Fabrizio A. Pennacchietti Universitatà di Torino



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Fabrizio A. Pennacchietti

Universitatà di Torino


COME CLASSIFICARE LE PREPOSIZIONI? UNA NUOVA PROPOSTA

1 - Anche le preposizioni formano un sistema?


La preposizione (próthesis in greco) viene definita “parola accessoria che segnala un rapporto fra un sintagma di natura verbale o nominale e un sintagma dipendente di natura soltanto nominale, al quale viene normalmente preposta”. Questa è la definizione, a suo modo esauriente, che ne dà il Dizionario della Lingua Italiana di G. Devoto e G.C. Oli.1 La preposizione resta comunque la parte del discorso che meno ha richiamato l’attenzione dei linguisti. A tutt’oggi essa presenta pertanto non poche zone d’ombra. Qual è per esempio il confine tra le preposizioni ‘proprie’ (per es. ‘in’ in “impiegato in pianta stabile”) e le preposizioni ‘improprie’ (per es. ‘mediante’ in “mediante un amico”)? Le preposizioni reggono o non reggono il sostantivo che precedono? Esiste anche per le preposizioni un sistema organico di opposizioni che ne definisca il valore semantico? In che rapporto stanno le preposizioni e le desinenze dei casi? Ecco alcune delle domande a cui non si è ancora data una risposta soddisfacente. In queste pagine si cercherà di affrontare il problema di come si possano classificare le preposizioni inserendole in una griglia preliminare di opposizioni semantiche.

È noto che il numero delle preposizioni varia da lingua a lingua e che raramente il ventaglio degli impieghi di una singola preposizione corrisponde pienamente a quello di una preposizione analoga di una lingua diversa. Lo stesso discorso vale per le posposizioni, nelle lingue che, per ragioni tipologiche, preferiscono questo tipo di morfemi per segnalare la dipendenza di un sintagma nominale da un altro sintagma, nominale o di diversa natura. Si suppone che ogni lingua presenti un proprio sistema preposizionale e che ciò derivi dal modo particolare in cui ogni lingua mette in relazione tra di loro le realtà e gli eventi del mondo extralinguistico. Si ignorano, tuttavia, i principi sui quali posa un sistema preposizionale. È vero che alcune preposizioni si dispongono in subsistemi caratterizzati da un certo vettore. Esistono, per esempio, preposizioni che occupano un posto preciso nella sequenza vettoriale “partenza-mèta-percorso-arrivo”, per esempio: #  daaper / attraverso / dafino a / in #. Inoltre esistono coppie di preposizioni che indicano una posizione opposta in senso orizzontale (davanti a, controdietro a, dopo di) oppure in senso verticale (per esempio: sopra, susotto).

Questi sottosistemi non sono tuttavia d’aiuto per chi tenta di spiegare la complessità dei rapporti che legano reciprocamente le preposizioni di ogni singola lingua; in una parola, essi non fanno sistema. Per questa ragione i grammatici, quando introducono l’argomento ‘preposizioni’, non trovano di meglio che elencarle per ordine alfabetico, se non addirittura mediante filastrocche.2 L’ordine alfabetico è usuale nelle grammatiche d’esperanto: al, anstataŭ, antaŭ, apud, ĉe, ĉirkaŭ, da, de, dum, ekster, el, en, ĝis, inter, je, kontraŭ, krom, kun, laŭ, malantaŭ, malgraŭ, per, po, por, post, preter, pri, pro, sen, sub, super, sur, tra, trans.3

Detto per inciso, colpisce il gran numero di preposizioni di questa lingua (34 unità) rispetto al numero, assai più contenuto, delle preposizioni nelle lingue etniche. Tuttavia la maggior parte delle preposizioni dell’esperanto corrisponde in altre lingue a delle locuzioni preposizionali.4


2 - La proposta di Viggo Brøndal
Epocale per quanto quasi sconosciuta è la proposta avanzata da Viggo Brøndal (1887-1942) per la formulazione di una griglia classificatoria teoricamente valida per ogni lingua dotata di preposizioni. Il sistema ideato dal linguista danese si basa essenzialmente sull’intersecarsi di due relazioni fondamentali della logica matematica: la transitività5 e la simmetria.6

‘Transitiva’ è, per esempio, la preposizione in in quanto un oggetto x1 può trovarsi in un oggetto x2 più grande di lui, il quale, a sua volta, si trova in un oggetto x3 ancora più grande fino all’infinito. L’oggetto x1 è quindi contenuto anche in x. Transitività: x1 in x2 in x3 (…) in x.

Ugualmente ‘transitiva’ è la preposizione con, dato che un oggetto x1 può presentarsi con il dettaglio x2, il quale, a sua volta, si presenta con il dettaglio x3, sempre più piccolo fino all’infinito. L’oggetto x1 si presenta quindi anche con il dettaglio x. Transitività: x1 con x2 con x3 (…) con x.

Sono invece ‘intransitive’ le preposizioni a, da e di. Infatti, se si stabilisce che l’oggetto x si rapporta all’oggetto y, ciò significa che tale rapporto è da considerarsi esclusivo. Ugualmente, se si stabilisce che l’oggetto x proviene dal luogo y, ciò significa che si prescinde da eventuali provenienze precedenti. Intransitività: x a y # ; x da y #.

La preposizione con è inoltre ‘simmetrica’, poiché, se l’oggetto x1 si trova con l’oggetto x2 e quest’oggetto si trova, a sua volta, con l’oggetto x3, quest'ultimo si trova anche con l’oggetto iniziale x1. Simmetria: x1 con x2 con x3 con x1. In casi particolari anche la preposizione di è ‘simmetrica; per esempio, se una persona x è parente della persona y, reciprocamente la persona y è parente della persona x.7

‘Asimmetrica’ è la preposizione a. Asimmetria: x a y #.


Diagramma 18




/- Intransitive

neutre

/+ Transitive

Asimmetriche -/

-/- A




-/+ SU, IN9

neutre










Simmetriche +/

+/- DI




+/+ CON

3 - Preposizioni proprie e preposizioni ‘situative’


Ideando questa griglia classificatoria Brøndal ha avuto due grandi meriti. Da una parte, egli ha introdotto per la prima volta nel dibattito scientifico la questione se anche le preposizioni si dispongono in un sistema di opposizioni, e, datane una risposta affermativa, egli ha indicato un metodo per descrivere il sistema preposizionale proprio di ogni lingua. Il secondo merito di Brøndal non è minore: egli ha distinto chiaramente la categoria delle preposizioni ‘proprie’ o ‘astratte’ dalla categoria delle preposizioni ‘situative’.10

Le preposizioni della seconda categoria non interessano il linguista danese poiché sono troppo pesanti dal punto di vista semantico. Esse designano infatti una situazione nello spazio o nel tempo o qualcosa di simile. Per quanto riguarda l'esperanto, non si dovrebbero pertanto prendere in considerazione preposizioni come anstataŭ, antaŭ, ĉirkaŭ, ekster, kontraŭ, krom, malantaŭ, malgraŭ, post, preter, sub, super, sur, tra e trans.

Sono invece ‘astratte’ le preposizioni che di per sé non indicano alcuna situazione spaziale o temporale.11

La distinzione tra preposizioni ‘astratte’ e preposizioni ‘situative’ non è di secondaria importanza, visto che quadri teorici come quello della linguistica generativa trasformazionale hanno assai contribuito assai a confondere le idee in questo campo. Linguisti rinomati sono infatti scivolati senza neppure accorgersene in una trappola di natura terminologica. Poiché il nesso ‘preposizione’ + ‘sostantivo’ o ‘sintagma nominale’ (Prep + SN) viene generalmente chiamato ‘sintagma preposizionale’ (in inglese Preposition Phrase [PP] ), si è supposto che deve pure esistere un parallelo tra il sintagma preposizionale e il sintagma nominale (in inglese Noun Phrase [NP] ).12 Tale parallelo si è poi preteso di trovarlo anche con il ‘sintagma aggettivale’ (Adjective Phrase [AP], per es.: “avido di gloria”) e con il sintagma verbale (Verb Phrase [VP] ).

Si è quindi concluso che, così come l’elemento reggente ovvero la Testa di un sintagma nominale è costituito dal sostantivo che, al suo interno, non è introdotto da una preposizione (per es.: “scrittore” nei sintagmi nominali “un famoso scrittore” e “scrittore di romanzi”), ugualmente l’elemento reggente del sintagma preposizionale è costituito dalla preposizione stessa (per es.: “di” in “di romanzi”). Di conseguenza alla preposizione è stata attribuita la funzione di reggere il sostantivo seguente. Per giustificare tale affermazione si è sostenuto che gran parte delle preposizioni derivano da avverbi ‘situativi’ da cui dipendeva un sostantivo.13

Non si può certo negare che per una certa parte di preposizioni ‘astratte’ è ancora possibile rintracciare la loro etimologia; ossia che, per una parte di esse, si può ricostruire abbastanza facilmente un processo di grammaticalizzazione a partire da determinati sostantivi o aggettivi. Questo è il caso, per esempio, della preposizione araba ‘in’, che deriva da un’espressione corrispondente a “nella bocca di …”. Così la preposizione neoaramaica reš ‘su, sopra’ risale a una locuzione equivalente a “sulla testa di …”.14

È tuttavia indispensabile aver chiara la differenza che intercorre tra le preposizioni ‘astratte’, le preposizioni ‘situative’ e le locuzioni preposizionali. Non c’è dubbio infatti che queste ultime contengono un sintagma preposizionale che dipende da un avverbio o da un sostantivo, per es.: ‘assieme a suo fratello’, ‘dentro al castello’, ‘di fronte alla chiesa’, ‘fuori di testa’, ‘diversamente da quanto detto’ ecc. In altri termini, il sintagma nominale contenuto nel sintagma preposizionale (per es. ‘suo fratello’ all’interno di ‘assieme a suo fratello’) non dipende dalla preposizione (in questo caso ‘a’), bensì dall’avverbio (in questo caso ‘assieme’) o da un altro sostantivo (per es. ‘fronte’ in ‘di fronte alla chiesa’).

La preposizione dunque non regge il sostantivo; essa si limita invece a subordinare il sostantivo (che chiameremo B) ad un’altra parte del discorso (che chiameremo A) che può essere tanto un altro sostantivo, quanto un aggettivo, un avverbio, un verbo o un’intera proposizione, per es.: ‘una corona di fiori’, ‘sordo ai bisogni altrui’, ‘conformemente alle indicazioni ricevute’, ‘si innamorò di Lucia’, ‘laborò per tutta la giornata’. La preposizione è dunque semplicemente un morfema che stabilisce un particolare rapporto di dipendenza di un termine B (il sostantivo contenuto nel sintagma preposizionale) rispetto ad un termine A.

Secondo una geniale intuizione di Lucien Tesnière, il caposcuola della ‘Grammatica della dipendenza’, il quale si è dichiaratamente ispirato alla grammatica dell’esperanto15, le preposizioni sono dei ‘traslativi’16, ossia dei morfemi che hanno la funzione di trasformare i sostantivi che precedono in altre categorie grammaticali, nella fattispecie conferiscono loro la funzione equivalente a quella di un aggettivo (diremmo di un ‘modificatore’, per es. “le livre de Pierre”) o a quella di un avverbio (per es. “j’arrive de Paris”).17
4 - Una proposta alternativa per classificare le preposizioni
Proviamo ora a sfruttare la griglia proposta da Viggo Brøndal e ad attingere da essa eventuali spunti metodologici che ci permettano di classificare le preposizioni, se possibile, con maggiore successo.

Cominciamo dunque da un asse verticale alla cui sommità collochiamo la parte del discorso A () da cui dipende il sintagma preposizionale. Alla base dell’asse verticale collochiamo invece il sostantivo B (===) che è preceduto dalla preposizione. Tra A e B disegniamo una freccetta rossa rivolta verso il basso. Essa ha il compito di rappresentare ogni preposizione che ha la funzione di indicare che l’elemento A ‘supera’ l’elemento B, ossia che A corrisponde ad un oggetto o ad un evento extralinguistico che è più potente, più alto, più animato o più dinamico ecc. rispetto all'oggetto o all'evento designato dal sostantivo B.


Immagine 1  A

=== B


Intuitivamente quest’immagine dovrebbe suggerire che l’elemento A si protende o si proietta sull’elemento B, per esempio nella frase “Il bicchiere cadde (A) sul pavimento (B)”.
Prendendo in prestito dalla teoria psicologica gestaltica i termini fondamentali di Figura e di Sfondo - termini e concetti adottati dalla linguistica cognitiva18 - considereremo l’elemento A come una Figura (Trajector : ) e il sostantivo B come uno Sfondo (Landmark : ===) e cercheremo di ‘applicare’ mediante la nostra attenzione tale Figura su tale Sfondo. Diremo allora che A è per B, su B, sopra B, contro B, (immette) in B ecc.

Se, al contrario, alla sommità dell’asse verticale metteremo il sostantivo B, ossia lo Sfondo, e alla sua base metteremo l’elemento A, ossia la Figura, e se in seguito disegneremo una freccetta blu diretta alla Figura, ebbene, questa freccetta dovrà rappresentare ogni preposizione che indica che lo Sfondo ‘supera’ la Figura, ossia che il sostantivo B designa un oggetto o un evento extralinguistico che è più potente, più grande, più vasto, più stabile, più antico o più autorevole ecc. dell’oggetto o dell’evento designato dall’elemento A. Diremo allora che A è sotto B, dopo B, dietro B ecc.


Immagine 2 === B

 A


Intuitivamente quest’immagine dovrebbe suggerire che l’elemento A emerge o si staglia dall’elemento B, per esempio nella frase “dal soffitto (=== : Sfondo) gocciolava dell’acqua (: Figura)”.
In tal modo possiamo già distinguere due grandi classi di preposizioni: (1) le preposizioni che indicano una ‘applicazione’ della Figura sullo Sfondo, e (2) le preposizioni che al contrario indicano una ‘applicazione’ dello Sfondo sulla Figura. Questo secondo tipo di ‘applicazone’ lo chiameremo ‘retroapplicazione’ e lo distingueremo con il colore blu. Il colore che distinguerà il primo tipo di ‘applicazione’ sarà il rosso.

Possiamo ora riempire le caselle di mezzo (neutre) della griglia di Brøndal. Nella casella superiore metteremo le preposizioni ‘applicative’ per, su, sopra, dentro, contro, circa e oltre. Si tratta, se si eccettua per, di preposizioni con un marcato significato ‘situativo’.


Diagramma 2







neutre




Applicative




PER

su sopra dentro contro circa oltre






neutre










Retroappli-cative









Nella casella di mezzo inferiore inseriamo invece le preposizioni ‘retroapplicative’ sotto, dopo, dietro, eccetto, tranne e malgrado. Anche in questo caso, almeno per quanto riguarda sotto, dopo e dietro, si tratta di preposizioni con un evidente significato ‘situativo’.


Diagramma 3







neutre




Applicative




PER

su sopra dentro contro circa oltre






neutre










Retroappli-cative




sotto dopo dietro eccetto tranne malgrado



Oltre alle preposizioni ‘applicative’ con cui abbiamo riempito la casella superiore di mezzo della griglia di Brøndal, esistono altre preposizioni ‘applicative’, questa volta più astratte, il cui compito è quello di proporre lo Sfondo come qualcosa che ha dimensioni e che esiste nella stessa sfera spazio-temporale della Figura. Preposizioni ‘applicative’ di questo tipo sono in, durante, tra e attraverso. Rientra in questo gruppo di preposizioni anche la preposizione per nella sua accezione ‘dimensionale’. Esempi: ‘in inverno si accendono le stufe’, ‘leggere un libro in quattro giorni’, ‘accorrere in gran numero’, ‘smettila di vedere in me un nemico!’, ‘gettare nel cestino’, ‘spaccare un ceppo in due parti’, ‘credere in Dio’, ‘non parlare in presenza del maestro’; ‘dentro il castello c’era un torrione’, ‘il lavoro sarà fatto dentro il mese’; ‘dormì durante tutto il discorso’; ‘tra la finestra e la porta c’era un tavolo, ‘infilando la testa tra i cespugli, ‘tornerò tra due settimane’; ‘gettò uno sguardo attraverso il vetro della finestra’; ‘incontrare qualcuno per strada’, ‘afferrare qualcuno per il braccio’, ‘parlare per telefono’, ‘la strada prosegue per due chilometri’, ‘assentarsi per tre settimane’, ‘il treno passerà per Bologna’, ‘urlare per il dolore’.

Di queste preposizioni solo in e per sono assolutamente astratte, in quanto durante deriva dalla grammaticalizzazione di un aggettivo, mentre tra e attraverso manifestano ancora una traccia del loro primitivo valore avverbiale nell’esigere l’intervento della preposizione di quando si legano a un pronome personale o riflessivo, per es.: ‘tra di noi’, ‘attraverso di loro’.

Inseriremo in, durante, tra e attraverso nella casella superiore di destra e le chiameremo ‘preposizioni applicative dimensionali’.


Diagramma 4







neutre

Dimensionali

Applicative




PER

su sopra dentro contro circa oltre



IN
durante tra attraverso

neutre










Retroappli-cative




sotto dopo dietro eccetto tranne malgrado



Sono ugualmente ‘dimensionali’ ma ‘retroapplicative’ le preposizioni con, tramite, mediante, lungo e presso, per esempio nelle frasi: ‘mangiare con un amico’, ‘morire con la propria vittima’, ‘una barca con lunghi remi’, ‘il negoziante parlò con un cliente’, ‘Carlo reagì con rabbia’; ‘Carlo scrive con la matita’; ‘consegnare un documento tramite un dipendente’; ‘viaggiare lungo il Reno’; ‘un villaggio presso il fiume’.

Di queste preposizioni solo con è assolutamente astratta, poiché tramite deriva dalla grammaticalizzazione di un sostantivo, mentre mediante e lungo derivano dalla grammaticalizzazione di aggettivi. Per quanto riguarda la preposizione presso, essa manifesta ancora una traccia del suo originario valore avverbiale nell’esigere l’intervento della preposizione di quando si lega a un pronome personale o riflessivo, per es.: ‘presso di sé’.

Inseriremo con, tramite, mediante, lungo e presso nella casella inferiore di destra e le chiameremo ‘preposizioni retroapplicative dimensionali’.


Diagramma 5







neutre

Dimensionali

Applicative




PER

su sopra dentro contro circa oltre



IN
durante tra attraverso

neutre










Retroappli-cative




sotto dopo dietro eccetto tranne malgrado

CON

tramite mediante

lungo presso

Nella casella superiore di sinistra inseriremo quindi le preposizioni ‘applicative’ che, nella mente dell’interlocutore/lettore, hanno il compito di presentare lo Sfondo a prescindere dalle sue eventuali dimensioni e dalla sua eventuale esistenza nella stessa sfera spazio-temporale della Figura. Tali sono le preposizioni ‘applicative’ a e verso, e la pseudopreposizione come. Le chiameremo ‘preposizioni applicative adimensionali’. Ad esse si aggiunge la preposizione per nella sua accezione ‘adimensionale’.

Esempi: ‘andare al la mercato’, ‘bussare alla porta’, ‘rispondere a qualcuno’, tendenza alla malinconia’, ‘dare qualcosa a qualcuno’, ‘far bere birra a un bambino’, ‘sordo ad ogni consiglio’, ‘molto caro agli amici’, ‘sedersi a tavola’, ‘essere snello ai fianchi’, ‘all’inizio si scherzava’, ‘lavorare all’università’, ‘scomparire al canto del gallo’, ‘svegliarsi alle cinque’; ‘leale verso gli amici’, ‘incamminarsi verso casa’, verso le dieci’, ‘grande come un armadio’, ‘trattare qualcuno come un criminale’, ‘lui come segretario potrà facilmente risolvere la faccenda’; ‘partire per le vacanze’, ‘avere predisposizione per la musica’, ‘dare una notizia per certa’, ‘per me ti sbagli’, ‘multare per eccesso di velocità’, ‘vendere una casa per 100.000,00 euro’.

La preposizione verso manifesta ancora una traccia del suo originario valore avverbiale quando richiede l’intervento della preposizione di, per es. ‘verso di lei’.


Diagramma 6




Adimensionali

neutre

Dimensionali

Applicative

A
verso come

PER

su sopra dentro contro circa oltre



IN
durante tra attraverso

neutre










Retroappli-cative




sotto dopo dietro eccetto tranne malgrado

CON

tramite mediante

lungo presso

Resta da riempire la casella inferiore di sinistra della griglia di Brøndal. Qui collocheremo le preposizioni ‘retroapplicative’ di, da e senza. Anch’esse hanno il compito presentare lo Sfondo a prescindere dalle sue eventuali dimensioni e dalla sua potenziale esistenza nella stessa sfera spazio-temporale della Figura. Le chiameremo ‘preposizioni retroapplicative adimensionali’.

Si vedano, per esempio, le frasi: ‘La bicicletta di Carlo’ ( ‘La bicicletta appartiene a Carlo’), ‘Carlo fa il pittore di professione’ ( La professione di Carlo è la pittura’), ‘Il ramo brulicava di formiche’ ( Le formiche brulicavano sul ramo’), ‘Carlo spalmò il pane di burro’ ( Carlo spalmò il burro sul pane’), ‘Tu sei più ambizioso di Carlo’ ( Carlo è ambizioso’), ‘Carlo arriva da Roma’ ( Carlo era a Roma; adesso è qui’), ‘Egli prese la giacca dall’attaccapanni’ ( La giacca era sull’attaccapanni’, ‘La porta fu aperta da Carlo’ ( Carlo aprì la porta’).
Diagramma 7a SISTEMA PREPOSIZIONALE DELL’ITALIANO19





Adimensionali

neutre

Dimensionali

Applicative

A
verso come

PER

su sopra dentro contro circa oltre



IN
durante tra attraverso

neutre










Retroappli-cative

DI DA
senza

sotto dopo dietro eccetto tranne malgrado

CON

tramite mediante

lungo presso


Diagramma 7b SISTEMA PREPOSIZIONALE DELL’ESPERANTO20






Adimensionali

neutre

Dimensionali

Applicative

AL ĜIS
KIEL
ĈE JE

POR SUR

SUPER ANTAŬ

KONTRAŬ

ĈIRKAŬ

PRETER TRANS

EN DUM


TRA INTER

neutre










Retroappli-cative

DE EL DA
OL
PRO PRI SEN

SUB POST

MALANTAŬ KROM EKSTER

ANSTATAŬ

MALGRAŬ

KUN PER


LAŬ APUD

Otteniamo in tal modo una griglia simile a quella ideata da Viggo Brøndal. In essa le preposizioni - in questo casso le preposizioni dell’italiano e dell’esperanto - vengono classificate grazie all’intersecazione di due criteri, analogamente a quanto ha fatto il linguista danese. La due caselle di destra, contenenti le ‘preposizioni dimensionali’ (la colonna di destra del diagramma 7 a-b) coincidono in effetti con le due caselle di destra di Brøndal che contengono le ‘preposizioni transitive’. Ugualmente, le due caselle di sinistra (la colonna di sinistra del diagramma 7 a-b) che ospitano le ‘preposizioni adimensionali’ coincidono con le caselle di Brøndal che contengono le ‘preposizioni intransitive’.

Oltre a ciò, è interessante e significativo che le tre caselle delle ‘preposizioni applicative’ (la fascia superiore del diagramma 7 a-b), ossia delle preposizioni che indicano che la Figura (l’elemento A) viene applicata o proiettata sullo Sfondo (l’elemento B), coincidono con le caselle di Brøndal che ospitano le ‘preposizioni asimmetriche’. In effetti, l’applicazione o la proiezione è un’azione unidirezionale e non invertibile.21

Al contrario, le tre caselle della fascia inferiore che contengono le ‘preposizioni retroapplicative’, ossia le preposizioni che indicano che la Figura (l’elemento A ) emerge e si staglia dallo Sfondo (l’elemento B ), coincidono con le caselle di Brøndal che ospitano le ‘preposizioni simmetriche’. Ciò potrebbe significare che le relazioni espresse dalle ‘preposizioni retroapplicative’ sono il prodotto di una qualche inversione. In effetti esse risultano dalla trasformazione di operazioni mentali che vengono normalmente espresse da ‘preposizioni applicative’.

Facciamo degli esempi. Il sintagma nominale ‘una pentola con il coperchio’ è il risultato dell’elaborazione dell’operazione ‘applicativa’ ‘sulla pentola sta un coperchio’; ‘il libro di Pietro’ deriva dalla trasformazione del rapporto ‘applicativo’ contenuto nella frase ‘il libro appartiene a Pietro’; il sintagma nominale ‘un anziano circondato da tutta la sua famiglia’ deriva dalla frase attiva (‘applicativa’) ‘tutta la famiglia circonda l’anziano’. A sua volta la frase ‘il medico viene dalla città’ presuppone che ‘il medico era in città e che ora è qui’. Un ulteriore esempio è la frase ‘il negoziante parlò con un cliente’, frase che sembra trarre origine dalla fusione di due eventi ‘applicativi’: ‘il negoziante parlò a un cliente’ e ‘questi gli parlò’. Ugualmente la frase ‘Carlo reagì con rabbia’ sembra derivare della fusione di ‘Carlo reagì’ e ‘egli era rabbioso’; mentre la frase ‘Carlo scrive con una matita’ presuppone eventi ‘applicativi’ come ‘la matita serve a Carlo per scrivere’ e ‘Carlo per scrivere usa una matita’. Infine la frase ‘Carlo spalmò il pane con il burro’ costituisce l’inverso della frase ‘Carlo spalmò il burro sul pane’.

È opportuno chiedersi a questo punto, perché le tre caselle della fascia intermedia del diagramma restano vuote. La risposta è che la casella centrale deve necessariamente rimanere vuota poiché essa si trova al di fuori della dinamica incrociata dei due criteri di classificazione: (1) applicatività sì/no, (2) dimensionalità sì/no. Al contrario, le caselle intermedie di destra e di sinistra sono occupate solo in alcune particolari lingue come, per esempio, le lingue semitiche occidentali. In queste lingue (fenicio, ebraico, aramaico, arabo, etiopico) la casella intermedia di destra è occupata dalla preposizione b(a/e/i)-, che significa al tempo stesso in (applicazione) e con/mediante (retroapplicazione), per esempio in ebraico: Genesi 22,13: «wa-yyar’ we-hinne ayil aïar ne’eïaz ba-ssebak be-qarna(y)w» “(Allora Abramo alzò gli occhi) e vide un ariete impigliato con/nelle corna in/con un cespuglio”; Deuteronomio 6,5: «ahabta et YHWH eloheka be-kol lebabka u-b-kol nafška u-b-kol me’odeka» “Tu amerai il Signore tuo dio con/in tutto il tuo cuore, con/in tutta la tua anima e con/in tutta la tua forza”.

A sua volta, la casella intermedia di sinistra, nel sistema preposizionale di queste lingue, è occupata dalla preposizione l(a/e/i)-, la quale significa al contempo a (applicazione) e di (retroapplicazione), per esempio in ebraico: Salmo 3,1: «mizmor le-dawid» “salmo di/a Davide”; 2 Re 5,9: «petaï ha-bbayit le-’eliša‘» “la porta della casa di/a Eliseo”.
5 - Conclusioni
Il diagramma 7 rappresenta un tentativo di raffigurare le strutture portanti del sistema preposizionale della lingua italiana (7a) e di quello della lingua pianificata esperanto (7b). Si ritiene che tale griglia di opposizioni sia adatta a classificare le preposizioni di ogni altra lingua e non solo le preposizioni. Per ottenere una raffigurazione alternativa al diagramma 7 bisogna preliminarmente invertire l’immagine 1 e l’immagine 2:
 A === B

Immagine 1 

=== B   A
=== B  A

Immagine 2 

 A === B
Si ricava in tal modo un diagramma circolare, in cui la parte del discorso A (un sostantivo, un aggettivo, un avverbio, un verbo o un’intera proposizione), ossia l’elemento che corrisponde alla Figura (), viene a trovarsi al centro. Il sostantivo B, davanti al quale è messa la preposizione, cioè l’elemento corrispondente allo Sfondo, si trova invece alla periferia del diagramma. Le freccette rosse e blu rappresentano rispettivamente le preposizioni ‘applicative’ e quelle ‘retroapplicative’ che si intromettono tra l’elemento A e l’elemento B.

Diagramma 8a (italiano) B



PER

su sopra dentro

contro circa oltre


B B

A IN

verso durante tra

COME attraverso

 A 


DI   CON

DA presso lungo

senza  tramite mediante



B B

sotto dopo dietro

eccetto tranne

malgrado



B

Diagramma 8b (esperanto) B



POR SUR

SUPER ANTAŬ KONTRAŬ

ĈIRKAŬ PRETER TRANS


B B

AL ĜIS EN DUM

KIEL

ĈE JE TRA INTER

 A 


DE DA   KUN PER

PRO PRI LAŬ

EL SEN OLAPUD

B B

SUB POST MALANTAŬ

KROM EKSTER

ANSTATAŬ MALGRAŬ

B

Il diagramma 8, nelle sue varianti 8a e 8b, si presenta come un cerchio in cui sono disposti in un determinato ordine le preposizioni dell’italiano e dell’esperanto. Le preposizioni più astratte sono collocate nel settore sinistro del diagramma (‘preposizioni adimensionali’); meno astratte risultano quelle collocate nel settore destro (‘preposizioni dimensionali’); sono invece provviste di valore situativo, indicano cioè una specifica collocazione nello spazio o nel tempo la maggior parte delle preposizioni disposte nei settori superiore e inferiore del cerchio. Ogni gruppo di preposizioni è in qualche modo affine al gruppo che sul cerchio lo segue o lo precede in senso orario o antiorario.

Le preposizioni esposte su questo cerchio sono dunque gli strumenti di relazione che il parlante utilizza di volta in volta per confermare a se stesso e per comunicare ai suoi simili in che modo egli monta e rimonta i singoli contenuti del suo percepire il mondo extralinguistico.

Le preposizioni ‘applicative’ sono tra gli strumenti che rappresentano le operazioni mentali di montaggio e di aggregazione dei dati della percezione. Al contrario, le preposizioni ‘retroapplicative’ sono tra gli strumenti che servono a trasformare e riutilizzare i risultati delle operazioni ‘applicative’. Per esempio, mediante le preposizioni ‘retroapplicative’ da e di la frase “Carlo comprò una bicicletta” viene trasformata rispettivamente nei sintagmi nominali “la bicicletta comprata da Carlo” e “la bicicletta di Carlo”. Per mezzo delle preposizioni ‘retroapplicative’ si creano dunque nuovi aggregati di concetti e si può allo stesso tempo ricostruire l’originaria gerarchia semantica dei singoli componenti degli aggregati. Nel caso specifico del sintagma nominale “la bicicletta comprata da Carlo” le premesse sono due: che qualcuno ha comprato una bicicletta e che l’acquirente è stato Carlo.

Oltre ad aggregare o a trasformare i dati della percezione, la preposizione svolge anche il compito di indicare in che modo il parlante concepisce e propone al suo interlocutore lo Sfondo espresso dal sostantivo (B ) che la segue: se lo concepisce in forma dimensionale e come coesistente con la Figura espressa dall’elemento A, oppure se per il parlante l’eventuale dimensione dello Sfondo e la sua potenziale coesistenza con la Figura risultano irrilevanti.

Se, per esempio, vediamo una barca e la sua vela e mettiamo a fuoco solo la barca, quest’ultima assume il ruolo di Figura, e la vela, di conseguenza, funge da Sfondo. Se ora vogliamo sottolineare la coesistenza dello Sfondo con la Figura, diremo “una barca con la vela”. Al contrario, se per noi questa coesistenza è irrilevante ai fini della comunicazione, diremo “una barca a vela”. Si dà infatti il caso che le barche a vela possano provvisoriamente stare senza vela. Infine, se il luogo evocato dalla parola “periferia (di città)” viene concepito in forma dimensionale, ossia come il territorio compreso tra i confini del centro urbano e la campagna, diremo “abitare in periferia”, usando la preposizione ‘applicativa dimensionale’ in, che si trova nella parte destra del cerchio. Se invece “periferia” viene concepita come l’insieme dei punti che delimitano da ogni lato una città, ossia in modo non dimensionale, diremo “abitare alla periferia della città”, usando la preposizione ‘applicativa adimensionale’ a, che si trova nella parte sinistra del cerchio.

Il modello di raffigurazione di un sistema preposizionale che è stato qui proposto non è in grado di spiegare più di tanto, ma offre - si spera - una griglia di opposizioni che può rivelarsi utile per ulteriori ricerche.

BIBLIOGRAFIA


Brøndal 1967 = Brøndal, Viggo, Teoria delle preposizioni. Introduzione a una semantica razionale, Milano 1967: Silva ed. (Præpositionernes Theori, København 1940; Théorie des prépositions. Introduction à une sémantique rationelle, Copenhague 1950: Ejnar Munksgaard).

Devoto-Oli 1971 = Devoto, Giacomo - Oli, Gian Carlo, Dizionario della Lingua Italiana, Firenze 1971: Le Monnier.


Jackendoff 1991= Jackendoff, Ray, X/bar Syntax. A Study of Phrase Structure, Cambridge, Massachusetts, - London, England, 1977, ristampa 1991: MIT Press.
Langacker 1982 = Langacker, R.W., “Space Grammar, Analysability, and the English Passive”, Language, 58 (1982), pp. 22-80.
Luraghi-Gaeta 2003 = Luraghi, Silvia – Gaeta, Livio, “Introduzione”, in Livio Gaeta – Silvia Luraghi (a cura di), Introduzione alla Linguistica Cognitiva, Roma 2003, pp. 17-35.
Migliorini 1986 = Migliorini, Bruno, Manuale di Esperanto, 4° edizione, Milano 1986: Cooperativa Editoriale Esperanto.
PAG 1980 = Kalocsay, Kálmán - Waringhien, Gaston, Plena Analiza Gramatiko de Esperanto, Rotterdam 1980.
Pennacchietti 1974 = Pennacchietti, Fabrizio Angelo, “Appunti per una storia comparata dei sistemi preposizionali semitici”, Annali dell’Istituto Orientale di Napoli, 34, N.S. XXIV (1974), pp. 161-208 + 7 tavole.
Pennacchietti 1976 = Pennacchietti, F.A., “La prepozicia sistemo de Esperanto”, in István Serdahelyi (edit.), Esperantologiaj Kajeroj 1, Budapest, ELTE, 1976, pp. 137-153.
Pennacchietti 1978 = Pennacchietti, F.A., “Uno sguardo comparativo sul comparativo semitico”, Atti del 1° Convegno Italiano sul Vicino Oriente Antico, Roma, 22-24 Aprile 1976 (Orientis Antiqui Collectio - XIII), Roma 1978, pp. 175-197.
Pennacchietti 1981 = Pennacchietti, F.A., “Indicazioni preliminari sul sistema preposizionale dell’eblaita”, in Luigi Cagni (a cura di), La lingua di Ebla. Atti del Convegno internazionale (Napoli, 21-23 aprile 1980), Napoli 1981, pp. 291-319.
Pennacchietti 2005 = Pennacchietti, F.A., “Sull’etimologia e sul significato della preposizione araba ‘an”, in Bogdan Burtea - Josef Tropper - Helen Younansardaroud (Hrsg.), Studia Semitica et Semitohamitica. Festschrift für Rainer Voigt anläßlich seines 60. Geburtstages am 17. Januar 2004, Münster 2005: Ugarit-Verlag, pp.283-306.
Rizzi 1988 = Rizzi, Luigi, “Il sintagma preposizionale”, in Lorenzo Renzi (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione, Volume I, La frase. I sintagmi nominale e preposizionale, Bologna 1988 : Il Mulino, pp. 507-531.
Rubin 2005 = Rubin, Aaron D., Studies in Semitic Grammaticalization, Winona Lake, Indiana, 2005: Eisenbrauns.
Taylor 1993 = Taylor, J.R., “Prepositions: Patterns of polysemization and strategies of disambiguation”, in C. Zelinsky-Wibbelt (ed.), The Semantics of Prepositions, Berlin / New York 1993, 151-175.
Taylor 2002 = Taylor, J.R., Cognitive Grammar, Oxford 2002: Oxford University Press.
Tesnière 1959 = Tesnière, Lucien, Éléments de syntaxe structurale, Paris 1959: C. Klincksieck.



1 Cf. Devoto-Oli 1971, p. 1773c.

2 Si pensi alla sequenza mnemonica “di, a, da, in, con, su, per, tra, fra” in uso nelle scuole elementari.

3 Cf. PAG 1980, p. 168, § 120; Migliorini 1986, pp. 67-71, §§ 86-88.

4 Cf. PAG 1980, pp. 169-170, § 122, per esempio ‘vicino a’, ‘a causa di’, ‘compatibilmente con’. Mentre il numero delle preposizioni è in ogni lingua limitato e stabile, il numero delle locuzioni preposizionali è virtualmente illimitato; cf. Brøndal 1967, p. 38.

5 La proprietà transitiva della relazione di uguaglianza è, per esempio, quella per cui dalle ipotesi a = b e b = c si deduce, come consequenza, a = c; cf. Brøndal 1967, pp. 59, 65.

6 Una relazione è simmatrica se arb implica sempre bra; cf. Brøndal 1967, pp. 59, 65.

7 Cf. Brøndal 1967, p. 59.

8 Cf. Brøndal 1967, pp. 197-204.

9 Secondo Brøndal le preposizioni analoghe a italiano in si collocano nella casella transitiva (dimensionale) di mezzo; cf. Brøndal 1967, pp. 197-204.

10 Cf. Brøndal 1967, pp. 39, 62-63. I grammatici distinguono normalmente le preposizioni in due gruppi: le preposizioni ‘proprie' o ‘primarie’ e quelle ‘improprie’, ‘secondarie’ o ‘avverbiali’; cf. Rizzi 1988, p. 507. Non si distingue tuttavia tra preposizioni come dietro e davanti. La seconda richiede sempre l’intervento della preposizione a (‘davanti alla porta’), mentre tale intervento con la prima dipende dall’uso o è facoltativo (‘dietro le quinte’, ‘dietro alle sbarre’). Ritengo che si possa parlare di preposizione avverbiale (secondo Brøndal: ‘situativa’) solo nel caso in cui l’intervento di una preposizione monosillabica non ha luogo. Quando invece tale intervento ha luogo abbiamo semplicemente a che fare con un avverbio che regge un sintagma preposizionale.

11 Cf. Brøndal 1967, p. 55.

12 Cf. Rizzi 1988, p. 508: “Il sintagma preposizionale è definito dall’avere come testa una preposizione. … la preposizione prende come complemento un sintagma nominale”.

13 Cf. Jackendoff 1991 (1977), pp. 14, 78-80, 137-139, 144.

14 Cf. Rubin 2005, pp. 46-48.

15 Cf. Tesnière 1959, p. 64.

16 Cf. Tesnière 1959, pp. 377-378, 408-410.

17 Cf. Tesnière 1959, p. 459.

18 Cf. Langacker 1982; Taylor 1993; Taylor 2002; Luraghi-Gaeta 2003.

19 Un diagramma simile al diagramma 7a è stato proposto per la prima volta in Pennacchietti 1974 per lo studio della storia comparata dei sistemi preposizionali delle lingue semitiche. Esso è stato successivamente impiegato in Pennacchietti 1978, idem 1981 e idem 2005.

20 Il diagramma 7b, che illustra l’impianto essenziale del sistema preposizionale dell’esperanto, è stato pubblicato per la prima volta in Pennacchietti 1976, p. 153. Da allora sono intervenute modifiche di poco conto.

21 Cf. Brøndal 1967, p. 65.



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