Fondamenti valoriali


Una distribuzione equa del lavoro permette ad ognuno di avere del tempo libero; un insegnante oberato dal lavoro diventa un problema per sè e per gli altri



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28.03.2019
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Una distribuzione equa del lavoro permette ad ognuno di avere del tempo libero; un insegnante oberato dal lavoro diventa un problema per sè e per gli altri.

Il numero piccolo di allievi per insegnante è fondamentale per dare la giusta attenzione a tutti e per permettergli di gestire il gruppo che se troppo ampio porta l’educatore ad usare premi e punizioni per ottenere la disciplina. Studiare ogni singolo allievo richiede pazienza, attenzione ed intelligenza; osservare le sue attitudini, il suo temperamento, capirne le difficoltà, capire l’influenza dell’ereditarietà e dell’educazione genitoriale, richiede una mente libera, flessibile e piena d’affetto. Si dovrebbe costituire un consiglio dei bambini a cui partecipino anche gli insegnanti per discutere i problemi di pulizia, disciplina, alimentazione, regole non rispettate, ecc. L’autogoverno a scuola prepara a quello della vita successiva, abituandolo a vedere “il giusto” nella soluzione dei problemi.

La scuola dovrebbe incoraggiare a comprendere le difficoltà, gli stati d’animo e i temperamenti per educare alla pazienza e ponderazione nella relazione con gli altri. Lo studio deve essere permeato di intelligenza e libertà, il bambino stimolato non ad accettare la conclusione dell’insegnante o a trovare la risposta corretta, ma a ragionare insieme , considerando il problema nella totalità e usando il giudizio personale. L’insegnante può essere guida se ha eliminato dal suo cuore ogni paura e desiderio di dominio, di voler dirigere verso uno scopo predeterminato, perchè questo indebolisce la creatività. L’educatore aiuterà il bambino a vedere i condizionamenti che lo affliggono (religiosi, culturali, familiari...). L’insegnante “guida” si accosta ad ognuno consapevole dei bisogni e difficoltà del bambino senza seguire metodi e formule, riuscendo ad essere vigile e attento. La giusta educazione dovrebbe aiutare lo studente a scoprire la sua vera vocazione, a scoprire cosa lo interessa di più e aiutarlo a capire se questa vocazione giova all’umanità per poter contribuire ad una trasformazione sociale. L’insegnante non deve lavorare solo per lo stipendio: in una società illuminata non dovrebbe preoccuparsi del mantenimento perchè se occuperebbe la comunità intera a questo.

Nella nuova scuola il problema non è il bambino ma l’educatore per cui fondamentale diventa educare l’educatore a comprendere se stesso e ad essere libero da schemi di pensiero prestabiliti. I genitori d’altro canto sono spesso presi dai loro problemi e conflitti e non si preoccupano del deterioramento sociale ma solo di far studiare i figli per un buon lavoro. La maggior parte dei genitori dà importanza alla propria famiglia favorendo il processo di isolamento. Quando c’è amore e comprensione i muri si abbattono e ci si sente in comunione non solo all’interno delle mura domestiche ma con l’intera comunità. Così l’educatore deve comunicare anche con i genitori e non “lasciarli fuori della scuola”. Deve suscitare la loro fiducia discutendo con loro del carattere del bambino, delle sue difficoltà, attitudini, deve spiegare cosa sta facendo per il figlio, come vuole procedere; spiegare ai genitori le condizioni della nostra società e come la vera educazione non ha niente a che vedere con il sistema scolastico tradizionale. I genitori si chiedono perchè hanno dei figli? Amare i propri figli significa essere in comunione con loro e assicurarsi che abbiano il tipo di educazione che li aiuterà ad essere sensibili, intelligenti, integri.

L’insegnante deve essere sempre vigile, attento e consapevole dei suoi pensieri e sentimenti, dei suoi condizionamenti, delle sue attività e reazioni. È importante che sia libero dalla paura perchè essa restringe il pensiero e l’azione e contagia i bambini. Se si è in preda a paura è importante verbalizzarle con i bambini spigandone le reazioni. Questo approccio onesto e sincero stimola l’apertura e la sincerità nei bambini.

Deve stimolare la riflessione per comprendere i valori giusti, lo aiuterà a sviluppare l’intuizione e a capire il valore di ogni cosa, non a ripetere valori astratti. Il bravo educatore non eserciterà l’autorità e potrà farlo quando si sarà liberato lui stesso dall’autorità che lo blocca. Deve evitare la brama conscia o inconscia di farsi forza con le sue conoscenze e esperienze che tranquillizzano sè e lo studente perchè ciò crea dipendenza e genera una prigione da cui è difficile liberarsi. Così è importante che non diventi l’esempio di nessuno ma aiuti gli studenti ad essere liberi e che non si senta superiore perchè ciò alimenta la paura. Studente ed educatore si devono aiutare a vicenda e imparano insieme.


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