Filozofická fakulta Masarykovy univerzity V Brně Ústav románských jazyků a literatur



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Filozofická fakulta Masarykovy univerzity v Brně

Ústav románských jazyků a literatur

Italský jazyk a literatura

Bc. Nicol Žižlavská
Diplomová práce

Il pulp italiano

(Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Tiziano Scarpa)

Vedoucí bakalářské práce:

Mgr. Paolo Divizia, Ph.D.
Brno 2013

Ringraziamenti:
Desidero ringraziare il professor Paolo Divizia che nell’arco della stesura della presente tesi mi è stato di grande aiuto.

Prohlašuji, že jsem bakalářskou práci vypracovala samostatně a že jsem uvedla všechny prameny, jichž jsem použila. Dále prohlašuji, že elektronická verze je totožná s verzí tištěnou.

V Brně dne 13.04.2013 _______________

Podpis autora práce

INDICE


 Autore anonimo, Pulp Magazine: sexy, sporchi e cattivi, disponibile su: mag.sky.it/mag/life_style/.../2009/08/.../pulp_magazine_cover.html. 19

 FREZZI, Talita, 1997-2012: quindici anni di mistero sul movente dell’omicidio Marta Russo, «Fatto & diritto» del 7 maggio 2012, consultabile su: http://www.fattodiritto.it/1997-2012-quindici-anni-di-mistero-omicidio-marta-russo/. 65



INTRODUZIONE

I libri più veri sono indubbiamente quelli di fiction, che non si preoccupano di veicolare il lettore a un dogma che poi magari si scoprirà inesatto, né di impartire insegnamenti che poi sarà nostro preciso compito disimparare [ma] che ripetono, che riassestano, che rendono più chiare le lezioni della vita; che ci liberano da noi stessi, ci costringono a far conoscenza con altri, ci mostrano il tessuto dell’esperienza non già come lo vediamo di solito ma con un totale mutamento di prospettiva, proprio perché una volta tanto se ne sta zitto, e cancellato, quel mostruoso e noioso ego normalmente in carica.1

La presente tesi riporta un argomento assai discusso e criticato in Italia soprattutto negli anni ’90 del secolo scorso, ovvero il pulp, il cui prestigio calò, con rammarico degli amanti di questa narrativa, così rapidamente come nacque. Il mio interesse per questo genere letterario è sorto da una casuale lettura di alcuni libri pulp americani dello scrittore di testi di fantascienza, romanzi e fumetti Joe R. Lansdale - Bad Chili2 e Tramonto e polvere3, seguiti da Brooklyn senza madre4 di Jonathan Lethem. Il loro stile ha suscitato in me una certa curiosità, da cui è partita la ricerca di autori italiani scriventi nello stesso genere lettarario.

La tesi è divisa nella parte teorica, la quale focalizza l’attenzione sullo sviluppo del genere in America dove nasce e di seguito in Italia, e nella parte pratica, in cui mi soffermo sull’antologia Gioventù cannibale e analizzo dettagliatamente tre opere di tre autori italiani, vale a dire Ammaniti, Nove e Scarpa. In quest’ultima parte si cercheranno le affinità e le differenze dei loro scritti proponendo un quadro quanto più completo del recente fenomeno della letteratura pulp italiana.



1. CAPITOLO PRIMO - IL PULP

1.1. Le origini e lo sviluppo del genere letterario pulp nel mondo

[Il pulp] ci da emozioni estreme a buon mercato, ci intrattiene complicando trame all’infinito, finge di destabilizzarci riducendo il perturbante a citazione e barzelletta, ci fa identificare con assassini e criminali, [...], ci convince ingannevolmente che rappresenta uno specchio veridico della società [...]. Semplifica a oltranza la nostra vita interiore, la nostra psicologia e i nostri dilemmi morali.5

Negli anni del proibizionismo, cioè negli anni Venti - Trenta del Ventesimo secolo, negli Stati Uniti emerge nel campo della letteratura un nuovo fenomeno, negli anni a venire considerato una delle forme letterarie più gradite al pubblico: in quell’epoca si presenta infatti una vasta fioritura di riviste con una ampia varietà di generi tra cui il giallo, il poliziesco, il western, l’horror, racconti di fantascienza, fantasy, noir o vi si trovavano addirittura racconti alquanto piccanti.

Queste gettonate pubblicazioni popolari di rapido consumo, i cosiddetti pulp magazines, ebbero successo principalmente tra il 1920 e il 1950 e il loro contenuto dozzinale, secondo le parole del noto giornalista e conduttore radiofonico Marino Sinibaldi, era fitto di stereotipi, stimoli, informazioni, immagini e sensazioni facili6. I protagonisti erano nella fattispecie detective, avventurieri, donne seminude, gangsters, alieni, eroi o Femme Fatale. “Lo scrittore veniva pagato un centesimo a parola e quindi da lui non si pretendeva chissà cosa, ma solo qualche mostro o un morto ogni tot pagine. Dalla penna di questi mestieranti dallo stile aggressivo e spesso volutamente trascurato, però, uscirono anche capolavori."7

La storia delle riviste pulp8 ebbe comunque inizio già nel tardo 19° secolo. L’alfabetizzazione di massa al termine della guerra civile americana genera due conseguenze: “la nascita di una letteratura popolare in senso stretto, caratterizzata da narrazioni brevi e destinate a produrre forti emozioni, e quella delle riviste a grande tiratura, gestite non più a livello amatoriale ma come un vero e proprio business editoriale.”9 A cavallo tra i due secoli, si manifestano i romanzi low-cost conosciuti sotto il termine Dime, cioè romanzi - giornale pubblicati a puntate che si potevano acquistare inizialmente con una moneta da dieci centesimi e più tardi con un quarto di dollaro. Essi erano accompagnati da campagne pubblicitarie mirate e costanti e raggiungevano la stampa di migliaia di copie. Le riviste, che dalla vastità di colori della copertina assomigliavano ai fumetti, venivano stampate su carta economica e contenevano solitamente storie di bassa qualità. L’unica differenza tra le riviste pulp e i fumetti era che i pulp miravano a un pubblico adulto, mentre i fumetti tendevano ad attirare l’attenzione degli adolescenti, in quanto il contenuto dei pulp era piuttosto violento, osceno e amorale. L’ambientazione, il linguaggio e la trama erano alquanto crude e vi si trovava una sovrabbondanza di crimini cruenti e situazioni macabre.

Negli anni Trenta del ventesimo secolo le riviste pulp raggiungono il loro apice che però precede di poco la loro caduta. Questo decennio produce i migliori pulp magazines, lascia “il segno nell’industria dell’intrattenimento americana d’allora e continua a riverberare oggi con opere derivate.“10

Gli anni ’40 del ’900, a causa della carenza di carta e della competizione con i mass media, portarono al declino delle riviste pulp. Nuovi metodi di intrattenimento attirano l’interesse dei lettori, tra essi per esempio il cinema, dove la silent era è sostituita dai primi film sonori.

Dato che il classico tema dei testi pulp tratti solitamente di “volgare effettismo da macelleria, auto-compiacimenti morbosi e adolescenziali ed aberrazioni sessuali”11 e contenga forme espressive alquanto volgari, si presume che il pulp si rivolga “a un target di persone interessate a questo tipo di storie «torbide» [...].”12 I potenziali lettori di questa “narrativa abietta”13 sono, a mio avviso, essenzialmente di sesso maschile.

Nel corso degli anni ’50, la televisione, fonte di informazione e svago con i suoi innumerevoli spettacoli, entra a far parte del sogno americano. Essa riesce a catturare l’intera nazione statunitense. È così che prosegue il declino dei pulp magazines. Nella via d’estinzione del fenomeno, tuttavia, vari fan club cominciano ad organizzare incontri, grazie ai quali si raccolgono e si preservano riviste pulp.

Durante gli anni ’60, ’70, ’80 “la comunità degli appassionati ha continuato a crescere [...] di tifosi”14. Piccole case editrici si propongono alla ristampa di riviste pulp in formato tascabile. Gli anni Novanta permettono ai fans di questo genere letterario di muoversi online e vivere così un revival del fenomeno.

1.2. L’influenza della letteratura americana sui generi minori in Italia

In Italia le cose erano andate in modo abbastanza distinto:

La povertà diffusa, il basso tasso di alfabetizzazione, e forse anche la natura poco imprenditoriale degli editori di casa nostra, non permisero mai la nascita di prodotti destinati alla vendita su larga scala come negli Stati Uniti.15

Soprattutto durante il secolo scorso, si afferma anche in Europa “una produzione narrativa di opere tradizionalmente definite come generi romanzeschi minori.”16 Essi sono conducibili generalmente a quattro tipologie principali: il giallo, il noir, il fantasy e il romanzo rosa. Spesso le tipologie potevano incrociarsi tra loro. In sostanza, ciò che li caratterizza è la definizione minore, stabilizzatasi nell’uso comune. Questa è la definizione fornita da Lucio Izzo:

[Il genere romanzesco minore] denota il comune sentire di pubblico e letterati di fronte a tale produzione: si tratterebbe di opere minori in quanto non provviste di caratteri che fanno di un romanzo un’opera d’arte. Esse si pongono piuttosto un fine di intrattenimento “basso” a fronte del godimento superiore che la cosiddetta letteratura “alta” dà al suo fruitore: un godimento cioè che risiede anche nella capacità di queste opere di stimolare il pensiero, l’analisi e la coscienza critica, laddove i generi minori si limiterebbero ad appagare l’equivalente di quelle che in psicologia si definiscono pulsioni primarie.17

Dalla mescolanza dei generi si evolve in Italia il genere pulp, cui ha dato vita la cosiddetta generazione cannibale, movimento a cui deve nome l’antologia pubblicata nel 1996 dalla “neo-inaugurata collana Stile Libero Einaudi”18 Gioventù Cannibale “presentata fin dal sottotitolo come La prima antologia italiana dell’orrore estremo19. Questo termine fu poi messo in circolazione dal giornalismo letterario e accolto dalla critica. Il termine cannibale fu comunque usato già nella seconda metà degli anni ’70 e indicava una rivista italiana di fumetti che consentiva agli autori “di esprimersi nella più assoluta e disinvolta libertà creativa.”20

Gli autori appartenenti al gruppo cannibale sono giovani scrittori, nati per lo più negli anni ’60 e ’70 del XX secolo, che rivisitano in chiave contemporanea il genere americano pulp. Ciò avviene principalmente solo dopo il grande successo del film del regista statunitense Quentin Tarantino Pulp Fiction (1994), caratterizzato da immagini violente e sanguinarie.

Tra questi scrittori si presentano figure poi divenute note nella scena letteraria italiana, tra cui Nicolò Ammaniti, Aldo Nove, Tiziano Scarpa, Isabella Santacroce, Enrico Brizzi, Daniele Luttazzi o Giuseppe Caliceti. I nuovi esploratori di questo genere letterario riportano un quadro sconfortante della nostra società descrivendola in un realismo efferato, sperimentando nuovi codici della scrittura contemporanea. Nella trama inseriscono, infatti, un “nichilismo etico dei personaggi dalla psicologia impenetrabile e complessa”21, forti esplicitazioni di violenza e amoralità, frasi corte, artificialità delle storie, “situazioni grottesche che sfiorano il limite del verosimile”22, sesso e trasgressione.

I modelli letterari dei narratori italiani sono prevalentemente scrittori americani attuali. Gli scrittori italiani si ispirano allo stile di Joe R. Lansdale23, dello scrittore britannico James Graham Ballard e di Chuck Palahniuk, giornalista freelance statunitense, reso noto grazie alla sua opera di esordio Fight Club (1996) diventato best seller. A loro vengono comunque preferiti anche altri media: televisione, fumetti, cartoni animati, videoclip o videogiochi. Prendono spunto dunque dal mondo della cultura popolare, in cui rientrano pubblicità, canzoni, icone, quiz televisivi. Tutto ciò viene rielaborato e rimescolato, si può forse usare il termine “riciclato”, in modo che, ricucendo il tutto, possa nascere una letteratura eterogenea e diversa rispetto alle correnti precedenti.

Il linguaggio della generazione dei cannibali è provocatoriamente basso ma attentamente lavorato: ripesca citazioni da spot pubblicitari, musica o cinema, utilizza “il turpiloquio dei talk show televisivi, o le espressione gergali comuni tra le bande di quartiere.”24 Queste le nuove forme di espressione artistica nel mondo letterario italiano. Come afferma il docente Donato Sabina, il quale esordisce con l’antologia La letteratura pulp in Italia, il linguaggio è “una geniale contaminazione linguistico-espressiva, tra il mezzo letterario da una parte ed i mezzi di comunicazione di massa dall’altra.”25 Esso è assai complesso a causa di un sovraffollamento crescente di informazioni che, inserite nel testo in un tono di ironia beffarda, parodiano la realtà in cui viviamo. Così ha origine un fenomeno “altrimenti consunto nell’effimero”26 che raccoglie “una provocazione derivante dal mondo televisivo, che nella logica della simultaneità crea miti e modelli nel momento stesso in cui li parodizza e consuma.”27

1.3. La natura del pulp nell’era post-moderna

Il termine di letteratura pulp fa la sua comparsa nell’orizzonte della cultura italiana solo nell’anno 1996 (due anni dopo il debutto di Tarantino negli Stati Uniti), in cui cominciano a parlarne vari quotidiani, riviste e la televisione. Questo filone letterario dà il via a parecchie discussioni critiche sulla nascita e sull’evoluzione del genere stilizzato dallo splatter (termine inglese usato in riferimento allo schizzare del sangue, o descrivente lacerazioni di corpi umani a scopo di disgustare o divertire il lettore), definito da La Porta come “il gusto per il raccapricciante.”28 La critica definisce il genere una moda che segue tendenze letterarie all’epoca già esistenti, non prestando attenzione al fatto che il pulp ormai diventa

una tendenza della società attuale, che trova sempre più spazi tra diversi generi artistici, pittura, letteratura, musica, cinema, fumetto. Non sono spazi autonomi, ma comunicanti, che favoriscono l’interazione tra le arti, quasi a sottolineare un’aspirazione alla multimedialità che, nell’epoca dei computer e di internet, sta [...] cambiando il modo di fruizione dell’opera stessa.29

Il pulp è considerata quella produzione letteraria che utilizza o recupera materiali “bassi”, popolari, che contengono “trame forti, psicologie elementari, sangue e profusione”30 descritte con una “consapevolezza e con un’ironia che permettono di uscire dalla inerte serialità del genere. Avanguardia e consumo, standardizzazione e trasgressione, [...]”31 e linguaggio aggressivo della contemporaneità, “che si misura da pari a pari [...] con la simultaneità dell’informazione e con il cinismo della cultura-spettacolo.”32 Un linguaggio che esprime “l’ambigua, multiforme verità della nostra epoca.”33

“Sul versante [...] dei nuovi scrittori”34 si nota che molti di loro propendono più verso “una cultura più fumettistica, cinematografica, cantautorale che non letteraria in senso stretto; [...] pur [...] apprezzando la tradizione istituzionale, ritengono maggiormente vitali le forme un tempo ritenute basse.”35 È qui che si presenta il fenomeno letterario post-moderno “fornito dal superamento, [...], della distinzione fra una letteratura alta e una letteratura bassa, e quindi dalla loro reciproca contaminazione.”36 Questi nuovi scrittori non esitano ad inserire nei loro testi fenomeni del cult tipicamente postmoderni37, ovvero “aspetti più degradati e goffi della cultura di massa”38, coltivati “con una particolare predilezione affermandone la paradossale validità ed eccellenza.”39 Il cult in Italia riguarda principalmente il cinema e la canzone. Questi vengono riprodotti con tanto cattivo gusto da evocare produzioni di serie B40. Ma il gusto si presenta talmente cattivo che “è in grado di rovesciarsi in una specie di paradossale e appunto snobistico buon gusto.”41

Il post-moderno, “su un piano più propriamente tematico, [...] sostituisce alla tensione drammatica, [...], all’incombere di un destino tragico caratteristici del moderno, una visione viceversa disincantata e ironica della realtà.”42 Esso elude la verità e contemporaneamente esalta43 “una sorta di trionfo dell’artificioso e dell’artificiale, che in letteratura corrisponde al trionfo dell’artificio, della tecnica, della forma fine a se stessa.”44 In questa narrativa contemporanea appare la “predilezione [...] per le tematiche horror45, in cui si può vedere l’abilità di trionfare sulla drammaticità della vita. Uno dei tratti distintivi della letteratura post-moderna pulp è, appunto, la descrizione drammatica e quasi teatrale della vita tramite l’esorbitante violenza. Oggi però, al contrario della drammaticità della tragedia antica46, dove “la violenza sui corpi aveva un senso forte, addirittura ideologico, catartico, purificatorio”47 la violenza “finisce per divertire, per suscitare sorrisi ironici, per comunicare un’impressione di irrealtà.”48

Il pulp “non si riassume solo in un mare di sangue e di carne distrutta, di corpi violati”49, esso è una definita forma narrativa,

con le sue ragioni di nascita, propri caratteri, modi di espressione, protagonisti creativi con fisionomie anche differenziate, che ne fanno non solo un frammento, marginale o urlato, dell’evenienza presente, ma un sensibile rilevatore di un più largo orizzonte che risponde alla definizione di post-modernità.50

In altre parole, “la natura [...] del postmoderno”51, di cui il pulp fa parte, è argomentata come la fine della modernità, in cui si verifica una trasformazione interna del mondo della letteratura. La letteratura italiana può rilevare una serie di sintomi interessanti che suggeriscono un cambiamento del quadro modernistico di concepire la produzione artistica.52 “Se nel modernismo l’opera per essere ritenuta valida doveva esemplificare la propria capacità di mostrarsi diversa, [...], nel postmoderno sono dominanti il principio della citazione e quello della contaminazione.”53 Le consuetudini e gli stili di altri narratori sono consapevolmente ripresi e rimontati dall’autore post-moderno in modo non provocatorio, bensì ludico e disimpegnato.54 Riportando, per esempio, anche il parere del professor Alberto Casadei, si può vedere che i punti di vista dei due studiosi sono molto affini. Nel libro Storia della letteratura italiana Casadei ritiene che:

[...] il postmodernismo più tipico è stato a lungo considerato quello basato sul riuso citazionistico di tutti i modelli e generi tradizionali, senza emulazioni o spinte verso la novità, ma anzi con un gusto ironico-parodico e con un piacere intelettualistico per le allusioni abilmente dissimulate e per la possibilità di letture a più livelli. [...] Negli anni Novanta, nonostante un ritorno a forme più sperimentali e a un rapporto più dinamico con i modelli, si può notare che, nella narrativa gli autori di maggior successo sono giovani ormai lontani dalla ”tradizione umanistica” e semmai molto più influenzati dal cinema e dalla televisione, dai fumetti, dalla musica e insomma da tutti gli aspetti della cultura media contemporanea. In generale, la prevalenza della cultura visiva e della fiction di ogni tipo porta a confondere i piani narrativi, con intersezioni assai frequenti tra (pseudo)autobiografia e (pseudo)invenzione: così, persino le confessioni a volte crude riguardanti la condizione giovanile, sostenute dallo scrittore che più ha favorito l'interesse verso questa realtà, Pier Vittorio Tondelli, si sono ridotte a piccoli scandali o a mode passeggere.55

1.4. Che cos’è il pulp

1.4.1. Il concetto di pulp

Il concetto di questo filone “lanciato con solenne prepotenza si introduce nella coscienza dei lettori”56, come detto innanzi, dopo il debutto in ambiente cinematografico del film del regista americano Quentin Tarantino. Con Pulp Fiction (titolo volutamente collegato ai pulp magazines) Tarantino dimostra di possedere un forte senso dell’ironia57, “attraverso il quale realizza delle sottili parodie dei propri modelli cinematografici.”58 Attingendo alla tradizione dei grandi gangsters movies, cioè di film ambientati tra la malavita americana, descrive “con tanto di nichilismo etico”59, “la violenza (tanto eccessiva quanto ordinaria)”60 e l’amoralità dei personaggi che uccidono, stuprano, fanno uso di droghe, ricattano e rapinano. Tarantino non propone affatto “letture” morali61, ma in un modo iperrealistico e ironico narra, secondo le parole del critico Sinibaldi, la decadenza della società moderna con tratti caratteristici della sua estetica, ovvero l’estetica della violenza e amoralità.62 Descrive in questo modo circostanze estreme che negano ogni perbenismo:

[Egli] [...] si limita a dipanare una storia, in cui i «killer» sono una sorta di «manovali del crimine», le loro azioni appaiono parte del contesto, la violenza è condizione del mondo. Gli eroi tarantiniani non hanno credibilità, sono come i personaggi dei fumetti, «stilizzati» e psicologicamente vuoti, [...].63

Va detto però che la questione di violenza “gratuita ed esasperata”64, sesso e trasgressione non sono gli unici elementi di accordo fra Tarantino e la letteratura pulp italiana. Ridurre infatti tutta la giovane letteratura a tali realtà sarebbe un’interpretazione riduttiva e superficiale.65

1.4.2. La definizione di pulp

- un mondo fatto di carta scadente66
Il termine pulp, in riferimento alla storia del genere come accennato nei precedenti capitoli, prende più che probabilmente origine dalle serie di pubblicazioni popolari di rapido consumo americane degli anni ’30, i cosiddetti pulp magazines.

Pulp indica, secondo i dizionari anglosassoni, una massa organica umida, soffice e appiccicosa, il cui carattere o aspetto fungono come stimolo oltre misura, mirato a sovreccitare i sensi e a disgustare, infastidire e molestare il lettore. L’etimologia denuncia “la ridotta differenza tra la carta di questi giornali e la polpa, la pasta lignea dalla quale provengono.”67 Dalla polpa degli alberi si ricavava, appunto, carta di qualità scadente e di durata assai precaria, simile alla qualità delle opere degli scrittori mal pagati degli anni Trenta-Quaranta, dai quali non si pretendeva molto. Ma “dalla penna di questi mestieranti dallo stile aggressivo e spesso volutamente trascurato, però, uscirono anche capolavori.68

La scelta del termine pulp, maggiormente usato per questa corrente, non esclude il ricorso ad altre denominazioni come splatter a cui corrispondono romanzi spaventosi e aggressivi di genere orrorifico. “Quando gli scrittori horror sono passati da una scrittura essenzialmente consolatoria e rassicurante [cioè “dove il terrore soprannaturale era destinato a essere sconfitto e l’eccezionalità della situazione si rivelava solo momentanea”] a una scrittura che non voleva più confermare il consenso alla società, si sono rivolti al sangue. Il sangue come materia di un orrore fondamentale, come verifica della soglia tra vita e morte.”69 Questi scrittori vengono chiamati anche splatterpunk (dove splatter richiama gli schizzi di sangue, ingrediente principale del fenomeno, e punk sta per una scelta di “antagonismo radicale”).

Il genere viene chiamato anche letteratura neo-noir, dove l’estremo è un elemento obbligatorio, un tratto distintivo. Esso, in Italia, si sviluppa principalmente dal giallo italiano, che passa al noir “per poi affogare in un rosso [...] che più rosso non si può.”70

Il noir, noto come genere romanzesco minore, si potrebbe definire, secondo le parole dello scrittore di tale corrente Matteo Righetto, “un’atmosfera, un «mood», una sorta di «frequenza letteraria», una dimensione narrativa nella quale fin dalla prima pagina domina un senso di ineluttabilità per un destino torbido e oscuro.”71 Storie del genere nascono in ambienti che fungono da sfondi vivi e pulsanti, nascono dalla volontà di raccontare storie forti, colme di spunti bizzarri che superano la fantasia. Questi racconti poi vengono racchiusi in libri disturbati, cinici e disincantati.

Altro genere romanzesco minore è il giallo, dal quale nasce un certo sottogenere di “pulp fiction”, ovvero l’hard boiled. Questo genere ha radici negli anni Trenta e rientra nel genere poliziesco dove il classico “investigatore macho” non si limita a risolvere casi, ma spesso e volentieri rimane coinvolto in scontri violenti. Con atteggiamento da vero “duro”, espressione proveniente dall’inglese “hard-boiled”, cioè sodo, duro (detto di uova), in modo freddo e impudente indaga e affronta pericoli a modo suo: vale a dire lasciando dietro di sé una marea di criminali feriti o morti rimanendo sarcasticamente impassibile.

Si può menzionare anche la denominazione di genere metropolitano, poiché le trame sono spesso ambientate nelle grandi città, luoghi comuni di conflitti sociali.

Per quel che riguarda la produzione pulp italiana, appare a cavallo del millennio il cosiddetto spaghetti-pulp. Qui vengono raccontate esperienze crudeli e sconce ai danni di personaggi vulnerabili, spesso basate su fatti di cronaca, tutto ambientato appunto nel Bel paese. Il termine spaghetti-pulp fa riferimento allo spaghetti- western, chiamato anche western all’italiana inventato da “Sergio Leone (che ha influenzato Tarantino)”72. La produzione degli spaghetti-western indica film ispirati ai western americani, girati a basso costo in Europa in lingua italiana.

Come branca del pulp italiano si presenta anche il sugar-pulp, che affonda le proprie radici nella natura del Nordest:

Sugarpulp è la polpa narrativa, adulterata con lo zucchero di barbabietola, con una gradazione saccarometrica crescente che rende lo scrivere più alcoolico, più tossico, più anfetaminico. Sugarpulp è narrazione a duecento all’ora [...], è un modo di scrivere che mescola il linguaggio cinematografico della sceneggiatura con i profumi di sangue e zucchero della Bassa, dei campi di mais, delle case coloniche, le osterie, i colli [...]. Sugarpulp vuole mandare a memoria la lezione americana della spettacolarizzazione della scrittura, prendendo a modello le nuove avanguardie di una new wave a stelle e strisce [...].

[Rilevante è] creare una narrativa giovane, fresca, veloce, che racconti storie slabbrate, rabbiose, piene di humour nero e dissociazioni mentali. Le storie Sugarpulp sono girandole impazzite, sono pastiche di piombo e noir, di tradimenti e devianze, sono la nuova grande frontiera di uno scrivere che vuole celebrare la liturgia di una terra e una realtà sociale tipiche del Nordest.73

1.4.3. Le caratteristiche del genere pulp

Alcune caratteristiche fondamentali sono già state descritte in precedenza. Entrando però “nell’intimo” del filone lo si può descrivere più dettagliatamente. È chiaro che “negli scrittori pulp [...], rispetto alla narrativa passata, sembra essere caduto ogni limite, ogni censura.”74 Nelle loro opere domina l’eccessività attraverso

sesso e violenza in quantità, che si collegano alla materialità “debordante” e maleodorante [...]. Ci troviamo di fronte, conseguentemente, ad una deliberata estetica del “cattivo gusto”, che consiste nell’esibire amplessi, liquami, “schifezze” di ogni tipo ed orrori da macelleria, con il solo scopo di provocare nausea, disgusto, fastidio.75

Le descrizioni dettagliate che insistono su particolari anatomici e materie organiche provocano nei lettori reazioni ambigue e scandalizzate. Non c’è quindi da stupirsi se il pulp non di rado veniva ignorato dalle più importanti case editrici e dalla critica ufficiale.

Giulio Ferroni, docente di Letteratura Italiana all’Università La Sapienza di Roma, sostiene che “nel consumo culturale continua ad imperversare il mito della trasgressione”76 e ritrae la trasgressione come atteggiamento dominante negli scrittori pulp. I mezzi di comunicazione di massa, fonti principali di ispirazione degli autori pulp, trasmettono modi di rappresentazione e atteggiamenti basati sulla trasgressione,

mettendo in primo piano sesso, la violenza, il desiderio rivolto verso oggetti tradizionalmente protetti e “proibiti”, l’esibizione e la visione di ambiti della vita e dell’esperienza un tempo “riservati”, custoditi da qualche pudore. La trasgressione si collega in realtà alla velocità della comunicazione contemporanea e a quella ricerca di effetto immediato, di turbamento del destinatario, che costituisce il principio su cui si basano i media e che trova la sua manifestazione esemplare nella pubblicità.77

Succede spesso che i libri pulp non diffondono alcun messaggio, ma riescono sempre a essere appositamente provocatori, ciò per catturare l’attenzione del lettore. L’eccesso, che colpisce e provoca sovente imbarazzo, si fa strada da solo “immergendosi in deformazioni, poltiglie, cattiverie di tutti i tipi, manipolando il sesso in tutte le forme e le scomposizioni possibili.”78 Questo accade perché la letteratura pulp, che si basa ripetitivamente sui contenuti dei media e della pubblicità, imitandoli vuole essere pari a “queste forme culturali più veloci e «più visibili» [...]”.79

Tralasciando il sesso, la trasgressione e il “cattivo gusto” in genere, potrei soffermarmi sul tema della violenza immotivata dei protagonisti. Qui si può vedere la loro lotta per il puro piacere di lottare, una lotta anche interiore che non porta a nessun lieto fine, poiché non esistono confini tra il male e il bene. La prepotenza è l’elemento che domina il mondo “marcio” del pulp, rappresentato da crudeltà, cioè la “garanzia di autenticità”80 ed evidente mancanza di moralità. La moralità delle storie, se mai se ne dovesse trovare alcuna, viene accompagnata da humour nero, il quale divagando su situazioni banali e surreali, declina questi tratti moralizzanti nel suo lato opposto.

Il perno del filone è una presenza insistente di ossessioni, immagini superflue e irrilevanti, di vacuità o crisi morali, di ironia, nichilismo, consumismo sfrenato e volontà di scandalizzare; il fenomeno è una mescolanza di percezioni varie della cultura di massa e distinzioni gerarchiche tra cultura bassa e alta. L’onnipotenza della tecnologia è dominante quanto l’estetica della violenza, la pulsione di morte, l’ambiguità, il sadismo, l’insicurezza. Non può mancare il sangue e altre materie organiche, frequente il tema del male.81

Difficile quindi trovare una

rappresentazione seria della vita quotidiana [...]; il basso è basso e deve essere trattato, nominato e rappresentato come tale. E nel basso si deve anzi classificare la maggior parte dell’esperienza quotidiana: scenari urbani, odori, atmosfere e, soprattutto, quell’enciclopedia del macrocosmo che è il corpo umano. Prolifera qui il particolare sordido, la deformità, il grigiore, lo squallore: difetti, tic, pelli sebose, ventri prominenti, denti gialli, dita macchiate di nicotina, traspirazioni, miasmi, occhi cisposi, aliti pesanti (soprattutto per quanto riguarda il corpo maschile). È come se senza un rincaro di squallore, la realtà quotidiana non risultasse credibile [...].82

E non risulterebbe credibile senza un cadavere, un corpo indecentemente esposto allo sguardo: la rappresentazione della morte che non tende a far soffrire chi vede, ma vuole semplicemente mettere in scena la decomposizione, l’immobilità di chi ha sofferto. A questo punto, lo scrittore, dopo aver oscenamente descritto una scena “estremamente” disgustosa, si rimbocca le maniche, perché “la temperatura emotiva si alza, lo stile s’impenna, la descrizione si trasforma in performance.8384

Nel codice espressivo del pulp, come spiega Sinibaldi, domina un ipertrofico naturalismo accompagnato da un realismo fuori misura, talmente enfatizzato che trapassa nel suo contrario85 e convive con “un’astrazione stilizzata ai limiti del manierismo o della parodia, che di continuo ironizza sui linguaggi che mette in scena.”86 Fondamentale il continuo cambio di registri. Per quel che riguarda le collocazioni cronologiche e storiche, esse vengono smontate fino all’indefinito87. Importanti anche l’abbassamento e il mescolamento dei linguaggi, carichi di riferimenti oggettuali e culturali, provenienti “dal mondo dei gusti e dei consumi giovanili; sono citazioni e segnali che sul piano della scrittura e della lettura vogliono indicare territori nuovi.”88

“Gli autori pulp si muovono con spudorata leggerezza nel loro raffazzonato universo culturale di riferimento che mette insieme cinema, letteratura, fumetto, musica per poi riaffogare tutto in una sordida violenza senza giustificazioni.”89

I temi si concentrano molto su aspetti particolari della società, riflettono i legami e le relazioni sociali in qualche modo devastate o completamente cancellate. Vengono menzionati temi tabù, i quali, nella letteratura della cultura italiana fortemente dipendente e condizionata dalla Chiesa, di rado si possono trovare: ad esempio il tema della sessualità che descrive problemi esistenziali delle minoranze GLBT, il tema della violenza su donne, minori e anziani, si parla di prostituzione, devianze, stupri di gruppo, di alcolizzati e drogati, della malavita organizzata nei sobborghi delle grandi città, di incesti, aborti, delitti con mutilazioni, di suicidi, omicidi e altre atrocità quotidiane, si ridicolizza la politica contemporanea e si polemizzano notizie del mondo del gossip.

I personaggi di questo genere sono insulsi e insipidi, non sono destinati a cambiare nel tempo, la scelta è di “non attribuire loro un’eccessiva complessità [...]. A caratterizzare il personaggio bastano i tic, le ossessioni, le idiosincrasie [...].”90 Essi si trovano spesso in vicende completamente banali, situazioni futili e clichée. Il pulp, di conseguenza, “nasce dal contrasto tra questo aspetto e la forza di quello che questi stessi personaggi fanno: assassini, stupri, torture.”91

1.5. Tra fiction e realtà

Le menzionate vicende sono più spesso astratte che reali. Il rapporto con la realtà, in questo curioso mondo “pulpiano” definitivamente sfuggente e sfumato, è astratto ed elusivo:

Il terreno sul quale forse il pulp rappresenta almeno in parte una novità importante è [...] il misto di adesione e ironia rispetto alla realtà, di condivisione disincantata e di critica radicale dei suoi valori, che [...] coglie [...] quel problema capitale del nostro presente che è la irriducibile problematicità della realtà, la sua incerta e debole verità, l’impalpabilità delle vicende, delle storie, delle persone, [...]. Qualunque rappresentazione della realtà è oggi complicata dalla doppia aggressione che essa subisce: quella che attraverso la sovrabbondanza dell’informazione sembra rendere la realtà ormai pervasiva, ridondante, totalmente trasparente e svelata; e quella che attraverso l’intensificazione di tutti i processi materiali e mentali artificiali la trasforma in una direzione sempre più virtuale, manipolabile e inattingibile allo stesso tempo.92

Questo “cocktail” di virtualità e finta adesione alla realtà descritta nei testi pulp porta ad un mutamento tra invenzione narrativa (fiction) e la realtà, grazie al quale, come dichiara lo scrittore brittanico James G. Ballard93, siccome “viviamo in un mondo governato da fantasie di ogni specie [...], è sempre meno necessario inventare il contenuto fantastico del proprio romanzo.”94 Come “fantasie di ogni specie” Ballard intende la pubblicità, la promozione di prodotti di massa e la politica, anch’essa esercitata come una branca della pubblicità.

L’opinione di Ballard viene confermata anche dalle parole di Donato Sabina, il quale dichiara che gli scrittori pulp esprimono con forte spirito critico una realtà invasa dai mass media, “divorata e fagocitata dalla Televisione e dal consumismo sfrenato.”95 Essi con questa realtà amano giocarci “riversandola nelle loro pagine e contaminando il loro linguaggio, senza mai prenderne però le distanze in modo categorico.”96 Deridono il mondo della cultura di massa, di cui sono totalmente e inevitabilmente imbevuti essendo cresciuti nell’era della TV e dei reality, della musica pop-rock, del PC o del cellulare. Nella sua antologia Sabina aggiunge, infatti, che è impossibile fare letteratura senza tener conto del proprio “background” culturale.

La grande novità degli scrittori pulp italiani nasce dalla trasgressione e dal consumismo di chi legge e poi vuole fare letteratura; perché chi legge e si ispira “ai grandi scrittori del passato [...], contemporaneamente legge anche fumetti e riviste, guarda la «tv-spazzatura», ascolta musica commerciale senza vergognarsene. Chi confronta la Letteratura con il mondo dei mass-media, senza separare le due realtà”97 può creare una geniale contaminazione. Nelle pagine degli scrittori pulp rimane centrale il mondo di immagini e slogan pubblicitari: “molti autori italiani si compiacciono di menzionare gli oggetti di consumo, evocandoli però, invece che attraverso la descrizione, con il ricorso alla potenza magica del nome.”98 Con la tecnica di elencare prodotti conosciuti, questi scrittori mettono immediatamente il lettore in presenza della cosa. O può essere persino estremamente basilare “la stupidità di un programma televisivo o il sovraffollamento, che caratterizza la vita contemporanea [...], una strofa di una qualsiasi canzone «pop».”99 In poche parole, è centrale il cosiddetto mondo del “kitsch” presentato con consapevolezza e scherno permettendo così al letteore di distaccarsi dalla inerte serialità di questo genere.

1.6. Scena letteraria italiana pulp



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