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L’Europa e il crocifisso
di Roberto Conti

1)Premesse.2) Inquadramento della tematica sul crocifisso: il crocifisso nelle aule di giustizia.3)Il tema del crocifisso con riferimento ai luoghi pubblici(seggi elettorali ed aule scolastiche).4)La posizione della Corte europea sulla libertà religiosa ed il margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati contraenti.5)Alcuni precedenti della Corte europea sull’art.9 CEDU in tema di libertà religiosa.6)Il margine di apprezzamento con riguardo all’art.2 Prot.n.1 CEDU.7)La dottrina italiana sulla rilevanza della CEDU nella questione del crocifisso.8)La sentenza Lautsi c.Italia, 3 novembre 2009.9) I punti deboli della decisione di Strasburgo:a)l’assenza d un inquadramento comparatistico sul fenomeno del crocifisso nei luighi pubblici.10)Segue:la frammentazione in tema di esposizione del crocifisso in Europa. 11.Il margine di apprezzamento secondo le recenti pronunzie della Corte costituzionale(setnn.n.311 e 317 del 2009). 12) La dottrina del consenso nella giurisprudenza CEDU.13)Il (discutibile) riferimento al parametro dell’art.2. prot.n.1 alla CEDU.14)Ulteriori osservazioni.15)La dottrina della “maggioranza” in Italia.16)Una valutazione(impossibile)sulla base della provenienza dei giudici della Corte europea.17)Sulle difese del Governo.18)Divieto di esposizione tout court o divieto dell’obbligo di esposizione?19)Aspettando la Grande Camera per riprendere il “dialogo interrotto” fra giudice nazionale e giudice europeo.20)L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.21) Il ruolo del giudice nazionale nel sistema multilivello alla prova del crocifisso.22)Conclusioni finali.I giudici messi in croce.

1. Premesse

Il 3 novembre 2009 le principali agenzia di stampa nazionali ed estere battevano quasi contemporaneamente due notizie:la prima riguardava la decisione del Presidente della Repubblica Ceca Klaus di firmare la legge di ratifica del Trattato di Lisbona e la conseguente imminente entrata in vigore di quel Trattato per i 27 Paesi dell’Unione.La seconda era correlata alle sorti del crocifisso nelle aule scolastiche italiane ed alla decisione della Corte europea di Strasburgo di sanzionare l’Italia ritenendola responsabile per la violazione dell’art.2 Prot.n.1 alla CEDU.

I temi sembrano diversi ma, in realtà finiscono con l’intrecciarsi.

Oggetto del presente commento sarà solo il secondo dei temi evocati.


2. Inquadramento del tema: il crocifisso nelle aule di giustizia.

In una circolare del 29 maggio 1926 n. 2134/1867, sotto il titolo La restituzione del Crocifisso nelle Aule Giudiziarie, l’allora Ministro di Grazia e Giustizia Rocco così disponeva:”Prescrivo che nelle aule di udienza, sopra il banco dei giudici e accanto all'effige di Sua Maestà il Re sia restituito il Crocefisso, secondo la nostra antica tradizione.
Il simbolo venerato sia solenne ammonimento di verità e di giustizia.
I Capi degli uffici giudiziari vorranno prendere accordi con le Amministrazioni comunali affinché quanto ho disposto sia eseguito con sollecitudine e con decoro di arte, quale si conviene all'altissima funzione della giustizia.”

Detta circolare è stata ritenuta tuttora valida e vincolante per l'amministrazione degli uffici giudiziari dalla nota n. 5160 del Ministero dell'Interno in data 05/10/1984, in risposta ad apposito quesito sollevato dal Ministero di Grazia e Giustizia.

Successivamente, in un’interrogazione del 29 luglio 2000 al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno e per il coordinamento della protezione civile, l’allora sen.Senese era tornato chiedendo “quali siano le valutazioni degli interrogati sulla questione di cui alla premessa; quali provvedimenti gli stessi interrogati intendano assumere per far cessare una situazione di fatto determinata dalle dipendenti amministrazioni (l’esposizione del crocifisso negli uffici pubblici) e giudicata, oltre che dalla dottrina, anche dalla Corte Suprema di Cassazione come lesiva del principio di laicità dello Stato.”

Analogo problema, ma con soluzione diversa era stato affrontato nell’interrogazione parlamentare a risposta immediata sollecitata dall’On. Turco nel febbraio 2007.



In quell’occasione, il Ministero della Giustizia, richiesto se intendesse uniformarsi ai principi espressi dalla Corte di cassazione, così rispondeva:
..Signor Presidente, in premessa devo dire all'onorevole Turco che, effettivamente, l'unica fonte normativa che prevede l'esposizione del crocifisso nelle aule giudiziarie - nelle aule d'udienza sopra il banco dei giudici, secondo la nostra antica tradizione - è la circolare del ministro di grazia e giustizia del 29 maggio 1926. Si tratta, come rilevato dalla Corte di Cassazione con ordinanza 18 novembre 2005, di una norma interna emanata dall'autorità competente e diretta agli uffici giudiziari per disciplinare l'insieme dei servizi relativi alla giustizia. Mi pare opportuno richiamare, inoltre, la nota del 5 ottobre 1984, con la quale il ministro dell'interno ha affermato che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano e che il crocifisso è il simbolo di questa nostra civiltà, nonché il segno della nostra cultura umanistica e della nostra coscienza etica. Nella sentenza della Cassazione n. 439 del 2000, tuttavia, si sostiene che la rimozione del crocifisso nei luoghi adibiti a seggio elettorale appare coerente con i principi costituzionali in tema di laicità. Sulla stessa linea si è posta, come ella ricorda, l'ordinanza del 2006 della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, la quale peraltro, nel disporre la sospensione provvisoria dalle funzioni e dallo stipendio del dottor Luigi Tosti, ritenne ingiustificato il suo rifiuto di tenere udienza per un lungo periodo di tempo. Voglio sottolineare, peraltro, che nella stessa ordinanza fu dichiarata manifestamente infondata la richiesta del dottor …diretta ad ottenere l'esposizione, nelle aule giudiziarie, della menorah, simbolo della religione ebraica. Ciò premesso, ritengo che l'attuale quadro giurisprudenziale consenta, comunque, di considerare tuttora legittima - e sottolineo: tuttora legittima - l'esposizione del crocifisso nelle aule giudiziarie. Il concetto di laicità, così come definito dalla sentenza della Cassazione, non è infatti, a mio avviso, definitivamente convincente, posto che laicità non significa rinnegare od abbandonare le proprie radici storico-religiose; invero, quella sentenza sollevò, tra autorevoli commentatori, un ampio dibattito sulla nozione di laicità. Più di recente, infatti, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 556 del 13 gennaio 2006, si è discostato dalla nozione di laicità fornita dalla Suprema corte, ritenendo invece il crocifisso un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili che sono, poi, i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato. A parere del Consiglio di Stato, il crocifisso non deve essere rimosso dalle aule scolastiche non perché sia un oggetto di culto, ma per la ragione che è un simbolo idoneo ad esprimere valori quali la tolleranza, il rispetto reciproco, la valorizzazione della persona, la solidarietà umana ed il rifiuto di ogni discriminazione. Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto, con una decisione che mi sembra francamente convincente e di cui condivido le motivazioni, che laicità dello Stato non sia in alcun modo intaccata dall'esposizione del crocifisso. Per queste ragioni, in definitiva, ritengo che il crocifisso possa continuare ad essere esposto nelle nostre aule giudiziarie quale alto simbolo della nostra tradizione e dei nostri valori civili e culturali, nonché espressione di rispetto per l'altro, di amore per la persona e di profonda solidarietà umana.”

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