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GIORNALISTI!

Due tempi di Francesco Principato


Personaggi:

Mario Giordano, direttore del giornale

Matteo Gallo, vice direttore

Giulio(a) Monti, giovane cronista

Marino Garrese, cronista

Adriano(a) Cecchi, sostituto procuratore

Primo tempo
Ufficio del direttore di un importante quotidiano della capitale. A lato della scrivania campeggia una macchina da scrivere manuale. L’arredamento della stanza è completato da un tavolo per riunioni attorniato da alcune sedie e da uno scaffale archivio e quant’altro si vuole. Finestra da un lato della scena, ingresso unico e centrale. Alle pareti ci sono, incorniciate, un paio di prime pagine di giornale.

All’apertura della scena Mario Giordano, il direttore, è alla sua scrivania e sta parlando al telefono (vecchio apparecchio a disco); ascolta e cerca inutilmente di interloquire.

Scena I (Giordano)

Giordano: (agitato) Non ho capito bene… Può ripetere? Per favore… (alzando la voce) Non ho capito! Per favore… Pronto! (piano) Pronto… (resta immobile con il ricevitore a mezz’aria, pensa) Pronto… (posa il ricevitore lentamente, si alza e muove alcuni passi per la stanza riflettendo, si scuote e raggiunge il telefono, compone il numero ma non ottiene risposta, sbatte il ricevitore e ricompone un altro numero) Signorina, dov’è Giulio? Giulio, Giulio Monti! In riunione? Lo chiami subito. Lo faccia venire qui immediatamente. Qui da me. Subito! (posa il ricevitore, ora è agitato e passeggia nell’ufficio; guarda l’orologio e poi cerca fra le carte di uno scaffale)

Scena II (Giordano, Monti)

(Si sente bussare)

Giordano: Avanti… avanti!

Monti: (entrando) Direttore, mi ha cercato?

Giordano: (è sempre teso e agitato) Ma dov’eri?

Monti: (perplesso, guarda l’orologio) Da Gallo, stavamo iniziando a preparare il timone…

Giordano: Timone… il timone. Sono ancora io il direttore del giornale. Sono sempre io a tenere il timone, a dare la rotta… O no?

Monti: Il timone per la sua approvazione…

Giordano: Lascia stare… lascia stare. (pensieroso) Se trovi quello che hanno detto, il timone è da rifare, forse tutto il giornale…

Monti: Non ho capito: dobbiamo rifare il giornale?

Giordano: (guarda l’orologio) E lo rifacciamo! Ce la faremo. Se lo trovi… Se c’è quello che hanno detto… Se c’è… Ma devi andare tu a cercarlo, tu.

Monti: Cercare cosa?

Giordano: (torna a frugare fra le carte) Ce l’hai una cartina?

Monti: (perplesso si avvicina al direttore) Una cartina?

Giordano: (spazientito) Una mappa, una pianta di Roma.

Monti: (gli indica la scrivania) Nell’elenco telefonico, o sulle pagine gialle. Ma cosa dobbiamo cercare?

Giordano: (sfoglia l’elenco telefonico) Via dei corsivi…

Monti: Corsini. Vicolo dei Corsini?

Giordano: (sorpreso) Sì! Sai dov’è?

Monti: (indica la finestra) E’ qui. Cento metri. Il vicolo sempre pieno di spazzatura…

Giordano: Sì. E ci sono i cassonetti? Allora è vero.

Monti: Vero cosa? Mi vuole spiegare?

Giordano: Devi andarci tu.

Monti: E va bene, ci vado io. Ma che cosa è successo? Perché è così agitato?

Giordano: Hai ragione. (sospira, cerca di rilassarsi) Scusami Giulio. Scusami. (si appoggia ad una sedia) Hanno telefonato. Proprio ora, un paio di minuti…

Monti: Chi ha telefonato?

Giordano: Loro. (si sofferma a guardare Monti) I sequestratori di Aldo Moro.

Monti: Le bi erre? Al nostro giornale?

Giordano: Le brigate rosse hanno chiamato il nostro giornale… Cercavano te.

Monti: Me?

Giordano: Tu non eri nella tua stanza. Hanno passato a me la telefonata. Loro… hanno parlato con me.

Monti: Cosa… cosa hanno detto?

Giordano: Non so se è vero… Quello che hanno detto…

Monti: (impaziente) Cosa hanno detto?

Giordano: (si sforza di ricordare e cerca di ripetere meccanicamente) In un cassonetto di via… vicolo dei corsini c’è un sacchetto rosso. Dentro al sacchetto c’è una busta gialla. Dentro la busta gialla c’è il comunicato numero uno e la fotografia del presidente della diccì. (scuotendosi) Hai capito adesso? Vai Giulio.

Monti: Cazzo! (agitato) Sì. Capito…

Giordano: Corri!

Monti: Faccio in pochi minuti. (esce di corsa)

Giordano: (segue Monti alla porta, gli grida dietro) Ma stai attento… (piano, dopo che Monti è uscito) Attento Giulio. (resta immobile per qualche secondo, pensa) Se è vero… se è vero, il suo timone Gallo lo può tirare a secco. (si avvicina al telefono e compone un numero) Matteo? Sì… Giulio adesso ritorna… Sì, il timone appunto. Continuate da pagina tre in poi… (perentorio) Ti sto dicendo di sospendere prima e seconda pagina… Sicuro! Anzi, anche la terza. (chiude la telefonata, cammina per la stanza, parla fra sé) Se è vero… (guarda l’orologio) C’è! Il tempo c’è… Le stampatrici sono ancora buone… possono recuperare mezzora…


Scena III (Giordano, Gallo)
Gallo: (bussa ed entra contemporaneamente) Cos’è questa storia?

Giordano: (lo guarda) Avanti.

Gallo: (si ferma, avanza ignorando il permesso tardivo) Scusa… (deciso) Dicevo: cos’è questa storia di fermare il timone?

Giordano: Ho detto di sospendere le prime pagine. Non ho ordinato di fermare la composizione del giornale…

Gallo: Il telaio è completo. La prima pagina è già pronta.

Giordano: Pronta… ma non decisa.

Gallo: Mi pare di averti chiesto se avevi da fare interventi e mi hai detto…

Giordano: Che non avevo nessun fondo…

Gallo: E io ho proseguito!

Giordano: (leggermente sarcastico) Immagino: editoriale, commento, analisi, intervento… Lo immagino. Ma questo è un giornale! Qui si fa cronaca. Qui, (calcando) ancora, si pubblicano notizie. Notizie!

Gallo: (nervoso) E però si devono stampare queste notizie. Il giornale si deve pur stampare. Stampare!

Giordano: (risoluto) La prima pagina è da rifare.

Gallo: Rifare?

Giordano: Forse…

Gallo: Forse? Rifare forse? Ma che cosa credi? Di dirigere ancora il tuo vecchio giornalino paesano? Distribuiamo in tutta Italia e (guarda l’orologio) a quest’ora si cominciano ad inchiostrare le bozze della prima pagina…

Giordano: Si dovrà rifare. E forse non solo la prima pagina…

Gallo: (ricambiando il sarcasmo) Sicuro! Pure seconda e terza. Forse! Ma ti rendi conto di quello che dici?

Giordano: Non mi sono ancora rincoglionito…

Gallo: No? E allora ti ricordo che fra meno di due ore le rotative devono essere in marcia…

Giordano: E lo saranno. Quando ci sono le notizie, quando la notizia c’è, occorre poco per fare un timone, occorre poco per fare un giornale. Quando ci sono i giornalisti… non c’è bisogno di inventare, commentare, analizzare, riportare, leccare, equilibrare…

Gallo: Tu straparli. Ma qual è questa notizia? E’ forse morto il papa?

Giordano: (sorridendo) Sua Santità Paolo Sesto è malato ma non è ancora giunta la sua ora… (riflettendo, in tono tragico) E… e mi auguro di nessun altro. (tornando al discorso) E poi se fosse stato il papa non avremmo avuto noi l’anticipazione: non sono il direttore dell’Osservatore…

Gallo: Né io il vice direttore dell’Osservatore romano. Ma di questo giornale sì! Vice direttore con responsabilità editoriale. Sono io quello che risponde all’azionista di maggioranza. (deciso) O mi dici quello che succede o mando avanti il timone.

Giordano: Tu non mandi avanti un bel niente. Il direttore rimango io, oltre che azionista…

Gallo: (incalzante) Di minoranza. Hai voluto vendere, realizzare?

Giordano: Ho voluto salvare il giornale… Ho salvato il giornale!

Gallo: E allora continua il salvataggio: fatti da parte e non intralciare.

Giordano: Io continuo a fare cronaca, informazione. Io, finché vivrò, farò il giornalista.


Scena IV (Giordano, Gallo, Monti)
Gallo: E allora… (si interrompe all’ingresso di Monti)

Monti: (è entrato trafelato, si blocca oltre la porta) Scusate.

Giordano: Entra, entra. Allora?

Monti: (riprende fiato, mostra un pacco rosso) C’era! Al telefono… hanno detto la verità. La telefonata era autentica.

Gallo: Quale telefonata?

Giordano: (ignorando Gallo) Aspettiamo a dirlo: vediamo prima cosa c’è dentro. Controlliamo. (Prende il paco dalle mani di Monti, lo appoggia sul tavolo)

Monti: (si sporge quasi a bloccarlo) Direttore!

Giordano: Che c’è?

Monti: E… e se scoppia?

Giordano: No… (soppesa il pacco) Troppo leggero. (comincia ad aprire delicatamente) E poi qualcuno lo deve pur aprire. Meglio io che un giovane artificiere mal pagato.

Monti: Stia attento.

Gallo: (ascolta, è insofferente) Scoppia, non scoppia… Ma si può sapere cos’è questa buffonata? Avete fermato il giornale per questo? Avete idea di quanto sta costando all’editore questo ritardo? Sapete cosa significa non essere puntuali in edicola? Quante copie… (si ferma mentre Giordano comincia a leggere)

Giordano: (ha estrattola busta dal pacco e i fogli dalla busta, legge lentamente scandendo le parole) “Campagna Moro. Comunicato numero 1. Roma, 16 marzo 1978. Un nucleo armato delle brigate rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della democrazia cristiana. La sua scorta armata, composta di cinque agenti dei famigerati corpi speciali, è stata completamente annientata. (si butta su una sedia, osserva il secondo foglio, lo lancia sul tavolo verso Gallo) Eccoti la tua prima pagina. E questa volta non ti è costata niente. Non hai dovuto pagare nessuna mazzetta. Gli editori di maggioranza possono essere contenti.

Gallo: (raccoglie la foto) E’ una polaroid? (osserva la foto più da vicino) Mio Dio… Il presidente… Ha in mano il giornale di oggi…

Giordano: Grazie a Dio, almeno è vivo…

Gallo: Ha il nostro giornale. Il nostro giornale! (corre al telefono) Devo bloccare le macchine, devo bloccare la stampa… Dobbiamo rifare il timone.

Giordano: La barra oggi la tengo io.

Monti: Scusate…

Gallo: Lo componiamo qua. Chiamo i capiredazione…

Giordano: Non occorre. Ho detto prima e seconda pagina…

Gallo: Certo! Le rifacciamo. Subito!

Monti: Scusate! (si girano a guardarlo) Non dovremmo avvertire la polizia?

Giordano: Certo, la polizia. (resta a riflettere qualche secondo) E la famiglia.

Gallo: Alla famiglia ci penserà la polizia. (a Monti) Chiamiamo. Però prima corri a fare le copie. (raccoglie la lettera dalle mani di Giordano) Scusa… Và a fare le copie. Anzi, portale direttamente in serigrafia, fanne fare le matrici. A grandezza naturale. (guarda Giordano) In prima pagina: foto e comunicato. (a Monti) Veloce!

Monti: (uscendo) Fotocopie e serigrafie.

Giordano: Non … (riflette) Non ci permetteranno di pubblicarlo.

Gallo: Cosa?

Giordano: Il comunicato. Non ci autorizzeranno.

Gallo: Perché, tu hai intenzione di chiedere il loro permesso?

Giordano: A no? E se poi il tuo amico questore s’incazza?

Gallo: Che s’incazzi pure…

Giordano: … E poi non ti passa più le sue soffiate?

Gallo: In ogni caso il comunicato va in prima pagina…

Giordano: … E come farai dopo? Non sei più abituato…

Gallo: Sotto alla nostra testata: titolo, comunicato e foto…

Giordano: … Senza le veline che ti passano da polizie e tribunali, la trovi una notizia? Ce la fai ancora a scrivere una cronaca?

Gallo: (squadra nell’aria ipotetici spazi della composizione) … E di spalla il commento al comunicato. Nient’altro!

Giordano: … Ti ricordi ancora come si fa il giornalista?

Gallo: (ignorando le parole di Giordano) No…no. Niente commenti. Noi ci riserviamo la seconda pagina. In prima solo i documenti. Solo foto e comunicato, a grandezza originale… Che ne dici: ci stanno?

Giordano: (scuote la testa, sorride ironico) Solo le foto e il titolo? E se poi in edicola ci confondono con Il Manifesto?

Gallo: (guarda l’orologio) No no. Gli altri non ce la faranno. Devono aspettare domani, gli altri. Devono aspettare la polizia, la conferenza stampa, le spiegazioni… Ma a proposito di spiegazioni: parlavi di una telefonata…

Giordano: Già, la telefonata alla polizia.

Gallo: No! L’altra, la soffiata.

Giordano: Soffiata? (si alza) Lasciamo perdere. (si avvicina al telefono, impugna la cornetta del telefono, ci ripensa e la porge a Gallo) Piuttosto…Vuoi avvisarlo tu?

Gallo: Il questore! Sì, certo. Lo chiamo dal mio. (va per uscire e si incrocia con Monti) Ah Giulio, il tuo debutto in prima pagina è rimandato. (prende alcune copie dalle mani di Monti, le sventola) Capirai, vero? (esce)
Scena V (Giordano, Monti)
Giordano: (sospira, si siede al tavolo, indica un’altra sedia) Vieni, Giulio. Siediti. Un tuo articolo in prima pagina? Bravo!

Monti: (si siede vicino a Giordano) Solo che quello che va in prima pagina… (calcando) che doveva andare in prima pagina, non è più il mio articolo.

Giordano: Il servizio sull’omicidio di quei ragazzi del centro sociale?

Monti: Esatto. Tinelli e Iannucci.

Giordano: E perché dici che non è più il tuo articolo? Lo firma lui?

Monti: No… Peggio! Lo firmo io ma lui me l’ha stravolto. Ha fatto diventare il duplice omicidio una sorta di azione di guerra… Una guerra civile fra rossi e neri. (infervorandosi) Un’azione terroristica di risposta. Anche lui appiattito alla facile dietrologia ufficiosa… Mentre invece… (si ferma)

Giordano: Invece? Però parla chiaro… Se scrivi così il tuo pezzo, te lo boccio. Parole chiare, inequivocabili. Ricordati che ti leggono anche operai, massaie, studenti. Il nostro giornale entra nelle case, non resta sulle scrivanie. Allora, dimmi.

Monti: Ho chiesto, ho indagato, ho ragionato con gli amici di quei giovani… (si sofferma)

Giordano: E che cosa hai saputo?

Monti: Fausto e Iaio, assieme ad altri ragazzi del centro sociale, stavano redigendo un libro…

Giordano: Che libro?

Monti: Il loro libro bianco sugli spacciatori d’eroina. (calcando) E’ vero: può sembrare che siano stati uccisi dai fascisti… E ne sono tutti convinti, anche polizia e inquirenti…

Giordano: Ma forse gli inquirenti lo vogliono solo far credere…

Monti: (convinto) Ma loro lo sanno.

Giordano: Loro chi? La polizia?

Monti: No! I compagni. Lo sanno! Sono sicuri che siano stati uccisi per intimorire il centro, tutto il centro. Affinché non continuassero nella loro denuncia, non continuassero a intralciare lo spaccio dell’eroina.

Giordano: E tu?

Monti: (perplesso) Io cosa?

Giordano: Tu ne sei convinto?

Monti: Le loro convinzioni sono molto argomentate. Me l’hanno quasi provato…

Giordano: Quasi? (si alza e passeggia) Quasi? Allora non ne sei sicuro? Bene.

Monti: Ma sì! Io ci credo. Io…

Giordano: No! Non esserne sicuro, non esserne convinto. Il dubbio… Il dubbio sì! Abbi dubbi e trasmettili. Dubita e comunica le tue incertezze: hai un’altra motivazione, un’altra teoria. Hai un altro movente per il delitto e… (si alza anche Monti, segue Giordano) un'altra pista da seguire. Bene. Seguila! Seguila e indaga… Fa il giornalista. E intanto il tuo dubbio, la tua pista alternativa la mettiamo in prima pagina.

Monti: (insicuro) Il dubbio… in prima pagina?

Giordano: Ce l’hai già lo strillo? No? Titola la certezza, solo la verità.

Monti: Solo la verità? (pensa per un attimo) Ho capito! (traccia nell’aria il titolo) Assassinati due giovani di sinistra. Com’è?

Giordano: Perfetto. E…

Monti: E poi il dubbio.

Giordano: Le tue supposizioni, quelle che hai appreso. Fa dubitare la gente. Falli pensare. E’ questo il nostro compito. Dobbiamo far meditare la gente. E’ questa la democrazia: pensare, dubitare. Avere più opinioni, più intelletti. Scegliere! Fra più verità. Mai solo una: esclusiva, ufficiale, di regime. (gli punta il dito) Dubita! E il tuo dubbio sarà servito a… (pensando) a dare un monito a tutti. Alle istituzioni e ai padroni dell’informazione, o a quelli che vogliono impadronirsene. Noi ci siamo! Ci siamo ancora e il giornale ha i suoi molti occhi: i giornalisti… (scuotendosi) Ce la fai?

Monti: Ce la faccio cosa?

Giordano: A riscrivere l’articolo. Breve. Ce la fai prima che arrivi la polizia? (raccoglie il pacco disfatto sul tavolo) Ci spremeranno con gli interrogatori… (ributta il cartone sul tavolo) Devi farlo prima l’articolo. Ce la fai?

Monti: Certo. Ho il file memorizzato?

Giordano: E sì! Tu usi già il computer, (si avvicina alla scrivania, carezza la vecchia macchina da scrivere) Io ho ancora la mia vecchia corpo otto. Tu sei… come si dice? Meccanografico?

Monti: Meccanizzato.

Giordano: E fra qualche mese sarà meccanizzato tutto il giornale. Addio vecchie linotype (sospira). Và! Ti do mezza colonna. In prima pagina. Sbrigati!

Monti: (uscendo) Mezza colonna. Va bene, devo solo sfoltire. Dieci minuti mi basteranno. (lascia la porta aperta)


Scena VI (Giordano, Garrese)
Giordano: (pensando ad alta voce, mesto) Và Giulio, il futuro è tuo. Se ci sarà un futuro, per i giornalisti. (si guarda intorno, gira per la stanza, osserva le pagine dei giornali incorniciate) Il futuro… Addio linotipisti, stagno e telai. Addio… Nuove tecnologie: lastre di plastica. Nuovi investimenti: giornale a colori… Acidi, sovrapposizioni, teletrasmissione… Nuovi capitali! Nuovi padroni… Il futuro… E che faranno i tipografi? Che fine faranno i camici neri?

Garrese: (compare sulla porta) Parli da solo del ventennio?

Giordano: (voltandosi sorpreso) Marino! Dicevo camici neri, non camicie. Vieni!

Garrese: (si avvicina zoppicando) I tipografi? Che hanno?

Giordano: Fra qualche mese, quando anche l’ultima linotype si fermerà…

Garrese: Cominceranno a usare una tastiera più leggera: quella dei terminali… (si ferma di colpo vicino al tavolo) Diventeranno foto compositori… (a bassa voce, si china sulle foto) martelleranno al computer… si ricicleranno…

Giordano: (osserva i gesti di Garrese) Tu ne sai qualche cosa… Come ti trovi?

Garrese: (prende le foto in mano) Mario! Da chi le hai avute?

Giordano: (ignorando la domanda) Come ti trovi a scrivere di film e spettacolini? Non ti mancano… non ti manca… (si avvicina a Garrese, indica le foto) la prima linea?

Garrese: Come le hai avute?

Giordano: Chi e come! Prima e seconda dabliù evase. Continua.

Garrese: Le hai avute… da loro?

Giordano: (annuisce) Vedi? (si gira) Questo è il lavoro per te. Questo è il tuo lavoro, Marino.

Garrese: (si avvicina a Giordano, si tocca la gamba) No! E basta. Ho detto basta. Guarda, guardami mentre cammino.

Giordano: Ma dai che sei guarito… Si guarisce.

Garrese: La gamba, forse. Ma…

Giordano: Ma?

Garrese: Non hanno ferito solo la gamba. Hanno fermato la mano.

Giordano: Si guarisce…

Garrese: Ho paura! (guarda le foto) Ho ancora paura e… e non credo che guarirò. No… no Mario… Vedersi puntare una pistola, vedere la canna nera infiammarsi… Non senti niente. Nessun rumore… Nessun dolore. Rimani sospeso e … e pensi che quel filo… quel filo a cui sei appeso si sta spezzando. Non senti nulla… Dopo, solo dopo capisci: che sei a terra, insanguinato, dolorante… ma vivo. Vivo! Ma… forse qualcosa di te è già morta. E’ morta per sempre. (pensa) Lasciami stare. Ci sono giovani ancora con tanta voglia, coraggio, ambizioni… ideali.

Giordano: Non mi convinci…

Garrese: Tu! Tu non mi convincerai. Ho chiuso. Chiuso!

Giordano: Non hai più il coraggio, e va bene… Neanche ideali?

Garrese: (tergiversando, si allontana sempre più da Giordano) E poi…

Giordano: (aspetta il prosieguo) E poi?

Garrese: Non ne vale più la pena.

Giordano: Per un ideale? Non…

Garrese: (nervoso) Per il giornale! Scusami ma… Vabbè, niente.

Giordano: Scusami ma? Continua. E poi?

Garrese: Mario, io ho il coraggio di ammetterlo. Io ho il coraggio della paura, di aver paura, (calcando) io.

Giordano: E io invece?

Garrese: Tu non lo vuoi ammettere. Quanto durerà ancora? Quanto tempo ci vorrà ancora prima che… prima che…

Giordano: Prima che mi sbattano fuori?

Garrese: Prima che anche tu ti arrenda?

Giordano: Arrendermi io? Mai!

Garrese: Un altro aumento di capitale e… puff! Sarà la proprietà, sarà l’industria a decidere timone e rotta, linea editoriale e organigramma, spazi e pubblicità… Puff! E ti accorgi che l’inserzionista non paga più la reclame perché è lo stesso proprietario del giornale: una partita di giro. E giriamo. Noi! E giriamo la testa…

Giordano: No! Non mi faranno girare dall’altra parte, dalla loro parte.

Garrese: E allora sarà come hai detto tu: ti sbatteranno fuori.

Giordano: E io farò un altro giornale…

Garrese: (si avvicina a Giordano) E allora chiamami…(gli muove le foto sotto il mento, poi le osserva, ripete piano) E allora chiamami quando avrai un altro giornale. (posa le foto delicatamente sul tavolo) E speriamo che… Speriamo per lui.


Scena VII (Giordano, Garrese, Monti)
Monti: (compare sulla porta, aspetta) Posso? (agita un foglio in mano) Il pezzo. Mezza colonna. Buona sera dottor Garrese.

Garrese: Ciao, Giulio. Ecco! Mettici lui. Lui ha coraggio, ideali… A lui non manca nulla. E adesso devo andare. Ho un film da vedere e una rappresentazione. (a Giordano) Sì, mi sono riciclato. Mi sono abituato a scrivere di giorno le esperienze della notte. Spettacoli! Però scelgo io.

Giordano: (forza una risata sarcastica) Scegliere cosa? Che cosa scegli tu? A quale cinema andare?

Garrese: Cosa scrivere. Fino ad ora. Chissà! Domani, oltre al giornale, il padrone comprerà anche una distribuzione cinematografica e…

Giordano: (con un sorriso amaro) E ti passeranno la recensione già pronta, magari scritta dallo stesso produttore, lo stesso padrone.

Garrese: Sì, vero! Magari mi ordineranno pure i film da vedere…

Giordano: O solo da recensire.

Garrese: E allora vorrà dire che… che se vorrò vedere uno spettacolo… uno spettacolo che mi piaccia… pagherò il biglietto del cinema di tasca mia.

Giordano: E che film vai a vedere ora? Cosa ti piace?

Garrese: Si parla tanto di Ermanno Olmi e del suo L’albero degli zoccoli. Mah! Il nostro cinema è veramente in crisi…

Monti: (intromettendosi timidamente) Sarà in concorso a Cannes…

Garrese: Appunto. Assieme a Marco Ferreri. Due co-produzioni italo francesi. Magari uno di loro vincerà. L’Italia vincerà la palma d’Oro… però le sale continueranno a rimanere comunque vuote.

Giordano: Come i teatri.

Garrese: Il teatro… (sospira) Va anche peggio. Questa giovane attrice, Anna Galiena… Brava sì! Si gode i suoi applausi a New York, ma con cosa? Shakespeare! E i grandi registi teatrali, i registi miliardari…

Monti: Miliardari a spese dei deficit degli stabili…

Garrese: Proprio quelli. Che fanno? Prendono un classico, lo rielaborano… e lo firmano. Opera originale e diritti d’autore in tasca. (sorride) Fra qualche anno, appena scadranno i diritti originali, vedremo rifiorire tante nuove pieces Pirandelliane. Bah!




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