Foglietti di transizione



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Foglietti di transizione


Gli uomini, le cose stanno ognuno in un punto che è distante all’infinito da sé.

Le cose, poste nel punto alla distanza infinita (distanza assoluta1), perdono qualsiasi condizione di resistenza e si offrono libere - senza ostacolo -, al passaggio di nuove condizioni (d’esistenza, d’energia).

Appunti

Avevo scritto, in un passaggio appena precedente, -non codificato-, che lo Spirito è il livello zero dell'energia - livello dell'assenza -, che si separa dal livello uno e concreto, che è il livello della circolazione dell'energia evidente.

Esiste come una biforcazione, per la quale il livello zero - lo Spirito – è il livello che sta a monte (a fondamento) e che fa reclinare costantemente, tramutandolo, l'impulso (concreto ed evidente), che, circolando nell'organismo, tende a sovraccaricarsi di evidenza e di concretezza.

Allo Spirito appartiene il livello subliminale, ovvero il livello zero, che, da esso, viene determinato.



Della medicina.


L’equilibrio ‘profondo’ di un organismo è quello esistente tra la sua massa (psicofisica) e la sua anti-massa (assenza-calco).

Qualora tale equilibrio sia alterato, avviene una risposta atta all’instaurarsi di un equilibrio, che può essere di nuova forma, ovvero si attua un equilibrio che è del tutto similare a quello antecedente.


  1. Il tumore, infine, è una risposta inadeguata (priva di complessità) a un evento che ha perturbato l’equilibrio ‘profondo’ dell’organismo.

Se trovassimo il modo di dar luogo a un nuovo equilibrio ‘profondo’, la proliferazione cellulare – che è la manifestazione più esplicita dell’evento tumorale – cesserebbe (immediatamente, sui piani profondi).




  1. Esiste, in natura, un organismo che è anti-organismo, poiché esso si pone anti-verso, assente rispetto all'organismo visibile.

Tramite la sua impronta (influenza dell’assenza) ha luogo l’‘espressione’ della vita nell'organismo vivente e visibile.

Un’alterazione nell'organismo anti produce una profonda tendenza alla disorganizzazione nel sistema visibile.

Il tumore è la risposta inadeguata che il sistema visibile dà all'alterazione del sistema ‘anti’.

Ripristinare (riequilibrare) il sistema anti produrrebbe la cessazione della malattia.
Il sistema anti può essere considerato anche come il sistema del tutto passivo, vuoto, il calco nel quale poggiare l'evento della vita e dello Spirito (funzionamento alto (ruotato) del sistema nervoso centrale).

Il sistema anti ha energia e materia assenti. Esso contiene la possibilità, la necessità di vuotare il sistema visibile dell’eccesso di ‘carica’.

L'eccesso di carica porterebbe uno squilibrio nel sistema complesso, avviandolo verso l'annichilimento.

Eccesso di carica significa - nel nostro discorso - il manifestarsi di carica evidente al posto di una situazione di equilibrio tra carica evidente e assenza (di carica).

L’assenza di carica è proprio del sistema (biologico) anti-verso e assente.

Il tumore è la risposta inadeguata al venir meno(o al segnale del venir meno) dell’organismo anti(assente).

Il ripristino dell’organismo assente potrebbe riprodurre quella condizione di equilibrio organismo-anti-organismo che è venuto meno e che ha dato la stura al meccanismo di proliferazione inadeguata.

La veglia, in generale, nel ‘sentimento’ degli uomini, è come una condizione di allucinazione.

Una sorta di sostanza gelatinosa a forma di sfera riflette ciò che in essa si è pensato: il mondo esterno che da essa è inventato.

Come se il corpo vivo fosse la sostanza che specchia e deforma, nella quale è riflesso ciò che il pensiero ha pensato, tornando, esso, in codesto suo pensare, uguale sempre a sé stesso.

Esprimiamo il concetto di ‘equilibrio’ non come condizione di immobilità, eguaglianza tra due o più forze che si pareggiano, bensì come ‘condizione’ di assenza di quell'eguaglianza, ove eguaglianza sia intesa quale condizione di forza che si pareggia.

Poniamo l’idea che l'insieme delle forze s'è fatto assente; al suo posto è l’‘assenza’, così da formare essa il suo nuovo spazio entro il quale farsi in profondo profondo (inabissarsi) l’equilibrio testé originatosi.

C’è la tendenza da parte degli organismi viventi ad emettere ‘vibrazioni’, che sono il loro modo non consono (‘allucinato’) di organizzare la realtà (esterna e interna).

Perciò tutta la realtà risuona della vibrazione non consona, quella tramite la quale, è il tentativo di esistenza del ‘pensare’ e delle ‘cose’ (ordinarie).



Ogni ‘condizione’' del vivente è vòlta all'esistere - ha la ‘volontà’ dell'esistenza - ; ogni sua cellula tende ad organizzare il mondo e a organizzarsi nel mondo.

Ogni 'fibra' tende a produrre un qualcosa, che sia visibile.

È per questo che il mondo non arresta mai o quasi la sua tendenza a raffigurarsi, a rappresentarsi, ad esistere qual è.

Ma ciò vuol dire anche dare adito alla saturazione e alla morte.

Dall'altra parte con il pensiero più interno c'è l'esigenza, invece, che il mondo rientri in sé; che la traccia non prenda spazio.

Sarebbe sufficiente una sola traccia viva della sua anti traccia, del suo essere del livello zero/anti zero, che il mondo, saturo, s'addenserebbe di una consistenza gelatinosa, andando così incontro a una sorta di morte precoce, come afflosciandosi su di sé.

L'identità (individuale) della persona è |in essa (persona)| l’assenza di ogni caratterizzazione quale persona psicologica.

È una ‘forma’ dell'io, nella quale l'io (individuale) si perde distaccandosi da sé in una sorta di identità profonda di sé con sé, nella quale forma esso non è mai diverso, non può essere altro che sé: egli è unicamente sé, senza poter essere, in nessun caso, neppure di poco (non ad una distanza infinitesima) ‘scostato’, non identificato, altrimenti che con sé (privato allora della componente psicologica).

Perché in me ‘vive’, ha ‘sostanza’ (è con me sostanziato) un’‘altro’ Pensiero – come d’altra natura -, più vasto e articolato, su numerosi piani simultaneo, maggiormente complesso e ‘assente’, in una profondità ‘altra’, diversa da quella che mai finora sia esistita.

Dalla parte della Terra,

dato il ‘disporsi’ |‘fissarsi’| (disegnarsi) di un piano che , a sua volta, disegna/dispone/fissa un piano altrettanto specifico, allora è possibile l’osservazione della rappresentabilità di piani altrettanto specifici, capaci di ‘raccontare la storia’ della rappresentazione in cose della realtà che stiamo ‘raccogliendo’ in qualità di ‘mondo nuovo’.

Dalla parte della Terra,

dato il ‘disporsi’ |‘fissarsi’| (disegnarsi) di un piano, (pure) sine materia, che, a sua volta, disegna/dispone/fissa un piano altrettanto specifico, allora è possibile aspettarsi la rappresentabilità, cum materia (subtile), in piani altrettanto specifici, capaci di ‘raccontare la storia’ della rappresentazione in cose della realtà che stiamo ‘raccogliendo’ in qualità di ‘mondo nuovo’.

Dalla parte della Terra,

il suono è quell'elemento che, in sommo grado, designa il luogo del silenzio, inteso quale luogo dell'assenza, come vuotezza libera del formicolare della vita e del vibrare (vuoto) della morte.


Di seguito,

non è vero che il suono ‘strappi’ un lembo del silenzio; bensì il suono ‘astrae’ il silenzio (il vuoto), facendolo (di) nuovo vibrare (in assenza).

La complessità, nel nostro intendimento, è quella ‘condizione’, per la quale non è il valore positivo (evidente) del termine a modellare (determinare) il sistema, bensì è il carattere negativo (l'assenza) che designa la posizione nello spazio e nel tempo dei termini del nostro sistema.

L'assenza è il luogo (settore dello spazio) (assente) per il quale i termini (dell'equazione) sono determinati a partire dal loro azzerarsi (essere/farsi negativi), ragione per la quale essi - all'inverso -, determinano il campo (all'infinito) entro cui l'equazione ha valore (esiste).

Non è vero, nel sistema ipercomplesso, che teoricamente (la variazione di) un elemento infinitesimo sia causa di un evento da questo (infinitamente) distante; è, bensì, vero che la variazione di un elemento infinitesimo è causa del disegnarsi di un luogo (topos) entro il quale le azioni successive del sistema si determineranno a seconda della ‘logica’ inscritta nella nuova regione determinatasi.
La variazione degli elementi (in assenza) di un settore del sistema ingenera una variazione di campo, nella quale tutti gli altri elementi, |compresi i primi| si porranno in un modo nuovo a seconda del determinarsi di nuove leggi |talvolta: finalità (complesse)| del sistema in toto.

La variazione di un elemento del sistema ipercomplesso produce una variazione del campo di assenza, in toto, per la quale il sistema si determinerà in un modo nuovo, a seconda delle leggi sue proprie, che esso, sistema, ha provveduto a determinare correggendo fin dall'inizio la ‘rotta’ del suo essersi originato.

Della musica.
Le cose ( i suoni) | e le relazioni (di parti fra loro e fra loro e il tutto vuoto)| stanno (esistono) nella (loro) distanza all’infinito.

E della musica: il silenzio/l’antirelazione (antivuoto) è, dalla musica, il senso sommo del distacco.


Fa/fadiesis (accordo).

(re mi) trillo rallentato.

Come comporre la musica/produrre i suoni.
Esiste un anti suono, che è il campo (del) vuoto (del silenzio) definito con differenza da ogni singolo suono (nota).

Se la nota è posta nel modo giusto (è la nota esatta), se è posta nel momento giusto (tempo/ritmo), allora si definisce il campo esatto (anti campo musicale), che è il luogo di tutta la ‘musica’ (nuova), che è ‘astrazione’ (musicale), il luogo di tutti i suoni/anti suoni possibili a partire da quello concretamente realizzato nel modo giusto (la nota) e nel tempo giusto (il ritmo).

Del comporre la musica.
Ogni sequenza (frase) rappresenta/produce (poi) - per differenza - il campo in cui (ri)suona il nulla.

Produciamo - all'istante (prima-poi) - con la/nella sequenza dei suoni (lungo la frase dei suoni) quell’assenza che ‘le è dovuta’.


La frase (complessa) così composta è frase affettiva, del genere dell'anti affetto, quell'affetto che è/si fa assente di legame dell'evidenza; dell'emozione.

La frase musicale si presenta, perciò, oltre la 'trama' dei sensi: il 'nuovo' suono si palesa privo del filtro (emotivo-intellettivo) del soggetto che lo esperisce.


'Astratto' risuona oltre il soggetto che lo recepisce.

L’anti suono è il campo del 'silenzio', definito per differenza dal suono prodotto.

Il vuoto-silenzio si definisce, per differenza, così come un punto su un foglio bianco definisce il piano del foglio (bianco). Così come una torre in un campo vasto e aperto definisce (evidenzia) lo spazio all'infinito che la contiene.

Lo spazio/il vuoto, il suono anti, - così originati -, - per differenza -, hanno pure la facoltà della ‘profondità.

I suoni ingenerano la presenza/l’attività di un ‘corpo’ – che risuona – che sta oltre la ‘trama’ dei sensi.

Potrebbe essere questa la stratificazione detta della percezione in generale e dell’esistenza del suono, in particolare.

I suoni (le cose) stanno nella distanza all'infinito (l'uno con l'altro ed essi tutti con il loro non essere tutti).
Il suono fa emergere subitaneo il suo anti suono. Il suono determina in modo del tutto specifico il suo anti suono, che è il nulla del suono stesso (timbro) e il nulla generale.

Il suono, se giusto, determina il nulla.

Il suono, se giusto, progetta la morte/non morte: il suono è un potentissimo antimorte.
Il suono giusto è quel suono che ha una relazione libera (assente) con ogni altro suono.

Il suono (ogni suono) deve essere del tutto libero da ogni altro suono (elemento-cosa).
Comporre suoni significa trovare questo genere di rapporto 'libero' di ogni suono da tutti gli altri suoni.

Il suono risuona nell’‘assenza’.

Il suono con tutti gli altri suoni e con il nulla da essi determinato crea lo 'spazio' nullo (zero) della nuova relazione tra le cose, tra i mondi.

Il suono, in parte, ha luce.

Il suono, cioè, contiene ‘onde’(forma) dello stesso tipo di quelle luminose (elettromagnetiche) che sono presenti in forma ‘subliminale’ nel modo antiverso (subliminale).

La nostra ricerca è anche l’evidenziazione di queste forme di suono e di luce.



Il suono (la relazione tra suoni e le loro assenza) è la metafora del nulla (ovvero dell’assenza di morte).

È esso la metafora concreta del suo essere assente. Il suono, cioè, nel momento stesso in cui esiste (si manifesta), subito, all’istante (simultaneo a sé), scompare, facendosi ‘altro’, diverso dalla sua ‘morte’.

Ciò che indaghiamo è la manifestazione del nulla della morte/del suono.

Date certe relazioni tra suoni è evidente il manifestarsi del nulla/della morte, ovvero dell’anti nulla/dell’anti morte.



Non esiste suono senza relazione all’infinito, vuota’ (con altro suono, ovvero con il suo anti suono, ovvero con il nulla del suono, ovvero con l’assentarsi della morte concepita come vuoto nullo).


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