Filosofia dello Spirito



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Hegel :Filosofia dello Spirito

Lineamenti di filosofia del diritto
Quando l'esteriorità della natura ha esaurito le sue possibilità e, per di più, le ha esaurite nel suo punto più alto (il regno animale, privo di evoluzione temporale), allora arriva il momento supremo della triade: lo spirito . Esso è dato dall'unione di interno ed esterno, di idea e natura, ed è, in fin dei conti, quel pensiero calato nell' oggettività che siamo soliti definire 'uomo'. Anche lo spirito presenta una struttura triadica, e avremo uno spirito soggettivo, uno spirito oggettivo e uno spirito assoluto, il che sembra una contraddizione insuperabile: se lo spirito non è altro che la sintesi di soggettivo (Idea) e oggettivo (natura), che senso ha parlare di uno spirito soggettivo e di uno spirito oggettivo? In realtà, la soggettività e l'oggettività di cui tratta ora Hegel, non sono in sè, bensì sono la soggettività e l'oggettività dello spirito: sarà spirito oggettivo, ad esempio, lo spirito nella misura in cui si realizza nell'esteriorità, ovvero la storia, la politica, il diritto, lo stato, la guerra, e via discorrendo. E' evidente che non è più l'oggettivazione della natura, ma è lo spirito in quanto spirito che si attribuisce oggettività: una cosa è l'esteriorizzazione inconscia della natura, tutt'altra cosa sono le esteriorizzazioni dello spirito, che sono coscienti. Si può dire, ricorrendo ad una metafora, che l'uomo produce le istituzioni politiche come il mollusco si produce la sua conchiglia, però l'operazione del mollusco è inconscia (pur esprimendo anch'essa razionalità), quella dell'uomo presenta invece razionalità esplicita e conscia. Lo spirito soggettivo è l'uomo come singolo: se alla logica spettava la descrizione di Dio prima della creazione del mondo e dello spirito finito (ovvero l'uomo), alla Filosofia dello spirito soggettivo spetta invece la descrizione dell'uomo, dello spirito finito. Anche lo spirito soggettivo si divide in tre momenti interni: la sua prima determinazione è quella dell' anima , termine che Hegel desume dalla filosofia aristotelica e, in particolare, dal De anima dello Stagirita: in tale opera, l'anima era intesa non in termini metafisici, ma biologici, come ciò che fa sì che gli animali siano tali. Il momento dell'anima funge da cerniera tra filosofia della natura e filosofia dello spirito: l'anima, infatti, pur essendo qualcosa di spirituale, è molto prossima alla vita biologica della natura, tant'è che nella fase dell'anima lo spirito è ancora uno spirito naturale, le cui manifestazioni sono cioè strettamente connesse con la base naturale da cui scaturiscono. Il secondo momento dello spirito soggettivo è costituito dalla coscienza e Hegel non fa altro che riproporre il contenuto della prima parte della Fenomenologia dello spirito, tralasciando però le parti storiche quali la dialettica servo-padrone o la coscienza infelice. Se con l'anima (la cui scienza è l'antropologia) lo spirito è ancora legato al mondo naturale, con la coscienza esso assume consapevolezza dell'unità tra soggetto e oggetto. La terza manifestazione dello spirito soggettivo è lo spirito propriamente detto, ovvero è lo spirito soggettivo divenuto spirito e studiato dalla psicologia: lo spirito si riconosce in due diverse funzioni (già peraltro colte da Kant) di cui una terza è sintesi: la prima funzione dello spirito prende il nome di spirito teoretico , per sottolineare il momento della conoscenza (e quindi l'azione dell'oggetto sul soggetto), la seconda viene invece designata col nome di spirito pratico , per sottolineare il prevalere del momento della volontà (e quindi l'azione del soggetto sull'oggetto). La sintesi di questi due momenti è data dallo


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