Filozofická fakulta Masarykovy univerzity V Brně Ústav románských jazyků a literatur



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I giovani cannibali
I cattivisti, i noiristi, gli orroristi, i giovani arrabbiati. Questi sono alcuni dei soprannomi dati ai “maestri” del pulp italiano; alla generazione di nuovi autori che a partire dalla metà degli anni Novanta dello scorso secolo ottengono un grande successo di pubblico. Nelle loro pagine si rispecchia l’universo culturale, l’immaginario giovanile ispirato in gran parte da musica, riviste, TV, cinema. Fondendo l’insieme che crea il menzionato universo culturale, nasce un’interessante esperienza letteraria, esauritasi in solo pochi anni.

“I genitori adottivi” italiani del fenomeno americano pulp creano una piccola “famiglia” che si dedica a una scrittura, la quale si contraddistingue dalla comune letteratura contemporanea italiana: non di rado vi è presente oltre alla violenza, che non può assolutamente essere omessa, la sessualità esasperata, perversioni, amoralità ed eccessi vari. La scrittura di questi narrratori “immorali”, o forse solo autori con illimitati limiti, è per molti versi innovativa. Come affermano le parole di Donato Sabina, si tratta di “una scrittura «onnivora», che divora, ammassa, fagocita quelli che sono i temi ed i linguaggi dell’odierna società di massa [...].”100 Questa letteratura vuole presentare storie esasperanti e sconvolgenti, vuole descrivere la caotica realtà attuale mediante l’inadeguatezza del mezzo letterario, “lento e profondo per tradizione”101:

Ne deriva una situazione nella quale la letteratura vive uno stato di crisi, ma anche la possibilità di un profondo rinnovamento attraverso l’apertura, la contaminazione con nuove forme di comunicazione ed espressione artistica, giovanili e di massa, dalle quali la stessa letteratura spesso si è, per così dire, estraniata.102

Da questo tentativo di fare letteratura innovativa, la quale, in modo evidente, trascende i generi, deriva il fenomeno dei cannibali. È un fenomeno che mira a riconquistare e soddifare i gusti e i bisogni di un pubblico giovane, sempre più inclinato alla cultura audiovisiva.103 Emergono così nuovi talenti, una generazione di giovani e giovanissimi autori, legati “ad un pubblico altrattanto giovane [...]. Sul piano strettamente letterario il fenomeno si è evoluto fino a produrre un gruppo di scrittori definiti ormai unanimemente «giovani cannibali»104.”

Gli elementi che caratterizzano la narrativa dei cannibali appartengono, come già sottolineato, alla tradizione dei generi minori. La funzione della produzione paralettararia, cioè letteratura di consumo, è di intrattenere il lettore cui si rivolge. Una letteratura del genere sacrifica la qualità dei contenuti e la qualità stilistica in favore delle esigenze del lettore che fa parte di un pubblico eterogeneo.105 Eppure “una mediazione letteraria con la cultura alta esiste, sebbene in forma molto indiretta. Essa passa attraverso quegli autori italiani o stranieri percepiti dai cannibali come precursori del giovanilismo anni Novanta.”106

Come esempio si pone il sarcastico, dissacrante Aldo Busi con il suo spavaldo romanzo d’esordio Seminario sulla gioventù. Nel romanzo di formazione e di viaggio l’autore con sapiente maestria riflette sulla vita e la società.107 Egli descrive attraverso gli occhi sprezzanti del protagonista Barbino la cruda realtà degli anni Ottanta cui va contro. Busi stordisce con contenuti irriverenti ed esperienze (si suppone in parte autobiografiche) che egli condusse in gioventù. Le esperienze delle quali parla più che apertamente sono alquanto stuzzicanti; esse sono di carattere sessuale, per esattezza omosessuale, a quel tempo piuttosto scandalose, fortemente biasimate dalla critica ma, d’altro canto, molto amate dal pubblico.



È considerato precursore della scena letteraria italiana pulp anche lo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Nel 1980 il venticinquenne pubblica da Feltrinelli Altri Libertini, una raccolta di racconti “i cui protagonisti sono giovani che ripudiano le regole e le convenzioni imposte dalla società.”108 I temi sono “quelli cari alla letteratura americana «maledetta» di due decenni prima […]: sesso, droga, prostituzione, omosessualità e, più in generale, un rapporto libero e disinibito con il proprio corpo.109

Alla sua prima uscita viene valutato negativamente, ovvero come libro blasfemo, provocatorio, ricco di bestemmie nude e crude e immagini forti, inusuali agli occhi della morale comune. Per questo motivo viene censurato, ma presto coraggiosamente ribubblicato. Con “forte carica trasgressiva”110 ed espressiva l’opera Altri Libertini porta una testimonianza di un’epoca di “libertinaggio eversivo”111 degli anni ’70, in cui l’autore narra senza scrupoli la vita di una comunità giovane e ribelle, aderente al movimento hippie, cultura di amore libero, musica e uso di stupefacenti. Il suo linguaggio combina il parlato giovanile, dialettismi, neologismi ed espressioni dell’ambito del cinema, del fumetto e della musica.



Nel 1985, con intenzione di creare spazio ai giovani scrittori, dà inizio al Progetto Under 25. Con interesse verso la scrittura alternativa, promuove e realizza tre antologie di giovani scrittori sotto i 25 anni: Giovani Blues (1986), Belli & Perversi (1987) e Papergang (1990). Grazie a questo progetto letterario Tondelli inaugura un nuovo modo di fare letteratura, più aperto al mondo, più realistico, dove sperimenta linguaggi gergali e si immerge nel mondo popolare, un mondo ipermaterialista senza ideali e valori.

La generazione di Tondelli […] e altri giovani scrittori mette a frutto con nuovo fervore la lezione della letteratura europea e americana degli ultimi decenni e porta in scena un´Italia nuova, che vede i giovani come protagonisti di un modo alternativo di vivere e di raccontare.112



Pier Vittorio Tondelli, realizzando le tre antologie, permette a vari giovani scrittori di uscire dall’anonimato. Tale opportunità fu sfruttata, per esempio, anche dai giovani esordienti Ammaniti e Nove.

Come modello degli anni Novanta si può indicare Enrico Brizzi che esordisce ventenne nella metà degli anni Novanta con il suo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che tratta dei costumi giovanili. Con Bastogne, la più rilevante opera pulp italiana, diventa uno dei principali rappresentanti del gruppo di autori pulp definiti I Cannibali. I tratti comuni che caratterizzano i testi dei Cannibali ci conducono verso il mondo della pulp fiction e del menzionato postmoderno. Brizzi, dunque, apre la strada al fenomeno del cannibalismo:

L’esperimento “cannibale”, che peraltro si è già concluso come fenomeno editoriale di gruppo, lasciando spazio all’evoluzione e ai percorsi individuali dei singoli che lo hanno animato, risulta [...] l’esperimento più credibile nel senso di una sostanziale innovazione della forma romanzo che superi la divisione tra letteratura alta e generi. Tuttavia non può dirsi un esperimento riuscito. Il severo atteggiamento di alcuni critici [...] trova d’altronde conferma nel rapido calo di interesse del pubblico [...]. Il limite massimo [...] sta nella marginalità che questi autori si sono imposti, rispetto non solo agli oggetti della loro rappresentazione ma pure all’angolo visuale prescelto per la narrazione [...]. Tuttavia [...] il tentativo dei cannibali, ha una sua validità sul piano della ricerca narrativa e indica una strada aperta per la prosa [...].113



A seguire i passi di Enrico Brizzi sono Niccolò Ammaniti, Tiziano Scarpa e Aldo Nove, dei quali si parlerà nei seguenti capitoli, e sulle cui opere verranno analizzati i tratti tipici del pulp italiano, cercando le affinità e le differenze dei loro scritti.

2. CAPITOLO SECONDO – I CANNIBALI

2.1. NICCOLÒ AMMANITI

2.1.1. Vita e opera114


Ammaniti nasce a Roma il 25 settembre 1966. Nel 1994 esordisce con il suo primo romanzo Branchie, il cui tema prende spunto dalla propria inedita tesi scritta per la facoltà di Scienze Biologiche a Roma. Il romanzo venne pubblicato dalla casa editrice Ediesse e ristampato da Einaudi nel 1997 con alcune modifiche. Nel 1999 esce nei cinema l’omonimo film tratto dal suo romanzo con la regia di Francesco Ranieri Martinotti che però non ottiene alcun successo. Nell’anno 1995, assieme al padre Massimo, docente di Psicopatologia generale e dell’età evolutiva presso La Sapienza di Roma, pubblica un saggio sui problemi adolescenziali intitolato Nel nome del figlio. Ad esso segue nel 1996 la raccolta di brevi racconti Fango pubblicato dalla Mondadori, alla quale verrà fatto riferimento in uno dei seguenti capitoli: “[...] i racconti di Niccolò Ammaniti mettono in scena i nuovi grotteschi eroi di un’umanità giovane e metropolitana, sbandata e anticonformista, capace di passare con leggerezza da una modesta aspirazione a un efferato delitto.”115 Nel 1997 collabora alla sceneggiatura della drammatica commedia diretta da Marco Risi L’ultimo capodanno tratta dal primo racconto chiamato L’ultimo capodanno dell’umanità della citata raccolta Fango. La protagonista è interpretata dall’attrice Monica Bellucci. Nello stesso anno in cui esce Fango, Ammaniti partecipa assieme alla scrittrice italiana di cosiddetta letteratura splatter Luisa Brancaccio alla famosa antologia einaudiana Gioventù cannibale. In quest’antologia di narratori emergenti curata da Daniele Brolli inserisce il racconto a quattro mani Seratina. Attraverso questi racconti si può notare la tendenza narrativa pulp di Ammaniti. All’antologia Gioventù cannibale partecipano vari autori successivamente noti come I Cannibali.

Dopo Ti prendo e ti porto via (Mondadori 1998) Ammaniti conquista i lettori pubblicando Io non ho paura (Einaudi 2001) premiato nel 2001 con il PremioViareggio. Nel 2006 scrive Come Dio comanda pubblicata dalla Mondadori con cui l’anno successivo vince il premio Strega. Nel 2008 “ne è stato realizzato un film, diretto da Gabriele Salvatores”116. Nel 2009 pubblica il romanzo Che la festa cominci, l’anno seguente Io e te dal quale nasce nel 2012 l’omonimo film girato da Bernardo Bertolucci, e Il momento è delicato (2012), tutti per la collana Einaudi Stile libero che “si rivolge principalmente a un pubblico giovanile ma non solo, che ha da subito presentato le novità più interessanti della letteratura e della cultura underground e pop”117. Le opere di Ammaniti sono state tradotte in 44 lingue.

2.1.2. Ammaniti e il pulp

Il giovane scrittore, noto come uno degli esponenti di punta del genere narrativo splatter o pulp, esordisce sul terreno sperimentale, come citato innanzi, con il libro Branchie (1994), seguito poi dalla raccolta di racconti Fango (1996). Lo scopo dei suoi libri è principalmente conquistare una fetta di pubblico attraverso una letteratura sostanzialmente di genere che si concentra sull’originalità della vicenda narrata. La provenienza dei suoi romanzi inclina più che sul giallo verso l’hard boiled, dove si esprime in modo comico e sarcastico. La sua scrittura è svelta, il linguaggio attinente ai temi dove, seguendo le tendenze del nuovo genere “Ammaniti presenta nelle sue trame una realtà fatta di squallidi scenari di una quotidianità degradata, popolata da personaggi nevrotici ed emarginati, vittime del feticismo televisivo e della febbre del consumismo.”118 Egli tiene fede ad una programmatica provocazione, dove esibendo ogni forma di esperienza estrema, tra le quali violenze di qualsiasi tipo, sesso e trasgressioni, manifesta un realismo sanguinoso e stomachevole.

2.1.3. Fango

Nel 1996 l’autore pubblica la raccolta Fango composta dai seguenti racconti: L'ultimo capodanno dell'umanità, Rispetto, Ti sogno, con terrore, Lo zoologo, Fango (Vivere e morire al Prenestino) e Carta e ferro. In Ammaniti, considerato da Donato Sabina lo scrittore più pulp fra tutti, e in particolare in queste storie abbonda, “assieme ad una visione tragica della condizione umana, una vena comica, grottesca, fortemente ironica.”119 Il libro è un’intersezione di generi diversi, tra cui in specie il genere horror e la commedia. Mescolando fantasia e realtà in storie tragicomiche l’autore presenta il mondo che ci circonda così com’è, duro e crudo:

Il libro pare [...] un grande laboratorio di scrittura, in cui Ammaniti conferma la straordinaria capacità di inventare storie ai limiti della realtà, che si intrecciano come strade in un labirinto per poi giungere ad una soluzione inaspettata, spesso tragica.120

Ogni racconto ha una propria atmosfera particolare. Alcuni tratti delle storie sono narrati in modo talmente inquietante e surreale, e le immagini sono rese così vivide che restano impresse nella memoria molto facilmente. Il libro è scritto con un carattere efficace e forte, le descrizioni assumono spesso tratti grotteschi.

Se L'ultimo capodanno dell'umanità, racconto più significativo e più complesso dell’intera raccolta, “usa una medesima catastrofe per decapitare in un colpo solo tante storie divaricate, gli altri racconti sono costretti ad apprestare invece parecchie minicatastrofi separate, che però non per questo esplodono con minore violenza.”121

Poiché il libro è una raccolta di racconti indipendenti tematicamente l’uno dall’altro, farò seguire soltanto brevi riassunti, con l’eccezione dei racconti L'ultimo capodanno dell'umanità, considerato il più riuscito, e Fango (Vivere e morire al Prenestino) che, per la loro importanza, complessità e struttura, analizzerò separatamente dagli altri racconti, seguendo le medesime regole di analisi che verranno utilizzate per le tre raccolte principali, ovvero Fango, Amore® e Superwoobinda.

2.1.4. Analisi di Fango

2.1.4.1. L'ultimo capodanno dell'umanità

Trama e ambiente
Il primo di questi racconti (e il più lungo) è L'ultimo capodanno dell'umanità, da cui è stato tratto il film L'ultimo capodanno di Marco Risi. La storia è ambientata in un elegante comprensorio residenziale poco distante dal centro di Roma e descrive una “straordinaria” notte di San Silvestro dove Ammaniti, “utilizzando uno stile cinematografico, più che letterario, [...] smonta, incastra, combina (come nel montaggio di un film) una serie di situazioni.”122 I residenti delle due palazzine Capri e Ponza intrecciano le proprie esistenze in un collettivo conto alla rovescia, il quale sancirà il passaggio all’anno nuovo con una catastrofe universale. Le storie dei personaggi sono legate da un filo conduttore: tutti vogliono festeggiare e trascorrere l’ultimo dell’anno nello stesso comprensorio residenziale, il Comprensorio delle Isole. Ma il countdown vedrà degenerare delle circostanze che al principio risultavano ordinarie in un assoluta apocalisse che farà passare a miglior vita i festeggianti del capodanno “199_”.123
Personaggi e narratore
Il racconto che dà inizio alla raccolta è un dedalo di tragiche vite umane. Le loro sorti si intrecciano e influiscono l’un l’altra. Gli abitanti dei condomini sono persone comuni con i classici problemi di tutti i giorni. Vi si presentano, in ordine di apparizione, Cristiano Carducci, un adolescente depresso che vuole sfuggire dall’opprimente controllo dei genitori; a fargli compagnia la sera di San Silvestro è il suo amico tossicodipendente Ossadipesce; Thierry Marchand, un anarchico alcolizzato suonatore di arpa lasciato dalla moglie a causa della sua vita precaria, simile a quella dei nomadi; Giulia Giovannini, energica, focosa, formosa: per la cena tutto deve essere perfetto, aspetta una marea di amici, ma da una telefonata viene a sapere di essere tradita dal compagno; c’è il piccolo Michele Trodini, un bambino eccitato per la serata di fuochi d’artificio: egli aspetta assieme al nonno lo scoccare della mezzanotte per sparare i razzi sistemati nei vasi di fiori di sua madre; Filomena Belpedio, dimenticata dal figlio ingrato e in attesa invana del marito rapito e tenuto in prigionia in Africa, la quale conclude che:

la vita le aveva dato poco. [...] Roipnol. Alcyon. Tavor. Nirvanil. Valium. Le scartava, ne tirava fuori le pasticche e le gettava dentro alla zuppiera. Ne riempì mezza. Poi alzò il volume della TV, si versò un pò di Coca-Cola, poggiò i piedi sul tavolino, si mise la zuppiera tra le gambe e cominciò a sgranocchiare pillole come fossero pop-corn.124

Paradossalmente Filomena è l’unica a sopravvivere alla strage del comprensorio, fatto esplodere involontariamente da Ossadipesce che getta una dinamite nella caldaia, nel momento in cui si stappano le prime bottiglie di champagne.

Il signor Rinaldi è un rispettato avvocato e padre di famiglia. Nel suo ufficio aspetta Sukia, una escort pronta ad umiliarlo, sodomizzarlo e a farlo eccitare a flagellate con lo scudiscio. D’altronde, ognuno ha dentro di sé un’ombra di perversione.



Roberta Palmieri odia le feste. Sono stupide convenzioni sociali. È un prodotto della stupida civiltà del consumo:

A Roberta Palmieri tutto il trambusto di capodanno la lasciava assolutamente indifferente. Abitava al primo piano della palazzina Ponza. Stava meditando. Nuda. Nella posizione del loto. Stava scaricando lo stress. Riallargando lo spirito. Aspettava visite.125

Tra la folla c’è anche il gigolò Gaetano Cozzamara, disposto a tutto per sfuggire dalla vita provinciale e dai suoi compagni ignoranti del Nola Calcio Sporting Club.

Questi sono solo alcuni dei numerosi personaggi che, assieme alla comitiva di parenti e amici scatenati, lanciati in un “orgia straordinaria” di avvenimenti, non sanno di vivere gli ultimi minuti del loro Ultimo capodanno.

L’autore presta molta attenzione alle descrizioni dei personaggi. Le descrizioni sono dirette e molto dettagliate. Esse rendono una chiara idea delle caratteristiche fisionomiche, sociali e psicologiche dei personaggi. Il narratore non è coinvolto nella trama, egli è esterno alla storia. Egli però

potrebbe discolparsi a sua volta osservando che neppure lui sa a priori, e soprattutto non vuole decidere quello che accadrà; egli stabilisce la sorte delle sue creature ai dadi, anche se forse sono dadi truccati, fatti in modo da arrestarsi sempre nelle caselle riservate al disastro, al fallimento.126

L’autore alterna due punti di vista, cioè due focalizzazioni: nel primo caso si rivela la focalizzazione zero, in cui il narratore, essendo onnisciente, domina il racconto presentando i fatti in visione oggettiva. Tutte le vicende degli abitanti del comprensorio le descrive come se fosse uno spettatore che osserva da lontano. Nel secondo caso la focalizzazione è interna; il narratore onnisciente si “materializza” in uno dei personaggi diventando narratore palese, poiché interviene in prima persona con chiarimenti o valutazioni personali.
Temi
I temi del racconto appaiono nel libro già tramite la descrizione dei protagonisti. Ammaniti scavando nel profondo dei protagonisti marginali e degradati, traditi e traditori, drogati, ultras scalmanati e ladri maldestri, crea appositamente un caos per distruggere, con un pizzico di ironia, lo stereotipo banale della vita dei poveri romani, residenti e non, del Comprensorio delle Isole. Dietro al grottesco si può vedere la verità nascosta di una società moderna. Si parla di solitudine (si pensi al suonatore d’arpa o a Filomena, la casalinga suicida).127

Si accenna alla labilità dei giovani d’oggi, alla lascivia senile di una contessa. Nel racconto l’autore non esita a descrivere nei particolari seduzioni, atti sessuali, o pratiche autoerotiche.

Nell’ Ultimo capodanno dell’umanità viene messo a nudo per esempio il Karma di una frequentatrice di meditazione tantrica, la quale in uno stage in California, ha imparato come raggiungere i quattro orgasmi cosmici; oppure esce in superficie il segreto di un avvocato coprofilo e masochista che vive un rapporto extraconiugale con la prostituta Sukia. I due vengono colti in una situazione più che imbarazzante, in flagrante, da un trio di ladri. Ma all’atto sessuale precedono i preparativi:

L’avvocato Attilio Rinaldi, affondato nel grosso divano di pelle del suo studio, si stava masturbando davanti alla televisione accesa. Il presidente della Repubblica aveva appena cominciato il suo discorso inaugurale. Era un sistema preventivo, quello di masturbarsi, che preferiva adottare prima di incontrarsi con Sukia. Quella ragazza lo faceva letteralmente impazzire e l’ultima volta che si erano incontrati lui era venuto subito. Roba di un paio di minuti. Oltre che di poca soddisfazione aveva fatto anche una bella figura di merda. Allora meglio scaricarsi! Aveva tutta la nottata da passarci insieme e non voleva sparare le sue cartucce subito. Si era organizzato bene per quel capodanno. Erano mesi che progettava quella notte di fuoco. E ora era finalmente arrivata. Aveva comprato ostriche e champagne da offrirle. Aveva staccato i telefoni, i fax. Aveva abbassato tutte le persiane. Spento tutte le luci. In quel fottuto “Comprensorio delle Isole” lo sport preferito della gente era curiosare nelle case degli altri. Maledetti guardoni.

Mentre stava lì, testa indietro, pantaloni abbassati, bocca aperta, coso in mano, discorso del presidente nelle orecchie, il cellulare nella giacca incominciò a squillare. «Ahh! Chi è ora?» sbuffò interrompendo l’atto di autoerotismo.

Non rispondo!

E se fosse stata Sukia che non riusciva a trovare l’indirizzo?

Rispose.

«Pronto!?»

«Pronto, Attilio!»

Naa, mia moglie...

Tutto il lavoro che aveva fatto fino a quel momento gli si sgonfiò in mano in un attimo.128



Struttura e tecniche narrative

Il racconto inizia con un annuncio pubblicitario tratto da un dépliant del 1972, il quale descrive, con intento di incuriosire l’eventuale interessato di un appartamento di lusso, l’architettura e il comfort della struttura del Comprensorio residenziale delle Isole “pensato e costruito a misura d’uomo [...].”129

Le pagine che seguono portano il lettore nel martedì 31 dicembre dell’anno “199_”. A quest’ultimo vengono presentati in storie parallele i vari abitanti del comprensorio, come se fosse guidato per mano attraverso i singoli appartamenti.

Ad ogni famiglia, o appartamento che sia, è dedicato un capitolo intitolato con il nome del protagonista, accompagnato dall’ora e dal minuto in cui si svolge la trama che sta vivendo il determinato personaggio. Grazie a ciò è facile seguire e dedurre l’avvicinarsi del culmine della serata. Con il procedere della storia i destini degli abitanti si mescolano inevitabilmente. “[...] decisivo infatti è il montaggio, il gioco tra incastri di vicende diverse che, apparentemente chiuse nella loro angusta casualità, precipitano invece rapidamente su un inesorabile e collettivo piano inclinato.”130

Dalle 23:00 in poi le vicende si evolvono molto velocemente e cresce la drammaticità delle storie. Allo scoccare della mezzanotte avviene l’inaspettata tragedia. Un giovane sotto effetto di solvente per vernici getta una dinamite nella caldaia e fa esplodere le due palazzine.

I dialoghi sono brevi e ricordano il parlato giovanile, in cui non mancano parole volgari e risposte monosillabi. I dialoghi sono alternati da sequenze narrative descrittive che però non rallentano in alcun modo il ritmo del racconto. La gradazione della narrazione aumenta grazie a innumerevoli proposizioni corte che portano rapidamente alla fine del racconto. La scrittura di Ammaniti è “una scrittura veloce, diretta, reale. Non c’è un attimo di tregua, lo si prende e lo si divora.”131




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