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Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770 – 1831)
1. un doppio possibile ingresso: cammino di iniziazione o sviluppo logico deduttivo.

2. la totalità o il sistema dell’Assoluto. Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817)

3. lo Spirito oggettivo: diritto, morale, etica. Lineamenti della filosofia del diritto (1821) e la teoria politica dello Stato Assoluto

4. alcuni spunti per il dibattito su questioni aperte: il ruolo del negativo

1. un doppio possibile ingresso: cammino di iniziazione o sviluppo logico deduttivo.

1.1. Fenomenologia dello Spirito (1807) o la storia del cammino di formazione (Bildung) della coscienza a Spirito.

L’urgenza da cui Hegel parte e nella quale colloca l’intera sua riflessione è quella di colmare la distanza che l’uomo, la coscienza, avverte tra sé e il sapere, sé e il reale, sé e il vero. Distanza che deve essere percorsa e colmata non appelli morali o esortazioni retoriche a un impegno vago nelle indicazioni e frustrante negli esiti ma accompagnando il soggetto in una progressiva scoperta e costruzione di sé. La strategia adottata è quella di collocare la filosofia in quella distanza in modo che essa diventi l’esperienza reale della coscienza che si apre al vero. Il coraggio che la filosofia allora deve assumere è quello di stare nella mestizia della lontananza, coglierne le forme, descriverne le figure, afferrarne il movimento logico. Uno stare “fenomenologico” che traduce quella distanza e la sua irrisolta malinconia in cammino. Occorre preliminarmente abbandonare la sindrome dell’isola (anche quella ricordata nel bilancio formulato da Kant definibile con le metafora “l’isola e il mare”) che oppone il soggetto alla realtà, lo proietta all’esterno di essa come un naufrago, preoccupato spettatore di un mondo a lui estraneo.

1.1.1. Se la realtà è una totalità, e quindi una totalità unica, dal punto di vista spaziale (estensione) e temporale (storia), è anche un assoluto, non derivato, non dipendente ma originario, insomma la realtà (l’essere, alla Parmenide) è primo, unico e totale. Il soggetto allora vi fa parte e non è possibile che si ponga o si pensi all’esterno di essa come osservatore smarrito o magari giudice ottuso di un reale che fatica a conoscere; in quanto esiste e osserva è un fatto della realtà, è una sua espressione, altrimenti sarebbe irreale, inesistente; in quanto esterno al reale vive una esistenza illusoria… ma anche l’illusione è, inesorabilmente, un modo di vivere, un modo di essere della realtà nel suo divenire storico. Il problema della conoscenza (filosofica) consiste tutto nel far superare al soggetto la parvenza e la difesa di una sua indipendenza dal reale, di un suo stare all’esterno del mondo, e condurlo a sentirsi parte della realtà, della totalità, a collocarsi in modo organico nella sua vicenda interna, a guadagnare, in definitiva, il punto di vista della totalità nella totalità (soggettivo ma tendente all’Assoluto). Romanticamente e hegelianamente si chiamerebbe: un cammino verso l’Assoluto; si prefigge «il compito di accompagnare l’individuo dalla sua posizione incolta fino al sapere» (Hegel 1807 Fenomenologia dello spirito, Prefazione, 28 [pagine riferite al testo tedesco, riportate in ed. La nuova Italia, Firenze 1985]). La Fenomenologia dello Spirito di Hegel è la storia, tormentata e sofferta, di questo cammino. Non si tratta di un esame preliminare che il soggetto svolge su se stesso per mettere in chiaro possibilità e limiti della mente umana, ma è un cammino di scoperta del proprio modo di essere e articolarsi nel reale; certo, in questo cammino verso l’Assoluto e di fronte alla totalità che si fa scienza, l’uomo vive la scoperta di sé come spirito soggettivo e viene dunque anche a conoscenza dei modi formali e materiali con cui la mente umana conosce, vuole e desidera (come ha messo in chiaro la filosofia di Kant).

1.1.2. Nella Fenomenologia dello Spirito (e fenomenologia indica qui l’apparire, il manifestarsi del principio razionale cui ogni realtà è riconducibile) Hegel ricostruisce infatti la via che la coscienza ha dovuto percorrere per giungere alla piena autocoscienza e al principio razionale e sistematico dell’intera realtà, lo Spirito. Ma, guardando il percorso a partire del risultato, l’opera è anche l’esposizione (fenomenologia) delle tappe che lo Spirito stesso ha avviato, anche attraverso la coscienza umana, per giungere alla propria piena manifestazione e realizzazione. La vicenda narrata nella Fenomenologia sembra dunque avere un triplice soggetto: la coscienza individuale in cammino verso il sapere assoluto, la cultura dell’umanità come soggetto collettivo nelle sue diverse forme storiche, lo Spirito assoluto nelle tappe e figure del suo sviluppo sistematico-storico. Al termine del cammino descritto dalla Fenomenologia compare dunque il principio del movimento, il soggetto dell’intero processo storico razionale e reale: lo Spirito assoluto; le determinazioni individuali, concrete e le forme storiche della cultura vengono comprese filosoficamente e scientificamente solo quando risultano essere momenti dello sviluppo sistematico dello Spirito. E, solo collocandosi dal punto di vista dello Spirito la filosofia assume la forma di sapere oggettivo, scientifico e sistematico.

Si può applicare alla Fenomenologia dello Spirito di Hegel la constatazione di Peter Sloterdijk «…è quasi una tesi di filosofia della storia, secondo la quale il senso della situazione moderna sta nel fare del traffico esteso al mondo intero un’abitudine» e di Hermann Keyserling (da lui citato): «la via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo» (Sloterdijk Peter 2001 L’ultima sfera. Breve storia filosofica della globalizzazione, Carocci, Roma 2002, 37,40)
1.2. Enciclopedia della scienze filosofiche o l’ordinamento del sapere nella sua totalità logica organica.

1.2.1. Se nella Fenomenologia dello spirito Hegel ha rappresentato, secondo una prospettiva plurale, antropologica (che muove dalla coscienza umana), storica (che si svolge nel tempo), filosofica (che nelle figure storiche presenta le tappe di un sapere filosofico che si dispone in forma scientifica secondo una logica di tipo dialettico) la via che conduce la coscienza al sapere assoluto, nella Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817) descrive invece l’ordinamento del sapere nella sua totalità organica. L’enciclopedia hegeliana mostra infatti come le diverse scienze non siano forme isolate e successivamente aggregate in sistema e in enciclopedia di conoscenze, ma parti di un tutto organico, proprio come le membra di un organismo fisico.

1.2.2. Distinte, ma solidali, le scienze del sistema hegeliano si compongono in unità secondo l’immagine del circolo (richiamato dall’etimologia greca del termine enciclopedia, «dottrina in circolo»): esse rappresentano i momenti del processo dialettico che muovendo dalla razionalità pura (l’idea in sé, indagata dalla «Logica»), si aliena nelle forme della natura (l’idea nella forma dell’essere altro, studiata dalla «Filosofia della natura»), per realizzarsi pienamente nello spirito (l’idea in sé e per sé, descritta nelle forme «soggettiva», «oggettiva» e «assoluta» dalla «Filosofia dello spirito»). Idea, Natura, Spirito sono i momenti logico-dialettici del sistema scientifico filosofico; di una filosofia ormai spinta a diventare pienamente un sapere scientifico.
2. la totalità o il sistema dell’Assoluto. Enciclopedia delle scienze filosofiche

2.1. Logica

«Potrebbe sembrar necessario di esporre in precedenza quanto è rilevante intorno al metodo di quel movimento [il movimento della vita della verità] o della scienza. Ma il suo concetto sta già in quel che si è discorso, e la sua più vera presentazione appartiene alla logica, o è piuttosto la logica stessa. Infatti il metodo non è altro che la struttura dell’intiero presentato nella sua più pura essenza.» (Hegel 1807 Fenomenologia dello spirito, Prefazione, 48)

2.1.1. Logica: la razionalità della realtà. La concezione del pensiero da cui muove la logica di Hegel si discosta completamente da quella prevalente nella filosofia moderna. Mentre infatti quest’ultima tiene separati i due piani del pensiero e della realtà, affidando al soggetto e alle sue facoltà il compito di ordinare una realtà esterna al pensiero, la logica di Hegel si presenta come scienza dell’unità del pensiero nella sua realtà e della realtà nella sua essenza razionale: essa mostra la trama ideale del reale, il mondo nella sua struttura ideale. Ogni categoria del pensiero non è una semplice forma a priori del soggetto, una condizione formale e soggettiva di un giudizio di conoscenza, ma una forma essenziale della realtà, una struttura ideale oggettiva.

2.1.2. Il ruolo dell’intelletto e della ragione. Mentre la logica moderna è interamente fondata sul paziente lavoro analitico dell’intelletto, che Hegel definisce «separante» perché procede isolando i suoi oggetti, astraendoli dalla totalità di cui sono parte, Hegel pone alla base della sua logica la ragione: essa supera ogni separazione, ogni statica contrapposizione e perviene a cogliere la fluida e viva unita dei concetti, il movimento dialettico che informa di sé sia la vita del pensiero quanto la vita del reale. Non può chiamarsi conoscenza quella che resta ferma al movimento con cui l’intelletto si allontana dal dato immediato e particolare per definirlo secondo categorie universali; in tal caso infatti l’universale, astratto dalla concretezza, si presenta come forma vuota, priva di contenuti. Se l’intelletto, che contrappone l’universale al particolare, compie l’indispensabile movimento negativo che avvia la conoscenza, solo la ragione, la facoltà della sintesi, toglie la separazione tra particolare e universale (nega la negazione) ponendoli in una relazione concreta. L’universale astratto, frutto delle categorie dell’intelletto, deve dunque considerarsi solo come il primo momento che conduce all’universale concreto, al concetto, inteso come l’unità organica e sistematica del particolare nell’universale. Negato nella sua prima e presunta immediatezza, il particolare diventa momento e determinazione dell’universale, costituisce l’articolazione logica e concreta del concetto, espressione della ragione.

2.1.3. Una logica dialettica. La logica hegeliana, che si presenta sia come processo di conoscenza concreta sia come definizione razionale della realtà , segue un ritmo dialettico scandito in tre momenti. Il primo momento è costituito dall’immediatezza, dal presentarsi dell’oggetto come un dato in sé, particolare e autonomo; questo primo momento è negato dal secondo movimento, quello con cui l’intelletto definendo il particolare secondo categorie universali generali e astratte lo riconduce, nell’universale, al suo opposto. Ma l’universale, che si afferma negando il particolare e astraendo da esso, porta a una conoscenza solo formale e vuota; la vera conoscenza esige che, attraverso un terzo movimento, gli opposti vengano negati nella loro contrapposizione e conservati nel loro reciproco rimandare: l’opposizione tra il particolare e l’universale (tra il concreto e l’astratto, tra la realtà e il pensiero, tra l’oggetto e il soggetto) viene negata quando il particolare è conservato nell’universale come una sua concreta articolazione, come momento del suo sviluppo logico e reale. L’universale diventa concreto e, pertanto, concetto. L’universale diventa concreto in quanto sintesi organica e sistematica delle diverse determinazioni; negate nel loro isolamento, esse vengono conservate come momenti necessari del sistema della ragione, acquistando natura razionale in forza della coincidenza tra sviluppo razionale e sviluppo reale.

«Il vero è l’intiero. Ma l’intiero è soltanto l’essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell’Assoluto devesi dire che esso è essenzialmente Resultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la sua natura, nell’essere effettualità, soggetto o divenir-se-stesso.»

(Hegel 1807 Fenomenologia dello spirito, Prefazione, 20)

2.1.4. Principi logici: il ruolo della contraddizione per la definizione. La logica dialettica di Hegel impone una profonda revisione dei principi logici classici formulati da Aristotele e consegnati alla tradizione filosofica nelle forme del principio di identità, di non contraddizione, del terzo escluso. Alla logica dell’intelletto astratto, che mediante i principi di identità e di non contraddizione definisce i propri oggetti isolandoli dal contesto in cui sono inseriti, la logica della ragione oppone la contraddizione, la negazione. La ragione, spingendosi oltre il pensare finito dell’intelletto, scopre l’inconsistenza dei principi di identità e non contraddizione: nessun ente può affermare la sua identità con sé, se non ponendosi in relazione con ciò che è altro da sé, con ciò che esso non è. È dunque il principio di contraddizione che consente a un ente di definirsi; per cogliere un oggetto nella sua identità e nel suo concreto far parte di un tutto, giungendo così all’universale concreto, è indispensabile procedere attraverso la negazione; definire, determinare una realtà nella sua concretezza significa porla in relazione con qualcosa che è altro da essa, negarla. Il processo logico di definizione della realtà passa attraverso la contraddizione; in essa i momenti dell’opposizione vengono pensati nel loro rapporto dialettico e avviati alla sintesi; negati nella loro contraddizione essi sono dunque conservati nel risultato finale.



2.2. Natura

2.2.1.Mentre la scienza della logica, in quanto deduzione sistematica delle forme generali dell’essere e presentazione dell’idea in sé e per sé, costituisce il primo momento dello sviluppo dialettico dello spirito, la natura, considerata tradizionalmente, anche dal pensiero comune (che oppone pensiero e realtà, soggetto e oggetto, idea e cosa) come esterna alla mente, si manifesta come l’opposto dell’idea, altro dal pensiero: la realtà logica spirituale si pone come oggetto, definendosi rimanda ad un suo confine, ad un esterno indicato unitariamente con il termine natura. Definire significa dare forma, delimitare, delineare un confine e quindi rimandare a ciò che la realtà da definire non è. Anche la definizione di ciò che è proprio della logica rimanda, in prima battuta, a ciò che logico non è. Quindi è la stessa logica a indicare la natura e presentarla come altro dall’idea.

2.2.2. L’opposizione tra logica e natura è per Hegel una contraddizione dialettica nella quale gli opposti rimandano l’un l’altro; vengono contemporaneamente tolti, perché si negano, si oppongono reciprocamente, e conservati, perché per negarsi stanno in rapporto e in rimando (Aufhebung). La natura si pone infatti come esterna all’idea, si rapporta ad essa come ad altro da sé; allo stesso modo l’idea ha nella natura «il suo essere altro da sé». La tradizionale distinzione tra logica e natura, portata all’estremo e interpretata dialetticamente da Hegel come contraddizione rende cioè possibile quel reciproco rimando tra opposti (nessun opposto infatti è tale se non in forza dell’altro) che permette il movimento di sintesi dello spirito. Nella sua antitesi all’idea e nel suo rimando oppositivo ad essa, la natura progressivamente si consegna all’idea definendosi conoscitivamente nelle forme scientifiche espresse dalla meccanica, dalla fisica e dall’organica. In queste forme si esplica l’attività con cui lo spirito si riappropria del mondo, della natura, sia teoreticamente che praticamente.

2.2.3. Ma solo nello spirito l’idea ritorna completamente in sé, attuando l’unificazione dialettica dell’opposizione tra idea e realtà, per attuare una sistematica e libera, concreta e ideale realizzazione dell’idea nella forma della razionalità storica.


2.3. Spirito

2.3.1. Descrivendo le determinazioni dello spirito (nella terza e ultima parte dell’Enciclopedia, dedicata alla filosofia dello spirito), Hegel mostra l’universo delle conoscenze in cui lo spirito si esprime: le forme «soggettive» dell’antropologia, della fenomenologia e della psicologia; le forme «oggettive» del diritto, della moralità e dell’eticità, sino al pieno compimento che si realizza nelle forme «assolute» dell’arte, della religione e della filosofia. Il nesso che lega tutte queste determinazioni è, ancora una volta, dialettico.

«Che il vero sia effettuale solo come sistema, o che la sostanza sia essenzialmente Soggetto, ciò è espresso in quella rappresentazione che enuncia l’Assoluto come Spirito.» (Hegel 1807 Fenomenologia dello spirito, Prefazione, 25)

2.3.2. Nelle “forme oggettive” si definisce la teoria politica di Hegel. Lo spirito può compiere il proprio processo di affrancamento dalle necessità naturali solo quando, negandosi nella sua pura soggettività, elegge a proprio luogo di realizzazione il mondo delle relazioni sociali; in esse la libertà si concretizza come diritto, morale ed eticità, forme che costituiscono i momenti della triade dialettica dello spirito oggettivo.

2.3.3. Ad essi Hegel dedica, oltre che una sezione dell’Enciclopedia, una specifica trattazione composta a Berlino e pubblicata nel 1821 con il titolo Lineamenti della filosofia del diritto. In essa, la dimensione oggettiva dell’etica prende concretezza naturale e storica come famiglia, società civile e Stato. Qui prende forma la teoria politica di Hegel.
3. lo Spirito oggettivo: diritto, morale, etica. Lineamenti della filosofia del diritto (1821) e la teoria politica dello Stato Assoluto

La realtà dello Spirito è processo di affrancamento dalle inconsapevoli necessità naturali non solo quando diventa pensiero nella conoscenza scientifica e filosofica dell’uomo, in questo caso l’uscita dalla necessità è di tipo solo soggettivo, ma quando questa consapevolezza di libertà, presente nell’uomo, si fa oggettiva; diventa cioè concreta realizzazione della libertà nel mondo delle relazioni sociali in cui la libertà diviene diritto, morale ed eticità, forme e momenti storici della triade dialettica dello spirito oggettivo. La specifica trattazione sul tema, composta a Berlino e pubblicata nel 1821, ha il titolo Lineamenti della filosofia del diritto. Quest’ultima opera pubblicata da Hegel affronta un tema che la tradizione filosofica faceva rientrare nella «filosofia pratica»: l’agire storico dell’uomo nell’ambito del diritto e della moralità, della famiglia, della società civile e dello Stato. Collocati nel quadro sistematico della filosofia hegeliana come momenti dello spirito oggettivo, questi temi sono definiti a partire dal concetto di «eticità» con cui Hegel indica la situazione, insieme oggettiva e ideale, in cui la volontà e la libertà degli individui trovano piena attuazione storica nelle strutture di uno Stato razionalmente ordinato.




3.1. diritto L’individuo, considerato astrattamente come entità singola, afferma la propria libertà rivendicando diritti universali che garantiscano, grazie alle leggi, la piena espressione della sua libertà. Ma l’intera riflessione di Hegel sullo spirito oggettivo si incentra sulle forme reali e concrete nelle quali la libertà trova la propria oggettivazione. «La volontà libera, per non restare astratta, deve darsi innanzitutto — spiega Hegel — un’esistenza, e la prima materia sensibile di questa esistenza sono le cose, cioè gli oggetti esterni»; la libertà trova dunque propria prima concreta realizzazione nel diritto di proprietà, presentato da Hegel come essenza esterna e reale della volontà singola e come prima e fondamentale forma del diritto; in particolare al diritto l’individuo chiede di tutelare la proprietà, manifestazione esterna quindi concreta e tangibile della libera espressione della sua volontà. La prassi storica dell’appropriazione in forma privata della natura, letta dal punto di vista unitario del sistema dello Spirito, dello spirito oggettivo storico, diventa un momento dialettico della sua realizzazione.

3.2. morale Nella proprietà la libertà è concreta, ma limitata all’ampiezza del possesso e dalla volontà degli altri uomini. In generale, la libertà offerta dal diritto, già limitata dai limiti della proprietà, è garantita da norme che l’uomo sente come esterne, limitative; ad esse si oppone la dimensione della moralità, fondata sull’insopprimibile aspirazione interiore alla libertà infinita. Per contrasto dialettico questa libertà concreta ma finita rimanda al concetto di libertà infinita, illimitata e assoluta, ma, come tale, interiore, aspirazione universale e infinita dell’uomo; è questa la sfera della moralità (quella illustrata sistematicamente da Kant). Nella morale, secondo momento dello spirito oggettivo, Hegel colloca l’eterno conflitto tra coscienza e legge, finito e infinito, possibilità e realtà; la morale si presenta dunque come aspirazione al dovere, impulso interiore che rimane chiuso nella dimensione della coscienza, non si compone con la realtà sociale.

Queste caratteristiche trasformano la libertà e il bene in un ideale astratto, in un dover essere irraggiungibile; il dovere morale indica infatti un’assenza, pone di fronte al problema della infinita distanza tra la volontà individuale e il bene oggettivo. Solo un movimento dialettico di negazione dell’astratta moralità (negazione della negazione) porta alla realizzazione concreta, ma contemporaneamente infinita, della libertà nella forma della eticità: «la moralità — osserva Hegel — è il momento precedente del diritto formale sono due astrazioni, la cui verità è soltanto l’eticità».


3.3. etica L’etica si contrappone alla morale, al suo tentativo di confinare la libertà nella sfera interiore, dove è condannata a restare astratta e inefficace, assumendo e portando a realizzazione il tema della libertà infinita; l’etica si definisce infatti come la realizzazione concreta della libertà infinita dello spirito nell’oggettività delle istituzioni sociali e politiche: la famiglia, la società civile e lo Stato; sono questi i tre momenti dialettici dell’eticità. A giudizio di Hegel non esiste infatti alcuna istituzione oggettiva che non sia espressione e realizzazione della volontà del soggetto e nessuna libertà soggettiva che non sia visibile e concretamente realizzata nelle forme oggettive dell’ordine sociale.

L’etica è dunque il passaggio dalla coscienza della libertà alla libertà reale; la famiglia, la società civile e lo Stato rappresentano le forme concrete del processo dialettico nel quale il bene soggettivo particolare diventa bene oggettivo universale. Nella famiglia il superamento dell’individualità nelle relazioni interpersonali si fonda sull’impulso naturale; nella società civile sull’interesse alla convivenza (non priva di conflittualità) dei vari nuclei familiari, dei ceti e delle corporazioni; solo nello Stato, espressione sovrana e autonoma della ragione, gli interessi individuali e sociali si compongono e si realizzano nello spirito universale oggettivo e storico.

Hegel presenta dunque lo Stato come «la realtà dell’idea etica»; esso si contrappone a forme aggregative nelle quali domina l’interesse privato e ricompone ogni conflittualità all’interno del proprio ordine etico superiore.

3.3.1. La rilevanza della distinzione dialettica tra morale ed etica. Morale ed etica, termini fino ad ora considerati per lo più come sinonimi, nella filosofia di Hegel non solo si differenziano e disgiungono ma si oppongono in una contrapposizione di carattere dialettico; opponendosi diventano però momenti di rimando in una sintesi che negando le unilateralità conserva ciò che analiticamente oppone.

3.3.1.1. Il passaggio dalla morale è il passaggio dell’infinito dall’astratto al concreto senza rinunciare all’infinito. La morale è coscienza e impulso pratico verso una libertà infinita; ma, nascendo dalla coscienza, tale libertà è destinata a restare un’aspirazione infinita astratta e interiore. L’etica è il passaggio dalla coscienza della libertà alla libertà reale ma in modo che la libertà conservi quella stessa infinità da cui era contrassegnata quando si presentava nella forma della moralità. L’etica è l’ambito in cui la libertà nella sua forma infinita, scoperta e vissuta solo come aspirazione nel sentimento morale, non resta astratta e nella condizione del desiderio, ma diventa concreta e fattivamente operante restando nella sua dimensione infinita. Questo è possibile nella concretezza oggettiva delle trame sociali che nello Stato trovano fondamento sistematico in un principio di sviluppo organico in quanto lo Stato è principio assoluto, oggettivazione storica dello Spirito. Lo Stato quindi è la realtà dell’etica e suo momento supremo. Ed è una «totalità etica» in quanto attua la sintesi dialettica dei concetti, prima opposti, di libertà e di legge, di privato e di pubblico, di naturale e di positivo.

3.3.1.2. Nella legge dello stato è posta la libertà reale; armonie etiche ma non conciliazioni. Poiché nelle sue leggi lo Stato ideale e assoluto esprime la razionalità in forme storiche e crea le condizioni per la realizzazione concreta e universale della libertà, allora l’obbedienza alla legge perde l’aspetto coercitivo che normalmente le viene attribuito si inserisce in una condizione suprema di armonia: è il contesto in cui l’individuo compone armonicamente diritti e libertà individuali, equilibra la propria natura pienamente realizzata con le forme universali della ragione, porta a compimento l’unità etica con il destino storico, razionale di un popolo.

3.3.1.3. Il senso e l’opportunità di una distinzione tra morale ed etica come distinzione tra due poli irrinunciabili: risultano esigenze imprescindibili la libertà come aspirazione interiore infinita (morale) così come la libertà infinita nella concretezza delle forme di vita individuali e sociali (etica); altrimenti quella libertà è solo aspirazione interiore, anelito e turbamento («eccitazione e perturbamento») senza sostanza, fonte di tristezza e melanconia; si possono riportare, anche a questo riguardo i termini di Hegel esposti nella Fenomenologia dello Spirito: «Ma come c’è una vuota estensione, così c’è una vuota profondità; come c’è un’estensione della sostanza che si riversa in un’infinita varietà, sena aver la forza di tenerla a freno, così c’è un’intensità priva di contenuto, la quale, comportandosi come la forza senza espansione, coincide con la superficialità; come c’è un’estensione della sostanza che si riversa in un’infinita varietà, sena aver la forza di tenerla a freno, così c’è un’intensità priva di contenuto, la quale, comportandosi come la forza senza espansione, coincide con la superficialità.» (Hegel G.W.F. 1807 Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, Firenze 1973,8) Le due esigenze entrano in relazione, negando la propria unilateralità e realizzandosi nella sintesi concreta: l’aspirazione morale si confronta con le forme reali dell’etica e la concretezza dell’etica conserva nella relazione alla morale la forza di un progetto infinito di libertà.




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