Filozofická fakulta Masarykovy univerzity V Brně Ústav románských jazyků a literatur



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Linguaggio
Il linguaggio adottato da Ammaniti è influenzato dallo sviluppo dei media. Il pulp è “una letteratura scritta da giovani che parla ai giovani (ma non solo) attraverso un linguaggio molto vicino al loro, veloce, «onnivoro», «simultaneo» [...]”132 che si trova in via di formazione e raccoglie “senza falsi pudori le sue parole [...] dalla cultura di strada, dal cinema di genere, dalla musica pop... una scrittura laboratorio.”133 Il linguaggio è un “sovraffollamento crescente di informazioni, una tecnologia sempre più invasiva, una logica del consumo sempre più spietata [...].134” È compreso come una nuova possibilità comunicativa per la letteratura degli anni ’90 che riporta una realtà consumista “propinata dai mezzi di comunicazione [...].”135

D’altra parte il lessico è comune, semplice. Oltre a un andirivieni di espressioni volgari e bestemmie (parte del linguaggio giovanile contemporaneo accompagnato da un forte senso per il grottesco), vi è possibile trovare neologismi e anglicismi, le più volte usate in riferimento al sesso (play boy, shit lover, mistress, foot fetishist, bondage).



Il testo contiene molti nomi di persone note della storia italiana o straniera, della cultura pop e dello spettacolo italiano, vengono menzionati personaggi televisivi, molti di loro presenti nel programma di quel capodanno su Rai1 - per citarne alcuni Iva Zanicchi, Drupi, Alba Parietti e cantautori con le rispettive canzoni (Cocciante con Margherita) - o autori come Hermann Hesse e Milan Kundera o la scienziata Rita Levi Montalcini.

2.1.4.2. Fango (Vivere e morire al Prenestino)

Trama e ambiente
Il racconto che pare più autentico e la cui trama risulta più avvincente è Fango. Questo racconto riporta la tragica fine del giovane gangster Albertino, “un malvivente di mestiere al soldo di un boss di periferia”136 detto il Giaguaro. Tutto comincia con un affare illegale tra un ex tossico e un membro di un’organizzazione criminale che non va a buon fine.

Albertino, il picciotto, uccide in una rissa il corriere Antonello, uno stravagante trafficante di droghe provenienti dall’Oriente. L’affare non concluso come previsto costringe Albertino a sbarazzarsi del corpo in una discarica fuori città, dove in un acquitrino immobile giacciono elettrodomestici arrugginiti e abbandonati. A questo punto Albertino cerca di evitare il Giaguaro, al quale deve “più di duecento palline, grosse come uova di tortora. Bianche e sigillate con cellofan e cera. Eroina.”137 Inseguito e ricercato dalla polizia per eccesso di velocità ingoia in un bar tutti gli ovuli. Ansioso per aver ucciso il miglior fornitore del capo, ovvero del Giaguaro, e per aver in corpo la droga rubata che potrebbe ucciderlo in qualsiasi momento, torna a casa. Lì riceve l’invito per la cresima della figlia del boss. Albertino si presenta nella monumentale villa con lo stomaco sottosopra e in tasca i soldi di Antonello. Ma presto, non sapendo come spiegare al Giaguaro l’accaduto, raggiunto dal panico e dalla paranoia fugge, il che insospettisce il grande capo. Abbandonando ogni speranza di salvezza, Albertino, consapevole della sua stoltezza, raggiunge un suo ex collega che, con istruzioni dall’alto, lo sopprime sparandogli nel ventre e poi in testa senza pietà.

Personaggi e narratore
Il personaggio principale sui cui si basa l’intera storia è Albertino, un giovane malavitoso che per un tradimento nei confronti del suo capo, paga con la vita. “Albertino era grande e grosso. Quasi due metri. Pompava in palestra. Le spalle larghe e le mani tozze. I capelli corti, castani, appiccicati sulla fronte. La bocca larga e gli occhi dei fari piccoli e freddi.”138 Egli è “l’uomo di fiducia” di Ignazio il Giaguaro e il fidanzato di Selvaggia. Date le descrizioni dell’appartamento, dell’auto e dell’abbigliamento di Albertino si nota il benessere in cui vive. Ma l’inevitabilità della punizione provocata da un omicidio accidentale si abbatte su di lui e gli porta via tutto ciò che possedeva.

Interessante è la descrizione dello spacciatore di droghe Antonello, vecchio guru con strane attitudini, debole e lagnoso, esatto opposto del sicario. Grazie alle dettagliate descrizioni si può notare l’ammirevole fantasia di Ammaniti nel creare i personaggi più bizzarri:

Poco dopo si aprì la porta e ne uscì fuori il fricchettone. Stava malmesso. Con quelle treccine nere e sporche da rasta di periferia. Sudato. Quegli occhi piccoli e fissi da triglia. Secco come un’alice sotto sale. La barba non fatta. Il viso segnato da tutto il male che si era fatto in giro per l’Oriente. Indossava un accappatoio Sergio Tacchini rosso fuoco slacciato su un toracetto bianco, magro e da piccione. I pantaloni a strisce rosse e blu stretti sulle cosce e a zampa d’elefante sulle caviglie. I piedi nudi. E quel rubino. Aveva un cazzo di rubino incastonato fra i denti anneriti. Secondo lui faceva chic. Forse in Nepal. Certo non a Roma. Quel fricchettone era veramente un coglione col botto.139

L’ultimo personaggio rilevante è Ignazio Petroni detto il Giaguaro. Egli è il temuto boss mafioso di Albertino il cui soprannome gli fu dato a causa del suo sguardo felino. Egli è un uomo obeso e per motivi di salute attaccato a due tubi e dei fili colorati tutto il giorno. È anche malato incurabile di cuore: “Tre infarti. In dieci anni. Il Giaguaro andò in America. Voleva farsene mettere uno nuovo di cuore. I donatori li trovava lui. Non c’era problema per quello.”140

A differenza di L'ultimo capodanno dell'umanità il narratore del racconto Fango non è onnisciente perché è raffigurato dal protagonista principale. La focalizzazione è interna, cioè il narratore interviene solo attraverso il personaggio.

Temi
Il concetto fondamentale attorno al quale gira l’intera storia è il traffico di droghe. Il racconto narra come la droga arriva da paesi del terzo mondo fino a destinazione, in questo caso nella capitale italiana. A persone fidate viene assegnato il compito di trasportare illegalmente e in modo pericoloso eroina di ottima qualità. Ma i trafficanti e chiunque si ritrovi a contatto con la merce del grande boss rischiano non solo la salute e il carcere, ma soprattutto la vita per la droga che ingeriscono o scontri vari.

Come secondo argomento centrale risulta il tema della mafia stessa. Nel momento in cui Albertino arriva nella residenza a due piani del Giaguaro, bianca e imponente, viene descritta la ricchezza dalla quale si fa circondare la famiglia del capo. Si parla delle guardie del corpo, degli invitati alla festa, cioè di gente con in viso stampato un “sorriso schiavo”141 e ipocrita, gente intimorita dalla presenza di colui che li ospita. Ovvero di un vecchio malato con molto potere.

Si parla anche, banalizzando la cosa, di come un incidente casuale che provoca la morte di un essere umano lascia freddo un giovane uomo che al di fuori dei “lavoretti” affidatigli dall’organizzazione porta avanti una vita ordinaria.

Struttura e tecniche narrative
La storia è ambientata in un periodo breve di una sola giornata del protagonista. La scrittura del racconto è abbastanza rapida ed è rivolta in modo rigido al proprio tema. Nel testo si trovano proposizioni molto brevi che si susseguono l’un l’altra come se l’autore volesse velocemente arrivare al dunque, sono di solito sequenze di azione, di “suspense”; vi si trovano, però, anche sequenze che alternamente rallentano il ritmo del racconto, specialmente sequenze descrittive degli ambienti o dei personaggi medesimi:
Più pensava a quello che avrebbe potuto farci con tutti quei soldi e più si sentiva bene. Non si era nemmeno accorto che da un po’ una Alfa 33 twin spark nera gli stava appiccicata alle costole come una mosca sulla merda.

Poi la vide.

Non gli si staccava d’addosso.

Accellerò.

180.

Ora il vento lo inchiodava al sedile e gli occhi gli lacrimavano.



Si infilò un paio di occhiali di Selvaggia. A goccia. Arancioni. Con i brillantini.

Guardò nello specchietto.

Stava ancora là.

Cazzo vuole?

E gli si fece accanto.

Erano in due. Albertino si girò e se li squadrò.142
Anche i dialoghi sono composti da proposizioni semplici, ricche di insulti e insolenze. Per distinguere chiaramente dal resto del testo i pensieri del personaggio che non vengono pronunciati, l’autore utilizza il corsivo facilitando così lo scorrere della lettura.

Nel descrivere i personaggi Ammaniti pone maggior attenzione sui tratti del viso: si concentra in particolare sugli occhi, che possono sembrare rossi, freddi, bui, vitrei, cattivi, opachi, piccoli o solo due fessure.

I racconti di Ammaniti non hanno nessun intento morale o moralistico, l’autore è attirato da forme di violenza che vuole esporre al lettore nei suoi “meccanismi intimi”; lo scrittore non vuole sconfiggere la violenza, vuole soltanto descrivere situazioni eccessive senza esprimere una sua moralità senza dire con inequivocabilità “è bene, è male”. Il lettore a questo punto può rimanere talmente impressionato e disgustato da avere intenti di chiudere immediatamente il libro, ma potrebbe anche voltare pagina per sapere come va a finire la storia, e sentirsi talmente coinvolto, quasi fosse nei panni del protagonista, da continuare la lettura e, concentrato, osservare la trama formatasi nella maniaca fantasia dell’autore, focalizzando l’attenzione, infine entusiasta, sui ripugnanti dettagli della sanguinosa violenza.

“Quest'ultimo racconto seppure estremamente spoglio, riesce [...] nella sua disadorna irragionevolezza a trasmettere un brivido di malinconia che colpisce piacevolmente.”143


Linguaggio
Il linguaggio di Fango e dei racconti che seguono è lo stesso utilizzato nel primo racconto della raccolta. Ammaniti ricorre al linguaggio ironico e allusivo, dove si trova una buona dose di giochi di parole, egli è parodistico, ridicolizzante e rozzo. Nel racconto, pur essendo ambientato a Roma, come si può notare dal titolo stesso del racconto Fango-Vivere e morire al Prenestino, che è il nome del settimo quartiere di Roma, non vi è alcun accenno alla parlata romanesca.

Parlando più sinteticamente delle trame degli ultimi quattro racconti, potrei riassumere in breve i temi di cui parlano cominciando da Rispetto, che narra l’atroce serata di alcuni bulli, i quali dopo aver conquistato tre ingenue ragazze in discoteca, compiono in spiaggia uno stupro di gruppo e le uccidono con impressionante brutalità. Ti sogno con terrore rispecchia l’ossessione e la trasgressione di una ricercatrice universitaria italiana che lavora a Londra, la quale è continuamente tormantata da incubi erotici dove appare il suo ex fidanzato, accusato di una serie di omicidi avvenuti a Roma. La storia Lo zoologo riporta la strana fine di un giovane studente di scienze biologiche che, intromessosi nel pestaggio di un barbone da parte di un gruppo di naziskin, perde la vita. Grazie alle capacità animistiche del barbone, l’anima del ragazzo ritorna in corpo trasformandolo in uno zombie. In questa nuova sembianza diventa lo studente modello di un professore universitario. Carta e ferro è un racconto diviso in due parti. Carta è un racconto molto angosciante, si direbbe addirittura da voltastomaco. La storia parla di un’anziana contessa che convive con un disturbo mentale e uno sgradevole vizio. A causa della tragica morte della famiglia vive in solitudine in compagnia di una grande quantità di immondizia e numerosi gatti morti:

Per terra e attaccati a un grande lampadario di cristallo c’erano cadaveri, viscide carcasse, putrefatti resti di gatti. Centinaia di felini scuoiati e decomposti. Quelli appesi scolavano un liquido grasso e incolore, che gocciava pigro a terra.144

Ferro, invece, è una patetica e grottesca storia d’amore tra un giovane in cerca di prestazioni sessuali a pagamento e una vergine “cyborg” con protesi di metallo, ingranaggi di cromo e microchip.

“Le storie nascono dai luoghi”145 dice Ammaniti in un’intervista sul sito web “youtube”. Nei suoi testi non prende posizioni particolari riguardo i temi su cui tratta. Le più volte le sue inverosimili storie prendono spunto semplicemente da idee accidentali, fantasie, concetti astratti, sentimenti, ricordi di infanzia, sensazioni e, appunto, luoghi casuali, che gli rimangono nella memoria. Con ironia descrive ciò che lo circonda e denuncia la facilità dell’infrangere le regole etiche e sociali della società italiana contemporanea.

Con questa raccolta Ammaniti dà prova “della sua vena sarcastica e accusatoria. Del suo modo di guardare le cose e riuscire a vederci soprattutto il marcio.”146 D’altro canto, attraverso “la vena comica, su cui poggia l’intera raccolta, potrebbe far pensare a qualcuno che queste storie sono solamente il frutto della vulcanica fantasia dell’autore, ma dietro alle goffe gesta dei personaggi si nasconde una triste cronaca quotidiana.”147

2.2. ALDO NOVE

2.2.1. Vita e opera
Antonello Satta Centanin, noto con lo pseudonimo di Aldo Nove, nasce nel 1967 in un piccolo paese confinante con la Svizzera di nome Viggiù, in provincia di Varese. A 29 anni si laurea in filosofia morale e pubblica per Castelvecchi il suo primo libro di racconti, Woobinda e altre storie senza lieto fine, che Einaudi ripubblica circa due anni dopo aggiungendo 12 nuovi racconti con il titolo Superwoobinda. In collaborazione con i cosiddetti “cannibali” partecipa all’antologia einaudiana Gioventù cannibale (Einaudi Stile Libero, 1996), un’antologia che “creò un movimento destinato a riempire le pagine culturali dei giornali”148, inserendovi il racconto Il mondo dell’amore. È appunto grazie all’antologia che riceve l’etichetta di “giovane cannibale”. Negli anni che seguono pubblica raccolte di poesia sia con lo pseudonimo sia con il suo vero nome e collabora con altri “cannibali”, tra i quali Tiziano Scarpa. Da ricordare tra le sue opere Nelle galassie oggi come oggi. Covers (Einaudi, 2001), poesie ispirate a brani rock, Amore mio infinito (Einaudi, 2000), con cui si allontana dalla letteratura cannibale, di seguito Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (Einaudi Stile Libero, 2006), il cui tema principale sono questioni sociali della contemporaneità, con il quale vince il Premio Stephen Dedalus. Nel 2010 scrive un’autobiografia in forma di romanzo pubblicata da Einaudi Stile Libero. L’opera intitolata La vita oscena è ,,più matura e soprattutto “senza effetti speciali”149. Oltre a ciò scrive testi teatrali e collabora a diversi quotidiani e periodici.

2.2.2. Nove e il pulp

Secondo Giulio Ferroni,

il più conseguente “cannibale”, che, sotto la recitazione di un nichilismo “rivoluzionario”, mostra un esteriore gusto della provocazione e una passione esasperata per l'artificio, le merci, il consumo, è certamente Aldo Nove [...], il più cinico combinatore di perversioni a tavolino [...].150

Verso la metà degli anni Novanta si presenta sulla scena letteraria Antonello Satta Centanin rimanendo “al centro dell’interesse generale con un cambio di nome, a favore di un più snello Aldo Nove.”151 Nove, attraverso i suoi racconti (o brevissimi monologhi) di Woobinda, il libro di esordio, e Superwoobinda, edizione accresciuta di ulteriori “monologhi”, mette in rilievo come la televisione capovolge i valori, influenza le vite e come la pubblicità deforma il significato. Ogni storia narrata ha il pregio di focalizzare una piaga dei nostri giorni da debellare.

Nelle pagine shockanti delle due raccolte, per enfatizzare le disgrazie dei suoi personaggi, “che si preoccupano solo di soddisfare i proprio bisogni”152, si rovesciano “deiezioni, sangue, spazzatura, ci si diletta a immaginare perversioni e stravolgimenti di ogni rapporto, ci si esercita nella violazione di ogni intimità.”153

Nei suoi testi si può vedere come

sparisce [...] la distanza tra normalità ed eccezione, ora i più orridi misfatti divengono del tutto normali, quotidiani [...], per cui dal compiersi del fatto criminoso si può passare, in perfetta contiguità, all’atto più banale [...]. Si è raggiunta, insomma, una nuova naturalezza, che permette di snocciolare queste storie in tutta semplicità, con andamento lineare [...], fino a costituire tanti monoblocchi che sono anche altrettanti monogrammi di un orrore naturale, tali da raggiungere una perfetta coincidenza ossimorica tra lo stravolgimento massimo e la banalità più spinta [...].154

2.2.3. Superwoobinda

Superwoobinda è la riedizione accresciuta di Woobinda (1996), il cui nome è stato tratto dall’omonima serie televisiva australiana degli anni ’70. Superwoobinda è una raccolta di 52 racconti divisa in due parti: la prima parte è costituita dai 40 racconti di Woobinda suddivisi in 8 “lotti”155 numerati progressivamente, in cui sono presenti molteplici protagonisti. La seconda parte comprende altri 12 racconti il cui protagonista è soprattutto Aldo stesso. I racconti non oltrepassano la lunghezza di 2 pagine e mezzo e molto spesso, ma non sempre, si interrompono a metà frase senza giungere a una fine (e se giungono a una fine è difficilmente lieta), omettendo la punteggiatura. A causa dell’omissione della punteggiatura finale è possibile paragonare queste storie a trasmissioni televisive, o meglio, paragonarle “a qualcuno che, seduto in poltrona davanti al libro-televisione, faccia zapping col telecomando tra le pagine-canali, ascolti per non più di un minuto o due quello che i protagonisti hanno da dire, e poi cambi canale all'improvviso, dedicandosi ad altro.”156

I titoli dei racconti sono brevi, spesso costituiti da una o due parole, ad es. Vermicino, Pensieri, Mia nonna, Lo yougurt, Amore, Gesù Cristo, Baghdad, Neocibalgina, Fuffi, La merda. Il tratto caratteristico del libro, che si nota sin dal principio della lettura, è l’inizio di ognuno dei racconti, i quali cominciano con un incipit che prevede il nome, l’età e il segno zodiacale del protagonista o il segno zodiacale dei rispettivi fidanzati o membri di famiglia delllo stesso:

Sono io che tengo la merda nel comodino. Mi chiamo Edoardo, ho diciotto anni, sono dell’Ariete.157

A me, che sono dello Scorpione, piacciono le ragazze. Così mi vesto da Diabolik e le palpo, quando è sera e Trieste sembra un cartone animato pieno di vento.158

Oppure

Mia moglie Vicenza 32 anni Pesci mi ha detto dài facciamo una storia con un’altra coppia proviamo una nuova esperienza sessuale [...].159



Mi chiamo Rosalba, ho ventisette anni e sono un attimino bella.160

Così, invece, si presenta un’imprenditore che convive con la fobia della morte:

Mi chiamo Agni Salvatore (Varese) e ho trentadue anni. Il mio sesso misura tredici centimetri.161

Stefania è una teenager che, annoiata e indifferente della realtà che la circonda, passa l’intera giornata davanti allo schermo televisivo, e perciò non presta molta attenzione a ciò che avviene attorno a lei:

Ilaria era venuta a casa mia a vedere L’esorcista. Io sono la sua amica Stefania e ho sedici anni. Secondo me il suo scopo non era vedere il film. Credo che voleva scoparmi. E infatti mi scopò.162

A valutare il comportamento estroso dei personaggi che Nove mette in scena, sembrerebbe che essi siano

partecipi del delirio televisivo: non hanno storia, vivono in superficie, sono sempre alla mercé del telecomando o di qualunque altro scarto improvviso della mente. Sono persone che parlano come si parla in Tv ma soprattutto pensano come si pensa in Tv e così allegramente confondono la propria esistenza con quella che scorre sullo schermo. O viceversa. Comici e tragici, ripugnanti e dolci, i racconti di Nove si nutrono di trash: la dignità della scrittura sta nell'affetto disincantato che sopravvive alla sordidezza.163

In Superwoobinda si trovano i più assurdi racconti, i quali mettono in mostra l’instabilità mentale dell’essere umano, vi sono racconti inverosimili e allo stesso tempo credibili, grotteschi ma che a loro volta suscitano tristezza e perplessità. Essi rispecchiano “siderali solitudini, guerre del tutto insensate, omicidi surreali a catena, scambi tra valutazioni di mercato e valori umani, analfabetismi globali. [...] Tutto sotto l'occhio della televisione come unica padrona dei nostri sempre piú deboli pensieri.”164 C’è Vibravoll, l’upgrade della tecnologia ad alto rendimento usato nel campo sessuale, La macchina spaccabaci, racconto che parla dell’agressività e dell’invidia che si manifesta nell’animo di un giovane inventore perché prova un’insopportabile solitudine, Vermicino invece riporta dal vivo la morte di un bambino caduto in un fosso e le sensazioni dei telespettatori provocate loro da quel “programma davvero spontaneo”165. Durante la visione essi si preoccupano solo del fatto che, nel momento cruciale della situazione, ovvero il momento in cui si fosse saputo se il bimbo è sopravissuto o meno, non inseriscano “la pubblicità dei croccanti per il cane”166:

Diventava sempre più notte a guardare Vermicino alla tele. Eravamo milioni di persone e lui giù, lì da solo. Cercava di non morire, con un microfono lo diceva a tutti i telespettatori, che non voleva morire Alfredino Rampi. E noi lì, come dei tifosi della vita, ad aspettare che si vedesse che lo salvavano da quel buco.167

Il racconto Mia nonna parla dei rapporti tra generazioni, del comportamento poco rispettoso dei giovani nei confronti degli anziani, altrettanto raconta Gesù che balla, il quale descrive come la demenza senile abbatta gli abitanti di una casa di riposo. C’è anche Amore dove viene narrata la diversità della vita sessuale di un uomo che convive solo con un gatto goloso, Moltissima acqua e un po’ di sangue in cui “il padre [invasato da Dio] che straparla di violenza [...] getta il figlio [probabilmente posseduto da Satana] dalla finestra”168. Vi si presenta anche Jasmine, una “massaggiatrice” che accidentalmente muore soffocata in un gigante uovo di pasqua a sorpresa, regalato al fratello di un cliente della sventurata, Baghdad il cui protagonista, condizionato dal TG accumula una grande quantità di provviste, Argentina Brasile Africa che parla della disperazione della società causata dal degrado della vita e della scarsa e deludente situazione economica globale.

“Superwoobinda" è la più lucida analisi (certo estrema, esagerata) ad oggi esistente dello stato della nostra televisione, e di quella corposa parte della società che ancora si ostina a ritenere l'esposizione, la visibilità televisiva come momento di massimo fulgore dell'esistenza umana.169

Ecco cosa dichiara con modestia l’autore stesso della propria opera: “Woobinda è un libro che avevo scritto per avere successo con le donne, per partecipare a qualche trasmissione televisiva. Ce l'ho fatta. Superwoobinda è molto di più.”170
2.2.4. Analisi di Superwoobinda

Nel precedente capitolo ho accennato solo ad alcuni intrecci dei racconti inseriti nella raccolta, ma non potendomi soffermare in modo eccessivo su tutte le storie, ho scelto di analizzare soltanto Il Sol dell’Avvenir e Marta Russo, entrambi compresi nella seconda parte del libro.



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