Hegel butler


la questione della famiglia e i tranelli presenti nel concetto di famiglia come istituzione naturale



Scaricare 329.22 Kb.
Pagina8/8
02.02.2018
Dimensione del file329.22 Kb.
1   2   3   4   5   6   7   8

3. la questione della famiglia e i tranelli presenti nel concetto di famiglia come istituzione naturale

3.1. La prassi (il desiderio e il proposito) della naturalizzazione compare in tutti i contesti scientifici (da quelle più formali e astratte, come il campo della matematica [che trasforma la matematica in struttura della realtà], a quelle più empiriche e descrittive, come il campo delle scienze sociali [che presenta le proprie descrizioni in termini di pulsioni, istinti, passioni naturali]) si manifesta per abitudine, inconsapevolmente e perciò con forza nel linguaggio comune. È uno stratagemma facile (e perciò debole) per dare solidità alle proprie tesi, fondare le proprie teorie, attribuire alle costanti individuate il carattere di leggi naturali, rendere perciò necessarie le teorie costruite e i vincoli operativi che esse comportano. Husserl ha ampiamente dimostrato che un simile atteggiamento (da lui definito anche con l’espressione “caduta nell’obiettivismo”; Husserl Edmund 1954 La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, il Saggiatore, Milano 1961) è all’origine della crisi delle scienze.

3.2. Anche il diritto e l’etica non si sottraggono a tale prassi e sfruttano con frequenza e ampiezza la possibilità, offerta dalla naturalizzazione, di presentare i propri risultati e le proprie prescrizioni come leggi naturali (diritti naturali, leggi morali naturali), necessarie e vincolanti. Le stesse istituzioni tendono a presentarsi come naturali; una tra queste in particolare: la famiglia, considerata istituto naturale per eccellenza da Aristotele fino a Hegel. «La famiglia. Lo spirito etico, nella sua immediatezza, contiene il momento naturale, che cioè l’individuo ha la sua esistenza sostanziale nella sua universalità naturale, nel genere. Questa è la relazione dei sessi, ma elevata a determinazione spirituale;— è l’accordo dell’amore e la disposizione d’animo della fiducia;—lo spirito, come famiglia, è spirito senziente.» (Hegel G.W.F. 1817 Enciclopedia delle scienze filosofiche § 518)

All’istituto della famiglia come istituto naturale per molto tempo è stata consegnata in monopolio la sessualità rigorosamente eterosessuale e finalizzata alla procreazione; solo nella seconda metà del ‘900 ha avuto riconoscimento giuridico (e anche nel campo delle dottrine religiose, come nei documenti del Concilio Vaticano II della Chiesa cattolica) ciò che era già culturalmente affermato e anche vissuto: la natura affettiva, amorosa della sessualità; la famiglia è fondata (anche) sull’amore, ma sempre inteso nelle forme “naturali” dell’eterosessualità.

3.3. Le ricerche sociologiche sulla famiglia dimostrano come sia difficile individuare quale sia il nucleo naturale all’interno della estrema varietà con cui la famiglia si è costituita nelle varie epoche storiche e ancora oggi diversamente si costituisce. E, ciò che balza all’attenzione con una certa evidenza (anche intuitiva) è che la sessualità normata nelle forme del diritto e della prassi famigliare è quella meno naturale che esista.

La famiglia è un’istituzione definita da norme; che si tratti di coppie di fatto o di coppie che hanno voluto far emergere in riti e dichiarazioni pubbliche esplicite di impegno il proprio legame, le coppie rispettano nei fatti del vivere le norme che costituiscono la situazione sociale della famiglia così come viene socialmente riconosciuta e individuata; e «non è questione di natura» e nemmeno, da un certo punto di vista, di norme codificate e irrigidite. Osserva Butler: «… ci sono dei paradossi. ln Francia, la maggior parte delle famiglie è organizzata fuori del matrimonio tradizionale, ma allo stesso tempo le nuove riforme legislative insistono sulla preminenza della struttura familiare nucleare.» (Ferraris Maurizio (a cura di) Le domande della filosofia. Passione. Il desiderio reazionario. Conversazione con Judith Butler (2011), la biblioteca di Repubblica 2012, 87) Un bilancio sul tema è ricostruito per esempio dallo storico saggio di Fieman Betty 1964 La mistica della femminilità, Castelvecchi, 2012 (e la recensione che ricostruisce l’impatto dell’opera nel panorama culturale italiano del periodo scritta da Natalia Aspesi in occasione della nuova edizione, la Repubblica 12 aprile 2012), dagli studi di Beck Urlich, Beck-Gernsheim Elisabeth 1990 Il normale caos dell’amore, Bollati Boringhieri, Torino 1996, 2008; e, di recente, dalla studiosa Saraceno Chiara 2012 Coppie e famiglie. Non è questione di natura, Feltrinelli, Milano.

3.3.1. «Oltre la “famiglia naturale” . Alla ricerca (vana) di un minimo comun denominatore.

Sulla ricerca di un "nocciolo duro" della famiglia, persistente di là delle variazioni storiche e sociali — una sorta di “famiglia naturale" minima, fondata sulla natura umana, di cui le evidenze storiche e sociali rappresenterebbero delle semplici declinazioni — si sono affannati sociologi, antropologi ed etnologi. Ma l'esito di queste ricerche non ha prodotto risultati condivisi e generalizzabili. […]

… il legame biologico veniva riconosciuto come avente priorità solo se corrispondeva a determinate modalità comportamentali e assetti organizzativi.» (Saraceno 2012 Coppie e famiglie, 17, 20)

3.3.2. «Sono le norme a costruire la famiglia. Lungi dal riconoscere e dare forma giuridica a una "natura che esiste là fuori", quindi, la norma — sociale, religiosa, giuridica — oggi come sempre costruisce la famiglia (cfr. anche Okin 1989). È la norma che decide di volta in volta che cosa della "natura" è considerato socialmente legittimo (ad esempio la procreazione entro il matrimonio, l'eterosessualità coniugale) e ciò che non lo è (ad esempio la procreazione fuori dal matrimonio, fuori dal rapporto di coppia eterosessuale stabile, l'omosessualità), ciò che, esplicitamente artificiale (ad esempio l'adozione), o solo parzialmente naturale (una qualche forma di riproduzione assistita), costituisce una famiglia e ciò che invece non può accedere a questo riconoscimento.» (Saraceno 2012 Coppie e famiglie, 22)

3.3.3. «La comune “natura umana", in effetti, non sembra garantire alcuna universalità ai modi di fare famiglia, né sul piano biologico né su quello normativo, né, tantomeno, su quello valoriale e di senso. La storia delle civiltà presenta un pressoché inesauribile repertorio di modi di organizzare e attribuire significato alla generazione e alla sessualità, all’alleanza tra gruppi e a quella tra individui — di costruire, appunto, famiglie. Poligamia, poliginia e monogamia, patrilinearità e matrilinearità, sono solo alcune delle forme in cui si sono organizzati i rapporti di sesso e generazione socialmente riconosciuti … » (Saraceno 2012 Coppie e famiglie,13)

3.3.4. «In effetti, non vi è nulla di meno naturale della famiglia, sia per quanto riguarda i rapporti di coppia, inclusa la sessualità, sia per quanto riguarda la generazione. Gli studi di storia sociale, insieme a quelli antropologici ed etnologici, offrono un'ampia documentazione di quello che chiamerei il paradosso normativo della famiglia. In ogni società conosciuta e in ogni epoca troviamo forme di regolazione dei rapporti di sesso, di generazione e tra le generazioni, che individuano i rapporti familiari rispetto a quelli che viceversa non lo sono. In particolare, ogni società regola i rapporti di filiazione, ovvero a chi appartengono i figli. Regolano anche a chi è concesso avere figli, cioè instaurare un rapporto di generazione socialmente riconosciuto. Di conseguenza, regolano quale è lo statuto di chi viene al mondo a seconda che la generazione si produca o meno secondo le norme socialmente stabilite. Ma ciò avviene ed è avvenuto in modi così differenti nelle diverse società ed epoche storiche, che è impossibile ricostruire una vicenda unitaria di trasformazioni, all'interno della quale rintracciare il filo unitario della "famiglia". All'universalità dell'esigenza di definire appartenenze e obbligazioni lungo i due assi del sesso e della generazione non corrisponde una univocità di soluzioni, neppure a livello minimo. Al contrario, si potrebbe dire che, nel passato come nel presente e nelle varie culture, questo è il campo in cui l'umanità ha mostrato un'enorme capacità di inventare soluzioni istituzionali e normative, ben prima che le tecnologie riproduttive offrissero ulteriori elementi di complicazione e variazione. Sollevare un po' il velo dell'ovvietà che cela la complessità della famiglia come costituzione pienamente umana, e perciò non solo differente nello spazio e nel tempo, ma passibile di cambiamenti, è l’intenzione che muove queste pagine.» (Saraceno 2012 Coppie e famiglie, 15-16)


____________________________
Per concludere richiamando la direzione culturale e di proposta degli studi di Judith Butler:

«Le linee che tracciamo invitano a essere attraversate, e questo attraversamento, come ogni soggetto nomade sa, costituisce ciò che siamo.» (Judith 2004 La disfatta del genere, 236)

«Mi chiedo, infine, che posto occupi, all’interno della teoria politica, il concetto di possibilità. Qualcuno potrebbe muovere delle obiezioni e dire che sto solo cercando di rendere possibile la complessità del genere. Il punto, tuttavia, non è stabilire nuove norme di genere come se vi fosse l’obbligo di fornire una misura, una norma che giudichi dei generi in competizione. Qui si tratta di un’aspirazione che ha a che vedere con la capacità di vivere, di respirare e di muoversi, e che, senza dubbio, potrebbe entrare a pieno titolo in una filosofia della libertà. Possono indulgere al pensiero di una vita possibile solo coloro che già sanno di essere possibili. Ma per coloro che stanno ancora cercando di diventare possibili, la possibilità rappresenta una necessità.» (Judith 2004 La disfatta del genere, 251)

____________________________



Appendice seconda

Ricostruzione argomentativa del tema forclusione, legata al tema della “disfatta” o gestione del genere, e al tema della conduzione politica del sociale (vita psichica del potere) come prende forma nella teoria di Butler. Impostazione che introduce il tema della forclusione come elemento analitico della destrutturazione e quindi gestione del genere come fatto socio-culturale di progettazione di sé, contro la tendenza (erronea e opportunistica) alla sua versione biologizzata o naturalizzata.

A fornirne una presentazione preliminare che permetta di cogliere le tesi di Butler è utile richiamare il significato e la funzione la forclusione assume nella teoria di Lacan, procedendo per passaggi centrali. (Note e spunti da: Recalcati Massimo 2012 Jacques Lacan. Volume I Desiderio, godimento e soggettivazione, Raffello Cortina editore, Milano.

1. una concezione di fondo: Desiderio, godimento e soggettivazione (sottotitolo del primo volume pubblicato da Massimo Recalcati su Jacques Lacan) sono gli ambiti di ragionamento e ricerca della impostazione psicanalitica di Jacques Lacan. Ma la posizione di Lacan, osserva Recalcati, «non celebra affatto il godimento fine a se stesso della pulsione di morte — della ripetizione dello Stesso»; semmai indica «quel godimento che sa mantenersi connesso alla trascendenza del desiderio»; e si tratta di un godimento che, connesso con il desiderio senza annullarne la trascendenza, «può dare senso alla vita, può rendere la vita soddisfatta», è dunque collegato all’esigenza di senso che è anche il vivere. «“Desiderio” (“désir”) è il nome che Lacan attribuisce a questa possibilità di ritrovare un godimento svincolato dal narcisismo autistico dell’Uno e capace di potenziare la vita, di sottrarla al circolo vizioso dello Stesso e alle spirali mortifere della pulsione di morte.»

Quale godimento può davvero animare il vivere? Quello che sa mantenersi connesso alla trascendenza del desiderio e sa mantenere questa trascendenza. La situazione si muove dunque tra due estremi: non è piacere quello che si separa dal desiderio, ma è distruttivo il piacere che coincide o che si vuol far coincidere con il desiderio, annullando di fatto il desiderio, e ciò perché non ne sopporta la trascendenza. La coincidenza di piacere e desiderio o mette in luce la pochezza del desiderare o, se ricercata, genera mestizia e turbamento, spinge alla continua ricerca di una ossessiva ripetizione dell’identico quando si avverte (si percepisce non concettualmente) come non sia possibile che i due processi (godimento e desiderio) possano incontrarsi. In tal caso, entrambi si annullano e con loro perisce ogni individualità o ogni senso del vivere. Desiderio e piacere devono trovare un’alleanza; bisogna resistere e restare fedeli al proprio desiderio e occorre trovare la via giusta per far sì che il desiderio sia capace di recuperare un godimento in grado di rendere la vita soddisfatta, di promuovere la felicità; e questa è promossa se il godimento non viene negato e se il desiderio non viene annullato. Occorre dunque, di nuovo, «un godimento svincolato dal narcisismo autistico dell’Uno e capace di potenziare la vita, di sottrarla al circolo vizioso dello Stesso e alle spirali mortifere della pulsione di morte.» Vita e ricerca di senso, luogo di godimento e trascendenza del desiderio sono l’ambito dello sviluppo psichico (e quindi anche l’ambito anche di sviluppo delle psicosi, cioè dei processi di arresto di quello sviluppo).


2. Al centro della teoria psicanalitica di Freud vi è la convinzione che il definirsi della soggettività personale, nella sua forma complessa, passa attraverso il progressivo prender forma della pulsione libidica secondo logiche definite dal principio del piacere e dal suo confronto con il rivale principio della realtà, e ciò si attua solo attraverso un indispensabile e forte legame affettivo con la madre fino ad assumere la forma, quasi mitica, del conflitto di Edipo. In seconda istanza, è la figura tipologica del padre che mette fine alle fantasie del conflitto edipico e che «sancendo come impossibile il godimento incestuoso introduce nel soggetto una perdita che lo costituisce in quanto tale.» In questo intervento, «il padre non è solo l’agente della castrazione, non è solo il possessore (invidiato dai figli) della madre; non è solo il rivale amato-odiato dei suoi figli, ma è innanzitutto colui che, interdicendo il corpo materno come luogo di un godimento assoluto che finisce per imprigionare la vita in un legame simbiotico privo di ossigeno simbolico, apre nuove possibilità per la pulsione.» Svolge cioè «la funzione padre-sublimazione come accesso al simbolico. […] Grazie a questa interdizione la pulsione viene obbligata a deviare dalla sua meta più prossima (la Cosa materna) , per dare luogo a legami sociali e culturali plurimi, differendo il proprio soddisfacimento nella rete variegata degli scambi simbolici.» In termini più analitici: «…l’accesso soggettivo alla realtà esige infatti una trasformazione simbolica preliminare di ogni naturalità istintuale. […] La soddisfazione si sgancia dal consumo dell’oggetto più immediato per dar luogo a delle possibilità di soddisfacimento inedite. […] Il padre dell’Edipo freudiano coincide con questa Legge che sbarra il legame naturale-biologico sublimandolo in un legame sociale aperto allo scambio simbolico. In questo senso il padre non è solo colui che interdice il corpo della madre come luogo di un godimento contiguo e senza limiti, ma è anche colui che, proprio in questa interdizione, sa promuovere e rendere possibile l’accesso alla realtà sociale, l'uscita dalla famiglia, l'avvenire del soggetto stesso.»

«Come colui che porta la parola, il padre appare innanzitutto come il luogo dell’adozione simbolica della vita.» In questo contesto prende forma la convinzione e la teoria più generale: «Lacan descrive la vita umana come una domanda ostinata di senso, come esigenza di entrare nell’ordine del senso. Più precisamente, la vita che è all’origine priva di senso — “senza senso” —, che è una deviazione dal senso, si umanizza solo laddove si manifesta come domanda di senso, come appello al senso, come esigenza di entrare nell’ordine del senso: «La vita è questo — una deviazione, un’ostinata deviazione, per se stessa transitoria e caduca e sprovvista di senso. Perché, in quel punto delle sue manifestazioni che si chiama l’uomo, si produce qualcosa che insiste durante questa vita e che si chiama un senso? [. . .] Un senso è un ordine, cioè un sorgere. Un senso è un ordine che sorge. Una vita insiste per entrarci, ma esso esprime forse qualcosa di completamente al di là di questa vita, poiché quando andiamo alla radice di questa vita, e dietro al dramma del passaggio all’esistenza, non troviamo nient’altro che la vita congiunta alla morte.» (Lacan, Seminario II, p. 295)»


3. Gli intoppi del processo di simbolizzazione si verificano in presenza di un doppio totale riguardante la funzione padre-simbolizzazione (processo di costruzione di senso, ricerca e risposte di senso); sono cioè determinati da due possibili situazioni estreme: 1. una totale assenza del processo di simbolizzazione, 2. una sua presenza totale. La totale assenza del processo di coinvolgimento nel processo padre-sublimazione, è percezione dell’assoluto non-senso, diventa situazione di puro non senso del vivere e del reale, la situazione psichica (psicotica) è quella della “malinconia” (che è il sentimento della forclusione). La totale presenza e la pretesa del senso totale, senza limiti, per cui non vi è nulla che non abbia un senso che coinvolge fatalmente il soggetto; la situazione (psicotica) è quella della “paranoia” (ed è la completa dipendenza da un esterno, onnipotente, il Grande Altro che genera negazione di soggettività: «nelle psicosi il soggetto diviene schiavo dell’Altro — “posseduto dall’Altro” […] Lacan mostra come nelle psicosi il soggetto sia schiavo di un Altro che non conosce l’esperienza del limite»).

3.1. La ricerca del senso è relazione con L’Altro (e con il suo negarsi come fatto totale). «L’ostinazione della vita ad avere un senso, a essere ammessa, all’ordine sorgivo del senso, si realizza nella domanda di essere riconosciuta dal desiderio dell’Altro come vita umana, come una singolarità assoluta e insostituibile. Senza la presenza del desiderio dell'Altro non si dà umanizzazione della vita. È l'abc dell'insegnamento di Lacan, rispetto al quale non è mai venuto meno. Più i precisamente, il compito del padre come colui che porta la parola è innanzitutto quello di mantenere la vita associata al senso non perché la vita in se stessa abbia un senso — alla radice della vita, ci dice Lacan, non troviamo altro che la sua congiuntura con la morte —, ma perché la vita, prima ancora di essere riconosciuta dall’Altro, esige di essere riconosciuta, cioè insiste a entrare nell'ordine del senso come ordine umano.»

3.2. Ma la domanda di senso è contemporaneamente domanda del limite del senso. «La risposta del padre non può salvare la vita dall’ustione del non-senso, non può proteggerla dall’incontro con la scabrosità insensata e “senza legge” del reale — non può rispondere a quella “passione della giustificazione” che, secondo Lacan, accomuna tutte le nevrosi —, insomma non può conferire all’esistenza alcun diritto di esistere. La funzione paterna si costituisce così come un atto che mentre introduce la vita umana nella dialettica simbolica del riconoscimento e del senso deve saper mostrare, nel medesimo tempo, tutti i limiti di quella dialettica, poiché l’azione del grande Altro come risposta della parola alla domanda di senso di cui si nutre la vita umana non salva questa vita dall’aleatorietà della contingenza, non la può sottrarre dall’incontro col reale come limite del senso, come impossibile da simbolizzare.» Lacan «oppone la funzione paterna — come incaricata a introdurre l’umano all’esperienza del senso e del suo limite — a quella raffigurazione delirante della paternità che s’incontra nelle storie degli psicotici.»

Nella doppia totalità (totale assenza, totale presenza) si verifica una comune coincidenza nell’esito: l’assenza della funzione paterna. «Questa assenza non solo priva la vita umana del suo senso, ma finisce anche per far proliferare infinitamente il senso, al punto che […] “ogni non-senso è abolito, annullato”.» Va dunque ben intesa la psicosi «Non si deve pensare che essa sia solo una clinica della perdita del senso, di uno svuotamento di senso del mondo, ma si deve vedere anche come essa sia primariamente una clinica della espansione illimitata del senso. Se, infatti, nella melanconia l’esistenza si manifesta come puro non-senso, come coincidenza assoluta col reale, nella paranoia la proliferazione del senso reagisce al rischio mortifero di questa coincidenza.»


4. La forclusione, e la sua manifestazione come malinconia, tende ad inserirsi in quella assenza della funzione simbolizzatrice che si caratterizza per la sua non attivazione: «Questo processo disattiva la funzione simbolica del padre e, di conseguenza, non permette al soggetto di entrare nell’ordine del senso; l’esistenza del soggetto viene rifiutata dall’Altro e respinta nel puro non-senso.» L’effetto è il non riconoscimento del reale o una sua parte, la non ammissione di parte del reale al livello della significazione o del senso; un non avvertimento che si accompagna alla non consapevolezza dell’esclusione. Il processo si articola in una dinamica chiarificabile in due tempi.

4.1. L’esclusione del reale dalla accessibilità all’area simbolica. «Freud aveva distinto il processo della rimozione — proprio della costituzione nevrotica della realtà — da quello definito come una “rimozione speciale”, come una Verwerfung, dove non è più la pulsione (l’Es) a essere rimossa, ma la realtà in quanto tale. Per Lacan questa è una differenza tra un processo di simbolizzazione — la rimozione — e un processo di cristallizzazione o di fallimento della simbolizzazione — la forclusione —. Se nella rimozione è in gioco l’opposizione tra il desiderio inconscio e la sua negazione, nella forclusione è invece in gioco la non-attività della funzione paterna, che è quella funzione grazie alla quale la nozione stessa di realtà diviene — come Lacan aveva già teorizzato nei Complessi familiari — accessibile al soggetto.» (155)

4.2. Il ritorno del reale “forcluso”, nella forma della forclusione. «L'inattività di questa funzione — la sua assenza forclusiva — genera dei ritorni nel reale di ciò che è stato forcluso nel simbolico. Il significante paterno non sbarra il Desiderio della madre che, di conseguenza, può manifestarsi in tutta la sua spinta distruttiva e mortifera.»

Butler, utilizzando il concetto e il dinamismo della forclusione per affrontare la tematica del genere, spiega atteggiamenti omofobici (che presuppongono e impongono una concezione rigida, naturalizzata e intollerante o precostituita del genere) in termini di intrusione e azione incontrollata ed emotiva nel comportamento reale di ciò che è stato forcluso. Il mancato riconoscimento della complessità della pulsione del desiderio e della sua trascendenza (e nello specifico il mancato riconoscimento della natura plurima delle pulsioni che genericamente mettono capo o vengono incluse nella sessualità), la conseguente negazione della realtà di sé (di parte della realtà di sé), esclude dal processo di riconoscimento per simbolizzazione (ruolo svolto dalla funzione padre-sublimazione, cioè riconoscimento attraverso la sublimazione) quella parte della realtà personale; nel caso specifico quella che prende il nome di omosessualità. Non coinvolta nel processo di riconoscimento, simbolizzazione, gestione, l’omosessualità come tratto biologico della sessualità resta allora nel reale comportamento come impulso naturale attivo non simbolizzato, né sublimato, né culturalizzato (culturizzazione che invece accade, al di là del loro successo come in tutte le unioni, nelle consapevoli gestioni del genere esplicitato nelle forme di unioni e legami omosessuali); non riconosciuto è gestito in termini di drastica omofobia. «L’assenza di questa funzione nella psicosi mostra che l’Altro non è affatto mancante e che, di conseguenza, tende a godere impunemente del soggetto schiacciandolo, riducendolo a oggetto esclusivo del suo capriccio.» È consegnata all’area del non-senso perché esclusa dalla funzione simbolica che la figura del padre poteva comportare e avviare, e si manifesta come negazione di sé in forma di inconsapevole melanconia; si traduce contestualmente in blocco (parziale o, in extremis, totale) delle o nelle relazioni sociali che implicano il riconoscimento dell’alterità e ad un tempo della sua singolarità; un blocco nella gestione del rapporto con l’Altro. «Si tratta di un vero e proprio fattore causale che non riguarda tanto il soggetto, ma un buco, una mancanza interna all’ordine simbolico, al grande Altro.»

4.3. la forclusione e il presentificarsi del reale senza senso e senza dimensione umana.

«… Freud e Lacan convergono nel sostenere che il divieto dell’incesto agisce come principio di quella Legge primordiale che è compito del padre custodire e che rende possibile l’umanizzazione della vita. È il padre del patto – il padre che incarna la legge simbolica della castrazione – il padre che sostiene l’umanizzazione della vita. […] Questo significa che il reale non è in se stesso nulla di umano, perché si dà come vita esclusa dal senso, come vita “congiunta con la morte”.» Il reale che irrompe non simbolizzato è privo di senso, irrompe come morte, la morte della dimensione dell’umanità. «Solo se l’Edipo è stato vissuto la realtà non collassa nel reale [privo di senso] e il soggetto non precipita nel non-senso dell’esistenza come “nuda vita”. […] Cosa accade invece nella psicosi? L'assenza forclusiva del significante paterno non scherma il reale e, di conseguenza, non c’è realtà — è la tesi classica di Freud: la psicosi è una “perdita della realtà” — perché il non-senso puro del reale dilaga e distrugge la vita. In altre parole, la forclusione del significante paterno impedisce quel rivestimento simbolico del reale che dà luogo alla realtà; l’inattività simbolica del padre — la sua assenza forclusiva — rende manifesto il reale in quanto tale anziché umanizzarlo.»



(le citazioni indicate con virgolette sono tratte dal testo: Recalcati Massimo 2012 Jacques Lacan. Volume I Desiderio, godimento e soggettivazione, Raffello Cortina editore, Milano.)





1   2   3   4   5   6   7   8


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale