Hegel per I ragazzi



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La Logica (la scienza dell’Idea pura), che corrisponde alla Tesi.

  • La filosofia della Natura, che corrisponde all’Antitesi.

  • La filosofia dello Spirito, che corrisponde alla Sintesi.



    Considerazioni finali

    1) La dialettica illustra il principio fondamentale della filosofia di Hegel: la risoluzione del finito nell’infinito. Perché ci mostra come ogni spicchio di realtà, il finito, non possa esistere se non in un contesto di rapporti, in una trama di relazioni che forma il tutto infinito.

    2) La dialettica esprime una concezione ottimistica del mondo perché ha il compito di unificare il molteplice conciliando le opposizioni e quindi pacificando i conflitti. Il conflitto è un momento reale del mondo, certamente, ma di passaggio: il negativo per Hegel esiste soltanto come aspetto necessario della successiva unificazione, la quale dà luogo ad una nuova affermazione ed ad una nuova negazione che richiede un’ulteriore sintesi e così via.

    3) Esiste una fine di questo processo? Un punto d’arrivo in questa dialettica? Oppure questo è un processo che si protrae all’infinito? In altre parole: la dialettica è un processo “chiuso” o “aperto”? Hegel risponde che esiste una sintesi finale e quindi privilegia l’idea un processo chiuso, perché spostando indefinitamente la meta da raggiungere (come fa Fichte) lo Spirito non avrebbe mai il pieno possesso di sé stesso.

    Questa soluzione scontenterà alcuni dei suoi allievi, come Engels e Croce, poiché introduce l’idea di uno “stagnante” epilogo che annulla ogni attività creatrice.


    IV. Le critiche ai predecessori.

    Hegel polemizzò con tutti. Senza remore e senza timore di smentite.


        1. Polemizzò con gli Illuministi, di cui criticò il concetto di ragione definendola un semplice intelletto astratto, in quanto finito e parziale strumento adatto soltanto ad esprimere le aspirazioni degli individui. Critica la ragione dei Philosophes perché essa pretendeva di dar lezioni alla storia stabilendo come avrebbe dovuto essere, mentre la realtà per Hegel è sempre come dovrebbe essere.

        2. Di conseguenza si trovò in disaccordo anche con Kant che dell’Illuminismo fu il momento più alto e completo. L’antitesi kantiana tra finito e infinito, tra fenomeno e noumeno, tra realtà e ragione e, in campo morale, tra essere e dovere essere, non è per Hegel tollerabile, in quanto la realtà è una, fenomeno e noumeno coincidono e la realtà è ragione.

        3. Nei confronti dei romantici, dei quali aveva fatto parte nel periodo di Francoforte, Hegel esprimerà forte dissenso. In primo luogo contesta ad essi il primato conferito all’“arte” e alla “fede”, in nome della ferma convinzione che soltanto la ragione possa trovare le risposte agli enigmi dell’esistenza. In secondo luogo egli contesta gli atteggiamenti individualistici ed intimistici di alcuni romantici affermando che l’intellettuale non deve ripiegarsi nel proprio io, ma tener d’occhio l’oggettivo corso del mondo ed integrarsi nelle istituzioni socio-politiche.

        4. Nei riguardi di Fichte, lo accusa di aver ridotto l’oggetto, la natura, a semplice ostacolo esterno all’Io, col rischio di ricadere in un nuovo dualismo di tipo kantiano. Inoltre contesta a Fichte di aver ridotto l’Infinito a semplice meta ideale dell’io finito la cui spinta incessante, nel tentativo di raggiungere tale meta ideale si riduce ad un processo all’infinito che non giunge mai ad un fine, si riduce a puro “tendere” invano. Fichte si muoverebbe per Hegel all’interno di una filosofia del “cattivo infinito”, come sprezzantemente la chiama, ancora incapace di cogliere la piena coincidenza tra finito e infinito, razionale e reale, essere e dovere essere che costituisce la sostanza dell’idealismo e che era stata invece colta da Schelling.

        5. Anche Schelling però, nonostante che Hegel nel saggio del 1801 (Differenze del sistema di Fichte e di quello di Schelling) ritenga il suo sistema superiore a quello di Fichte per i motivi cui si è fatto cenno, non rimarrà escluso dal novero delle critiche. Nell’introduzione alla Fenomenologia dello spirito Hegel contesterà l’antico compagno di studi per aver concepito il suo Assoluto come mera identità indifferenziata di Io e natura, di ogni differenza, vuota indifferenza di soggetto e oggetto, dalla quale rimane esclusa l’attività dialettica. L’assoluto di Schelling è criticato perché a-dialettico e statico, incapace di comprendere e spiegare la ricchezza del reale nei suoi diversi aspetti ed è ritenuto da Hegel, che “ci va giù” piuttosto pesante, malgrado l’amicizia, un abisso vuoto che non sa dare il giusto valore al negativo , “come una notte nella quale tutte le vacche sono nere”.8

    Il principio fondamentale della filosofia di Hegel è sì la completa coincidenza del finito con l’infinito, del reale con il razionale; questa coincidenza però si distingue dall’identità indifferenziata di Schelling perché in Hegel si arricchisce del procedimento dialettico applicabile tanto alla realtà quanto al pensiero umano e da quella di Fichte che si riduce ad un “cattivo infinito”, incapace di cogliere la piena coincidenza tra finito e infinito, tra essere e dover essere.

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    Ebbene, questo principio è stato esposto da Hegel in due modi differenti.


    1. Il primo è una sorta di “romanzo”, descritto nella Fenomenologia dello Spirito, dove Hegel illustra la “storia” del percorso che la coscienza ha dovuto affrontare per giungere ad afferrare questo principio.




    1. Il secondo modo è quello dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche, che l’opera più sistematica ed accademica, nella quale vi è l’illustrazione della realtà così com’è, secondo Hegel.


    V. La Fenomenologia dello Spirito.

    Le Figure

    Sono entità né totalmente ideali, né totalmente storiche ma ideali e storiche al contempo, in quanto esprimono le tappe ideali dello Spirito che hanno trovato una loro esemplificazione tipica nel corso della Storia. Nella fenomenologia Hegel ha inteso delineare una filosofia trascendentale della coscienza e, al tempo stesso, una storia complessiva dello sviluppo culturale dell’umanità. Il termine non si riferisce ad un solo termine dell’opposizione dialettica, ma alla sintesi che li unisce


    Il saggio intitolato La Fenomenologia dello Spirito, stampato nel 1807 a Jena, è la prima grande opera di Hegel e narra la storia romanzata della coscienza,9 che, attraverso erramenti, contrasti e scissioni, e quindi infelicità e dolore, esce dalla sua individualità, raggiunge l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione. 10

    Nel saggio, attraverso una serie di figure divenute famose, Hegel ripercorre le tappe e i gradi di formazione dello Spirito stesso, il quale, progressivamente, acquisisce coscienza di sé, fino a riconoscersi come totalità razionale. Lo Spirito, dopo un percorso lungo e faticoso, acquisisce la consapevolezza che le varie espressioni particolari e finite del mondo altro non sono che sue manifestazioni nelle quali può rispecchiarsi. La Fenomenologia coincide con il divenire del Sapere umano, della scienza e della filosofia.



    Fenomenologia dello spirito

    Prima parte

    1. Coscienza (Tesi)

    2. Autocoscienza (Antitesi)

    3. Ragione (Sintesi)




    Seconda parte

    1. Spirito

    2. Religione

    3. Filosofia (come sapere assoluto)





    Prima parte. La prima delle due parti della Fenomenologia è a sua volta ripartita in tre Figure:


      • La Coscienza, in cui predomina l’attenzione verso l’oggetto

      • L’ Autocoscienza, in cui predomina l’attenzione verso il soggetto

      • La Ragione, nel quale l’individuo arriva a scorgere l’unità profonda di soggetto e oggetto, io e mondo, sintetizzando in tal modo i momenti della coscienza e dell’autocoscienza. Il movimento è ascendente, dal grado più basso a quello più alto.

    A . La Coscienza.

    Lo svolgimento del processo Fenomenologico inizia con la Coscienza. L’attenzione qui è rivolta all’“oggetto” (le stelle, il blocco di marmo, il coniglio, il fiore di pesco o un fiume). L’individuo che conosce in questa fase è convinto che l’oggetto abbia piena e autonoma realtà. Passando attraverso le tre figure della Certezza sensibile, della Percezione e dell’Intelletto l’individuo scopre che nel conoscere il mondo conosce in realtà se stesso. Ecco che la coscienza diviene così Autocoscienza.


    B. l’Autocoscienza.

    La sezione dedicata all’Autocoscienza è la più interessante di tutta la Fenomenologia perché contiene le Figure più celebri della filosofia hegeliana. Qui il centro dell’attenzione si sposta dall’oggetto al “soggetto” ed in questa sezione Hegel non si muove più solamente in ambito prettamente gnoseologico-scientifico ma coinvolge settori più vasti, quali la società, la politica, la storia e la religione.

    L’Autocoscienza “è la certezza che la coscienza ha di se stessa”, ma il termine acquista in Hegel un valore sociale e politico, perché essa si raggiunge soltanto confrontando la nostra esistenza con quella degli altri; l’uomo riesce a riconoscersi soltanto se è riconosciuto da altre autocoscienze simili a lui. L’autocoscienza, infatti, postula la presenza di altre autocoscienze in grado di darle la certezza di essere tale.

    Qui è presentato il concetto di Riconoscimento. L’essere umano si contraddistingue per l’innato desiderio di riconoscimento (Anerkennung) che nutre dentro di sé. Qualunque cosa faccia, l’uomo la fa per essere riconosciuto. Io sono certo di essere un uomo, sono certo di essere autocoscienza solo perché altri uomini mi riconoscono come tale. Io desidero fortemente essere riconosciuto, chiamato uomo, desiderato e amato e apprezzato dagli altri uomini. Non è immediato però che l’altro (Mario, il capuffico, mio padre) sia disposto a riconoscermi, ad apprezzarmi, ad amarmi come desidero, la sua indifferenza è per me fonte di insostenibile sofferenza. Questo è ciò che può accadere ad ognuno nel concreto dell’esperienza quotidiana. Ma c’è un ambito teoretico in cui, per Hegel, vale questo discorso, collocato fuori della storia come esperienza innata, universale, che individua la condizione originaria dell’essere umano, nella quale egli lotta per il proprio riconoscimento, arrivando a desiderare l’annientamento di colui che, con la sua presenza indifferente, mette in discussione la mia stessa esistenza. Il desiderio di riconoscimento porta con sé dunque l’eventualità del conflitto che s’innesca quando gli esseri umani si rifiutano di riconoscersi reciprocamente, rifiutano la relazione. “O mi riconosci o ti uccido”, “o mi ami o mi uccido”, “o mi riconosci come adulto o faccio comunque quel che mi pare”. Tale lotta per il riconoscimento è per Hegel generata da un fraintendimento: i contendenti credono che riconoscersi voglia dire escludere l’Altro fino ad ucciderlo o fino ad uccidersi o fino a non considerarlo proprio. Ma questa è illusione. Si ha autentico riconoscimento solo a patto che l’altro sia incluso nella propria vita e lo si può fare soltanto se esso resta in vita ovvero se il rapporto permane. Questo è quello che accade nell’ipotetico stato di natura di Hegel quando uno dei due contendenti ritiene che il restare in vita si più importante dell’essere riconosciuto o riconoscere. Ne deriva così il rapporto signoria-servitù”.

    (Il concetto è approfondito all’interno del testo Philosophica, 3a, pagg. 132-139 “Il riconoscimento in Hegel”)



    a. La figura Servo-Padrone.



    La figura del servo-padrone è sicuramente la più bella della Fenomenologia e presenta una notevole ricchezza tematica, apprezzata soprattutto dai marxisti, i quali hanno letto in essa una intuizione, anche se solo teoretica, della configurazione dialettica della storia e del lavoro umano, nella quale, grazie alla esperienza della sottomissione, si generano nel servo le condizioni per la liberazione. Questo non vuol dire che si possa leggere Hegel in chiave marxista. La figura hegeliana non si conclude con una rivoluzione sociale, ma con la coscienza della indipendenza del servo nei confronti delle cose e della dipendenza del signore dal lavoro servile.


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