacques Lacan – vale a dire, il panorama della filosofia e della cultura universitaria francese a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.

Bisogna però segnalare, per capire il punto di vista del volume, che esso parte da un titolo IN INGLESE: “French Theory”, appunto. Che cosa significa? La principale tesi di Cusset ovvero che la cosiddetta “teoria francese” è in realtà una creazione americana, come il libro mostra bene. Ciò non significa che la lettura del volume sia inutile, al contrario: esso ci mette in grado di capire come, passando attraverso il “filtro” USA, il gruppo di pensatori cui fa riferimento la French Theory abbia potuto avere una vasta risonanza internazionale che dura ancora oggi. Le opere di questo gruppo hanno tuttora una grande importanza per noi ed è per questo che è utile lo scenario di Cusset.

Questo punto di vista è chiarito fin da subito nella INTRODUZIONE e ripetuto poi: in particolare alle pp. 34, 39, 90, 398.



II – CHI SONO GLI AUTORI DELLA FRENCH THEORY

Possiamo orientarci su SEI NOMI PRINCIPALI- in ordine temporale: Jacques Lacan (1901-1981), Roland Barthes (1915-1980), Jean-Francois Lyotard (1924-1998), Gilles Deleuze (1925-1995), Michel Foucault (1926-1984), Jean Baudrillard (1929-2007). In particolare, il capitolo da p. 333 a p. 343 (“da Foucault a Barthes”) traccia un breve profilo di ognuno di essi e dell’influenza di ciascuno della cultura americana.Va tenuto presente però che questi autori sono tutti diversi tra loro e non costituiscono una “scuola” - è per questo che il nome collettivo “French Theory” che verrà da ora abbreviato in FT, è stato applicato ex post. Tuttavia questo nome rende conto di vicinanze, risonanze e caratteristiche condivise.

Ci sono nozioni condivise e “trasversali”? Il libro risponde in numerosi punti a questa questione: in particolare nell’Introduzione (pp. 20 sgg.) vengono individuati TRE GRANDI TEMI che i vari autori declinano, ciascuno con una tonalità propria: la critica del SOGGETTO della tradizione filosofica occidentale; la critica della RAPPRESENTAZIONE (anche della rappresentazione estetica: cfr. il volume in bibliografia per il corso, L’irrappresentabile); la critica della nozione tradizionale di STORIA.

Ciascuno degli autori però ha un punto specifico e caratterizzante. Escludendo Lacan, che sarà oggetto della terza parte del corso, potremmo indicare semplificando molto: lo studio SEMIOLOGICO della letteratura per Barthes, La nozione di DISSEMINAZIONE per Derrida, la nozione di MOLTEPLICITA’ per Deleuze, le nozioni di FIGURA e soprattutto di POSTMODERNO per Lyotard, e la nozione di SIMULACRO per Baudrillard. Ognuna di queste elaborazioni ha avuto sia un specifica influenza negli stati Uniti, sia uno specifico interesse estetico.

Cercherò ora di seguire capitolo per capitolo l’opera di Cusset indicando i punti chiave su cui indirizzare l’attenzione per uno studio efficace e le questioni da mettere in luce.

III - I TEMI PRINCIPALI CAPITOLO PER CAPITOLO

Introduzione

Descrive la French Theory, come si è detto, in quanto specifica invenzione americana e come il prodotto di un originale incontro tra i pensatori francesi e la particolare situazione della cultura universitaria statunitense, e fornisce cosi le coordinate per la lettura dell’intero volume.



PRIMA PARTE - L’invenzione di un corpus (pp. 27-160)

La French Theory subentra in uno scenario favorevole: in primo luogo viene descritto l’esito sulla cultura USA dell’esilio degli intellettuali europei tra il 1940 e il 1945; in secondo luogo, la FT prende piede dopo il successo di tre grandi “prodotti di esportazione” francesi (pp. 35 sgg.): il surrealismo, l’esistenzialismo, la scuola storica delle Annales.

Particolarmente importanti sono le pp. 41 sgg. “L’invenzione del post strutturalismo”. Questo capitolo parla del grande convegno internazionale tenuto alla Università Johns Hopkins nell’ottobre 1966, al quale partecipano molti degli autori francesi, in particolare DERRIDA e LACAN.

In questo convegno viene alla luce un “doppio movimento”. A- una discussione della nozione di “struttura” e un tentativo di allargamento oltre gli stretti confini “scientifici”, ma anche B – una presa di distanza dallo Strutturalismo stesso, da parte di alcuni autori che assumeranno importanza nel seguito. Questa è la data di “creazione” che verrà riconosciuta però più tardi.

Il capitolo intitolato “L’enclave americana” (pp. 47-70) dà una precisa descrizione della vita nelle Università americane e dello stile di lavoro e di studio, che “risuona” con una possibile riflessione sulla nostra Università attuale.

In particolare vengono messi in rilievo i seguenti aspetti: la separazione tra lo spazio universitario e la “cultura pubblica”, la spinta verso la formazione di un sapere “pertinente” ovvero finalizzato e “utile” – e il conseguente orientamento a sfavore delle discipline umanistiche; l’insistenza sulla nozione di “eccellenza” e sulla sua implicita relazione con un “mercato” del sapere “spendibile”.

Per quanto riguarda lo studio umanistico, è importante l’analisi della nozione di close reading in riferimento soprattutto ai testi letterari (pp. 65 sgg.). Per la relazione tra questa procedura di analisi dei testi e la “scuola” francese – in particolare il “decostruzionismo”, è importante la p. 69: “concentrandosi sulle aporie del testo (…) i decostruzionisti riterranno di procedere a una lettura ancora ‘più ravvicinata’ (closer reading) più vicina al testo nella sua opacità”.

Il capitolo alle pp. 71-97 (“La svolta dei Seventies”) parla della crescente influenza della FT nelle condizioni dell’America post-68, caratterizzata in particolare da un “entusiasmo esistenziale”, dalle spinte verso la “liberazione sessuale”, da “forme sperimentali di se-soggettivazione” anche indotte dall’uso di droghe psichedeliche, e da spinte controculturali di vario tipo.

In questa situazione prende piede una sorta di “mistica della teoria francese” (p. 75) sotto forma di diffusione di traduzioni dattiloscritte e da riviste del tipo fanzine. Inoltre il capitolo mette in rilievo il fatto che gli autori francesi vengono a rappresentare la “controparte teorica” sia delle pratiche sociali che delle pratiche artistiche delle Avanguardie (pp. 89 sgg.)

Il lungo capitolo alle pp. 97-133 Letteratura e teoria, mette a punto alcuni degli aspetti più singolari dell’impatto della FT sulla cultura americana.


  • La FT è entrata nelle università americane non nei Dipartimenti di filosofia ma in quelli di studi letterari: perché?

  • Il “corpus” ovvero l’insieme di testi della FT si è venuto a creare anche grazie a un singolare “stile” di lavoro basato sulla pubblicazione dei Readers destinati ai vari singoli autori e al “citazionismo” (pp. 110 sgg. “il lavoro della citazione”). La citazione come esempio di “disseminazione” e di uso creativo del testo

  • C’è una importante analisi dello specifico termine americano “theory” (pp. 124 sgg.) di cui si mettono in rilievo alcune singolarità come il carattere specificamente autoreferenziale. Importante in particolare la definizione di “teoria” da parte di Roland Barthes (p. 130).

pp. 135-160 “I cantieri della decostruzione”, si sofferma in particolare sull’importanza della figura di DERRIDA (“c’è un mistero Derrida”, pp. 135 sgg.) e sulle vicende del gruppo di studiosi “decostruzionisti” di Yale (gli Yale Critics). I punti importanti messi in rilievo sono soprattutto:

l’insistenza sulla “opacità del testo” e sulla “perdita del referente” (p. 139);

il fatto che il testo diventa una sorta di “macchina linguistica autonoma” (p. 146); e non da ultima

l’importante circostanza che il “linguaggio della decostruzione” entra nella conversazione comune e si generalizza nei media (con strani effetti, tra i quali quello celebre che riguarda un film di Woody Allen, Deconstructing Harry (“Harry a pezzi”) p. 136).



SECONDA PARTE – Gli usi della teoria (pp. 161-315)

Questa parte è importante soprattutto per l’accurata ricostruzione dello scenario culturale e sociale americano degli anni Ottanta. Da studiare in particolare, anche per la loro importanza dal punto di vista dell’antropologia contemporanea, le vicende dell’affermazione americana dei Cultural Studies (pp. 165 sgg.). Come mostra Cusset, i Cultural Studies vengono influenzati dalla French Theory.



Domande e questioni sulla parte dalla pp. 165 alla p. 203 (“Politiche identitarie”):

  • Quale nozione di “cultura” mettono in campo i CS e quale è la loro originalità rispetto al tradizionale scenario accademico?

  • Quale è la differenza tra la versione inglese originaria (Birmingham) e la versione americana?

  • Le due direzioni prese dai C.S. ovvero: la direzione degli studi sugli stili di vita e la direzione più specificamente politica. La differenza tra “campo simbolico” e “campo reale” (pp. 191 sgg.). La ambiguità della nozione di stile e l’intersezione tra gli studi culturali e i “mercanti di simboli” (pp. 197 sgg.)

  • Come la prima direzione ha influenzato l’evoluzione degli studi di mercato e della cultura di impresa

  • L’importante questione della “enunciazione” che cosa significa e che cosa implica? (pp. 193 sgg.)

La controffensiva ideologica (pp. 205-236)

L’importanza di questo capitolo consiste nel fatto che inquadra la complessiva reazione culturale dell’era-Reagan (anni Ottanta) rispetto agli entusiasmi degli anni Settanta e di conseguenza anche una forte reazione della cultura ufficiale, universitaria e mediatica, rispetto alle avanzate precedenti della FT.

In particolare, Cusset si sofferma sui “tre dogmi neoconservatori” che si contrappongono ai nuclei chiave del pensiero francese (p. 228):


  • Esiste un Bene superiore

  • Le gerarchie sociali sono necessarie

  • L’ordine deve essere imposto attivamente

Contrapposizione alla “microfisica del potere” foucaultiana , ai “flussi libidinali e nomadici” di Deleuze e Guattari, e alla “disseminazione” derridiana nelle loro versioni politiche. A queste si contrappone un nuovo “spazio pubblico” presidiato ora dagli ideologi dell’epoca reaganiana (p. 234).

Star da campus (pp. 237-264)

Il capitolo delinea una breve biografia di sei grandi intellettuali americani degli anni Ottanta, alcuni dei quali (Spivak e Butler in particolare) hanno qualche affinità con l’eredità della FT.

La questione più interessante viene posta in forma di domanda alla fine del capitolo: la FT deve essere letta come una versione del “postmodernismo” o come “un ultimo sussulto del modernismo”? (p. 264).

Studenti e fruitori (pp. 265-278)

Questo capitolo parla degli usi americani dello stile di scrittura e di espressione e del lssico della FT, e le sue osservazioni sono interessanti e forse generalizzabili al modo superficiale in cui ancora oggi noi stessi, o molti di noi, leggono i testi.

Sono particolarmente interessanti


  • le nozioni di cut-up nozionale in cui “”la catena refernziale viene spezzata “ e le singole parole o espressioni sono esibite come una sorta di claim o di bacchetta magica (p. 267),

  • la nozione di “paratassi” (p. 268) o accostamento di termini in forma di “enumerazione spasmodica”.

  • La nozione di “bracconaggio” poi, che risale allo studioso francese Michel de Certeau, ha un valore ambiguo, che può essere sia positivo che negativo (p. 270).

Infine viene ancora una volta sottolineato che gli usi della FT in tutte le sue varianti tende a rivestire un valore “esistenziale”. Importante poi, e da tenere presente, la definizione di “curiosità” che risale a Foucault e che è riportata nel finale del capitolo (p. 278). Cusset rileva che questa “maniere diversa di abitare il testo” diventa “l’effetto più evidente della FT in terra americana”.

Pratiche artistiche pp. 279 sgg.

In questo capitolo emerge l’importanza specificamente estetica della FT, in riferimento agli USA. Il punto chiave è il seguente: c’è stato un impatto significativo di alcuni testi della FT sulle pratiche artistiche americane? E dove lo si vede?

Aspetti importanti.


  • Lo spostamento del centro mondiale dell’arte e del mercato dell’arte da Parigi a New York nella seconda metà del XX Secolo

  • La costruzione di un modello organizzativo e del mercato con l’emergenza di un Art-World (pp. 279-280)

  • Lo sviluppo della Pop Art, contemporaneo all’emergenza della FT, e successivo alle correnti dell’Espressionismo astratto americano (Pollock, Motherwell e altri)

  • L’interazione sempre più stretta tra le pratiche artistiche e la “teoria”, o tra la produzione delle opere e il “linguaggio” (pp. 291 sgg.)

  • L’emergenza del “Post-moderno” in relazione con l’evoluzione della Pop-Art negli anni settanta e il ruolo fondamentale dell’architettura (pp. 293-294 a passim)

In relazione con il “pensiero francese” nel suo complesso, il capitolo mette in evidenza la particolare importanza di Baudrillard e Derrida: nelle pratiche artistiche avviene cosi una originale re-interpretazione delle nozioni di “simulacro” e “decostruzione” .

Sarebbe utile per gli studenti prendere visione sul web delle opere degli artisti di cui si parla in questo capitolo: in particolare Halley e Estes nella pittura e il gruppo SITE nell’architettura.



Macchinazioni teoriche (pp. 299-315)

Il punto chiave di questo capitolo è il seguente: come la Teoria Francese è stata utilizzata per spiegare, comprendere e teorizzare l’evoluzione delle tecnologie negli anni Novanta, in particolare per interpretare le conseguenze dell’avvento di Internet. Utile da questo punto di vista la citazione da Sherry Turkle riportata in esergo alla p. 299.

Domanda chiave: quali nozioni della FT, e in riferimento a quali autori, sono utili per spiegare e interpretare il fenomeno tecnologico e sociale della “rete” (vedi in particolare le pp. 303 sgg.)?

Concetti fondamentali:

- Le teorie epistemologiche del caos

- Il fenomeno letterario del cyberpunk

- il post-human

- La figura del cyborg e la teoria della soggettività cyborg di Donna Haraway

- la nozione di ipertesto

Quali relazioni ci sono con la FT? Quali autori americani sono importanti da questo punto di vista?

Il fenomeno principale, secondo Cusset, è la “aleatoria disseminazione (…) ai quattro angoli della pop-culture americana” (p. 315). E’ questo il senso della parola “macchinazione”: un’ibridazione tra la FT e la “macchina” tecnologico-culturale. Essa produce una diffusione dei lemmi teorici, a opera dell’industria culturale e del regime mediatico.

TERZA PARTE - Andata e ritorno

I primi due capitoli della terza parte (Teoria-norma pp. 319 sgg. e Persistenza culturalista pp. 328 sgg.) riguardano soprattutto lo specifico panorama culturale americano e non sono direttamente pertinenti per il corso.

Molto importanti i successivi capitoli Da Foucault a Barthes (pp. 333-343) e La teoria-mondo (pp. 345-370) . Il primo descrive sommariamente le caratteristiche e le principali keywords teoriche dei sei “personaggi” principali cui abbiamo già fatto cenno.

Il secondo mette in rilievo l’influenza mondiale successiva della FT. Di questo capitolo è importante soprattutto l’affermazione di p. 369: la possibilità di un’alleanza tra il pensiero francese e la filosofia contemporanea tedesca erede della Scuola di Francoforte, ovvero la “necessità di pensare oggi, attingendo alle intuizioni tanto di Deleuze e Foucault quanto dei discendenti di Adorno, ciò che sta accadendo al modello liberale dello spazio pubblico borghese”. Il futuro starebbe nelle “complementarità” tra queste due prospettiva.

Il capitolo dal titolo “Nel frattempo in Francia” (pp. 371-391) descrive ciò che accade in anni più recenti e non è direttamente pertinente.

Importante invece la Conclusione (pp. 393-403) soprattutto per l’osservazione dell’importanza attuale dei nuclei teorici del pensiero francese e soprattutto per l’attualità della nozione di “differenza” nelle sue declinazioni sociali e concrete (soprattutto la p. 394). La differenza e la molteplicità contro un’attuale imperante concezione dell’Uomo e in rapporto all’invasività del “mercato” culturale, che ha la “sconvolgente capacità (…) di assorbire in continuazione a proprio vantaggio la negatività” e gli atteggiamenti di critica, in modo da farli diventare “un diversivo” (p. 399).















©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale