Gruppi di sostegno alla genitorialità. L’esperienza di lavoro psicologico in Terapia Intensiva Neonatale: verso la costruzione di un modello di intervento gruppale



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CLINICA E TEORIA DELLA CLINICA


Gruppi di sostegno alla genitorialità.

L’esperienza di lavoro psicologico in Terapia Intensiva Neonatale: verso la costruzione di un modello di intervento gruppale

Lezione 12 - 09/ 11/ 2012


Con la partecipazione di : Raffaella Girelli , Francesca Natascia Vasta

PUNTI CHIAVE:
Lo spazio ospedaliero

  • Non è uno spazio neutro ma uno spazio saturo di dinamiche affettive legate al corpo ed alle sue sofferenze.

  • E’ uno spazio chiuso, non accessibile a tutti. Vi è una multidisciplinarità con regole, rispetto dei tempi e degli orari. Lo spazio contiene fantasie e dinamiche emotive che toccano tutti i protagonisti istituzionali.

  • Al giorno d’oggi la psicologia in ospedale promuove un modello di intervento gruppale.


L’associazione Genitin: sorge nel 2003 dall’iniziativa di genitori e medici nel reparto neonatale. Si occupa dei neonati prematuri ricoverati alla TIN (TERAPIA INTENSIVA NEONATALE).

Obiettivi:

  • Incentivare la formazione degli operatori.

  • Promuovere lo studio e la ricerca scientifica sulle tematiche delle patologie. neonatali e sulle problematiche delle nascite pretermine.

  • Fornire formazione e assistenza, materiale e psicologica, ai genitori dei bambini prematuri durante il ricovero e dopo le dimissioni da tale struttura.


Parto pretermine

  • Parto in cui il travaglio ha luogo tra la 20° e la 37° settimana di gestazione.

  • Il parto prematuro “trova” genitori prematuri, cosi come lo è il bambino.


Complicazioni post-partum nel bambino pretermine

  • Il mancato sviluppo degli organi, oltre a creare numerose complicazioni nel funzionamento, potrebbe esitare in diverse patologie multivariate.

  • Rilevante rischio di mortalità nel 1° anno di vita.


La TIN

  • Ospita neonati di peso inferiore a 1500 grammi nati alla 23° settimana di gestazione.

  • Richiede, all’entrata, di indossare camici sterili, calzari, mascherine e rispettare vari protocolli igienici.


Genitori

  • Madre: impreparata ad una precoce genitorialità.

  • Padre:impreparato sia ad una precoce genitorialità sia, nell’eventualità di complicazioni post-partum, a possibili problematiche fisiche e mentali presenti nella moglie.

  • Eventuali atteggiamenti della coppia genitoriale: totale delega ai medici (con conseguente idealizzazione di quest’ultimi), oppure ossessività nelle procedure, ricerche su internet (con conseguente sentimento di svalutazione percepito dai medici).


L’incontro con il bambino

  • Primo incontro: oblò dell’incubatrice, fornisce protezione ma è anche un ostacolo per gli scambi affettivi.

  • Gavage: tubicino usato dagli operatori per nutrire il bambino, è problematico per i genitori.

  • Problemi: possono entrare nel reparto solo i genitori.

  • Nascite molto premature: i medici non fanno previsioni e i genitori vivono in uno stato di attesa. Questo stato genera un ritardo dei processi di identificazione del genitore e sentimenti di inadeguatezza e impotenza.


L’intervento

  • Osservazione nel reparto e colloqui di coppia con i genitori in una stanza (non sul piano del reparto).

  • Dopo 4 mesi si richiede di entrare in reparto, si è formato il gruppo dei genitori (sullo stesso piano della TIN) dopo circa un anno di gruppo con gli operatori.


Esperienza in TIN (la TIN come “viaggio sulle montagne russe”)

  • La genitorialità è vissuta con precarietà e incertezza sospendendo la progettualità per il futuro.

  • Lo stato emotivo della coppia è legato alle variazioni delle condizioni del bambino (montagne russe).

  • La TIN si compone di un gruppo operatori e di un gruppo genitori.


ATTIVITÀ CLINICA DELLA TIN
Come pensiamo alla genitorialità

  • La genitorialità è un processo dinamico che si attiva e si mantiene in un dato campo mentale, familiare e sociale.

  • La genitorialità non è una funzione data a priori con la nascita di un figlio o una competenza che una volta acquisita è data per sempre e nemmeno una funzione indipendente dal campo relazionale in cui si sviluppa.

  • Elementi psichici importanti: desiderio di maternità e paternità; il progetto sul “sé genitore”; l’incontro tra desideri e progetti individuali e di coppia; “timing” (gravidanza e nascita).


Genitorialità e prematurità

  • Varie ricerche dimostrano che se le reazioni emotive del genitore non trovano espressione ci saranno ripercussioni nelle relazioni con il bambino.



Paternalità e prematurità

  • Il padre si ritrova catapultato nella genitorialità, deve sostenere la madre e fare da tramite tra lei e i medici.

  • La relazione padre-bambino è un fattore significativo ai fini dello sviluppo psicomotorio del bambino.


Quale sostegno per una genitorialità pretermine

  • Intervento psicologico sulla coppia, con il gruppo, con gli operatori (a cascata) e incontri di follow-up.


Gruppo genitori

  • Gruppo omogeneo, monotematico, a finalità supportiva (non psicoterapeutica).

  • Gruppo aperto, frequenza degli incontri una volta a settimana per 1 ora e 15 minuti.

  • Co-conduzione a orientamento psicodinamico: i terapeuti accompagnano i genitori nell’esplorazione dei vissuti angosciosi. La dimensione omogenea del gruppo è l’esperienza traumatica.

  • Si accolgono altri familiari, se portati dai genitori (dispositivo flessibile).



Stile di conduzione

  • Co-conduttore, conduzione attiva.

  • Uso del linguaggio quotidiano, comunicazione non verbale ed umorismo a finalità supportiva. L’orientamento psicodinamico esplora bene “i pensieri meno pensabili” della prematurità.


Processualità di una seduta

  • Rito di avvio della conduzione: invito ai nuovi membri a presentarsi (come coppia, come genitori), invito ai vecchi membri ad aggiornare il gruppo (a non uscire di scena), discussione libera, chiusura fatta dai conduttori.


Temi emergenti

  • Trauma del parto e corsa in TIN, incontro con il bambino e con la sua evoluzione, senso di colpa delle madri, la vita in TIN e la delega genitoriale agli operatori, paure e speranze per il futuro.


Dott.ssa Vasta
Attualmente esistono nuove trame lavorative dello psicologo clinico all’interno delle istituzioni. Per compiere un'accurata analisi della domanda e del contesto organizzativo, e per capire quali sono i bisogni di quest’ultimo e se è in grado di soddisfarli, lo psicologo deve essere in grado di muoversi in un campo ampio come quello istituzionale e deve avere conoscenza della psicologia gruppale, di quella del lavoro e delle organizzazioni Essenziali sono anche le capacità di osservazione.
Dalla nascita della medicina nel Rinascimento fino agli anni ‘70, nella comprensione dello stato di salute e di malattia dell’uomo, il modello epistemologico dominante è stato quello biomedico, in cui venivano posti in primo piano la causa anatomopatologica e la cura degli organi.

Successivamente Engel introdusse il modello biopsicosociale e ciò permise il passaggio da una situazione in cui il paziente veniva visto sotto una lente “parcellizzata”, ad una in cui si considerava il suo benessere dal punto di vista biologico, psicologico e sociale. A questo proposito Morin ha illustrato come la separazione delle discipline ci renda incapaci di cogliere il “complesso”, inteso come l’insieme di tutti gli elementi ( biologici, psicologici e sociali). Nonostante questo, ancora oggi in ambito medico spesso continua ad essere adottato il modello biomedico.


Lo spazio ospedaliero non è uno spazio neutro ma è saturo di dinamiche affettive legate al corpo ed alle sue sofferenze; tale spazio “contiene” ,infatti, la malattia, il corpo ed i suoi deterioramenti, i sentimenti di perdita e di riparazione e la cronicità, come percezione di ripetitività automatica: ciò è vero soprattutto in Terapia Intensiva, che è di fatto uno spazio chiuso (prassi adottata per ridurre il rischio di infezioni). Anche per questo motivo tale reparto può essere paragonato ad una macchina militare: tutto è organizzato gerarchicamente. I suoi apparati, le sue tecnologie, i macchinari e le regole di questi, il rispetto dei tempi e degli orari, i suoi nomi, tutto è accostabile ad una macchina bellica. Questo tipo di struttura fornisce una spiegazione del perché la componente psicologica abbia fatto fatica ad entrare in questo spazio, in quanto chi vi lavora deve avere un altissimo livello razionale e di evitamento delle dinamiche affettive, aspetti che risultano essere funzionali al compito lavorativo da svolgere all’interno del reparto stesso.

È importante considerare, però, che ad essere “investiti” da quello che succede al bambino prematuro non sono solo i genitori ma anche i medici che se ne occupano e, a questo proposito, la psicologia in ospedale può diventare uno strumento di umanizzazione (per chi è ricoverato) e di aiuto (per chi opera in un campo sanitario saturo di fantasie ed esperienze traumatiche).


La Dott.ssa Vasta conduce insieme alla Dott.ssa Girelli ed al Dott. Aprea un gruppo con finalità supportiva rivolto ai genitori di bambini nati pretermine, presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale (TIN). La peculiarità che qualifica questo tipo di intervento è la gruppalità, intesa da Correale come un particolare tipo di circolazione nel gruppo istituzionale di immagini, affetti, idee e teorie, che non si identifica con le riunioni organizzate (riunioni di equipe).

Il committente dei tre dottori non è il Policlinico Gemelli ma la Genitin, un’associazione fondata nel 2003 dai genitori di bambini prematuri ricoverati nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale e da medici.


Tale associazione si propone di:


  • Incentivare la formazione tecnico-professionale degli operatori.

  • Promuovere lo studio e la ricerca scientifica sulle tematiche concernenti le patologie neonatali come pure quelle tese alla diffusione ed alla conoscenza delle problematiche connesse alle nascite pretermine;

  • Fornire formazione e assistenza, materiale e psicologica, ai genitori e ai familiari di neonati prematuri durante le diverse fasi del loro ricovero ed anche dopo la dimissione dalla struttura.

Genitin inoltre ha acquistato un appartamento che ospita le famiglie che ne hanno bisogno.


Si definisce parto prematuro un parto in cui il travaglio avviene tra la ventesima e la trentasettesima settimana completa di gestazione (considerando che la durata della maggior parte delle gravidanze è di circa quaranta settimane). L’ultimo rapporto prodotto da Save the Children nel 2012 a questo proposito sostiene che nell’ultimo anno ci sono state quindici milioni di gravidanze pretermine in tutto il mondo (di cui quarantamila in Italia) indicando un aumento rispetto al rapporto precedente, risalente a due anni prima, che ne contava solo tredici milioni.

La prematurità comporta un mancato sviluppo degli organi che si traduce in problemi di adattamento alla vita extra-uterina che possono portare a forme di patologie multivariate (respirazione, disregolazione della temperatura, sistema cardiaco, deficit del sistema immunitario e quindi vulnerabilità a infezioni, deficit nella produzione dei globuli rossi, sistema visivo, ritardi psicomotori). C’è inoltre un rischio di mortalità nel primo anno di vita più elevato rispetto ai neonati nati a termine. Nello specifico la nascita pretermine costituisce la causa principale di mortalità e morbilità (frequenza di malattie) perinatale, anche nei paesi occidentali dove l’assistenza sanitaria specialistica è avanzata.

La TIN ospita neonati pretermine con peso alla nascita inferiore ad un chilo e mezzo e con età gestazionale alla ventitreesima settimana. Tutti coloro che entrano in TIN (compresi i genitori) devono indossare camice sterile, calzari appositi da mettere sulle scarpe, è necessaria la massima igiene; esistono dei protocolli da rispettare per avvicinarsi all’incubatrice ed al bambino.

Il parto può avvenire inaspettatamente a causa, per esempio, della rottura prematura del sacco amniotico, oppure dopo settimane di forzato riposo ed assunzione di farmaci, interrompendo quindi repentinamente il progetto gestazionale della coppia che si trova a vivere una realtà diversa rispetto a quella immaginata nelle proprie fantasie: i genitori sono impreparati e prematuri proprio come il bambino.

La madre non ha raggiunto un grado di sviluppo affettivo, mentale, rappresentativo che le consenta di vivere il ruolo di madre (Cena, Imbasciati 2010).

Il padre vive forti tensioni, le sue preoccupazioni sono rivolte su due fronti: il figlio in neonatologia e la compagna ricoverata in ostetricia. In quest’ultimo può quindi scattare un forte senso di responsabilità ed allo stesso tempo una negazione dei propri sentimenti data dal dover sostenere tutto il resto della famiglia. Egli è un attore principale in questi momenti: deve confrontarsi con la sua preoccupazione relativa alla sopravvivenza del bambino e della compagna, deve tranquillizzare quest’ultima, deve fare da tramite tra lei ed il personale infermieristico.

I genitori sono di solito ignari della realtà della TIN, che è diversa rispetto ad un reparto di neonatologia normale. Nello specifico del Policlinico Gemelli, i genitori possono vedere il bambino solo due ore il pomeriggio (le madri che allattano possono vederlo un’ora in più la mattina e, in prossimità delle dimissioni, anche un’ora in più il pomeriggio).

L’incubatrice isola il bimbo da agenti pericolosi e assicura protezione ma si pone come un ostacolo all’interazione affettiva e fisica tra i genitori ed il bambino. In queste condizioni la madre non riesce ad attivare le modalità di accudimento e di cura che costituiscono la dimensione fondamentale della sua funzione di modulatrice dei primissimi fondamentali apprendimenti (Imbasciati, Cena 2010). È necessario quindi, sia per la madre che per il padre, compiere un’operazione psichica consistente in una sorta di “delega” al personale infermieristico ed ai medici che si occupano del bambino per la maggior parte del tempo. Questo comporta un elevato investimento su medici ed infermieri ai quali deve essere accordata piena fiducia. I sentimenti che i genitori provano verso di loro sono spesso un misto di gratitudine ed ambivalenza, di dipendenza e rivalità. Questo perché, ad esempio, spesso accade che una madre veda gli infermieri compiere determinate manovre sul figlio (come alimentarlo tramite infusione venosa o tramite un tubicino inserito nel naso) e può allarmarsi, temere per il proprio bambino.

Nel reparto possono entrare solo i genitori del bambino, non altri familiari. Ciò di solito comporta che chi non vede il bambino non riesce a capire fino in fondo la complessità della situazione, i genitori si trovano spesso da soli dinanzi alle reali condizioni del figlio.[Esempio : i nonni dicono spesso “Non preoccupatevi, il bambino crescerà”].

In caso di nascite gravemente premature i neonatologi non possono fare previsioni per il futuro quindi in TIN si vive in uno stato di attesa che può ritardare i processi di identificazione del genitore con la propria funzione genitoriale.[Esempio : lo stato di attesa dei genitori è descritto benissimo nel film “ Lo spazio bianco” di Francesca Comencini]. I genitori chiedono con veemenza ai medici se il bambino ce la farà, ma non c’è una risposta perché tutto accade giorno per giorno, non si sa con certezza cosa accadrà. Ci sono di solito due tipiche reazioni dei genitori: la prima è di delega totale ai medici, che vengono idealizzati e visti come angeli; la seconda è completamente opposta alla prima ed è caratterizzata da componenti ossessive: i genitori vogliono sapere tutto, si informano su internet e diventano a loro volta dei “medici”, cercano di intromettersi nella gestione del reparto creando un circolo vizioso in quanto più essi si intromettono, più gli operatori si indispongono verso di loro, sentendosi svalutati.

Inoltre il fatto di non poter curare il proprio bambino, di non sapere cosa fare, fa si che nei genitori si generi un senso di profonda inadeguatezza ed impotenza. [Esempio: alcuni genitori dicono : “ Ho paura di toccarlo perché è troppo piccolo! Ho paura di fargli del male!” ] .

L’intervento condotto dalla dott.ssa Vasta insieme alla dott.ssa Girelli ed al dott. Aprea, è iniziato con un’osservazione all’interno della TIN per valutarne le necessità. Sono così partiti i colloqui di coppia con i genitori, compiuti inizialmente nel piano subito sotto la TIN. Dopo circa un anno, i tre dottori sono riusciti ad “entrare” in reparto dando vita ad un gruppo di supporto per i genitori, su libera partecipazione, condotto in una stanza ubicata allo stesso piano della TIN. Dopo circa due anni dall’avvio iniziale è stato fatto partire anche il gruppo con gli operatori. Si tratta di due gruppi omogenei monotematici. Chi partecipa al gruppo dei genitori vi permane per tutto il periodo di ricovero del bambino. Alcune coppie non possono partecipare al gruppo per diverse ragioni e quindi fanno solo colloqui di coppia.

L’esperienza in TIN, a livello affettivo, può essere definita come uno “stare sulle montagne russe” in quanto le prognosi sono temporanee, i genitori vivono la genitorialità in uno stato di precarietà e di incertezza, sospendendo anche la progettualità sul futuro; ci si deve fermare nella dimensione del presente per cui si può ridurre l’investimento psichico sul bambino e sulla genitorialità come protezione dalla paura di perdere il proprio figlio. I genitori inoltre molto spesso vivono il loro stato emotivo specularmente a ciò che accade in TIN, cioè le loro emozioni dipendono dalle condizioni del bambino, che possono essere oscillanti, proprio come un percorso sulle montagne russe. L’esperienza della nascita prematura di un figlio inoltre può unire la coppia oppure la può dividere.

Dott.ssa Girelli
Mentre la Dott.ssa Vasta si è concentrata maggiormente sulla parte teorica della TIN e della prematurità, la Dott.ssa Girelli parla più specificatamente del loro progetto.
Per proporre un intervento sui genitori bisogna avere un pensiero su quella che è la genitorialità e su quali sono gli elementi necessari a sostenerla in una fase nascente (cosa che è presente in TIN). A questo bisogna aggiungere un ulteriore livello di complessità: il far fronte all’evento traumatico della prematurità. L’assunzione della funzione genitoriale come funzione psichica interna, prima che come comportamento esteriore, viene considerata un processo mentale dinamico che dipende non solo dal padre, dalla madre, dalle caratteristiche del bambino e dalle relazioni diadiche tra di essi, ma dalle relazioni di campo familiare in cui c’è un rapporto di reciproca influenza da più generazioni: questo giustifica il fatto che nel gruppo si facciano domande sulle famiglie di origine; inoltre la funzione genitoriale dipende anche dal campo sociale [Esempio : la scelta del nome]. Si ritiene dunque riduttivo, o del tutto irrealistico, considerare la genitorialità come una funzione data a priori e in automatico con la nascita del figlio o con il desiderio di avere un figlio, come una competenza acquisita una volta per sempre e come una funzione avulsa e indipendente dal campo relazionale in cui si sviluppa.

Nella nascita e nello sviluppo di questa funzione alcuni elementi di natura psichica ed esperienziale assumono particolare rilevanza:




  • il desiderio di maternità/paternità;

  • il progetto sul sé genitore, che solitamente è uno step successivo rispetto al desiderio di genitorialità;

  • l’incontro tra i desideri/progetti individuali ed i desideri/progetti della coppia che non sempre vanno di pari passo;

  • il periodo della gravidanza;

  • la nascita del figlio, come è avvenuta e soprattutto in che contesto.

Se si mantiene questa prospettiva di campo relazionale non si può pensare al “genitore appena nato” di un figlio a termine e con parto naturale allo stesso modo con cui pensiamo ad un “genitore appena nato” di un figlio prematuro, ricoverato in TIN, dopo un parto cesareo di urgenza causato da complicazioni a rischio vitale per il bambino e/o la madre.


Il gruppo di studiosi francesi di Pierrehumbert ha presentato una relazione (Trento, 2007) in cui è stato scritto che: “ La nascita prematura rappresenta un’esperienza traumatica per i genitori e può modificare la normale transizione alla genitorialità, esperienza che può avere un ruolo di mediazione sulle conseguenze evolutive della prematurità (come lo sviluppo di rappresentazioni sicure dell’attaccamento). Questi dati sembrano supportare la necessità di migliorare ed approfondire interventi di carattere relazionale nell’ambito della neonatologia. Viene in luce l’importanza di azioni preventive quali il fornire un supporto ai genitori del neonato prematuro durante i primi momenti del loro divenire genitori, sostenendoli nell’affrontare lo stress perinatale del bambino e nell’adeguare le loro rappresentazioni e le loro interazioni con il bambino”. Risulta perciò importante garantire un’attenzione psicologica specifica alle famiglie che attraversano questo evento critico: la letteratura ci segnala, infatti, che genitori di un neonato prematuro affrontano fin dall’inizio difficoltà e problemi maggiori rispetto alle famiglie con un neonato a termine, e se le loro reazioni emotive non trovano uno spazio adeguato di comprensione ed elaborazione possono avere ripercussioni sullo sviluppo psichico e affettivo del bambino (Bellucci et al., 2011; Cena et al., 2012; De Pascalis et al., 2012; Neri et al., 2012).
Un ruolo molto importante nelle situazioni di prematurità è rivestito dal padre, come già detto precedentemente. Nei parti pretermine la funzione paterna subisce un’accelerazione/anticipazione rispetto ai parti a termine: il padre è catapultato di fronte al figlio che è nell’incubatrice, deve sostenere la madre e fare da tramite tra lei ed i medici. Tale compito è piuttosto complesso e non va sottovalutato perché il modo con cui viene detto alla madre che il figlio si trova in quella determinata situazione avrà un impatto più o meno forte su di lei (le mamme a distanza di molti anni riferiscono di ricordarsi ancora il modo con cui è stato detto loro che il proprio figlio ha un certo problema, si trova in una certa situazione, può vivere oppure no ecc).


Dott.ssa Vasta
Molte volte la prematurità è legata al fatto di essere stati seguiti nel periodo della gravidanza da ginecologi che hanno trascurato degli elementi, come il far fare dei tamponi per constatare la presenza di infezioni, per esempio la clamidia o la candida. Queste infezioni attaccano la placenta e di conseguenza il feto, per cui c’è anche una sorta di colpevolizzazione rivolta a sé stessi ed a tutto l’entourage medico. Spesso nelle situazioni in cui non si capisce bene la diagnosi e c’è una sofferenza fetale, viene detto ai genitori che è in atto un aborto: essi quindi, non capacitandosi del fatto, possono decidere di consultare più medici e a volte arrivano all’ospedale Gemelli dicendo, in maniera molto spaventata, di aver saputo che è in atto un aborto e chiedendo se possono avere un ulteriore consulto. Questo ci permette di comprendere meglio quanto è importante la modalità con cui vengono affrontati questi discorsi così delicati.

Dott.ssa Girelli
Insieme ai compiti già esposti che il padre deve svolgere, la qualità della sua relazione con il figlio si è mostrata un fattore significativo ai fini dello sviluppo psicomotorio di quest’ultimo: questo elemento, oltre ad essere emerso dalla letteratura, è stato anche testimoniato e narrato nel gruppo genitori.[Esempio : un papà, che di mestiere fa il contadino, parlava della figlia come di una piantina nata male, che non porta alcun frutto, che prima si sradica e meglio è. Mettendo in atto un buon lavoro, però, è stato possibile aiutarlo ad instaurare con la stessa un buon legame] .
Il tipo di sostegno che viene dato per una genitorialità pretermine è:


  • lavoro psicologico sulla coppia (primi colloqui o colloqui ad hoc, laddove per quei genitori non c’è la possibilità di entrare a far parte del gruppo);

  • lavoro psicologico col gruppo;

  • lavoro psicologico con gli operatori ( “a cascata” si riflette sui genitori e sul loro rapporto con il reparto e quindi con il figlio che è inserito lì: la complessità della situazione implica un lavoro su più fronti);

  • lavoro psicologico di follow-up (i genitori vengono rivisti dopo le dimissioni per capire come stanno e come sta il bambino, anche da un punto di vista medico).

Il gruppo genitori si incontra una volta a settimana per un’ora e quindici minuti a seduta ed è formato dalle seguenti caratteristiche:




  • omogeneo, monotematico e con finalità supportiva;

  • aperto, open-ended (di reparto);

  • co-conduzione a orientamento psicodinamico;

  • al suo interno è presente un osservatore partecipante;

  • si accolgono altri familiari se portati dai genitori (alcune famiglie non sono di Roma e il papà, a causa dei suoi impegni lavorativi, non può trattenersi a Roma per 5-6 mesi: per non lasciare la madre da sola questa viene accompagnata da un familiare che viene accolto nel gruppo).

Questo gruppo, proprio perché si sviluppa in contesti di emergenza in cui la finalità è supportiva e di sostegno, si distingue dai gruppi terapeutici in quanto:




  • il conduttore è più attivo;

  • nel fare domande, per poter conoscere meglio i genitori;

  • nell’orientare il discorso su un focus piuttosto che su un altro, [Esempio : quando succede qualcosa ad un bambino il fatto non si ignora ma si chiede al genitore “Ci vuole dire come si è sentito in quel momento?”];

  • nel rivolgersi specificamente ad un membro piuttosto che ad un altro, che è la conseguenza del punto precedente; al gruppo viene sempre restituito il motivo per il quale si sta dando più spazio ad una persona invece che ad un’altra;

  • viene fatto un uso maggiore del linguaggio della vita quotidiana riducendo al minimo o non utilizzando per niente il linguaggio metaforico;

  • viene utilizzato il comportamento non verbale a finalità supportiva o di infusione della speranza nei genitori [Esempio : quando i genitori che tornano con il bambino per il follow-up entrano nella stanza del gruppo il terapeuta per salutarli può addirittura abbracciarli! Così come nelle dimissioni in cui vengono agiti saluti investiti affettivamente];

  • c’è un ascolto o un interesse anche per gli aspetti organizzativi, pratici che consentono o meno al genitore di frequentare il reparto sempre con l’obiettivo di supportare la sua esperienza in TIN [Esempio: a volte i genitori hanno problemi economici per rimanere a Roma e quindi si comunica loro la disponibilità dell’appartamento messo a disposizione dalla Genitin ];

  • viene utilizzato l’umorismo a finalità supportiva per modulare il clima del campo gruppale;

  • non viene utilizzata l’interpretazione dal conduttore [Esempio: una signora riporta il sogno al gruppo e il conduttore non lo interpreta, la lascia esprimere e basta];

  • il conduttore usa e rinforza tutti gli elementi che nel gruppo denotano coesione, speranza e fiducia verso il futuro.

Bisogna però tener sempre presente che la formazione ed il lavoro della conduzione sono di tipo psicodinamico per cui si presta molta attenzione ad accompagnare il genitore ed il gruppo dei genitori nell’esplorazione dei vissuti angosciosi, delle paure e dei sogni (quando questi vengono riferiti al gruppo), e nel mantenere un contatto con i “pensieri meno pensabili” relativi all’esperienza che stanno vivendo; tale esperienza traumatica resta il focus principale delle sedute e costituisce la dimensione di omogeneità del gruppo.[Esempio: se avessi saputo tutto questo non so se avrei fatto quello che ho fatto].


Tutti gli incontri si svolgono con una processualità ben precisa:


  • rito di avvio della conduzione: presentazione del progetto “Genitori appena nati” all’interno del quale si trova il gruppo, poiché può accadere che ci sia un genitore che sta accedendo al gruppo per la prima volta;

  • invito ai nuovi membri a presentarsi, sia come storia di coppia sia come genitori arrivati in TIN;

  • invito ai vecchi membri di aggiornare il gruppo sul loro stato d’animo e sulla salute dei figli, soprattutto se ci sono stati eventi particolari durante la settimana, esemplificando così per i nuovi il suo funzionamento;

  • discussione libera dove intervengono i membri gli uni con gli altri e qualche volta anche i conduttori;

  • chiusura della seduta da parte della conduzione.

I temi che sono più emersi in seduta dall’inizio del progetto sono:




  • il trauma del parto e la corsa in TIN;

  • l’incontro con il bambino e la sua evoluzione;

  • il senso di colpa delle madri;

  • la vita in TIN (gli orari, quando possono arrivare, cosa succede) e la delega genitoriale della cura del figlio agli operatori;

  • paure e speranze per il futuro, in particolare nelle situazioni di dimissione.


DOMANDE
Come funziona l’appartamento della Genitin?

La Genitin ha messo a disposizione questo appartamento dove vengono invitate le famiglie non residenti a Roma che vengono da tutta Italia e che non possono permettersi di pagarsi un albergo. La struttura è stata acquistata per dare alle famiglie un luogo dove abitare per poter stare sempre vicini al loro bambino (le ricerche ci confermano infatti che la vicinanza dei genitori facilita lo sviluppo di un sistema di attaccamento sicuro). È un appartamento che ha diverse stanze in cui possono essere ospitate 5 coppie. Queste coppie vivono insieme, infatti noi diciamo che il gruppo della TIN è un dispositivo flessibile non solo perché il gruppo di volta in volta accoglie nuovi genitori, ma anche perché essendo un gruppo di reparto questi genitori ovviamente si conoscono fuori. Anche questa è una differenza rispetto al classico gruppo, stanno insieme sulle sedie in attesa dei colloqui dei medici, vanno insieme nella stanza dei bambini, magari addirittura i loro bambini si trovano in incubatrici vicine, vivono nella stessa casa. Questi genitori danno l’idea di una grande comunicatività e di una forte coesione, che diciamo esula dai confini definiti del gruppo. Inoltre loro si supportano molto e molte informazioni sul funzionamento del gruppo le scoprono nel gruppo.


E’ possibile prevedere i tempi di guarigione-crescita del bambino?

No non è possibile, talvolta bambini in un buono stato fisico in realtà poi peggiorano a causa di infezioni trasferitegli dalla placenta, causate quindi da infezioni già presenti nei primi periodi della gravidanza. Altre ricerche, ad ogni modo, mostrano come più il bambino resta a contatto con i genitori e più sviluppa delle modificazioni fisiche importanti, utili proprio ai fini della guarigione: ecco perché le ricerche ci spingono a dire ai genitori “state il più possibile vicino ai prematuri”. Nel nuovo reparto della TIN, che è in allestimento e doveva già aprire un anno fa, ci sarà una presenza del genitore 24 ore su 24. I genitori inoltre stando vicini al bambino riescono anche a sbloccare l’espressione della loro sofferenza e a superarla.


Ci possono essere scontri tra genitori?

I genitori che escono dal gruppo lo fanno ogni volta ma in maniera pacata ed aggraziata, inoltre quando partecipano possono portare dolci, andando a costruire un piccolo momento ludico. Coloro che rimangono, come dire, prendono in qualche modo il testimone. C’è un grande affetto tra i genitori, questo non significa che non si confrontino, perché lo fanno e tante volte anche attraverso piccoli scontri relativi ad esempio al turno di colloquio con il medico. Al massimo a volte possono provare piccole invidie per chi ad esempio arriva con un bambino nato pretermine di una sola settimana soltanto. Ma in questi casi, quando sentiamo questo campo un po’ teso siamo noi operatori che interveniamo e che spieghiamo che “è sofferenza anche quella, e non siamo un gruppo per avere un sofferometro e giudicare”. Volevo aggiungere che i genitori possono portare al gruppo un sentimento di rammarico per non avere più li con loro i genitori che dovranno andar via, ma sottolineando sempre la felicità che il loro bambino sia guarito: per questa ragione i genitori uscenti spesso si tengono in contatto con coloro che continuano a far parte della TIN. Inoltre loro empatizzano molto, dicendo spesso di star male o di essere felici per tutti i bambini della TIN e quando pregano per il proprio bambino lo fanno anche per tutti gli altri. Nella loro mente c’è un gruppo di bambini. Qualche volta nelle fasi iniziali succede ad un numero significativo di genitori che provino invidia verso un “genitore astratto”, ovvero verso un genitore che ha avuto una gravidanza regolare, un parto regolare, una tempistica del parto regolare, pensando quindi “perché è successo proprio a noi che abbiamo desiderato tanto questo bambino?”.


Ci sono altre esperienze in altri ospedali Italiani di associazioni come la Genitin? Si, nell’AIP (Associazione Italiana di Psicologia) c'è un simposio sulla prematurità ed anche in altre associazioni di studi su attaccamento con madre, padre, fratelli. Al Fatebenefratelli c’è un progetto sulla psicologia evolutiva, ma nel complesso non ci sono veri e propri gruppi con genitori. Quindi al momento no, però abbiamo in progetto di metterci in contatto con altri colleghi psicologi che lavorano nelle TIN, perché non ci risulta che facciano gruppi con i genitori e con gli operatori. Certamente l’auspicio che questo tipo di servizio si diffonda in tutti gli ospedali è costante.
Avete mai osservato il gruppo dei bambini? Come si influenzano tra loro?

Sono già un gruppo anche loro, sarebbe bellissimo verificare con delle ricerche empiriche queste associazioni.



BIBLIOGRAFIA

Coppola G., Cassibba R. (2004), La prematurità. Fattori di protezione e di rischio per la relazione madre-bambino, Carocci, Roma.



Pierrehumbert B. et al. (2007), Il processo di attaccamento tra genitori e bambini (nati) a rischio, relazione presentata al workshop «Parenting, emotion regulation and attachment», Università degli Studi di Trento, 18 ottobre 2007.

Vasta F.N., Girelli R. (2011), Per un’epistemologia del modello di gruppo omogeneo: note sul funzionamento del dispositivo di cura, Gruppi (in corso di edizione).




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