Gabriele d'annunzio



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GUIDO GOZZANO




L' amica di nonna Speranza.

metro: cinque strofe, rispettivamente di 7, 12, 14, 10, 6 distici. Nella seconda strofa i vv. 33-40 sono la trascrizione di parte di una romanza del Giordanello, musicista e poeta napoletano del '700.

Entrando in una stanza che ha mantenuto l'atmosfera pre-unitaria, borghese, ingenua, artefatta, il poeta si imbatte in un vecchio album fotografico: la foto di un'amica della nonna lo induce a rievocare il passato attraverso scene di vita quotidiana. La prima strofa è un elenco degli arredi del salotto della nonna: per 13 versi si snoda una frase solo nominale; nell'ultimo verso compare il poeta con un'esclamazione che prepara il terreno alla narrazione del racconto di secondo livello. Protagoniste sono, così, le "buone cose di pessimo gusto", in contrasto con le ambientazioni lussuose di tanti interni dannunziani: si tratta di emblemi della convenzionalità borghese, ma con una loro "bontà", per la loro ingenuità e per il mondo di ricordi che sono capaci di evocare.
La stanza si anima di personaggi: i fratellini irrompono con foga, disobbedendo ai genitori; le fanciulle sono fresche e belle nei loro scialli variopinti; gli zii, dabbene, sono ritratti in tutta la loro convenzionalità. Mentre le ragazze suonano al piano, la conversazione si anima: si discute con lo stesso tono leggero di moda, di lirica, dei fatti risorgimentali. Quando il discorso rischia di farsi scabroso, le ragazze s'allontanano in giardino, dove si scambiano le loro confessioni amorose. Il poema si chiude con un ritorno al presente: il poeta vagheggia un impossibile amore per la foto di Carlotta.
Il poeta evoca con pochi tratti e con precisi riferimenti culturali (le opere di Verdi, i versi di Prati, i libri di Goethe e di Foscolo, le musiche del '600) un piccolo mondo antico, cui guarda con distacco e con rimpianto per le gioie della vita mai vissute.
Il testo sembra semplice, ma sono accurati i riferimenti a situazioni dell'epoca. Si osservino le varianti nello schema metrico, come le rime imperfette (vv. 89-90) o nascoste dalla ipermetria (vv. 101-102); l'introduzione di modalità del parlato, con il ricorso alle sospensioni segnalate dai puntini e alle dichiarazioni; il tono volutamente basso dato dal lessico comune in cui spiccano i riferimenti colti e i preziosismi letterari (il verbo dantesco "immilla", v. 12); l'uso dell'asindeto (v. 32).

GIUSEPPE UNGARETTI




In memoria.

Questa poesia trae spunto dall'incontro con un giovane arabo, Moammed Sceab, ad Alessandria, dove frequentano la stessa scuola. I due si ritrovano a Parigi dove abitano nello stesso albergo; la loro amicizia si nutre degli stessi interessi: entrambi sono lettori appassionati, discutono di temi letterari e filosofici.


Moammed si suicida, perché non può trovare casa in un paese che non sente suo. La poesia a lui dedicata diventa il simbolo della crisi delle società, derivata dall'incontro tra civiltà diverse e dall'urto tra le tradizioni e il fatale progresso dell'umanità.
Anche questa lirica diviene quindi spunto per una dichiarazione di fiducia nel potere consolatorio della poesia. Anche Ungaretti è un uomo sradicato, dovunque vada sempre straniero: a questa mancanza di punti di riferimento fissi, il poeta vorrebbe ritornare nell'innocenza di un paese nuovo.

Il porto sepolto.

La lirica, che ha dato il titolo alla prima raccolta di Ungaretti, prende spunto da un dato biografico: al poeta che abita fuori Alessandria, due giovani ingegneri francesi, i fratelli Jean e Hanri Thuile, parlano di un porto sommerso d'età tolemaica. Esso diventa per lui l'allegoria dell'inconscio umano.


La prima strofa descrive la genesi dell'atto poetico: il poeta scende nel porto sepolto (discesa che ha implicita una connotazione mitica e dantesca) e ne emerge vivificato. La poesia è un atto iniziatico, mistico, rituale: è una discesa verso i segreti dell'uomo; ciò che il poeta fa tornare alla luce si traduce in canto, ma subito egli lo disperde: dopo la creazione a lui resta solo quel nulla, che è rivelazione inesauribile. In questo atto ricorda la Sibilla dell'Eneide di Virgilio, la quale affida il suo oracolo alle foglie disperse dal vento.
Tipico di Ungaretti è il gioco dei contrasti tra buio e luce, gioia e dolore, espresso nell'immagine del porto cui si oppone la luce. La lirica colpisce anche per le novità formali: l'annotazione diaristica che precede la poesia si oppone alla parola ridotta al minimo, creando un effetto di straniamento.

San Martino del Carso.

La guerra pone il poeta anche in presenza della natura, che egli impara a conoscere in modo nuovo. Come in altre liriche di guerra, si sovrappongono due piani: il paesaggio interiore e esteriore, sconvolti dal conflitto.


L'analogia tra la distruzione di un paese di montagna e la perdita di molti compagni (rafforzata dallo spostamento semantico di "brandello", che è in genere riferito alla carne) occupa le prime due strofe: nella prima la distruzione appare nel suo senso letterale, nella seconda in senso figurato. La terza e la quarta sviluppano in modo simmetrico l'analogia tra il cuore del poeta (associato a un cimitero) e il paese. La simmetria è enfatizzata anche dalla struttura circolare della poesia, che si apre sul motivo del paese distrutto e si chiude sulla ripresa in chiave analogica di tale motivo.
Le prime due strofe sono giocate sulle opposizioni presenza/ assenza (le case, un tempo in piedi, ora in rovina; gli amici, un tempo vivi, ora morti) e spazialità/ quantità (lo spazio vuoto evocato dai brandelli di muro; il gran numero dei legami affettivi). Le ultime due strofe ricompongono le antitesi presenti nelle prime due, identificando muro-paese-croce-cuore in un archisema.
Questo effetto semantico è enfatizzato da procedimenti sintattici e fonici. Le prime due strofe mostrano un parallelismo costruito sull'inversione: si aprono con un complemento e si chiudono col soggetto. Nelle ultime due è presente la parola "cuore" con funzione differente (complemento e soggetto); inoltre, la disposizione delle parole è caratterizzata da un'altra inversione fra soggetto e predicato, la quale crea un chiasmo fra "cuore"-"paese" e "croce"-"cuore".

Mattina.

Anche questa lirica è stata scritta al fronte, quando il poeta è di stanza vicino a Trieste. La guerra è presente sullo sfondo, come lo scenario di distruzione nel quale si verifica il miracolo del mattino, simbolo del ritorno della speranza dopo la paura.


Il titolo specifica una frazione del tempo rispetto all'eternità espressa da "immenso". Il poeta è investito da una luce assoluta: di fronte all'eterno, è solo una creatura dal tempo limitato, ma ora partecipe della vita universale. I due versi, ridotti in sostanza a due parole, hanno così il sapore di un'illuminazione su una dimensione inesprimibile a parole, quella dell'infinito che si manifesta a chi cerca, oltre il dolore, il senso della vita.

Soldati.

metro: versi liberi. Unendo i due distici in un verso, la lirica risulta formata da un doppio settenario (= alessandrino).

Riprendendo un antico topos, quello del paragone tra la caducità delle foglie e della vita umana (già in Iliade: "Come stirpi di foglie, così le stirpi degli uomini; le foglie, alcune ne getta il vento a terra, altre la selva fiorente le nutre al tempo di primavera; così le stirpi degli uomini: nasce una, l’altra dilegua"; e nel poeta greco Mimnermo: " Al modo delle foglie che nel tempo fiorito della primavera nascono e ai raggi del sole rapide crescono, noi simili a quelle per un attimo abbiamo diletto del fiore dell’età, ignorando il bene e il male per dono dei Celesti. Ma le nere dèe ci stanno a fianco, l’una con il segno della grave vecchiaia e l’altra della morte. Fulmineo precipita il frutto di giovinezza, come la luce d’un giorno sulla terra. E quando il suo tempo è dileguato è meglio la morte che la vita"), il poeta esprime il motivo della precarietà umana, reso urgente dalla sua partecipazione alla guerra. Spostato col reggimento in Francia, Ungaretti deve sopportare in un bosco un prolungato cannoneggiamento tedesco, durante il quale osserva cadere insieme alberi e vite umane.
La lirica usa i procedimenti tipici dell'ermetismo: la mancanza di punteggiatura, l'uso dei versicoli, il gioco delle analogie. Il titolo è parte integrante del corpus dei versi, costituendo il primo termine del paragone: ad esso si ricollega il "si sta" iniziale, dove l'uso dell'impersonale indica la spersonalizzazione degli uomini come soldati e la loro condivisione della stessa condizione. I versi sono frammentati, come se in questo modo confermassero la discontinuità della vita.





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