Hanno in comune IL superamento della ragione illuministica e kantiana, nell’aspirazione verso l’infinito (l’Assoluto)



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01.06.2018
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Hanno in comune il superamento della ragione illuministica e kantiana, nell’aspirazione verso l’infinito (l’Assoluto):

  • Hanno in comune il superamento della ragione illuministica e kantiana, nell’aspirazione verso l’infinito (l’Assoluto):

    • Unione di mondo spirituale e naturale (Schelling; mentre per Fichte l’Assoluto si identifica solo con il Soggetto)
    • Rivalutazione degli aspetti a-razionali, come il sentimento (Schelling identifica la naturalità con la dimensione inconscia, che non può essere colta dalla filosofia, ma solo dall’arte)
    • Unione spirituale degli individui legati dalla tradizione e dalla comune visione del mondo a costituire un popolo (Herder e Fichte)


Caratteri generali (movimento romantico e filosofia: Sturm und Drang, Goethe, Herder, Schiller, Schlegel, Holderlin, Novalis)

  • Caratteri generali (movimento romantico e filosofia: Sturm und Drang, Goethe, Herder, Schiller, Schlegel, Holderlin, Novalis)

  • Fichte

  • Schelling



La razionalità, evidente nel mondo, deriva da un progetto, da un logos preesistente («Dio prima della creazione del mondo»). Tutto il reale è razionale (in quanto sviluppo del logos). Questa razionalità appare solo se consideriamo la realtà come un intero, cioè un Assoluto, perché ogni parte mostra la propria razionalità solo se la ricolleghiamo al tutto (superamento della contraddizione). La dialettica è il modo di essere della realtà e il metodo filosofico mediante il quale la conosciamo

  • La razionalità, evidente nel mondo, deriva da un progetto, da un logos preesistente («Dio prima della creazione del mondo»). Tutto il reale è razionale (in quanto sviluppo del logos). Questa razionalità appare solo se consideriamo la realtà come un intero, cioè un Assoluto, perché ogni parte mostra la propria razionalità solo se la ricolleghiamo al tutto (superamento della contraddizione). La dialettica è il modo di essere della realtà e il metodo filosofico mediante il quale la conosciamo

  • Il sistema hegeliano si sviluppa in tre momenti: la logica, la natura, lo Spirito. La prima è l’Idea in-sé, la razionalità che non è ancora diventata mondo; la natura è l’Idea fuori-di-sé, l’Idea che si fa mondo, senza che sia ancora sorta la dimensione della conoscenza; lo Spirito è l’Idea in-sé e per-sé, cioè l’Idea che diviene cosciente di sé, autocosciente, e si esprime storicamente nel mondo umano, sia nelle istituzioni sia nel sapere

  • In questo sviluppo dialettico la coscienza individuale ha un preciso ruolo: deve passare dal pensiero comune a quello filosofico, raggiungendo l’autocoscienza, riconoscendosi come parte di uno sviluppo più generale che è lo Spirito. Questo itinerario della coscienza è al tempo stesso un momento dello sviluppo dello Spirito, che attraverso la coscienza individuale diventa consapevole di sé.



«Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale», in quale opera è contenuta questa celebra frase?

  • «Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale», in quale opera è contenuta questa celebra frase?



Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale: Il reale è lo sviluppo della razionalità (l’Idea), la filosofia non determina questo processo, ma lo riconosce. La razionalità non è nel singolo esistente, ma nel tutto-processo (l’esistente ha razionalità, ma non è la razionalità). Il razionale è l’universale che diventa individuale, cioè reale (universale concreto). L’universale non è separato dalla realtà come sostenevano i romantici, ma si esprime nel concreto, nelle cose esistenti, le quali però possono essere comprese solo riconducendole alla loro dimensione universale. L’universale non coincide con nessuno dei momenti particolari, ma non è neppure immaginabile separato da essi.

  • Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale: Il reale è lo sviluppo della razionalità (l’Idea), la filosofia non determina questo processo, ma lo riconosce. La razionalità non è nel singolo esistente, ma nel tutto-processo (l’esistente ha razionalità, ma non è la razionalità). Il razionale è l’universale che diventa individuale, cioè reale (universale concreto). L’universale non è separato dalla realtà come sostenevano i romantici, ma si esprime nel concreto, nelle cose esistenti, le quali però possono essere comprese solo riconducendole alla loro dimensione universale. L’universale non coincide con nessuno dei momenti particolari, ma non è neppure immaginabile separato da essi.



La dialettica. Si articola in tre momenti: 1) intellettivo-astratto, l’intelletto astrae il singolo momento dal processo e lo considera come una realtà indipendente; 2) momento dialettico o negativo-razionale: la negazione del momento singolo, per riaffermarne la processualità; 3) momento speculativo o positivo-razionale, l’unione dei due momenti dà la totalità della cosa, intesa come processo

  • La dialettica. Si articola in tre momenti: 1) intellettivo-astratto, l’intelletto astrae il singolo momento dal processo e lo considera come una realtà indipendente; 2) momento dialettico o negativo-razionale: la negazione del momento singolo, per riaffermarne la processualità; 3) momento speculativo o positivo-razionale, l’unione dei due momenti dà la totalità della cosa, intesa come processo

  • Il vero è il tutto, l’intero e non la parte. Il rapporto parte-tutto è divenire dialettico, per cui la totalità è l’insieme delle parti nel processo che le comprende in un intero. L’assoluto può essere inteso solo come risultato di un processo che solo alla fine è ciò che è in verità.

  • La dialettica è il ricongiungimento dell’individuo con l’Assoluto. La sostanza è soggetto, cioè va intesa come divenire, come processo.



L’autocoscienza e il sapere. Il vero non è l’Assoluto in sé, ma l’Assoluto nel suo sviluppo, esso non può essere intuito in modo immediato come volvano i romantici, ma può essere compreso solo ricostruendone tutte le mediazioni. Se l’Assoluto è la totalità del reale, esso è anche il conoscersi come totalità, cioè autocoscienza, raggiunta attraverso la filosofia, che è anch’essa momento dell’Assoluto. In quanto cosciente di sé e del proprio sviluppo l’Assoluto è Spirito

  • L’autocoscienza e il sapere. Il vero non è l’Assoluto in sé, ma l’Assoluto nel suo sviluppo, esso non può essere intuito in modo immediato come volvano i romantici, ma può essere compreso solo ricostruendone tutte le mediazioni. Se l’Assoluto è la totalità del reale, esso è anche il conoscersi come totalità, cioè autocoscienza, raggiunta attraverso la filosofia, che è anch’essa momento dell’Assoluto. In quanto cosciente di sé e del proprio sviluppo l’Assoluto è Spirito



Le tre dimensioni del sistema hegeliano: 1) l’Idea si realizza divenendo la realtà; 2) l’Idea si riconosce nella realtà realizzandosi come Spirito o Idea autocosciente, che coincide con il sapere come si sviluppa nella storia dell’umanità; 3) questo sapere sostanzia le coscienze individuali, che debbono raggiungere l’autocoscienza, ripercorrendo dentro di sé il cammino che lo Spirito ha già percorso nella storia (descritto nella Fenomenologia dello Spirito)

  • Le tre dimensioni del sistema hegeliano: 1) l’Idea si realizza divenendo la realtà; 2) l’Idea si riconosce nella realtà realizzandosi come Spirito o Idea autocosciente, che coincide con il sapere come si sviluppa nella storia dell’umanità; 3) questo sapere sostanzia le coscienze individuali, che debbono raggiungere l’autocoscienza, ripercorrendo dentro di sé il cammino che lo Spirito ha già percorso nella storia (descritto nella Fenomenologia dello Spirito)



Quale fra le sue opere è descritta da Hegel con queste parole: «è la storia romanzata della coscienza che via via si riconosce come spirito»?

  • Quale fra le sue opere è descritta da Hegel con queste parole: «è la storia romanzata della coscienza che via via si riconosce come spirito»?



Quando è stata pubblicata la Fenomenologia dello Spirito?

  • Quando è stata pubblicata la Fenomenologia dello Spirito?

    • 1807
    • 1812
    • 1817
    • 1821


1807: Fenomenologia dello Spirito

  • 1807: Fenomenologia dello Spirito

  • 1812/16: Scienza della logica

  • 1817: Enciclopedia delle scienze filosofiche

  • 1821: Lineamenti della filosofia del diritto



Nella Fenomenologia dello Spirito, la figura della coscienza infelice in quale parte del sistema-processo si trova?

  • Nella Fenomenologia dello Spirito, la figura della coscienza infelice in quale parte del sistema-processo si trova?

    • Coscienza
    • Autocoscienza
    • Ragione


Quale fra le seguenti tre figure rappresenta il momento dell’indifferenza della coscienza verso la realtà, che Hegel descrive come coscienza «libera sul trono e in catene»

  • Quale fra le seguenti tre figure rappresenta il momento dell’indifferenza della coscienza verso la realtà, che Hegel descrive come coscienza «libera sul trono e in catene»

    • Stoicismo
    • Scetticismo
    • Coscienza infelice


Coscienza

  • Coscienza

    • Certezza sensibile
    • Percezione
    • Intelletto
  • Autocoscienza

    • Indipendenza e dipendenza dell’autocoscienza: signoria e servitù
    • Libertà dell’autocoscienza
      • Stoicismo
      • Scetticismo
      • Coscienza infelice
  • Ragione

    • Ragione osservativa
    • Ragione che agisce
      • Il piacere e la necessità
      • La legge del cuore e il delirio della presunzione
      • La virtù e il corso del mondo
    • Individualità reale in sé e per sé
      • Il regno animale dello spirito
      • La ragione legislatrice
      • La ragione esaminatrice delle leggi


Pubblicata nel 1807

  • Pubblicata nel 1807

  • Fenomenologia = «scienza dell’esperienza della coscienza», cammino della coscienza. I fenomeni sono le manifestazioni storiche, concrete, dello sviluppo del sapere, o come dice H., dello Spirito nella storia

  • L’opera è articolata in tre momenti che ripercorrono lo sviluppo della conoscenza umana, dalla conoscenza dell’oggetto (coscienza), alla consapevolezza di sé (autocoscienza), a quella sintonia tra soggetto e oggetto nella misura in cui il primo ritrova nel secondo la propria razionalità (ragione)

  • Nella Fenomenologia c’è un duplice movimento: quello dello sviluppo dello Spirito nella storia e quello della coscienza che lo ripercorre. La storia viene a far parte della coscienza e nel ripercorrere lo sviluppo dello Spirito, la coscienza diviene autocoscienza e consapevole di esserne parte

  • La storia è un cammino ormai tracciato e cristallizzato, dove tutto è già avvenuto. La coscienza non trova più il divenire fluido dello Spirito, ma ne riconosce le forme che ha assunto nella storia come figure. La Fenomenologia è un viaggio (di formazione) attraverso le tappe che lo Spirito ha percorso



Il primo momento della conoscenza è il rapporto diretto con l’esistente, l’oggetto della conoscenza sensibile, la quale ha a che fare con nozioni generali (questo, qui, ora), cioè universali astratti

  • Il primo momento della conoscenza è il rapporto diretto con l’esistente, l’oggetto della conoscenza sensibile, la quale ha a che fare con nozioni generali (questo, qui, ora), cioè universali astratti

  • La certezza sensibile non può darsi se non presupponendo un soggetto, rinvia all’Io, ovvero alla percezione, in cui il soggetto prende coscienza dell’oggetto come uno e al tempo stesso composto di molteplici qualità.

  • L’unità non è nelle qualità percepite, ma nel soggetto che percepisce, nelle funzioni unificatrici del suo intelletto. La coscienza diviene consapevole di essere l’origine dell’unità delle varie qualità e riflette non più sulla cosa, bensì sulle proprie strutture unificatrici della realtà

  • L’intelletto non solo unifica le qualità delle cose, ma consente di acquisire consapevolezza di questa sua attività



La coscienza è pervenuta alla consapevolezza di sé

  • La coscienza è pervenuta alla consapevolezza di sé

  • I momenti successivi conducono la coscienza singola a interagire con le altre, fino a raggiungere consapevolezza della profonda unità che lega tutte le coscienze. Presenza in ogni individuo dell’intera storia dell’umanità (Noi che è Io) e al tempo stesso identità collettiva (Io che è Noi), unità di autocoscienze diverse



Il rapporto con gli altri, intesi come autocoscienze separate, e il riconoscimento da parte loro della loro propria soggettività, costituisce la prima figura dell’autocoscienza

  • Il rapporto con gli altri, intesi come autocoscienze separate, e il riconoscimento da parte loro della loro propria soggettività, costituisce la prima figura dell’autocoscienza

  • All’inizio il rapporto della coscienza con l’altro è di separazione e lotta. Tra le due coscienze in lotta quella che mette in gioco se stessa senza timore per la morte si eleva a un livello superiore rispetto alla pura naturalità. L’accettazione del momento negativo (la morte) le consentono di ritornare a sé come autocoscienza: è il signore. L’altro che ha rifiutato di rischiare preferendo la vita al riconoscimento di sé, rimane al livello della naturalità; non diviene autocosciente, perché rifiuta di negare se stesso, rinuncia alla propria autodeterminazione, sottomettendosi al signore: è il servo

  • Per il signore il servo è uno strumento, e non una coscienza nella quale può riconoscersi. Il servo invece ha di fronte a sé un’autocoscienza. Al signore manca dunque il momento dialettico dell’oggettivazione, del riconoscimento di sé in un altro

  • Sottomettendo il servo il signore ne fa lo strumento mediante il quale appropriarsi delle cose: quello lavora e produce i beni che questo semplicemente consuma. Mentre il signore ha con la cosa un rapporto di pura fruizione e consumo (godimento), il servo trova nel lavoro, con cui trasforma la natura, la mediazione attraverso cui acquista consapevolezza di sé: si aliena, si oggettiva, prendendo in questo modo coscienza di sé (rovesciamento dialettico)



Il rapporto signoria-servitù è caratterizzato dalla dipendenza

  • Il rapporto signoria-servitù è caratterizzato dalla dipendenza

  • La coscienza che attraverso il lavoro ha acquisito consapevolezza di sé si sottrae a questo rapporto, cerca cioè la via per affermare la propria identità a prescindere dalle circostanze in cui si trova (stoicismo: indifferenza verso la realtà)

  • L’indifferenza per il mondo si traduce in libertà astratta e in negazione del mondo (scetticismo), che è contradditorio



Scissa in due realtà: l’una positiva (l’immutabile), l’altra negativa (il trasmutabile)

  • Scissa in due realtà: l’una positiva (l’immutabile), l’altra negativa (il trasmutabile)

  • Il positivo viene proiettato dalla coscienza fuori di sé, in un Essere irraggiungibile, perfetto e immutabile, un Dio trascendente; mentre il negativo è posto nella condizione umana. Separazione tra finito e infinito e nostalgia dell’infinito come irraggiungibile

  • L’incarnazione (cristianesimo) è una risposta, ma insufficiente



La coscienza supera la religiosità vissuta come scissione e infelicità, vedendo nella ragione il principio che è a fondamento della realtà e quindi riconoscendo in se stessa il fondamento del mondo

  • La coscienza supera la religiosità vissuta come scissione e infelicità, vedendo nella ragione il principio che è a fondamento della realtà e quindi riconoscendo in se stessa il fondamento del mondo

  • In un primo momento (ragione osservativa) la coscienza individua la razionalità nelle leggi della natura. Nella figura successiva (ragione che agisce) la ragione cerca di subordinare l’esistente alle proprie esigenze morali, di imporre la propria legge morale al mondo. Infine la ragione comprende che la realtà è razionale in se stessa, sia sul piano oggettivo (leggi di natura) sia sul piano etico, non cerca più di imporre le proprie leggi morali al mondo, ma riconosce in esso, nella storia, la moralità già realizzata (ragione esamintrice delle leggi)





I presupposti (il reale è razionale; il vero è l’intero; la sostanza è soggetto; la dialettica)

  • I presupposti (il reale è razionale; il vero è l’intero; la sostanza è soggetto; la dialettica)

  • La Fenomenologia dello Spirito (ricostruzione dell’itinerario della coscienza che, nel suo passaggio dalla conoscenza comune a quella filosofica, giunge a comprendere di essere parte del movimento universale dello Spirito)

  • La filosofia come sistema: sviluppo dialettico dell’Idea: l’Idea in-sé (la logica); l’idea fuori-di-sé (la natura); l’Idea in-sé e per-sé (lo Spirito)

  • La filosofia della storia (l’agire storico è determinato dalla ragione, che si incarna nello Spirito dei popoli. Gli individui hanno una funzione strumentale, astuzia della ragione)



Muovendo dalla filosofia kantiana, S. definisce il mondo come rappresentazione, in quanto costruito dalle strutture a priori della nostra conoscenza: lo spazio, il tempo e la causalità. Il mondo fenomenico è conoscibile e razionale, ma non costituisce la realtà autentica, che rimane nascosta dietro l'apparenza del fenomeno. E' possibile accedere alla vera realtà, ma non come soggetto conoscente, come intelletto, bensì come corpo, fisicità e istintualità. Il nostro corpo è desiderio, volontà. La Volontà non costituisce soltanto la nostra realtà vera, ma è la cosa-in-sé, il noumeno nascosto dietro il "velo di Maya" (sapienza indiana trasmessa dai Veda). Questo mondo noumenico è a-razionale, senza finalità, sprovvisto di senso. Ciò determina una condizione esistenziale tragica, perché la vita è segnata dal desiderare continuo, destinato a restare insoddisfatto, e quindi dal dolore, all'interno di un orizzonte limitato dalla morte (capovolgimento dell'ottimismo del sistema hegeliano). Per sottrarci alla sofferenza dobbiamo liberarci dalla volontà, mediante una serie di passaggi che S. ricostruisce, fino ad arrivare a spegnere completamente in noi ogni desiderio, giungendo alla nolontà (negazione della volontà) e al nulla.

  • Muovendo dalla filosofia kantiana, S. definisce il mondo come rappresentazione, in quanto costruito dalle strutture a priori della nostra conoscenza: lo spazio, il tempo e la causalità. Il mondo fenomenico è conoscibile e razionale, ma non costituisce la realtà autentica, che rimane nascosta dietro l'apparenza del fenomeno. E' possibile accedere alla vera realtà, ma non come soggetto conoscente, come intelletto, bensì come corpo, fisicità e istintualità. Il nostro corpo è desiderio, volontà. La Volontà non costituisce soltanto la nostra realtà vera, ma è la cosa-in-sé, il noumeno nascosto dietro il "velo di Maya" (sapienza indiana trasmessa dai Veda). Questo mondo noumenico è a-razionale, senza finalità, sprovvisto di senso. Ciò determina una condizione esistenziale tragica, perché la vita è segnata dal desiderare continuo, destinato a restare insoddisfatto, e quindi dal dolore, all'interno di un orizzonte limitato dalla morte (capovolgimento dell'ottimismo del sistema hegeliano). Per sottrarci alla sofferenza dobbiamo liberarci dalla volontà, mediante una serie di passaggi che S. ricostruisce, fino ad arrivare a spegnere completamente in noi ogni desiderio, giungendo alla nolontà (negazione della volontà) e al nulla.



Il mondo come rappresentazione

  • Il mondo come rappresentazione

  • La metafisica: la Volontà

  • La liberazione dalla Volontà

  • Il confronto con Leopardi



K. Muove dalla critica radicale alla filosofia-sistema di Hegel, che considerava l’individuo come un momento dello sviluppo dello Spirito. Ponendosi invece dal punto di vista dell’esistenza e del singolo, le contraddizioni non si risolvono e si presentano come alternative inconciliabili (aut-aut), possibilità esistenziali, che aprono alla libertà, ma al tempo stesso all’angoscia, poiché determinano in modo irreversibile il destino individuale: non si può tornare indietro.

  • K. Muove dalla critica radicale alla filosofia-sistema di Hegel, che considerava l’individuo come un momento dello sviluppo dello Spirito. Ponendosi invece dal punto di vista dell’esistenza e del singolo, le contraddizioni non si risolvono e si presentano come alternative inconciliabili (aut-aut), possibilità esistenziali, che aprono alla libertà, ma al tempo stesso all’angoscia, poiché determinano in modo irreversibile il destino individuale: non si può tornare indietro.

  • L’uomo si concepisce come essere contradditorio, perché nel momento in cui diviene consapevole di sé, al tempo stesso si avverte come limitato, imperfetto e insufficiente a se stesso. Il sentimento della propria precarietà si traduce nella disperazione, dalla quale è possibile uscire soltanto scegliendo Dio (salto mortale nella fede)



I discepoli di Hegel si dividono in due linee: la Destra celebra lo Stato prussiano in quanto razionalità realizzata nella storia e riconcilia l’hegelismo con il cristianesimo, mentre la Sinistra sottolinea la dialetticità del reale e considera la religione come alienazione (Feuerbach)

  • I discepoli di Hegel si dividono in due linee: la Destra celebra lo Stato prussiano in quanto razionalità realizzata nella storia e riconcilia l’hegelismo con il cristianesimo, mentre la Sinistra sottolinea la dialetticità del reale e considera la religione come alienazione (Feuerbach)



Marx fa proprio il materialismo di Feuerbach, recuperando anche l’approccio dialettico di Hegel. L’oggetto della filosofia non è l’uomo in generale, ma l’uomo storicamente inteso, inserito in un contesto specifico, caratterizzato dal particolare modo in cui l’uomo produce i propri mezzi di sussistenza. Il modo di produzione si sviluppa storicamente e si trasforma sotto la spinta delle contraddizioni e delle contrapposizioni che nascono fra le classi. La lotta di classe costituisce il motore del divenire storico e introduce nella storia l’elemento di dinamicità che Hegel aveva descritto mediante il metodo dialettico

  • Marx fa proprio il materialismo di Feuerbach, recuperando anche l’approccio dialettico di Hegel. L’oggetto della filosofia non è l’uomo in generale, ma l’uomo storicamente inteso, inserito in un contesto specifico, caratterizzato dal particolare modo in cui l’uomo produce i propri mezzi di sussistenza. Il modo di produzione si sviluppa storicamente e si trasforma sotto la spinta delle contraddizioni e delle contrapposizioni che nascono fra le classi. La lotta di classe costituisce il motore del divenire storico e introduce nella storia l’elemento di dinamicità che Hegel aveva descritto mediante il metodo dialettico



Il P. assume il metodo scientifico come l’unico valido in ogni campo del sapere, umano e sociale. Distingue tra enunciati scientifici, basati sull’osservazione dei fatti e sulle leggi che li spiegano ed enunciati astratti o metafisici, che rimandano a essenze o a cause nascoste dei fenomeni. Il compito della filosofia è ordinare e classificare le scienze, enunciarne i principi comuni e descriverne le procedure. Il sapere è strumento di avanzamento sia economico sia sociale, potenzia la capacità umana di trasformare il mondo.

  • Il P. assume il metodo scientifico come l’unico valido in ogni campo del sapere, umano e sociale. Distingue tra enunciati scientifici, basati sull’osservazione dei fatti e sulle leggi che li spiegano ed enunciati astratti o metafisici, che rimandano a essenze o a cause nascoste dei fenomeni. Il compito della filosofia è ordinare e classificare le scienze, enunciarne i principi comuni e descriverne le procedure. Il sapere è strumento di avanzamento sia economico sia sociale, potenzia la capacità umana di trasformare il mondo.

  • Si individuano tre indirizzi: 1) Positivismo sociale (Saint-Simon e Comte); 2) Positivismo metodologico e induttivistico; critica alla logica deduttiva classica, propone una logica induttiva, saldamente radicata nell’esperienza (John Stuart Mill); 3) Positivismo evoluzionistico (Spencer), sull’onda del successo della teoria dell’evoluzione biologica di Darwin.







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