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Vicariato Urbano di Verona

Esercizi spirituali

«Il Signore è mia luce e mia salvezza

di chi avrò paura?»

Salmo 27 (26)

Meditazione di Don Franco Mosconi, O.S.B. Cam

Basilica di Sant'Anastasia

7 febbraio 2018



IL SIGNORE E' MIA LUCE E MIA SALVEZZA

DI CHI AVRÒ7 PAURA?

Salmo 27 (26)

Preghiamo

Tu la mia luce e la mia salvezza,

di chi avrò paura?

Tu sei la mia vita,

di chi avrò timore?

Ti chiedo ima grazia, Signore,

di stare vicino a te tutti i giorni

per gustare la dolcezza del tifo amore.

Il tuo volto, Signore, io cerco.

Senza di te come potrei camminare.

Non nascondermi il tuo volto.

Sei tu il mio aiuto,

insegnami, Signore, la tua via.

Guidami nel giusto sentiero.

Amen

Preghiamo con il Salmo 27 (26) 'Di Davide.

TI Signore è mia luce e mia salvezza,

di chi avrò paura?

Il Signore è difesa della mia vita,

di chi avrò timore?



2Quando mi assalgono i malvagi

per straziarmi la carnc,

sono essi, avversari e nemici,

a inciampare e cadere.



3Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.

4Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.

5Egli mi offre un luogo di rifugio

nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua dimora,

mi solleva sulla rupe.



6E ora rialzo la testa

sui nemici che mi circondano;

immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,

inni di gioia canterò al Signore.

'Ascolta, Signore, la mia voce.



  1. grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

8Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;

  1. tuo volto, Signore, io cerco.

9Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo.

Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,

non abbandonarmi. Dio della mia salvezza.



10Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,

ma il Signore mi ha raccolto.

"Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, a causa dei miei nemici.

12Non espormi alla brama dei miei avversari; contro di me sono insorti falsi testimoni che spirano violenza.

°Sono certo di contemplare la bontà del Signore

nella terra dei viventi.

14Spera nel Signore, sii forte,

si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

1° Introduzione

I più grandi studiosi del Salterio, dei Salmi, dicono che noi nasciamo con questo libro (il Salterio è uno dei libri della Scrittura) nelle viscere. I Salmi sono una voce di preghiera che riassume tutto il grido dell'uomo, da quando esce dal grembo materno fino all'ultimo flebile respiro, quando ritorna al seno della terra. Per dire che nel libro dei Salmi c'è la storia di tutto l'uomo, in ogni sua età, in ogni sua vicenda.

Nei sentimenti che vengono espressi nei Salmi emergono tutte le vicende umane a cui si può alludere. Ne esce una sfilata della storia universale. Ogni componimento diventa una pagina di vita all'interno della grande storia dell'uomo.

Attraverso i Salmi è Dio stesso che ci mette sulla bocca le parole giuste (è parola di Dio ma è anche parola dell'uomo) e dentro il cuore gli atteggiamenti e le decisioni giuste, quindi Dio stesso sintonizza la nostra vita sulla sua volontà, le sue parole, le sue promesse.

Allora è con fiducia che noi ci presentiamo davanti al Signore, lo preghiamo con questo salmo, perché apra il nostro cuore ad accogliere il suo insegnamento, ci doni una fede e un abbandono grande alla sua volontà.

2° Il Signore è mia luce e mia salvezza

Cerchiamo di cominciare ad analizzare questo brano dicendo che: "credere" significa avere fiducia in Dio più di quanto si abbia paura del mondo, delle guerre, della vita, degli altri, di noi stessi.

La fede è un atteggiamento che coinvolge tutta la nostra esistenza.



Il Salmo che abbiamo appena ascoltato nasce da qui: si può descrivere come una lotta tra la paura e la speranza.

Incomincia dicendo:

'Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?

di chi avrò terrore, di chi avrò timore?



Il problema è proprio la paura e il terrore. La conclusione dei Salmo è un invito ad una speranza salda:

!4Spera nel Signore, sii forte,

si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore,



3° Una grande preghiera di fiducia.

Nella prima parte è chiaramente un Salmo di fiducia, anzi qualcuno ha detto che qui vi è espressa "una fede trionfante, così robusta che non ha ostacoli o impedimenti sul proprio cammino".



4° Una grande supplica

Poi si arriva alla seconda parte, dal v. 7 in poi, dove invece ci troviamo dì fronte a una supplica, a una richiesta accompagnata da angoscia e timore. E sempre la fede, ma questa volta non più trionfante: è la fede supplice che si presenta davanti a Dio ne n'atteggi amento del mendicante che chiede.



Qualcuno pensa che inizialmente si trattasse dì due Salmi: uno come preghiera di llducia e uno come preghiera di domanda, di supplica.

In realtà la coerenza nel nostro Salmo c'è ed è molto profonda. Per capirlo dobbiamo tener presente che il protagonista, questo orante, è una persona minacciata, con un'autentica paura nel profondo del suo cuore; è circondata da avversari da tutte le parti e sembra non ci sia scampo; è accusata da falsi testimoni (nell'antichità i falsi testimoni erano una piaga delle più gravi, distruttive della vita sociale, personale), è oppressa dalla violenza e vede i suoi avversari come delle bestie feroci che vengono per "dilaniargli la carne". Però è un uomo di una fede robustissima e di fronte a questa situazione di paura reagisce con una fede incrollabile e lo ripete a se stesso:



]I1 Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore? li Signore è difesa della mia vita, di chi avrò terrore?

E proprio per il fatto che lo dica con questa insistenza, significa che ha bisogno di riscoprire la fede, di farla scendere in profondità.

È quello che cerchiamo di fare anche noi mentre lo meditiamo. Non è soltanto un momento culturale, di approfondimento, ma vogliamo immedesimarci iti questa persona che sta pregando, perché questa è una preghiera. Noi entriamo in sintonia con questo orante.

Il fatto che si ripeta è perché vuol far scendere in profondità queste parole. Ha bisogno di scriverle nelle radici del suo cuore, dove sta sperimentando la paura.

Ila bisogno anche luì in qualche modo di esorcizzare la paura, di allontanarla, di controllarla e di vincerla.



5° Una cosa sola: abitare con Dìo

Poi cerca la sicurezza nel tempio, va a pregare; e lì innalza al Signore la sua supplica senza censurare niente (anche questo è un modello di preghiera. Quando parliamo con il Signore non censuriamo niente), lascia che la paura gli salga dal cuore in modo pieno, ma trasformando la sua paura in preghiera.



6° Cercate il suo volto

La seconda parte del salmo dal v. 7 in poi contiene dieci imperativi, che fanno impressione:

'Ascolta, Signore, la mia voce.

abbi pietà di me!

Rispondimi.

«Cercate il suo volto».

9Non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo.

non lasciarmi,

non abbandonarmi.

"Mostrami. Signore, la tua via,

guidami sul retto cammino...



Per dieci volte si rivolge al Signore con una supplica appassionata, urgente: è il suo appello a Dio.

Notate che qui però emerge anche una grande confidenza, dice queste cose perché sa a chi le dice. C'è già un rapporto profondo, vivo, vitale.



7° Si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore

Finalmente, al termine di questa supplica tutto sembra acquietarsi, trovare serenità in una specie di invito che l'orante (il salmista) rivolge a se stesso:



14Spera nel Signore, sii forte,

si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

Potremmo dire che la lotta è stata combattuta e vinta: ma proprio l'insistenza su questi imperativi significa che non è stata né rimane una lotta facile: la fede si gioca all'interno di un contesto di difficoltà, di prova e di fatica. Questo sempre, ieri e oggi.

Ripercorriamo brevemente il cammino del Salmo nelle sue due parti.



Prima parte del Salmo

MI Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?

Si potrebbe pensare che il Salmo sia già risolto, che sia già finito: se uno pensa le preghiere che sta dicendo, evidentemente la paura e il terrore sono già stati superati e sconfìtti. Ma quale paura? Quale terrore? Potete immaginarlo come il più grande possibile: un avversario? No, molti avversari insieme! Molti avversari che hanno una forza superiore a quella del salmista. Ma non interessa: qualunque

4


situazione di minaccia possa circondare la persona di fede, questa viene radicalmente spazzata via dall'affermazione iniziale:

'Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Se è così, che cosa può far piombare l'uomo nell'angoscia, nella tenebra, nella sconfitta e nella morte? Evidentemente niente. San Paolo scriveva nella Lettera ai Romani: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" (Rm 8, 31); quale forza mondana o sovramondana può distruggere la vita di chi si sa sostenuto e protetto da Dio? Se dovessi confrontarmi con le forze del mondo che mi circondano, sarei preso inevitabilmente dalla paura e sarei uno sconfitto. Siccome Dio è il mio Dio, è per me "luce", "salvezza", e "difesa", per questo tutte le minacce non sono capaci di scalfire la fiducia. La minaccia che mi opprime mi getterebbe in un baratro profondo di tenebra, ma lì "il Signore è mia luce".

Entriamo in sintonia con quest'uomo che certamente ha le sue paure, ha i suoi terrori, però ha anche questa grande fede.

Il rapporto tra Dio e la luce è tradizionale in tutte le religioni e si trova frequentemente nella Bibbia: "Dio si avvolge della luce come di un manto" (Sai 104. 2); il primo segno della sua opera creatrice è proprio il fatto di far uscire la luce di mezzo alle tenebre (cfr: Gen 1, 3-5); a Gerusalemme dice: "Alzati, rivestiti di luce, viene la tua luce, la gloria del Signore risplende sopra di te" (Is 60, 1 ). Dunque, la tua vita può essere circondata dalle tenebre. A volte non si capisce bene dove siamo, dove stiamo andando, e il significato delle esperienze che viviamo... ma "il Signore è mia luce",

A volte può sembrare che la vita sfugga dal nostro controllo, che l'amarezza o la tristezza piombino inevitabili sopra di noi; ma "il Signore è mia luce". Ricordate il Salmo 23: "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla" (Sai 23,1).

E ancora: se i nemici mi circondano e da tutte le parti "mi assalgono" e io non ho delle difese che mi possono proteggere... però "il Signore è mìo baluardo".

"Baluardo" vuol dire: una fortezza costruita in un luogo imprendibile, dove i nemici non riescono a giungere. Allora possiamo cercare di capire meglio tentando di descrivere la minaccia con una serie di immagini.



2Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere,

3Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.

Son tutte immagini per dire come la vita ci costringe.

Prendiamo delle immagini che usa l'orante per capire chi sono i nostri nemici e il significato dell'esperienza che viviamo.

La prima è l'immagine di bestie feroci: "i malvagi sono lì per straziarmi la carne", cioè per lacerare e divorare la carne; ma in realtà la presenza del Signore è più che una difesa:

sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere.

Ognuno ha presente le forze distruttrici che ci dilaniano, ma traspare la fede e l'ottimismo.


La seconda è un'immagine di guerra: "un esercito si accampa e circonda la mia vita", ma anche in mezzo alla battaglia

il mio cuore non teme... anche allora ho fiducia.

Tomo a dire: prendete queste cose dette dalla fede del salmista, ma accompagnate da una realtà interiore di paura profonda contro la quale stiamo combattendo e dalla quale cerchiamo di difenderci, attraverso il riferimento a quello che crediamo del Signore.

Continua, il nostro salmista, nel ricercare il rapporto con Dio.

Dicevamo: Dio è la mia difesa e il mìo baluardo. Ma poi questa difesa-baluardo diventa molto concreta: il tempio di Gerusalemme. 11 tempio di Gerusalemme è costruito su un colle, su una roccia, il tempio dà per definizione diritto di asilo, chi vi entra è protetto, è un luogo custodito e difeso dal Signore; quindi il tempio diventa l'immagine della protezione di Dio. Per cui:

4Una cosa ho chiesto al Signore,

guardi tutti i tuoi desideri e i progetti e tiri fuori quello a cui non puoi assolutamente rinunciare



4lJna cosa ho chiesto al Signore,

questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore

tutti i giorni della mia vita,

per gustare la dolcezza del Signore

ed ammirare il suo santuario.



Dunque, "una cosa sola: abitare con Dio".

Nel Salmo 16 (15) il Levita, dice che quando la terra promessa è stata divisa tra tutte le tribù di Israele, a lui della tribù di Levi è toccata la parte migliore. Qual era la parte migliore? Non avrebbe avuto la terra e il suo posto sarebbe stato al tempio, la sua eredità il Signore, sua sicurezza e sua protezione per vivere (cfr. Nm 18,20).

Il nostro salmista cerca una cosa sola: non la forza militare, non la ricchezza economica, ma la comunione con il Signore. Il tempio vuol dire anche questo; il tempio come luogo di pienezza di vita.

Dopo aver pregato seriamente uno si sente più tranquillo, perché ha affidato la sua causa al Signore. L'unica ricchezza che si può avere è questo rapporto profondo, vivo con il Signore.



Il tempio come luogo di esperienza, dove si può contemplare la bellezza di Dio. Fare esperienza del tempio è come fare l'esperienza di una teofania. Pensate al racconto della "trasfigurazione", è qualche cosa del genere. E il momento in cui quando si è nel tempio si rafforza la comunione con Lui, si rafforza il legame con Lui. Quando "il Signore li ha portati in disparte su un monte alto" (Mt 17,1) e davanti a loro si è trasfigurato, Pietro è arrivato a dire quella espressione: "Signore, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende" (Le 9,33). Questa è l'esperienza del tempio, della pienezza della vita.

Il salmista ragiona così: desidera "abitare nella casa del Signore tutti i giorni della sua vita", cioè essere ospitato da Dio dentro la sua tenda. Quando si accoglie uno nella propria tenda si assume la responsabilità di farlo vivere e di proteggerlo. Quando entri nel tempio è Dio stesso che ti accoglie, che ti protegge. Se il Signore si prende questa responsabilità nei nostri confronti, allora in noi c'è l'esperienza della libertà e della gioia: il Signore diventa la rupe, la roccia, su cui edifico la mia sicurezza.

In ebraico il verbo "credere" esprime l'immagine di una persona che si aggrappa ad una roccia e riceve la sua stessa solidità. Noi siamo radicalmente deboli, ma aggrappandoci a questa roccia riceviamo solidità, perché Dio stesso è roccia.


Mi nasconde nel segreto della sua dimora,

mi solleva sulla rupe.



6E ora rialzo la testa

sui nemici che mi circondano;

immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,

inni di gioia canterò al Signore.



"Alzerò la testa", quindi non sono più impaurito e umiliato dalla presenza di avversari che sono più forti di me; la sicurezza, che mi viene dal Signore e dal tempio, mi dà una dignità e una libertà senza riseri e.

6E ora rialzo la testa

sui nemici che mi circondano;

i nemici appaiono ormai senza forza e senza la capacità di minacciare.

immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza, inni di gioia canterò al Signore.

Siamo impauriti, ma siccome abbiamo fède nel Signore - come salvezza, luce e difesa - proclamiamo la nostra sicurezza, la fede e la speranza senza ambiguità.

Seconda parte del Salmo

Siamo arrivati al tempio e lì, davanti al Signore, lasciamo che la paura venga fuori. Non abbiamo più paura di nessuno, però con Lui dobbiamo aprirci, dobbiamo parlare, raccontiamo quello che abbiamo dentro: non comprimiamo più, non censuriamo più niente, ma lasciamo che la paura diventi preghiera:

'Ascolta, Signore, la mia voce.


  1. grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

5DÈ te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;

  1. tuo volto, Signore, io cerco.

Allora siamo nel tempio e ci rivolgiamo al Signore perché abbiamo un "grido" da esprimere. "Un grido" non è un urlo. Il nostro "grido" è una voce che innalziamo al Signore, non rivolto al nulla, è rivolto a degli orecchi che sanno percepire e a un cuore che sa rispondere: "ascolta" - "rispondimi: abbi pietà di me!". Vuol dire: riconosco di essere in una condizione di povertà, di miseria e di debolezza, persino di morte, e ho bisogno che il Signore intervenga, faccia sua la mia condizione di povertà, la vinca con l'energia e la forza che lui solo possiede: "abbipietà di me!".

In questo rivolgerci al Signore il salmista ci dice: stiamo lasciando che il nostro cuore si esprima e trovi la direzione giusta dei suoi desideri:



8Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;

Vuole dire: ho interrogato il mio cuore e gli ho detto: "Che cosa debbo fare? Cosa devo dire? Come debbo reagire a questa paura che mi attanaglia?". E il cuore gli ha risposto: "Cerca il volto di Dio".



In concreto significa andare al tempio, ma non semplicemente con le gambe, ma con il desiderio e la decisione di appartenere a Dio.

"Cercate il suo volto": il salmista aveva il desiderio e la fiducia in Dio in modo profondo, e quando è venuto il momento della prova, il cuore lo ha indirizzato giusto e lo ha orientato verso Dio: "il tuo volto, Signore, io cerco".

Qui viene fuori queir immagine che è frequentissima nella Bibbia: l'immagine del "volto di Dio". È importante perché quanta paura di Dio rè ancora in giro per una visione errata, sbagliata del volto di Dio. Il Dio della Bibbia ha una faccia, anche se tu non la puoi vedere. Nell'Antico Testamento non lo puoi vedere Dio e restare vivo; però abbiamo il Nuovo Testamento, abbiamo Gesù che dice: "Chi vede me, vede il Padre '7.

Chiaramente, quando dico il volto di Dio non debbo immaginare dei lineamenti come la mia faccia o la vostra. Quando si dice che "Dio ha una faccia" significa: Dio ha un'identità, che è quella e nient'altro. È quella che io trovo meditando ic Scritture, ha dei lineamenti che sono suoi caratteristici e non si possono confondere. Quando un Ebreo ha incominciato a conoscere il Signore - attraverso tutte le esperienze di liberazione o la parola dei profeti - pian piano ha imparato a conoscere il volto di Dio.



"Il vallo di Dio" non è quello che può insegnare un filosofo che ragioni in astratto sull'essenza divina. LTn filosofo può dire che Dio è l'essere onnipotente, eterno, onnisciente, immenso, uno, bontà... ma in fondo queste affermazioni su Dio sono ancora generiche.

Se uno vuole comprendere il volto di Dio deve lasciarsi afferrare dagli avvenimenti in cui Dio ha operato nella storia di Israele. E un volto concreto, è un volto storico. Ecco perché dico che bisogna meditare le Scritture; attraverso le Scritture viene fuori questo volto di Dio.

Soprattutto questo volto di Dio viene fuori nella vita e nella morte di Gesù di Nazareth.

Quante volte si legge che Dio castiga fino alla terza e alla quarta generazione, ma usa misericordia per mille generazioni.

Facciamo il paragone: è più un giudice che condanna o un Dio misericordioso, che castiga fino a tre o quattro generazioni, ma poi usa misericordia per mille generazioni?

Man mano che li meditiamo interiorizzandoli, lasciamo che si stampi nel nostro cuore questa vera immagine di Dio.

Dio è il Signore che ci ha liberato dall'Egitto. Eravamo schiavi di un faraone, ci ha liberati lui dal faraone, ci ha condotto ne! deserto, ci ha dato la manna da mangiare, ci ha dato una terra, ci ha mandato i profeti, ci ha mandato in esilio e dall'esilio ci ha fatto ritornare.

Dio è il Signore che in Gesù Cristo si è fatto uno di noi, si è fatto debolezza, nasce in una stalla, in una mangiatoia, ha assunto tutto di noi: la debolezza, la malattia, la fatica, l'angoscia. Non ci ha lasciati soli. Dio è passato facendo del bene, ha donato se stesso per noi e per ì nostri peccati e per fare di noi il suo popolo.

Insomma, il volto di Dio non è quello astratto, ma è legato ad avvenimenti concreti della storia della salvezza e. in ultima analisi, legato a Gesù Cristo.

Il nostro Dio si manifesta nei gesti parlanti di Gesù di Nazareth.

In fondo la vita religiosa non è altro che questo: "cercare il volto di Dio". Imparare a vedere il volto di Dio non come lo verremmo noi, secondo i nostri parametri, i nostri desideri, ma come ce lo ha fatto conoscere Lui, secondo la sua rivelazione.

La Scrittura è la rivelazione di Dio.

*Non nascondermi i! tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo.

Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,

non abbandonarmi, Dio della mia salvezza,



"Non nascondermi il tuo volto": se Dio nascondesse da noi il suo volto dice un altro Salmo, noi saremmo come coloro che "scendono nella fossa" (cfr. Sai 28, 1): non è possibile vivere se Dio allontana da noi il suo sguardo e il suo volto; la nostra vita viene dall'origine di quella sorgente.

Dunque, Signore, "non nascondermi il tuo volto, non mi respingere", non mi abbandonare, sei il "Dio della mia salvezza"

tutti i giorni della mia vita,

Ecco l'importanza di questa vicinanza di Dio, e il salmista la esprime con un'immagine che vuole significare il massimo dell'amore che sia immaginabile o pensabile:

10Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.

Lo dovete intendere così: "Se anche mio padre o mia madre fossero stati capaci di abbandonarmi, il Signore però sarebbe ed è colui che mi ha raccolto". Vuole dire: dal punto di vista umano e psicologico la paternità e la maternità sono l'immagine dell'amore più grande che si possa pensare; ebbene, l'amore, la premura e l'intimità con Dio sono infinitamente più grandi.



Dice Isaia: "Anche se una madre dovesse dimenticare i suoi figli, io non ti dimenticherò mai... ti ho scritto sulle palme delle mie mani" (Is 49. 15-16); c'è un tatuaggio sulla mano di Dio che è il volto del suo popolo, Dio ce l'ha davanti a sé per sempre, è incancellabile.

Allora:


"Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, a causa dei miei nemici.

12Non espormi alla brama dei miei avversari; contro di me sono insorti falsi testimoni che spirano v iolenza.

Dunque, il Signore ci salvi e ci indirizzi nella via giusta, nel sentiero piano e corretto.

A questo punto la preghiera può terminare con la fiducia piena e con la sicurezza; abbiamo in qualche modo lasciato venire fuori la paura, però l'abbiamo trasformata in preghiera.

13Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Per il salmista, che non crede ancora nell'ai di là, "la terra dei viventi" è questa vita, è il nostro mondo. Spero "di contemplare la bontà del Signore" anche al di là della "terra dei viventi". Ma il salmista fa riferimento a questa terra, alla vita di tutti i giorni, al lavoro, alla famiglia, ai rapporti con gli altri; desidera, anzi è certo, che in questa esistenza quotidiana lui potrà vivere e trovare Dio; potrà sperimentare la vicinanza di Dio nelle piccole cose della vita di tutti i giorni, nella sua benedizione quotidiana, nel cibo e nella bevanda, nel vestito e nell'amicizia, nel lavoro e nella speranza... questo è sperimentare la provvidenza di Dio:



l3Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Signore, Tu sei presente continuamente nella mia storia, nella mia vita.

Leggiamo questi testi per capire qualcosa: questo orante, pur nella sua paura, è consapevole che non è mai abbandonato.

Se dovessi denunciare all'anagrafe il mio nome, dovrei dire: Io sono il Tal dei Tali e sono sempre con il Signore.

Quando lui chiama (Me 3): "Chiamò quelli che volle perché stessero con lui e anche per andare a pescare". E anche: come se l'annuncio e la predicazione non fossero così importanti come l'essere con il Signore. Lo stare con il Signore è la nostra vera identità. Quando Gesù chiama, non mi chiama per un servizio, il primo compito è stare con Lui per assimilare il suo stile di vita.



Poi la tua vita diventa un annuncio

13Sono certo di contemplare la bontà del Signore

è da dire tutti i giorni.

L'ultimo versetto è una specie di riflessione o di invito che il salmista rivolge a se stesso. Chiaramente si capisce: se io mi rivolgo questo invito vuole dire che ne ho bisogno, mi rendo conto della mia fragilità, che non sono così stabile come sarebbe giusto desiderare. Allora lo dico a me stesso:

I4Spera nel Signore, sii forte,

si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.



All'inizio della seconda Lettera ai Corinti san Paolo dice: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché anche noi possiamo, consolati da Dio, consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione attraverso fa consolazione che abbiamo ricevuto dal Signore" (2Cor 1, 3-4).

Credo che il Salmo vada in questa direzione, perché il salmista ha conosciuto la paura. In filigrana, se uno ci sta attento, si accorge che dietro c'è un'esperienza di disorientamento, ma che a questa situazione di paura e di disorientamento ha risposto con una fede grande, ripetendo a se stesso quelle cose di Dio che ha sempre conosciuto; ha sempre saputo che Dio è salvezza, luce e baluardo, che Dio è una rupe sicura... Lo ha sempre detto e imparato nella preghiera d'Israele. Allora lo ridice a se stesso e pian piano, con questo atteggiamento di preghiera davanti al Signore, ritrova l'equilibrio e la speranza piena per sé, ma la ritrova per poterla dare anche agli altri, per poter dire all'uomo che c'è una forza di salvezza che è più grande di tutte le nostre paure, più grande del mondo, della vita, della guerra, dei nostri limiti, delle nostre morti, di tutto ciò che ci può far paura.

Conclusione

Il senso di tutto sta in quello che dicevamo all'inizio: "credere" vuol dire fidarsi di Dio, non solo fidarsi ma affidarsi, più di quanto abbiamo paura del mondo, della vita, degli altri, di noi stessi o della morte. Forse non riusciamo a togliere del tutto la paura; dobbiamo però misurarci con le paure e lo possiamo a partire da questa fede robusta nel Signore, dalla contemplazione del "volto di Dio", che abbiamo conosciuto nella rivelazione della Bibbia e di Gesù Cristo e si manifesta a noi come un amore - un Dio di amore - più grande di quello che possiamo noi stessi immaginare (Basta pensare al Natale: Dio è indifeso, inerme, come facciamo ad aver paura ancora di Dio?).



10Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.

L'amore del Signore è più grande di qualunque tipo di amore che umanamente possiamo immaginare o sperimentare.

I Salmi, dicevano gli antichi, li dovremmo imparare quasi a memoria, non tanto per un fatto mnemonico, ma per averceli dentro. Tutti siamo preda di paure, di timori, di angosce e questo Salmo può darci uno stimolo, una spinta, per uscire fuori dalle nostre situazioni.



4Una cosa sola ho chiesto...

abitare nella casa del Signore



5Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.





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