Hegel butler


L’indicazione del campo di osservazione e del metodo di indagine



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4.1. L’indicazione del campo di osservazione e del metodo di indagine viene segnalato nelle opere di Freud: lo strano e l’eccezione. Come due postulati preliminari. 1.Nei turbamenti e nella complessità (trouble) di genere e nella costruzione di sé è in gioco il destino della libertà e della democrazia dei sistemi sociali e politici contemporanei. 2. Come è necessario cogliere il limite per definire una qualsiasi realtà, analogamente è l’esclusione (ciò che viene messo a margine, marginalizzato) a definire il volto di una società e della sua cultura, a misurare il suo grado di tolleranza e di libertà sottratte alla formulazione educativa di una violenza etica.

«Come Freud asserisce nei Tre saggi sulla teoria sessuale, è tuttavia l’eccezione, lo strano, a mostrare come si costituisce il mondo ordinario e dato per scontato dei significati sessuali. Solo da una posizione consapevolmente denaturata possiamo vedere come si costituisce la sembianza stessa della naturalezza. Le nostre presupposizioni sui corpi sessuati, sulla loro natura, sui significati in essi racchiusi o derivati dal fatto di essere sessuati in quel modo vengono sconvolte improvvisamente e significativamente dagli esempi non conformi alle categorie che naturalizzano e stabilizzano quella sfera di corpi nei termini delle convenzioni culturali. Lo strano, l’incoerente, ciò che cade "fuori", ci offre pertanto un modo per intendere il mondo dato per scontato della categorizzazione sessuale come mondo costruito, anzi come mondo che potrebbe anche essere costruito diversamente.» (Butler Judith 1990, 1999, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, Milano 2004, 157) Nota bene: “stranezza” in termini di vita (e di giudizio comune perbenistico) non la commedia che rifà il verso, non la mimesi ironica: «la mimesi ironica non è una critica» (Judith 2004 La disfatta del genere, 234) anzi spesso produce effetti di sostegno, diffusione con adesione, valorizzazione…del sistema che codifica, costringe, precetta, condanna ed esclude.

4.1.1. Il fondamento (quasi metafisico), il senso e la rilevanza politica dello strano e della parodia: «Quando si dice che il soggetto viene costituito, questa frase significa infatti soltanto che il soggetto è conseguenza di certi discorsi governati da regole e capaci di governare l’invocazione intelligibile dell’identità. Il soggetto non è determinato dalle regole mediante le quali viene generato, perché la significazione non è un atto fondante, bensì un processo regolamentato di ripetizione che si nasconde e impone le sue regole proprie mediante la produzione di effetti sostanzializzanti. In un certo senso, la significazione ha luogo nell’orbita della compulsione a ripetere; l‘"agenzia" va allora individuata nella possibilità di una variazione su quella ripetizione. Se le regole che governano la significazione non solo limitano, ma anche permettono l’affermazione di sfere alternative di intelligibilità culturale — ovvero di nuove possibilità di genere che contestino i rigidi codici dei binarismi gerarchici —, la sovversione dell’identità è possibile solo all’interno delle pratiche di significazione ripetitiva. […] Che cosa costituisce una ripetizione sovversiva nelle pratiche significanti del genere? […] Le pratiche della parodia possono essere utili per reinnestare e riconsolidare la distinzione tra una configurazione di genere privilegiata e naturalizzata e un’altra che sembra derivata, fantasmatica e mimetica — una copia mal riuscita, per così dire. La parodia e stata senz’altro usata per promuovere una politica della disperazione, una politica che afferma un’esclusione apparentemente inevitabile dei generi marginali dal territorio del naturale e del reale. […] La ripetizione parodica del genere denuncia anche l’illusione dell’identità di genere come profondità intrattabile e sostanza interiore. Essendo effetto di una performatività indefinibile e imposta politicamente, il genere è, per cosi dire, un "atto" aperto alle divisioni, all’autoparodia, all’autocritica e alle esibizioni iperboliche del "naturale" che, nella loro esagerazione, ne rivelano lo status fondamentalmente fantasmatico. Il compito critico consiste invece nell’individuare strategie di ripetizione sovversiva permesse da quelle costruzioni, nell’affermare le possibilità locali di intervento partecipando proprio alle pratiche di ripetizione che costituiscono l’identità e quindi offrono la possibilità immanente di contestarle.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,209-212 passim)

4.1.2. A fondamento ulteriore (e ultimo?), il ruolo centrale della performatività, come tratto specifico del simbolico politico e sociale («del potere in quanto discorso», inteso alla Foucault), nel processo di assoggettamento (con l’ambivalenza imprescindibile che lo connota) e di possibile consapevolezza e narrazione di sé. «Contestando la nozione che la performatività sia l'espressione efficace della volontà umana nella lingua, questo testo cerca di ridelineare la performatività come una delle specifiche modalità del potere in quanto discorso. Affinché il discorso materializzi una serie di effetti, è necessario intendere il "discorso" come una serie di catene complesse e convergenti nelle quali gli “effetti" sono vettori di potere. In tal senso, ciò che si costituisce nel discorso non è fissato nel discorso, o dal discorso, ma diventa la condizione e l'occasione per un'azione ulteriore. Questo non significa che qualunque azione sia possibile sulla base di un effetto discorsivo. Al contrario, certe catene iterative di produzione discorsiva sono appena leggibili come ripetizioni, poiché senza gli effetti da esse materializzati non si può determinare alcuna posizione. Il potere del discorso di materializzare i suoi effetti è, dunque, conforme al potere del discorso di circoscrivere il campo dell'intelligibilità. L'interpretazione della "performatività" come scelta intenzionale e arbitraria trascura dunque il fatto che la storicità del discorso e, in particolare, la storicità delle norme (le "catene" di ripetizione invocate e dissimulate nell'espressione imperativa) costituiscono il potere del discorso di mettere in atto ciò che nomina. Pensare al "sesso" come a un imperativo significa che il soggetto è interpellato e prodotto da tale norma, e che la norma — e il potere regolativo del quale è pegno — materializza i corpi come effetto di tale ingiunzione. E tuttavia questa “materializzazione", lungi dall'essere artificiale, non è pienamente stabile. Poiché l'imperativo di essere o diventare “sessuati" richiede una produzione e una regolazione differenziate dell’identificazione maschile e femminile che non reggono completamente e non possono essere pienamente esaustive. Inoltre, tale imperativo, tale ingiunzione, richiede e istituisce un "esterno costitutivo" — ciò di cui non si può parlare, il non attuabile, il non narrativizzabile, che assicura, e quindi non riesce ad assicurare, i confini stessi della materialità. La forza normativa della performatività — il suo potere di stabilire ciò che si qualifica come "essere" — opera non solo attraverso la ripetizione, ma anche attraverso l'esclusione. E nel caso dei corpi, quelle esclusioni minacciano la significazione in quanto ne sono i confini abietti o in quanto si pongono come ciò che è rigorosamente precluso: l'invivibile, il non raccontabile, il traumatico.» (Butler Judith, 1993 Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”, Feltrinelli, Milano 1996, 129-130)


4.2. Butler: l’osservazione dei comportamenti considerati, dal punto di vista delle convenzioni ufficialmente condivise, “devianze”.

Butler Judith 1990, 1999, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, Milano 2004

4.2.1. Il titolo in inglese forse è più significativo: Gender Trouble: Feminism and the subversion of Identity; più denso di significato per l’uso della parola Trouble che non è certo solo scambio ma agitazione, afflizione, ansietà, dolore, preoccupazione, turbamento, pena, tumulto, impiccio, pasticcio, guaio, disturbo, disordine…; e per la menzione diretta dell’identità: è questa ad essere chiama in causa (subversion), correttamente o pretestuosamente, quando si affrontano problemi di genere. Ecco come viene presentato il titolo dell’opera, e l’opera, in una nota della curatrice, Olivia Guaraldo, contenuta nel testo di Butler Judith 2004 La disfatta del genere, Meltemi Roma 2006 a p. 240: «Gender Trouble è il titolo del libro di Butler a cui si fa qui riferimento, tradotto in italiano con Scambi di genere (2004), “Gender trouble" è però anche un’espressione di uso corrente negli studi femministi e queer, e si riferisce alla instabilità, alla “turbolenza” si potrebbe dire, dei ruoli di genere. Il trouble del genere è però anche il turbamento, la sofferenza, l’incertezza di chi vive ai margini di generi definiti. Si tratta quindi, per Butler, del problema che sta al cuore della questione del genere — il suo “guaio”, come forse si potrebbe tradurre in maniera prosaica l’inglese “trouble”. Da qui la difficoltà di tradurre in italiano tale espressione senza impoverirla (N.d.C).»

4.2.2. Scrive Catherine Malabou: «La sua prima opera, Gender Trouble, è stata considerata come il punto di partenza della Queer Theory, [in nota : Queer, aggettivo che indica gli omosessuali, significa bizzarro, strano, unheimlich, non identificabile in una parola]. Una identità sessuale queer, secondo Judith Butler, è quella che si «teatralizza». Butler riprende anche il termine di Foucault di «stilizzazione di sé» o di «self fashioning», di costruzione di sé. Gli esempi che fornisce di queste identità teatralizzate, modellate sono la transgenericità, la transessualità, la coppia gay e lesbica, le nuove identità omosessuali (butch, nello slang USA, lesbica mascolina o, in generale, esibizione esagerata di mascolinità secondo i luoghi comuni della parodia: macho [in contesto femminile], troppo mascolino), identità che destabilizzano l’identità sessuale, sia essa considerata etero o omosessuale. Da questo punto di vista, si può pensare che tutte le identità sessuali partecipino più o meno del queer. Le identità che J. Butler richiama a titolo d’esempio non si allontanano, a ben vedere, dal binarismo dei sessi, non formano un «terzo sesso». «Si tratta invece piuttosto, afferma l’autrice, di una sovversione interna in seno alla quale la binarità è ad un tempo presupposta e distribuita fino al punto in cui cessa di fare notizia.» (Butler Judith 1997 La vie psychique du pouvoir, ed. Léo Scheer 2002, prefazione di Catherine Malabou, 9) In programma complessivo: «Vorrei sottolineare che non si tratta semplicemente di creare un nuovo futuro per generi sessuali che ancora non esistono. I generi che ho in mente esistono da lungo tempo, ma non hanno ancora avuto accesso al linguaggio che governa la realtà. Quindi si tratta di sviluppare un nuovo lessico, nell’ambito della legge, della psichiatria, della sociologia e della teoria letteraria, che legittimi la complessità di genere che da molto tempo stiamo vivendo. E poiché le norme che governano la realtà non hanno riconosciuto queste forme come reali, dovremo, necessariamente, denominarle “nuove”.» (Judith 2004 La disfatta del genere, 57)

Comprendendo la logica del genere non si attiva un percorso consegnato alla conta, alla quantità: «Una tendenza all’interno degli studi di genere è quella di presumere che l’alternativa al sistema binario possa essere la moltiplicazione dei generi. Un tale approccio suscita immancabilmente una domanda: quanti generi possono esserci e quale sarà il loro nome? Ma lo smantellamento del sistema binario non ci deve condurre a una altrettanto problematica quantificazione del genere. (Judith 2004 La disfatta del genere, 76) In altri termini, uscire dalla logica del genere come regolamentazione e conseguente assoggettamento magari con finalità identitarie è anche uscire dal problema della quantificazione (e degli elenchi, anche se un elenco sembra comparire a p. 102) e entrare invece nel campo delle possibilità e di costruzione di sé. Genere diventa il termine con cui si indicano i diversi stili o le diverse scelte di vita sociale sia in campo affettivo – sessuale sia in campo genericamente comportamentale. Nel campo l’indagine si muove per tipologie, il diritto difende le possibilità e sostiene le scelte sulla base di urgenze variate, individuali e sociali. «… esiste un’intera gamma di modi con cui ci si relazione alla vita del genere nei suoi incroci (cross-gendered)» (Judith 2004 La disfatta del genere, 109)

4.2.2.1. Forse ci si trova di fronte a un bivio, indicato dalle espressioni: cross-gender, no-gender. Il bivio: 1. cross-gender, generi senza numero, la moltiplicazione dei generi oltre i due classici diventa definizione del genere come possibilità, scelta e costruzione del genere; sulla consapevolezza che il genere è comunque una costruzione sociale e culturale; 2. no-gender o il rifiuto del genere vissuto come gabbia sociale di inclassamento e vincolo, come etichetta imposta dalla paura del disorientamento e della diversità.

4.2.3. la capacità interpretativa e di scoperta dello strano e delle sue performances: « …il genere è una sorta di recitazione persistente creduta reale. La performance destabilizza le distinzioni tra naturale e artificiale, tra profondità e superficie, tra interiore ed esteriore attraverso cui il discorso sui generi opera quasi sempre. Il drag è l’imitazione del genere oppure drammatizza i gesti significanti mediante i quali viene creato il genere stesso? Essere femmina costituisce un "fatto naturale" o una performance culturale, oppure la "naturalezza" si costituisce tramite atti performativi frenati discorsivamente che producono il corpo attraverso ed entro le categorie del sesso? […] Come strategia per denaturare e risignificare le categorie corporee, descrivo e propongo una serie di pratiche parodiche basate su una teoria performativa degli atti di genere che distruggono le categorie di corpo, sesso, genere e sessualità e ne occasionano la risignificazione sovversiva e la proliferazione al di là della cornice binaria.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, XXXVI –XXXVII, XXXIX)

4.2.3.1. L’etica del commercio e del gioco nella logica del genere e nella sua normalizzazione: la Barbie. «La Barbie diventa calva e anche transgender. Sono le ultime metamorfosi prima destinata ai reparti di oncologia infantile per familiarizzare le bambine con gli effetti della chemioterapia. La seconda per imparare ad accettare la propria e l'altrui diversità. Da una parte la bald doll dall'altra la drag queen. Due immagini opposte del femminile. Che confermano l'infinita capacità trasformistica della creatura della Mattel. In grado di incarnare ogni tipo di donna. Massaia, astronauta, dottoressa, candidata presidente, con otto anni di anticipo su Hillary Clinton e Sarah Palin. Ragazza di colore fin dagli anni Sessanta. E perfino aggredita dagli uccelli in una serie ispirata al celebre film di Hitchcock. A dimostrazione del fatto che le bambole non sono mai dei semplici giochi. Ammesso che il gioco possa essere una cosa semplice. Da migliaia di anni questi misteriosi simulacri dal volto umano sono il modello della vita. Reinventata e rimpicciolita per poter esplorare il mondo dei grandi alla ricerca di uno spazio, una misura, un ruolo. A volte fin troppo convenzionali, come nel caso della fidanzata bamboleggiante o della mogliettina rampante. A volte inquietanti. Ma il giocattolo resta sempre una miniatura dell'essere, un doppio su cui proiettare desideri e angosce, sogni e incubi, aspirazioni e paure.» (Marino Niola, la Repubblica, Venerdì, 24.05.2013, 63)



4.2.3.2. Un altro contesto (quasi all’opposto) l’ampiezza del femminile nella definizione del genere, colto in un contesto metafisico, politico e teologico. «Questo è il pensiero femminile, un pensiero del primato della relazione, di contro al pensiero maschile basato sul primato della sostanza, e va da sé che pensiero femminile non significa necessariamente pensiero delle donne, perché ogni essere umano contiene la dimensione femminile e vi sono donne che pensano e agiscono al maschile (si consideri per esempio Margaret Thatcher, per tacere di alcune politiche italiane), mentre vi sono uomini che pensano e agiscono al femminile (si pensi per esempio a Gandhi e prima ancora al Buddha o a Gesù).» (Vito Mancuso, Il bene del mondo e la Chiesa, la Repubblica 04.10.2013)

4.3. la definizione di genere tra natura e cultura (biologia e società) e la relazione genere e sesso

La tesi (in preliminare rapida sintesi) da Butler Judith, 1993 Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”, Feltrinelli, Milano 1996

«Esiste un modo per mettere in relazione la materialità del corpo con la performatività del genere? E come si configura la categoria del “sesso" all'interno di questa relazione? Si consideri innanzi tutto che la differenza sessuale è invocata spesso come un'emanazione delle differenze materiali. Tuttavia, la differenza sessuale non è mai semplicemente il prodotto di differenze materiali che non siano in qualche modo contrassegnate e formate da pratiche discorsive. Inoltre, affermare che le differenze sessuali sono inscindibili dalle distinzioni discorsive non equivale a dire che il discorso è causa della differenza sessuale. La categoria del "sesso" è normativa fin dall'inizio; è ciò che Foucault ha chiamato un "ideale regolativo". In tal senso, allora, il "sesso" non solo funge da norma, ma è parte di una pratica regolativa che produce i corpi che governa. La forza regolativa, dunque, si manifesta come una specie di potere produttivo, il potere di produrre — delimitando, mettendo in circolazione, differenziando — i corpi che controlla. Perciò il "sesso" è un ideale regolativo la cui materializzazione è imposta, e avviene (o non avviene) attraverso certe pratiche attentamente regolamentate. In altre parole, il "sesso" è un costrutto ideale che viene materializzato a forza nel tempo. Non si tratta di un semplice elemento o di una condizione statica del corpo, ma di un processo per mezzo del quale il “sesso” si materializza attraverso la ripetizione forzata di norme regolative. Il fatto che sia necessaria una ripetizione indica che la materializzazione non è mai completa, che i corpi non si adattano mai completamente alle norme che sollecitano la loro materializzazione. In verità, sono le instabilità, le possibilità di rimaterializzazione aperte da questo processo che contraddistinguono un campo nel quale la forza della legge regolativa può essere rivolta contro se stessa al fine di produrre riarticolazioni che mettano in discussione la forza egemonica della legge stessa. […] …le norme regolative del “sesso" operano in maniera performativa per costituire la materialità dei corpi e, più precisamente, per materializzare il sesso dei corpi e la differenza sessuale a vantaggio del consolidamento dell'imperativo eterosessuale. In tale prospettiva, ciò che costituisce la fissità del corpo, i suoi lineamenti, i suoi orientamenti, sarà visto come pienamente materiale; ma la materialità sarà riconsiderata come effetto del potere, anzi l'effetto più produttivo del potere. Non si potrà, dunque, intendere il genere che in quanto costrutto culturale imposto sulla superficie della materia, identificabile come "il corpo" o il sesso a esso assegnato. Una volta che il "sesso" stesso è inteso nella sua normatività, la materialità del corpo non potrà essere pensata a prescindere dalla materializzazione di quella norma regolativa. Il "sesso", allora, non è semplicemente quello che si ha, o una descrizione statica di ciò che si è. È, piuttosto, una delle norme attraverso le quali il “soggetto" diventa possibile, quella che qualifica un corpo per tutta la vita all’interno del campo della intelligibilità culturale. […] La matrice esclusiva attraverso la quale si formano i soggetti richiede, dunque, la produzione simultanea di un ambito di esseri abietti, coloro che non sono ancora “soggetti” e che costituiscono il confine esterno all'ambito del soggetto. Con il termine abietto si intende qui designare precisamente quelle zone "invivibili" e "inabitabili" della vita sociale che sono, tuttavia, densamente popolate da coloro che non godono dello status di soggetto, ma il cui vivere nell’ “invivibile” è necessario per potere circoscrivere l'ambito del soggetto. Questa zona di inabitabilità costituisce il confine esterno del soggetto: quel luogo di identificazione temuta contro il quale — e in virtù del quale — il soggetto può candidarsi all'autonomia e all'esistenza. In tal senso, allora, il soggetto si costituisce attraverso la forza dell'esclusione e dell'abiezione. Tale forza produce un confine costitutivo esterno al soggetto, un confine abietto, che si trova, tutto sommato, "dentro" il soggetto in qualità di ripudio originario. [ripudio originario, non consapevole, forcluso] […] E tuttavia, l'abiezione ripudiata minaccia di esporre le supposizioni auto-fondanti del soggetto sessuato, che si basano, così come il soggetto stesso, su un ripudio le cui conseguenze non possono essere tenute pienamente sotto controllo. Intendo considerare questa minaccia e questa rottura non come una contestazione permanente delle norme sociali condannata a perpetuo fallimento, ma piuttosto come una risorsa critica nel tentativo di riarticolare i termini stessi della legittimità e dell'intelligibilità simboliche.» (Butler 1993 Corpi che contano 1996, 1-3)

Dunque, no alla distinzione, separazione, opposizione tra materialità (sesso) e cultura (genere), secondo cui il sesso è realtà materiale fisica fissa e irriducibile, il genere è realtà sociale culturale oggetto di scelta e di costruzione sociale e individuale. Anche la materia, il corpo, ha una sua storia. Ciò che interessa non è il sesso nella sua materialità ma come viene vissuto, percepito, inteso, narrato, costruito socialmente… e perciò è indistinguibile dal genere; soprattutto se lo sguardo è sociologico, antropologico. Così come, del resto, più in generale il corpo è linguaggio o il linguaggio è primariamente e globalmente o densamente corpo; il linguaggio verbale è solo una parte e anch’esso, nel vivere, è deciso da scelte e consegnato a forme espressive che hanno a che fare con la corporeità. «… la materialità è legata alla significazione fin dall’inizio»Butler Judith 1993, Corpi che contano, Feltrinelli, Milano 1996, 26).

4.3.1. il genere è una costruzione sociale. L’analisi è percorso in crescendo e amplificazione:

[1.] la progressione: sesso, genere, soggetto (particolare), identità (universale – cfr Hegel Fenomenologia, la coscienza)

[2.] teoria della costituzione del genere, del sesso stesso, e della persona: il contesto sociale e politico della loro costituzione; l’ambivalenza della determinazione. Determinazione e finitezza (Hegel), soggetto (soggettivazione e assoggettamento: Freud, Lacan)

[3.] teoria della naturalizzazione (del sesso del genere, della persona, dell’identità): il processo di naturalizzazione; i soggetti ispiratori e gestori del processo di naturalizzazione; gli effetti, gli esiti della naturalizzazione.

[4.] la liberazione, l’analisi di liberazione: denaturalizzare; restituire la scelta e la libertà; gestire l’incertezza e la non definizione (di sesso, genere, persona e identità) come una risorsa e come un processo di rispetto della realtà. Viene qui ribadito il motivo costituente dell’intera indagine critica e propositiva di Butler che vede le condizioni di liberazione e costituzione aperta di sé non contro ma dentro e in forza dei processi di normalizzazione che determinano l’assoggettamento; ciò in forza della logica stessa (“vita psichica”) del potere costituente e performativo che è il rivolgimento, il rivoltarsi contro, la costruzione di forme identitarie attraverso l’asservimento e l’autonegazione, attraverso la tattica del rivolgersi contro di sé; questa tattica ha in effetti un doppio esito: produce “assoggettamento” (qui nel senso di sottomissione) si consegna alle forme identitarie che produce come loro intrinseca essenza.

È un percorso e sono tesi che si avvalgono anche del richiamo di molti autori come: Deleuze, Guattari, Levi-Strauss, Derrida, Lacan, Kinsey e … dal versante femminile Simone de Beauvoir, Hélène Cixous, Luce Irigaray, Julia Kristeva, Monique Wittig, Adrienne Rich, Jessica Benjamin.

4.3.2. il tema delle radici biologiche del genere, o il rapporto tra sesso e genere.

«… alla metà degli anni Settanta… Gayle Rubin elaborò la coppia sex/gender, distinguendo in tal modo una dimensione biologica e una culturale della sessualità (Rubin 1975).» Butler Judith 2004 La disfatta del genere, Meltemi Roma 2006, dalla Prefazione di Olivia Guaraldo, 10)

La relazione e la distinzione non sono così nitide. «Si può dire, semplificando che «sesso» indica la realtà anatomica della sessualità, il «sesso biologico» se si vuole, e «genere» la realtà culturale, l’identità sessuale sociale – «non si nasce donna lo si diventa» – il genere che ci si dà e che costituisce, in qualche modo, la plasticità sessuale. Il lavoro di Butler e di tutta una generazione di giovani ricercatori americani tende a mostrare che il «gender» non deriva dal «sex», che l’identità sessuale d’un individuo non è l’effetto la cui causa sarebbe il sesso anatomico. Butler arriva a dire che il «sesso» è già esso stesso marcato dal genere («a gendered category»). Afferma che, d’altra parte, se «si considera […] il carattere costruito del genere come radicalmente indipendente dal sesso, il genere diventa un artificio che fluttua liberamente (free floating artifice), ne consegue che uomo e maschio possono esprimere altrettanto bene sia un corpo femminile che un corpo maschile, e donna e femminile, sia un corpo maschile che un corpo femminile». Lo studio avviato da Butler si estende a una vasta area di comportamenti, indicati in sigla da GLBQTI [Gay, Lesbiche, Bisessuali, Queer, Trans, Intersessuali]. (Judith 2004 La disfatta del genere,103) E, riprendendo le teorie aristoteliche di forma e materia (come poi il tema della materia che Platone esprime nel Timeo), e, al di là della distinzione metafisica, l’impossibilità fisica della materia di esistere senza forma e della forma di esistere ed essere determinata senza materia, ricorda come il processo di costituzione del soggetto non può considerarsi come un lavoro di forma attuato su di una materia già data, sia pur nella sua indeterminatezza, ma è costituente una corporea materialità determinata e normalizzata (una normalizzazione incorporata, sede di forclusione e di fonte di melanconia; «conseguenza di una concezione del corpo come origine ed effetto di molteplici forze» Judith 2004 La disfatta del genere, 231); come affermava Foucault: «Secondo Foucault, il potere opera nella costituzione della materialità stessa del soggetto, del principio che simultaneamente informa e regola il “soggetto” della soggettivazione.» (Butler Judith, 1993 Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”, Feltrinelli, Milano 1996, 30)

4.3.2.1. È qui in azione il linguaggio del corpo e la funzione performativa di quel linguaggio. «Ma se nel desiderio butch è all’opera la mascolinità, ossia, se questo è il nome attraverso cui tale desiderio giunge ad avere un significato, allora perché negare il fatto che vi possano essere delle occasioni in cui la mascolinità si manifesta nella donna e che femminile e maschile non appartengano a corpi di sesso diverso? Perché non dire che ci troviamo piuttosto ai margini della differenza sessuale, dove il linguaggio della differenza sessuale forse non basta, e che tutto ciò non è altro che la conseguenza di una concezione del corpo come origine ed effetto di molteplici forze?» (Judith 2004 La disfatta del genere, 231)

Si tratta appunto di rispettare il reale e quindi primariamente il linguaggio del corpo; linguaggio e corporeità, il linguaggio ha la propria sede primaria nel corpo; un legame che oltre a chiarire la natura del linguaggio ne amplifica le potenzialità significative ed espressive. Osserva Butler, con tesi fondamentale e fondante: «Ogni volta che tento di parlare del corpo, finisco per scrivere del linguaggio. Questo non perché io pensi che il corpo sia riducibile al linguaggio; non è così. Il linguaggio proviene dal corpo, trattandosi di un’emissione. Il corpo rappresenta ciò che rende il linguaggio esitante, il corpo porta i suoi segni, i suoi significanti, in modi che rimangono in larga parte inconsci.» (Judith 2004 La disfatta del genere, 231) Riprendendo e completando una precedente citazione: «A mio parere, la performatività non riguarda solo l’atto linguistico, ma anche quello corporeo. La relazione tra corpo e linguaggio, che in Corpi che contano definisco “chiasmo”, è alquanto complicata. Esiste sempre una dimensione della vita corporea che non può essere del tutto rappresentata, sebbene costituisca la condizione di attivazione del linguaggio. Generalmente, mi attengo alla concezione lacaniana di Shoshana Felman in The Scandal of the Speaking Body, secondo la quale è il corpo a originare il linguaggio, il quale veicola le intenzioni del corpo e performa atti corporei che non sono sempre compresi da chi usa il linguaggio per realizzare consapevolmente determinati scopi. Credo che sia questa l’importanza del transfert non solo per la situazione terapeutica, ma per la teorizzazione del linguaggio che in esso si origina. Quando parliamo, vogliamo comunicare qualcosa con le nostre parole, ma facciamo [do] anche qualcosa con il discorso, e quello che realizziamo e come agiamo sull’altro attraverso il nostro linguaggio non corrispondono al significato consciamente veicolato. Ciò vuol dire che le significazioni del corpo eccedono le intenzioni del soggetto.» (Judith 2004 La disfatta del genere, 232)

4.3.2.2. Nell’ambito del linguaggio del corpo e della sua natura performativa è necessario ribadire la relazione tra genere e sesso e articolarne con coerenza di osservazione la complessità del legame o della relazione. «Malgrado tutto [e necessariamente] esiste une relazione tra sex e gender. L’identità nasce dal rapporto conflittuale e strutturante tra i due. Rapporto che è qui pensato a partire dal concetto di assoggettamento espresso da Foucault. Butler inizia richiamando il doppio senso di questo concetto. Da una parte, l’assoggettamento è infeudarsi alla legge o alla norma, sottomissione al potere. Dall’altra, l’assoggettamento indica la formazione del soggetto che avviene attraverso questa stessa infeudazione. Il potere è così, contemporaneamente, l’oppressore e il creatore del soggetto. «Il potere è contemporaneamente esterno al soggetto e il suo proprio luogo», dichiara l’autrice. Ora, questa doppia significazione è, secondo Butler, vissuta psichicamente dal soggetto, e questa vita psichica del potere crea ciò che l’autrice chiama «l’attaccamento passionale», o «appassionato», a se stesso (passionate attachment). Il soggetto è in effetti appassionatamente attaccato alla sua subordinazione. Ed è da questo attaccamento passionale che nasce il genere, è a partire da lui qui può costruirsi l’identità sessuale. Infatti il doppio senso dell’assoggettamento corrisponde quasi tratto per tratto alla distinzione sex/gender. Da un lato, assoggettamento alla legge – legge del sesso: tu sei una ragazza, tu sei un ragazzo. Dall’altro, tu sei appassionatamente attaccato a questo assoggettamento che, allo stesso tempo ti dà accesso a te stesso nell’ingiunzione di dover costruire questa identità, cioè, necessariamente, a inventarla, a darle forma.» (Butler Judith 1997 La vie psychique du pouvoir, ed. Léo Scheer 2002, prefazione di Catherine Malabou, 12-13)

Una prima conclusione nella affermazione di Butler: «Il genere è il meccanismo attraverso cui vengono prodotte e naturalizzate le nozioni di maschile e di femminile, ma potrebbe anche rappresentare lo strumento tramite il quale decostruire e denaturalizzare tali termini» (Judith 2004 La disfatta del genere,69), posta da Olivia Guaraldo in esergo nella Prefazione di Butler Judith 2004 La disfatta del genere, Meltemi Roma 2006.

A conferma: « … abbiamo avuto l’opportunità di renderci nuovamente conto, come era accaduto a Freud, che non arriveremo mai a una conclusione se tentiamo di affrontare la questione del genere chiedendoci che cosa sono la mascolinità e la femminilità. […] Poiché il genere è necessariamente indeterminato, dice Goldner (1991).» (Benjamin Jessica 1998 L’ombra dell’altro. Intersoggettività e genere in psicoanalisi, Bollati Boringhieri, Torino 2006, 59, 62)

4.3.2.1. In ripresa, la tesi : «… il genere non è quindi il risultato causale del sesso né è apparentemente fisso quanto il sesso. In potenza, l’unità del soggetto viene così già contestata dalla distinzione che ammette il genere come interpretazione molteplice del sesso. […] Portata al suo limite logico, la distinzione sesso/genere indica una radicale discontinuità tra corpi sessuati e generi costruiti culturalmente. Supponendo per un attimo la stabilità del sesso binario, non ne consegue che la costruzione degli "uomini" verrà applicata solo ai corpi dei maschi o che le "donne" interpreteranno solo corpi femminili. Benché i sessi sembrino essere aproblematicamente binari nella loro morfologia e costituzione (il che è opinabile), non vi è motivo di credere che anche i generi debbano restare due. La presunzione di un sistema binario del genere sottintende la credenza in una relazione mimetica del genere verso il sesso, relazione in cui il genere rispecchia il sesso o ne viene altrimenti limitato. Quando lo status costruito del genere viene teorizzato come del tutto indipendente dal sesso, il genere stesso diviene un artificio fluttuante, con la conseguenza che uomo e maschio possono designare tanto un corpo femminile quanto uno maschile, e donna e femmina. tanto un corpo maschile quanto uno femminile.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 9,10)

4.3.2.2. La ripresa di Foucault: «Per Foucault, il corpo non è "sessuato" in alcun senso significativo prima della sua determinazione nel discorso, mediante la quale viene investito dell’"idea" di un sesso naturale o essenziale. Il corpo acquista significato all’interno del discorso soltanto nel contesto delle relazioni di potere. La sessualità è un’organizzazione storicamente specifica del potere, del discorso, dei corpi e dell’affettività. Foucault ritiene perciò che la sessualità produca il "sesso" come concetto artificiale capace di estendere e camuffare le relazioni di potere responsabili della sua genesi.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,135) «"La nozione di ‘sesso’ ha permesso di raggruppare in un’unità artificiale elementi anatomici, funzioni biologiche, comportamenti, sensazioni, piaceri, ed ha permesso di far funzionare quest’unità fittizia come principio causale." Quando viene essenzializzato in questo modo, il "sesso" diventa ontologicamente immune dalle relazioni di potere e dalla sua stessa storicità. […] Secondo Foucault, il "sesso" non deve essere solo ricontestualizzato nei termini della sessualità, ma il potere giuridico deve essere riconcepito come costruzione prodotta da un potere generativo che, a sua volta, nasconde il meccanismo della propria produttività: "La nozione di sesso ha assicurato un ribaltamento essenziale; ha permesso d’invertire la rappresentazione dei rapporti fra il potere e la sessualità e di far apparire quest’ultima, non nella sua relazione essenziale e positiva con il potere, ma radicata in un’istanza specifica ed irriducibile che il potere cerca di assoggettare come può ".» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,137,138) Quindi, Butler ritiene che, sotto l’effetto del concetto di genere, anche il concetto di sesso, così come viene usato discusso trattato non può presentarsi come un in sé naturale ma fa riferimento alle competenze culturali e alle attenzioni in grado o intenzionate a gestirlo; tra questo risulta vincente anche la prassi del potere giuridico, «il potere giuridico deve essere riconcepito come costruzione prodotta da un potere generativo che, a sua volta, nasconde il meccanismo della propria produttività»; lo stratagemma utilizzato per nascondere e garantire il successo di ciò che produce consiste nel naturalizzare ciò che viene prodotto; presentarlo non come costruzione ma come natura, la regolamentazione si presenta come descrizione (magari scientifica) della “natura”, i regolamenti politici sono “dislocati” in natura.

4.3.3. Allora un piano e gli aspetti centrali del problema o le attenzioni critiche. 

4.3.3.1. Genere e naturalizzazione (o occultamento del processo costituente storico e politico del genere). Sullo sfondo opera la distinzione e contrapposizione tra natura e cultura, natura e storia: «La politica sessuale che costruisce e mantiene tale distinzione viene efficacemente nascosta dalla produzione discorsiva di una natura, anzi di un sesso naturale, che si atteggia da fondamento indiscusso della cultura. […] Il dualismo e davvero necessario? I dualismi sesso/genere e natura/cultura come vengono costruiti e naturalizzati uno nell’altro e uno attraverso l’altro? Quali gerarchie di genere sostengono e quali relazioni di subordinazione reificano?» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,58)

Coopera in tale direzione l’obiettivo di una coerenza (apparentemente recettiva in realtà costruita da norme) «La costruzione della coerenza nasconde le discontinuità di genere che dilagano nei contesti eterosessuali, bisessuali, gay e lesbici in cui il genere non deriva necessariamente dal sesso, e il desiderio (o, più in generale, la sessualità) non sembra derivare dal genere, anzi in cui queste dimensioni della corporeità significante non si esprimono e non si riflettono a vicenda. Quando la disorganizzazione e la disaggregazione della sfera dei corpi distruggono la finzione regolatrice della coerenza eterosessuale, pare che il modello espressivo perda la sua forza descrittiva. Quell’ideale regolatore viene quindi denunciato come norma e finzione che si camuffa da legge evolutiva capace di regolamentare la sfera sessuale che pretende di descrivere. […] Simili atti, gesti e rappresentazioni (interpretati in senso generale) sono performativi nel senso che l’essenza o l’identità che altrimenti pretendono di esprimere sono invenzioni fabbricate e sostenute tramite segni corporei e altri mezzi discorsivi. Il fatto che il corpo di genere sia performativo indica che esso non possiede alcuno status ontologico a parte i vari atti che ne costituiscono la realtà. Indica anche che, se quella realtà viene inventata come essenza interiore, la stessa interiorità è effetto e funzione di un discorso chiaramente pubblico e sociale, la regolamentazione pubblica della fantasia mediante la politica superficiale del corpo, il controllo del confine tra generi che differenzia l’interiore dall’esteriore, istituendo così l’"integrità" del soggetto. In altre parole, gli atti e i gesti, i desideri articolati e messi in scena creano l’illusione di un nucleo di genere interiore e organizzatore, un’illusione mantenuta discorsivamente ai fini della regolamentazione della sessualità nella cornice obbligatoria dell’eterosessualità riproduttiva. Se la "causa" del desiderio, del gesto e dell’atto può essere localizzata nel "sé" dell’attore, i regolamenti politici e le pratiche disciplinari che producono quel genere all’apparenza coerente vengono efficacemente dislocati e nascosti alla vista. Il dislocamento dell’origine politica e discorsiva dell’identità di genere su un "nucleo" psicologico preclude l’analisi della costituzione politica del soggetto di genere e delle nozioni inventate riguardo all’interiorità ineffabile del suo sesso o della sua vera identità. […] Si consideri che una sedimentazione delle norme di genere produce il peculiare fenomeno di un "sesso naturale” o di una "donna reale” oppure un’intera serie di finzioni sociali prevalenti e affascinanti e che tale sedimentazione ha prodotto, nel corso del tempo, un insieme di stili corporei che, in forma reificata, si presentano come configurazione naturale dei corpi in sessi esistenti in una relazione binaria tra loro.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,190, 191, 196)

4.3.3.1.1. Per uscire da questo tranello (impositivo o antilibertario) urge la necessità di un approccio genealogico, «una genealogia critica della naturalizzazione del sesso e dei corpi in generale». (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,VII) «Per denunciare le categorie fondazionali di sesso, genere e desiderio come effetti di una specifica formazione di potere è necessaria una forma di indagine critica che Foucault, riformulando Nietzsche, denomina "genealogia". […]…la genealogia, preferisce studiare i rischi politici insiti nel designare come origine e causa le categorie dell’identità che sono, in realtà, gli effetti di istituzioni, pratiche e discorsi con punti d’origine molteplici e diffusi.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, VII, XXXVII) «Se efficace, una genealogia politica delle ontologie del genere decostruirà la sua comparsa sostantiva nei suoi atti costitutivi, individuando e giustificando quegli atti nelle cornici obbligatorie imposte dalle varie forze che vigilano sulla sua comparsa sociale.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,43)

4.3.3.1.2. L’applicazione del metodo della genealogia come strumento di lettura, decodifica, smontaggio e denaturalizzazione delle disposizioni che si presentano pretendendo per sé il carattere di tratti naturali, originali, fondativi di identità sostanziali e necessarie si fonda sulla scoperta della loro natura derivata: non sono elementi o categorie fondazionali, ma disposizioni derivate. «Ben lungi dall’essere fondazionali, queste disposizioni sono il risultato di un processo che mira a camuffare la propria genealogia. In altre parole, le "disposizioni” sono tracce di una storia di proibizioni sessuali imposte che non è mai stata narrata e che la proibizione cerca di rendere inenarrabile.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,92) «… la legge produce la sessualità sotto forma di "disposizioni" e, in un secondo tempo, sembra trasformare con finto candore queste disposizioni apparentemente "naturali" in strutture culturalmente accettabili di parentela esogamica.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,93)

4.3.3.1.3. Si può forse accettare l’aggettivo naturale per indicare aspetti biologici e il loro trattamento culturale e sociale, ma solo se non si ignora che l’essenza della natura vivente è l’evoluzione e che sempre più sull’evoluzione incide la componente tecnica, culturale ed etica dell’uomo.

4.3.3.2. Genere e violenza: individuarne la dinamica. Scrive Butler: "Crescendo, ho capito qualcosa riguardo alla violenza delle norme di genere [...]. È stato difficile descrivere questa violenza perché il genere veniva insieme dato per scontato e vigilato con rigore. Si pensava fosse una manifestazione naturale del sesso o una costante culturale che nessuna agenzia umana poteva sperare di correggere. [...] L’ostinato tentativo di ‘denaturare’ il genere [...] emerge, credo, da un intenso desiderio di combattere la violenza normativa insita nelle morfologie ideali di sesso e di sradicare le tesi pervasive sull’eterosessualità naturale.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere. Presentazione Giulio Giorello, VII)

«La mancata consapevolezza della violenza di genere ha effetti sulla nostra capacità di comprendere come e perché alcune esternazioni di genere vengono criminalizzate e considerate come patologiche, per quale ragione i soggetti sessualmente ibridi rischiano l’internamento e la carcerazione, perché la violenza nei confronti dei transgender non viene riconosciuta come tale e anzi, talvolta, viene inflitta proprio dallo Stato che li dovrebbe proteggere. […] E poiché le norme che governano la realtà non hanno riconosciuto queste forme come reali, dovremo, necessariamente, denominarle “nuove”, con un po’ di ironia, visto che ne siamo consapevoli. Il concetto di politica qui all’opera riguarda la questione della sopravvivenza, la possibilità di creare un mondo in cui chi comprende di avere genere e desideri non conformi alla norma possa vivere e prosperare non solo senza la minaccia di violenze esterne, ma anche senza un senso diffuso della propria irrealtà, che può condurre al suicidio o a una vita suicida. » [di autoesclusione] (Judith 2004 La disfatta del genere, 251)

4.3.3.3. Identità e violenza: sul legame di fondo costituito dal rapporto tra genere e identità («l’identità di genere sembra essere soprattutto l’interiorizzazione di una proibizione che si rivela formativa dell’identità.» Butler 1990, 1999, Scambi di genere,91), prende forma, e ritorna, con altrettanta evidenza e urgenza il tema della natura violenta di costruzioni e definizioni identitarie, cui viene opposta la "decostruzione dell’identità", "come sbarazzarsi da qualsiasi identità naturalisticamente ipostatizzata": «la "decostruzione dell’identità" (che non vuol dire ipso facto "decostruzione della politica") modella come politici "i termini stessi attraverso i quali viene articolata l’identità". E proprio tale "riconcettualizzazione dell’identità come effetto" dischiude quelle possibilità dell’agire politico "insidiosamente precluse da posizioni che reputano le categorie dell’identità fondazionali e fisse".» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere. Presentazione Giulio Giorello, VIII) Ricorda Wallerstein Immanuel 1983 Il capitalismo storico, Einaudi, Torino 1985,63: «Il razzismo, proprio come il sessismo, ha funzionato come una ideologia autorepressiva, modellando le aspettative e limitandole.»

«Dovremmo invece porci i seguenti quesiti: quali possibilità politiche sono conseguenza di una critica radicale delle categorie dell’identità?» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, XXXVII) L’identità è definita dai e nei limiti degli obiettivi, dei mezzi e della concessioni proprie del sociale e del politico. «Il compito consiste nel formulare, in questa cornice costituita, una critica delle categorie dell’identità che le strutture giuridiche contemporanee generano, naturalizzano, immobilizzano.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 8)

4.3.3.3.1. «… la necessità di un totale ripensamento delle categorie dell’identità nel contesto delle relazioni di radicale asimmetria del genere.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,16)

Il tema della natura culturale del genere diventa critica a pretese identitarie precostituite fino a sottoporre a critica i concetti tradizionali metafisici di sostanza e di persona (critica che non può non richiamare le riflessioni espresse e condivise da Butler sui processi di assoggettamento) applicati al soggetto (alla soggettività) e anche al genere e al sesso («la grammatica sostantiva del genere… del sesso…» Butler 1990, 1999, Scambi di genere,25). Nella «Storia della sessualità, Foucault mette in guardia dall’uso della categoria del sesso come "unità fittizia [...] [e] principio causale" e afferma che la categoria fittizia del sesso facilita un’inversione delle relazioni causali in modo che il "sesso" venga inteso come causa della struttura e del significato del desiderio: "La nozione di "sesso" ha permesso di raggruppare in un’unità artificiale elementi anatomici, funzioni biologiche, comportamenti, sensazioni, piaceri, ed ha permesso di far funzionare quest’unità fittizia come principio causale, senso onnipresente [...]: il sesso ha dunque potuto funzionare come significante unico e come significato universale ".» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,134-135)

«Il sesso che non è un sesso fornisce allora un punto di partenza per una critica della rappresentazione occidentale egemonica e della metafisica della sostanza che struttura la nozione stessa di soggetto. […] La concezione universale della persona come punto di partenza per una teoria sociale del genere viene però dislocata dalle posizioni storiche e antropologiche che intendono il genere come relazione tra soggetti socialmente costituiti in contesti specificabili. Questo punto di vista relazionale o contestuale indica che quel che la persona "è", anzi quel che il genere "è", dipende sempre dalle relazioni costruite in cui viene determinato. Essendo un fenomeno volubile e contestuale, il genere non denota un essere sostantivo, bensì un punto di convergenza relativo tra serie di relazioni culturalmente e storicamente specifiche.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 14-15) .

4.3.3.3.2. Il legame tra genere e assoggettamento (nel crescendo: sesso, genere, soggetto, identità) si colloca storicamente all’interno di due diverse impostazioni: la prima ontologica, metafisica, sostanzialista; la seconda, costruita dal punto di vista relazionale; quest’ultima rivela la natura strumentale e politica della prima e ne avvia un processo ermeneutico (e pratico-combattivo, quindi politico) di smontaggio. Quindi la critica è contro una concezione sostanzialistica o comunque unitaria e immodificabile, definita naturale, del sesso, del genere, delle identità… dei termini-concetti “donna”, “uomo”; unità che viene richiesta e data per scontata o imposta come obiettivo primario anche in movimenti politici a carattere rivendicativo, ad esempio in certe forme (irrigidite sostanzialmente e storicamente) di femminismo in cui la solidarietà e la coesione tra donne presuppone un concetto unico e condiviso, naturale forse, di donna (sesso, genere, persona, ruoli). «L’insistenza anticipata sull’"unità" coalizionale come obiettivo fa della solidarietà un requisito indispensabile per l’azione politica, a prescindere dal suo prezzo. Ma quale tipo di politica impone di aggrapparsi in anticipo all’unità? Forse una coalizione deve riconoscere le proprie contraddizioni ed entrare in azione con quelle contraddizioni intatte. Forse la comprensione dialogica comporta anche l’accettazione della divergenza, della rottura, della frantumazione e della frammentazione come parte del processo, spesso tortuoso, della democratizzazione. La stessa nozione di "dialogo" è culturalmente specifica e storicamente vincolata e, se un parlante può essere sicuro che una conversazione sta avendo luogo, un altro può essere certo del contrario.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 20) «In altre parole, la "coerenza" e la "continuità" della "persona" non sono tratti logici o analitici della personificazione, bensì norme di intelligibilità istituite e mantenute socialmente.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 23) «Il genere è la stilizzazione ripetuta del corpo, una serie di atti ripetuti all’interno di un rigidissimo quadro regolatore che si congelano nel tempo producendo la comparsa della sostanza, di un tipo naturale di essere.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 43)

4.3.3.3.3. Le origini lontane. All’origine una filosofia (greca) incentrata sull’essere e tesa a consegnare il divenire e la diversità al mondo delle apparenze: «In un commento su Nietzsche, Michel Haar sostiene che alcune ontologie filosofiche sono rimaste intrappolate nelle illusioni dell’“Essere” e della “Sostanza” promosse dalla convinzione che la formulazione grammaticale di soggetto e predicato rifletta la precedente realtà ontologica della sostanza e dell’attributo. Tali costruzioni, osserva Haar, costituiscono il mezzo filosofico artificiale con cui vengono efficacemente istituiti l’ordine, l’identità e la semplicità. Tuttavia, non rivelano e non rappresentano affatto un vero ordine delle cose.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 27)

4.3.4. Una puntualizzazione in corso d’opera: «Nel mio libro [Scambi di genere] sostenevo che il genere è performativo, e intendevo dire che nessun genere è “espresso” da azioni, gesti o dal linguaggio, ma la performance del genere produce retroattivamente l’illusione che ci sia un nucleo interno di genere. Questo significa che la performance di genere produce retroattivamente l’effetto di qualche essenza o disposizione femminile vera o persistente, in modo tale che non si possa usare un modello significativo per pensare il genere. Sostenevo, inoltre, che il genere è il prodotto di una ripetizione ritualizzata di convenzioni, e che questo rituale è socialmente imposto, in parte dalla forza di una eterosessualità obbligatoria.» (Butler 1997 La vita psichica, 137)

4.3.4.1. la rilevanza sociale e politica, culturale, della nozione di performatività: «La distinzione tra espressione e performatività è cruciale. Se gli attributi e gli atti di genere, i vari modi in cui un corpo mostra o produce la propria significazione culturale, sono performativi, non vi è un’identità preesistente in base alla quale misurare un atto o un attributo; non vi sarebbero atti di genere veri o falsi, reali o distorti, e il postulato di una vera identità di genere si rivelerebbe essere una finzione regolatrice. Il fatto che la realtà di genere sia creata mediante performance sociali sostenute significa che le nozioni stesse di sesso essenziale e di mascolinità o femminilità vera o duratura sono costituite come parte della strategia capace di nascondere il suo carattere performativo e le possibilità performative per la proliferazione delle configurazioni di genere fuori delle cornici restrittive della dominazione maschilista e dell’eterosessualità obbligatoria.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,197-198)

4.3.4.2. Va posto in rilievo il ruolo della conferma, della reiterazione, della consuetudine (costume e normalità) come condizione di valore e costituzione delle norme in sistema sociale politico reale, ma anche, all’inverso, come percorso per il suo controllo, il suo arresto e la sua ipotetica e rivoluzionaria demolizione o, almeno, la riflessione critica nei suoi confronti e il ricupero dell’arte del giudizio politico: «Le norme e le regole relative al gender, pur presupponendosi come “naturali”, “normali”, incontestabili e vere, sono invece il frutto di una pratica citazionale costante: la loro validità sta tutta nella loro ripetizione. Come a dire, non esistono norme che non debbano essere ripetute, ribadite, rafforzate nella loro iterazione. Emerge quindi una visione contingente della costruzione sociale che, se da una parte mette in discussione ogni presunta asserzione di “naturalità” sessuale, corporea, di genere, dall’altra, però, mette in guardia anche da un’ortodossia postmodernista — sociologicamente declinata — secondo la quale tutto è frutto della convenzione sociale.» (Judith 2004 La disfatta del genere, Prefazione Olivia Guaraldo, 12)


4.3.5. Genere e libertà, genere e identità (umana) «Diviene pertanto impossibile separare il “genere” dalle intersezioni politiche e culturali in cui viene invariabilmente prodotto e mantenuto.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 6) Solo in questa sua collocazione mantiene i tratti libertari che permettono al soggetto, attraverso il genere e quindi attraverso la costruzione di sé, di autodefinirsi in un aperto contesto.

4.3.5.1. È questione di definizione dell’umano. «Quindi, sullo sfondo di queste considerazioni, rivendicare diritti sessuali assume un significato specifico. Ad esempio, significa che quando lottiamo per i nostri diritti non stiamo semplicemente lottando per diritti che si riferiscono alla nostra persona, ma per essere considerati come persone. Ed esiste una differenza tra le due cose. Se stiamo lottando per diritti che riguardano, o dovrebbero riguardare, la nostra persona, allora si presume che la persona sia già costituita. Ma se non si lotta solamente per essere concepiti come persone, ma per attuare una trasformazione sociale del significato stesso di persona, allora la rivendicazione dei diritti diviene un modo per intervenire nel processo sociale e politico attraverso cui si articola l’umano. Il movimento internazionale per i diritti umani sottopone il concetto di umano a un costante processo di ridefinizione e rinegoziazione, ponendolo al servizio dei diritti, ma anche operando su di esso una riscrittura e una riarticolazione, nel momento in cui si scontra con i limiti culturali della sua elaborazione del concetto di umano.» (Judith 2004 La disfatta del genere, 59)

4.3.5.2. Genere una complessità performativa. «Il genere è una complessità la cui totalità viene continuamente rinviata, non è mai davvero quel che è in nessun momento dato. Una coalizione aperta affermerà dunque identità che vengono alternatamente istituite e abbandonate a seconda degli scopi da raggiungere; sarà un insieme aperto che ammetterà molteplici convergenze e divergenze senza obbedire a un telos normativo di chiusura definitrice.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 22)

«Non essendo più credibile come "verità" interiore di disposizioni e identità, il sesso si rivelerà essere una significazione messa in scena performativamente (e dunque non "a venire"), una significazione che, liberatasi della sua superficie e interiorità naturalizzata, sa occasionare la proliferazione parodica e il gioco sovversivo dei significati di genere. Il presente testo prosegue quindi come tentativo di riflettere sulla possibilità di sovvertire e dislocare le nozioni di genere naturalizzate e reificate che sostengono l’egemonia maschile e il potere eterosessista, come tentativo di combinare guai di genere, non mediante le strategie che immaginano un oltre utopistico, bensì mediante la mobilitazione, la confusione sovversiva e la proliferazione delle categorie costitutive che cercano di tenerlo al suo posto atteggiandosi a illusioni fondazionali dell’identità.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 44) «…il sesso può essere l’occasione di un genere che non è una reificazione, bensì una modalità della libertà.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere, 48)

«Il corpo culturalmente costruito [e non presunto naturale] sarà allora libero, non di tornare al suo passato "naturale" [che non c’è] o ai suoi piaceri originari, bensì di dirigersi verso un futuro aperto di possibilità culturali. [e non vi sono altro che quelle culturali]» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,137).

4.3.5.3. alla passione, al dolore e alla rabbia, tutte cose che ci strappano a noi stessi, ci legano agli altri, ci trasportano, ci destabilizzano, ci coinvolgono in vite che non ci appartengono, e talvolta in modo fatale e irreversibile.

Ancora, e per il passaggio al politico: «Il genere non dovrebbe essere interpretato come identità stabile o luogo di agenzia da cui derivano vari atti; esso è invece un’identità fragilmente costituita nel tempo, istituita in uno spazio esteriore mediante una ripetizione stilizzata di atti. L’effetto del genere viene prodotto mediante la stilizzazione del corpo e va dunque inteso come il modo ordinario in cui i gesti corporei, i movimenti e gli stili di vario tipo costituiscono l’illusione di un sé di genere duraturo. Tale formulazione sposta la concezione del genere dal fondamento di un modello sostanziale dell’identità verso un fondamento che richiede una visione del genere come temporalità sociale costituita. Se il genere viene istituito tramite atti internamente discontinui, l’apparenza della sostanza è proprio questa: un’identità costruita, una conquista performativa che il pubblico sociale ordinario, compresi gli attori stessi, giunge a pensare ed esibire nella modalità della credenza.» (Butler 1990, 1999, Scambi di genere,196-197)




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