Grammatica e riflessione linguistica Grammatica come fantasma: inspiegabile



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17.11.2017
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Grammatica e riflessione linguistica

  • Grammatica come fantasma: inspiegabile

  • Grammatica come tempio classico: costruzione perfetta senza difetti

  • Grammatica come diavolo: da tenere distante e da temere

  • Grammatica come meccanismo interno alla mente umana: LAD


Difficoltà dei docenti quando preparano e presentano la lezione di grammatica



La parola grammatica

  • GRAMMATICA NORMATIVA

  • Grammatica tradizionale, prescrittiva. Stabilisce ciò che è corretto da ciò che non lo è sulla base dei modelli letterari.

  • Modello ideale e immutabile

  • Individua regole che devono essere rispettate se si vuole parlare in modo corretto

  • Pietro Bembo nel ‘500 codifica l’italiano sul modello del fiorentino letterario di Dante, Petrarca e Boccaccio

  • LA LINGUA SI ADEGUA ALLA GRAMMATICA



GRAMMATICA DESCRITTIVA

  • GRAMMATICA DESCRITTIVA

  • Descrive la lingua come viene effettivamente parlata dalla maggior parte dei parlanti.

  • Concetto di norma linguistica

  • Attenzione alle varietà regionali, situazionali, sociali

  • È LA GRAMMATICA CHE SI ADEGUA ALLA LINGUA



GRAMMATICA PEDAGOGICA

  • GRAMMATICA PEDAGOGICA

  • Grammatiche predisposte per l’insegnamento della lingua con un maggior o minor grado di contrastività ovvero comparazione tra i sistemi linguistici

  • Attenzione all’utilità per il destinatario

  • Pur pensata per uso didattico spesso tendono alla prescrittività

  • Può essere funzionale o operativa

  • Funzionale: descrive e spiega i mezzi linguistici in funzione ai loro usi reali nello scambio comunicativo.

  • Operativa: descrizione delle forme e degli usi della lingua condotti in modo essenziale al fine di facilitare l’allievo nel suo processo di apprendimento

  • Usa linguaggio semplice, analizza i fenomeni in modo efficace ed economico.



Differenze tra grammatica di riferimento e grammatica pedagogica



La riflessione glottodidattica

  • Saussure propone una distinzione fondamentale tra la langue intesa come sistema della lingua e parole, ossia la possibilità dell’individuo di realizzare attraverso la facoltà del linguaggio le potenzialità della langue.

  • Chomsky ha proposto una distinzione oppositiva tra la Competence ossia l’insieme delle conoscenze implicite e inconsce delle regole che organizzano la lingua e la performance riferita alla capacità di applicare tale competenza. Tuttavia, per poter individuare le strutture sintattiche profonde della competence Chomsky ha ipotizzato un parlante ideale in possesso di una facoltà cognitiva astratta, non prende in considerazione gli aspetti relativi alla comunicazione nella realtà quotidiana.



  • Widdowson descrive questo aspetto nella dicotomia tra i termini usage e use. Il primo descrive norme indipendenti dal contesto che indicano se una frase è accettabile o meno in una certa lingua, mentre il secondo termine rimanda all’appropriatezza di una frase rispetto al contesto e dunque al valore pragmatico e illocutorio dell’atto comunicativo. Si tratta dunque di stabilire un continuum tra un significato (signification) denotato, de-contestualizzato proprio della frase (sentence) e il valore (value) comunicativo contestualizzato (e dunque con gli aspetti connotativi, affettivi, traslati e metaforici) propri dell’espressione (utterance).



IN BASE ALLA TEORIA DELLA LINGUA :

  • GRAMMATICA

  • di Port Royal

  • Funzionale (Martinet)

  • Generativa (Chomsky)

  • Valenziale (Tesnière)

  • Eclettica

  • … O GRAMMATICHE?



Grammatica di Port Royal: del 17 secolo; concezione illuminista; modello perfetto e universale

  • Grammatica di Port Royal: del 17 secolo; concezione illuminista; modello perfetto e universale

  • Grammatica generativa: Chomsky, dalla fine degli anni ’50: esiste un sistema finito di regole in grado di generare tutte e solo le frasi corrette di una lingua, sistema di regole che prevede dei principi universali, che nascono nella mente del parlante

  • Grammatica valenziale: europea, contemporanea al generativismo, opera del francese Tesnière, partendo dal funzionalismo di Martinet; parte da una metafora presa dalla chimica: un verbo per poter completare la propria struttura semantica si lega ad altre unità linguistiche; ci sono quindi verbi a valenza zero (piovere), monovalenti (vivere, correre), bivalenti (mangiare, telefonare),trivalenti (dare, portare)

  • Grammatica funzionale: descrizione della lingua a partire dalle sue funzioni, cioè dai suoi usi e scopi, per arrivare alle forme che esse esprimono.

  • Grammatica eclettica: ricorre a metodi diversi a seconda del fenomeno considerato, e li integrano in un’unica teoria.



Dalla grammatica alla riflessione linguistica

  • Riflessione linguistica: oggi troviamo questo termine e questa concezione della grammatica al centro della parte del Common European Framework dedicata alla competenza metalinguistica intesa come competenza che permette di riflettere consapevolmente sui meccanismi e sulle strutture della lingua; il termine appare relativamente pochi anni fa, in Italia è presente dai Programmi scolastici del 1979, al termine di un lungo percorso ideologico che ha messo in crisi la tradizionale concezione della grammatica di una lingua, tradizione dura a morire, in quanto risale a molti secoli fa ed è stata applicata per lunghissimo tempo all’insegnamento delle lingue. Dal ’700 ad oggi infatti in glottodidattica si è assistito all’alternarsi, al succedersi di momenti nei quali viene messa in primo piano l’analisi della lingua, ad altri momenti nei quali prevale il saper usare la lingua.



L’approccio formalistico

  • Il tipo di apprendimento delle lingue per imitazione o per immersione totale inizia a tramontare dal ‘700, quando le lingue moderne iniziano ad entrare a far parte dei curricoli scolastici: si comincia ad applicare all’insegnamento la metodologia che si era venuta a sviluppare per lo studio delle lingue classiche che, essendo morte, non potevano servire per la comunicazione, ma solo come esercizio mentale.

  • L’approccio formalistico è un tipo di approccio allo studio delle lingue che ha origini molto lontane nel tempo, ma alla base di questo approccio ci sono considerazioni e idee ancora applicate e sentite, tra le quali l’identificazione della lingua straniera con la sua forma scritta, e la convinzione che una lingua possa essere appresa tramite la spiegazione e la memorizzazione di informazioni sulla lingua stessa, piuttosto che tramite il suo uso e l’esercitazione in situazioni di comunicazione.



Grande influenza sul modo di affrontare lo studio delle lingue ebbero infatti gli studi linguistici grammaticali, culminati nel 17° secolo nella Grammaire Générale et Raisonnée dell’abbazia di Port-Royal.

  • Grande influenza sul modo di affrontare lo studio delle lingue ebbero infatti gli studi linguistici grammaticali, culminati nel 17° secolo nella Grammaire Générale et Raisonnée dell’abbazia di Port-Royal.

  • Questa grammatica era nata dall’idea illuministica che, attraverso la ragione, fosse possibile individuare delle categorie grammaticali universali per l’analisi delle lingue, categorie quindi “generali” e “ragionate”. Presupposto a questo progetto è il concetto che la lingua è una costruzione perfetta e logica: è invece l’uso della lingua da parte dei parlanti la principale fonte di deformazioni, corruzioni e deviazioni da un modello formale razionalmente senza difetti.

  • Ben presto si compie il passaggio di queste idee dalla linguistica al mondo dell’insegnamento: lo studio delle lingue assume due finalità: la prima diviene insegnare le regole formali del funzionamento della lingua da apprendere, quindi la sua grammatica, e nello stesso tempo esercitare le capacità logiche della mente, la seconda finalità è limitare nell’uso della lingua la presenza di deviazioni dalle regole e di cambiamenti, di varianti sociali, temporali, geografiche.



Il metodo grammaticale traduttivo

  • È basato sull’idea che la regola produca la lingua, quindi che una lingua può essere imparata, tramite un processo deduttivo, grazie allo studio e all’applicazione delle sue regole grammaticali.

  • Il programma di studio è costruito sull’analisi della struttura grammaticale, basata sulle categorie classiche: le parti del discorso, i tempi e i modi verbali.

  • Il sillabo è organizzato in lezioni, ognuna riguardante un aspetto grammaticale o sintattico della lingua. La progressione di studio parte generalmente dagli elementi grammaticali considerati più semplici, per procedere verso i più complessi, ed è per lo più decisa dall’insegnante, fulcro del metodo.



Le frasi e i testi da tradurre sono ideati in funzione delle regole grammaticali da applicare, e spesso suonano innaturali e non autentici, senza nessun legame con la lingua di uso corrente; dato che le stesse categorie vanno applicate a tutte le lingue, anche le analisi linguistiche non sono esenti da generalizzazioni improprie e forzature.

  • Le frasi e i testi da tradurre sono ideati in funzione delle regole grammaticali da applicare, e spesso suonano innaturali e non autentici, senza nessun legame con la lingua di uso corrente; dato che le stesse categorie vanno applicate a tutte le lingue, anche le analisi linguistiche non sono esenti da generalizzazioni improprie e forzature.

  • Per quanto nel periodo nel quale è stato elaborato, il metodo grammaticale– traduttivo avesse delle giustificazioni, tra le quali l’importante ruolo che aveva la comunicazione scritta, la scarsità di occasioni per viaggiare in paesi stranieri, l’identificazione dello studio formale delle lingue con un’attività fortemente cognitiva, oggi i suoi limiti risultano fin troppo evidenti.



Innanzitutto, il risultato generale di questo metodo è l’incapacità da parte dello studente di comprendere e parlare la lingua straniera studiata, per la scarsa, se non nulla, utilizzazione di essa in situazioni comunicative concrete, autentiche o realistiche.

  • Innanzitutto, il risultato generale di questo metodo è l’incapacità da parte dello studente di comprendere e parlare la lingua straniera studiata, per la scarsa, se non nulla, utilizzazione di essa in situazioni comunicative concrete, autentiche o realistiche.

  • Ma forse il difetto più evidente di questa impostazione è il fatto che centra il suo interesse sui prodotti linguistici, sulla grammatica, sulle regole passivamente memorizzate, lasciando in ombra tutto quanto concerne i processi cognitivi e linguistici che stanno alla base dell’acquisizione di una lingua.

  • In ogni caso, per quasi due secoli, dalla fine del ’700 alla metà del ’900, quelli elencati sopra sono stati i principi in nome dei quali si sono insegnate le lingue, fossero esse classiche o moderne: in Italia, ancora negli anni ’60, il metodo grammaticale – traduttivo era ampiamente usato.



Metodo diretto

  • Verso la fine dell’800 cominciarono a farsi sentire le prime reazioni all’impostazione formalistica nello studio delle lingue inizialmente negli Stati Uniti: arrivo di milioni di immigrati dall’Europa: il metodo formalistico non può funzionare.

  • Le reazioni più note vanno sotto il nome di Metodo Diretto, anche se sarebbe più corretto parlare di Approccio Diretto, dal quale sono scaturiti diversi Metodi Diretti, in auge fino agli anni ’40 del ’900.

  • la lingua straniera va presentata senza nessuna mediazione e senza usare la sua lingua materna

  • È in un approccio induttivo: parte dalla lingua vista globalmente, per arrivare solo in un secondo tempo alle regole, all’analisi. Alla base c’è la convinzione che il processo di apprendimento di una lingua straniera può e deve ricalcare quello già compiuto per l’acquisizione della lingua materna durante la prima infanzia, processo che naturalmente procede dall’uso all’analisi.



L’allievo è al centro dell’attività didattica: egli va immerso nella lingua straniera, al fine di ricreare intorno a lui le condizioni nelle quali ha acquisito la lingua materna: la lingua straniera viene quindi appresa per contatto con l’ambiente nel quale la si parla, o praticandola in classe, attraverso la conversazione con l’insegnante.

  • L’allievo è al centro dell’attività didattica: egli va immerso nella lingua straniera, al fine di ricreare intorno a lui le condizioni nelle quali ha acquisito la lingua materna: la lingua straniera viene quindi appresa per contatto con l’ambiente nel quale la si parla, o praticandola in classe, attraverso la conversazione con l’insegnante.

  • La lingua viene appresa principalmente per imitazione dei modelli proposti dall’insegnante, che risveglia e sfrutta lo spirito imitativo che caratterizza principalmente l’infanzia, e che si serve di immagini, gesti, drammatizzazioni, oggetti per chiarire i significati nuovi e i nuovi concetti; la lingua proposta è quasi esclusivamente orale: solo in una fase successiva si affrontano le abilità linguistiche scritte.

  • Il concetto di processo induttivo è esteso alla grammatica e agli aspetti culturali legati allo studio di una lingua straniera; non c’è spazio per le spiegazioni esplicite dei meccanismi formali di funzionamento della lingua: la grammatica viene scoperta ed acquisita induttivamente dagli studenti, attraverso i materiali linguistici con i quali entrano in contatto; su richiesta, eventuali spiegazioni grammaticali vanno fornite in lingua straniera.



Deduttivo o induttivo?

  • È auspicabile una mediazione tra le due posizioni, e i due approcci possono essere utilmente integrati:.

  • Il Quadro Comune Europeo cita ambedue i metodi, ma nelle indicazioni prevale quello induttivo.



TECNICHE DIDATTICHE PER LA RIFLESSIONE LINGUISTICA





OSSERVA ALCUNE FUNZIONI COMUNICATIVE TRA LE PIÙ DIFFUSE NEI MANUALI DI ITALIANO PER STRANIERI.

  • OSSERVA ALCUNE FUNZIONI COMUNICATIVE TRA LE PIÙ DIFFUSE NEI MANUALI DI ITALIANO PER STRANIERI.

  • INTERPELLARE UNA PERSONA

  • DARE UN CONSIGLIO

  • CHIEDERE IL PERMESSO

  • QUALI SONO LE STRUTTURE GRAMMATICALI TIPICHE CHE PRESUPPONGONO? (limitatevi al sistema verbale)









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