Glossario e riepilogo



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27.11.2017
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GLOSSARIO E RIEPILOGO

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Per idealismo Hegel intende la teoria dell'idealità (= non-realtà) del finito, ossia la propria dottrina della risoluzione dialettica del finito nell'infinito: «La proposizione che il finito è ideale costituisce l'idealismo... L'idealismo della filosofia consiste soltanto in questo: nel non riconoscere il finito come un vero essere» (Scienza della logica, pp. 169-170).
L'Assoluto è l'Infinito, il Soggetto, l'Idea, la Ragione, lo Spirito, cioè Dio, idealisticamente e panteisticamente inteso come realtà immanente nel mondo, co­me un Infinito-che-si-fa-mediante-il-finito.
L'Infinito è l'Assoluto, in quanto Totalità autosufficiente in cui si risolve ogni realtà finita. Hegel distingue fra una «falsa» infinità, che, pur dichiarando «contraddittorio» il finito, esprime soltanto l'esigenza o il «dover-essere» del suo superamento (v. Fichte), ed una «vera» infinità, la quale consiste nella «unità deI finito e dell'infinito», o meglio, visto che in questa formula il finito appare ancora «come lasciato intatto» e «non viene espressamente espresso come superato» (Enc., par. 95), con la totale e completa riso­luzione deI finito nell'infinito.
Il Soggetto è l'Assoluto, concepito non come una Sostanza statica (alla maniera di Spinoza), ma come una realtà in divenire che produce se stessa e che soltanto alla fine si rivela come ciò che è veramente, ossia come Spirito: «tutto dipende dall'intendere e dall'esprimere il vero non come sostanza, ma altrettanto decisa­mente come soggetto» (Fen.), «il soggetto è questo: che esso si dà a se stesso l'esser altro e che mediante la negazione di sé ritorna a se stesso, ossia produce se stesso» (Fil. Rel.).
Per Idea (Idee) in generale Hegel intende l'Assoluto («l'assoluto è l'idea», Enc., par. 213), concepito come Ragione in atto, ovvero come unità dialettica di pensiero ed essere, concetto e cosa, ragione e realtà, soggetto e oggetto, infinito e finito ecc.: «L'idea è il vero in sé e per sé, l'unità assoluta del concetto e dell'oggettività», «L'idea può esser concepita come la ragione... come il soggetto-oggetto, come l'unità dell'ideale e del reale, del finito e dell'infinito...» (Enc., par. 214). N.B. Hegel parla di Idea anche in un significato più ristretto, che è quello dell'Idea «pura» o Idea «in sé e per sé».
Per Ragione (Vernunft) Hegel intende non la ragione finita dell'individuo, ma la realtà stessa in quanto Idea, ossia in quanto unità fra pensiero ed essere: «La ragione è la certezza della coscienza di essere ogni realtà» (Fen., l, p. 194), «L'auto­coscienza, ossia la certezza che le sue determinazioni sono tanto oggettive, – deter­minazioni dell'essenza delle cose, – quanto suoi propri pensieri, è la ragione» (Enc., par. 439).
«Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale». Con questa formula Hegel intende dire: 1) che la razionalità non è pura idealità, astrazione, schema, dover-essere, ma la sostanza stessa di ciò che esiste, poiché la Ragione «governa» il mondo; 2) che la realtà non è una materia caotica, ma il dispiegarsi di una struttura razionale (Idea) che si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo con­sapevole nell'uomo.
Panlogismo (dal gr. pàn, tutto, e lógos, ragione) è un termine coniato dal filosofo tedesco J. E. Erdmann (1805-1892) per indicare la dottrina hegeliana dell'identità fra reale e razionale. Dottrina che fa dell'hegelismo una forma di ottimismo metafisi­co corroborato dalla teoria dialettica del negativo come momento del farsi del positivo.
Giustificazionismo. È un termine usato dai critici per indicare l'atteggiamento genera­le di Hegel di fronte alla realtà e, in particolare, la sua dottrina della filosofia come giu­stificazione della necessità e razionalità sostanziale del mondo.
Necessità. È la modalità fondamentale dell'esistente: «la vera realtà è necessità: ciò che è reale è in sé necessario». Tale necessità si manifesta nella struttura processuale ed ascendente del mondo, che è composto di una serie di gradi o momenti che rappre­sentano, ognuno, il risultato obbligato di quelli precedenti ed il presupposto obbligato di quelli seguenti.
L' «Idea pura» (Enc., par. 19) o «Idea in sé e per sé» (Enc., par. 18) – accezione ristretta del termine generale di Idea – è l'Assoluto considerato in se stesso, cioè a prescindere dalla sua concreta realizzazione nella natura e nello spirito. In altre parole, l'Idea «pura», oggetto specifico della Logica, si identifica con il pro­gramma o l'ossatura logico-razionale della realtà. N.B. In questa accezione ristretta, il termine hegeliano tende ad avvicinarsi alla concezione tradizionale dell'idea come archetipo o modello del mondo. Tant'è vero che Hegel parla talora dell'Idea pura come del «mondo delle essenzialità semplici, liberate da ogni concrezione sensibi­le». Ovviamente, nel caso di Hegel, il modello archetipo deI mondo non è trascen­dente il mondo (come avviene nella metafisica platonico-cristiana), bensì immanen­te ad esso.
La Natura (Natur) è l'Idea «fuor di sé» o l'Idea «nella forma dell'esser altro» (Enc., par. 247), ossia l'estrinsecazione alienata dell'Idea nelle realtà spazio-temporali del mondo.
Lo Spirito (Geist) è l'Idea che, dopo essersi alienata nella Natura, torna presso di sé nell'uomo: «lo spirito è essenzialmente questo: che, fuori dal suo esser altro e con il superamento di quest'esser altro, perviene a se stesso mediante la negazione della negazione» (Fil. Rel.). E poiché l'Assoluto è «Risultato», in quanto «soltanto alla fine esso è quel che è in verità», Hegel vede nello Spirito il senso ultimo dell'Assoluto: «l'assoluto è lo spirito: questa è la più alta definizione dell'assoluto» (Enc., par. 384).
In sé (An sich) e Per sé (Für sich). Con il termine «in sé» Hegel intende, in generale, ciò che è astratto, immediato, implicito, possibile, privo di sviluppo e di relazioni, inconsapevole ecc. Al contrario, con il termine «per sé» intende ciò che è concreto, mediato, esplicito, attuale, effettuale, relazionato, consapevole ecc. Talora, l'in sé viene fatto corrispondere al primo momento della dialettica (la tesi), il per sé al secondo momento (l'antitesi) e l'in sé - per sé al terzo momento (la sintesi). N.B. L'uso hegeliano di questi termini non è univoco e tende a mutare a seconda dei contesti.
dialettica e fenomenologia

Il concetto di dialettica, nella tradizione filosofica, ha ricevuto significati diversi, variamente imparentati fra di loro, ma irriducibili l'uno all'altro. In Plato­ne la dialettica è la scienza delle idee, che procede secondo il metodo dicotomi­co. In Aristotele denota il procedimento dimostrativo che parte da premesse probabili, cioè generalmente ammesse. Negli stoici e nei medioevali è sinonimo di logica. Per Kant è l'arte «sofistica» di costruire ragionamenti capziosi, basati su premesse che sembrano probabili, ma che in realtà non lo sono. In Fichte è «la sintesi degli opposti per mezzo della determinazione reciproca». In Hegel la dialettica è, al tempo stesso, la legge di sviluppo della realtà e la legge di com­prensione della medesima. Globalmente e sinteticamente considerata, la dialet­tica consiste: 1) nell'affermazione o posizione di un concetto «astratto e limita­to» che funge da tesi; 2) nella negazione di questo concetto come alcunché di limitato e di finito e nel passaggio ad un concetto opposto, che funge da anti­tesi; 3) nella unificazione della precedente affermazione e negazione in una sin­tesi comprensiva di entrambe. Sintesi che si configura come una ri-affermazione potenziata dell'affermazione iniziale (tesi), ottenuta tramite la negazione della negazione intermedia (antitesi). Hegel denomina questi tre momenti, rispettiva­mente, «astratto o intellettuale», «dialettico o negativo-razionale», «speculati­vo o positivo-razionale».


Per intelletto Hegel intende un modo di pensare «statico» ed «astratto» che, attenen­dosi al principio di identità e di non-contraddizione, «immobilizza» gli enti nelle loro determinazioni «rigide» e reciprocamente escludentisi. All'intelletto si contrappone la ragione in senso stretto.
Per ragione Hegel intende quel modo di pensare che, fluidificando la fissità e la rigi­dezza delle determinazioni intellettuali, riesce a cogliere la concretezza vivente del reale. Il sopraccitato momento «dialettico» o «negativo-razionale» consiste appunto nel negare le determinazioni astratte dell'intelletto e nel metterle in rapporto con le determinazioni opposte, mentre il momento «speculativo» o «positivo-razionale» consiste nel cogliere l'unità delle determinazioni opposte ed il positivo che emerge dalla loro composizione sintetica. La ragione speculativa rappresenta quindi l'organo attraverso cui avviene quella risoluzione del finito nell'infinito che rappresenta l'alfa e l'omega della filosofia hegeliana. N.B. «Intelletto, ragione negativa, ragione positiva sono distinzioni che non vanno intese come facoltà mentali diverse. Si tratta, in fondo, della stessa ragione, in differenti fasi o funzioni. L'intelletto non è che la ragione che, dimenticando il suo compito più alto, s'irrigidisce nelle distinzioni...» (G. de Ruggiero).
Aufhebung (superamento) è un termine tecnico adoperato da Hegel per indicare il procedimento della dialettica, che abolisce, e nello stesso tempo conserva, ciascuno dei suoi momenti: «La parola superamento, scrive Hegel nella Scienza della logica, ha nella lingua (tedesca) un duplice senso per cui significa da un lato conservare, ritenere, e dall'altro far cessare, metter fine. Il conservare racchiude già in sé il negativo, che qualcosa sia tolto alla sua immediatezza... Così il superato è insieme un conservato il quale ha perduto soltanto la sua immediatez­za ma non perciò è annullato» (pp. 105-106). L'Aufhebung allude di conseguenza ad un progresso che ha fatto proprio quello che c'era di vero nei momenti prece­denti della tesi e dell'antitesi, portandolo, nel contempo, alla sua migliore e più alta espressione.
Contraddizione. A differenza della filosofia tradizionale, che escludeva la contraddi­zione dall'ambito della realtà e della ragione, Hegel scorge in essa il pungolo o la molla grazie a cui la realtà si sviluppa e dalla tesi si passa all'antitesi. Infatti, secondo Hegel, la proprietà del finito è quella di auto-contraddirsi e quindi di sollecitare la propria risolu­zione nell'infinito. La scoperta del valore della contraddizione e del cosiddetto «trava­glio del negativo» rappresenta una delle idee più interessanti e storicamente influenti dell'hegelismo.
Per fenomenologia (dal gr. phainómenon, «fenomeno », «apparenza», e ló­gos, «discorso», «dottrina») si intende la descrizione o la scienza di ciò che ap­pare. Il termine, che è stato probabilmente coniato nell'ambito della scuola wol­fiana, presenta molti significati. Oggigiorno indica il programma della corrente che fa capo ad E. Husserl (1859-1938). In Hegel denota l'apparire progressivo dello spirito a se stesso e fa tutt'uno con il concetto di «fenomenologia dello spirito».
Per fenomenologia dello spirito Hegel intende la storia romanzata della coscien­za che, dalle sue prime manifestazioni sensibili, giunge ad apparire a se stessa nella sua vera natura, cioè come Coscienza infinita o universale. In questo senso, la feno­menologia dello Spirito coincide con il «divenire della scienza o del sapere» e si con­figura come la via attraverso la quale il singolo individuo ripercorre i gradi di forma­zione dello Spirito universale come figure già deposte o tappe di una via già trac­ciata e spianata. La prima parte della Fenomenologia hegeliana si divide in coscien­za, in cui predomina l'attenzione verso l'oggetto, autocoscienza, in cui predomina l'attenzione verso il soggetto, e in ragione, nella quale l'individuo arriva a scorgere l'unità profonda di soggetto ed oggetto, io e mondo, sintetizzando in tal maniera i momenti della coscienza e dell'autocoscienza.
Le figure di cui parla la Fenomenologia non sono né entità puramente ideali, né entità puramente storiche, ma entità ideali-e-storiche al tempo stesso, in quanto esprimono delle tappe ideali dello Spirito che hanno trovato una loro esemplificazio­ne tipica nel corso della storia (come è stato osservato da taluni studiosi, Hegel, nella Fenomenologia, ha voluto delineare una filosofia trascendentale della coscienza e, simultaneamente, una storia complessiva dello sviluppo culturale dell'umanità).. Inoltre, le figure rappresentano un materiale eterogeneo che riflette o rimanda ai settori più disparati della vita dello spirito (gnoseologia, società, storia della filosofia, religione, politica ecc.).
Coscienza infelice. L'intero ciclo della fenomenologia si può vedere riassunto in una delle sue figure particolari, che non per nulla è diventata la più celebre: quella della coscienza infelice. La coscienza infelice è quella che non sa di essere tutta la realtà e che perciò si ritrova scissa in differenze, opposizioni o conflitti dai quali è internamente dila­niata (come accade nella coscienza religiosa medioevale) e dai quali esce solo tramite «la certezza di essere ogni realtà».
logica e filosofia della natura

La logica è la scienza dell'Idea «pura» o dell'Idea «in sé e per sé», cioè lo studio dell'Idea considerata nel suo essere implicito e nel suo graduale esplicarsi, ma a prescindere dalla sua concreta realizzazione nella natura e nello spirito. In quanto tale la logica esamina i «concetti» o le «categorie» che formano il programma o l'impalcatura originaria del mondo. Essa si divide in logica dell'essere, dell'essenza e del concetto.


I concetti o le categorie di cui tratta la logica di Hegel non sono pensieri soggettivi, ai quali la realtà rimanga estranea e contrapposta, ma pensieri oggettivi, che esprimono la realtà stessa nella sua essenza.
Posizioni del pensiero rispetto all'oggettività. Per evidenziare meglio il suo modo di intendere il rapporto pensiero-essere, concetto-realtà, Hegel, nell'Enciclope­dia, fa una rassegna delle principali posizioni del pensiero logico rispetto all'oggettività, distinguendo: 1) una posizione di tipo realistico-ingenuo, la quale pensa di conoscere «ciò che gli oggetti veramente sono»; 2) una posizione di tipo empiristico-criticistico, la quale fa della rappresentazione la misura dell'ogget­tività, riducendo tuttavia la realtà vera delle cose ad una x impenetrabile al pensiero, che, nel caso di Kant, prende la forma di una fantomatica «cosa in sé»; 3) una posi­zione di tipo fideistico, la quale prende la forma di un sapere immediato che pretende di «saltare» (contro ogni scetticismo) dal soggetto all'oggetto, dal finito all'infinito, risolvendosi in una teoria che «si contrappone al filosofare». A tutte queste posizioni Hegel contrappone l'esigenza di un pensiero che non sia astratta­mente separato dalla realtà, ma si identifichi con la realtà stessa – e come tale risulti speculativamente dimostrabile.
L'identità fra logica e metafisica discende dalla posta equazione ragione = realtà. Equazione in virtù di cui lo studio del pensiero (logica) equivale di fatto allo studio dell'essere (metafisica): «La Logica coincide perciò con la Metafisica, con la scienza delle cose poste in pensieri; i quali pensieri perciò appunto si tennero atti ad esprimere le essenze delle cose» (Enc., par. 24).
Suddivisioni della logica. Hegel articola la sua logica in tre momenti fondamen­tali: la dottrina dell'essere, la dottrina dell'essenza e la dottrina del con­cetto.
La dottrina dell'essere parte dall'essere, che è il concetto più povero ed astratto, e studia le categorie di qualità, quantità e misura.
La dottrina dell'essenza prende in considerazione l'essenza, che rappresenta l'au­to-ripiegarsi e l'auto-riflettersi dell'essere su se medesimo, ovvero quell'essere me­diato e approfondito che Hegel definisce come «la verità dell'essere» (Logica, Il, p. 5). La logica dell'essenza studia: a) l'essenza come ragione dell'esistenza; b) il fenomeno; c) la realtà in atto. In essa si mostra come il fenomeno (Erscheinung) non sia mera parvenza, ma la manifestazione o l'apparizione piena e adeguata dell'essenza («l'essenza è quel che esiste», Enc., par. 131) e come la realtà in atto (o «realtà effet­tiva») sia l'unità dell'essenza e dell'esistenza, cioè dell'interno e dell'esterno.
La dottrina del concetto prende in esame il concetto, cioè l'essere, che dopo essersi auto-riflesso nell'essenza, si pone come soggetto o spirito. In altri termini, il concetto di cui parla Hegel non è il concetto dell'intelletto, diverso dalla realtà e opposto ad esso, ma il concetto della ragione, ossia «lo spirito vivente della realtà» (Enc., par. 162). La logica del concetto studia dapprima «il concetto soggettivo» (cioè la soggettività in sé o il concetto quale si manifesta in se stesso, nel giudizio e nel sillogismo), poi «l'oggetto» (cioè la soggettività oggettivata, quale si manife­sta negli aspetti o nelle categorie fondamentali della natura) e infine «l'Idea» che, come sappiamo, è l'unità di soggetto-oggetto, ideale e reale, ovvero l'Assolu­to in atto.
La filosofia della natura è quella «considerazione teoretica, e cioè pensante, della natura» (Enc., par. 246) che ha come oggetto di studio l'Idea nella sua estrinsecazione spazio-temporale. Essa si divide in meccanica, fisica e fisica or­ganica.


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