Funzioni della moneta. Mezzo di scambio Caratteristiche della moneta 4



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Piero Vernaglione

La moneta

Indice


1. Funzioni della moneta. Mezzo di scambio 2

2. Caratteristiche della moneta 4

3. Le forme della moneta nell’evoluzione storica 4

4. Il fiat standard a riserva frazionaria 8

5. Aggregati monetari 13

6. Offerta di moneta 16

7. Domanda di moneta 18

8. Interazione fra domanda e offerta di moneta. Il valore di scambio della moneta 22

9. Trasmissione dal settore monetario al settore reale: neutralità o non neutralità della moneta 25

10. Determinazione dei prezzi con la moneta 27

11. Economia internazionale monetaria. Tassi di cambio fra monete 28

12. Altri sistemi monetari 31

13. L’inflazione 36

Bibliografia essenziale 39


Per la citazione del presente saggio: P. Vernaglione, La moneta, in Rothbardiana, http://rothbard.altervista.org/teoria/moneta.doc, 31 luglio 2009.


1. Funzioni della moneta. Mezzo di scambio


La funzione fondamentale della moneta è di essere mezzo di scambio, o intermediario degli scambi. Infatti i limiti del baratto (costi di transazione) sono: 1) la difficoltà della cosiddetta “doppia coincidenza di desideri” (l’improbabile circostanza che due individui abbiano ciascuno il bene che l’altro desidera, nello stesso momento e nello stesso luogo1), 2) l’indivisibilità di molti beni coinvolti in scambi con beni di valore minore (ad esempio, il possessore di un cavallo dovrebbe dividerlo in vari pezzi) e 3) l’impossibilità del calcolo economico a causa dell’incommensurabilità di beni diversi.

La merce che ha più mercato, cioè quella più facile da scambiare a causa di alcune caratteristiche (v. infra § 2), diventa il mezzo di scambio: nasce la moneta. La moneta consente di spezzare lo scambio in due momenti: scambio di bene contro moneta, e scambio di moneta contro bene in un momento successivo. Sembra una complicazione, ma è invece la meravigliosa semplificazione che ha consentito la civilizzazione. Lo scambio indiretto infatti evita le suddette difficoltà di commerciabilità. Colui che al momento non può acquistare ciò che desidera, può scambiare il bene di cui è in possesso – di cui vuole disfarsi – con il bene divenuto moneta, che verrà in futuro scambiato con i beni desiderati2. Il mezzo di scambio è accettato contro beni e servizi perché il ricevente sa che può utilizzarlo per ottenere altri beni e servizi; dunque caratteristica essenziale è l’accettabilità. La definizione quindi è: la moneta è il mezzo di scambio generalmente accettato.3

Mezzo di scambio è il bene che non si acquisisce per il consumo o per l’impiego in attività produttive, ma con l’intenzione di scambiarlo successivamente contro i beni che si desiderano sia per il consumo sia per la produzione. La funzione di mezzo di scambio è quella fondamentale, quella che determina l’introduzione della moneta. Tutte le altre funzioni che si attribuiscono alla moneta - unità di misura e riserva di valore - vengono di conseguenza, sono aspetti particolari, corollari di tale funzione primaria.
Unità di misura: l’introduzione della moneta risolve anche il terzo problema del baratto, l’impossibilità del calcolo economico. I beni infatti sono eterogenei, e per sommarli e sottrarli, al fine di capire se si è conseguito un profitto o una perdita, è necessario un denominatore comune, un’unità di misura4.

In termini più tecnici, la moneta abbassa i costi di informazione sul valore di scambio dei vari beni, consentendo di ridurre drasticamente il numero dei rapporti di scambio. Infatti, in un’economia in cui esistano n beni e manchi una unità di conto, il numero dei valori di scambio è pari alle combinazioni di n beni presi a due a due, cioè a ; il ricorso a una unità di conto consente di ridurre il numero dei rapporti di scambio a n – 1. Ad esempio, se il numero di beni è pari a 100, il numero dei valori di scambio è pari a 9900/2 = 4950, perché ogni bene deve essere comparato con tutti gli altri; con l’unità di conto scende a 99, perché tutti i beni possono essere comparati con uno solo di essi.

Appena un bene viene scelto come mezzo di scambio, cioè come moneta, automaticamente e necessariamente svolge anche la funzione di unità di misura. Esso infatti è l’unico che entra in tutti gli scambi, e dunque è logico che il valore di scambio di tutti i beni sia espresso in termini di unità del bene-moneta.

Quando vige una moneta-merce, l’unità di misura è espressa in termini di peso (es. un’oncia o un grammo d’oro). La misurazione di ciascun bene è il suo prezzo: il prezzo monetario di un bene dunque è il numero di unità del mezzo di pagamento cedute in cambio di una unità di quel bene.

La moneta è unità di misura, non “misura del valore”; infatti il valore è soggettivo, e un bene scambiato al prezzo di 10 euro non significa che ha un valore “oggettivo” di 10 euro, ma che per il compratore esso vale più di 10 euro e per il venditore vale meno di 10 euro.

È importante sottolineare che, a differenza di misure oggettive come il peso o le temperature, qualsiasi moneta non potrà mai rappresentare un’unità di misura eternamente stabile, perché il suo potere d’acquisto cambia con gli inevitabili mutamenti delle valutazioni umane, dell’offerta, della tecnologia (v. postea § 8). In ogni caso non vi è un metodo migliore, che riesca a “depurare” i valori nominali dalle variazioni del potere d’acquisto (rapporto di scambio).

La funzione di unità di misura consente di chiarire il concetto di valore della moneta. In termini nominali, il valore dell’unità monetaria è per definizione uguale a 1, essendo la moneta stessa l’unità di misura. In termini reali, il prezzo della moneta (valore di scambio, o potere d’acquisto) è dato dagli infiniti tassi di cambio della moneta con ciascun bene, cioè dalla quantità di ogni bene che una unità monetaria può comprare. Ad esempio, se il prezzo di un televisore è pari a 500 euro, di un etto di pane 2 euro e di un giornale 1 euro, allora il “prezzo della moneta” sarà ciò che è acquistabile con 1 unità della moneta (1 euro), dunque 1/500 di televisore, 1/2 etto di pane, 1 giornale; cioè sarà la serie di rapporti di scambio fra l’unità monetaria e ciascun bene. Ecco perché il prezzo della moneta coincide con il potere d’acquisto dell’unità monetaria. Considerando i prezzi di tutti i beni, i neoclassici in maniera sintetica hanno indicato il valore reale della moneta attraverso il reciproco del livello dei prezzi 1/P; esso indicherebbe la quantità di beni e servizi che può essere acquistata con una unità di moneta. Ma i beni sono eterogenei e non è corretto sintetizzarli in un unico indicatore P; se alcuni prezzi salgono e altri scendono in dimensioni tali da mantenere inalterato P, non si può dire che il potere d’acquisto della moneta è rimasto inalterato, perché i consumatori non sono “consumatori medi”.

Un aumento del valore di scambio della moneta significa che aumenta la quantità degli altri beni offerti in cambio di una pari quantità di essa (esempio: prima con 1 euro si acquista un panino, successivamente con 1 euro si acquistano due panini; o, si può dire in maniera equivalente, si riduce il numero di unità monetarie da dare in cambio di un’unità di un bene: il prezzo di un panino è passato da 1 euro a mezzo euro); il prezzo della moneta sale mentre quello di tutti gli altri beni scende. Il contrario se il potere d’acquisto della moneta scende: aumenta il numero di unità monetarie da dare in cambio di un’unità di un bene.


Riserva di valore: è la capacità di conservare il valore nel tempo. La moneta entra a far parte della ricchezza di un operatore per i servizi che svolge come bene durevole, al pari dei titoli e dei beni5. Dunque questa terza funzione, a differenza delle prime due, non è esclusiva della moneta. La capacità di mantenere il valore dipende dalle variazioni del livello dei prezzi, ma anche dal fatto che la moneta annulla il rischio di perdite in conto capitale a cui sono soggetti i titoli ed altre attività (beni immobili), che fungono anch’essi da riserva di valore. Dunque, mentre la moneta è posseduta, il suo valore può aumentare o diminuire, non è detto che si mantenga costante nel tempo.




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