Gli squilibri territoriali Le politiche territoriali  Lo strumento



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26.11.2017
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Gli squilibri territoriali

  • Le politiche territoriali  Lo strumento

  • Elementi di geografia amministrativa  il quadro di riferimento


Ma gli squilibri territoriali…

  • Non sono solo i divari nei livelli di sviluppo.

  • Le “geografie” dell’Unione europea.



Nel 1994 il geografo Parker scriveva…

  • …come l’area “centrale” della vecchia Europa a 12 fosse omogenea, con modelli spaziali (di sviluppo) che riprendevano le caratteristiche interne dei singoli Stati

  • É ancora vero?

  • É sufficiente?



Le “tipologie regionali” europee (Vandermotten)

  • Regioni metropolitane centrali (Londra, Parigi. Ma anche Francoforte, Colonia, Monaco, Milano)

  • Regioni centrali/intermedie non metropolitane, con struttura economica diversificata (Fiandre, Midlands inglesi, ecc)

  • Regioni centrali/intermedie a forte connotazione tecnologica (Ruhr, Rhônes-Alpes, sud della Svezia, ecc)

  • Regioni d’industria leggera, a forte connotazione commerciale (Austria alpina, Italia centrale)

  • Regioni con debole base industriale, orientate ai servizi (litorale mediterraneo francese, Mezzogiorno)

  • Regioni agricole e d’industria leggera (Bretagna, Mezzogiorno, Ungheria orientale)

  • Regioni periferiche (vaste aree dell’Europa orientale, della Spagna, della Grecia, del Portogallo, dell’Italia meridionale)  agricoltura tradizionale, industria debole, disoccupazione

  • 1+2+3 = centro europeo



Europa: diversità e limiti

  • Un’Europa a “cerchi concentrici”?

  • Il “cuore”  I Paesi membri che partecipano a tutte le politiche comuni

  • Uno spazio di “transizione”  i Paesi membri che hanno scelto di non applicare determinate politiche oppure non hanno la possibilità/forza per farlo

  • Un cerchio “esterno”  Paesi che partecipano ad alcune politiche europee pur non essendo membri (Paesi del Nord) o non avendo la possibilità di diventarlo

  • (Dézert, 2009)



I “nodi territoriali” europei

  • Le trasformazioni urbane

  • Le aree rurali

  • Le reti di comunicazione

  • La tutela del patrimonio naturale e culturale

  • La coesione territoriale  una questione “trasversale”

  • La coerenza è data dall’obiettivo: ridurre i divari economici e sociali



La programmazione dei Fondi strutturali per le regioni in ritardo di sviluppo riguarda…

  • La valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, culturali

  • Lo sviluppo urbano

  • I sistemi locali di sviluppo

  • L’organizzazione logistica del territorio

  • Gli Assi



Le politiche…

  • Le politiche di coesione  lo strumento principale della coesione e della convergenza economica

  • Le politiche settoriali (trasporti, ambiente, PAC, ecc.)  obiettivi e logiche diverse, ma danno il loro contributo allo sviluppo territoriale

  • Un equilibrio difficile



Elementi di geografia amministrativa

  • L’organizzazione del territorio è funzionale alla corretta realizzazione delle politiche territoriali

  • Le questioni “amministrative” aperte nello spazio europeo  la regionalizzazione

  • “Geografie” europee



L’analisi transcalare è uno strumento fondamentale…

  • Nello studio delle politiche territoriali (molteplicità di politiche, di enti/soggetti coinvolti, forme di cooperazione transregionale, ecc.)

  • Nello studio dell’organizzazione amministrativa del territorio europeo (NUTS, presenza di ordinamenti amministrativi diversi e sovrapposti, ecc.)



Un protagonista: il territorio

  • “La politica territoriale non riguarda dunque solo la regolazione di rapporti intersoggettivi in uno spazio astratto, ma anche e soprattutto la gestione delle risorse territoriali – fisiche, economiche, socio-culturali e simboliche – come materia indispensabile dei rapporti intersoggettivi stessi.” (Dematteis, 2000)

  • Nel contesto europeo, non cambia la territorialità ma i soggetti chiamati alla gestione/programmazione e le relative dinamiche

  • Da “spazio” a “territorio”  il territorio come risorsa attiva nei processi di sviluppo



Critiche ai primi periodi di programmazione

  • “Tali misure non avevano alcun serio retroterra di conoscenza del territorio e non facevano parte di una strategia organica. I programmi operativi regionali, in particolare, non contenevano un’analisi del territorio che potesse preludere al concepimento di una politica integrata di sviluppo endogeno, al cui interno soltanto le singole misure acquistano senso e rilevanza”

  • (Naldini, Wolleb, 1996)



“First cohesion report” (1996) della Commissione europea:

  • inefficienze e ritardi dell’amministrazione pubblica italiana

  • mancato rispetto del principio dell’addizionalità



La territorialità

  • Il controllo della territorialità oggi avviene soprattutto alla scala globale e locale

  • L’Unione europea, come attore regionale, può avere un ruolo di “raccordo”

  • Uso delle risorse locali alla scala sovranazionale  la coesione territoriale risponde a questa doppia esigenza di “connessione” e “riduzione degli squilibri”



“La dialettica locale-globale richiede che ciascun territorio individui i propri fattori di competitività e le proprie vie per l’utilizzazione delle risorse locali”

  • “La dialettica locale-globale richiede che ciascun territorio individui i propri fattori di competitività e le proprie vie per l’utilizzazione delle risorse locali”

  • (Mantino, 2002)

  • Alcune contraddizioni  il proliferare dei PIT nel Mezzogiorno denota una mancanza di coordinamento tra gli attori locali



Coesione economica e sociale

  • Coesione come dimesione territoriale della sostenibilità

  • Coesione come giustizia spaziale

  • Coesione come manifestazione spaziale del modello sociale europeo  le due tradizione principali: francese e tedesca

  • Un aspetto critico: le politiche economiche sono state “armonizzate” in diversi settori, le politiche sociali sono rimaste in larga parte “nazionali” e sarà sempre più difficile armonizzarle alla luce degli allargamenti.

  • L’integrazione europea risponderà sempre più ad un “progetto economico”, trascurando una “agenda socio-spaziale”?

  • (Davoudi, 2010)



Una lettura congiunta degli obiettivi delle politiche territoriali e dei problemi “amministrativi” del territorio europeo aiuta a comprendere le difficoltà politiche ed economiche dell’Unione

  • “Credo occorra prendere atto del fatto che per molto tempo ancora l’immagine dell’Europa sarà data dal mosaico di più auto-rappresentazioni locali, regionali e nazionali (…)”

  • “Ciò che la Comunità può fare (…) è di stimolare, mettere in rete e fare interagire ai vari livelli questo complicato intreccio di rappresentazioni autoprogettuali, di energie e di potenzialità (…)”

  • Dal “planning” alla “governance”?

  • (Dematteis, 2000)



Le politiche territoriali



Due elementi fondamentali di un’analisi geografica:

  • Multiscalarità e Transcalarità

  • Analisi delle criticità livelli comunitario,

  • dello spazio europeo nazionale, regionale

  • Analisi delle politiche sistemi continentale,

  • territoriali nazionale, locale



Perché parliamo di “politiche territoriali” dell'Unione europea?

  • Il termine “pianificazione territoriale” avrebbe implicato un carattere vincolante non sempre presente in queste politiche

  • Inoltre, “ (...) non si tratta quasi mai di operazioni di mera allocazione di risorse finanziarie secondo obiettivi esclusivamente economici (...), bensì di azioni integrate che richiedono un coinvolgimento attivo dei territori oggetto di «aiuto» ” (Salone C., 2006)‏



La complessità dello spazio europeo: la sovrapposizione dei livelli amministrativi

  • La Campania

  • Regione all’interno dell’ordinamento amministrativo nazionale e unità territoriale di livello NUTS II dell’Unione europea

  • Coincidenza alle due differenti scale



Geografie dell’Unione europea

  • Il peso delle diversità nel processo di costruzione di un’identità europea.

  • Vandermotten e Dézert (2008)

  • Differenti livelli di sviluppo

  • Distribuzione non omogenea della popolazione

  • Concentrazione del potenziale economico in un’area circoscritta



Le otto “macro-regioni” di Europa 2000

  • Arco alpino

  • Arco atlantico

  • Arco settentrionale

  • Centro delle capitali

  • Diagonale continentale

  • Mediterraneo occidentale

  • Mediterraneo centrale

  • Länder della Germania orientale



Critiche alla “regionalizzazione” di Europa 2000

  • “Le nuove compartimentazioni, certamente più razionali dell'attuale articolazione degli Stati, sono destinate a divenire (...) i futuri interlocutori degli organi di governo dell'Ue, soppiantando i lenti, pesanti e non di rado ostili apparati burocratici degli interlocutori istituzionali.”

  • “(...) l'ipotesi della Commissione europea si dimostra invece inattuabile sul piano operativo e del tutto indifendibile su quello scientifico.”

  • (Celant A., 1998)



Centralità della dimensione “urbana” nelle politiche territoriali

  • Ufficialmente solo in tempi recenti la città è stata coinvolta nelle politiche di coesione dei Fondi strutturali

  • La Commissione ha emanato diverse comunicazioni ufficiali per ribadire l'importanza della città nelle politiche territoriali:

  • - La problematica urbana: orientamenti per un dibattito europeo (1997)‏

  • - L'Europa delle città (1998)‏



Con la riforma dei Fondi strutturali per il periodo di programmazione 2000-2006, la città viene coinvolta “ufficialmente” nell'obiettivo 2

  • Obiettivo 2 Riconversione economica e sociale delle aree con problemi strutturali.

  • Riguarda:

  • - aree industriali

  • - aree rurali

  • - aree dipendenti dalla pesca

  • - aree urbane



Lo Schema di sviluppo dello spazio europeo

  • Principi ispiratori (Lipsia 1994)‏

  • Coesione economica e sociale

  • Sviluppo sostenibile

  • Competitività equilibrata

  • Lo Ssse non ha carattere imperativo ed è “subordinato” alle politiche comunitarie già esistenti.



Il rafforzamento delle infrastrutture trans-europee.

  • Un’opportunità per l’integrazione territoriale?



Due tipologie di integrazione territoriale

  • Integrazione tra regioni

  • “Rafforzamento della coesione interna ad alcune aree di scala regionale e sub-regionale.”

  • Integrazione tra reti

  • “Costituzione e consolidamento di reti di ambito sovranazionale che connettono determinati poli urbani senza coinvolgere (...) i contesti regionali di appartenenza.” (le reti trans-europee)

  • (Bonavero P., Dansero E., 1998)‏



Progetti TEN-T: Progetto prioritario n. 1 “Corridoio ferroviario Berlino-Verona/Milano-Bologna-Napoli-Messina-Palermo”

  • è uno dei progetti più ambiziosi della politica dei trasporti europea: 1.798,3 km e 45.611,3 milioni di euro di costo

  • sezione prioritaria per la Campania: Av Napoli-Roma



E ci aiuta a comprendere: - il difficile equilibrio tra le diverse politiche territoriali europee - la necessità di considerare tutte le scale coinvolte

  • A quale scala leggere i due principali interventi in Campania delle politiche di coesione nel campo dei trasporti?

  • il Sistema della metropolitana regionale: alta accessibilità all’interno del triangolo Napoli-Salerno-Caserta

  • l’Alta velocità: connessioni più rapide verso Roma e il Nord da Napoli e Salerno (e dalle future stazione di Vesuvio est e Afragola)

  • ma alla scala regionale rimane ancora forte il problema dell’accessibilità delle aree interne e dei collegamenti trasversali



Una nuova geografia dell’Unione europea?

  • «Sono, dunque, diventati più variegati il quadro territoriale e delle relazioni che lo articolano, l’insieme delle risorse ambientali coinvolte, il mosaico dei patrimoni e delle identità culturali, l’assetto delle strutture insediative, il dimensionamento degli apparati di supporto alle attività di produzione e la loro fisionomia, il riferimento delle dinamiche socio-politiche, l’articolarsi della comunicazione. Siamo cioè di fronte a una nuova geografia dell’Unione europea». (Salvatori, 2006)

  • Una nuova periferia orientale



Origine delle politiche di coesione

  • Già il Trattato istitutivo della Cee (1957) prevedeva, tra gli obiettivi, la riduzione degli squilibri economici regionali.

  • In seguito, l’obiettivo della coesione sarà sempre presente nei vari Trattati; in particolare, con il Trattato di Maastricht, diventerà uno degli obiettivi fondamentali dell’Ue.



I vincoli geografici della perifericità

  • Nella prima fase delle politiche regionali europee, gli investimenti erano finalizzati soprattutto alla riduzione del “gap” infrastrutturale



Una visione più matura dello sviluppo regionale

  • Investimenti per:

  • risorse umane

  • competività



Dalla coesione economica e sociale nello spazio comunitario...

  • «In termini di misure politiche l’obiettivo è raggiungere uno sviluppo maggiormente equilibrato riducendo le disparità esistenti, prevenendo gli squilibri territoriali e rendendo più coerenti le politiche settoriali» (Commissione europea, 2004)

  • «Se la coesione rappresenta l’obiettivo politico (il cosa dell’agire comunitario), la convergenza rappresenta il processo che conduce a questo obiettivo (il come)» (Mantino, 2002)



alla coesione territoriale

  • «La coesione territoriale mira ad assicurare lo sviluppo armonioso di tutti questi luoghi e a garantire che gli abitanti possano trarre il massimo beneficio dalle loro caratteristiche intrinseche» (Commissione europea, 2008)

  • La coesione territoriale è legata al concetto di giustizia spaziale, dove lo spazio non va inteso come “dato” ma come qualcosa da “costruire e ricostruire” (Dabinett, 2010)



Un difficile equilibrio:

  • Un difficile equilibrio:

  • politiche di coesione

  • coesione competitività

  • politiche settoriali

  • (es. politiche dei trasporti)



Politiche di coesione Politiche dei trasporti

  • Nel campo dei trasporti:

  • Aumento dell’accessibilità delle aree in ritardo di sviluppo

  • Connessione tra il sistema locale e il sistema nazionale-continentale

  • Dal sostegno alle aree in ritardo di sviluppo



Centro e periferia nello spazio europeo

  • Gli “spazi di circolazione” (Bavoux, Charrier, 1994) e le “tipologie economiche” (Vandermotten, Marissal, 2000)

  • una sovrapposizione



Coesione e crescita economica nello spazio europeo

  • L’esistenza di un trade-off

  • tra coesione e crescita

  • non è automatica, ma dipende

  • dalle modalità dell’intervento

  • (Viesti, Prota, 2004)

  • Il periodo 1986-1996:

  • il PIL delle 25 regioni europee più povere è salito dal 52% (1986) della media comunitaria al 59% (1996) (Commissione europea, 1999)

  • si registra una (leggera) diminuzione delle differenze tra le regioni d’Europa accompagnato da un aumento delle divergenze all’interno di alcuni stati (Riou, 2003)



Riforma delle “politiche regionali” con l’Atto unico europeo (1986). Principi generali

  • Concentrazione

  • Partenariato

  • Programmazione

  • Addizionalità



Tre “fondi”:

  • Fondo europeo per lo sviluppo regionale

  • Fondo sociale europeo

  • Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia



Caso “virtuoso” di utilizzo dei finanziamenti dei fondi(1989-1993): la Basilicata.

  • Tasso di realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei finanziamenti del FESR del 93,7% (al 1996)

  • Successo dei “sottoprogrammi” a sostegno dell’artigianato e per lo sviluppo turistico

  • (Trono A., 1998)



Con il Trattato di Maastricht:

  • Vengono ridefiniti gli obiettivi

  • Viene introdotto il Fondo di coesione

  • Il Comitato delle Regioni è coinvolto nelle politiche regionali



E soprattutto…

  • Si cerca un difficile equilibrio tra:

  • coesione

  • competitività occupazione



Politiche europee di coesione: i periodi di programmazione



Periodo di programmazione 2000-2006. Novità e aspetti problematici.

  • Ingresso nell’Unione europea di 10 nuovi Paesi (2004) (  creazione dell’ISPA)

  • Gli obiettivi dei Fondi strutturali sono ridotti a 3.



Aree principalmente interessate dagli Obiettivi

  • Per l’Obiettivo 1: Spagna, Italia, Grecia, Germania e Portogallo.

  • Per l’Obiettivo 2: Francia (aree rurali), Gran Bretagna (aree industriali), Germania, Spagna e Italia.

  • Tutti i nuovi Paesi membri (tranne Cipro) rientrano nell’Obiettivo 1 (oltre ad essere destinatari di Iniziative comunitarie e dei finanziamenti del Fondo di coesione).



Periodo di programmazione 2007 – 2013. Principali novità.

  • Peso decisivo assunto dai nuovi Paesi membri.

  • Ridotto a 3 il numero dei Fondi (Fesr, Fse, Fondo di coesione).

  • Nuova denominazione degli obiettivi (Convergenza, Competitività regionale e occupazione, Cooperazione territoriale europea).

  • Centralità delle pratiche di “valutazione” (già presenti dal periodo 2000-2006).



Focus: i trasporti Ripartizione della spesa 2007-2013 in Italia



Il quadro di riferimento

  • settore per il quale è stata stanziata la quota più alta di finanziamenti nelle regioni Obiettivo 1 (Italia: 3.134 milioni di euro; Grecia: 6.497; Spagna, 9.128)



I trasporti nella storia dell’integrazione europea

  • Il Titolo IV del Trattato di Roma (1957)

  • L’Atto Unico Europeo (1986) una maggiore integrazione delle politiche dei trasporti come strumento per la realizzazione del mercato comune

  • Il Trattato di Maastricht (1992) rafforzamento della rete europea di trasporti come veicolo per la coesione economica e sociale e introduzione del progetto Trans European Networks (TEN)

  • Il Consiglio di Essen (1995) i 14 progetti prioritari

  • Il Primo Rapporto sulla Coesione (1996)

  • Lo Schema di sviluppo dello spazio europeo (1999) connessione

  • tra i grandi assi e le reti locali

  • Coesione e Trasporti (1999) i grandi progetti TEN rischiano di rafforzare la polarizzazione: nelle aree in ritardo di sviluppo è necessario integrarli con interventi sulla rete locale

  • I 30 progetti prioritari TEN-T (2003) l’85% degli investimenti riguarda il trasporto ferroviario, il 56% degli investimenti è concentrato in 4 paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna)



Programmazione 2000-2006 Programmazione 2007-2013

  • POR Campania – Asse “Reti e Nodi di servizio”

  • Il Sistema della Metropolitana Regionale

  • PON Trasporti

  • “Grandi progetti”

  • potenziamento della tratta ferroviaria Caserta-Foggia

  • tratta campana della linea Av Napoli-Roma

  • potenziamento e ammodernamento della SS 268 “del Vesuvio”

  • ammodernamento dell’A-3

  • altri interventi

  • potenziamento e riqualificazione del porto e dell’aeroporto di Napoli



“Effetto corridoio” ed “effetto ombra” (Vickerman, 1994)

  • adatti a descrivere la situazione campana?

  • A quale scala leggere i due principali interventi in Campania delle politiche di coesione nel campo dei trasporti?

  • il Sistema della metropolitana regionale: alta accessibilità all’interno del triangolo Napoli-Salerno-Caserta

  • l’Alta velocità: connessioni più rapide verso Roma e il Nord da Napoli e Salerno (e dalle future stazione di Vesuvio est e Afragola)

  • ma alla scala regionale rimane ancora forte il problema dell’accessibilità delle aree interne e dei collegamenti trasversali



L’importanza delle politiche di coesione non risiede solo nelle conseguenze “economiche” dei finanziamenti ma nell’impatto sulle pratiche “amministrative” degli enti coinvolti.

  • “Le politiche di coesione hanno cambiato qualitativamente il modo di essere delle amministrazioni periferiche e di quella centrale, obbligando un’intera classe dirigente pubblica (…) a ricercare un sapere europeo fatto di metodologie e competenze tecniche.”

  • (Boccia F., Leonardi R., Letta E., Treu T., 2003)



Critiche ai risultati delle politiche di coesione europee

  • “Europeizzazione” nella fase decisionale, non in quella di attuazione delle politiche. (Boccia F., Leonardi R., Letta E., Treu T. 2003)

  • I miglioramenti nelle pratiche amministrative poteva essere ottenuto con programmi meno “gravosi per il contribuente”. (Rossi N., 2005)

  • Le politiche di coesione hanno rallentato i processi di divergenza, ma non attuato ancora una decisiva convergenza tra le regioni europee. (Rossi N., 2005)



Le politiche di coesione in Italia

  • Mancata addizionalità dell’aiuto comunitario

  • Eccessiva frammentazione degli interventi

  • Cattiva gestione dei fondi e ritardi nella spesa (al 2007, nel Mezzogiorno, risultava completato solo il 54,1% dei progetti cofinanziati per il periodo di programmazione 2000-2006)



Allargamento o ricomposizione?

  • “lo scenario continentale si approssima agli Urali…”



Regioni più sviluppate e più arretrate nei Paesi entrati nell’UE nel 2004 (PIL, media UE a 100, al 2000)

  • Praha, 121

  • Bratislavskï, 98

  • Cyprus, 76

  • Közép-Magyarország, 76

  • Slovenia, 67

  • Europa a 15:

  • Inner London, 241

  • Bruxelles-Capitale, 218

  • Lussemburgo, 195



I continui allargamenti e le proposte di riforma del funzionamento dei fondi strutturali, si collegano direttamente ad un altro dei grandi temi di dibattito sull’Unione:

  • I confini dell’Europa.



Sviluppo, crescita, squilibri

  • Una geografia economica dell’Europa



Europa: un piccolo spazio dalle grandi diversità

  • Forti divergenze

  • Il rapporto tra il PIL pro capite del 25% della popolazione europea che risiede nelle regioni più ricche e il 25% che risiede nelle regioni più povere è di 1 a 6,5



Nell’America anglosassone questo stesso rapporto è di 1 a 1,4

  • Con un’estensione territoriale pari al doppio di quella europea



“Centro e periferia” nella geografia economica

  • Dagli anni Sessanta diversi autori hanno cominciato ad analizzare gli squilibri nelle relazioni economiche e commerciali alla scala globale

  • Critica alla divisione internazionale del lavoro: alimenta i divari

  • Una nuova divisione internazionale del lavoro?



Il sistema-mondo (Wallerstein)

  • centro

  • periferia semiperiferia

  • E’ la struttura stessa dell’economia capitalistica a determinare le condizioni di perifericità: il sottosviluppo è funzionale allo sviluppo



Periferie d’Europa: il Mediterraneo

  • A partire dagli anni Sessanta, l’Italia, la penisola iberica, la Grecia, si sono avvicinate progressivamente alle economie dell’Europa nord-occidentale

  • Aiuti nazionali ed europei + sviluppo del turismo

  • L’avvicinamento ha avuto un ritmo sostenuto fino alla metà degli anni Settanta (Vandermotten)



Ancora sull’Europa mediterranea Diverse caratteristiche “periferiche”:

  • Settore secondario debole e pochi investimenti nell’alta tecnologia

  • Capitalismo “familiare”

  • Periodi di crescita in rapporto all’intervento statale



Dalla “periferia” al “centro”? Il caso dell’Irlanda

  • Una crescita economica straordinaria a partire dagli anni Ottanta

  • Seconda solo al Lussemburgo per pil pro-capite

  • Nel 1973 il pil pro-capite irlandese era pari al 56% della media europea, nel 2007 è al 140%!



Un po’ di numeri…

  • I quattro “grandi” (Germania, Francia, Regno Unito, Italia): 54% della popolazione, 62% del PIL, 34% dei voti al Consiglio

  • I venti “piccoli”: ¼ della popolazione, 24% del PIL, 47% dei voti al Consiglio

  • I 12 nuovi membri: 21% della popolazione, 11% del PIL, 27% dei voti al Consiglio



Ripartizione fondi strutturali



Per la “convergenza” (2007-2013):

  • Polonia: 19,2% (tutto il Paese)

  • Spagna: 7.6% (Sud e Centro-sud, Galizia, Asturie)

  • Rep. ceca: 7,5% (tutto il Paese, tranne Praga)

  • Ungheria: 6.6% (tutto il Paese, tranne Budapest)

  • Italia: 6,3% (Mezzogiorno)

  • Portogallo: 5,9% (tutto il Paese, tranne Lisbona)

  • Grecia: 5,7% (tutto il Paese, tranne la Grecia centrale e isole dell’Egeo)

  • Romania: 5,6% (tutto il Paese)

  • Germania: 4,6% (Länder orientali, tranne Berlino)

  • Slovacchia: 3,2% (tutto il Paese, tranne Bratislava)



Il rapporto centro-periferia è sempre una questione di scale:

  • L’Europa e la periferia mondiale

  • L’Europa occidentale e le periferie orientali e meridionali

  • La scala regionale



Europa occidentale: un processo di convergenza negli ultimi 50 anni

  • Europa occidentale: un processo di convergenza negli ultimi 50 anni

  • Ma all’interno degli Stati dell’Europa occidentale: aumento delle disparità

  • Europa centro-orientale: le regioni delle capitali sono il punto di contatto con l’economia internazionale  aumento delle disparità interne ai singoli stati



Un’Europa “diversa” dagli Stati….la dorsale continentale



Centro/periferia alla scala europea

  • Il centro

  • dorsale europea

  • (i paesi più ricchi)

  • cuore europeo

  • (il vantaggio della prossimità)

  • centro europeo



I numeri di “centro” e “periferia”

  • All’interno del confine segnato da Londra-Parigi-Milano-Monaco-Amburgo (20% del territorio dell’Ue) si concentra il 40% della popolazione e il 50% del PIL



La convergenza è solo una questione di PIL?

  • Cultura, educazione, formazione, infrastrutture sociali

  • Lo Schema di sviluppo dello spazio europeo  coesione, competitività, ambiente



L’Europa come “centro” alla scala globale

  • alcune debolezze strutturali (mancanza di competitività nei settori di punta)

  • un processo interno di convergenza di lungo periodo  processo di convergenza che ritroviamo alla scala globale (con gli Stati Uniti, dal primo dopoguerra agli anni Settanta)

  • un “modello sociale” caratteristico

  • il ruolo della prossimità spaziale nelle relazioni economiche europee  le strategie delle imprese e il ruolo dello stato

  • una geografia economica influenzata dalla contrapposizione tra spazio degli stati e spazio delle imprese  assenza di una rete “comunitaria”



Tre modelli descrittivi dello spazio europeo:

  • Le reti christalleriane

  • Le reti interconnesse a più livelli

  • La gerarchia centro – periferia



Le reti christalleriane

  • Sistema gerarchico con località centrali e aree complementari

  • Struttura gerarchica verticale

  • Importanza della “prossimità spaziale”

  • E' un modello tipico di una società pre-industriale.



Gerarchia centro - periferia

  • Polarizzazione spaziale

  • Tendenza alla formazione di un'area centrale che racchiude i nodi principali e di aree periferiche esterne

  • Tipica della fase “fordista” dell'economia industriale.



Reti interconnesse a più livelli

  • Relazioni tra nodi non dettate dalla “prossimità”

  • Flussi orizzontali e verticali tra poli

  • E' una struttura tipica dell'era della globalizzazione e dell'economia dell'informazione.



L’Europa delle reti

  • Le reti della finanza, dei trasporti, degli scambi commerciali

  • una gerarchia variabile



La rete anseatica

  • un’associazione di città dai Paesi Bassi al Baltico

  • una rete di supporto al commercio

  • dal XII secolo fino al XVII

  • dai prodotti agricoli ai prodotti industriali



Le principali città della lega anseatica



Con la rete anseatica Lévy ci invita a riflettere sul ruolo delle reti nello spazio europeo e sulla formazione di una dinamica centro-periferia.

  • Le dinamiche spaziali sono sempre il frutto di processi storici



Le “autostrade del mare” dei progetti prioritari TEN-T



Le “tipologie regionali” europee (Vandermotten)

  • Regioni metropolitane centrali (Londra, Parigi. Ma anche Francoforte, Colonia, Monaco, Milano)

  • Regioni centrali/intermedie non metropolitane, con struttura economica diversificata (Fiandre, Midlands inglesi, ecc)

  • Regioni centrali/intermedie a forte connotazione tecnologica (Ruhr, Rhônes-Alpes, sud della Svezia, ecc)

  • Regioni d’industria leggera, a forte connotazione commerciale (Austria alpina, Italia centrale)

  • Regioni con debole base industriale, orientate ai servizi (litorale mediterraneo francese, Mezzogiorno)

  • Regioni agricole e d’industria leggera (Bretagna, Mezzogiorno, Ungheria orientale)

  • Regioni periferiche (vaste aree dell’Europa orientale, della Spagna, della Grecia, del Portogallo, dell’Italia meridionale)  agricoltura tradizionale, industria debole, disoccupazione

  • 1+2+3 = centro europeo



Centralità delle questioni economiche

  • Trattato di Roma

  • Sostegno alle aree meno sviluppate

  • Convergenza economica regionale

  • Importanza del “mercato”



Ma le considerazioni geopolitiche hanno sempre accompagnato il processo di allargamento

  • L’adesione britannica

  • Il fronte mediterraneo

  • La “ricomposizione” con l’Europa orientale



Il fronte mediterraneo per l’Italia

  • adesioni di Grecia, Spagna, Portogallo:

  • Il profilo economico  una maggiore competizione con Paesi dalle strutture produttive simili

  • Il profilo politico  il “blocco meridionale” diventa più forte



Ancora sull’allargamento ai Paesi meridionali…

  • Nonostante alcuni punti in comune con il caso italiano, l’economia di Grecia, Spagna e Portogallo era lontana per struttura e risultati dagli altri Paesi membri

  • Esiti incerti per l’economia italiana, ma il nostro Paese fu tra i più convinti sostenitori delle nuove adesioni

  • Nelle adesioni di Grecia (1981), Spagna e Portogallo (1986) prevalsero le considerazioni geopolitiche su quelle (incerte) economiche



Italia, Europa e internazionalizzazione dell’economia

  • Espansione delle imprese italiane all’estero (dagli anni Ottanta fino alla metà dell’ultimo decennio)

  • Aumento degli investimenti italiani all’estero e delle partecipazioni



L’Unione europea – e la costruzione di un ampio mercato interno – hanno aiutato l’internazionalizzazione dell’economia italiana?

  • Ue come “ponte” tra mercato interno e mercati internazionali?



Alcuni dati sulla presenza delle imprese italiane all’estero

  • Crescita degli investimenti italiani nell’area UE, in particolare nell’Europa orientale

  • Crescita in altre aree (Mediterraneo, Vicino Oriente)

  • Dinamismo delle PMI e del Made in Italy (settori tradizionali)

  • Fattori di debolezza  settori ad elevata intensità tecnologica (informatica, elettronica, chimica, telecomunicazioni)



  • L’Italia non è tra i protagonisti dei mercati internazionali nei settori strategici

  • l’Unione europea e il recente allargamento hanno offerto delle opportunità alle imprese italiane

  • Inoltre, in una prospettiva storica, il boom economico italiano – trainato dalle esportazioni – ha ricevuto un aiuto importante dal processo di integrazione



Import/export e rapporti “intracomunitari”

  • Le importazioni europee hanno una netta matrice “intracomunitaria”

  • rapporto UE/Resto del mondo  dal 55,8% di Grecia e Germania al 76,64% del Portogallo



In quindici anni (1990-2005), i principali partners dell’import-export italiano (Francia e Germania) hanno ridotto notevolmente i rapporti commerciali con l’Italia

  • nuovi “attori”  Cina, Europa dell’est, Stati Uniti



Cambia la geografia delle relazioni commerciali italiane (spostamenti verso Est e verso il Mediterraneo), ma continua a registrarsi un peggioramento del saldo commerciale

  • Contrazione delle esportazioni nel settore manifatturiero

  • Aumento dei costi di produzioni

  • Concorrenza di nuovi produttori  sia sui rispettivi mercati interni sia su quelli internazionali

  • Il nodo critico rimane il potenziamento delle esportazioni italiane:

  • Opportunità dai recenti allargamenti?

  • Debole presenza sui mercati in crescita (regione asiatica)

  • Debolezza dei partners “tradizionali”

  • Investimenti sui settori a più alto valore aggiunto



Prospettive e scenari geoeconomici

  • Incidenza sempre maggiore delle attività ad alto contenuto tecnologico  centralità dei nodi europei capaci di inserirsi nella rete globale (Londra, Parigi, Monaco, Milano, ecc)  e la coesione sociale?

  • La questione della riconversione economica  nuove criticità nell’Europa orientale?

  • La crisi dei distretti industriali  la Terza Italia, Porto, regioni francesi  il nodo della tecnologia

  • Lo sviluppo delle principali città dell’Europa orientale  sedi di funzioni internazionali?



Energia e ambiente: due nodi fondamentali per il futuro dell’UE

  • obiettivi:

  • Migliorare le prestazioni energetiche dei mezzi di trasporto

  • Privilegiare i trasporti ferroviari e marittimi

  • Nuovi modelli di consumo, soprattutto nelle città

  • Comportamenti energetici più “virtuosi” nel settore industriale



Rapporto ESPON 2007 sugli scenari futuri dello spazio europeo

  • Priorità alla competitività

  • Riduzione del budget europeo

  • Priorità alle liberalizzazioni

  • Investimenti su nuove tecnologie, ricerca, educazione

  • Priorità all’allargamento e non all’approfondimento delle politiche comuni

  • Crescita economica più forte ma più “concentrata”



La Politica Agricola Comune (PAc)



Principi cardine della PAC

  • Le “preferenze comunitarie”  protezione delle imprese europee nei confronti delle fluttuazioni dei mercati

  • Una “deresponsabilizzazione” delle imprese?  eccedenze

  • Il Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia (FEOGA)  assorbire le eccedenze e sostenere i redditi agricoli



Più “Garanzia” che “Orientamento”

  • Sezione “Orientamento”  produttività, innovazione, nuove tecnologie

  • Sezione “Garanzia”  sostegno ai prezzi e ai redditi

  • La maggioranza del bilancio va alla sezione “Garanzia”

  • Una politica conservatrice e sbilanciata a favore delle regioni settentrionali



Un nuovo governo del territorio europeo?



Una scala d’analisi: la regione

  • un livello intermedio tra la scala statale e quella locale?

  • la regione come attore politico dotato di potere di governo

  • la governance

  • La fine dello Stato nazione? (Ohmae)

  • la regione come entità politica, economica, culturale



Due tipologie:

  • Regioni formali

  • Regioni individuate dalla presenza di uno o più attributi

  • Il parametro dell’omogeneità



La regione funzionale e la scala europea

  • Un concetto inefficace?

  • Il concetto di regione funzionale può essere valido all’interno dei singoli Stati, ma diventa di difficile applicazione alla scala sovranazionale (con alcune eccezioni come la regione renana) (Cori, Gasperoni, 1994)



Un’ampia varietà di scale

  • Livello microregionale (pochi comuni)

  • Livello mesoregionale (provincia, regioni amministrative)

  • Livello macroregionale (gruppo di Paesi, regioni transfrontaliere)

  • Megaregioni (continentali o intercontinentali)

  • Ma la regione è anche una costruzione soggettiva



Le prospettive critiche

  • La regione come costruzione sociale

  • La regione è frutto di processi sociali ed è definita dal potere politico

  • Il caso basco e le differenze tra Francia e Spagna nella costruzione della nazione



Tre livelli nell’organizzazione del territorio

  • Livello “macro” (mercato interno)

  • Livello “micro” (prossimità e reti di interazioni sociali)

  • Livello “meso” (governance)



Modello unitario Modello federale

  • Livello micro  identità locale (comuni)

  • Livello meso  governance e aspetti funzionali (provincia italiana, département francese)

  • Livello macro  identità nazionale e mercato interno



Ipotesi degli autori (Ferlaino, Molinari)

  • L’affermazione dell’Unione europea e di una nuova scala continentale ha cambiato l’articolazione dei livelli

  • Livello macro  dallo Stato-nazione al continente (mercato comune)

  • Livello meso e micro  un processo di rescaling: nuove forme di governance



Il livello macro: l’Unione Europa

  • Il mercato comune

  • Cosa determina un mercato continentale?

  • - l’unione monetaria

  • - il diritto di cittadinanza

  • - le reti infrastrutturali di interesse europeo

  • - politiche comuni



Il livello meso: nuove regioni

  • Neoregionalismo

  • Regioni che uniscono:

  • - aspetti funzionali (governance)

  • - aspetti identitari (a livello regionale e

  • macroregionale)



Il livello micro: nuove forme di associazionismo intercomunale

  • Forme identitarie tradizionali (comuni)

  • Forme di associazionismo funzionale e/o identitario (sistemi locali, aree di gravitazione, ecc)



L’Unione europea ha dato alle regioni un ruolo centrale

  • Il ruolo delle regioni si è rafforzato anche nei modelli unitari

  • Gli spazi amministrativi si riarticolano sulla base di un processo di rescaling (policentrismo, cooperazione reticolare)



Il livello “macro”



Cos’è l’UE?

  • Un modello originale?

  • Un’unione federale?

  • Un’unione intergovernativa?

  • Le difficoltà ad inquadrare secondo schemi classici l’Unione Europea può essere considerato un punto di forza



Una “confederazione di stati nazionali”

  • Moneta unica e politiche comuni

  • Istituzioni condivise

  • Assenza di potere coercitivo in molti campi

  • Assenza della separazione di poteri  sovrapposizioni tra Consiglio, Commissione e Parlamento

  • Un modello “neofederale”  dal “patto” al “processo”



I nodi “territoriali” del neofederalismo e del neoregionalismo

  • Cooperazione transfrontaliera (Iniziativa comunitaria Interreg, obiettivo 3 “Cooperazione territoriale europea”)

  • I percorsi di autonomia regionali all’interno dei Paesi membri

  • Il ruolo delle regioni nella gestione dei Fondi strutturali

  • Cooperazione alla scala urbana



Il modello neofederale europeo

  • Rescaling, decentralizzazione, comunicazione, interazione territoriale, governance

  • Risponde ad una concezione di “sistema locale” più flessibile  da concezioni formali o funzionali al “processo di costruzione”



L’Unione europea come nuovo livello “macro”

  • Uno spazio nuovo organizzato intorno al mercato unico, ai flussi finanziari, alle reti transnazionali, alle istituzioni comuni

  • Sovrapposizioni istituzionali alle diverse scale  nuove forme di poteri locali, federalismo vs centralismo

  • Ma l’identità?



Il livello “meso”



“Regionalismo” in Europa

  • Riforme degli ordinamenti  nuove forme di cooperazione tra enti locali e Stato centrale

  • Un ruolo nuovo per gli attori locali

  • Gli ordinamenti costituzionali europei  una forte diversità



Governance e Government

  • Governance  “processo” tra attori locali per il governo del territorio

  • Government  istituzioni e potere politico

  • Processi reali e pratiche formali

  • Il processo di rescaling



Dall’Europa delle regioni all’Europa con le regioni?

  • Difficoltà a trovare dei principi comuni

  • Un’iniziativa autonoma dell’UE per articolare il territorio europeo in nuove regioni?

  • Ipotesi più realistica  aumento delle competenze delle regioni in un quadro ancora segnato dal livello nazionale



L’esperimento della cooperazione interregionale

  • Associazioni regionali transfrontaliere (Obiettivo Cooperazione territoriale europea 2007-2013)

  • Superamento dei confini degli Stati nazionali

  • Il limite  regioni senza elementi unificanti e/o forti flussi di relazioni reciproche



Il livello “micro”



Tra il comune e la regione La scala sovracomunale

  • Le suddivisioni europee (LAU 1, LAU 2)

  • Perché è necessaria?

  • Adatta alle nuove necessità in tema di organizzazione del territorio

  • La sfida è la creazione di attori sovracomunali dotati di funzioni e “portatori” di identità



Due ipotesi (Ferlaino, Molinari)

  • Sistema locale territoriale

  • Tra il comune e la regione

  • Approccio funzionale  risponde alla mobilità dettata da lavoro, consumo, ecc.

  • Una regionalizzazione geoeconomica



Le città/aree metropolitane

  • Negli Stati unitari  gestione dei servizi, funzioni alla scala locale (attraverso varie forme di associazione formali o informali)

  • Negli Stati federali  l’importanza dell’identità. Le città metropolitane sono grandi centri (“capitali”) regionali



I Nuts

  • Una suddivisione a fini statistico-amministrativi del territorio europeo

  • Il “sistema” Nuts, per quanto autonomo, rispetta in larga parte le suddivisioni esistenti all’interno dei singoli stati

  • Un misto tra approccio funzionale e approcio identitario

  • Sono le nuove regioni europee?



Nuts 1



Nuts 2



Nuts 3



Le questioni aperte del sistema Nuts

  • Differenze demografiche, geografiche, economiche, amministrative  come dare vita a una regionalizzazione più omogenea?

  • Un sistema “timido”  in larga parte ha ricalcato le suddivisioni amministrative nazionali già esistenti



Limiti e proposte

  • Più omogeneità?

  • La corsa al finanziamento  partizioni prive di caratteri unitari

  • Un limite ab initio  gerarchia, confini netti, una regionalizzazione “formale” che non tiene conto degli aspetti funzionali/dinamici



Riferimenti bibliografici

  • Armstrong H. (a cura di) (2010), Territorial cohesion policy in the European Union, in “Scienze Regionali”, v. 9, n. 1, pp. 113-126.

  • Boccia F. et alii (2003), I mezzogiorni d’Europa: verso la riforma dei fondi strutturali, Bologna, Il Mulino.

  • Bonavero P., Dansero E. (1998) (a cura di), L'Europa delle regioni e delle reti: i nuovi modelli di organizzazione territoriale dello spazio unificato europeo, Torino, UTET.

  • Conti S., Lanza C., Dematteis G., Nano F. (2006), Geografia dell’economia mondiale, Torino, UTET.

  • Cori B., Gasperoni R. (1994), Le grandi unità regionali dell’Europa, Milano, Franco Angeli.

  • Janin-Rivolin U. (a cura di) (2003a), Le politiche territoriali dell’Unione Europea. Esperienze, analisi, riflessioni, Milano, Franco Angeli.

  • Mantino F. (2002), Fondi strutturali e politiche di sviluppo: la programmazione e la gestione degli interventi 2000-2006 nell’Unione Europea, Milano, Il Sole24 ore.

  • Paganetto L. (a cura di) (1997a), Mezzogiorno e Mezzogiorni d'Europa, Bologna, Il Mulino.

  • Rey V., Saint-Julien T. (a cura di) (2005), Territoires d’Europe: la différence en partage, Lione, ENS Editions.

  • Vandermotten C., Dézert B. (2008), L’Identité de l’Europe. Histoire et Géographie d’une quête d’unité, Parigi, Colin.





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