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CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università

Convegno Nazionale
L’ADOLESCENTE e la

COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ

Il secondo ciclo dell’istruzione e della formazione e comunità cristiana
Grosseto, 6-9 luglio 2005

GRUPPI TEMATICI

I. Unità di apprendimento e educazione alla convivenza civile

Prof.ssa Loredana Perla



II. Servizio civile, volontariato e cittadinanza attiva

Prof.ssa Maria Paola Tripoli, Fabrizio Cavalletti, Nisia Pacelli



III. Bioetica e convivenza civile

Prof. Andrea Porcarelli, Don Fabio Togni



IV. Sessualità, affettività e educazione alla convivenza civile

Prof.ssa Maria Teresa Moscato



V. Cittadinanza attiva e riforma degli organi collegiali territoriali e di istituto

Prof. Giuseppe Richiedei



VI. Formazione professionale e identità

Prof. Don Mario Tonini

VII. Identità, pastorale della scuola, pastorale vocazionale

Don Roberto Bizzarri


Immagini: Cappellone della Basilica di San Nicola da Copertino: affreschi della Scuola di Pietro da Rimini

UNITÀ DI APPRENDIMENTO E EDUCAZIONE ALLA CONVIVENZA CIVILE


prof.ssa Loredana Perla
L’espressione Convivenza civile, ripresa dal Profilo allegato al primo decreto applicativo della Legge 53/2003, in qualche modo ingloba e supera le diverse educazioni alla cittadinanza, alla legalità, ambientale, stradale, alla salute, alimentare nelle quali si è con gli anni progressivamente espanso il più generale concetto di educazione scolastica. Chiamata a rispondere alle numerose sfide poste dal manifestarsi di nuove istanze culturali e sociali, la scuola ha visto aumentare nel tempo i propri compiti, sanzionati da indicazioni normative che ne hanno progressivamente specificato il campo di intervento didattico. In gran parte dei casi, tuttavia, rispetto all’“allargamento” delle funzioni educative della scuola, non c’è stato il “controcanto operativo” di un impianto progettuale ispirato a una logica integrativa e inclusiva tra/delle diverse educazioni nei vari curricola scolastici. Il risultato è che le educazioni sono state assunte nei curricola in un’ottica di mera frammentazione o al più di giustapposizione ai saperi disciplinari, occupando tempi e spazi risicati alle programmazioni didattiche. Non vanno infine trascurati gli effetti che l’“espansionismo” dell’educativo ha prodotto nella scuola negli ultimi anni: il fenomeno dell’ipercontenutismo e quello della semplificazione-banalizzazione dell’ “educativo” ben espressi da domande quali le seguenti: che educazione scegliere? Qual è la più importante? A quale disciplina agganciarla? Le risposte che le scuole hanno saputo fornire sono state il frutto di scelte contingenti, spesso soggettive, certamente cariche di tutti gli equivoci connessi alla difficoltà di delimitare ambiti di controversa operazionabilità quali sono le educazioni rispetto alle discipline. E’ assai più facile programmare saperi e itinerari istruzionali piuttosto che percorsi di educazione. Tuttavia, se attribuiamo all’azione della scuola un significato antropologicamente inequivoco, ovvero di intenzionale orientamento verso il valore, il “nodo” delle “educazioni” costituisce per i docenti un problema ineludibile.

In realtà, le istanze educative non possono essere soddisfatte da “progetti pilota” o attraverso funzionalità ritrovate in contesti circoscritti. Dalla occasionalità e casualità degli interventi occorre passare a una progettualità condivisa e diffusa e soprattutto più attenta alla dimensione del saper essere oltre che a quella del sapere e del saper fare dell’allievo.


Convivenza civile come fondamento e ambito concettuale della nuova scuola

Nelle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati per la scuola primaria e secondaria l’educazione alla Convivenza civile viene presentata come un nuovo ambito concettuale. Ne viene sottolineato il carattere di ulteriorità rispetto all’educazione alla cittadinanza poiché l’attuale società multiculturale richiede la disponibilità a convivere anche con chi la cittadinanza non la possiede. Ed ancora: si avverte che la convivenza civile è più che educazione civica, poiché il concetto di convivenza civile travalica quello di “buon comportamento” da assumere nello spazio civile pubblico e richiede piuttosto l’impegno a saper declinare il “bene” su vari piani: dal rispetto per l’ambiente alla cura per l’alimentazione e la salute personale; dalla circolazione stradale al comportamento nella sfera affettivo-sessuale. Il campo semantico relativo all’educazione alla convivenza civile assume così confini e significati ben più estesi in relazione alle finalità dichiarate nei diversi documenti programmatici prodotti. Insomma non è più sufficiente insegnare il rispetto per le norme di convivenza democratica o il riconoscimento (come da art.3 della Costituzione) che tutti i cittadini hanno pari dignità davanti alla legge. Occorre educare a scegliere il bene, a operare per il bene personale e comune o, meglio, con le parole di P. Ricoeur, a tendere alla “vita buona”, con e per l’altro, all’interno di istituzioni giuste. E’ la sanzione del primato dell’etica sulla morale, della prospettiva del senso su quella della norma.Si tratta di un allargamento dell’orizzonte socio-politico veramente troppo angusto entro il quale erano state inscritte le condizioni educative per lo sviluppo della personalità dello studente a partire dai Programmi dell’85 della scuola elementare. Un riferimento autorevole delle Indicazioni è Aristotele, per il quale la vita buona e le buone pratiche costituiscono componenti prime della prospettiva etica nonché fini ultimi dell’azione umana. Quali i contenuti di una “vita buona”? Essi consistono in quell’insieme di valori condivisi che gli allievi devono scegliere e far propri grazie all’azione orientativa ed esemplare degli istituti educativi, famiglia e scuola anzitutto. Ovviamente l’azione educativa della scuola non annulla le esperienze che ogni alunno ha già vissuto o vive ma l’obiettivo di fondo è l’orientamento di ciascun allievo verso l’esperienza del valore e la progressiva consapevolezza di ciò che significhi la pratica del bene (personale e comune).Si tratta di passaggi ineludibili al fine della promozione di un’identità personale e sociale che è compito della scuola sostenere e accompagnare nello studente.

Con una sintesi efficace potremmo dire che nella Convivenza civile trovano giustificazione e fondamento gli obiettivi formativi che ciascuna unità scolastica dovrà sforzarsi di tradurre in esercizio personale e sociale di conoscenze, abilità e valori, ovvero in competenze. Ricordiamo che gli obiettivi formativi sono <> e << obiettivi specifici di apprendimento>> contestualizzati, ovvero adattati alla realtà particolare di ciascuna unità scolastica e personalizzati in compiti di apprendimento resi accessibili a ciascuno studente. La logica rigidamente lineare e disciplinare che ha informato le programmazioni scolastiche sino ad oggi e che mirava alla promozione e allo sviluppo di conoscenze e abilità di tipo disciplinare, dovrà, in questa diversa prospettiva educativa, lasciare il posto a una logica che sulla base di obiettivi disciplinari specifici (e dei relativi linguaggi, grammatiche, quadri concettuali e metodi) miri oltre: ovvero alla “funzionalizzazione” - che è anche subordinazione – degli obiettivi disciplinari a quelli formativi, delle conoscenze e delle abilità alle competenze che sono esercizio del proprio saper essere “in situazione”.

Se in passato le diverse discipline venivano “svolte” separatamente oggi, in una scuola che si pone in una prospettiva squisitamente formativa e nel rispetto di una <> del discente, l’azione insegnativa dovrebbe mirare a far convergere la pluralità dei diversi interventi didattici al perseguimento di obiettivi formativi unitari, ricercando tutti i possibili collegamenti fra le discipline. In questo consiste quel carattere di scuola dell’educazione integrale della persona che si preoccupa di adoperare il sapere e il saper fare per sviluppare armonicamente la personalità degli allievi in tutte le direzioni e di utilizzare le conoscenze e le abilità come i “mattoni” di un percorso verso le competenze che sia percepito dagli studenti come realmente significativo per la propria maturazione. Viene qui recuperato il significato pedagogico pieno della parola competenza. Mentre nell’uso comune al termine competenza viene attribuita un’accezione di significato pragmatico, ovvero di campo di conoscenze e abilità proprio di persona esperta, che sa cioè fare le cose, il significato di competenza che qui si avalla è di tipo strutturante, comprensivo cioè degli aspetti umanistici e personalistici dell’educazione e della formazione. La competenza è dunque sì capacità di fare e di sapersi muovere con perizia e impegno verso la soluzione di un problema, ma è anche - e soprattutto - assunzione di responsabilità, attribuzione di senso alle proprie azioni, orientamento verso il bene personale e comune, senso del dovere. Si intuisce a questo punto l’importanza che assume l’ambito della Convivenza civile. Gli obiettivi in esso indicati attraversano e raccordano il contributo di più discipline proprio perché è l’ unità etica ad essere posta come condizione e fine di tutta l’esperienza scolastica piuttosto che il mero incontro con le discipline. In questa prospettiva ogni docente deve chiedersi quale contributo il proprio insegnamento può fornire per la promozione di un corretto comportamento affettivo, alimentare, stradale ecc. facendo sì che l’educazione alla Convivenza civile si strutturi come risultato complessivo di apprendimenti caratterizzanti tutti i diversi campi disciplinari.


Convivenza civile per una nuova progettualità scolastica: l’ Uda

A questo punto diventa più facile anche cogliere il significato di Unità di apprendimento: è a partire dalla centralità della persona che apprende, infatti, che la scuola progetta la propria offerta formativa e la personalizza coniugando insieme istruzione e educazione1.

Con le Unità di apprendimento si attua il superamento della logica programmatorio-curricolare a favore della logica dei Piani personalizzati al cui “cuore” sono gli obiettivi formativi i quali sono <> (sintesi epistemologica delle discipline: vedi Indicazioni) contestualizzati, ovvero adattati alla realtà particolare di ciascuna unità scolastica e personalizzati in compiti di apprendimento resi accessibili ai ritmi evolutivi di ciascun allievo. Essi richiedono sempre la mobilitazione di prospettive pluri-inter-transdisciplinari perché rispondono all’esigenza dello studente di maturare una visione unitaria dei problemi e della realtà. Ciascuna scuola dovrà quindi sforzarsi di individuare gli obiettivi formativi più adatti per i propri studenti e “funzionalizzare” gli obiettivi delle discipline al conseguimento di quelli formativi che possono essere trasversali alle diverse aree di sapere. Questo perché, come sostiene Morin <>2. Insomma, la logica lineare che sino a “ieri” informava le programmazioni scolastiche e che mirava alla promozione e allo sviluppo di conoscenze e abilità di tipo disciplinare deve mirare, in questa nuova prospettiva formativa, a far convergere la pluralità degli interventi didattici al perseguimento di obiettivi formativi unitari, ricercando tutti i possibili collegamenti tra le discipline. Questo perché nella scuola non è più solo essenziale l’offerta e l’apprendimento dei saperi fondamentali ma l’uso che se ne fa per far giungere l’alunno a maturare una visione unitaria e di senso della realtà.

Concludiamo con una riflessione sull’educazione all’affettività. All’educazione degli affetti va infatti oggi riconosciuto un ruolo primario perché è ormai noto (anche per la costante conferma che viene offerta in tale direzione dalla ricerca empirica sui processi educativi) che per perseguire qualsivoglia obiettivo di formazione occorra immettersi nel campo motivazionale e affettivo dell’allievo, il solo che determini il consenso di quest’ultimo a voler apprendere. D’altra parte siamo convinti che parlare oggi di educazione affettiva nella scuola ha il significato di configurare finalmente l’affettività come problema educativo e di “comprenderne” il “territorio” (con tutti i rischi che esso comporta) non come luogo e oggetto di esplorazione psicologistica o educazionale ma come realtà umana trasversale, complessa, dinamica, sfumata, tacita, forse non “insegnabile”. E’ possibile insegnare gli affetti? No, se li si considera come “materia” o contenuto. Sì, se li si accoglie e li si fa vivere, rendendoli paradigma di riferimento dell’intera azione educativa scolastica. Ma sino a oggi l’educazione agli affetti, ai sentimenti, nel senso del gusto, delle relazioni, dei valori morali non è certo stata al centro delle finalità della scuola e tutte le attività correlabili agli affetti - l’arte, la musica, lo sport, la poesia, la religione, la politica, il teatro, la lettura fatta per l’esclusivo piacere di leggere - sono poco apprezzate in ambito scolastico, spesso considerate opzionali. L’educazione affettiva è stata perlopiù ridotta a educazione sessuale o al più ad alfabetizzazione emozionale, dimensioni queste ultime certo importanti ma estremamente limitate! L’azione didattica andrebbe invece profondamente ripensata in tale prospettiva, ma la questione è complessa e merita un discorso a parte3. Per il momento ci limitiamo a riconoscere che in una fase culturale caratterizzata da nomadismi educativi di ogni tipo, non è poco che il discorso dell’educazione alla convivenza civile con tutta l’esigenzialità che esso esprime, sia stato posto. Non possiamo che augurarci che esso diventi contenuto, fine e metodo dell’azione educativa della nuova scuola.


N.B. Per i lavori di gruppo sono previste simulazioni di progettazione di Unità di apprendimento

SCUOLA E VOLONTARIATO

Isp. Maria Paola Tripoli



  1. Scuola e volontariato. Riferimenti normativi.

Le iniziative di volontariato e di solidarietà hanno trovato nella Scuola negli ultimi 10 anni un terreno fertile di promozione e di sostegno a conferma del valore formativo del volontariato. Possiamo dire che il volontariato si è conquistato un diritto di cittadinanza organico e formale nell’àmbito del percorso formativo offerto dalla Scuola Italiana.

Il riconoscimento dell’autonomia delle scuola (D.L.vo 275/99), assunto a dignità costituzionale con l’inserimento nel Testo Costituzionale (riforma Titolo V della Costituzione) dell’autonomia scolastica è stato un indubbio strumento “facilitatore

Una serie di altri provvedimenti hanno facilitato e riconosciuto l’apprendimento di competenze sociali, si pensi ai crediti formativi: una chiara espressione di accreditamento educativo nella logica della promozione di stili di vita positivi, responsabili e solidali.

In particolare possiamo far riferimento alla seguente normativa primaria e secondaria:



  • legge n.53/03 Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale (conosciuta come legge di Riforma)

  • D. L.vo n. 59/04 Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell’art. 1 della legge 28 marzo 2003 n. 53 – Allegato A Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati per le Attività Educative nelle Scuole dell’Infanzia - Allegato B Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola primaria - Allegato C Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Secondaria di 1° grado.

  • schema del Decreto legislativo concernente le norme  generali ed i livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo  del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della  legge 28 marzo 2003, n. 53 (Approvato in via preliminare nella seduta del Consiglio dei  Ministri del 27-05-2005);

  • C.M. n. 29 del 5 marzo 2004 oggetto: Decreto legislativo 19 febbraio 2004 n. 59. Indicazioni e istruzioni.

  • arricchimento dell'offerta formativa e attività complementari ed integrative in particolare la L. n. 425/96, il DPR 567/96, L. 440/97, il DM. 675/97, la D.M. 238/98;

  • avviamento ed organizzazione del processo di autonomia scolastica L. 59/97 art. 21 D.M. 765/97; Decr. Leg.vo 275/99;

  • autonomia organizzativa D.M. 239/98;

  • credito formativo, L. 425/97 ed il regolamento generale applicativo approvato con DPR 323/98 art. 12; D.M. 452/98 riguardante l'individuazione delle tipologie di esperienze che danno luogo ai crediti formativi;




  1. La scuola che promuove volontariato. Motivazioni educative.




    • educazione informale e non formale. Il Volontariato

Nuovi scenari formativi: Un nuovo impulso per la Gioventù europea. Libro Bianco della Commissione Europea 2002.

E’ un punto di riferimento sia dei nuovi ordinamenti della Scuola Italiana sia del progetto Scuola e Volontariato. Il LB infatti sottolinea con chiarezza quattro messaggi chiave (pagg. 18 e 19) emersi dalla consultazione dei giovani:



  1. per una partecipazione ed una cittadinanza attiva dei giovani”

  2. ampliare i campo di sperimentazione e dare loro un maggiore riconoscimento”

I giovani vorrebbero che i poteri pubblici riconoscessero che l’istruzione e la formazione non sono solo quelle di tipo tradizionale o formale… questo periodo fondamentale di apprendimento e di esperienze andrebbe trattato in modo più globale includendo gli aspetti non formali dell’istruzione e della formazione…. si dovrebbe porre maggiore accento sulla mobilità e sul volontariato. (pag.18)

  1. sviluppare l’autonomia di giovani”

  2. per un’UE dei valori”




    • educazione integrale e centralità della persona

Il Volontariato è una scuola di vita perché porta in sé il messaggio forte

    • di un obiettivo,

    • di un progetto,

    • di un percorso

capaci di offrire motivazioni, speranza, possibilità di impegno, prossimità vera ed efficace.

Occorre saper cogliere e suscitare domande di senso, che sono tanto più urgenti e drammatiche quanto più il contesto sociale e culturale diventa insignificante, attestato sull’emozione, sull’evento, sull’orizzonte piatto del quotidiano e del feriale.

La crisi della famiglia porta tra le conseguenze educative drammatiche la progressiva perdita del senso della vita, di una vita che “abbia senso”.

Dalla famiglia, che già i romani chiamavano seminarium civitatis, deriva infatti la convivenza più ampia, quella del gruppo, della comunità, della società nel suo complesso. Tutto ciò non solo perché la famiglia è il luogo fontale della vita, ma soprattutto perché essa è il luogo che educa alle vere ragioni per cui vale la pena vivere. In tal senso spesso si dice, e con profonda verità, che come è la famiglia, così è la società.” (D. Tettamanzi, I Comandamenti, Ed. Mondatori, 2001)





  • educazione alla cittadinanza, alla legalità, alla responsabilità

Il Volontariato svolge un ruolo specifico nella formazione di una coscienza civica solidale e responsabile.

Dove c’è volontariato:

- c’è l’impegno a rimuovere le cause dell’ingiustizia sociale, della violenza, della prevaricazione, c’è l’impegno a promuovere una società più giusta, un’idea nobile della politica come servizio e non come potere,

- c’è un diritto negato che deve essere ritrovato e tutelato,

- c’è una partecipazione consapevole che rifiuta di dare deleghe in bianco agli amministratori delle cosa pubblica,

- c’è voglia di essere protagonisti nel costruire insieme una società più giusta e più umana.


“n. 4 Questa Carta di Intenti vuole favorire le azioni di governance giovanile indicate dal Libro Bianco sulla Gioventù della Commissione Europea che individua nel volontariato uno degli ambiti prioritari di intervento”.
Il 2005 è l’Anno Europeo della cittadinanza attraverso l'educazione. Nel sito del MIUR www.istruzione.it è possibile conoscere i contenuti della Campagna di diffusione e di applicazione delle politiche e dei programmi di educazione alla cittadinanza, elaborata in seno al Consiglio d’ Europa.


  • il diritto di cittadinanza delle educazioni nei PSP e nel POF

Il sistema formativo a livello europeo di fatto prevede il superamento del valore legale dei titoli di studio e punta sull’acquisizione di conoscenze, competenze, abilità che riguardano tutti gli aspetti della personalità del ragazzo. Vi sono conoscenze abilità e competenze tecniche, che si collocano nell’àmbito professionale e disciplinare, e vi sono conoscenze abilità e competenze trasversali, che si collocano nell’àmbito della vita sociale e relazionale.

Nelle Indicazioni nazionali per i PSP troviamo “Gli obiettivi specifici di apprendimento per l’educazione alla Convivenza civile”, che si articolano in sei àmbiti: Educazione alla cittadinanza, ed. stradale, ed. ambientale, ed. alla salute, ed. alimentare, ed. all’affettività. Sono i temi ripresi nel Progetto del MIUR Missione Salute.




  1. Il progetto nazionale “Si può fare di più”. Direzione Generale Status dello Studente MIUR

La crisi di valori, il vuoto esistenziale, la mancanza di orientamento assiologico, l’over dose di banalità mass-mediatiche, il bisogno di sentirsi ed essere “qualcuno per qualcuno”, rendono il bisogno di autenticità, di amore, di amicizia, di relazioni interpersonali significative una vera emergenza del terzo millennio: per tutti, ma in particolare per coloro che si affacciano alla vita portando in sé speranza, sete di sapere, sete di affetto e di reciprocità.

La Direzione generale per lo Studente del MIUR ha elaborato il progetto triennale della “ Scuola che promuove volontariato” ed ha sostenuto importanti sperimentazioni nelle scuola, riconoscendo con un incentivo i migliori progetti di 8 regioni Italiane. A livello regionale i singoli USR hanno promosso azioni locali specifiche anche grazie alla stretta collaborazione con gli EE.TT. ed i Centri Servizio per il Volontariato.

Due gli appuntamenti significativi:



17 maggio 2003 a Torino - 1° Convegno nazionale “Si può dare di più”. Al termine del Convegno è stata approvata dai 500 ragazzi che hanno partecipato al Convegno la Carta del volontariato a scuola: “ La Carta di intenti”, al termine di una consultazione on line nazionale. Contiene le Linee Guida del rapporto Volontariato e Scuola.

  1. La scuola riconosce l’educazione al volontariato come elemento significativo del percorso formativo dello studente.

3. La cultura della solidarietà a scuola rappresenta un’ esperienza innovativa di apprendimento non formale ed una straordinaria occasione di crescita individuale e per l'’intera comunità.

9. il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione di giovani solidali e di cittadini responsabili.
16-18 gennaio 2005 a Palermo - 2° Convegno nazionale “Fatti i fatti miei

Sono stati elaborati due Rapporti, il 1° Rapporto nazionale su Scuola e Volontariato stampato sul Quaderno n. 99 degli Annali ed il 2° Rapporto nazionale su Scuola e Volontariato presentato a Palermo.

Emergono dall’ultimo rapporto alcuni dati interessanti:


  • Il volontariato è scuola di vita perché propone esperienze positive e concrete di solidarietà, di prossimità, di relazionalità. Si tratta di una opportunità che, – se guidata ed accompagnata, non lasciata all’improvvisazione, all’episodicità, all’occasionalità, all’emozione di un evento forte che travolge, passa e va – può lasciare una traccia profonda e significativa nella formazione umana e culturale dei ragazzi.

  • L’accompagnamento degli insegnanti è il punto strategico per passare dal momento educativo della sensibilizzazione all’esperienza concreta

  • la scuola promuove volontariato per:

  • rispondere alla domanda di senso

  • educare alla solidarietà

  • educare alla legalità

  • promuovere uno stile di vita positivo

  • educare all’ascolto come capacità di accorgersi degli altri

    • il volontariato non è un optional ma una tappa del percorso formativo del bambino e dell’adolescente

  • fa volontariato non chi non vuole studiare, ma chi vuole crescere


Scuole coinvolte

Hanno partecipato all’indagine 454 scuole del secondo ciclo: il 7% delle scuole italiane, che salgono a 684 se si considerano le scuole in rete: il 10% delle scuole italiane e 407 scuole del primo ciclo, 501 scuole se si considerano le scuole in rete.

Sono stati censiti 625 progetti delle scuole del secondo ciclo e 566 delle scuole del primo ciclo.

Studenti e insegnanti coinvolti


Considerando sia le scuole capofila, sia le scuole in rete, sono stati coinvolti 95.457 studenti delle scuole del secondo ciclo e 130.944 studenti del primo ciclo.

Il 91,07% delle esperienze di volontariato delle scuole del secondo ciclo sono state seguite direttamente dagli insegnanti (1.275); la rispettiva percentuale per i progetti per il primo ciclo è dell’89,91% (3.901 insegnanti).


Il volontariato nel P.O.F


Il 78,69% dei progetti delle scuole del secondo ciclo ed il 79,13% dei progetti delle scuole del primo ciclo è inserito nel Piano di Offerta Formativa

Documentazione e certificazione delle esperienze


Nel 56,82% delle esperienze di volontariato degli istituti del secondo ciclo e nel 65,75% di quelle delle primo ciclo è previsto un modello di certificazione dell’attività svolta. Nella maggior parte dei casi la certificazione consiste in un attestato di partecipazione.

Settori di appartenenza dei progetti


I settori maggiormente rappresentati nei progetti delle scuole del secondo ciclo sono quelli nell’àmbito socio-assistenziale (46,27%), sanitario (25,50%) e dell’istruzione (23,86%).


  1. Gli sportelli Scuola e Volontariato in Piemonte

Un’esperienza pilota iniziata nel 1999 in collaborazione tra MIUR, regione Piemonte, Centro Servizi per il Volontariato VSSP e Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d'Aosta, che riunisce oltre 950 gruppi. grazie al progetto ministeriale “La scuola che promuove volontariato” è stato possibile “istituzionalizzare” questa formula che permette alcune azioni permanenti ed organiche. Gli Sportelli Scuola e Volontariato:

• sono una sorta di agenzia di incontro da domanda ed offerta di chi vuol sapere di più e/o fare volontariato e di chi vuole offrire la possibilità di farlo;

• sono centri di documentazione, di informazione e di formazione a supporto dell’attività delle scuole;

• promuovono in collaborazione con le scuole gli STAGES di volontariato ed elaborano strumenti di accompagnamento educativo e di certificazione delle competenze acquisite;

• facilitano l’accoglienza del mondo della scuola e dei giovani presso le OdV;

• promuovano l’orientamento al servizio civile nelle classi del triennio delle scuole superiori;

• favoriscono gemellaggi e scambi di esperienze a livello locale, nazionale ed europeo;

• promuovono la formazione dei docenti referenti del volontariato nella scuole;


Nel novembre 2003 il Presidente della Repubblica Ciampi ha conferito un riconoscimento speciale di merito all’esperienza degli Sportelli Scuola e Volontariato del Piemonte. Per informazioni: www.scuolavolontariato.com e numero verde 800-59.00.06


  1. I valori del volontariato.

Si possono riassumere in quattro espressioni peculiari



  • gratuità = beni fuori mercato che non si possono pagare;

  • centralità della persona = valore incondizionato della vita umana;

  • condivisione = essere accanto ai più deboli;

  • solidarietà = essere dalla parte dei più deboli;

L’identikit del volontario

  • è colui che offre un servizio personale nel proprio tempo libero a titolo completamente gratuito;

  • è fortemente motivato;

  • è un testimone di speranza nel mondo della sofferenza;

  • crede che sia possibile migliorare la società partendo dal vivere quotidiano;

  • è coscienza critica delle politiche sociali;

  • è agente di cambiamento;

  • riconosce nell’amore l’unico vero linguaggio sociale universale;




  1. La necessità di formatori e di educatori: il diritto all’educazione


Disagio giovanile ed anoressia educativa della società e della famiglia

Che si abbia paura di educare è un dato di fatto: i figli sono programmati prima e coccolati poi, a loro non si fa mancare nulla, ma non si riesce a dare l’essenziale, come rivelano le ricerche sul disagio adolescenziale e gli sconcertanti episodi di micro criminalità e violenza sempre più frequenti.





  • Anoressia educativa della società

La cultura laica rivendicando il pluralismo etico delle scelte di vita, non vuole fornire indicazioni orientative in nome della libertà, intesa come liberazione da vincoli, regole, imposizioni aprioristiche. Tuttavia una cultura ed una società permissive in nome del pluralismo etico non possono che diventare paradossalmente più repressive, in un rapporto direttamente proporzionale:

+ permissione, + trasgressione, + repressione.




  • Anoressia educativa della famiglia

Riguarda direttamente il rapporto genitori-figli ed il ruolo formativo della famiglia che dovrebbe essere il luogo per eccellenza:

  • del rapporto interpersonale;

  • della trasmissione dei valori;

  • dell’accoglienza personalizzata;

  • della formazione dell’identità psicologica, affettiva, morale, spirituale;

La crisi della coppia e della genitorialità ha destabilizzato il rapporto tra generazioni: non si dialoga, non si sa ascoltare, si ha paura di trasmettere regole, valori. Il 51% dei genitori dei ragazzi della nostra scuola appartengono a “nuove coppie” (divorziati e risposati, conviventi, ecc.) con il dramma della pluri-appartenenza dei ragazzi e del disorientamento affettivo.


Nei POF si trova un diffuso e ripetuto richiamo a valori ambigui o generici: tolleranza, pace, solidarietà. Ma quando si scende a concrete esplicitazioni non solo ci si divide, ma cominciano le ostruzioni in nome del pluralismo e della non ingerenza educativa della scuola. La Scuola deve istruire e non educare, compito dei genitori e di altre agenzie educative (società, religioni, ecc.). Si veda il tema della difesa della vita, della sessualità. Le regole sono considerate come strumenti di imposizione, repressione, e/o discriminazione.


  • Anoressia educativa: naviganti senza bussola

Eppure l’accompagnamento educativo è un diritto-dovere della società e degli adulti nei confronti delle nuove generazioni.

Essere educati è un diritto dei fanciulli e dei giovani: educare significa dotare i ragazzi di strumenti per orientarsi della giungla della vita.

L’anoressia educativa è una vera a propria forma di AIDS etico, causa di quella immunodeficienza morale (deriva morale) che rende vulnerabili ad ogni virus sociale, rende dipendenti dai surrogati ben strutturati e potenti della pubblicità, delle mode, delle sette, dei santoni.


6. L’IRC educatore e testimone.

Molti dei docenti tutor del volontariato a scuola sono insegnanti di religione, non è un caso. Sono in prima fila nel promuovere ed accompagnare progetti di volontariato dentro e fuori la scuola. Si rifanno spesso in modo implicito alle 14 opere di misericordia, sottolineando il valore educativo e anche di “nuova evangelizzazione” che esperienze forti di solidarietà, di condivisione, di prossimità, assumono nella promozione di stili di vita responsabili e positivi nei confronti di sé, degli altri, della società.


La buona novella passa anche attraverso il messaggio della riscoperta della forza liberante del Dio di Gesù Cristo. “La verità vi farà liberi (Gv. 8, 32).
Nella babele dei linguaggi e dei significati oggi l’IRC può essere uno strumento di chiarificazione, di liberazione, di autenticità. Per questo però è necessario curare la formazione personale, umana, culturale, sociale, religiosa partendo dalle Sorgente della vita, (che è via, verità e vita), per scaldare il cuore dei tanti ragazzi di Emmaus ( Lc. 24) che il Signore ci fa incontrare sulla nostra strada di educatori e di docenti: tutti discepoli dell’unico Maestro.


Convegno Nazionale Scuola e Volontariato

“Si può fare di più”
Torino, 17 maggio 2003

Carta di intenti Scuola e Volontariato

  1. Questa carta di intenti promuove una scuola più radicata nel sociale ed orientata verso una cultura educativa, fondata sul principio della convivenza ed il senso di solidarietà, il rispetto della persona e delle diversità.

  2. La scuola riconosce l’educazione al volontariato come elemento significativo del percorso formativo dello studente.

  3. La cultura della solidarietà a scuola rappresenta un’ esperienza innovativa di apprendimento non formale ed una straordinaria occasione di crescita individuale e per l'’intera comunità.

  4. Questa Carta di Intenti vuole favorire le azioni di governance giovanile indicate dal Libro Bianco sulla Gioventù della Commissione Europea che individua nel volontariato uno degli ambiti prioritari di intervento.

  5. I volontari, consapevoli della dignità delle persone, mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza.

  6. Il volontariato è azione gratuita, testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche dell’individualismo e dell’utilitarismo economico.

  7. I volontari traggono dalla propria esperienza motivi di arricchimento nell’ambito della propria formazione culturale ed umana e sul piano delle competenze relazionali.

  8. Il volontariato è l’espressione del valore della relazione, condivisione con l’altro e pone al centro del suo agire le persone considerate nella loro dignità umana, nella loro integrità e nel contesto delle relazioni familiari, sociali e culturali in cui vivono.

  9. Il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione di giovani solidali e di cittadini responsabili.

  10. Il volontariato per i giovani studenti ha una funzione educativa essenziale perché si fa promotore, innanzitutto con la propria testimonianza ed il proprio impegno personale, di stili di vita positivi caratterizzati dal senso della responsabilità, dell’accoglienza, della qualità della vita, della solidarietà e della giustizia sociale.


Intervento di Letizia Moratti, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al Convegno Nazionale

SCUOLA E VOLONTARIATO”



Torino, 17 maggio 2003

Care ragazze, cari ragazzi, cari docenti,

educare i giovani al rispetto per se stessi e per gli altri, educarli all’importanza delle relazioni col prossimo, ai valori della solidarietà e dell’altruismo, educarli alla responsabilità del vivere civile: tutto questo fa parte dell’originale missione della scuola nella società.

Oggi, mentre tra le nuove generazioni il sistema dei valori tende generalmente a ripiegarsi all’interno della sfera di una socialità molto ristretta, a scapito soprattutto dell’impegno collettivo, la scuola sta riscoprendo l’importanza del compito di contribuire a formare un corretto orientamento valoriale dei giovani come elemento portante della loro identità personale.

Un obiettivo di tale portata si raggiunge sia con le vie formali dell’apprendimento (scuole, università, centri di formazione), sia in attività e realtà non formali ed informali dell’apprendimento (la famiglia, i club giovanili, le associazioni non profit, il privato sociale), dove si acquisiscono competenze che la nostra scuola vuole riconoscere e valorizzare, così come ci chiede il libro bianco della Commissione europea che si intitola: “Un nuovo impulso per la gioventù europea”.

L’idea della dimensione europea della scuola si realizza anche con esperienze di partecipazione alla vita della comunità locale, nazionale ed internazionale.

Tra le esperienze più significative ci sono sicuramente quelle ispirate alla cultura della solidarietà e del volontariato.

Il volontariato italiano ha avuto uno sviluppo sensibilmente maggiore di quanto è accaduto negli altri paesi dell’Unione europea. Ne è una prova il fatto che l’Italia è stata la prima nazione a dotarsi di una legge quadro (la legge 266 del 1991) sul volontariato. E, soprattutto, lo testimonia il grande fenomeno che in questi ultimi 20 anni ha visto in Italia nascere e svilupparsi migliaia di iniziative ed di opere di volontariato e non-profit.

Si tratta di iniziative ideate e volute non più soltanto in ambiti religiosi, come era accaduto un tempo, ma anche da parte di tutti coloro che hanno così inteso dare risposte concrete ai bisogni di una società in rapida evoluzione. Iniziative e progetti realizzati da privati che svolgono una insostituibile funzione di pubblica utilità e di servizio alla collettività.

Il volontariato è così oggi in Italia un movimento di vasta portata, animato da quasi un milione di persone e da oltre 26 mila organizzazioni nate in molti casi spontaneamente sul campo, realtà umane e sociali che cercano soluzioni concrete, talvolta d’avanguardia, per risolvere problematiche spesso nuove e drammatiche; un movimento all’interno del quale si sprigionano energie e capacità straordinarie.

Oggi che il volontariato sta diventando protagonista di una “Welfare Society” moderna ed efficiente ma anche più giusta e solidale, il sistema educativo e formativo si sta ponendo un compito nuovo: passare dalla promozione di una generica “vocazione socializzante” alla promozione ed alla formazione dell’ “essere volontari”, in cui il valore della solidarietà possa essere insegnato ed acquisito attraverso la partecipazione attiva.

Già molte scuole nel passato hanno intrapreso percorsi individuali di collaborazione con alcune organizzazioni di volontariato e con esse hanno stabilito rapporti di collaborazione fattiva. Si tratta, per lo più, di iniziative volte al sostegno di progetti da realizzare in paesi meno sviluppati oppure di specifiche risposte ad emergenze legate a singoli casi umani.

Ci siamo riuniti oggi a Torino per prendere un impegno: possiamo e dobbiamo fare molto di più.

L’esperienza degli operatori sociali e di molte associazioni ed organizzazioni del volontariato sono un bene prezioso da recuperare e da valorizzare nella realizzazione di un nuovo progetto educativo e formativo. E’ questo patrimonio di conoscenze ed esperienze che la scuola ed il volontariato stanno mettendo a fattore comune perché il nostro sistema educativo e formativo deve portare ad un rafforzamento di quella “dimensione collettiva” della vita che i molti hanno smarrito.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha preso atto di questa grande ricchezza di relazioni e di iniziative realizzate spontaneamente ed individualmente, ed ha già intrapreso un percorso di collaborazione con l’Agenzia nazionale per le Onlus per stimolare ulteriormente l’espandersi del dialogo in corso fra scuola e volontariato, che può fare leva innanzitutto sul desiderio di molte realtà del mondo associazionistico di incontrare e lavorare con i giovani.

In questo senso sono state individuate iniziative concrete per realizzare progetti di cooperazione tra la scuola e le associazioni giovanili, al fine di valorizzare l’associazionismo tra i giovani.

Inoltre, a distanza di un decennio dal momento in cui le politiche educative e culturali hanno trovato una loro piena legittimazione nei trattati dell’Unione europea, abbiamo attivato un progetto di Educazione Civica Europea attraverso valorizzare il volontariato come forma matura di una “cittadinanza multilivello”.

Inoltre, ultimamente l’Italia ha rafforzato queste iniziative collegandole all’identificazione di progetti ispirati ai valori ed agli ideali comuni dei popoli europei.

Le testimonianze di volontariato delle scuole che avete portato qui a Torino dimostrano che questo processo di sviluppo del volontariato è già penetrato nel mondo dell’educazione e che voi rappresentate il meglio della scuola italiana, nel suo proporsi come istituzione solidale, ricca di energia per dedicarsi agli altri, per farsi carico dei loro bisogni.

Il nostro Paese è il primo in Europa nell’azione di sostegno ed integrazione dei disabili.

Dai dati raccolti in una prima richiesta di informazioni alle scuole sull’attività del volontariato in Italia è emerso un risultato più che confortante, gettando le basi per il primo Rapporto Scuola-Volontariato.


  • Sono state ben 261 le scuole secondarie superiori che hanno risposto all'invito a compilare le schede di rilevazione di progetti e attività di volontariato.

  • Complessivamente i progetti di volontariato presentati sono stati 481.

  • Gli studenti coinvolti e sensibilizzati sono stati 6.218.

  • I docenti che hanno seguito le attività di volontariato a scuola sono stati 1.416.

  • I genitori che hanno seguito queste attività sono stati 1.430.

Ecco un primo ritratto della scuola dei generosi, che agisce concretamente, stimolando iniziative, trascinando gli altri ad agire, in modo disinteressato, nelle aule italiane ma anche in quelle altri paesi.

Sono i comportamenti concreti, i gesti di aiuto, di amicizia per chi sta seduto nel banco accanto ed è in difficoltà, per chi ha bisogno di sostegno, di comprensione, a chi è anziano nel piccolo sperduto paesino, per gli immigrati che hanno lasciato, per necessità, la loro terra.

Il progetto triennale “Scuola e volontariato”, che parte oggi ufficialmente, intende rendere visibili e valorizzare le esperienze che già esistono, promuoverne di nuove, far sì che le occasioni diventino percorsi di continuità ed appartengano alla memoria ed alla vita della scuola.

Per far questo abbiamo bisogno dell’aiuto degli insegnanti, perché promuovano nella quotidiana prassi scolastica queste attività che, trasversali alle diverse discipline, consentano l’acquisizione delle competenze relative all’educazione alla convivenza civile, così come è intesa nella Riforma degli ordinamenti scolastici appena approvata dal Parlamento.

L’inserimento dei principi ispiratori del volontariato nel curricolo scolastico, attraverso gli spunti offerti dalle attività disciplinari, consentirà anche un riconoscimento esplicito dell’impegno dei giovani in questo campo. Non si tratta di premiare chi fa volontariato: so che i ragazzi credono nell’azione gratuita del volontariato, a prescindere da qualunque riconoscimento del credito scolastico.

Il volontariato e’ infatti una scelta che si persegue, in cui si crede, senza inseguire alcun tornaconto. Ma la scuola può e deve riconoscere le buone pratiche, farle crescere e qualificarle.

Ai ragazzi ed alle ragazze dico: sono le persone dotate di coscienze forti quelle capaci di grandi gesti d'amore e di nobili ideali, capaci di divenire protagonisti nella costruzione di un mondo migliore, ispirato ai valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco, alla cittadinanza per chi é più debole e alla valorizzazione delle singole persone, che sono la vera ricchezza di una comunità.

A tutti coloro che hanno partecipato attivamente ai lavori seminariali di ieri, confrontando le esperienze in un percorso di arricchimento reciproco, affido il mandato di diffondere e favorire progetti in rete di volontariato, perché voi siete i protagonisti per la diffusione della cultura della solidarietà. Grazie al volontariato a scuola si formano sul territorio punti di riferimento per altre scuole, per la costituzione di una comunità sempre più accogliente che contribuisce alla risoluzione dei problemi del disagio e delle nuove povertà.

Il progetto nazionale “Scuola e volontariato” prevede infatti iniziative diverse, tutte tese alla promozione del volontariato a scuola e dirette a:


  • la formazione dei protagonisti;

  • la sensibilizzazione degli studenti, dei docenti e dei genitori attraverso una campagna di comunicazione capillare, per la cui ideazione conteremo sulla collaborazione del Segretariato sociale RAI;

  • la collaborazione del Ministero del Lavoro e della Politiche sociali, con l’Osservatorio nazionale per il volontariato e la sua rete territoriale dei Centri di Servizio per il Volontariato;

  • la promozione delle buone pratiche, di reti di scuole e di collaborazioni tra Uffici Scolastici regionali;

- la diffusione della Carta d’Intenti su volontariato e scuola, condivisa da insegnanti e studenti convenuti a Torino.

Ci riproponiamo di valutare, insieme ai Ministri dell’Educazione e della Gioventù di tutta Europa, i progressi che in questa direzione sarà stato possibile fare, nel corso della presidenza di turno dell’Unione europea che l’Italia assumerà tra due mesi.

Sapremo meglio allora se la scuola, in un’ottica di integrazione e di formazione di uno “spazio europeo dell’educazione”, sarà davvero in grado di dare una risposta concreta al crescente fabbisogno di Capitale Sociale, contribuendo in tal modo a formare capacità di relazione, di partecipazione e di integrazione fra individui, comunità e istituzioni - di cui il volontariato è una delle espressioni più significative - accanto alla formazione delle competenze tecniche e delle conoscenze culturali che creano l’insieme del Capitale Umano di un paese.

Il mio saluto è un grazie per quello che avete fatto ed un augurio di buon lavoro per quello che certamente sarete capaci di fare.



SERVIZIO CIVILE E CITTADINANZA ATTIVA



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