Filosofia



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FILOSOFIA
Il discorso sulla filosofia non è la filosofia. […] Le teorie filosofiche sono al servizio della vita filosofica. […] Nell’epoca ellenistica e romana la filosofia si presenta dunque come un modo di vivere, come un’arte della vita, come una maniera di essere. In effetti la filosofia antica aveva questo carattere, almeno a partire da Socrate. […] La filosofia antica propone all’uomo un’arte della vita, mentre al contrario la filosofica moderna si presenta anzitutto come le costruzione di un linguaggio tecnico riservato a specialisti.

(P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica)


Agli occhi degli stoici la filosofia non consiste nell’insegnamento di una teoria astratta, e meno ancora in un’esegesi di testi, ma in un’arte di vivere, in un atteggiamento concreto, in uno stile di vita determinato, che impegna tutta l’esistenza. L’atto filosofico non si situa solo nell’ordine della conoscenza, ma nell’ordine del “Sé” e dell’essere. È un progresso che ci fa essere più pienamente, che ci rende migliori. È una conversione che sconvolge la vita intera, che cambia l’essere di colui che la compie. Lo fa passare da uno stato di una vita in autentica, oscurata dall’incoscienza, rosa dalla cura, dalle preoccupazioni, allo stato di una vita autentica, dove l’uomo raggiunge la coscienza di sé, la visione esatta del mondo, la pace e la libertà interiori.

(P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica)


È la tensione verso la verità, quindi anche verso la verità logica, a qualificare l’atteggiamento filosofico. Non certo il possesso della verità, come da sempre ci insegna il prefisso “philo”, l’amore per, il desiderio di, non l’appropriazione compiuta della sapienza. (R. Màdera, La carta del senso)
Se la filosofia è esoterica, non è perché alcuni uomini conservano la sua conoscenza, ma perché la maggior parte degli uomini se ne guarda.

(S. Cavell, Must We Mean What We Say?)


La difficoltà della filosofia non è la difficoltà intellettuale delle scienze, bensì la difficoltà di una conversione. Si devono vincere le resistenze della volontà.

(L. Wittgenstein, The Big Typescript)


Socrate adotta un nuovo modo di vita: la meditazione su ciò che sono le cose della vita. Per cui l’“etica” non si trova primariamente in ciò su cui medita, ma nel fatto stesso di vivere meditando. (X. Zubiri, Socrates y la sabiduria griega)
La contemplazione beatificante non consiste di un accumulo di ragionamenti né di una massa di conoscenze apprese, ma occorre che la teoria divenga in noi natura e vita. (Porfirio)
Dio è unicità unificata. Fino all’ultima maglia della catena, tutto è collegato con ogni altra cosa, e così l’essenza divina è al di sotto come pure al di sopra, in cielo e sulla terra. (Mosheh de Leòn, Zohar)
Quando il mondo inferiore avvampa nel desiderio del mondo superiore, questo discende verso di quello, e ambedue i mondi si uniscono e penetrano l’uno nell’altro e nell’uomo. (Mosheh de Leòn, Zohar)
In tutta l’estensione del regno animale la coscienza appare come proporzionale alla potenza di scelta di cui l’essere vivente dispone. Essa illumina la zona delle virtualità che circondano l’atto, e misura lo scarto tra ciò che si fa e ciò che si potrebbe fare. (H. Bergson)
La filosofia non è la costruzione di un sistema, ma la ferma decisione di guardare ingenuamente in sé e intorno a sé. (H. Bergson)
La filosofia […] è il tentativo di considerare tutte le cose come si presenterebbero dal punto di vista della redenzione. La conoscenza non ha altra luce che non sia quella che emana dalla redenzione sul mondo. (Th.W. Adorno, Minima moralia)
La filosofia è proprio l’arte di contraddirsi reciprocamente senza annullarsi.

(N. Gomez Davila)


La filosofia è l’arte di equilibrare spinte divergenti. Filosofo è chi non teme di nutrirsi di evidenze contrarie. La filosofia è la polifonia di una sola voce.

(N. Gomez Davila, Tra poche parole)


L’universo evade dalla sua prigionia quando nell’istanza individuale percepiamo l’essenza. (N. Gomez Davila, Tra poche parole)
La filosofia non è oggetto di apprendimento, ma di conquista.

(N. Gomez Davila, Tra poche parole)


Le parole non comunicano, ricordano.

(N. Gomez Davila, In margine a un testo implicito)


La creazione è il nesso fra l’eternità e la storia.

(N. Gomez Davila, In margine a un testo implicito)


Il naturale e il soprannaturale non sono piani sovrapposti ma fili intrecciati.

(N. Gomez Davila, In margine a un testo implicito)


La legittimità del potere non dipende dalla sua origine, ma dai suoi fini.

(N. Gomez Davila, In margine a un testo implicito)


Coloro che credono nella sostanzialità sono simili a vacche, coloro che credono nella vacuità sono ancora peggio. (Saraha, IX secolo d.C.)
Immagine dell’essenza nella materia: questa è la vita; e il divenire è un’imitazione dell’essere. (Plutarco)
La vera filosofia è reimparare a vedere il mondo. (M. Merleau-Ponty)
Il mondo è inseparabile dal soggetto, ma da un soggetto che altro non è se non una proiezione del mondo; il soggetto è inseparabile dal mondo, ma da un mondo che il soggetto stesso proietta. (M. Merleau-Ponty)
Chi medita scopre ora come l’atteggiamento astratto attribuito da Heidegger e Merleau-Ponty alla scienza e alla filosofia sia in realtà il nostro atteggiamento quotidiano quando non siamo presenti a noi stessi. Questo atteggiamento astratto è, per così dire, la tuta spaziale, l’imbottitura di abitudini e preconcetti, l’armatura con la quale teniamo a distanza la nostra esperienza. (F. Varela)
In quella che per tutti gli esseri è la notte, veglia colui che è padrone di sé. Là dove invece tutti gli esseri sono desti, è notte per il sapiente che vede.

(Bhagavad Gita, 2, 69)


Chi può sapere se il vivere non sia morire e se il morire non sia un vivere? (Euripide)
Per questo gli uomini devono morire, perché non sono in grado di ricongiungere la loro fine con il principio. (Alcmeone di Crotone, DK 24 [B2])
Gli esseri pagano gli uni agli altri la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo. (Anassimandro, DK 12 b 1)
Proprio a partire dalla materia indeterminata si produce la nascita delle cose, e la distruzione si opera con un ritorno a questa materia indeterminata in virtù della necessità; perché le cose subiscono un castigo e un’espiazione le une da parte delle altre, causa le loro ingiustizie, secondo l’ordine del tempo.

(Anassimandro, DK, Frammenti dei presocratici, 1)


Ogni pensatore è dipendente dalla parola che l’Essere gli rivolge. L’ampiezza di questa dipendenza decide della sua libertà da influssi fuorvianti.

(Anassimandro)


L’intelletto che pensa l’Intelligibile è immortale: non si tratta dell’intelletto che fa da sostrato ossia dell’intelletto materiale […] ma si tratta dell’intelletto che diventa come l’intelletto divino quando pensa (perché infatti l’intelletto diventa simile a ciascuna delle cose pensate, quando le pensa, e quale che sia la cosa pensata, l’intelletto, quando la pensa, diventa simile ad essa), e questo intelletto è l’Intelletto che viene in noi dal di fuori ed è incorruttibile.

(Alessandro di Afrodisia, De anima, 90, 13)


Senza l’uomo forse resterebbe il movimento, ma non vi sarebbe il Tempo. Né potrebbe esserci se la mente umana fosse equipaggiata solo per pensare, per riflettere su ciò che è dato, su ciò che è come è e non potrebbe essere altrimenti; in tal caso l’uomo vivrebbe spiritualmente in un presente perpetuo. Sarebbe incapace di rendersi conto che egli stesso, una volta non era e un giorno non sarà più, non sarebbe cioè in grado di comprendere che cosa per lui significa esistere. (H. Arendt, La vita della mente)
In ogni fibra del suo corpo [del fenomeno] vedevo e volevo vedere, cercavo di vedere, credevo di poter vedere l’anima, l’unica essenza spirituale. E perciò, quanto ferma era la mia certezza che il corpo non fosse solamente corpo, solo un’inerte materia, solo qualcosa che si vede, tanto ferma era la certezza opposta dell’impossibilità, dell’inutilità, della presunzione di vedere quell’anima incorporea, spogliata del suo velo simbolico. […] Il positivismo mi disgustava, non meno, però, mi disgustava la metafisica astratta. Io volevo vedere l’anima, ma volevo vederla incarnata. (P. Florenskij, Ai miei figli)
Il contrario della vita è il torpore, la durata immobile di ciò che è identico.

(P. Florenskij, Il significato dell’idealismo)


Niente di ciò che è esteriore, di per sé, può essere identificato con l’universale; d’altra parte però tutto, in un modo o nell’altro, è compenetrato da esso. Da ciò sorge inevitabilmente il pensiero delle corrispondenze tra varie sfere esteriori, che in sé hanno la stessa unità interiore. Tutto ha una corrispondenza, tutto respira armonicamente, tutto è in sintonia.

(P. Florenskij, Il significato dell’idealismo)


I Pitagorici, poiché è soprattutto opportuno tenere presente la cosa più importante nel tutto, e poiché la cosa più importante è il centro, chiamano sentinella di Zeus il fuoco, che occupa questo punto, e lo designano puramente e semplicemente come centro, poiché esso è il centro e dello spazio e della materia e della natura. (Aristotele, De caelo, XIII)
È degno di ricerca anche il modo in cui il tempo si rapporta all’anima, e in forza di che in ogni cosa sembra esserci tempo, sia in terra che in mare che in cielo… Si potrebbe porre la questione se, non essendoci l’anima, ci sarebbe il tempo o no. In effetti, essendo impossibile l’esistenza di ciò che numererà, è impossibile che vi sia anche qualcosa di numerabile; per cui è chiaro che non vi sarebbe neppure il numero. Ché il numero è o ciò che è numerato, o ciò che è numerabile. E se per natura nient’altro numerasse se non l’anima, ossia l’intelletto dell’anima, sarebbe impossibile che vi sia tempo senza che vi sia l’anima, tranne questa cosa che, essendo una volta, è il tempo: per esempio, se è possibile che vi sia movimento senza anima.

(Aristotele - Analitici Secondi - I, 22)


Qual è mai, allora, lo scopo in vista del quale la natura e Dio ci hanno generati? Interrogato su questo, Pitagora rispose: “l’osservare il cielo”, ed era solito dire che era uno che speculava sulla natura e che in vista di questo scopo era venuto al mondo. E dicono che Anassagora, interrogato su quale fosse lo scopo in vista del quale uno poteva desiderare di essere stato generato, rispose alla domanda: “l’osservare il cielo e gli astri che stanno attorno ad esso, e la luna e il sole”, come se non stimasse degne di nessun valore tutte le altre cose.

(Aristotele, Protrettico, fr. 11 Ross.)

Per le anime la vita senza il corpo, che è la vita conforme alla loro natura, è simile alla salute, mentre la vita nel corpo assomiglia alla malattia, in quanto è contraria alla loro natura. (Aristotele, Eudemo, fr. 5 Ross.)
L’intelletto agente è separato, impassibile e non mescolato e intatto per sua essenza: infatti l’agente è sempre superiore al paziente e il principio è superiore alla materia. … Separato, esso è solamente ciò che appunto è, e questo solo è immortale ed eterno. (Aristotele, L’anima, III, 5, 430 a 20-23)
La facoltà sensitiva è in potenza ciò che il sensibile è già in atto. Essa, dunque, patisce in quanto non è simile, ma, quando ha patito, diventa simile ed è come quello. (Aristotele, L’anima, II, 5, 418 a 3-6)
Cosicché l’attività di Dio, che eccelle per beatitudine, sarà contemplativa: e, per conseguenza, l’attività umana che le è più affine sarà quella che produce la più grande felicità. … Per gli dei, infatti, tutta la vita è beata, mentre per gli uomini lo è nella misura in cui loro compete una qualche somiglianza con quel tipo di attività: invece, nessuno degli altri animali è felice, perché non partecipa in alcun modo alla contemplazione. Per conseguenza, quanto si estende la contemplazione, tanto si estende anche la felicità, e a coloro cui appartiene in misura maggiore il contemplare appartiene in misura maggiore anche l’essere felici, non per accidente, ma proprio in virtù della contemplazione, perché essa ha valore per se stessa. Per conseguenza, la felicità sarà una forma di contemplazione. (Aristotele, Etica Nicomachea, X, 8, 1178 b 21-32)
Infatti, se anche il bene è il medesimo per il singolo e per la città, è manifestamente qualcosa di più grande e di più perfetto perseguire e salvaguardare quello della città: infatti, ci si può, sì, contentare anche del bene di un solo individuo, ma è più bello e più divino il bene di un popolo, cioè di intere città. (Aristotele, Etica Nicomachea, I, 2, 1094 b 7-10)
Non bisogna ascoltare coloro che dicono che, essendo uomini, si deve badare alle cose umane, e, in quanto mortali, alle cose che periscono. Si deve invece, per quanto possibile, diventare immortali e vivere secondo la parte migliore tra quelle che sono in noi. Sebbene infatti essa sia piccola per massa, è di gran lunga superiore a tutte le altre per dignità e potenza. E si converrà anche che ciascun uomo è questa cosa stessa, in quanto essa è quella principale e migliore. Sarebbe dunque assurdo se non si scegliesse la propria vita, ma quella di un altro essere. (Aristotele, Etica Nicomachea, X, 1178 a)
Ora, la virtù ha a che fare con passioni e azioni, nelle quali l’eccesso è un errore e il difetto è biasimato, mentre il mezzo è lodato e costituisce la rettitudine: ed entrambe queste cose sono proprie della virtù. Dunque, la virtù è una specie di medietà, in quanto appunto tende costantemente al mezzo.

(Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6, 1106 b 18-28)


Il maschio è per natura migliore, la femmina peggiore, l’uno atto al comando, l’altra ad obbedire. (Aristotele, Politica, I, 5, 1254 b 13-14)
[…] poiché vi sono due tipi di difficoltà, la causa della difficoltà della ricerca della verità non sta nelle cose, ma in noi. Infatti, come gli occhi delle nottole si comportano nei confronti della luce del giorno, così anche l’intelligenza che è nella nostra anima si comporta nei confronti delle cose che, per natura loro, sono le più evidenti di tutte. (Aristotele, Metafisica, 1, 993 b 6)
Così se l’anima, e per noi e in assoluto, è cosa più degna dei beni esterni e del corpo, è necessario che le disposizioni dell’anima godano della corrispondente posizione di privilegio. Inoltre i beni si scelgono ponendo l’anima come fine, e le persone assennate fanno appunto così, e si guardano bene dal sottomettere l’anima ai beni considerati essi come fini. Resti dunque stabilito da parte nostra che ciascuno merita tanta felicità per quante virtù, senno e capacità di agire in conformità egli possiede; e ne chiamiamo a testimonio dio che è felice e beato non per beni esteriori, ma per se stesso e per quello che è per natura. Perciò necessariamente la buona fortuna è diversa dalla felicità, in quanto dei beni esteriori all’anima causa può essere il caso o la sorte, mentre nessuno è giusto o saggio per caso o per sorte. (Aristotele, Politica, VIII, 1, 1323 b 736)
Ci vuole tempo perché ciò che apprendiamo divenga nostra natura. (Aristotele)
Tutti coloro che, tra i greci e i barbari, si esercitano nella saggezza, conducendo una vita immune da biasimo e da rimprovero, astenendosi volontariamente dal commettere l’ingiustizia o dal restituirla ad altri, evitano le relazioni con la gente intrigante e condannano i luoghi che frequentano questi individui: tribunali, consigli, pubbliche piazze, assemblee, tutte le riunioni e i gruppi di gente sconsiderata. Aspirando a una vita di pace e di serenità, contemplano la natura e tutto ciò che si trova in essa, esplorano attentamente la terra, il mare, il cielo e tutte le nature che vi si trovano, accompagnano col pensiero la luna, il sole e le evoluzioni degli astri erranti o fissi, e se i loro corpi restano sulla terra, danno ali alle loro anime affinché, elevandosi nell’etere, osservino le potenze che vi si trovano, come si addice a coloro che, divenuti realmente cittadini del mondo, considerano il mondo come la loro città ai cui cittadini è familiare la saggezza, che hanno ricevuto i loro diritti civili dalla Virtù, la quale è incaricata di presiedere al governo dell’universo.

Così, colmi di perfetta eccellenza, abituati a non tenere più conto dei mali del corpo e dei mali esterni,, esercitandosi a essere indifferenti alle cose indifferenti, armati contro i piaceri e i desideri, insomma sempre pronti a tenersi al di sopra delle passioni […] senza piegarsi sotto i colpi della sorte perché ne hanno calcolato in anticipo gli attacchi (giacché, fra le cose che accadono senza che le si vogliano, persino le più penose sono alleviate dalla previsione, quando il pensiero non trova nulla di inatteso negli eventi, ma smussa la percezione come se si trattasse di cose vecchie e logore), è ovvio che per uomini siffatti, che trovano gioia nella virtù, tutta la vita sia una festa.

Sono certamente un piccolo numero, tizzone di saggezza mantenuto nelle città affinché la virtù non si estingua del tutto e non sia strappata alla nostra specie. Ma se ovunque gli uomini avessero gli stessi sentimenti di questo piccolo numero, se diventassero veramente tali quali la natura vuole che siano, immuni da biasimo e da rimprovero, innamorati della saggezza, lieti del bene perché è il bene e convinti che il bene morale sia l’unico bene […] allora le città sarebbero colme di felicità, liberate da ogni causa di afflizione e di timore, colme di tutto ciò che costituisce la gioia e il piacere spirituale, di modo che nessun momento sarebbe privo di vita lieta e tutto il ciclo dell’anno sarebbe una festa.

(Filone d’Alessandria, De specialibus legibus, II, 44-45)


Un uomo dabbene non celebra forse una festa ogni giorno? (Diogene il Cinico)
Tutte le cose erano nel caos quando la mente umana nacque e portò l’ordine.

(Anassagora)


Lo spazio-tempo totale è vita, è una vita unica, integra, dove tutto vive, è… Dio.

(M. Zambrano, I sogni e il tempo)


Tutto è in tutto. (Anassagora)
Di questo tutto, mediante il distacco, nutriti. (Isa Upanisad, I)
Questo non sono io,

questo non è mio,

questo non è il mio io. (Buddha, Samyutta Nikãya, XXII, 59)
Disse Abu Yazid: “Io non sono io, /io sono Io perché io sono Lui; / io sono Lui, sono Lui: / io sono Lui, Lui”. (citato in Esperienze mistiche dell’Islam, p. 88)
La dialettica della transizione non sta nel considerare ciò che trapassa come appartenente sia al passato sia al futuro, ma piuttosto indica come questa posizione mediana fondi la differenziazione di passato e futuro e nello stesso tempo rappresenti anche il legame fra i due, l’apertura di uno spazio libero per il nuovo attraverso il distacco dal vecchio. (H.G. Gadamer)
Nel dissolversi della certezza e della stabilità di un mondo, l’infinito, che è anche indeterminatezza del possibile, diventa l’inizio di una nuova determinazione, l’“inizio di tempo e mondo”. (H.G. Gadamer su Hölderlin)
La natura stessa di ogni inizio è di recare in sé un elemento di completa arbitrarietà. (H. Arendt, La vita della mente)
Forse costruiamo il mito che noi siamo dentro di noi proprio perché nella nostra testa non esiste alcuna persona che ci faccia fare le cose che vogliamo - o anche che ci faccia voler volere. (M. Minsky, La società della mente)
Qualunque cosa sia ciò che crediamo di dire su una cosa, esprimiamo soltanto le nostre convinzioni. Pure, anche questo sconsolante pensiero apre una prospettiva. I nostri modelli del mondo, pur non potendo fornirci buone risposte sul mondo nel suo complesso, pur fornendoci spesso risposte sbagliate sulle altre cose, possono dirci qualcosa su noi stessi.

(M. Minsky, La società della mente)


Cosa significa il nichilismo? Che i valori più alti perdono importanza. Manca lo scopo; il “perché” non trova risposta. ....

Il nichilismo radicale è la convinzione di un’assoluta insostenibilità dell’esistenza quando essa perviene ai valori più alti riconosciuti. (Nietzsche)

In altre parole, l’aspetto paradossale del nichilismo sta nel sapere che i valori a cui teniamo di più sono insostenibili, e tuttavia nell’essere apparentemente incapaci di rinunciare ad essi. (F. Varela)
La base dell’oggettivismo deve essere cercata nella nostra naturale tendenza ad aggrapparci a regolarità che sono sì stabili, ma infondate. In realtà, anche il nichilismo scaturisce da questo aggrapparsi della mente.

Questa reificazione eseguita dalla mente nell’atto di aggrapparsi, rappresenta la radice nel nichilismo. Il ripudio e la negazione caratteristici del nichilismo rappresentano in realtà una forma molto sottile e raffinata di oggettivismo: la semplice assenza di un fondamento oggettivo viene reificata in un’infondatezza oggettiva che potrebbe continuare a servire quale punto di riferimento ultimo. ... Entrambi, nichilismo e oggettivismo, hanno come base comune la tendenza della mente all’attaccamento. (F. Varela)


La scuola dell’ermeneutica filosofica si fonda sulle prime opere di Martin Heidegger e del suo allievo Hans Gadamer.

Il termine ermeneutico si riferiva in origine allo studio dell’interpretazione di testi antichi, ma è stato esteso ad indicare l’intero fenomeno dell’interpretazione, inteso come l’enazione o produzione del significato da uno sfondo di conoscenza. (F. Varela)


Gli eventi non sono che la schiuma delle cose. (Paul Valéry)
L’idea che la comprensione sia un evento nel quale si ha un mondo o, per meglio dire, una serie di eventi significativi correlati nei quali il proprio mondo è in primo piano, è stata da lungo tempo riconosciuta dagli europei continentali, specialmente nel lavoro di Heidegger e Gadamer. Tuttavia, la filosofia analitica anglo-americana ha fermamente resistito a questo orientamento e ha preferito intendere la comprensione come un rapporto prestabilito fra le parole da un lato e il mondo dall’altro. Si è erroneamente ipotizzato che la possibilità dell’oggettività possa essere garantita solo da una posizione che prescinda dall’avere un corpo, dall’appartenere a una cultura, dalla comprensione immaginativa e dalla localizzazione in tradizioni che evolvono storicamente.
Il significato include gli schemi di esperienza incarnata e le strutture pre-concettuali della nostra sensibilità (cioè il nostro modo di percepire, di orientarci e di interagire con altri oggetti, eventi, o persone). Questi schemi incarnati non sono personali o peculiari dell’individuo che li sperimenta. La nostra comunità ci aiuta a interpretare e a codificare molti dei nostri schemi. Essi divengono modalità esperienziali culturalmente condivise e ci aiutano a determinare la natura della comprensione, significativa e coerente, che noi abbiamo del nostro “mondo”. (Mark Johnson)
Creare una nuova cultura non significa solo fare individualmente delle scoperte “originali”, significa anche e specialmente diffondere criticamente delle verità già scoperte, “socializzarle” per così dire e pertanto farle diventare base di azioni vitali, elemento di coordinamento e di ordine intellettuale e morale. Che una massa di uomini sia condotta a pensare coerentemente e in modo unitario il reale presente è fatto “filosofico” ben più importante e “originale” che non sia il ritrovamento da parte di un “genio” filosofico di una nuova verità che rimane patrimonio di piccoli gruppi intellettuali. (A. Gramsci, Quaderno n. 1)
Le strutture concettuali significative scaturiscono da due fonti: 1) dalla natura strutturata dell’esperienza corporea e sociale e 2) dalla nostra capacità innata di proiettare con l’immaginazione da certi aspetti ben strutturati di esperienza corporea e interattiva a strutture concettuali astratte. Il pensiero razionale consiste nell’applicare a tali strutture processi cognitivi molto generali quali la concentrazione, l’analisi, la sovrapposizione, l’inversione figura-sfondo, e così via. (Lakoff e Johnson - teoria dell’“approccio esperienzialista alla cognizione”)
L’organismo e l’ambiente, in realtà, non sono determinati separatamente. L’ambiente non è una struttura imposta agli esseri viventi dall’esterno, ma è in realtà una loro creazione. L’ambiente non è un processo autonomo, ma un riflesso della biologia della specie. Proprio come non esiste un organismo senza un ambiente, così non c’è ambiente senza un organismo. (Richard Lewontin)
Tutto questo non significa che i geni e l’ambiente siano necessari per tutte le caratteristiche, ereditarie o acquisite (la consueta posizione illuminata), ma che non c’è alcuna distinzione intelligibile fra caratteristiche ereditarie (su basi biologiche, genetiche) e acquisite (mediate dall’ambiente). Una volta eliminata la distinzione fra l’ereditario e l’acquisito, non solo in quanto estremi, ma anche come elementi di un continuum, non si può più dire che l’evoluzione dipenda da quella distinzione. Per la modificazione evolutiva non sono necessarie le caratteristiche codificate geneticamente in contrapposizione a quelle acquisite, ma piuttosto dei sistemi di sviluppo funzionanti: dei genomi inclusi in un contesto ecologico. (Susan Oyama)
L’uomo è l’evoluzione diventata cosciente di sé. (J. Huxley)
Gli “oggetti” non esistono indipendentemente dagli schemi concettuali. Siamo noi che frazioniamo il mondo in oggetti nel momento in cui introduciamo l’uno o l’altro schema di descrizione. Poiché gli oggetti e i simboli sono in egual misura intrinseci allo schema di descrizione, è possibile specificare in che modo essi corrispondano.

(Hilary Putnam, inventore nella semantica formale di un teorema che dimostra l’impossibilità di una corrispondenza univoca tra le parole e il mondo)


Il dato psichico è altrettanto oggettivo di quello materiale e le rappresentazioni possono avere un corpo corrispondente metafisico-reale proprio come lo hanno i corpi fisici. (H. Keyserling, Diario di viaggio di un filosofo)
È certo che i pensieri sono “cose” tanto quanto gli oggetti del mondo esterno, cose non meno reali e probabilmente più durevoli di quanto si pensi.

(H. Keyserling, Diario di viaggio di un filosofo)


Non vi è superstizione più rozza di quella che sostiene l’intrascendibilità della determinatezza naturale. La natura è indubbiamente quella che è, e la sua attualità in quanto tale non può certo venire trascesa, ma tutte le forze agiscono solo su piani determinati, sicché che si eleva al di sopra di essi si sottrae al loro influsso, e ciò non avviene affatto nell’immaginazione, ma nella piena realtà, poiché il saperne di più presuppone l’essersi trasformati.

Secondo la sua essenza più profonda, l’uomo è spirito, e quanto più se ne rende conto - quanto più ne è convinto - tanto maggiori sono i vincoli che può scrollarsi di dosso. Potrebbe quindi accadere che - come insegna il mito indiano - la conoscenza perfetta arrivi addirittura a superare la morte.

(H. Keyserling, Diario di viaggio di un filosofo)
Come il fuoco ardente riduce in cenere la materia che lo alimenta, così il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le opere. In verità, in questo mondo, non vi è mezzo di purificazione efficace come la conoscenza. La conoscenza è un sacrificio maggiore di ogni sacrificio materiale. (Bhagavad Gita, 4, 33-38)
Chi venera una divinità considerando che essa sia altra da sé: “Altri è il Dio, e altri sono io”, costui non sa. Per gli dei egli è come una bestia.

(Brhadaranyaka Upanishad)


Non c’è assolutamente alcuna distinzione fra il mondo quotidiano (samsara) e la libertà (nirvana). Non c’è nessuna distinzione fra la libertà e il mondo quotidiano. La sfera del mondo quotidiano è la sfera della libertà. Fra di essi non è possibile trovare neppure la differenza più sottile.

(Nagarjuna, Madhyamaka Karika, XXV 19,20)


Nel buddhismo non c’è nessun nirvana separato dal ciclo di vita e morte […]: non c’è nessun Dharma buddhista al di fuori della vita quotidiana.

(Dogen, Shobogenzo – The Eye and Treasury of the True Law)


L’ignoranza e la sofferenza sono identiche all’illuminazione […], la vita e la morte sono identiche al nirvana. (Introduzione a Mo-ho-chih-kuan, v. 1.9)
I desideri terreni sono illuminazione e le sofferenze di vita e morte sono nirvana […]. Le sofferenze sono nirvana solo quando uno realizza che l’entità della vita umana attraverso il suo ciclo di vita e di morte non è né nata né distrutta.

(D. Nichiren, The Major Writings)


(Siamo obbligati) a non desistere dallo sforzo di esercitare per un tratto del cammino, anche se ancora così breve, il pensiero planetario. Anche qui non occorrono né doti né atteggiamenti profetici per pensare che, per il costruire planetario, sono imminenti degli incontri a cui coloro che oggi vanno incontro non sono affatto pronti. (M. Heidegger, La questione dell’essere)
La via in alto e la via in basso sono una sola identica via.

(Eraclito, Dell’origine)


Una e la stessa è la via all’insù e la via all’ingiù.

Comune infatti è il principio e la fine nella circonferenza del cerchio.

La stessa cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi, infatti, mutando son quelli e quelli, di nuovo mutando, son questi. Congiungimenti sono intero non intero, concorde discorde, armonico disarmonico, e da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose.

(Eraclito, DK 22, B 60, 103, 88, 10)


Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco quando si mescola ai profumi, prendendo nome dall’aroma di ciascuno di essi. (Eraclito, DK 22 B 67)
Comune il principio e la fine nel cerchio. (Eraclito)
Via in alto via in basso una sola la medesima. (Eraclito)
Ogni animale dalla sferza del dio è condotto al pascolo. (Eraclito)
Per gli umani, che accada loro quel che vogliono non è la cosa migliore. (Eraclito)
Simili a sordi, ascoltano e non intendono. Per loro vale il detto: presenti, sono assenti. (Eraclito)
Pòlemos di tutte le cose è padre, di tutte le cose è re: e gli uni rileva dei, gli altri umani, gli uni rende schiavi, gli altri liberi. (Eraclito)
Congiungimenti intero e non intero, convergente divergente, consonante dissonante: e da tutte le cose Uno e da Uno tutte le cose. (Eraclito)
Ciò che si oppone converge, e dai discordanti bellissima armonia. (Eraclito)
La discordanza è l’armonia dell’universo. (K.H. - Lettere a Sinnett)
Ciò che è opposizione si concilia e dalle cose differenti nasce l’armonia più bella, e tutto si genera per via di contrasto. (Eraclito, 22 B 8 Diels-Kranz)
… da tutte le cose l’uno, e dall’uno tutte le cose. (Eraclito, 22 B 11 Diels-Kranz)
Non ascoltando me, ma ascoltando il logos, è saggio ammettere che tutte le cose sono una unità. (Eraclito)
Difficile è la lotta contro il desiderio, perché ciò che esso vuole lo compera a prezzo dell’anima. (Eraclito)
Se uno non spera, non potrà trovare l’insperabile, perché esso è introvabile e irraggiungibile. (Eraclito)
Per quanto tu cammini e percorra ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell’anima, tanto profondo è il suo logos. (Eraclito)
L’anima è un logos che si accresce. (Eraclito, 22 115 DK)
Un’unica cosa è la saggezza, comprendere la ragione per la quale tutto è governato da tutto. (Eraclito, DK 22 B 41)
Il mondo […] è sempre stato, è e sempre sarà un fuoco eternamente vivente che si accende con misura e con misura si spegne. (Eraclito)
Tanto le cose tutte sono un compenso in cambio del fuoco, quanto lo è il fuoco in compenso delle cose tutte; proprio come lo sono i beni, e l’oro rispetto ai beni.

(Eraclito, DK 22 B 90)


I mortali sono immortali, gli immortali sono mortali, gli uni vivendo la morte degli altri, gli altri morendo per la vita dei primi. (Eraclito, 22 B 62 DK)
Il mio amore è il mio peso; a causa sua vado ovunque vado. (S. Agostino)
Filosofia - cioè ricerca della saggezza - e religione sono la stessa cosa: questo è il principio della salvezza per l’uomo. (S. Agostino)
Non è senza misura Colui ad opera del quale è stata conferita misura a tutte le cose. Ma se diciamo che Dio è la Misura suprema, forse diciamo qualcosa; però, se con ciò che chiamiamo misura suprema, noi intendiamo il Bene supremo.

(S. Agostino)


Che cosa pensi che sia contrario all’ordine? Niente. Come potrebbe qualcosa essere contrario a ciò che tutto comprende, tutto subordina? Ciò che fosse contrario all’ordine sarebbe necessariamente al di fuori dell’ordine. Quindi si deve pensare che non ci sia nulla al di fuori dell’ordine.

(S. Agostino, De Ordine)


È vuoto l’argomento di quel filosofo che non riesca a guarire alcuna sofferenza dell’uomo: come non abbiamo alcun bisogno della medicina se essa non riesce a espellere dal nostro corpo le malattie, così non abbiamo alcuna utilità della filosofia se essa non serve a scacciare le sofferenze. (Epicuro)
Socrate: “Il bene più grande per l’uomo è fare ragionamenti sulla virtù e sugli altri argomenti intorno ai quali mi avete ascoltato discutere e sottoporre ad esame me stesso e gli altri: una vita senza ricerca non è degna per l’uomo di essere vissuta.” (Platone, Apologia di Socrate, 38 A)
Socrate: “Una vita che non metta se stessa alla prova, non è degna di essere vissuta”. (Platone, Apologia di Socrate, 38 A)
Socrate: “… che a un uomo di bene non è possibile accada male alcuno, né in vita né in morte”. (Platone, Apologia di Socrate, 41 D)
Secondo la concezione socratica ogni uomo ha il suo centro in se stesso e tutto il mondo non fa che concentrarsi in lui, perché la sua conoscenza di sé è la conoscenza di Dio. (S. Kierkegaard, Briciole di filosofia)
Vi è per tutte le passioni un tempo in cui esse sono soltanto funeste, in cui deprimono le loro vittime con il peso della stupidità - e un tempo più tardo, assai più tardo, in cui si sposano con lo spirito, si «spiritualizzano».

(F. Nietzsche, Il crepuscolo )


[…] mentre all’uomo non può toccare in sorte niente di meglio e di più lieto che l’essere vicino a uno di quei grandi vincitori, i quali, giacché hanno pensato le cose più profonde, debbono appunto amare le cose più vive e, come savi, infine inchinarsi al bello […] essi si muovono e vivono realmente […] per questo nella loro vicinanza ci sentiamo finalmente umani e naturali, e vorremmo esclamare come Goethe: “Che cosa meravigliosa e preziosa è un essere vivente! Come esso è adeguato alla sua condizione, come vero, come esistente!”. (F. Nietzsche)
La filosofia tedesca … è la forma più radicale di … nostalgia per la patria che ci sia mai stata, il desiderio del meglio che ci sia mai stato. Non ci si sente più a casa da nessuna parte, si desidera alla fine tornare là dove soltanto ci si può sentire a casa: il mondo greco. Ma proprio su tale strada sono tagliati tutti i ponti, se eccettuiamo gli arcobaleni dei concetti… Certo, bisogna essere molto sottili, molto leggeri, molto magri, per passare sopra quei ponti! Ma quale felicità c’è già in questa volontà di spiritualità, quasi di fantasmagoria! … Si vuole tornare indietro, attraverso i padri della Chiesa fino ai Greci … La filosofia tedesca è un prodotto della … volontà di Rinascimento, della volontà di continuare a riscoprire l’antichità, a disseppellire l’antica filosofia, specialmente i Presocratici - i templi greci più profondamente sepolti! Forse fra alcuni secoli si giudicherà che tutta la filosofia tedesca deriva la sua vera dignità dal riconquistare passo per passo il terreno dell’antichità … oggi …. diventiamo di giorno in giorno più greci, anzitutto, com’è giusto, nei concetti e nelle valutazioni, quasi fossimo fantasmi grecizzanti… (Nietzsche, Volontà di potenza)
Ero un tesoro nascosto, / desiderai esser conosciuto, / perciò creai il mondo, / e per mezzo di esso fui conosciuto. (citato in Esperienze mistiche dell’Islam, p. 39)
La scienza è pur sempre un’ideazione che l’umanità ha prodotto nel corso della sua storia, sarebbe perciò assurdo se l’uomo decidesse di lasciarsi definitivamente giudicare da una sola delle sue ideazioni. (E. Husserl)
La soggettività non può essere conosciuta da nessuna scienza oggettiva.

(E. Husserl)


Zeus a saggezza avvia i mortali, / valida legge avendo fissato: / conoscenza attraverso il dolore. Verso coloro che hanno sofferto Dike inclina conoscenza.

(Eschilo, Agamennone, vv. 176 sgg. e 250)


Zeus. Chiunque, il pensiero volto a lui, dirà la sua gloria, riceverà la pienezza della saggezza. Egli che ha posto i mortali sulla via della saggezza.

Attraverso la sofferenza, la conoscenza, è la legge sovrana che egli ha posto.

Essa si distilla nel sonno, vicino al cuore, la pena che è memoria dolorosa; e anche a chi non la vuole la saggezza discende.

È, da parte della divinità, una grazia questa violenza, le divinità assise al sacro timone. (Eschilo, Agamennone, Coro v. 174)


Tutto ciò che è divino è senza sforzo. (Eschilo, Le Supplici)
Le menti piccole sono preoccupate dalle cose straordinarie. Le menti grandi da quelle ordinarie. (B. Pascal)
Prerogativa peculiare [degli umani è] che non solo ogni essere umano può quotidianamente avanzare nelle scienze, ma che tutti gli uomini insieme vi progrediscono continuamente, intanto che l’universo invecchia… così che l’intera successione degli uomini nel corso dei secoli dovrebbe considerarsi come un unico e medesimo uomo che vive perpetuamente e continuamente apprende.

(B. Pascal, L’opera di Pascal)


Or non vedi tu che l’occhio abbraccia la bellezza de tutt’il mondo? Lui è capo della astrologia, lui fa la cosmografia, lui tutte le humane arti consiglia e corregge; lui move l’omo a diverse parti del mondo. Questo è principe delle matematiche, le sue scientie sono certissime. Questo ha misurato l’altezze et grandezze delle stelle, questo ha trovato gli elementi e loro siti. […] Questo l’architettura e prospettiva, questo la divina pittura ha generata. […] Questo è finestra de l’uman corpo, per la quale la sua via specula e fruisse la bellezza del mondo. (Leonardo da Vinci)
Scoprire in ogni oggetto … la maniera particolare in cui una certa linea flessuosa, che è per così dire il suo asse generatore, si dirige attraverso tutta la sua estensione. (Leonardo da Vinci, Trattato della pittura)
Perciò ciò che guarda scorrere il tempo, non è più propriamente tempo.

(G. Reale, La filosofia di Seneca)


L’occhio e ciò che esso guarda formano un’unità funzionale che si integra secondo regole altrettanto rigorose di quelle che regolano i rapporti tra l’assunzione del cibo e gli organi della digestione. (A. Portmann, Die Tiergestalt)
Nelle pupille, visione e riflessione coincidono. Le pupille sono una magica porta scorrevole là dove lo spirito creativo incontra se stesso nello spirito creato. L’occhio che sorveglia l’universo è l’occhio dell’universo stesso. (Jostein Gaarder)
L’anima resa degna dello spirito, fonte della sua luce, diventa tutta luce, tutto volto, tutto occhio, non vi è in essa parte alcuna che non sia ricolma degli occhi spirituali della luce, cioè non vi è in essa nulla di tenebroso, ma è trasformata tutta intera in luce e spirito ed è tutta colma di occhi; non ha alcuna parte posteriore o che stia a tergo, ma è volto in ogni lato.

(Pseudo Macario, Spirito e fuoco. Omelie spirituali)


L’occhio col quale vedo Dio è lo stesso occhio che mi vede. Il mio occhio e quello di Dio sono un solo occhio, una sola visione, una sola conoscenza, un solo amore. (Meister Eckhart)
È dappertutto chi non è da nessuna parte, ovvero non legato d’amore a nessun luogo, a nessuna patria o dimora. Così è in tutte le cose chi non è legato a nessun “questo”, ovvero a niente di creato. (Meister Eckhart)
Tutto quel che è diviso nelle cose basse, è unificato quando l’anima si eleva a una vita in cui non vi è più opposizione. Quando l’anima arriva nella luce dell’intelletto, non sa più niente dell’opposizione. (Meister Eckhart)
Non bisognerebbe tanto pensare a che cosa si deve fare, quanto piuttosto a ciò che si è: se si fosse buoni, e buono fosse il nostro modo di essere, le nostre opere risplenderebbero luminose. Se tu sei giusto anche le tue opere sono giuste. Non si pensi di fondare la santità sulle opere, la santità va fondata sull’essere, giacché non sono le opere che ci santificano, siamo noi che dobbiamo santificare le opere. Per sante che siano le opere, esse non ci santificano assolutamente in quanto opere, ma, nella misura in cui siamo santi e possediamo l’essere, in questa stessa misura noi santifichiamo le nostre opere - sia ciò mangiare, dormire, vegliare o che altro. (Meister Eckhart, Dell’uomo nobile)
L’esistere in sé è Dio. (Meister Eckhart)
In tutte le cose, ma specialmente nella natura divina, l’uguaglianza è la nascita dell’Uno e con l’Uno è principio e origine dell’amore ardente e fiorente. L’Uno è principio senza alcun principio. L’uguaglianza è principio dall’Uno soltanto, e riceve il suo essere, e il suo essere in quanto principio, dall’uno e nell’Uno. È nella natura dell’amore che esso sorga e fluisca da due che sono Uno. Uno in quanto Uno non può generare amore, e neppure due in quanto due. Ma due in quanto Uno, ciò genera amore impetuoso e ardente conforme alla sua natura.

(Meister Eckhart, Il libro della consolazione divina)


Quando l’Unico diviene due, allora si può qualificarlo di Spirito e materia.

(G. Chevrier, La dottrina occulta)


Dio non abita nell’uomo, nella misura in cui questi rivolge intelligenza e amore verso le cose temporali, è diviso in se stesso, legato all’estensione e alle rappresentazioni sensibili, ha in se stesso il più e il meno. Infatti Dio è Uno, ma nell’Uno non c’è il più o il meno, né distinzione, né questo o quell’essere creato. Neppure vi è il proprio: infatti l’Uno, come l’essere, è comune a tutte le cose. Inoltre nell’Uno, in quanto Uno, non ha parte il male, la deficienza, la diminuzione di forma, la privazione e neppure la negazione, se non della negazione; infatti l’Uno nega la divisione, il numero, la moltitudine. È chiaro dunque che quelli che amano ciò che è proprio e che loro appartiene sono cosiffatti che in essi Dio non abita.

(Meister Eckhart, Commento al Vangelo di Giovanni)


Il pensiero del male dipende dal legame, ovvero dal riportare le cose, in qualche modo, più o meno direttamente, a se stessi e ai propri fini. Allora compare appunto il pensiero del male, la dis-tinzione.

(M. Vannini, La religione della ragione)


Il male esiste solo per gli iniqui, ovvero per coloro che non hanno in mente Dio, ma soltanto le idee di cose terrene, alle quali sono dirette le loro opere e i loro pensieri. (B. Spinoza, Lettera XXIII a G. de Blyenbergh)
Il male è tutto ciò che viene detto di non pertinente all’oggetto.

(Brhad-aranyaka-upanishad, I, 3, 1-5)


È per questa ragione che colui che così conosce, essendo calmo, domo, distaccato, paziente, in sé raccolto, vede se stesso nello spirito e vede lo spirito in ogni cosa; il male non lo soverchia, egli è sempre al di là del male; il male non lo brucia, ed egli invece arde ogni male; egli è svincolato dal male, dalla passione, dal dubbio… (Brhad-aranyaka-upanishad, IV, 4, 23)
Tutte le creature per natura stanno in caccia ed operano al fine di diventare simili a Dio. Il cielo mai ruoterebbe, se non andasse in cerca di Dio o di una somiglianza a lui. (Meister Eckhart, Sermoni tedeschi)
Ogni creatura si porta nel mio intelletto per essere in me spiritualmente. Io solo riposto tutte le creature a Dio. (Meister Eckhart, I sermoni)
L’uomo è tale solo in quanto è pensiero, e pensiero vi è solo nel distacco, nell’impersonale, ovvero ove tace la volontà personale. E questa è l’umiltà: la fine della volontà, del legame. (M. Vannini, Tesi per una riforma religiosa)
In quanto distacco da ogni contingenza, l’umiltà è dunque la condizione prima dell’intelligenza, ovvero di una vita propriamente umana. E perciò l’umiltà non è tanto un sentimento religioso, quanto innanzitutto un’operazione di verità, che è il riconoscimento della nostra sottomissione alla necessità.

(M. Vannini, Tesi per una riforma religiosa)


Se ami la necessità ti innanzi al di sopra del fato. Altrimenti sei uno schiavo!

(F. Nietzsche, Frammenti postumi 1881-82)


La fede è la conoscenza che lo spirito ha di se stesso.

(M. Vannini, Il Santo Spirito fra religione e mistica)


L’amore è spirito, che riconosce se stesso quando è pienamente dispiegato: non legame particolare, non passione, ma apertura all’infinito, distacco. L’esperienza dello spirito si distingue infatti essenzialmente in quanto comprensione-amore, e dunque non-pensiero del male. (M. Vannini, Tesi per una riforma religiosa)
In quanto lo spirito - come la luce del giorno emerge solo dalla notte - prorompe dal nulla, dal negativo, occorre liberarsi allora da tutte le religioni, le rappresentazioni, le teologie, ed essere veramente distaccati e “poveri”: allora la luce eterna inonda il presente, e tutto è davvero luce.

(M. Vannini, Tesi per una riforma religiosa)


La generazione del Logos è dunque l’esserci dello Spirito, nell’atto di amore/distacco, che sono, platonicamente, tutt’uno. Amore è infatti distacco dal proprio io e dall’utile, dimenticandosi di sé nel bene; distacco è amore, perché è possibile staccarsi dall’io solo nell’amore verso l’assoluto. Nel medesimo atto si pensa e ama Dio e in tal modo lo si genera in noi, in quanto logos, spirito.

(M. Vannini, La mistica delle grandi religioni)


Dio è chiaro baleno e anche buio nulla,

Che nessuna creatura vede con la sua luce. (A. Silesius, Il pellegrino cherubico)


Quando Dio era nascosto in grembo a una fanciulletta

Fu allora che il punto racchiuse in sé il cerchio.

(A. Silesius, Il pellegrino cherubico)
La Scrittura è Scrittura, e null’altro! Mio conforto è l’essenza. E che Dio parli in me la Parola di vita eterna. (A. Silesius, Il pellegrino cherubico)
Ma che cos’è lo “Spirito” puro e impersonale per sé? […] Ebbene, questo Spirito è una cosa che non esiste, un’astrazione pura, il vuoto assoluto per i nostri sensi - anche per quelli più spirituali. Esso diventa qualcosa solo quando è unito alla materia - perciò è sempre qualcosa, poiché la materia è infinita e indistruttibile e non esiste senza lo Spirito, che nella materia è Vita. Separato dalla materia esso diventa la negazione assoluta della vita e dell’essere, mentre la materia è inseparabile da esso. (K.H., Le lettere dei Mahatma)
L’evoluzione è un graduale processo di trasformazione dell’energia in coscienza.

(Sri Aurobindo)


Dire che la libertà comincia da sé non è niente di diverso dal dire ch’essa comincia dal nulla. L’istantaneità del cominciamento non si può pensare se non come uscita da un non essere, e la libertà non è concepibile se non con un confine di essere. (L. Pareyson, Ontologia della libertà)
Lo spirito è coscienza, libertà, per il fatto che in esso principio e fine coincidono. […] Tutto ciò che avviene in cielo e sulla terra, - che eternamente avviene - la vita di Dio, e tutto ciò che si opera nel tempo, tende soltanto a far sì che lo spirito riconosca se stesso, che trovi se stesso […] che si ricongiunga con sé. Lo spirito è sdoppiamento, estraniamento, ma soltanto per poter trovare se stesso […]. Soltanto così esso consegue la sua libertà; giacché è libero ciò che non si riferisce ad altro, né da questo dipende.

(G.W.F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia)


Tutte le attività dello spirito non sono altro che modi differenti di riduzione dell’esterno all’interiorità, qual è lo spirito stesso, e solo mediante questa riduzione, questa idealizzazione o assimilazione dell’esterno, egli diviene ed è spirito. (G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio)
L’essenza dell’universo, in un primo tempo celata e chiusa, non ha forza da resistere al coraggio che vuol conoscerla: deve schiuderglisi dinanzi agli occhi, mostrargli e fargli godere la sua ricchezza e profondità.

(G.W.F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia)


L’apparenza è un sorgere e un passare che né sorge né passa, ma che è in sé e costituisce la realtà e il movimento della vita della verità.

(G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito)


Secondo il mio modo di vedere […] tutto dipende dall’intendere e dall’esprimere il vero non come sostanza, ma altrettanto decisamente come soggetto.

(G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito)


Se vuoi nuotare sul seno dell’oceano della verità, devi ridurti a uno zero.

(M. Gandhi)


Il sapere che l’uomo ha di Dio, per Hegel è un progredire del sapersi dell’uomo in Dio, e addirittura un sapersi di Dio come autocoscienza dell’uomo. (G. Reale)
Spesso è semplicemente per volontà dello spirito creativo che noi raggiungiamo il culmine della sofferenza. E la realtà più terribile ci conduce, assieme alla nostra sofferenza, la gioia di una grande scoperta, limitandosi a dare una nuova e chiara forma a ciò che abbiamo ruminato a lungo senza neppure sospettarlo. (M. Proust)
Il moto principale del Reale è una sintesi, durante la quale la pluralità si manifesta in forme sempre più complesse e organizzate, in cui ogni livello successivo di unificazione è accompagnato da un aumento di coscienza e di libertà. (P. Teilhard de Chardin)
Dunque una nuova Scienza (e forse la più importante di tutte le Scienze) dovrebbe dedicarsi allo studio teorico e pratico di questa Volontà (una Volontà che condiziona radicalmente tutte le nostre forme di potere), e inevitabilmente domani vi si dedicherà: “Come mantenere e allargare sempre più, in fondo all’Uomo, la sorgente dello slancio vitale?”. (P. Teilhard de Chardin)
I panteismi sono di due tipi: a) quelli in cui l’Unità del Tutto nasce dalla fusione degli elementi - i quali spariscono man mano che quello appare; b) quelli in cui gli elementi compiono se stessi per accesso ad un Centro più profondo che li domina e super-centra in Sé stesso. In base al principio (teorico e sperimentale) secondo cui l’unione non confonde i termini dell’unione ma li differenzia, solo la seconda forma di “panteismo” è legittima intellettualmente, e soddisfacente misticamente. (P. Teilhard de Chardin)
L’Evoluzione è la mano di Dio che ci riconduce a Lui. (P. Teilhard de Chardin)
Ammettendo un senso spirituale nell’Evoluzione, ci avviciniamo alla verità. La verità non è altro che la coerenza totale dell’Universo in rapporto a ogni suo punto. (P. Teilhard de Chardin)
Il Molteplice sale, attratto e inglobato da uno “già Uno”. È questo il segreto e la garanzia della Vita. (P. Teilhard de Chardin)
Il Cielo non si oppone alla Terra: piuttosto, nasce dalla conquista e dalla trasformazione della Terra. (P. Teilhard de Chardin)
Bisogna amare molto il Mondo per sentire la passione di andare oltre!

(P. Teilhard de Chardin, L’uomo, l’universo e Cristo)


All’interno del Cosmo tutti gli elementi, nell’ordine crescente del loro vero essere (cioè della loro coscienza), sono ontologicamente sospesi gli uni agli altri; e il Cosmo tutto intero, come un sol blocco, è sostenuto, “informato”, dalla potente energia di una Monade superiore e unica, che conferisce ad ogni cosa sottostante la sua definitiva intelligibilità, e il suo definitivo potere di azione e di reazione. (P. Teilhard de Chardin)
Non più la semplice riflessione isolata di un individuo, dentro di sé, ma la riflessione congiunta e combinata di miriadi di elementi formanti a poco a poco un unico immenso specchio - uno specchio in cui possa un giorno prendere forma l’Universo, riflettendovisi… (P. Teilhard de Chardin)
Attraverso il gioco congiunto di due curvature di natura cosmica, una fisica (rotondità della Terra) e l’altra psichica (attrazione del Riflesso su se stesso), l’Umanità si trova presa, come in un ingranaggio, nel cuore di un “vortice” di totalizzazione su se stessa costantemente accelerato. (P. Teilhard de Chardin)
Occupando il posto di Centro delle Cose visibili, Cristo fa sollevare verso di Sé, senza ancora essere riconosciuto, lo sguardo di tutti coloro che attingono il loro gusto di vivere dall’attesa e la preparazione di un’era di luce e di pace.

(P. Teilhard de Chardin, L’uomo, l’universo e Cristo)


La sublimità e la ricchezza dello Spirito sono legate all’ampiezza dell’angolo di solida molteplicità organizzata che abbraccia. (P. Teilhard de Chardin)
Vi sono infiniti gradi ascendenti nella spiritualità. L’uomo riconduce con sé il mondo degli esseri inferiori a Dio: il peccato consiste nel reimmergervisi dentro; la virtù nel trascinarli con sé. (P. Teilhard de Chardin)
Uomo, tutto ti ama, tutto ti si fa intorno,

Tutto ricorre a te per arrivare a Dio. (Il Pellegrino Cherubico, I, 275)


Le Specie sacramentali sono costituite dalla totalità del Mondo, e la durata della creazione è il tempo richiesto per la sua consacrazione. (P. Teilhard de Chardin)
Il Bene e il Male non sono due dipartimenti, bensì due direzioni dell’attività umana. (P. Teilhard de Chardin)
Una sola cosa importa nell’esistenza (perché la nostra vita sia piena), e cioè occupare esattamente il posto voluto da Dio, e determinato a ogni istante dall’equilibrio tra il nostro sforzo (per riuscire e progredire) e la resistenza delle cose (che ci impongono limiti). (P. Teilhard de Chardin)
È la resistenza dell’aria che consente il volo. (I. Kant)
Il carattere della realtà è la resistenza. (Ortega y Gasset)
È in ragione del vuoto che tutte le cose sono in definitiva possibili e senza il vuoto tutte le cose non arrivano a nulla. Quelli che negano il vuoto e trovano errori in esso sono come un cavaliere che si dimentica di essere in groppa a un cavallo. (D.T. Suzuki, Outlines of Mahayana Buddhism)
Il vuoto è Dio, il vuoto è primordiale. Questo è pieno, quello è pieno.

(Brhadaranyaka Upanishad)


Ma questo vuoto non è affatto negazione. Sarebbe più agevole per la mentalità occidentale chiamarlo pura affermazione della pienezza dell’essere positivo, benché i buddhisti preferiscano rimanere fermi nel loro principio, senza affermare e negare. (T. Merton, Mistici e maestri zen)
Nel Vuoto buddhista non c’è tempo, né spazio, né divenire, nulla; esso è ciò che rende possibile tutte queste cose, uno zero pieno di infinite possibilità, un vuoto di inesauribile contenuto. La pura esperienza è la mente che vede se stessa come riflessa in sé, è un atto di auto-identificazione. Ma essa è possibile solo quando la mente è essa stessa sunyata, cioè quando è priva di ogni possibile contenuto se non se stessa. (D. Suzuki, Misticismo cristiano e buddhista)
Il mondo continua ad emergere dal Nulla. (P. Teilhard de Chardin)
Alta nichilitade, tuo atto è tanto forte / che apre tutte le porte, entra nello ‘nfinito. (Jacopone da Todi)
Dal nulla viene l’uno e il tutto, ma l’uno è necessario. (G.W. Leibniz)
L’uomo è lo specchio cosciente della vita universale. (G.W. Leibniz)
Non vi è né in cielo né in terra qualcosa che non contenga e l’Essere e il Nulla.

(G.W.F. Hegel, Scienza della logica)


Il particolare e l’universale coincidono: il particolare è l’universale che si manifesta in condizioni diverse. (J.W. Goethe)
L’Eterno è all’opera e s’agita in tutto; / ché tutto in Nulla deve cadere / se vuole persistere nell’Essere. (J.W. Goethe, Eins und Alles)
In che modo tutte le cose si volgono verso il loro centro che è il Bene? Le cose inanimate si volgono verso l’anima, e l’anima si volge verso il Bene, passando attraverso lo Spirito. Anche le cose inanimate possiedono qualcosa del Bene, perché ogni cosa è, in qualche maniera, una unità e un essere, e partecipa di una speciale forma. (Plotino, Enneadi, I, 7, 2,1-4)
L’alternativa al perdono è la punizione, che ha in comune (con il perdono) il tentativo di porre un termine a qualcosa che, senza interferenza, potrebbe proseguire indefinitivamente. È quindi significativo che gli uomini sono incapaci di perdonare ciò che non possono punire, e di punire ciò che si è rilevato imperdonabile. (H. Arendt)
Dove tutti mentono riguardo ad ogni cosa importante, colui che dice la verità, lo sappia o no, ha iniziato ad agire; anche lui si è impegnato negli affari politici poiché, nell’improbabile caso in cui sopravviva, egli ha fatto un primo passo verso il cambiamento del mondo. (H. Arendt, Verità e Politica)
Essere politici, vivere nella polis, voleva dire che tutto si decideva con le parole e la persuasione e non con la forza e la violenza. Nella concezione greca, costringere gli altri con la violenza e imporre invece di persuadere costituivano relazioni prepolitiche caratteristiche della vita fuori della polis.

(H. Arendt, Vita activa)


La condizione umana è tale che la pena e lo sforzo non sono semplici sintomi, che possono essere rimossi senza cambiare la vita stessa; sono piuttosto i modi in cui la vita, insieme con la necessità cui è legata, di fa percepire. Per i mortali, la “facile vita degli dei” sarebbe una vita senza vitalità. (H. Arendt, Vita activa)
Nell’uomo, l’alterità, che egli condivide con tutte le altre cose e la distinzione, che condivide con gli esseri viventi, diventano unicità, e la pluralità umana è la paradossale pluralità di esseri unici. (H. Arendt, Vita activa)
Con la preghiera riceviamo l’ossigeno per respirare. Coi sacramenti ci nutriamo. Ma, prima del nutrimento, c’è la respirazione, e la respirazione è la preghiera. (Yves Congar, teologo)
Giustamente gli antichi dicevano che pregare è respirare. Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un “perché”. Perché io respiro? Perché altrimenti muoio. Così con la preghiera. (S. Kierkegaard)
Il pensiero della morte dà agli eventi della vita il colore dell’eternità.

(S. Weil, Cahiers)


Moriamo ogni giorno, ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e quando ancora stiamo crescendo la vita già diminuisce. Abbiamo perduto l’infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è perduto; anche la giornata che sta passando la dividiamo con la morte. Non è l’ultima goccia d’acqua che svuota la clessidra, ma tutta quella che è scesa prima; allo stesso modo l’ultima ora nella quale cessiamo di vivere non è la sola che provoca la morte, ma è la sola che le dà compimento; vi giungiamo ognuno nel momento dato, ma da lungo tempo vi eravamo avviati. (Seneca, Lettere 24; 20)
L’arte di vivere si deve continuare ad impararla durante tutta la vita, anzi […] per tutta la vita si deve imparare a morire. (Seneca, Lettere a Lucilio, 77)
Disponiamo il nostro animo come se fossimo giunti al momento estremo. Non rimandiamo nulla; ogni giorno chiudiamo i conti con la vita.

(Seneca, Lettere 101; 7)


Tutto ciò che è giunto a perfezione e maturità vuol morire.

(F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)


L’attimo infinitamente piccolo è la realtà e verità superiore, un’immagine subitanea del flusso eterno. (F. Nietzsche, Frammenti postumi 1881-82)
In ogni attimo l’esistenza comincia: il centro è ovunque.

(F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)


Ristabilire la calma e il silenzio nel regno dell’intelletto, eliminare la confusione moderna. Quando saranno stanchi della fretta moderna, gli uomini dovranno essere investiti da una smania di raccoglimento e di concentrazione senza precedenti. (F. Nietzsche, Frammenti postumi)
Non obbedisco agli dei. Consento. (Seneca)
L’uomo comanda alla natura ubbidendole. (Bacone)
Ogni cosa servilmente per dominare. (P.C. Tacito)
Convinciti che ogni giorno che si leverà, per te sarà l’ultimo. Con gratitudine allora accoglierai ogni insperata ora. (Orazio, Epistulae, 1, 4, 13)
Riconoscendone tutto il valore, affronterai ogni momento del tempo che viene ad aggiungersi, come se derivasse da un’incredibile fortuna.

(Filodemo, Sulla morte, IV)


Nelle fredde acque del Lete ricorderemo / Che la terra ha avuto per noi il valore di mille paradisi. (Osip Mandelstam)
Terra, tu cara, io voglio. Oh, credi, non ci sarebbe più bisogno / delle tue primavere per guadagnarmi a te; una, / ah, una sola è fin troppo per il sangue. / Da secoli e secoli ineffabilmente sono tuo. Tu eri sempre nel giusto…

(Rainer M. Rilke, Elegie Duinesi)


Delle cose grandi bisogna giudicare con animo grande; altrimenti attribuiremo alle cose difetti che, invece, sono nostri. Così un’asta drittissima, quando è immersa nell’acqua, appare a chi la guarda curva e spezzata. Ciò che conta è non solo che cosa guardi, ma in che modo la guardi: il nostro animo si annebbia guardando la verità. (Seneca)
Il valore della vita non consiste nella sua lunghezza, ma nell’uso che se ne fa: può succedere, anzi succede molto spesso, che chi è vissuto a lungo è vissuto poco. (Seneca, Lettere a Lucilio, 49)
Che motivo c’era, infatti, che mi rallegrassi di essere stato posto nel novero dei viventi? Forse per fare da filtro a cibi e bevande? Per rimpinzare questo corpo cagionevole e languido e sul punto di venir meno, se non viene di volta in volta riempito, e per passare la vita al servizio di un malato? Per aver paura della morte, per la quale soltanto nasciamo? Togli questo bene inestimabile, e la vita non vale il sudore e l’affanno che mi costa. Oh, che cosa spregevole è l’uomo, se non si sarà innalzato al di sopra delle cose umane!

(Seneca, Questioni naturali, I)


Se proprio ci piace ampliare i nostri orizzonti spirituali […] rivolgiamo la nostra indagine sulla natura degli dei, su ciò che alimenta gli astri, sull’infinita varietà delle orbite delle stelle; ricerchiamo se le cose di quaggiù si conformino ai movimenti di quelle; se di là ricevano influsso i corpi e le anime di noi tutti; se anche i cosiddetti fatti accidentali siano vincolati a norme prefissate e dunque nessun evento di questo mondo sia occasionale e indipendente dall’ordine che regola l’universo. (Seneca, Lettere a Lucilio, 117, 19)
Se esiste una Coscienza Universale e Suprema, io sono una sua idea… Dopo la mia morte Dio continuerà a ricordarsi di me; e l’essere ricordato da Dio, il persistere della mia coscienza nella Coscienza Suprema, non significa forse essere? (Miguel de Unamuno)
Niente in natura è casuale. Qualcosa appare casuale soltanto per l’incompletezza del nostro sapere. (B. Spinoza)
Dev’essere ancora scritta una Morfologia della scienza esatta, che esamini come tutte le leggi, i concetti e le teorie siano legati intimamente e ne studi il loro significato nel corso della vita della cultura faustiana. La fisica teorica, la chimica e la matematica viste come quintessenza di simboli: questo è il definitivo superamento dell’approccio meccanicistico del mondo attraverso una visione intuitiva e nuovamente religiosa. (Oswald Spengler)
La filosofia va studiata non per amore delle risposte precise alle domande che essa pone, perché nessuna risposta precisa si può, di regola, conoscere, ma piuttosto per amore delle domande stesse. Perché esse ampliano la nostra concezione di ciò che è possibile, arricchiscono la nostra immaginazione e intaccano l’arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione.

(B. Russell)


Perciò conoscere significa confrontare ciò che si percepisce esternamente con le idee interne e giudicare della loro concordanza, un processo che Proclo ha espresso mirabilmente con il termine “risvegliarsi”, come un uomo da un sonno.

(G. Keplero)


Tutti i dottori più sapienti, più degni del divino e più santi si sono accordati nel dire che gli enti visibili sono veramente immagini degli invisibili, e che il creatore si può in modo perspicuo conoscere nelle creature quasi come in uno specchio e per enigma. (Niccolò Cusano)
E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore. (S. Paolo, 2 Corinzi)
Un’immagine riceve il suo essere immediatamente da ciò di cui è immagine. È un solo essere con lui e ha lo stesso essere. (Meister Eckhart)
Siccome la natura di Dio non somiglia a nessuno, bisogna necessariamente giungere a essere nulla, per venir posti in quello stesso essere che egli è. Se dunque io arrivo al punto di non rappresentarmi in alcuna immagine in me, e se mi libero di tutto quello che è in me, allora posso esser posto nel puro essere divino, e tale è l’essere puro dello Spirito. (Meister Eckhart, Sermone 76)
Tutte le creature non sono che nulla. Non dico che sono una cosa molto piccola, e nemmeno che sono qualcosa, ma che sono mero nulla. Tutte le creature sono state estratte dal nulla, e per questo motivo la loro radice è il nulla.

(Meister Eckhart)


Là dove termina la creatura, Dio inizia ad essere. Ora Dio non desidera da te altro che tu esca da te stesso secondo il tuo modo di essere creaturale, e che tu lasci Dio essere Dio in te. La più piccola immagine creata che si forma in te è tanto grande quanto lo è Dio. Perché? Perché essa è per te un ostacolo a un Dio totale. Proprio là dove entra l’immagine, Dio deve uscire, insieme a tutta la sua Divinità. Ma quando questa immagine esce, Dio entra […] Esci completamente da te stesso per Dio, e Dio uscirà completamente da se stesso per te. Quando entrambi escono da loro stessi, ciò che permane è l’Uno, nella sua semplicità.

(Meister Eckhart, Sermone 5b)


Proprio come accade che da un seme immobile il principio, dispiegandosi, dà luogo a una ricca molteplicità [...] così l’anima si temporalizzò creando, al posto dell’eternità, il tempo. (Plotino, Enneadi, III, 7)
I concetti hanno un’esistenza obiettiva. (K. Godel)
Le idee e le verità eterne sono parti della sostanza divina. Non ne segue che Dio le abbia create (Dio non ha creato neppure se stesso), ma esse costituiscono l’essenza di Dio. (K. Godel)
Non è possibile comprendere la filosofia senza conoscere la matematica, né la matematica senza conoscere la filosofia, né alcunché senza conoscere entrambe. (G.W. Leibniz)
Spesso l’umanità riesce infine a conseguire la conoscenza di un concetto nella sua forma pura, liberandolo dalle concrezioni estranee che lo velano agli occhi della mente, solo dopo un immenso sforzo intellettuale, che può proseguire per secoli. (G. Frege)
Plotino pensava che l’Uno “si riversasse in un eterno flusso di generazione verso il basso che porta all’essere tutti i diversi livelli ordinati del mondo quali li conosciamo in un impeto maestoso e spontaneo di forme di vita”. (M. Grant)
Noi siamo nani appollaiati sulle spalle di giganti. Anche se possiamo vedere di più e più lontano di loro, non è perché la nostra vista sia più acuta o la nostra statura maggiore, ma perché essi ci sorreggono aggiungendo alla nostra altezza la loro statura gigantesca. (Bernardo di Chartres)
Tutto deve essere cosciente per essere bello. (Euripide)
Tutto deve essere cosciente per essere buono. (Socrate)
Socrate: “L’anima, dunque, ci ordina di conoscere colui che comanda “Conosci te stesso””. (Platone, Alcibiade maggiore, 130 AE)
Come i nostri corpi crescono se sono nutriti e si irrobustiscono se sono esercitati nella ginnastica, così anche la psyché si sviluppa se curata e diventa migliore se fortificata. (Aristippo)
Una convinzione basilare, che innerva tutta la filosofia precedente a Platone, consiste nella convinzione secondo la quale spiegare significa unificare.(G. Reale)
Come gli organi del corpo umano, tutti gli oggetti particolari presenti nell’universo sono connessi in modo complicato a formare un tutto unico. L’uomo è composto di mente e di corpo e tutti i suoi comportamenti sono o forme di movimento, là dove il movimento costituisce l’azione del suo corpo, o forme di conoscenza, là dove la conoscenza costituisce l’azione della sua mente. (Maimonide)
L’universo consta di estensione e di pensiero, e tutti i comportamenti degli oggetti presenti in esso sono o forme di movimento, il quale costituisce l’azione dell’estensione, o forme di intelletto o comprensione, che costituiscono l’azione del pensiero. (Maimonide)
Le idee in se stesse non hanno potere, a mano che non siano trasformate dalla forza vitale dell’eros in ideologie dinamiche e potenti. (Otto Rank)
Il contributo alla Bellezza che può essere offerto dalla Discordia - per se stessa distruzione e male - è il sentimento positivo d’un rapido cambiamento di fine della passività di una perfezione esaurita verso un altro ideale che conservi ancora la sua freschezza. (A. Whitehead)
Dove le antitesi si sperimentano composte in armonia, c’è stasi, morte. Dove è vita, l’antitesi non risolta opera, e la vita stessa è il continuo superamento e, nello stesso tempo, una nuova creazione di antitesi. (R. Steiner, La mia vita)
Il mezzo, l’ilo, l’unione, il transito, il passaggio, il trapasso, l’intervallo, la distanza, il vincolo, il contatto di due o più cose son misteriosi, perché si radicano nel continuo, nell’infinito. L’intervallo che corre tra un’idea e un’idea, una cosa e una cosa è infinito, e non può essere superato che dall’atto creativo. Ecco perché il momento dinamico e il concetto dialettico del mezzo non è meno misterioso di quello del principio e del fine. Il mezzo è l’unione di due diversi e opposti in un’unità. È un concetto essenzialmente dialettico, e involge una contrapposizione apparente, cioè l’identità dell’uno e del molteplice, del medesimo e del diverso. Tale unità è semplice e composta; è unità e sintesi o armonia. Tiene dei due estremi senza essere né l’uno né l’altro. È il continuo, e perciò l’infinito. Ora l’infinito riunendo identicamente i contrari ci chiarisce la natura dell’intervallo. Nel moto, nel tempo, nello spazio, nei concetti, il discreto ci è facile a capire, perché finito. Il continuo e l’intervallo sono misteriosi, perché infiniti. (V. Gioberti, Della Protologia)
Tutto ciò che è dato non è un continuum senza interruzione ma è come a respiri con intervalli, nei quali è possibile inserire l’altro. […] Questa sospensione della continuità si può applicare alla politica, per cui viene a risultare insufficiente e quasi ingenuo quel certo realismo machiavellico che non tiene conto degli intervalli in cui è possibile far agire forze d’altra provenienza; quel realismo è una specie di imitazione della natura in ritardo.

(A. Capitini, Teoria della nonviolenza)


A livello intellettuale tutto è uno - la dialettica mette in rapporto ogni idea con tutte le altre, senza niente escludere, fino a passare ogni cosa nel suo opposto.

(M. Vannini, Il Santo Spirito fra religione e mistica)


Dio conduce i giusti per uno stretto sentiero nell’ampia strada, perché giungano nell’ampiezza e nella larghezza. (Sap. 10, 10)
Una è l’anima divisa fra gli esseri viventi sprovvisti di ragione, una è l’anima razionale ripartita fra gli esseri dotati di ragione, così come una è anche la terra di cui sono composti tutti gli esseri fatti di terra, una è la luce con la quale vediamo e l’aria che respiriamo noi tutti che siamo in grado di vedere e di respirare. (Marco Aurelio, I ricordi, IX, 8)
L’anima umana percorre il cosmo intero e il vuoto che lo circonda e si estende nell’infinità del tempo infinito e abbraccia e pensa la rinascita periodica dell’universo. (Marco Aurelio, I ricordi, XI, 1)
Una è l’armonia dell’universo, e come di tutti i corpi si compone il corpo del mondo, così di tutte le cause si compone la causa del destino.

Medita spesso la concatenazione e la reciproca dipendenza di quante cose esistono nell’universo, perché in un certo qual modo si intrecciano tutte, e per questo sono legate tra loro da amore. Infatti una cosa tien dietro all’altra per il ritmo teso del movimento, la concordia e l’unità della materia.

Tutte le cose sono concatenate reciprocamente e il vincolo che le unisce è sacro, e non ve n’è, per così dire, alcuna che sia estranea all’altra, poiché tutte formano un complesso e coordinano l’ordine stesso del mondo. Uno è infatti il mondo che risulta da esse, uno è il Dio che le pervade, una la sostanza, una la legge, una la ragione comune a tutti gli esseri pensanti, una la verità. Una quindi sarà la perfezione di tutti gli esseri che hanno un’origine uguale e che partecipano della stessa ragione. (Marco Aurelio, I ricordi, VII, 9)
Pensa continuamente che il cosmo è come un unico essere vivente che racchiude in sé una sola sostanza materiale e una sola anima, e come tutto mette a capo a una sola sensazione, la sua, come tutto esso compie con un solo impulso, come tutte le cose contribuiscono insieme a determinare tutti gli eventi, e con quale specie di trama serrata esse sono connesse tra loro.

(Marco Aurelio, I ricordi, IV, 40)


La sostanza universale è docile e duttile; la ragione che la governa non ha in sé alcun motivo di fare il male perché non contiene il male; e non fa del male a nulla, e nulla riceve il male da essa. Tutto nasce e si compie secondo i suoi piani. (Marco Aurelio, I ricordi, VI, 1)
L’Adesso è vuoto … esso adempie se stesso nel futuro. Il futuro è la sua realtà.

(G.W.F. Hegel, Jenenser Logik)


[Nella prospettiva dell’io che vuole] il futuro è immediatamente nel presente, poiché vi è contenuto come negativo. L’Adesso è insieme tanto l’essere che dilegua quanto il non-essere che … si converte in Essere. (A. Koyré)
[Nella prospettiva dell’io che vuole, la sua esistenza è] in una trasformazione continua del [proprio] futuro in un Adesso, e cessa di essere il giorno in cui non resta più nessun avvenire, in cui non vi è più niente a venire, allorché ogni cosa è giunta e tutto è “compiuto”. (A. Koyré)
L’inquietudine è il fondamento dell’Essere. (A. Koyré)
Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt’intero, unico, immobile e senza fine. Non mai era, né sarà, perché è ora, tutto insieme, uno, continuo. Difatti quale origine gli vuoi cercare? Come e donde il suo nascere? Dal non essere non ti permetterò né di dirlo né di pensarlo. Infatti non si può né dire né pensare ciò che non è. E quand’anche, quale necessità può aver spinto lui, che comincia dal nulla, a nascere dopo o prima? Di modo che è necessario o che sia del tutto, o che non sia per nulla […] L’essere come potrebbe esistere nel futuro? In che modo mai sarebbe venuto all’esistenza? Se fosse venuto all’esistenza non è e neppure se è per essere nel futuro. In tal modo il nascere è spento e non c’è traccia del perire. (Parmenide, DK B 8)
[L’essere è] il cuore che non trema della ben rotonda verità.

(Parmenide, 28B1, 29 DK)


… il pieno infatti è il pensiero. (Parmenide, 28B16 4 DK)
Lo stesso è il pensare e ciò donde è il pensiero. (Parmenide, 28B3 DK)
Ma la stessa cosa è pensare e lo scopo del pensare. (Parmenide, 28B8, 34 DK)
Ciò che è pensato, è; e ciò che è, è solo in quanto è pensiero.

(G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche)


Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale.

(G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto)


L’uomo pensa, dunque sono - dice l’Universo. (Heidegger, citato da J. Beaufret)
Se agire significa dare una mano all’essenza dell’Essere, pensare è in realtà agire, ossia preparare [costruire] per l’essenza dell’Essere nel cuore dell’ente in quanto tale [una dimora] per la quale l’Essere traspone sé e la sua essenza nel linguaggio. Senza il linguaggio, manca al semplice fare la dimensione in cui può divenire efficace e seguire delle direzioni. Il linguaggio, tuttavia, non è mai semplice espressione del pensare, del sentire e del volere. Il linguaggio è la dimensione originaria all’interno della quale l’essere umano può rispondere alla chiamata dell’Essere e, rispondendo, appartenere all’Essere. Il pensiero è l’attualizzazione di tale corrispondenza originaria. (M. Heidegger)
Una società che non crede nei valori spirituali, non crede nemmeno nel proprio avvenire e non potrà mai avviarsi verso una meta comune e affogherà la comunità nazionale in una vita limitata, meschina e corrotta.

(A. Olivetti, Il mondo che nasce)


La civiltà occidentale si trova oggi, nel mezzo di un lungo e profondo travaglio, alla sua scelta definitiva. Giacché le straordinarie forze materiali che la scienza e la tecnica moderne hanno posto a disposizione dell’uomo possono essere consegnate ai nostri figli, per la loro liberazione, soltanto in un ordine sostanzialmente nuovo, sottomesso ad autentiche forze spirituali che rimangono eterne nel tempo e immutabili nello spazio da Platone a Gesù: l’Amore, la Verità, la Giustizia, la Bellezza. Gli uomini, le ideologie, gli Stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà. (A. Olivetti, Il mondo che nasce)
Affinché la persona sia libera e riesca a possedere un valore spirituale assoluto, infinitamente più importante e infinitamente più alto di ogni valore dell’ordine economico e politico, occorre che lo Stato esista per l’uomo e non già l’uomo per lo Stato. E allora il problema centrale della democrazia diventa l’indirizzo spirituale e il congegno che possa attuare uno Stato che dia luogo a una società veramente libera, in quanto sottomessa alle forza e alle forme dello spirito.

(A. Olivetti, Il cammino della Comunità)


Solo con il trionfo della persona nella comunità, mondo materiale e mondo spirituale si concilieranno secondo unità e la strada della speranza sarà aperta agli uomini. (A. Olivetti, Il cammino della Comunità)
E così noi comunitari andiamo insieme ricercando gli alimenti spirituali che è doveroso fornire agli uomini al fine di esaltare il loro spirito e di scoprire la nobiltà del loro cuore, poiché la tristezza dell’uomo è più profonda finché egli non ha rivelato a se stesso la sua vera coscienza interiore: quella che si trova racchiusa, ben serrata, nel fondo dell’anima.

(A. Olivetti, Il cammino della Comunità)


L’eccellenza umana non giunge mai così vicino alle vie degli dei come nel fondare nuove comunità e nel conservare quelle già fondate.(Cicerone, De Republica, I, 7)
Una assoluta laicizzazione pone in maniera incosciente l’assoluta divinizzazione nell’oggetto laicizzato. (E. Morin, Pensare l’Europa)
La verità è una. / In questa luce si adoperino scienza e religione / per il continuo / progresso dell’uomo: / dall’oscurità alla luce, / dal pregiudizio alla tolleranza, / dall’ottusità all’apertura delle menti. / È la voce della vita che vi chiama. / Venite e imparate. (C. Stoll, Confessioni di un eretico high-tech)
Mai un uomo è più attivo di quando non fa nulla, mai è meno solo di quando è solo con se stesso. (Catone il Vecchio, citato da Cicerone, De Republica, I,17)
In ultima e suprema istanza, non c’è altro Essere che la Volontà.

(F. Schelling, Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana)


La Volontà è l’essere originario, e solo ad essa si applicano tutti i predicati: assenza di fondamento, eternità, indipendenza dal tempo, affermazione di sé! Tutta la filosofia è solo uno sforzo di trovare questa espressione suprema.

(F. Schelling, Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana)


L’uomo è voluto dalla Volontà-di-volontà senza neppure avere l’esperienza dell’essenza di tale volere. (M. Heidegger, Saggi e Discorsi)
Il tempo, potenza primigenia, che non permette la nascita, ma neppure ha impedito il tentativo di quella nascita lasciando le sue creature nell’inferno del non nascere del tutto e dell’essere in principio già nate.

(M. Zambrano, L’esilio come patria)


La realtà è frammentaria, poiché non è apparsa nella sua totalità limitandosi ad un apparire relativo, mentre sta apparendo. Poiché non è una rivelazione definitiva, ma una rivelazione successiva che si dà nel tempo, come se il tempo fosse un mezzo di apparizione ed anche di costituzione della realtà. La realtà si presenta come un dono del tempo. […] E la realtà è un dono continuo, un incessante nascere nella discontinuità, luogo privilegiato del pulsare del tempo.

(M. Zambrano, L’esilio come patria)


Come se la scoperta delle cose, nelle situazioni dove ci si trova sotto il loro predominio, solo tramite il pensiero, non fosse reale. Ed acquisisse realtà solo col tempo, come se il tempo conferisse realtà alla verità delle cose come fa con tutto, trasformando così dei, esseri, cose, in eventi, come se la verità per essere completa avesse bisogno di manifestarsi come qualcosa che accade, come una cosa della vita. E la vita, come dice Ortega, è evento.

La realtà accade, accade nella vita; si dà dinanzi all’uomo coinvolta nella sua vita, condizionata, indubbiamente, da essa. (M. Zambrano, L’esilio come patria)


Il respiro si dà tra un pieno ed un vuoto fisico, come la pulsazione della vita, che ha bisogno di un pieno e vuoto per andare dall’uno all’altro per superarli e trascenderli. Pieno e vuoto si separano e ad un tempo si uniscono onde conseguire il trascendimento. (Solo dove c’è separazione ed unione in un altro modo, in un’unità che va oltre la differenza senza tuttavia annullarla, c’è trascendenza). (M. Zambrano, L’esilio come patria)
Ma la prima apparizione dello spazio non si offre come estensione ma come distanza che separa. E ancora prima, come luogo dove risiede qualcosa che deve essere incorporato, aggiunto o recuperato proprio per il fatto di essersi già separato. La spazio sorge dalla separazione, dalla perdita, dal non avere ancora e dall’aver perduto il luogo dell’essere, da una situazione posteriore alla caduta.

(M. Zambrano, Note di un metodo)


Presenza e fragranza vanno insieme nelle cose che permangono allo stato nascente. (M. Zambrano, Note di un metodo)
Il vuoto, il vuoto salvifico, deve essere dato da una massima velocità, da una massima vibrazione di quest’ultima realtà, che si è nominata come spirito, e in un secondo momento come “anima del mondo”. La sua azione produce, crea il vuoto che può essere chiamato “nulla”, il nulla, il nulla divino-umano, così sospetto per gli adoratori della sostanza, non per i suoi semplici credenti, ancor meno per i seguaci. (M. Zambrano, Note di un metodo)
Tutto l’universo cadde infatti un giorno, separandosi, e la vita è la risposta che attesta l’origine, e che la riflette. La vita è una risposta all’origine, e ne conserva il soffio. E la caduta iniziale si conserva come morte; la morte che conserva la vita, che va procurando materia, corpo, al soffio della vita che rinasce, che insiste nel riprodursi illimitatamente, senz’altro limite che il corpo mortale che la materia, a causa della caduta, le va dando. Un corpo che lei, la Madre, è tenuta a ritirare, un giorno. Tra vita e morte media, intanto, il tempo.

(M. Zambrano, I beati)


Il cuore [invece] non scoppia per la felicità, che esso sa, lampada nascosta, distillare incessante goccia a goccia, fatto com’è per la continuità dell’accendersi e dello spegnersi, dell’estinguersi e del rinascere, dell’andare, pendolo sapiente, dalla vita alla morte tessendo i loro confini. (M. Zambrano, I beati)
Ciò che la storia ha di promessa che a dispetto di ogni vicissitudine si va compiendo è ciò che le conferisce il suo carattere di storia umana, ciò che consente che sia raccontata. Una storia senza speranza è irraccontabile.

(M. Zambrano, I beati)


L’amore è l’ansia dell’altro e può essere divoratore, però quando diventa cammino, metodo, può rivelarsi la via che unisce, la potenza, l’attrazione dell’unità del centro, ripartita, unificatrice, unificante.

(M. Zambrano, Note di un metodo)


La manifestazione del divino è sempre istantanea. […]

L’istante, unità qualitativa del tempo - poiché tale è la natura dell’istante -, è caratterizzato dal fatto di non consumare quasi nulla, o soltanto la parte più piccola del tempo successivo, in cui si può misurare. O piuttosto, grazie alla sua qualità straordinaria - sopra il livello dell’umano -, per sfuggire alla quantità, al tempo che si misura. […]

Perché l’istante, quando è appena passato, dà la sensazione di essere sfuggito; poiché in effetti, qualcosa che sembrava stare lì per sempre, colmando con la sua presenza la totalità della nostra anima, è svanito bruscamente senza che lo potessimo trattenere. […]

L’istante non potrebbe apparire se non fosse la manifestazione del divino; qualcosa che cancella l’immediatezza, quale che sia, e fa sorgere nel suo vuoto una realtà diversa nella qualità. […] Il sacrificio è l’atto o la serie di atti che fanno sorgere questo istante in cui il divino si fa presenza; è la chiamata, potremmo dire la costrizione, esercitata su questa realtà nascosta affinché appaia. Non è una parola, ma anzitutto un’azione nella quale la parola gioca il suo ruolo. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)


Una cultura, cioè, una vocazione a essere uomini in un certo modo, può essere definita dalla sua specifica relazione con la luce, per la maniera in cui la concepisce e la adora. La vocazione decisiva - se non l’unica - della Grecia, è quella della diafanità […] la trasparenza che vince il mistero.

(M. Zambrano, L’uomo e il divino)


Se nelle idee è contenuto il “principio delle cose”, esse corrisponderanno a “numeri”. Giacché il numero è la radice dell’intelligenza, dell’intelligibilità dell’universo. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)
La sorte della ragione del vinto è trasformarsi in seme che germina nella terra del vincitore. Il seme, ogni seme, non è forse vinto quando viene interrato? E quando rivive in mezzo ai morti, dove è stato gettato, è perché ha vinto interamente se stesso. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)
Ciò che chiamiamo popolo è il ricettacolo del passato in un perpetuo presente; il depositario della continuità. Qualcosa come lo spazio, come il luogo e la materia dove il tempo difficilmente fa presa; il luogo in cui viene a ricadere quello che un tempo è stato il prodotto più avanzato, la creazione o la credenza di una audace minoranza. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)
Entrare nella coscienza e, ancor più che nella coscienza, nella luce, è un evento glorioso, l’epifania di ogni realtà che acconsente alla fine a farsi visibile. L’amore la raggiunge in Grecia: in Grecia, la cui forza perenne sta nel fatto che sul suo suolo siano avvenute le epifanie delle realtà che formano il nostro spirito. La fede cristiana non distrusse questa orbita, le offrì invece il centro ultimo di cui aveva bisogno e senza il quale non poteva sostenersi perché nonostante tutto non era ancora un’orbita. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)
Poiché l’amore che completa la persona, agente della sua unità, la conduce alla resa; esige, in realtà, che faccia del proprio essere un’offerta, richiede quello che oggi è diventato così difficile da nominare: un sacrificio; il sacrificio unico e vero. E questo abbattimento, che avviene nel centro stesso del sacrificio, anticipa la morte. Così, colui che ama davvero, muore già in vita. Impara a morire. È un vero apprendistato alla morte. E se la filosofia, un determinato genere di filosofia, è riuscita a fare dei suoi seguaci uomini “maturi per la morte”, è stato per l’amore che comporta, per un amore specifico che sta alla radice dell’atteggiamento umano che fa scegliere questa filosofia, e senza il quale nessuna dialettica sarebbe mai stata convincente.

Dunque l’essere umano non cambierà mai intimamente in virtù delle idee se esse non sono la cifra del suo anelito; se non corrispondono alla situazione in cui si trova, si trasformeranno al contrario in ostacolo, in lettera morta o in semplici manie ossessive. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)


La vita sembra ascendere in riflesso, copia, mimesi, come se fosse una malattia radicale della vita o il residuo difficilmente eliminabile di una tendenza, il proseguire con il minimo sforzo. Come se l’impegno di essere qualcosa - l’identità della rosa, la purezza del cristallo - si facesse largo come una vittoria della medesimezza in cerca dell’identità. (M. Zambrano, L’uomo e il divino)
“Tutto scorre”: scorre l’acqua del fiume, però il fiume stesso e il suo letto rimangono. È necessario che ci sia un percorso, e il percorso della vita è la verità. (M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)
Il ritmo è uno dei fenomeni più profondi e decisivi della vita, specialmente della creazione umana. […] Il ritmo del pensiero e quello più intimo e ineffabile che potremmo chiamare ritmo del cuore, il cui suono rivelatore viene portato allo scoperto dalle crisi, ma che normalmente non viene percepito: è uno sfondo costante da cui si distacca la voce dell’intelligibile.

(M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)


Il pensiero, quanto più è puro, tanto più possiede la sua misura, la sua musica.

(M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)


L’esistenza di una cultura dipende interamente da ciò che potremmo chiamare l’incarnazione delle idee. (M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)
L’unità di una cultura proviene dal sistema di speranze che in essa viene delineato. (M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)
Il pensiero vaga abbandonato se non trasforma la vita, se non ne è accolto e accettato, patrimonio soltanto di coloro che sono stati capaci di scoprirlo. Non tutto ciò che si sa deve essere conosciuto da tutti, ma lo deve essere il suo centro vivo, quello che costituirà la nuova mentalità, le nozioni centrali che creano la nuova versione o il tentativo di essere uomo e che modificano sostanzialmente ciò che l’ha preceduto. (M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)
Trasparenza della vita non vuol dire altro che apertura ad accogliere e forza di resistere. Accettazione e resistenza sembrano essere le condizioni ultime della vita. La prima la fa agire e muoversi, in una continua trasformazione; la seconda la fa perseverare in un certo canone o misura. La prima è azione incessante, la seconda è conservazione. (M. Zambrano, Verso un sapere dell’anima)
Esistere è l’attualizzazione di un’essenza. […] Esistere è un movimento in cui si attualizza un’essenza. Esistere è il movimento proprio dell’essere, come il vivere attualizza la vita. (M. Zambrano, Il sogno creatore)
Il vuoto è il luogo della libertà. (M. Zambrano, Il sogno creatore)
Non si può dare luce senza dare tempo. (M. Zambrano, Il sogno creatore)
La verginità è associata all’alba; una metafora e una categoria dell’essere che solo passando attraverso i suo non-essere si manifesta. Mediatrice tra la natura e la storia, fa sì che nella storia si compia un’azione dell’essere della natura, come se qualcosa del divino della natura dovesse incarnarsi nell’umana storia.

(M. Zambrano, Il sogno creatore)


La fiamma pura che si accende dando alla luce il giorno, parla dell’ardere perduto, di questo luogo che così divenne seno, suolo, resistenza, ponte sull’abisso che sorregge l’uomo e tutti quanti i viventi come lui, reinserrati in una forma compatta, irriducibile; fiamma anch’essa opaca, notte oscura della luce e dell’ardere iniziale. (M. Zambrano, Dell’aurora)
È un dato tipicamente creaturale che la materia di un essere vivente, in una struttura di coincidenza e trascendenza che si manifesta pienamente nella persona umana, sia pervasa, in gradi diversi, di una vitalità spirituale. Perché, in certo modo, la materia spera, anela a una trasmutazione, vuole essere accolta nel tempo mediatore di trasformazione e l’umanità è pensabile anche come il luogo della natura creata in cui la trasfigurazione può avvenire per tutti i viventi.

(R. Mancini, Esistere nascendo)





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