Filozofická fakulta Masarykovy univerzity V Brně Ústav románských jazyků a literatur



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2.2.4.1. Il Sol dell’Avvenir

Trama e ambiente
Il titolo di Il Sol dell’Avvenir fa pensare a un racconto mite e tranquillo, a un racconto che porta un pò di luce nell’oscurità della raccolta. La verità invece è l’assoluto opposto. Sin dalle prime righe, questo racconto suscita brividi e massimo disgusto. Sconvolgente è la franchezza e l’intensità delle parole che descrivono un’inaspettata vicenda shock ambientata soprattutto in camera da letto. Il racconto comincia così:

L’altra sera era notte, stavo facendo l’amore con mia figlia Azzurra (14 anni, del Toro; un tesoro di bambina [...].)171

La perplessità causata dall’incipit “toglifiato” della narrazione non va comunque a scemare con l’avviarsi del racconto stesso. Esso descrive una giornata ordinaria di una famiglia tanto meno ordinaria:

[Azzurra era] un tesoro di bambina, che [...] proprio nel momento che c’era questo benedetto orgasmo, quella troia si è voltata e mi ha chiesto: - Papà, ma è vero che può darsi che quest’anno i comunisti vincono le elezioni che domenica ci sono giù alle scuole elementari? Hai ricevuto la scheda elettorale? Da dietro mia moglie Maria manteneva un atteggiamento riservato, si dava da fare con il Nokia. Paolo, come al solito, era sotto.172

Come è evidente dalla citazione sopra, il problema principale dell’intera storia non riguarda l’incesto, cronaca di routine tra padre e figlia minorenne, oppure altri momenti di svago con entrambi i genitori dediti al sesso di gruppo, genitori senza un minimo di coscienza e limiti etici. Il problema che pesa nella mente turbata del padre, il quale ha avuto un’educazione cattolica severa e ha sempre votato “la bella destra”173, è la preoccupazione della figlia per la statistica elettorale, per il risultato delle elezioni in cui i comunisti potrebbero vincere e allora poi “comandano i negri che ci sono fuori dal metrò, e forse anche i parrucchieri culi.”174

La repulsione verso il comunismo da parte del padre, Michele (48 anni, Vergine), accresce assieme alla rabbia e l’insensata paura:

Io lo so, cos’è il comunismo. Ho fatto l’enciclopedia in videocassette. [...]. Prima cosa, essi cancellano le televisioni, fanno solo i film sulla Russia, e tutti diventano uguali, vestiti alla cazzo. Spaccano tutti il cazzo, parlano da teroni175, con il comunismo! [...] questi ragazzi di oggi vedono troppe cose al telegiornale, e il telegiornale parla solo di Pacciani o di cose tipo Squillante e politica, è ora di finirla...176

In questo racconto, tanto forte quanto divertente, si accenna alle abitudini sessuali di una famiglia italiana, ai preliminari esercitati nel mondo dei “master dell’hard”, e di conseguenza assorbiti da questa scandalosa famiglia che, quando ci si ritrova tutti davanti allo schermo, si guarda un porno: “Si era tutti li, insieme, la famiglia media italiana della destra che c’è, a guardare un film che avevo comperato nell’edicola dei porno di corso Buenos Aires [...].”177

Nelle descrizioni di sesso tra padre e figlia non mancano violenza, calze autoreggenti (164000 lire), trasgressione, catene di pelle nera senza manette (92000 lire), sangue e vari accessori erotici (come esempio il preservativo alla rucola, 12200 lire).

L’unico comunista “clandestino” in famiglia è il figlio di Michele, Paolo (19 anni, studente, Cancro). Stanco di sopportare l’atteggiamento politico anticonformistico del padre “berlusconiano”, decide di massacrare la famiglia. La scelta delle armi è simbolica e provocatoria: Paolo decapita con una falce Michele e rompe con un martello la faccia della madre.



Personaggi e narratore
I personaggi di questo racconto sono “un pò mostri un pò angeli un pò idioti.”178

Michele non è il classico padre di famiglia. Michele ama godersi i piaceri della vita e ama goderseli a modo suo. Senza biasimare i suoi sconcertanti e illeciti gusti per le “donne” è necessario dire alcune cose sul suo carattere: Michele è un’uomo di mezz’età, idiota, irascibile e violento. La sua vita gira evidentemente solo attorno al sesso, per il quale è disposto a spendere molti soldi, e che lo soddisfa in particolar modo nel momento in cui è con la figlia. Egli è uno psicolabile ossessionato dai personaggi e programmi televisivi, impaurito dalla politica, specialmente dal comunismo, del quale ritiene sapere molto.

Azzurra è la figlia minore di Michele. All’età di soli 14 anni non è sessualmente e, in generale, intellettualmente matura per comprendere le pratiche alle quali è incitata da parte dei genitori, e in particolare dal padre, a sottoporsi.

La moglie di Michele che egli sposò a Viareggio nel 1980 si chiama Maria (40 anni, casalinga, Scorpione) e compare nel racconto solo nel momento dell’atto sessuale e della tragedia finale, in cui perde la vita. Il suo personaggio si fa condizionare dal marito despota, è debole, psicologicamente labile e servizievole in modo eccessivo.

L’ultimo membro della famiglia è Paolo, il figlio maggiore. Durante il racconto sta in disparte, ascolta musica e sbuffa ogni volta che il padre critica il comunismo. Non sopportando più l’attitudine anti-comunista del padre, decide di porre fine all’intollerante situazione famigliare ribellandosi e liberandosi dei genitori.

In questo caso, colui che narra gli avvenimenti che accadono nella famiglia di Azzurra è, come faccio notare nella citazione che segue, il protagonista Michele “post mortem”: “L’altra sera era notte quando mio figlio Paolo mi ha ucciso.”179


Temi
Il tema principale della storia è la paura esasperata del protagonista di dover affrontare, dopo le elezioni, le eventuali conseguenze atroci instaurate dal partito comunista in Italia. Come esempio riporto la seguente citazione:

Stà zitta, figlia di due lire, chi cazzo se ne frega delle cose di votare! E i comunisti non ci sono più, ormai: c’è un ulivo180, cose così. Dicevo così, ma avevo paura! Anch’io avevo sentito al TG4 che forse vinceva181 i comunisti, tornava in giro la Gestapo dappertutto e robe del genere.

Il titolo del racconto Il Sol dell’Avvenir in realtà non rappresenta la visione di un futuro migliore di questa eccentrica famiglia, ma richiama un motto usato dai movimenti socialisti che lottavano per i loro ideali basati su uguaglianza e giustizia sociale e che annunciavano un futuro splendente e glorioso. Nel momento in cui si sarebbe instaurato un nuovo sistema il sole, in senso metaforico, avrebbe cominciato a risplendere.

Decisamente più sconvolgente è il tema del rapporto incestuale tra Michele e Azzurra. Di seguito anche le pratiche sado-maso e il sesso di gruppo, in cui l’autore si diverte a descrivere dettagliatamente le abilità e i giochi erotici di Michele travolto dalla libido.


Struttura e tecniche narrative
Come la maggiorparte dei racconti di Superwoobinda il racconto presentato prima si estende su due pagine e mezzo. Il testo è molto scorrevole anche se le proposizioni hanno in media quattro righe. I dialoghi non sono numerosi, sono alternati dalle parti descrittive, le quali hanno più importanza. Esse sono divise in piccoli paragrafi. Nel testo l’autore spesso inserisce brevi frasi tra parantesi con le quali arricchisce il testo di informazioni aggiuntive, p.es. i segni zodiacali dei membri della famiglia, i prezzi degli accessori erotici, i nomi dei personaggi appartenenti alla Storia comunista italiana, la data in cui si svolse il matrimonio del protagonista ecc. Ad alleggerire il tema alquanto pesante è la sempre presente ironia, che trasforma il racconto in una macabra barzelletta a due pagine.

Secondo Giulio Ferroni:


molteplici sono [...] i casi di immersione nella mercificazione universale, di compiaciuto intrattenimento con il degrado, la virtualità, la violenza urbana, l'esibizione mediatica, il sesso estremo ecc.: in forme che appaiono del tutto artificiose, subalterne ai modelli del cinema, del fumetto, della musica rock, della pubblicità. Tenta uno sguardo critico alla disgregazione della vita contemporanea, dove la solitudine e il bisogno di amore trovano come risposta il vuoto di una vita sociale invasa dai media, di una comunicazione mercificata, tra televisione, sport, pubblicità, viaggi e scambi internazionali [...].182

Linguaggio
Il linguaggio dell’intera raccolta è quello impersonale delle merci, quindi nemmeno in questo racconto l’autore esita a pubblicizzare alcuni prodotti tra i quali sigarette (MS Italia Red), cellulari (Nokia 2010) o biancheria intima (“calze [...] nere belle traforate, proprio uguali a come ce le aveva Paola Barale [...]”183). Si è già visto a proposito della raccolta dell’autore analizzato nel capitolo precedente, ovvero Niccolò Ammaniti, l’uso scorretto del congiuntivo, e il ricorso a espressioni volgari, gergo e parlata giovanile. Altrettanto avviene nella raccolta di Aldo Nove.

Come afferma David Frati sul contenuto e il linguaggio della raccolta, “l’orgia di nonsense, citazioni, deliri nazionalpopolari ai quali ci sottopone [...] [Nove] è spiazzante, anche se la forza iconoclastica si è un pò spenta negli anni e il gusto pop-trash è decisamente in declino.”184


2.2.4.2. Marta Russo

Trama e ambiente
La storia su Marta Russo è diversa dalle altre spietate storie di Aldo Nove. Essa non si basa sui classici tratti pulp, dove gli ingredienti principali sono sesso, sangue e imprecazioni. Questa storia descrive la medializzazione esasperata della morte tragica di una studentessa di giurisprudenza uccisa da due assistenti universitari Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. La morte di Marta fu un fatto seguito dalla nazione per infiniti mesi e risolto solo nel 2003.

Il caso di Marta Russo è un caso per sé, ma nello stesso tempo, un caso simile a molti altri fatti di cronaca presenti tutti i giorni nei telegiornali e nei programmi televisivi italiani. In questo racconto la trama non è affatto importante. Il concetto che l’autore vuole trasmettere al lettore è il modo eccessivo in cui i mass media si nutrono di una notizia drammatica ripetendola all’infinito, aggiungendo piano irrelevanti informazioni sull’accaduto solo per giungere a un massimo numero di telespettatori. Le cattive notizie attirano maggiormente gli spettatori o i lettori dei giornali e, finché la notizia è fresca, si tende a montarla, a gonfiarla, amplificarla. La morte di Marta Russo è uno di questi casi. È il classico evento di cui la televisione italiana ama parlare, sul quale ama inventare ipotesi e teorie varie commentate dagli spettatori presenti nello studio, cioè gente comune, o da presunti testimoni, avvocati e pubblici ministeri invitati nei rispettivi talk-show.

L’ambiente in cui muore Marta Russo nel racconto non viene descritto, poiché l’autore presume che il lettore conosca il fatto. Marta è stata colpita da un colpo di pistola185 all’aperto, in un posto affollato, nei pressi della Facoltà di Giurisprudenza dell’università che frequentava, cioè La Sapienza di Roma.
Personaggi e narratore
L’unico personaggio di questo racconto è Marta stessa, una ragazza realmente vissuta e morta nel ’97 all’età di 22 anni. Le persone che la circondano sono solamente un pubblico: persone qualsiasi che la soccorrono dopo la disgrazia, addetti alla stampa, membri della famiglia. Marta è anche il narratore onnisciente e, data la morte, eterodiegetico della propria tragedia.
Temi
Il tema, come già accennato, è quello dell’esagerata medializzazione di eventi tragici che accadono soprattutto sulla penisola. Il racconto descrive la sofferrenza dei famigliari, tratta di ciò che avviene nel corso delle indagini, di come si comporta la stampa e di come si nutre di ogni superfluo dettaglio riguardante il caso; e specialmente, mostra con quale tenacia la televisione parli di una vicenda troppo a lungo, riporta come la gente si senta coinvolta nella morte di un sconosciuta e abbia un incessabile bisogno di parlarne, come dimostra l’incipit del racconto, nel quale Marta si rivolge al lettore:

Io sono una ragazza che per un anno ero sempre sui giornali. Sono una fotografia che avete visto tutti. Sono la notizia che aspettavate. Sono stata meritoria della vostra attenzione. Sono stata la notizia che avette consumato. Sono stata un giallo irresolubile.186



Marta Russo fu veramente un caso irresolubile, fu un caso

[...] ricostruito da Corrado Augias, [...] uno strascinato momento di riflessione collettiva, [...] un via vai di risoluzioni e riaperture, [...] un possibile soggetto per un film, [...] un vuoto incolmabile, [...] l’ombra inquieta di un paese civile.187


Struttura e tecniche narrative
Nell’introduzione del racconto si presenta come in un flash-forward la protagonista Marta che descrive ciò che avvenne nei primi istanti della sua morte. Poco dopo segue un breve paragrafo in cui accenna in modo confuso la morte stessa:

Camminavo, e dopo basta.

Dopo rumore metallico di sangue la mia vita nella cronaca la leggete, la mia morte. Come un fiore fragile mi sono accasciata senza un gemito.188
per poi rimanere nel presente, con il quale riassume cosa avrebbe potuto fare se fosse sopravissuta all’agguato terroristico e ritrae la grande attenzione mediatica. Caratteristica interessante del racconto è l’inizio della maggiorparte delle preposizioni che comincia con il verbo “sono”:

Sono una studentessa di giurisprudenza e cammino.

Sono un caso chiuso dal procuratore aggiunto.

Sono la fidanzata di Luca.

Sono un corpo sull’asfalto.

Sono una folla che si raduna.

Sono il rumore di uno sparo.

Sono ancora viva.

Sono trasportata all’ospedale.189

Alcuni passaggi del testo sono composti da frasi brevi che accellerano l’andamento dei fatti. In poche parole viene descritto un lungo arco temporale. Poiché il racconto tratta di una sola persona, nel racconto non si trovano dialoghi. L’autore ha voluto riportare l’accaduto tramite la voce della vittima, costruendo così un monologo.


Linguaggio
La storia su Marta Russo sembra quasi non far parte della raccolta di Nove. In questo racconto la TV resta onnipresente ma assume una funzione diversa rispetto a quella che ha negli altri racconti. È appunto ciò che la televisione trasmette, è la perspicacia di attirare lo spettatore tramite i talk-show e i telegiornali, la capacità di ripetere informazioni drammatiche all’infinito senza pietà. Il linguaggio, per questo motivo, è un linguaggio che attinge a diversi settori: quello dei mass media, della stampa, delle interviste, del magistrato, delle indagini.

2.3. TIZIANO SCARPA

2.3.1. Vita e opera
Tiziano Scarpa nasce a Venezia nel 1963. Come scrittore esordisce con Occhi sulla graticola. Breve saggio sulla penultima storia d'amore vissuta dalla donna alla quale desidererei unirmi in duraturo vincolo affettivo (Einaudi 1996), un romanzo che rappresenta grazie ai suoi contenuti una parte del pulp italiano. Significativo in questo periodo è anche Amore® (Einaudi 1998), un libro di racconti sulle varietà dell’amore, di cui parlerò in seguito. Tra le sue opere più note vanno citate la guida turistico-letteraria Venezia è un pesce (Feltrinelli 2000), la raccolta di saggi Cos’è questo fracasso? (Einaudi 2000), seguita da Nelle galassie oggi come oggi (in collaborazione con Raul Montanari e Aldo Nove, Einaudi 2001). Con Stabat Mater (Einaudi 2008) vince il Premio Strega. Nel 2010 esce quello che è ad oggi il suo ultimo romanzo, Le cose fondamentali (Einaudi). Scarpa svolge un’attività di drammaturgo, è autore di testi teatrali e di poesie e collabora ad alcuni quotidiani, riviste online e alla radio.190 Vive a Milano.
2.3.2. Scarpa e il pulp
Come dichiara Giulio Ferroni, la letteratura più inventiva di Scarpa tende “irresistibilmente, coattivamente a ridursi dentro i confini di un’estetica angustamente provocatoria.”191 Nella scrittura egli si ispira al suo modello giovanile, Aldo Busi, e si impegna ad essere l’opposto di Alessandro Baricco imitandolo a rovescio192, cioè: “Come l’altro è pastorizzato, setoso e mellifluo, [egli vuol essere] indigesto, sgradevole, osceno.”193

Tiaziano Scarpa con le sue opere polemizza e reagisce agli eventi e ai problemi che avvengono sulla Penisola nel presente (ovvero negli anni Novanta). Nei suoi racconti fa riferimento al terrorismo, alla Chiesa, ai problemi famigliari e generazionali usando un “virtuosismo stilistico, il gusto dell’acutezza e dell’artificio, del paradosso, della sorpresa [...].”194


2.3.3. Amore®
Il libro Amore® di Tiziano Scarpa è una raccolta di otto racconti distinti tra loro per stile ma collegati dal tema dell’amore; l’amore visto da otto diversi punti di vista. Da come dichiara la copertina dell’opera,

l’amore è un luogo comune della comunità umana, e tuttavia ognuno si persuade di vivere qualcosa di unico, mai sentito, mai raccontato. L’amore stravolge i ruoli sociali, trasforma l’identità, cambia letteralmente i connotati, rimodella i corpi. In questi otto racconti ci sono persone che credono di inventare l’amore, mentre è l’amore a reinventare loro.195

La raccolta comincia con Effundente Corde, racconto che riporta l’avventura di un Papa innamorato della perpetua del parroco, e che analizzerò di seguito assieme a Madrigale, racconto che narra un concepimento avvenuto sulla lavatrice di casa. Seguono L’annientatore che parla di un impiegato delle poste cinquantenne che, per amore, diventa vincitore di concorsi di body building e personaggio medializzato, odiato e nello stesso tempo amato dal figlio adolescente. C’è il bizzarro racconto La straordinaria storia di Samuel J. Koningsberg, l’uomo che traslocò nel proprio pene, c’è Acqua in cui viene descritta la morte di una ragazza del futuro che con la forza delle onde cerebrali neuromagnetiche creava campi d’energia in cui si allenavano nuotatrici di nuoto neuromagnetico e che venne uccisa dall’ologramma tridimensionale del fidanzato, nel quale egli riversò il proprio odio (presunto amore) che nutriva nei confronti della ragazza. Cose che mi passano per la testa mentre Maria Grazia mi fa un pompino invece parla di “un sentimentalone che pensa vorticosamente alla natura dell'essere e alle sciocchezze più effimere mentre la sua fidanzata è impegnata a vezzeggiargli i genitali”196; Aureola nera, in cui una bambina ogni notte, accovacciata ai piedi del letto matrimoniale, spia l’accoppiamento dei propri genitori, registrando i loro respiri su una cassetta da novanta minuti. Infine Preparativi per un concorso di dattilografia indetto dal Ministero di Grazia e Giustizia dove c’è “uno scrittore di libri per bambini che progetta di salvare l'infanzia attraverso l'analfabetismo totale.”197
2.3.4. Analisi di Amore®
2.3.4.1. Effundente Corde

Trama e ambiente
La trama del primo racconto della raccolta “Amore, marchio registrato”198 è ambientata nelle Dolomiti. Nel racconto Effundente Corde “l’autore si sente attratto dalla giganteggiante figura del papa polacco, ma è pronto d’altra parte a farle subire un’immersione nell’orrido, nella materialità e nella brutalità più crude [...].”199 La narrazione ha inizio nel momento in cui il nuovo Pontefice si trasferisce dalla canonica di Mira alla Santa Sede e riassume l’avventura drammatica a cui va incontro.

In passeggiata, accompagnato dalle guardie del corpo, alcuni cardinali e il segretario di Stato, il Papa viene travolto da una frana e sepolto vivo. Dalla morte lo dividono solo pochi momenti, nei quali viene salvato dall’uomo della montagna e la sua compagna. Insieme, i due individui curano Sua Santità in una grotta nascosta e lo aiutano a guarire. Durante la guarigione il Papa “si strugge per la compagna irraggiungibile della sua vita”200, cioè la vecchia perpetua del parroco e “ipotetica amante segreta del pontefice (la fantasia dissacrante e sghignazzante di Scarpa non fa sconti, non rispetta zone franche), l’umile suora Marianna”201, grazie alla quale realizza di essere pronto per amare:

Non potevamo più vivere senza Marianna; volevamo fare l’amore; accarezzare la sua carne; avere dei figli. Dio avrebbe benedetto il nostro amore donandoci una lunga discendenza. Avevamo imparato ad amare per tutta la vita [...].202

Nell’arco di alcune settimane riesce a scendere la montagna e raggiungere la parrocchia di Mira, dove, con suo dispiacere, prende atto che la sua amata è in fin di vita, a causa di una malattia inspiegabile, nella quale le si gonfia la testa, la pelle si spacca e le unghie e i capelli crescono all’incontrario provocando infezioni dolorose. Giunto a Roma il Papa viene a sapere la notizia della morte di Marianna.

La gente riunitasi in preghiera per suor Marianna in Piazza San Pietro piange addolorata. Con loro piange anche la statua di Cristo sul cornicione della basilica di San Pietro dalla quale “una briciola di pietra si è staccata dall’angolo di una palpebra.”203 A questo punto il Pontefice non esita a sfruttare il carpe diem e corre verso la basilica per non mancare all’appuntamento con la lacrima di Cristo: “L’abbiamo guardata precipitare lungo la facciata della basilica; saltellare sui cornicioni; ingrandirsi; diventare un ciottolo; un masso. Ci siamo fatti largo a gomitate [...] per farci travolgere.”204
Personaggi e narratore
Il personaggio principale di questa storia è un Papa che, nel giro di un mese205 dalle elezioni, fu ritenuto morto dopo una strage in montagna. Considerando che l’autore lo rammenta chiamandolo “il polacco” ed essendo la storia nata nell’anno 1998, cioè nel periodo del pontificato di Giovanni Paolo II (unico Papa polacco), si direbbe che l’immagine del Papa fu ispirata proprio a lui. La descrizione fisica del Papa non è esplicita, vengono piuttosto descritte le sue attività abituali dopo il trasferimento dalla Santa Sede in montagna:

Impegni pochi. Una messa la mattina; una passeggiata di pomeriggio. [...] Ogni tanto incontravamo un gruppo di escursionisti in mezzo a un bosco. Appena ci riconoscevano cadevano in ginocchio. Cosa c’è, vi sentite male? Siete stanchi? [...] Su, su, in piedi. La comitiva allora si rilassava; ridevano tutti; un pò timidamente, all’inizio. Si facevano avanti in fila indiana, improvvisavano una specie di processione; sempre con questa fissazione di baciarci la mano. Per chi ci avete preso, per un boss della mafia?206

Gli altri due personaggi sono goffi ma ben definiti. Si tratta di due eremiti che salvano la vita a Sua Santità. Essi sono “una coppia di esistenze giunte [...] ai limiti della animalità, [...] [hanno] perduto quasi tutto dell’originaria condizione umana.”207 Vivono in una caverna in cui giacciono scheletri di soldati della Grande Guerra, non sono istruiti né abituati alla civiltà e si nutrono solo di ciò che dà loro la natura circostante. Tiziano Scarpa ha “una forte predilezione per la fisiologia”208. Nelle sue descrizioni si può notare una grande flessibilità immaginativa:

L’uomo [...] aveva la barba tutta scorticata, a chiazze, ma i capelli erano perfettamente pettinati [...]. La capigliatura gli scendeva grigia fino alle spalle; dalle spalle al petto invece i capelli erano tutti neri; dovevano essere invecchiati di colpo, da un giorno all’altro [...]. La giacca era incrostata di fango secco; pietrificata [...]. I bottoni però erano dorati, lucidi. Sembrava una giacca di una divisa; una giubba da soldato. Sotto non aveva un vero perizoma. Era una museruola di un cane; la teneva allacciata attorno i fianchi. La museruola era riempita delle sue vergogne.209

Il narratore di Effundente Corde è “il polacco”. Egli è omodiegetico, la focalizzazione è interna.

Temi
Il concetto principale della storia, oltre alla vita clericale del Pontefice, è quello dell’attrazione sentimentale del Papa nei confronti di Marianna, una governante proveniente da Mira. Nell’istante in cui il Papa è travolto dalla frana ed è in fin di vita, pensa alla donna amata, a ciò che si lasciò sfuggire non avendola potuta amare come avrebbe voluto, essendo in servizio di Dio. Durante la guarigione vissuta in totale crisi emotiva e parziale solitudine, i sentimenti del Papa si trasformano in un’ossessione, che lo induce ad immaginare scene disgustose e a svolgere azioni irrazionali e violente, come viene descritto nei seguenti esempi:

Abbiamo benedetto il sonno degli eremiti; siamo tornati a dormire nel vestibolo della grotta. Non riuscivamo a prendere sonno; sapevamo che dentro i nostri occhi chiusi ci aspettava un sogno dove entravo in silenzio nella sacrestia e sfondavo i loro crani con il calcio del fucile [...]; prima la testa dell’uomo; poi quella della donna; mi mettevo in bocca la canna del fucile e facevo fuoco.210

Oppure:

All’ingresso della caverna abbiamo preso il pulcino addormentato, sprofondato nelle proprie piume; l’abbiamo svegliato accarezzandolo; la sua testa ha fatto capolino dal batuffolo del corpo; gli occhi ci hanno lanciato uno sguardo minuscolo; abbiamo leccato delicatamente le pupille senza palpebre, i ciuffi leggerissimi; gli abbiamo staccato la testa dal collo con un morso; l’abbiamo inghiottita.211



Struttura e tecniche narrative
Lo stile di questo racconto e la scelta di parole in cui viene riassunto (fuorché l’immaginata scena del duplice omicidio e suicidio)212 ricorda appositamente le orazioni della messa domenicale. Il racconto è tra gli altri il più esteso, ricco di paragrafi descrittivi alternati da monologhi spirituali e moralistici del Papa. Il senso dello humor in questo racconto è interpretato dallo scrittore in un modo molto delicato e decente. L’unica caratteristica splatter del racconto è il titolo medesimo. Il termine effundente indica il dolore del Papa. Il suo cuore si effonde a causa dell’affetto immane che prova per la perpetua del parroco.

Si noti l’uso del pluralis maiestatis, con cui il Papa si rivolge al lettore parlando di se stesso. Come esempio riporto la prefazione della narrazione:


È con il cuore traboccante213 d’amore in Dio, in Gesú Cristo Suo Figlio Salvatore dell’Uomo e nella Beata Marianna da Mira che ci accingiamo a stendere un breve resoconto delle nostre avventure.214
Linguaggio
Nel precedente esempio si può notare l’eccesso di espressioni riguardanti il cattolicesimo usate nell’ambito della Chiesa. Poiché il racconto si svolge in un ambiente clericale, il racconto è privo di termini volgari. La voce del racconto assume una sfumatura alquanto ingenua, poiché il Papa si strugge in sentimenti amorosi più che probabilmente non ricambiati.

2.3.4.2. Madrigale

Trama e ambiente
L’ambiente in cui si svolge la trama di Madrigale è fondamentalmente il bagno della casa di Attilio e la scuola che frequenta suo figlio, il cui nome è taciuto durante l’intero racconto. Solo alla fine di esso il piccolo protagonista decide di farsi chiamare con un “nome d’arte”, cioè Romolo Rex, il primo re di Roma.

La trama inizia con la descrizione del concepimento di Romolo, che avviene in un posto insolito, ovvero sul nuovo elettrodomestico Rex acquistato dopo l’aumento dello stipendio di Attilio e regalato di seguito alla compagna come gesto di generosità. A questo punto Scarpa fa partire

una catena infinita di casi concomitanti o subordinati, pronta anche via via ad allargarsi a raggiera, tanto che non bastano le lettere dell’alfabeto per scandire ognuna di quelle tappe liberamente divaganti; la catena delle conseguenze si può allungare ad libitum dell’estensore, [...] tanto che [...] il motivo iniziale si fa così remoto da poter essere dimenticato del tutto.215

Attilio compra la lavatrice “a caricamento dall’alto e cestello in acciaio inox [che lavora] a tutta forza in preda al boom economico”216 nell’ottobre del ’62, la piazza accanto alla vasca da bagno e ci sistema sopra sua moglie: “Due minuti di centrifuga, e la tubatura di Attilio si arrende al collasso nervoso, libera milioni di ostaggi dalla sua vescichetta seminale.”217 Tra gli “ostaggi” c’è anche il piccolo Romolo:

do colpi di frusta e scondinzolo come un ossesso, sono un palloncino sfuggito di mano al bambino sulla giostra, siamo milioni di bambini e bambine sullo spiazzo delle giostre, una marea di gemellini tutti identici [...]. Guardiamo in alto con pupille grandi come puntine di spillo. Abbiamo occhi di tutte le tinte, iridi ereditarie, arcobaleni mendeliani, fissiamo lo stormo di palloncini che decolla, si stacca dal praticello di muffa dei nostri avambracci minimi. C’è un palloncino che sale più in alto di tutti e sparisce in cielo, sono io, addio fratelline e sorellini, addio, sto per sbattere la testa sulla luna.218

Grazie al nuovo componente della famiglia dotato di centrifuga, Romolo riesce all’età di nove anni a risolvere la battaglia contro la balbuzie. Appoggiandosi di schiena alla lavatrice Rex e aspettando che “il risciacquo raggiungesse il suo culmine nel parossismo della centrifuga”219, Romolo si addestra nel trasformare ogni vocale “in un ordinato picchiettio di protosillabe che [gli] sarebbe semplicemente impossibile sgolare con le [sue] sole forze.”220 Con molto impegno riesce a creare “parole semplici e mononucleari [...], parole bisillabe impastate di consonanti tenere e cedevoli [e infine] parole complesse [che colleziona in un suo] personale dizionario senza definizioni, «ma dre po ra ma dre po ra», «ma dri ga le ma dri ga le ma dri ga le».”221

Raggiunto tale livello, Romolo si decide finalmente a dichiarare il primo amore a Margherita Mardegàn, la sua strabica compagna di classe.


Personaggi e narratore
Il nome del personaggio principale durante la narrazione non viene mai pronunciato. Solo alla fine egli svela di aver cominciato a firmare i compiti con il soprannome Romolo Rex. Romolo non è soltanto figlio di Attilio e sua moglie, ma, come dice il padre, è “figlio di un aumento di stipendio.”222 Ovvero, Romolo è “figlio di una lavatrice Rex nuova fiammante, trascinata su per le scale da due facchini a forza di bestemmie.”223

Ossessionato dal proprio handicap, Romolo cerca di risolvere la balbuzie tramite i colpi che riceve sulla schiena dalla lavatrice, mentre si esercita nel parlare. Il motivo essenziale del suo addestramento è l’amore che prova nei confronti di Margherita, alla quale vorrebbe esprimere i propri sentimenti.



Margherita Mardegàn è una bambina strabica. Porta gli occhiali e siede al primo banco, dove non riesce mai a stare composta, il che irrita l’insegnante. Margherita non è in grado di badare ai bisogni più elementari, come soffiarsi il naso che cola di continuo o non farsi la pipì addosso. Ma tutto ciò la rende diversa dal resto della classe ed è proprio per questo che Romolo è innamorato di lei.

Attilio è un padre che si adegua al boom economico e ai bisogni della moglie casalinga, con la quale ama “unirsi in matrimonio”. Per questo motivo è ritenuto dal figlio un padre che non pensa ma concepisce: “[...] Attilio fa parte della stragrande genia di coloro che sono padri perché non sono capaci di pensare.”224

Il narratore di Madrigale è, come nel caso del racconto precedente, il protagonista stesso.


Temi
L’amore degli adulti e dei bambini sono due cose assolutamente diverse. L’adulto cerca la completezza di sé stesso congiungendosi al compagno, ma rimanendo sempre un pò egoista e in parte ipocrita. L’adulto non ha la semplicità dei bambini che permette loro di vedere nell’indecenza il sublime, non ha l’ingenuità che induce al perdono immediato, non ha la forza di dimenticare rapidamente un momento di tristezza.

Romolo è un bimbo di otto anni ed è incondizionalmente innamorato di Margherita, una bambina “ingovernabile e perseguitata”225 che non sa soffiarsi il naso e si fa la pipì addosso. Per lei è in grado di sbaciucchiare “da un orlo all’altro il suo fazzolettino sporco [...] [per poi restituirlo] lavato dal [suo] amore e stirato dai [suoi] baci.”226 Ma dal momento in cui Romolo si prende cura dei fazzoletti di Margherita, restituendoli perfettamente ripiegati, freschi e profumati, Margherita cambia, diventando “prediletta e citata a esempio [...] [ha] un nuovo sguardo acuto [...] [e] impersona l’immagine stessa dell’ottusità.”227 La trasformazione che subisce è per Romolo un valido motivo per dimenticare Margherita Mardegàn.

Struttura e tecniche narrative
Il racconto è diviso in paragrafi di diversa lunghezza, che vengono sempre preceduti da una lettera dell’alfabeto scritta per esteso. Giunti alla zeta, che si trova approsivativamente nella metà del racconto, l’alfabeto torna in senso inverso alla a. All’inizio di alcuni di questi paragrafi vi è la data di ciò che avviene nel paragrafo stesso. La prima data è l’ottobre 1962, data dell’acquisto della lavatrice, l’ultima, invece, è il 15 aprile 1971, giorno in cui Romolo non prova più interesse per Margherita.

Riguardo al titolo del racconto, il madrigale è la parola più complessa che Romolo sia stato capace di imparare, diventata per lui una sorta di mantra da ripetere riprendendola sempre daccapo, esattamente come si reitera lo schema del madrigale.

L’autore descrive esplicatamente i comportamenti e le abitudini del personaggio principale e di suo padre. Il personaggio della madre però viene sempre trascurato. Viene menzionata solo all’inizio del racconto e in correalazione dell’atto sessuale in cui fu concepito Romolo. Il rapporto tra Romolo e la madre è basato sul rispetto. Quando egli parla della madre, dovendo descriverla in una situazone intima con Attilio, aggiunge nel testo, nei punti in cui prova imbarazzo nel descriverre la situazione, delle parentesi con una nota rivolta a sé stesso:

di Ottobre 1962. Attilio ha sfogliato avanti e indietro il libretto delle istruzioni, si è stufato, ha schiacciato i tasti della pulsantiera a casaccio, finché la lavatrice si è messa in moto. [...] sopra la lavatrice Rex, Attilio ci ha sistemato mia (dillo con parole tue) Attilio ci ha sistemato sopra mia madre, nuda come mia nonna l’ha fatta.228
e Dentro la lavatrice una camicetta, una gonna, un paio di mutande e un reggiseno. Sopra la lavatrice tutto il resto di mia madre.

effe Grave errore dovuto all’inesperienza, perché non si ficcano in lavatrice le camicette di lino, che escono dalla centrifuga tutte stazzonate e spiegazzate. E anche mia (non prendertela sempre così a cuore) anche mia madre smonta dalla centrifuga tutta stazzonata e spiegazzata.229
Linguaggio
Il linguaggio del racconto è colto, poiché il personaggio riporta la sua infanzia a distanza di 25 anni. Essendo l’autore veneziano, nel testo inserisce anche brevi frasi in veneto come si nota nell’esempio: “[...] Scanferlato non può fare a meno di farci cantare il ben noto fraseggio di raccordo [tra le due strofe dell’inno nazionale] «poropón, poropón, la vècia col bastón»”230 e cita, ironizzandole, alcune città del Veneto, di cui due realmente esistenti:

Quando mi capita di indirizzarmi col pensiero alla Fornasièr [...] [penso] [...] a un sommo capo riassuntivo, una caricatura archetipica. Donatella Fornasièr, nativa di Martellago o Scalcagnago, Cazzago o Sbrodoligo231, non mi ricordo più, scodellata da una qualsiasi delle ridenti cittadine della ghignante provincia della digrignante regione veneta.232

2.4. GIOVENTÙ CANNIBALE
A “ridosso dell’esplosione del pulp”233 nasce anche l’antologia “dal gusto acre e un poco macabro”234 Gioventù Cannibale, La prima antologia italiana dell’orrore estremo, pubblicata nel 1996 da Einaudi e ritenuta da Giulio Ferroni un’antologia “mirante a una letteratura proiettata sulla violenza del cinema e dei media, programmaticamente trasgressiva, ma senza nessuna carica di conoscenza e di critica al mondo circostante.”235 Nell’antologia vi è un’assoluta mancanza di censure, la violenza è estrema e gratuita, ma non la si può considerare, secondo Donato Sabina, simbolo dello splatter, della sotto-letteratura: “La raccolta appare piuttosto come un omaggio degli scrittori a questa categoria, più cinematografica [...] che letteraria; un recupero dello «splatter» come sottogenere della bassa letteratura pulp vera e propria [...].”236

Tra questi giovani scrittori che gettano “scompiglio [...] tra le anime morte del perbenismo”237 vi sono undici cannibali che in dieci storie più che sgradevoli e molto distinte tra loro, nelle quali descrivono personaggi inutilmente sadici e brutali, “raccontano vicende, a volte al limite della veridicità, che lasciano sconcertati e scossi.”238 I temi ritriti, ovvero “l’amore, l’amicizia, il sesso, la famiglia, assumono un significato molto diverso da quello che di solito rivestono e [...] diventano veicoli di violenza e di sfoghi personali folli.”239

I racconti di Gioventù cannibale sono divisi in tre parti: Atrocità quotidiane, in cui si trovano i racconti Seratina (il più conosciuto, scritto in coppia da Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio), E Roma piange (Alda Teodorani), Il mondo dell’amore (Aldo Nove), Cappuccetto splatter (Daniele Luttazzi) e Diamonds are for never di Andrea G. Pinketts.

La seconda parte intitolata Adolescenza feroce comprende i racconti Diario in estate (Massimiliano Governi), Treccine bionde (Matteo Curtoni) e Cose che io non so (Matteo Galiazzo).

L’ultima parte si chiama Malinconie di sangue e contiene due racconti: Il rumore (Stefano Massaron) e Giorno di paga in via Ferretto di Paolo Caredda.
Il termine cannibale, che compare nel titolo dell’antologia, rimanda alla

voracità onnivora a cibarsi delle cose più basse del reale contemporaneo, per poi trasformarle in qualcosa che appartiene alla letteratura o alla fiction di fine millenio. [...] [Ciò che caratterizza il “cannibalismo” è una scrittura che] divora e poi ammassa in una poltiglia (pulp), in un calderone linguistico-letterario frammenti eterogenei, provenienti dall’alta tradizione letteraria come dalle varianti più basse della cultura di massa.240

Fu Daniele Brolli a curare l’antologia, nella quale inserì una specie di premessa intitolata Le favole cambiano, nella quale ragiona sulla sfrenata voglia dell’uomo di vivere avventure violente, e dell’insensata voglia di alcuni di farsi circondare e cospargersi di dolore e sangue altrui. Parla di gente ipocrita e del falso moralismo, cioè di quella “pulsione sadica che spinge chi ne è vittima a conservare i propri cadaveri negli armadi altrui.”241 Brolli dichiara che il moralismo è

l’unica forma di perversione socialmente ammessa [...]. Moralismo e ipocrisia [...] sono complici e il loro legame indissolubile governa l’universo del pregiudizio. [...] questa antologia ha l’ambizione di essere il segnale di una svolta dell’immaginario, che esce dal limbo della cultura recintato dal moralismo per appropriarsi di una lingua senza compromessi.242

Al tema del moralismo si associa il tema dell’etica di questo genere così cruento, e l’atteggiamento del lettore rispetto al pulp:

[…] il mondo dell’arte ha un rapporto con il mondo dell’etica, anche perché di mezzo c’è il lettore che, nel momento in cui legge, introduce con la sua sensibilità anche il proprio mondo pratico, diciamo pure il suo quotidiano. Anche le emozioni, così come si determinano attraverso la lettura, rinviano sempre a una sfera di ordine morale. […] l’immaginazione della letteratura propone la molteplicità sconfinata dei casi umani, ma poi chi legge, con la propria immaginazione, deve interrogarli anche al lume della propria esistenza, introducendoli dunque nel proprio ambito di moralità. 243

Brolli sostiene che “il moralista è in grado [...] di suddividere il mondo, con la sola forza delle proprie sentenze, tra ciò che è ammesso e giusto e ciò che va condannato. Tutto questo però presuppone l’intenzionalità del male [...].”244 Il moralista insomma conferma “la propria integrità morale accusando gli altri di una volontà nociva per le persone e per l’intero complesso sociale.”245

A differenza del parere di Giulio Ferroni sull’antologia Gioventù Cannibale, che descrive come raccolta “trasgressiva, ma senza nessuna carica di conoscenza e di critica al mondo circostante”246, Sabina e Brolli prendono una posizione diversa. I due critici insistono nel far notare che i testi dell’antologia fanno riferimenti alla realtà, alle “cose più basse del contemporaneo”247 (Sabina), agli atteggiamenti più strani e insensati della gente comune in situazioni varie (Brolli).

2.5. CONCLUSIONE - CONFRONTO TRA GLI AUTORI
Il nostro stile di vita tende tutt’oggi, come già negli anni Novanta, al consumo rapido di oggetti, icone e informazioni. Nello stesso momento in cui l’uomo propende al consumismo, i contenuti della letteratura pulp tendono a consumare e riciclare la cultura “«trash» (spazzatura), [cultura] di materiale di riporto, cioè, scadente”248. I contenuti di questo genere recuperano materiale di estetica “relativa” e “le cose più basse del reale contemporaneo [...].”249

Le attitudini e le perversioni della società italiana d’oggi sono, assieme alla critica che subisce, i temi principali della letteratura pulp. Questi temi, il modo in cui vengono descritti e specialmente il linguaggio “egemone”, cioè quello televisivo che gli autori scelgono per narrare in questo caso i racconti, sono le caratteristiche che accomunano i tre scrittori pulp analizzati sopra, ovvero Ammaniti, Nove e Scarpa. Questi tre giovani autori italiani fanno parte di una generazione “che non ha specifica educazione letteraria, ma guarda piuttosto ai media, al cinema, alla musica.”250 Le loro scritture sono frammenti di immagini del mondo che li circonda, “frammenti di storie spesso interrotte”251 nelle quali è assente “l’esperienza della «naturalità» [...].”252 L’assenza della realtà “rappresenta il vuoto morale, psicologico dei personaggi, «riempito» di Televisione, pubblicità e merci di ogni tipo.”253


Ammaniti è un autore che nei suoi racconti cerca di offrire il meglio tramite l’originalità delle vicende narrate. Con un linguaggio “stringato come quello degli sms o degli spot pubblicitari”254, ma attinente ai temi e molto espressivo, presenta la realtà del consumismo, la realtà di una quotidianità degradata, il tutto avvolto in una stoffa inzuppata di sangue e di oscenità di ogni genere. “La sua è una poetica dell’eccesso [...]: morti ammazzati, sesso perverso, trame piuttosto improbabili, se non surreali.”255 I suoi racconti, ricchi di ferocia e di violenza, vogliono scandalizzare; sono “l’illustrazione dell’odierna incertezza morale [...] [che determina] una situazione di insicurezza e crudeltà.”256 Ma questa poetica dell’eccesso di violenza nasce da ciò che è già stato detto in televisione. Nel caso di Ammaniti il tutto viene “riprodotto con effetti grotteschi sulla pagina.”257

Fra i tre autori analizzati Aldo Nove è senz’altro quello che con i suoi testi provoca di più. Nove è “il più cinico combinatore di perversioni a tavolino.”258 Nei suoi racconti i margini tra “il bene e il male” o la normalità e l’atteggiamento insensato e atroce di un personaggio sono molto sottili. Tutta la crudeltà eccessiva inserita nei suoi testi è spesso immotivata, banale e straziante. Nove riesce comunque a sorprendere con la varietà dei temi, sa scioccare il lettore e nello stesso tempo farlo divertire.

I contenuti dei racconti di Superwoobinda, libro esemplare del pulp, girano spesso intorno al mondo della televisione; Nove è colui che attinge più di tutti alla pubblicità, è il più consapevole della politica e della realtà che nei suoi testi descrive in modo grottesco; Aldo Nove è colui che si immedesima nei suoi personaggi per descrivere i loro più profondi sentimenti e le loro sensazioni tra le quali la rabbia (Il bagnoschiuma), il desiderio (A letto con Magalli), la speranza (Vermicino), la solitudine (C’era mio padre, o La frigidità), la delusione (Senna), l’orgoglio (You can dance), l’indifferenza (La strage di Via Palestro), l’ipocrisia (Lettera commerciale), la solidarietà (Neocibalgina), la pazzia (La merda), o l’ingenuità (Un attimino bella).

Nove mette insieme, con un ritmo velocizzato a effetto comico, alcune ossessioni dei nostri giorni: l’oroscopo, la pornografia, il cambiamento di sesso, la violenza, il cinismo televisivo. [...] i suoi personaggi hanno la testa piena di stereotipi, e agiscono di conseguenza, in preda a una droga pubblicitaria che ne detta i comportamenti.259

Nove parla anche di quei a volte complicati rapporti famigliari, dell’assoluta sovranità della televisione che rimuove ogni traccia di individualità, “della socialità inesistente o malata, [della] mercificazione totale della vita e dell’immaginario”260; enfatizza ogni tipo di tragedia umana.
Il libro di Nove è “attraversato da una sorta di subdola vena moralistica”261. Il linguaggio è colmo di contaminazioni linguistico-espressive. Un carattere che ha in comune con Ammaniti è il “logorroico piacere di raccontare [...] [che ricorda] il futile e angosciato chiacchiericcio dei personaggi di Tarantino.”262

Scarpa invece è uno scrittore con una “forte predilezione per la fisiologia.”263 Egli ha “un’autentica passione stilistica per l’enumerazione, la catalogazione, gli elenchi, quasi per tentare disperatamente di ordinare una materia che, liquida com’è, sfugge da ogni parte [...].”264 Scarpa è colui che è capace di porre sullo stesso piano diverse forme di trash e di sublime. Come esempio cito il racconto Cose che mi passano per la testa mentre Maria Grazia mi fa un pompino a cui ho accennato nel capitolo Amore® nel quale analizzo il contenuto della raccolta stessa. In questo racconto il protagonista descrive come è facile per lui distrarsi durante l’atto sessuale nominato per poter ragionare sulla natura dell’essere. In poche parole, Scarpa crea delle storie che trattano di personaggi fragili nelle loro solitudini e deviamenti.

La differenza maggiore tra la scrittura di Scarpa e quella degli altri due autori è che i suoi temi non rappresentano in modo eccessivamente rigido la realtà; spesso non c’è un legame tra la vicenda del protagonista e il mondo reale, si tratta piuttosto di fiction. I suoi racconti non parlano della mercificazione, della pubblicità o della televisione; per rientrare nel genere del pulp sanno comunque essere altrettanto violenti, folli, disgustosi e, per gli eccessi, improbabili e incredibili.

Come spiega il curatore dell’antologia Gioventù cannibale, Daniele Brolli,

la scrittura dei Cannibali è vorace, inesausta fagocita tutto, inghiotte pure se stessa. Ne risulta un corpo narrativo squassato, che si diffonde attraverso gli squarci, pronto a germinare nuove narrazioni prive di strutture costrittive. È un linguaggio che si spinge costantemente oltre e che in questo “andare oltre” si libera del passato scoprendo nuovi territori che fanno piazza pulita degli ultimi avanzi di “letteratura”.265

Interessante è anche l’interpretazione e la rappresentazione della sessualità, in cui è “notevole il fatto che la caduta di ogni censura [nella letteratura pulp] abbia tolto [ogni suo] valore simbolico.”266 La libertà della scrittura e la “libertà della rappresentazione, oltranza e bulimia sono le ragioni che ogni operazione artistica programmaticamente scandalosa esibisce.”267

Gli scrittori in questione hanno dato [...] luogo [...] ad una geniale contaminazione linguistico-espressiva, tra il mezzo letterario da una parte ed i mezzi di comunicazione di massa dall’altra. [...] Per quanto riguarda i contenuti pulp, [...] tutto quello che può sembrare disgustoso, fastidioso, osceno e scadente [...], in realtà è ciò che ci viene oggi propinato dai mezzi di comunicazione, i quali, volenti o nolenti, influenzano la nostra vita. Contenuti e informazioni che gli scrittori pulp però rielaborano in modo sottile, a volte ironico a volte tragico, spesso con un sordo grido di denuncia ma senza mai dimostrarsi succubi ed ignari di ciò che avviene intorno a loro.268

2.6. BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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Testi:

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1 STEVENSON, Robert Louis, L’isola del romanzo, Palermo, Sellerio, 1987, citato in SINIBALDI, Marino, Pulp. La letteratura nell’era della simultaneità, Roma, Donzelli, 1997, p. 50.

2 LANSDALE, Joe. R., Bad Chili, traduzione di Alfredo Colitto, Collana Stile Libero Noir, Torino, Einaudi, 2003, (dall’originale Bad Chili, 1997).

3 LANSDALE, Joe. R., Tramonto e polvere, traduzione di Luca Conti, Torino, Einaudi, 2005, (dall’originale Sunset and Sundust, New York 2004).

4 LETHEM, Jonathan, Brooklyn senza madre, traduzione di Laura Grimaldi, Milano, Il Saggiatore/Net, 2005, (dall’originale Motherless Brooklyn, New York 1999).


5 FERRONI, Giulio et al., Sul banco dei cattivi. A proposito di Baricco e altri scrittori alla moda, Roma, Donzelli, 2006, p. 75.

6 SINIBALDI, Marino, Pulp. La letteratura nell’era della simultaneità, cit., p. 39.

7 SPAZIANI, Andrea, incipit di Pulp Edizioni, consultato sul sito non più disponibile: http://www.pulpedizioni.it/, consultabile su: http://web.archive.org/web/20060308035234/http://www.pulpedizioni.it/homepage.htm.


8 D’ora in avanti “i pulp”.

9Articolo di CAPELLI, Marco R., Le riviste letterarie non hanno ragione di esistere... però ci sono,

Disponibile sul sito: http://www.progettobabele.it/rubriche/rivisteletterarie.php.



10 MUSELLA, Nico, Pulp magazine, disponibile sul sito Comic Art Blog: http://comicsando.wordpress.com/comics-books/pulp-magazine/.


11 ZUCCHELLA, Fabio, Mondo splatter, citato in METALLI, Giorgio, «PULP-letterature di fine millennio», n.01, aprile-maggio 1996, disponibile sul sito: http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.cz/2012/11/pulp-letterature-di-fine-millennio-n01.html.

12 TROIANO, Aniello, Le origini del Pulp, consultabile sul sito: http://rivistafralerighe.wordpress.com/2013/01/21/le-origini-del-pulp/.

13 ZUCCHELLA, Fabio, Mondo splatter, citato in METALLI, Giorgio, «PULP-letterature di fine millennio», n.01, aprile-maggio 1996, disponibile sul sito: http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.cz/2012/11/pulp-letterature-di-fine-millennio-n01.html.

14 Ivi.

15 Articolo di CAPELLI, Marco R., Le riviste letterarie non hanno ragione di esistere... però ci sono,

Disponibile sul sito: http://www.progettobabele.it/rubriche/rivisteletterarie.php.



16 IZZO, Lucio, L’influenza della letteratura americana sui generi minori in Italia nella seconda metà del ventesimo secolo, «Italies», 5 (2001), pp. 255-276, pagine consultabili sul sito: http://italies.revues.org/2079.

17 Ivi.

18 CUPANI, Giulia, Apo-cannibali e integrati. Nascita e declino del pulp letterario made in Italy, disponibile sul sito della rivista online di conaca letteraria «Con Altri Mezzi», 22 agosto 2011: http://www.conaltrimezzi.com/2011/letteratura/cronaca-letteraria/apo-cannibali-e-integrati-cam05-trash/.

19 Ivi.

20 SCOZZARI, Filippo, Biografia Filippo Scozzari, «Slumberland, l’Enciclopedia del fumetto online», 1 dicembre 2008, disponibile sul sito: http://www.slumberland.it/contenuto.php?tipo=autore&id=67&nome=filippo_scozzari

21Autore anonimo, Pulp. Dalle origini ai giorni nostri, disponibile sul sito: http://svarionitotali.blogspot.cz/2009/05/pulp-dalle-origini-ai-giorni-nostri.html.

22 Ivi.

23 Joe R. Lansdale – vedi supra.

24 Autore anonimo, Pulp. Dalle origini ai giorni nostri, disponibile sul sito: http://svarionitotali.blogspot.cz/2009/05/pulp-dalle-origini-ai-giorni-nostri.html.

25 SABINA, Donato, La letteratura pulp in Italia, Venosa, Osanna, 2009, p. 72.

26 PEZZAROSSA, Fulvio, C’era una volta il pulp. Corpo e letteratura nella tradizione italiana, Bologna, CLUEB, 1999, p. 13.

27 Ibid.

28 LA PORTA, F., I “cannibali”, in La nuova narrativa, pp. 260-266: 261, citato in PEZZAROSSA, Fulvio, C’era una volta il pulp. Corpo e letteratura nella tradizione italiana, cit., p. 20.

29 Autore anonimo, Pulp. Dalle origini ai giorni nostri, disponibile sul sito: http://svarionitotali.blogspot.cz/2009/05/pulp-dalle-origini-ai-giorni-nostri.html.

30 Ibid.

31 Ibid.

32 Ivi, p. 13.

33 Ibid.

34 GIOVANETTI, Paolo, La letteratura italiana moderna e contemporanea. Guida allo studio, Roma, Carocci, 2001, p. 244.

35 Ibid.

36 Ivi, p. 243.

37 Ivi, p. 245.

38 Ibid.

39 Ibid.

40 Ibid.

41 Ibid.

42 GIOVANETTI, Paolo, La letteratura italiana moderna e contemporanea. Guida allo studio, cit., p. 245.

43 Ibid.

44 Ibid.

45 Ibid.

46 Ibid.

47 Ibid.

48 Ibid.

49 PEZZAROSSA, Fulvio, C’era una volta il pulp. Corpo e letteratura nella tradizione italiana, cit., p. 23.

50 Ibid.

51 GIOVANETTI, Paolo, La letteratura italiana moderna e contemporanea. Guida allo studio, cit., p. 242.

52 Ivi, pp. 242-243.

53 Ivi, p. 242.

54 Ibid.

55 CASADEI, Alberto, Storia della letteratura italiana, 6. Il Novecento, Bologna, Mulino, 2005, pp. 132-133.

56 SABINA, Donato, La letteratura pulp in Italia, cit., p. 14.

57 Ibid.

 Ivi, p. 15.

58 Ivi, p. 14.

59 Ivi, p. 15.

60 Ibid.

61 Ivi, pp. 14-15.

62 SINIBALDI, Marino, Pulp. La letteratura nell’era della simultaneità, cit., p. 39.

63 BONDI, Nico, Pulp Fiction: Quattro passi nella “junk culture”, disponibile su: http://digilander.iol.it/carlito/analisi.htm), citato in SABINA, Donato, La letteratura pulp in Italia, cit., p. 14.

64 Ivi, p. 15.

65 Ibid.


Filozofická fakulta masarykovy univerzity v brně
I giovani cannibali


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