Hegel: IL sistema prof. Michele de Pasquale



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12.11.2018
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Hegel: il sistema

  • prof. Michele de Pasquale


“ Unificazione vera, amore vero e proprio, ha luogo solo fra viventi che sono eguali in potenza, e che, quindi, sono viventi l’uno per l’altro nel modo più completo, e per nessun lato l’uno è morto rispetto all’altro. L’amore esclude ogni opposizione; esso non è intelletto, le cui relazioni lasciano sempre il molteplice come molteplice, e la cui stessa unità sono delle opposizioni; esso non è ragione che oppone assolutamente al determinato il suo determinare; non è nulla di limitante, nulla di limitato, nulla di finito; l’amore è un sentimento, ma non un sentimento singolo: dal sentimento singolo, poiché è solo vita parziale e non vita intera, la vita si spinge fino a sciogliersi e a disperdersi nella molteplicità dei sentimenti per trovare se stessa in questo tutto della molteplicità. Nell’amore questo tutto non è contenuto come somma di parti particolari, di molti separati; nell’amore si trova la vita stessa come una duplicazione di se stessa, e come sua unità; partendo dall’unità non sviluppata, la vita ha percorso nella sua formazione il ciclo che conduce a una unità completa. Di contro all’unità non sviluppata stavano la possibilità della separazione e il mondo; durante lo sviluppo la riflessione produceva sempre più opposizioni, che venivano unificate nell’impulso soddisfatto, fin che la riflessione oppone all’uomo il suo stesso tutto; l’amore infine, distruggendo completamente l’oggettività, toglie la riflessione, sottrae all’opposto ogni carattere di estraneità, e la vita trova se stessa senza ulteriore difetto. Nell’amore rimane ancora il separato, ma non più come separato, bensì come unito; e il vivente sente il vivente. [...]

  • “ Unificazione vera, amore vero e proprio, ha luogo solo fra viventi che sono eguali in potenza, e che, quindi, sono viventi l’uno per l’altro nel modo più completo, e per nessun lato l’uno è morto rispetto all’altro. L’amore esclude ogni opposizione; esso non è intelletto, le cui relazioni lasciano sempre il molteplice come molteplice, e la cui stessa unità sono delle opposizioni; esso non è ragione che oppone assolutamente al determinato il suo determinare; non è nulla di limitante, nulla di limitato, nulla di finito; l’amore è un sentimento, ma non un sentimento singolo: dal sentimento singolo, poiché è solo vita parziale e non vita intera, la vita si spinge fino a sciogliersi e a disperdersi nella molteplicità dei sentimenti per trovare se stessa in questo tutto della molteplicità. Nell’amore questo tutto non è contenuto come somma di parti particolari, di molti separati; nell’amore si trova la vita stessa come una duplicazione di se stessa, e come sua unità; partendo dall’unità non sviluppata, la vita ha percorso nella sua formazione il ciclo che conduce a una unità completa. Di contro all’unità non sviluppata stavano la possibilità della separazione e il mondo; durante lo sviluppo la riflessione produceva sempre più opposizioni, che venivano unificate nell’impulso soddisfatto, fin che la riflessione oppone all’uomo il suo stesso tutto; l’amore infine, distruggendo completamente l’oggettività, toglie la riflessione, sottrae all’opposto ogni carattere di estraneità, e la vita trova se stessa senza ulteriore difetto. Nell’amore rimane ancora il separato, ma non più come separato, bensì come unito; e il vivente sente il vivente. [...]



[L’amore] è un prendere e dare reciproco; nel timore che i suoi doni possano essere sdegnati, nel timore che un opposto possa non cedere al suo prendere, vuol vedere se la speranza non lo ha ingannato, se trova in ogni modo se stesso. Colui che prende non si trova con ciò più ricco dell’altro: si arricchisce, certo, ma altrettanto fa l’altro; parimenti quello che dà, non diviene più povero: nel dare all’altro egli ha anzi altrettanto accresciuto i propri tesori. Giulietta nel Romeo e Giulietta: «Più ti do, tanto più io ho, ecc.». L’amore acquista questa ricchezza di vita nello scambiare tutti i pensieri, tutte le molteplicità dell’anima, poiché cerca infinite differenze e trova infinite unificazioni, si indirizza all’intera molteplicità della natura per bere amore da ognuna delle sue vite. Quel che c’è di più proprio si unifica nel contatto e nelle carezze degli amanti, fino a perdere la coscienza, fino al toglimento di ogni differenza: quel che è mortale ha deposto il carattere della separabilità, ed è spuntato un embrione di immortalità, un embrione di ciò che da sé eternamente sviluppa e produce, un vivente. L’unificato non si separa più, la divinità ha operato, ha creato.”

  • [L’amore] è un prendere e dare reciproco; nel timore che i suoi doni possano essere sdegnati, nel timore che un opposto possa non cedere al suo prendere, vuol vedere se la speranza non lo ha ingannato, se trova in ogni modo se stesso. Colui che prende non si trova con ciò più ricco dell’altro: si arricchisce, certo, ma altrettanto fa l’altro; parimenti quello che dà, non diviene più povero: nel dare all’altro egli ha anzi altrettanto accresciuto i propri tesori. Giulietta nel Romeo e Giulietta: «Più ti do, tanto più io ho, ecc.». L’amore acquista questa ricchezza di vita nello scambiare tutti i pensieri, tutte le molteplicità dell’anima, poiché cerca infinite differenze e trova infinite unificazioni, si indirizza all’intera molteplicità della natura per bere amore da ognuna delle sue vite. Quel che c’è di più proprio si unifica nel contatto e nelle carezze degli amanti, fino a perdere la coscienza, fino al toglimento di ogni differenza: quel che è mortale ha deposto il carattere della separabilità, ed è spuntato un embrione di immortalità, un embrione di ciò che da sé eternamente sviluppa e produce, un vivente. L’unificato non si separa più, la divinità ha operato, ha creato.”

  • (Hegel, Scritti teologici giovanili)



“ Il vero è l’intiero. Ma l’intiero è soltanto l’essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell’Assoluto devesi dire che esso è essenzialmente Resultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la sua natura, nell’essere effettualità, soggetto o divenir-se-stesso. Per quanto possa sembrare contraddittorio che l’Assoluto sia da concepire essenzialmente come resultato, basta tuttavia riflettere alquanto per rendersi capaci di questa parvenza di contraddizione. Il cominciamento, il principio o l’Assoluto, come da prima e immediatamente viene enunciato, è solo l’Universale. Se io dico: «tutti gli animali», queste parole non potranno mai valere come una zoologia; con altrettanta evidenza balza agli occhi che le parole «divino», «assoluto», «eterno», ecc. non esprimono ciò che quivi è contenuto; e tali parole in effetto non esprimono che l’intuizione, intesa come l’immediato. Ciò che è più di tali parole, e sia pure il passaggio a una sola proposizione, contiene un divenir-altro che deve venire ripreso, ossia una mediazione.”

  • “ Il vero è l’intiero. Ma l’intiero è soltanto l’essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell’Assoluto devesi dire che esso è essenzialmente Resultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la sua natura, nell’essere effettualità, soggetto o divenir-se-stesso. Per quanto possa sembrare contraddittorio che l’Assoluto sia da concepire essenzialmente come resultato, basta tuttavia riflettere alquanto per rendersi capaci di questa parvenza di contraddizione. Il cominciamento, il principio o l’Assoluto, come da prima e immediatamente viene enunciato, è solo l’Universale. Se io dico: «tutti gli animali», queste parole non potranno mai valere come una zoologia; con altrettanta evidenza balza agli occhi che le parole «divino», «assoluto», «eterno», ecc. non esprimono ciò che quivi è contenuto; e tali parole in effetto non esprimono che l’intuizione, intesa come l’immediato. Ciò che è più di tali parole, e sia pure il passaggio a una sola proposizione, contiene un divenir-altro che deve venire ripreso, ossia una mediazione.”

  • (Hegel, Fenomenologia dello spirito)



“ Secondo il mio modo di vedere che dovrà giustificarsi soltanto mercé l’esposizione del sistema stesso, tutto dipende dall’intendere e dall’esprimere il vero non come sostanza, ma altrettanto decisamente come soggetto. [...]

  • “ Secondo il mio modo di vedere che dovrà giustificarsi soltanto mercé l’esposizione del sistema stesso, tutto dipende dall’intendere e dall’esprimere il vero non come sostanza, ma altrettanto decisamente come soggetto. [...]

  • La sostanza viva è bensì l’essere il quale è in verità Soggetto, o, ciò che è poi lo stesso, è l’essere che in verità è effettuale, ma soltanto in quanto la sostanza è il movimento del porre se stesso, o in quanto essa è la mediazione del divenir-altro-da-sé con se stesso. Come soggetto essa è la pura negatività semplice, ed è, proprio per ciò, la scissione del semplice in due parti, o la duplicazione opponente; questa, a sua volta, è la negazione di questa diversità indifferente e della sua opposizione; soltanto questa ricostituentesi eguaglianza o la riflessione entro l’esser-altro in se stesso, non un’unità originaria come tale, né un’unità immediata come tale, è il  vero. Il vero è il divenire di se stesso, il circolo che presuppone e ha all’inizio la propria fine come proprio fine, e che solo mediante l’attuazione e la propria fine è effettuale.”

  • (Hegel, Fenomenologia dello spirito)



“ Il boccio dispare nella fioritura, e si potrebbe dire che quello vien confutato da questa; similmente, all’apparire del frutto, il fiore vien dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità. Tali forme non solo si distinguono, ma ciascuna di esse dilegua anche sotto la spinta dell’altra, perché esse sono reciprocamente incompatibili. Ma in pari tempo la loro fluida natura ne fa momenti dell’unità organica, nella quale esse non solo non si respingono, ma sono anzi necessarie l’una non meno dell’altra; e questa eguale necessità costituisce ora la vita dell’intiero.”

  • “ Il boccio dispare nella fioritura, e si potrebbe dire che quello vien confutato da questa; similmente, all’apparire del frutto, il fiore vien dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità. Tali forme non solo si distinguono, ma ciascuna di esse dilegua anche sotto la spinta dell’altra, perché esse sono reciprocamente incompatibili. Ma in pari tempo la loro fluida natura ne fa momenti dell’unità organica, nella quale esse non solo non si respingono, ma sono anzi necessarie l’una non meno dell’altra; e questa eguale necessità costituisce ora la vita dell’intiero.”

  • (Hegel, Fenomenologia dello spirito)



“ Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale.”

  • “ Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale.”

  • (Hegel, Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto)



  • la filosofia hegeliana è una reinterpretazione e sistemazione della tradizione filosofica da Parmenide a Kant:

  • il tentativo di comprendere “in forma di pensiero” l’esperienza culturale e storica confluita nel “tempo presente”, attraverso originali strumenti teorici tra cui la dialettica

  • la DIALETTICA è il processo logico-ontologico del pensiero che si svolge secondo un movimento triadico i cui lati sono:

  • una determinazione astratta (lato astratto intellettivo);

  • la negazione della prima determinazione (lato negativo razionale) della quale viene così alla luce l’incapacità di sussistere nella sua separatezza dalle altre;

  • un risultato positivo (lato positivo razionale) che è la “negazione della negazione” nel senso che le determinazioni intellettualistiche confutate vengono ad essere bensì tolte nella loro astratta unilateralità, ma ricomprese e dunque conservate come momenti distinti di una più profonda unità.

  • Il movimento dialettico risulta anche descritto come lo svolgimento che, muovendo da una determinazione immediata, attraverso un momento di mediazione e dunque di opposizione con altre determinazioni, conduce a comprendere immediatezza e mediazione come momenti dell’esplicazione di un principio unitario.



la vera conoscenza è quella che apprende la realtà nella sua totalità;

  • la vera conoscenza è quella che apprende la realtà nella sua totalità;

  • di conseguenza la filosofia deve prendere forma di sistema

  • REALTA’, REALE: sostantivo ed aggettivo designano ciò che esiste come realizzazione del concetto e dunque in conformità alla ragione: non dunque ogni esistente ma soltanto ciò che sia riconoscibile come attuazione dell’essenza fondamentalmente razionale del mondo. Non è reale ma accidentale ciò che esiste di fatto, ma di cui la ragione non scorga il fondamento razionale.



  • la determinazione dell’assoluto non solo come sostanza, ma come soggetto e spirito

  • ASSOLUTO: non è nè unilateralmente soggettivo (Fichte) nè oggettivo (Spinoza); è unità di soggettivo e oggettivo: non un’unità immediata (Schelling), ma unità mediata, processuale, dialettica. L’assoluto è l’intero, lo spirito, o ancora il concetto o l’idea: è il principio dalla cui “divisione” si generano soggettività e oggettività; e secondo una prospettiva complementare, il risultato autoconsapevole dello svolgimento attraverso il quale il concetto si realizza nell’oggetto.

  • SPIRITO: nella Fenomenologia designa, in primo luogo, il movimento dell’assoluto in quanto sostanza e soggetto; in secondo luogo, il manifestarsi/oggettivarsi storico dell’assoluto nella vita, nelle credenze, nelle istituzioni, nella cultura. Nelle opere sistematiche la nozione di spirito designa ancora, da un lato, il movimento complessivo dell’intero, ma dall’altro indica più specificamente il momento conclusivo di tale movimento, il ritorno in sè dell’idea dalla propria alienazione nella natura.



la spiegazione di ogni realtà finita come momento dell’assoluto (idea), come sua manifestazione nel tempo e nello spazio

  • la spiegazione di ogni realtà finita come momento dell’assoluto (idea), come sua manifestazione nel tempo e nello spazio

  • IDEA: è la verità. Il vero è l’identità, cui mette capo la dialettica del concetto, tra soggettività e oggettività; l’identità di finito e infinito. In questo senso l’idea - che è il processo del pensiero nella sua interezza soggettivo-oggettiva - si identifica col reale. E ancora con l’assoluto: risultato della dialettica del concetto nell’ordine del procedimento logico-speculativo, l’idea ne rappresenta nell’ordine ontologico, il principio e il fondamento; soggettività e oggettività si presentano secondo questa prospettiva come il risultato del dividersi dell’idea e dunque come suoi momenti.



l’identità di soggetto e oggetto, di ragione e realtà (“ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”)

  • l’identità di soggetto e oggetto, di ragione e realtà (“ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”)

  • RAGIONE/RAZIONALE: riprende la distinzione tra intelletto e ragione, assegnando alla seconda una duplice funzione logica: a) mostrare l’inconsistenza delle determinazioni astratte dell’intelletto (lato negativo-razionale); b) far emergere, al di sotto della separatezza e dell’opposizione reciproca delle determinazioni intellettualistiche, l’unità che è alla base di quelle distinzioni, e che in esse si manifesta (lato positivo-razionale). Questo movimento della ragione speculativa traduce nell’ordine del procedimento scientifico la dialettica ontologica della ragione (il processo - analizzato nella terza parte della Logica - attraverso cui la ragione come concetto si esplica necessariamente in un mondo oggettivo, attuandosi in esso e cogliendo se stessa come verità dell’oggetto, o idea). Sulla scorta di questo modello teorico, Hegel afferma che il razionale è reale (la ragione è questo stesso attuarsi del concetto nella realtà effettiva) e il reale è razionale (la realtà è ragione attuata).



  • il nucleo generatore della riflessione hegeliana sta nell’aspirazione a superare le scissioni dalle quali è segnata la coscienza e a ristabilire i legami tra sensibile e razionale, individuo e società, umanità e divinità, finitudine ed infinito

  • COSCIENZA: è la certezza che l’io ha di un oggetto quando il termine definisce le forme di sapere contraddistinte dall’opposizione tra un soggetto e un oggetto, opposizione superata nel pensiero speculativo. Più specificamente il termine designa l’insieme delle prime figure percorse dalla coscienza individuale nella propria formazione (certezza sensibile, percezione, intelletto).

  • FINITO/INFINITO: l’intelletto si ferma alla contrapposizione tra i due termini, isolandoli reciprocamente; ma così contrappone il finito ad un altro finito (anche l’infinito, infatti, se concepito in opposizione al finito è a rigore finito esso stesso, perchè esclude da sè il finito e dunque risulta limitato da quest’ultimo). La ragione speculativa supera questa contrapposizione, e perviene a cogliere la profonda unità, insieme alla distinzione, tra finito e infinito. L’infinito viene allora pensato come l’individuo, che si conserva identico a sè, pur esplicandosi nelle infinite determinazioni in cui si manifesta.



il “bisogno della filosofia” è l’aspirazione all’unità e alla conciliazione degli opposti

  • il “bisogno della filosofia” è l’aspirazione all’unità e alla conciliazione degli opposti

  • per rispondere a questo bisogno occorre:

  • individuare il principio assoluto cui ricondurre, come a loro fondamento unitario, ogni dualismo ed opposizione (= pensare in forma sistematica la totalità);

  • definire una scala d’accesso lungo la quale la coscienza comune, lacerata dalle opposizioni, possa elevarsi al punto di vista della filosofia ed avere accesso all’assoluto







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