Greci italiani stessa faccia stessa razza



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GRECI ITALIANI STESSA FACCIA STESSA RAZZA
Tutti abbiamo sentito o ripetuto almeno una volta questa frase, a dimostrazione del fatto che i due popoli si assomigliano fra di loro. Anche molti di noi hanno sentito diverse storie di emigrati, Greci e Italiani in cui sempre uno prendeva la parte dell'altro. Per esempio, quando un Greco bisticciava con un altro straniero, non Italiano, subito correva in suo soccorso. Lo stesso faceva il Greco verso l'Italiano. Durante la seconda guerra mondiale, come sappiamo gli Italiani erano invasori insieme ai Tedeschi. Però quando l'Italia è passata dalla parte degli alleati ed è cominciata la caccia dei militari Italiani da parte dei Tedeschi, migliaia sono stati salvati dai Greci, i quali molte volte hanno rischiato la loro vita per riuscire in questo.

Gli Italiani amano le tre grandi civiltà che si sono sviluppate nel loro paese, Etrusca, Romana e Rinascimentale. Queste tre civiltà sono in diretto rapporto con la civiltà Greca antica. Le manifestazioni artistiche estive in Italia si realizzano in esclusiva, nei luoghi archeologici lasciati dagli antichi Greci. L'alto e millenario livello civile dei due popoli , ma anche le affinità umane dei caratteri dei due, spiegano in parte questo comportamento, ma non è soltanto questo ad unire i due popoli.

L'inizio di questa lunga evoluzione non si può definire con precisione, ma si pone all'incirca attorno a 9000..10000 a.c. Gli uomini di fatto sociali per natura, sin dall' inizio della loro presenza sul pianeta, hanno creato rapporti umani e scambi di prodotti per i loro bisogni. Questi scambi avvenivano per terra e per mare. Questo certo era valido per tutti in tutto il mondo, come era valido per gli abitanti dell'Egeo ai quali ci riferiremo dettagliatamente, L'odierna zona che chiamiamo Egeo, comprende più di tre mila isole, prima era unita con le coste dell'Asia minore e con la terra ferma della Grecia e si chiamava Eghiis Αιγηίς zona. Qui bisogna riferire cosa scrive per l'Egiida, nella prima pagina del primo volume la Storia della nazione Ellenica ( edizioni Atene): 140.000.000 di anni fa, all'inizio dell'epoca critidica un gigantesco orogenetico movimento ha creato una catena di monti che si chiama ( Pelagonikì) che comprende la Macedonia, l'Olimpo, l'Eubea settentrionale e infine l'Attica e le isole Cicladi. Prima di 35.000.000 di anni si è creata la catena di montagne di Pindos. All'inizio del Miocene un altro sconvolgimento tettonico solleva il fondo e spuntano sulla superficie delle acque la maggior parte della Grecia orientale e occidentale. Cosi emerge dalla profondità del mare la Αιγηίς come unica e particolare massa terreste, che copre all'incirca l'odierno spazio Ellenico, dall'Ionio fino all'Assia Minore. 18.000.000 di anni fa la EGHIIS era costituita da alte catene di montagna ma anche da laghi interni. Affondando parte della terra ferma, le acque dei laghi penetravano nell'eghiida zona . Durante il pliocene, prima di 12.000.000 di anni fino a 200.000 anni, si formavano grandi laghi; il più grande si forma nell'odierno mare di Kreta fra Creta e Peloponneso. Nel periodo glaciale ( 200.000 fino a 10.000 a.c.) e prima ancora della fine del periodo si è costituita la definitiva forma della ΑΙΓΙΙΔΑ zona. Con lo scioglimento dei ghiacciai si è innalzato di molto il livello delle acque sia dell'oceano Atlantico e del mar nero. Con l'apertura dello stretto di Gibilterra e dello stretto di Dardanelli, enormi quantità d'acqua sono penetrate nel Mediterraneo, del quale hanno innalzato il suo ivello di circa 200 metri, e cosi la maggior parte della zona dell'Egeo è stata coperta dal mare, lasciando però scoperte le catene di montagne, le quali hanno formato le isole dell'Egeo. Dopo l'apertura dello stretto di Gibilterra che, secondo alcuni antichi scrittori come Dionisios Alikarnasefs, credono che si tratti di uno dei grandi lavori tecnici di Eracle, e l'apertura dello stretto di Dardanelli la (Αιγιίδα ) ha preso la forma di oggi.

Secondo la mitologia, questi grandi cambiamenti geologici coincidono con il cataclisma di Deucalione. Gli antichi scrittori Greci riferiscono che in Grecia sono successi tre cataclismi di Dardano, di Oghigo e di Deucalione.

Secondo la mitologia, Giove ha deciso di far scomparire gli uomini perchè erano irrispettosi, cattivi, inumani, facevano frequentemente guerre e non avevano niente di buono da mostrare e cosi li ha puniti con un grande cataclisma. Ha distinto, però, fra tutti Deucalione e sua moglie Pira, i quali erano virtuosi, buoni e pacifici. Volendoli salvare ha mandato Mercurio ad avvisarli per il conseguente cataclisma e li ha detto di costruire una nave per la loro salvezza. Il cataclisma è durato 9 giorni e 9 noti. La nave, secondo alcuni si è arenata sul monte Taìgheto e secondo altri sul monte Parnaso.

Il decimo giorno uscendo dalla nave si sono accorti che tutto era stato coperto dalle acque e dal fango ma anche che erano rimasti da soli, e cosi hanno pregato Giove di creare altri uomini. Giove gli ha detto di prendere delle pietre e buttarle dietro di loro. Dalle pietre che buttava Deucalione spuntavano dal fango uomini e dalle pietre di Pira donne. Siccome la pietra si chiamava Là la folla degli uomini si è chiamata Λαός cioè popolo.

Contemporanei ricercatori e studiosi hanno posto questi grandi cambiamenti geologici intorno al 10.500 a.c. Esistono archeologi come Renfri, che sostengono e collocano l'inizio della civiltà attorno al 9000..10000 a.c. La guida turistica della Sicilia riferisce che ,in Sicilia esistono reperti archeologici che testimoniano la presenza dei Greci sin dal 6000 a.c. Ultimamente dal programma Voyager della RAI 2 è stato reso noto, che nella zona della Calabria sono stati trovati statuette di terra non cotta e altri utensili, che sono stati datati intorno al 9000 a.c. E che sono stati costruiti da Pelasgi.

Gli uomini , abituati a scambi per via terra, dovevano trovare modi per gli scambi via mare e quindi hanno incominciato a costruire delle imbarcazioni. All'inizio si trattava di semplici zattere o barche come quelle del villaggio lacustre di Kastorià. Queste costruzioni erano adatte solo per laghi e non per affrontare le condizioni meteorologiche di un mare aperto e agitato come l'Egeo e attraversare grandi distanze. Cosi gli uomini delle zona dell'Egeo sono stati costretti a costruire imbarcazioni più grandi e resistenti. Testimonianze per una navigazione organizzata abbiamo dai resti archeologici ritrovati nello spileo di Frahti nell'isoletta di Ermionida; si tratta di utensili di pietra che gli esperti hanno collocato a circa 11.000 anni fa. È stato notato ancora che le pietre usate per i suddetti utensili non appartenevano alla stessa isoletta, ma erano state portate dall'isola di Milo. Questo dimostra che i nostri antenati avevano la possibilità di attraversare decine di miglia sin da allora con navi capaci di trasportare enormi carichi di persone e cose.

Sia dalle isole dell'Egeo che dalla terra ferma della Grecia gli uomini sono stati grandiosi, creando civiltà incomparabili; hanno scoperto le lettere e hanno creato una lingua perfetta, la madre di tutte le lingue del mondo occidentale, la lingua Ellenica. Dalla raccolta del cibo sono passati alla produzione dopo avere scoperto la coltivazione di semi e piante. Cosi hanno incominciato a coltivare legumi, cereali e diversi alberi fruttiferi come l'ulivo, le viti ecc. Dalla caccia di animali sono passati all'allevamento di alcuni animali come cavalli, bovini e caprini ecc.

Svilupparono le arti, la tecnologia e le scienze; queste civiltà hanno tenuto un cammino evolutivo giungendo ad un livello di perfezione che ammiriamo ancora oggi e ammireremo per sempre. La prima civiltà si considera quella Miniaca, e seguono le civiltà Minoica, Cicladica, Micenea per arrivare dopo al vertice delle possibilità umane, alla civiltà Arcaica e all'antica civiltà Greca del periodo Classico, Ellenistico e Romano.



La civiltà Miniaca è cominciata a svilupparsi in Grecia in un epoca imprecisata ma che tutti gli indirizzi ci fanno credere che è cominciata attorno ai 10.000 a.c e forse ancora prima. Riferimenti per questo popolo abbiamo nell'Iliade dove Omero parla per la discendenza di Achille. Già nella mitologia con le avventure degli Argonauti, viene riferito chiaramente la presenza dei Minii nella epoca di Eracle autore di grandi opere che come riferiscono molti autori antichi in sostanza erano opere dei Minii. Le fatiche di Eracle non sono altro che le grandi opere tecnologiche dai Minii al vertice della loro civiltà. La storia delle provenienza dei Minii si perde nel fondo degli anni. Strabone riferisce che, da Orcomenò ( Arcadia) i Minii arrivarono al golfo di Volo e fondarono Iolkò la quale si identifica co un villaggio preistorico Dimini, e questa, secondo ricerche archeologiche, è avvenuto nel quinto millennio a.c. Antichi storici considerano i Minii stirpe Eolica, discendenti di Eolo, figlio di Ellina nipote di Deucalione.

Il professore di archeologia dell'Università di Atene Theodoros Spiropulos in una intervista al filologo storico Antonio Antonako ( pubblicato nella rivista Athinorama) riferisce che esisteva in Grecia una grande civiltà prima di quella Micenea. Il capitolo culminante di questa civiltà nascosta è stato la scoperta della sua culla, cioè Lakedemona che Spiropulos ha portato alla luce nel periodo in cui si trovava nell'odierna Sparti, come sovraintendente della zona archeologica. Sempre, secondo il professore Spiropulos, i grandi ricercatori della nostra civiltà preistorica, come Sliman, Marinato e altri che hanno scoperto la Kreta Minoica, cioè la civiltà Minoica e la civiltà Cicladica di Thira, odierna isola di Santorini, che prima dell'eruzione del vulcano era il centro della civiltà preistorica delle isole Cicladi, la civiltà dei Faraoni di Egitto non hanno capito che in realtà si sono trovati davanti a grandiose opere delle civiltà Miniaca, come il grandioso palazzo di Cnossò e di Festò. Meravigliosi reperti dell'importante civiltà Cicladica sono stati trovati nella zona del promontorio di Thira. Qui l'indimenticabile archeologo Marinatos ha portato alla luce un'intera città che era coperta dalla lava del vulcano di Thira ( Santorini). Fra i resti scoperti ci sono affreschi bellissimi, edifici a tre piani con installazioni idrauliche, fognature, /bagni con vasche e lavelli. Secondo sempre il prof. Spiropulos, la civiltà di Egitto, nell'epoca dei faraoni, sono opere dei Minii; allora sono state costruite la grande piramide di Heopo e la Sfinge. Tutte queste civiltà del Mediterraneo e di Troia hanno le stesse caratteristiche della metallurgia, dell'idraulica, la conoscenza della scrittura, della tecnica navale e delle grandi costruzioni megalitiche come i muri ciclopici, i Palazzi, le piramidi, lavori che presupponevano conoscenze della geometria e della matematica. Conosciamo il periodo in cui sono finiti questi enormi lavori, ma non si conosce quando siano cominciati, quando abbiano acquisito tutte quelle cognizioni, le quali hanno dato la possibilità ai Greci di arrivare a tanto. Una delle grandi opere è stato il prosciugamento del lago di Kopaida. La pianura di Kopaida che si trova vicino a Tibe ( Θήβα) era lago e palude. Nel 3000 a.c circa sono stati realizzati i grandi lavori di fognature per il prosciugamento della zona, che ancora esistono nella zona tra Larimna e Glà. Vicino alla piramide Ellinikò ( provincia di argolida) esiste una costruzione a forma di piramide di cui manca la parte alta, della quale non conosciamo né l'uso né la data della sua costruzione. Li si trova anche la miracolosa chiesetta ( della sorgente della vita), costruita dentro una grotta scavata artificialmente, dove sono stati trovati lavori idraulici come una siringa per il raccoglimento delle acque , tutto questo era dovuto ai Minii. Altri riferimenti da scrittori Greci abbiamo per etnie Pelasgiche, come Tilevoi, Leleghi, Molopi che controllavano con le loro navi tutto il Mediterraneo. Questi popoli della zona di Egiida, per natura curiosi e navigatori ma anche per bisogno, dal momento che la popolazione aumentava talmente che la terra coltivabile non bastava per coprire il loro fabbisogno, emigravano in zone poco popolate e molto più fertili delle loro. Kolin Renfri, uno dei più grandi e contemporanei archeologi, nel suo libro... “Archeologia e lingua....” dove cerca per la lingua Indoeuropea e la razza Indoeuropea riferisce: dobbiamo basarci su fatti culturali come l'inizio della coltivazione agricola, per trovare il popolo che si nasconde dietro la lingua comune Indoeuropea.”

Nella grotta Fracthis si sono trovati dei cereali che datano molte migliaia di anni prima. Oggi possiamo dire, con abbastanza certezza, che i primi agricoltori d'Europa sono vissuti in Grecia nel 7000 anni a.c. Questi avevano una economia mista basata sulla coltivazione del frumento, piselli e avena. Allevavano pecore e capre e un po' di suini e bovini. L'esistenza di questa economia mista è dimostrata dai ritrovamenti nelle zone di Magula, Knossò, Nea Nicomidia Frachti ecc. Il professore Renfri quindi conclude che i primi coltivatori partendo dalla sponde dell'Assia Minore, dalle isole dell'Egeo e dalla terra ferma Greca si sono spersi in tutta l'Europa sin da 9000 10000 a.c.

Nella zona di Poros, villaggio di Cefalonia, in una grotta chiamata Dracospilià, nel 2006 sono stati fatti dei scavi archeologici che hanno portato alla luce dei semi di frumento coltivato. Questi semi con diversi e moderni metodi di misurazione sono stati datati intorno ai 7000 a.c.

Un altro elemento che ci aiuterà a capire che gli antichi Greci avevano sviluppato un civiltà imparagonabile è il fatto che avevano acquisito tali conoscenze di astronomia, meteorologia, nautica e navigazione, che hanno permesso loro di avere una grande flotta che controllava tutto il Mediterraneo. Questa flotta poteva attraversare lo stretto di Gibilterra e arrivare fino alle isole Baleari ( Inghilterra e Islanda) per comprare resina fossile e alla civiltà Minoica e agli abitanti di Kreta distrutti nel 1800 a.c dall'eruzione del vulcano di Thira, Omero fa riferimento nell'Iliade. Quindi la guerra di Troia è avvenuta almeno nel 2000 a.c. Il professore di matematica e Astronomia Stamatis, basandosi su dati astronomici dell'Iliade conclude che la guerra di Troia è avvenuta nel 3200 a.c.

Omero riferisce che Agamemnone dopo la fine della guerra aveva deciso di andare in Egitto. Prima però si era fermato all'isola di Faros. Quest'ultima distava 10 ore di navigazione dall'Egitto, quindi con una velocità media di navigazione di 7 miglia all'ora, in 10 ore poteva percorrere circa 70 miglia. La distanza quindi dell'isola di Faros dalla coste dell'Egitto era a quell'epoca, circa 70 miglia. Il professore, perciò, conoscendo che il Nilo di continuo deposita detriti fluviali, calcolò che ci sono voluti 5000 anni per unirsi l'isola di Faro con l'Egitto come è oggi Questo significa che la guerra di Troia è avvenuta nel 3000 a.c all'incirca e quindi nella stessa epoca avveniva il passaggio dei Greci e dei Troiani in Italia.

Pertanto, secondo ricerche di studiosi Italiani specialisti nello studio di forti fenomeni geologici, dobbiamo spostare la data della distruzione della civiltà Minoica intorno a 9000 a.c.

Questi studiosi hanno fatto diverse ricerche sulle coste del Mediterraneo orientale e hanno trovato segni che testimoniano onde di maremoto dovute all'affondamento di una grande parte della Sicilia nordorientale in seguito all'eruzione del vulcano Etna; anche queste ricerche sono state datate intorno al 9000 a.c. Gli stessi ricercatori sostengono che l'eruzione del vulcano di Thira non ha provocato trasformazioni geologiche nella zona, dunque è sbagliato dire che sia responsabile della fine della civiltà Minoica. Secondo quest'ultima tesi, le prime colonizzazioni nella penisola Italica sono avvenute 11000 anni fa. Questa tesi rafforza quanto già detto, cioè la separazione della Sicilia dalla terra ferma in epoca di Eolo e dai reperti della Calabria, utensili e statuette votive di creta del 9000 anni a.c.

Tutto questo guida il nostro pensiero in riferimento agli anni. Liberiamoci dai vincoli cronologici e dalle limitazioni dell’ archeologia e lasciamo il nostro cervello libero di provare i sentimenti che la mitologia Greca e la letteratura classica greca ci offre. Quanto è riferito in forma di favole nella mitologia non è assurdo, non è lontano dalla realtà, non è favola. Si tratta di storia, si descrivono fatti i quali sono avvenuti in epoche molto remote. I nostri antenati hanno usato un certo modo di narrazione per tramandare più facilmente la storia ai posteri da generazione a generazione. La mitologia è una grande fonte di conoscenza. Anche la lingua greca è un' enorme fonte di di sapere, perché le parole contengono storia, civiltà, modi di vivere. Questo perchè è l'unica lingua non convenzionale; cioè è la sola lingua che non dà nomi astratti alle cose, ma usa parole che descrivono con precisione le caratteristiche e le proprietà dell'oggetto a cui si riferiscono. ( molte parole usate dai nostri antenati e che sono chiamate originarie, primitive descrivono fatti storici. Giropùlu).

La mitologia Greca e in particolare le guerre pluriennali degli Dei contro i Giganti e i Titani che tenevano gli uomini prigionieri nella loro stessa natura selvaggia, hanno avuto luogo in Grecia ma anche fuori di essa come nel Kaucaso e in Italia.

L'antichissimo rapporto tra la Grecia e l'Italia incomincia dall'epoca di Giove. Giove per imporre e stabilizzare il suo potere e per civilizzare il genere umano, doveva vincere per sempre sulle forze terrestre le quali erano selvagge e incivili., cioè i Giganti, figli di terra – ΓΑΙΑ.Questa grande battaglia, gigantomachia è avvenuta in Italia nella Campania ( nelle zone di Cuma e Vesuvio) cioè nella zona flegrea. Cosi incomincia la civilizzazione degli uomini. Non si conosce ancora con precisione l'epoca, ma molti contemporanei ricercatori la collocano prima del grande diluvio di Deucalione cioè nel 10500 a.c. Fra l'altro Giove lanciava lampi contro il Gigante Tifona. Questi è scappato in Sicilia e si è buttato in mare per spegnere le fiamme che bruciavano il suo corpo; allora Giove, secondo la mitologia, gli ha buttato addosso il monte Etna, e poiché Tifona, vi giace supino soffiando le fiamme, fa tremare spesso l'isola cercando di ribaltare il peso.

La Sicilia sin dall'antichissima età era al centro dell'interesse dei popoli del mediterraneo orientale, cioè della Grecia e delle coste della Asia Minore. Prima in Sicilia e dopo in Calabria era intensa la presenza dei miti che si riferivano agli Dei e semidei, Ninfe, Sirene ecc. A questo punto è giusto riportare alcuni personaggi della mitologia:

ΕΧΙΝΑΙΣ ( exinais), ninfa della Sicilia, ha amato il pastore Dafni figlio di Mercurio. Il ciclope Polifemo che, a sua volta amava la ninfa, ha accecato Dafni.

ΕΓΝΑΤΙΑ ( Ignatia), ninfa dell'Italia, da questa ha preso il nome la città della Puglia Ignazia. Era adorata come dea e quando facevano sacrifici in suo onore, si accendeva automaticamente il fuoco.

ΦΟΡΚΙΣ.( Forkis) era figlio del mare e della terra, re della Sardegna e della Corsica.

Le Sirene erano figlie di Aheloo e della Kalliope o di Melpomeni. All'inizio erano vergini, belle e compagne di Persefone in Sicilia Demetra le ha trasformate in mostri con la faccia da donna. Dopo di questo le sirene si sono buttate in mare e secondo alcuni sono spuntate vicino il promontorio di Palermo in Sicilia o sulle coste Tirreniche in Italia, dove tre estremità presero il nome Sirinusses. Napoli prima aveva il nome di Partenopea dalla sirena Partenope. Ancora il mito dice che Partenope era molto bella, molti cercavano di violentarla e per non sopportare altra violenza, ha tagliato i suoi capelli, è fuggita in Campania dove è morta. I campani l'hanno onorata, hanno costruito una tomba e l'hanno chiamata pietra della Sirena. Qui c'è un problema cronologico. Sicuramente le Sirene sono figure mitologiche. Ulisse è un personaggio storico vissuto in una precisa epoca. Omero, come sappiamo, descrive l'incontro di Ulisse con le sirene, e per questo c'è una risposta. Da sempre, come oggi, i poeti si servono di presenze mitologiche nei loro poemi e cosi ha fatto anche Omero.

Si crede che la presenza dei Greci in Italia è incominciata nell'epoca storica, nell'800 a.c circa, con coloni di Calchida da Puma a sud di Eubea i quali hanno costruito l'odierna Cuma a sud di Roma; la colonizzazione dei Greci è durata fino alla fine degli anni classici. Questo colonialismo di massa riguarda l'Italia da Roma in giù, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. A tutte queste zone i greci e i romani diedero il nome di Magna Grecia, non tanto per il lato culturale ma per la prevalenza aritmetica degli abitanti rispetto la madre Grecia. Ricorrendo, però, agli antichi scrittori come Pausania, Strabone, Diodoro Siceliota, Plutarco ecc. ma anche a scrittori Latini, possiamo vedere che una grande colonizzazione, forse più grande di quella degli anni classici, è avvenuta nel grande periodo di tempo, prima, durante e dopo la guerra di Troia

La presenza dei popoli del Mediterraneo orientale, come dalle coste dell'Asia Minore, isole del Egeo, Kreta, Cipro e Grecia peninsulare, era incominciata forse anche dal decimo millennio a.c. Questo risulta anche dalla ricerca dell'archeologo Kolin Renfri nelle sua opera ( Archeologia e lingua Indoeuropei), dove viene alla conclusione che la civiltà è incominciata dall'Egeo per allargarsi ad ondate al mondo di allora. I popoli che per primi hanno incominciato ad avere contatti commerciali e a costruire colonie, sono stati i Pelasgi e altre etnie Pelasgiche come Lelegi,Tilevoi, Minii, Minoites, Micenei, Dorii, Ahei, Ioni ecc. Prima della guerra di Troia la mitologia fa riferimento a Eracle, agli Argonauti, a Giano, a Evandro ed altri.

Strabone e Pausania ci parlano di una razza umana che ha abitato nel centro del Peloponneso, in Arcadia. Questa zona è montuosa con poche pianure per coltivazioni e produzione di beni per coprire il fabbisogno degli abitanti; questi erano i Pelasgi, che hanno preso il nome dal loro re Pelasgò. Questi è stato il primo re che ha cercato di civilizzarli; ha insegnato loro a costruire capanne, escendo cosi dalle grotte, cucire indumenti dalle pelli dei cervi, usare il fuoco per cucinare il cibo e altro. Dopo di questo ha regnato Licaon e Dopo Arkas dal quale hanno preso il nome di Arcadi. Dalla montuosa Arkadia sono incominciate le prime colonizzazioni e i primi riferimenti di civiltà.

Incominciamo la ricerca cronologica e geografica della presenza dei Proto greci dalla più grande isola del Mediterraneo, la Sicilia. Il primo nome della Sicilia era Trinacria che significa che l'isola aveva tre punte. I greci quindi, prima ancora che l'isola si chiamasse Sicania dai Sicani, erano stati già ivi e avevano fatto la circumnavigazione, conoscendo cosi il disegno dell'isola. Il nome odierno dell'isola è dovuto agli ultimi abitanti i Siculi.

Diodoro Siceliota nel suo 5° libro scrive che i Sichelì hanno preso la tradizione dagli antenati, che si tramanta di generazione in generazione, cioè che la Sicilia era sin dall'inizio l'isola della dea Demetra e della sua figlia Persefone. Si dice anche che la rapina di Persefone da parte del re degli inferi Plutone, è avvenuta nei campi della zona di Etna. Scrive sempre Siceliota che i primi abitanti dell'isola sono stati i Sicani. Sapendo che, quasi sempre, gli uomini quando lasciano le estie dei loro padri per trasferirsi in altri luoghi, portano insieme a loro le usanze, possiamo asserire dunque che, la tradizione di Demetra e di Persefone l'hanno portata i greci, che già conoscevano la coltivazione dei cereali, e hanno continuato a onorare anche li Demetra la dea dell'agricoltura. In Sicilia i Greci hanno insegnato agli indigeni la coltivazione della terra, e cosi anche quest'ultimi hanno incominciato ad onorare Demetra.

Come sappiamo dalla mitologia e dall'Odissea, in Sicilia viveva il Ciclope Polifemo, il quale era figlio di Nettuno ed Europa o di Elato e della ninfa Stilvi. Polifemo amava la ninfa Galatia, figlia di Nireo e di Dorida. Riferimento a Ciclopi si fa nell’ Odissia, quando, dopo la guera di Troia, Ulisse ed i suoi uomini sbarcano nell' isola di Sicilia.

Completando con la mitologia Greca, diciamo ancora che la mitologia è tradizione, è racconto orale e forse anche scritto delle trasformazioni, fenomeni geologici, azioni umane le quali hanno segnato il cammino evolutivo del genere umano.

Passiamo adesso alla presentazione di fatti ed azioni tramandati attraverso la scrittura, cioè alla preistoria e alla storia. A questo punto, però, devo una spiegazione, quando sopra ho scritto.... forse anche racconto scritto..., e un dato di fatto che in Grecia esisteva la scrittura già da 7000 anni a.c. circa. Questo risulta da resti archeologici. come la targa del villaggio lagunare preistorico di Castorià, della isola di Ghiaro e altri resti da villaggi preistorici come Dimini, Sesclo e.c. Esiste la scrittura lineare A e B e la scrittura del disco di Festò. Anche se non sono stati trovati testi scritti, questo non significa che sicuramente non esistevano, ma il piu probabile e che si sono distrutti perché il materiale usato logorabile.

Incominciando sempre dalla Sicilia e andando verso l' Italia settentrionale, incontriamo riferimenti per fondatori, re colonizzatori eroi, luoghi e popoli con nomi che parlano della Grecia e dei Greci o ancor meglio dei proto Greci La guida turistica della Sicilia fa riferimento a resti archeologici i quali affermano l'antichissima presenza dei proto greci in Italia. I popoli che hanno abitato la Sicilia negli anni preistorici erano: Sicani, Siculi ed Elimi. Iprimi a colonizzare la Sicilia migliaia di anni prima di Ulisse è stato Erice il quale era nipote di Laomedonte re della Arcadia, che aveva colonizzato la parte occidentale dellA Sicilia, il quale ha fondato l'omonima città che ancora oggi si chiama Erice. Laomedonte era figlio di Ilo e nipote di Troia. Tutti questi erano discendenti di Dardano che fu uno dei più antichi re dell'Arcadia. In quell'epoca c'era la presenza di Eracle in Sicilia.

Eracle figlio di Giove e di Alkmini, semidio, rappresentava il bello e il bene, il difficile modo per arrivare a livelli superiori di morale fino all'apoteosi dell'uomo. Eracle, ritornando dall'oceano Atlantico con i buoi di Girione, compiendo una delle sue fatiche, costruì la città di Tartissò in Portogallo dove costruì le omonime colonne. Alcuni dicono che fù allora che aprì lo stretto di Gibilterra unendo cosi il Mediterraneo con l'Atlantico.

Dionissios Alikarnasso scrive che alcuni descrivono molto diversamente le spedizioni di Eracle: ha riunito la flotta in Kreta dove ha ucciso tutte le bestie feroci. Dopo è passato in Libia ha ucciso Anteo e tutte le bestie e ha costruito una città con cento entrate. Va poi in Egitto e uccide Vusiri, perché qest'ultimo uccideva tutti gli stranieri che passavano dall' Egitto, continuando va in Eritia, l’odierno Marocco.. nell'Atlantico, uccide Girione e li prende i buoi e attraverso la penisola Iberica passa nella Celtica, odierna Francia, dove ha fondato la città di Alissia.

In sostanza Eracle voleva rovesciare tutti i governi tirannici, insediati dagli esponenti locali contro la volontà del governo centrale che allora si trovava ad Argos, sotto il controllo di Evristea, il quale era incaricato ad eseguire gli ordini del centro di DELFI, e insidiare regimi legali, i quali avrebbero ristabilito cosi la legalità e la giustizia sociale. Attraversando le Alpi, ha aperto strade larghe per poter passare gli animali e i carri ed è sceso fino al colle Palatino, dove è stato ospitato da Kako e da Pitako. Ha combattuto contro i Ligi nella zona di Liguria, e li ha vinti. Ha lasciato due figli, uno dei quali Palanta ha avuto dalla figlia di Evandro, e l'altro Latino da madre nordica. Attraversando la penisola Italica, ha combattuto contro i Giganti nella pianura Flegrea, ha scavato il lago Aorno, ha costruito la strada Eraclea, infine è passato in Sicilia. Ha combattuto contro i Sicani ei loro generali, i quali avevano tutti nomi Greci come Lefkaspis, Pediokratis, Vufotis, Gangeasò Kigeos e Kritidas. Insediava sui troni re umani, governi saggi, modi di vita civili e umani. Costruì città in zone deserte, deviò fiumi, ha costruito ponti, strade fra montagne impervie e ha fatto di tutto, per poter tutti avere accesso sulla terra ferma e in mare.

Il nipote di Eracle Iolaos è arrivato in Sardò, odierna Sardegna, ha fondato cosi la prima colonia Greca in generale. Gli archeologi hanno trovato solo dei resti fenici e per questo non hanno riferito ufficialmente per la prima colonia greca. Si pensa quindi, che i Greci lasciati da Iolao erano pochi e lontano dalla loro patria sono stati assorbiti dagli indigeni. Nella stessa epoca Eolo colonizzava le isole Eoliche. Il primo Eolo era figlio di Ellinos il quale era figlio di Defcaliona, il secondo era figlio di Ippotos e il terzo di Armi figlia del secondo Eolo. Armi e rimasta incinta ed ha partorito Viotò ed il terzo Eolo. Il padre di Armi la ha cacciata e la ha affidata a un certo Metapontio che andando in Italia la ha portata con se e ha fondato la città di Metapontio. La Armi ha partorito i suoi due figli, i quali diventando grandi sono andati via. Viotos è tornato in Grecia da suo nonno, Eolo con una flotta e molte persone è approdato nelle isole nord della Sicilia abitandole e dando il nome Eolie. Qui regnava Liparo figlio di Ausonos re d'Italia, e da questi la più grande isola prese il nome Lipari.

Quest'ultimo era tropo vecchio e aveva una figlia che ha sposato Eolo il quale è diventato re delle isole; era buono, filantropo, rispettoso, ospitale e grande conoscitore della astrologia, dell'arte navale e dell'uso delle vele ed grande conoscitore dei venti, avendo la possibilità di prevederli. Dopo la sua morte, hanno regnato i suoi figli, Astioco a Lipari.

Iocasto è passato in Italia e ha fondato la città di Reggio. Si dice che allora un grande terremoto ha separato la Sicilia dall'Italia. In Sicilia abbiamo avuto la presenza di Dedalo. Dedalo Ateniese, figlio di Eupalamo, è vissuto ad Atene all'epoca di Egea, ed era scultore e meccanico. Perseguitato per l'uccisione del nipote Taro è fuggito a Kreta da Minoa, vivendo nel palazzo di Knossò.

Si dice che lui ha costruito il labirinto, il Talo cioè un gigantesco robot il quale percorreva 4 volte l'isola al giorno facendo da guardia. Quando vedeva navi straniere avvicinarsi o buttava contro di loro gigantesche pietre o le incendiava con un’arma che emanava grandi fiamme. Si dice ancora che aveva costruito una bella mucca dentro la quale si è nascosta Pasifai, moglie di Minoa, perchè voleva unirsi sessualmente con un belissimo toro, che aveva regalato Posidone a Minoa. Da questa unione è nato il Minotauro

Quando però Minoa non lo voleva più, Dedalo ha costruito una nave ed è andato in Sardegna, e poi è passato a Cuma che si trova sotto Roma e li ha costruito una città Iulia, e dopo è passato in Sicilia. È sbarcato in una costa, al Sud della Sicilia che forse è Porto Palo Menfi Agrigento. Li regnava Kokalos che l'ha ricevuto bene e l'ospitava nel suo palazzo. Li Dedalos ha fatto molti lavori tecnici ed ha costruito l'Acropoli di Agrigento, dove Kokalo ha portato il suo regno ed i suoi tesori. Nella città di Megarida ha costruito un ponte. Uno dei suoi figli Iapige ha preso molti Epiì ( popolo dell'Ilide) ed Arcadi ed è passato in Italia e la zona è stata chiamata Iapigia.

Minoe è andato con un esercito in Sicilia per catturare Dedalo. È stato ospitato da Kokalo, Però dopo un periodo di tempo Kokalo l'ha ammazzato, facendolo fare il bagno con acqua bollente. Il suo esercito è rimasto in Sicilia ed una parte di loro, dopo molto tempo, è passato in Italia del Sud ed ha costruito la città di Taranto.

I popoli che abitavano in Sicilia, nelli anni preistorici, erano Sicani, Siculi ed Elimi.

Andando via dalla Sicilia passiamo nell'Italia del sud, cioè Calabria, in Puglia, e in Campania. Anche quì la bibliografia Greca e Latina ci dice che la presenza dei proto Greci era massiva e catalitica per la civilizzazione degli autoctoni della zona. Questi popoli erano Ausoni, Peuchezii, Dauni. Messapi, Iapigi e Samniti. Per questa zona, per i nomi dei territori, dei popoli e dei fondatori delle città,ci riferisce molto Strabone nella sua opera geohgrafica.

Da Dionisi Alikarnaseus, abbiamo appreso che Porcio Catone, il quale ha scritto dettagliatamente l'albero genealogico delle città Italiane, e Gaio Sempronio dicono che, tutti i popoli sopra nominati erano Greci da Ahaia e sono arrivati in Italia molti secoli prima della guerra di Troia. lui stesso dice che devono essere di Arcadia. Questi ultimi per primi hanno attraversato Adriatico con a capo Inotro, figlio di Licaonos, quinto figlio dopo Foronea ed Axiò, i quali erano i primi re di Peloponneso.

Licaon era il secondo re di Arcadia dopo Pelasgò. Inotro ha costruito una grande flotta e insieme a suo figlio Peuchezio e con molti abitanti di Arcadia sono passati in Italia. Peuchezio è sbarcato sopra il promontorio di Iapigia, è rimasto lì e gli abitanti sono stati chiamati Peuchezii, mentre Inotro attraversando il mar Tirreno, che prima si chiamava Ausonico dagli Ausoni vecchi abitanti della Campania ivi restò. Antioco il Siracussio riferisce che gli Inotri hanno cambiato il nome dall' epoca di Eracle, in Italia. Dionissios Alicarnaseus riferisce che gli aborigeni provengono dagli Inotri e scrive che i Pelasgi, i Kretesi ed altri popoli sono venuti più tardi in Italia. Gli Inotri hanno abitato anche una parte dell'Umbria. Sofocle nella sua opera Triptolemos scrive che Demetra spiega a Triptolemo, quanto terreno deve seminare con il frumento che gli ha dato. Gli ha detto che prima deve cominciare dal promontorio di Iapigia, scendere fino allo stretto di Messina e poi passare in tutta la Sicilia. Alla fine ritorna in Italia dalla parte occidentale e fa riferimento alle etnie più importanti.

Da Peloponneso sono partite le prime colonie, portando la civiltà all'Europa occidentale. Molto antichi o anche mitologici popoli erano Lestrigònes e Kèrcopes.






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