Hegel per I ragazzi



Scaricare 195.51 Kb.
Pagina3/6
17.11.2017
Dimensione del file195.51 Kb.
1   2   3   4   5   6

Come avviene il reciproco riconoscersi delle autocoscienze? Nei suoi scritti giovanili Hegel aveva romanticamente attribuito tale compito all’amore. In questo saggio invece, per il fatto che ciascuna autocoscienza mira ad essere sì riconosciuta, ma anche ad essere indipendente dall’altra ed allo stesso tempo dominarla (ricordiamoci di Hobbes, dello stato di natura e della lotta di omnes contra omnium) ne deriva che il riconoscimento reciproco deriva dalla lotta, dal conflitto fra le autocoscienze, che desiderano essere riconosciute, senza a loro volta riconoscere. Tale “lotta per il riconoscimento” non termina con la morte delle autocoscienze contendenti (poiché in tal caso sarebbe annullata l’intera dialettica del riconoscimento), ma con il subordinarsi dell’una all’altra nel rapporto che Hegel chiama del Servo-Padrone.

L’Autocoscienza per affermare la propria indipendenza deve essere pronta a tutto, anche a rischiare la propria vita. Cosa succede ad un certo punto? Che uno dei due contendenti, avvertito più dell’altro il valore infinito della propria e dell’altrui vita, ha avuto paura della morte ed ha risolutamente abbandonato la lotta, rinunciando alla propria indipendenza e libertà. Ha riconosciuto l’altro senza esserne riconosciuto. Si è arreso davanti a colui che non ha tremato, al Signore che ha messo a repentaglio la propria vita nella lotta per la supremazia, divenendone il Suddito, rassegnandosi a divenire una individualità non libera ma viva. Questo è quello che secondo Hegel ha originato il rapporto di signoria-servitù tipico delle società del mondo antico. Hegel colloca, infatti, questa lotta su due piani teoretici differenti, da un lato ne parla come qualcosa di a-temporale, di universale, dall’altro ne colloca la verosimiglianza storica nell’età antica, agli albori della civiltà umana.

Messosi in tale situazione di disuguaglianza il servo, attraverso il proprio lavoro, trasforma la natura per soddisfare i bisogni del proprio signore, che in virtù del diritto acquisito con la forza lo domina, costringendolo a provvedere alle proprie necessità. E la cosa va avanti così. Ad un certo punto però s’inserisce la paradossale inversione dei ruoli. Il signore, abituatosi a godere passivamente dei frutti del lavoro altrui, da indipendente che era finisce per diventare dipendente del servo che lavora per lui. Quest’ultimo, il perdente, che inizialmente appariva come dipendente dal signore dato che si era rimesso alla sua clemenza, dal momento che ha imparato a padroneggiare la natura e a trasformare le cose da cui il suo signore riceve il proprio sostentamento, finisce per rendersi indipendente. Il rapporto di subordinazione si rovescia. Il padrone diviene servo e il servo diviene padrone.11 L’indipendenza del servo viene acquisita attraverso il suo lavoro. Il lavoro è il mezzo con cui il servo domina, la natura e libera gradualmente se stesso attraverso un processo che si sviluppa in tre momenti.12


  • La paura della morte. Il servo è tale perché ha tremato di fronte alla prospettiva della morte, ossia della perdita della propria essenza. Egli però attraverso la propria paura ha potuto sperimentare anche il proprio essere con la relativa conquista della propria autocoscienza.

  • Il servizio. Nel periodo servile la coscienza si auto-disciplina e impara a vincere, in tutti i singoli momenti i suoi impulsi naturali.

  • Il lavoro. Trattenendo anche i propri appetiti, non usufruendo dell’oggetto che sta lavorando, perché non è di sua proprietà, il servo raggiunge l’indipendenza dalle cose stesse e la propria autonomia dagli oggetti. Per dirla con Hegel, il lavoro è appetito tenuto a freno. Inoltre, il lavoro forma, poiché il servo, in ciò che produce, mette tutto se stesso e non solo la sua forza materiale, mentre il padrone si limita ad utilizzare gli oggetti prodotti.

b. Il rapporto stoicismo-scetticismo.

Il raggiungimento dell' indipendenza, ultimo dei tre momenti della dialettica servo-padrone, trova la sua espressione filosofica nello Stoicismo del periodo ellenistico-romano, ossia quel tipo di visione del mondo che celebra l’autosufficienza e la libertà del saggio nei confronti di ciò che lo circonda (affetti, passioni, ricchezze). La libertà stoica è libertà interiore. Il saggio stoico è libero sia quando è sul trono, come l’imperatore filosofo Marco Aurelio, sia quando è in catene, come lo schiavo Epitteto. Tale libertà stoica però, riflette Hegel, è una libertà soltanto pensata, “astratta” e non concretamente attuata perché i condizionamenti, da cui ha la pretesa di slegarsi, permangono oggettivamente. Lo Scetticismo pretende di fare un passo aventi, nella strada verso la liberazione, sospendendo l’assenso su tutto ciò che è comunemente ritenuto per vero, afferma la non verità di tutti i legami da cui lo stoicismo aveva preteso di essere libero, e dunque la loro non esistenza e oppone a tutto ciò che ritiene essere non-vero la propria certa identità. A questo livello però la coscienza si contraddice, perché da un lato cerca di nega la realtà del reale affermando che tutto è vano e tutto è falso e dall’altro pretende di pensarsi come vera, come stabile baluardo contro l’instabilità (= se afferma che tutto è non-vero come fa a pensare a se stessa come vera?).



c. La coscienza infelice

Una volta scoperta la natura contraddittoria del proprio essere, la coscienza (che da un lato vorrebbe innalzarsi sull’accidentalità e non verità della vita, e dall’altro si scopre parte di quella stessa accidentalità e non verità) diviene consapevole della propria condizione ed entra in quella fase che Hegel esprime con la figura della coscienza infelice. È questa la figura simbolo, la chiave di volta dell’intera Fenomenologia, quella della coscienza infelice che descrive il pensiero religioso tipico dell’ebraismo e del cristianesimo. In questo stadio di sviluppo, la coscienza riconosce di essere mutevole, accidentale, inessenziale e tende a ricercare qualcosa di immutabile, necessario ed essenziale, le caratteristiche che aveva creduto di trovare in se stessa e lo trova. E’ Dio. In questa fase dello sviluppo della coscienza umana Dio è concepito come l’Essere perfetto ed immutabile, in aperta antitesi con l’imperfezione e mutevolezza delle cose del mondo. Dalla situazione propria dell’ebraismo a quella del Cristianesimo la figura di Dio si trasforma, da Signore assoluto a Padre, ma in ogni modo sempre trascendente e lontano dall’uomo. Anche la pretesa dei primi discepoli di cogliere la presenza dell’Assoluto in un uomo mortale, il Cristo, è destinata al fallimento. Fallimento di cui sono simbolo le crociate, nelle quali l’inquieta ricerca di Dio si conclude di fronte ad un sepolcro vuoto. Cristo, di fronte alla coscienza, continua a rimanere qualcosa di diverso e separato, sia in quanto dio trascendente sia in quanto dio incarnato, un mistero per i suoi posteri. Di conseguenza con il cristianesimo, lungi dall’aver trovato la pace, la coscienza continua ad essere inevitabilmente infelice, perché dio continua ad essere un “al di là” che sfugge. La vicenda della coscienza prosegue nella ricerca disperata dell’assoluto, attraverso la mortificazione di sé fino alla completa negazione dell’io a favore di dio. Con l’ascetismo e le sue pratiche di umiliazione della carne, il santo medievale la coscienza tocca il suo punto più basso in quanto cerca di annientare la propria singolarità; ma il motivo per cui lo fa, ossia per cercare la fusione totale con l’assoluto cui aspira trasforma, dialetticamente, questo momento nel punto più alto quando la coscienza si rende conto di essere lei stessa Dio, ovvero l’Universale e l’Assoluto. Il Medio-Evo prelude così al Rinascimento ed all’età Moderna ed alla scoperta della Ragione “quale certezza d’essere ogni realtà”.



C . La Ragione.

Dal Rinascimento l’Autocoscienza si eleva gradatamente a Ragione che per Hegel è “ perfetta identità di essere e pensiero”. La ragione, abbiamo detto “è la certezza di essere ogni realtà” ossia quell’assoluto invano cercato dalla coscienza fuori da sé. Questa consapevolezza tuttavia non è immediata, deve passare attraverso diverse fasi prima di manifestarsi e giustificarsi. Hegel illustra le peregrinazioni della coscienza divenuta Ragione che pur apparentemente cercando un’altra cosa, ad esempio la natura, a partire dalla sua fase rinascimentale cerca in realtà se stessa, cerca di riconoscersi nella realtà oggettiva che le sta davanti, tentativo destinato a fallire quando ci si rende conto che l’unità di io e mondo non è qualcosa di dato e di contemplabile perché esistente, ma è qualcosa che deve essere realizzato. Anche questo progetto, però, è anch’esso destinato a fallire finché assume la forma di uno sforzo individuale come testimoniano le varie figure chiamate a testimonial da Hegel, che vanno da Faust a Robespierre. Con queste figure simbolo Hegel intende dire che se ci si pone dal punto di vista dell’individuo si è inevitabilmente condannati a non raggiungere mai l’universalità. Questa unione con l’universale, agognata dalla coscienza, si potrà realizzare soltanto nella fase successiva, quella dello Spirito. È la fase in cui l’individuo scopre che la sua felicità è concepibile soltanto nella vita Etica, all’interno di un tessuto sociale poiché lo Spirito è universalità concreta e non è possibile rimanere allo stato di pura individualità. Gli individui si relazionano tra loro e costituiscono le loro vite sullo Stato, quel complesso di costumi e di leggi che Hegel chiama “sostanza Etica”, o “sostanza universale”. L’individuo realizza la propria essenza e le proprie autentiche finalità solo nella vita associata che costituisce l’universale tanto cercato dalla coscienza.



Seconda parte. La seconda parte della Fenomenologia tratta della dialettica dello Spirito, della Religione e della Filosofia.

Hegel stesso, deciderà di eliminare tale seconda parte nelle edizioni successive della Fenomenologia in quanto le tematiche che tratta verranno riprese ampiamente nella Enciclopedia delle scienze. Per questo motivo anche noi in questa sede ci limitiamo solo a citare le fasi che concludono le romanzesche vicende della coscienza alla scoperta di se stessa all’interno della Fenomenologia .

La prima sezione della seconda parte tratta dello Spirito. Tale Spirito (che nell’Enciclopedia sarà detto “Spirito oggettivo” ed “Eticità”) è la Ragione, concretamente realizzata nelle istituzioni storico-politiche di un popolo ossia nello Stato. Per “Spirito” dunque qui Hegel intende l’individuo nei suoi rapporti con la società cui appartiene.


Antigone. Il mito di Antigone inizia laddove termina quello di Edipo. Resosi conto del misfatto compiuto (di avere ucciso il padre, Laio, il re di Tebe, e avere sposato la madre, Giocasta), Edipo si acceca, dopo che Giocasta in seguito alla rivelazione si era impiccata, ed erra in esilio per l’Attica, accompagnato dalle due figlie, Antigone e Ismene. Edipo morirà a Colono, presso il bosco sacro a Dioniso, nel quale era vietato l'ingresso ai profani. Sua figlia Antigone a questo punto decide di ritornare a Tebe, assediata dai sette principi guidati da Polinice, uno dei suoi due fratelli che era stato esiliato dalla città dal gemello Eteocle. Quando vi giunge, scopre che Creonte, il nuovo re di Tebe, fratello di Giocasta, aveva proibito di dare sepoltura agli assedianti sconfitti, tra cui Polinice, lasciando il loro corpo in pasto ai cani. Antigone, disobbedisce agli ordini del re e si accinge ad uscire dalla città per onorare il cadavere del fratello. Scoperta dal re viene fatta seppellire viva all’interno di una caverna. Interrogato Tiresia, l'indovino cieco, il promesso sposo di Antigone, Emone, figlio di Creonte, scopre il luogo dove era imprigionata la fanciulla ma ella ormai si è impiccata. Alla vista del corpo, Emone, si uccide e così la madre di lui, in seguito alla notizia della morte del figlio.

La seconda e la terza sezione sono dedicate alla Religione ed alla Filosofia, attraverso le quali l’individuo acquista la piena ed esplicita coscienza di sé come Spirito. Dopo aver trovato la “pace” nello stato e la “verità” nella filosofia idealistica di Hegel ecco che la coscienza ha concluso il suo ciclo.
In questa seconda parte della Fenomenologia c’è una figura che vorremmo sottolineare. Hegel ne parla nella sezione dedicata allo Spirito etico proprio della civiltà greca ed è rappresentata dalla fanciulla Antigone. Celebrata nell’omonima tragedia di Sofocle, Antigone incarna l’ideale giuridico legato alla convinzione della superiorità delle leggi eterne non scritte, stabilite dagli dèi, sopra quelle civili, positive, create artificialmente dagli uomini. Nel 442 a.C. Sofocle mette in scena il conflitto tra Antigone e Creonte in termini politici. È il problema del conflitto tra legge naturale e legge dello stato, contro la quale Antigone si batte in nome della legge eterna, cui anche gli stessi dèi devono sottostare.

“Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli dèi, leggi non scritte, delle quali io un giorno dovrò subire il giudizio [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero così potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli dèi”.

La dialettica dello Spirito comincia così con un conflitto tra le leggi umane e quelle divine, le agrapta nomina (le leggi eterne) invocate da Antigone che, andando contro l’esplicito divieto del tiranno Creonte, dà sepoltura al cadavere del fratello Polinice, che si era ribellato allo stato. Hegel parla di Antigone per mettere in evidenza il dissidio sussistente tra legge morale (che invoca i sentimenti di pietà familiare) e legge dello stato dando un valore maggiore a questa ultima, in quanto l'istituzione statale risulta essere più evoluta rispetto all'istituzione familiare, più arcaica e dunque meno evoluta.


VI. Il Sistema. L’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche.


Astratto/Concreto

Per Hegel, il rapporto tra i termini astratto e concreto è opposto a quello del linguaggio comune, per il quale ciò che è astratto è solitamente il pensiero, indipendente dal concreto che ha a che fare con la realtà delle cose e dei fatti. Per Hegel al contrario astratto è l’insieme degli elementi del reale, considerati, secondo il loro etimo, come estrapolati dal contesto (abstracti), come se fossero indipendenti dal movimento complessivo, organico, del tutto. concreto, per Hegel, è soltanto il reale; ma se “il vero è l’intero” allora reale veramente è soltanto “il tutto”, ossia lo Spirito, ossia l’Idea, perché essa conserva sempre la coscienza della relazione che ha con altre idee.



Negli anni di Jena Hegel aveva espresso la convinzione che la filosofia debba essere un “sapere sistematico”. L’ambiziosa costruzione di un sistema che comprendesse il complesso delle scienze filosofiche era iniziata già con la Fenomenologia, concepita come un’introduzione ad un più generale “sistema della scienza”.

Il sapere assoluto è la somma aspirazione di Hegel. Interpretato come il complesso delle scienze filosofiche tale sapere è risultato di un processo attraverso il quale lo spirito comprende se stesso come totalità razionale; totalità nella quale ciascuna parte trova giustificazione se cessa di essere considerata unilateralmente (o, per dirla con Hegel, in modo Astratto) e diviene momento di un insieme strutturato secondo nessi necessari (ossia Concreto). Il “sistema” della filosofia hegeliana è l’esposizione dell’Assoluto che mostra il mondo come razionalità. Il sistema, in quanto descrizione dell’assoluto, non ha un principio né una fine perché l’assoluto non ha un principio né una fine.

L’esposizione più chiara e completa del suo sistema è data da Hegel nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (Heildeberg, 1817).

Essa comprende tre parti generali: La Logica, la Filosofia della Natura, la Filosofia dello Spirito.



Enciclopedia delle Scienze Filosofiche

Logica
Dottrina dell’Essere

Dottrina dell’Essenza

Dottrina del Concetto


Filosofia della Natura
Meccanica

Fisica

Fisica organica

Filosofia dello Spirito
Spirito oggettivo

Spirito soggettivo

Spirito assoluto


1. Logica.

La logica è la “scienza dell’Idea pura”, ossia la scienza che studia la legge che regola l’universo “colta nell’elemento astratto del pensiero”. Presa in esame nella seconda delle sue opere fondamentali, La scienza della logica (1812) e compendiata nella prima parte dell’Enciclopedia, la Logica descrive le strutture ideali della realtà come sono in sé, senza considerare né il modo in cui si sono attuate concretamente nel mondo né il modo in cui sono state colte dalla coscienza umana. In virtù della presupposta identità di pensiero ed essere, cardine della filosofia hegeliana, la logica, (lo studio del pensiero), coincide esattamente con la metafisica (lo studio dell’essere), essa ha insomma valore sia ontologico sia metafisico, perché “mira a portare alla coscienza la natura logica che anima lo spirito. Attraverso lo studio della logica, il mondo si manifesta come un organismo fatto di “concetti” (o categorie), i quali sono determinazioni tanto del pensiero quanto della realtà. I concetti, di cui parla Hegel non sono pensieri “soggettivi”, ai quali la realtà rimane esterna e contrapposta, ma pensieri “oggettivi” che esprimono la realtà stessa nella sua essenza.13

La logica hegeliana si divide in logica dell’Essere, logica dell’Essenza e logica del Concetto e procede partendo dai concetti più poveri o astratti (come quello di essere) fino a giungere a quelli più ricchi e concreti, sino al “concetto di tutti i concetti” che è l’Idea.


  • Logica dell’essere. È caratterizzata dall’immediatezza e dalla semplicità e incomincia partendo dal concetto più astratto ed indeterminato di tutti: il concetto di essere. Esso, lo aveva insegnato Parmenide, è il concetto assolutamente privo di determinazioni e di contenuto, “l’essere è”.

L’essere è “che cosa?”, è “Come”? Niente cosa, niente come: l’essere è, punto! Esso coincide con il verbo essere e basta!

Proprio per questa sua genericità il concetto di essere, per Hegel, trapassa in quello di nulla, che non è il contrario dell’essere ma ne rappresenta solo un momento. Come si può vedere il concetto di essere è in Hegel opposto a quello di Parmenide. Per il filosofo di Elea l’essere era statico e contrapposto al non-essere, per Hegel l’essere è dinamico ed indissolubilmente legato al non essere che anzi fa parte dell’essere. Hegel piuttosto riconosce valida l’intuizione di Eraclito: la realtà ed il pensiero sono contrassegnati dal mo-vi-men-to. Essere e nulla trapassano continuamente l’uno nell’altro; quindi la sintesi perfetta di entrambi è il divenire, nel quale essi sono superati. Il concetto perfetto di questa perfetta unione, di questa unità, è il divenire che è anche il loro superamento ed il primo passaggio alla determinazione. L’essere e il nulla, come pure astrazioni sono, infatti, l’opposto dell’essere “determinato”, che proprio in virtù di tale opposizione viene posto in luce. Dal passaggio continuo dall’essere al nulla e dal nulla all’essere, dal nascere al perire, deriva l’essere determinato. Cos’è l’essere determinato? L’essere determinato è l’essere finito, quel che Hegel chiama l’esserci, che ha come carattere fondamentale il limite. L’esserci è tale in virtù della qualità, che lo specifica e lo rende fi-ni-to, della quantità e della misura.



Queste categorie considerano l’essere nel suo isolamento, fuori da ogni relazione. Quando l’essere riflette su se stesso e scopre le relazioni che intercorrono tra lui e gli altri esseri, dalla logica dell’essere si passa alla logica dell’Essenza.

  • Logica dell’essenza. L’essere che riflette su se stesso e coglie, dietro il divenire sensibile, il sostrato permanente che è alla sua base, in quel preciso istante esso riconosce la sua essenza. Nel momento in cui l’essere si riconosce identico a se stesso e diverso dalle altre essenze, in quel preciso momento di consapevolezza l’essere diviene essenza che si manifesta come esistenza. La manifestazione dell’esistenza nell’essenza è il fenomeno14. L’unità di essenza (ciò che è interno) e di esistenza (ciò che appare, che è esterno) è la realtà in atto.

  • Logica del concetto. Arricchito dalla riflessione su di sé, l’essere diviene Concetto (Il concetto di cui parla Hegel non è il concetto dell’intelletto, di cui parlava Kant, ma il concetto della ragione). Il concetto per Hegel è l’espressione soggettiva della ragione universale (= lo Spirito, la ragione universale si esprime nell’uomo attraverso i concetti). Nella sua forma più alta il concetto è l’Idea, ossia la ragione auto-cosciente. Nell’Idea si manifesta la realtà effettiva dello Spirito che è unità piena di pensiero ed essere. L’Idea è il concetto proprio della ragione, “lo spirito vivente della realtà”.

La Ragione dice Hegel è soggettività vivente e l’Idea (= il concetto nella sua forma più alta) ne è la espressione.

L’idea è, al contempo, vita (= un’anima realizzata in un corpo) e desiderio di conoscere (= desiderio di raggiungere ciò che ancora appare come oggetto separato da sé). Tale desiderio di conoscere è teoretico, se la spinta a conoscere è dettata dal desiderio di verità, o pratico, se la spinta a conoscere è dettata dal desiderio del bene. L’Idea assoluta è l’identità di vero e di bene, la vita universale che ha riassorbito in sé ogni finitezza, ogni immediatezza. (Più semplificato di così non posso!!! Ma non ve lo chiederò!).
Alcuni punti da sottolineare prima di chiudere la Logica:


    1. Idealismo per Hegel.

Col termine Idealismo Hegel intende la teoria della non realtà del finito. L’idealismo della filosofia consiste in questo: nel non riconoscere il finito come un vero essere (Hegel Scienza della Logica). L’idealismo è per Hegel la propria dottrina della risoluzione dialettica del finito nell’infinito (che è la sua proposizione fondamentale).




1   2   3   4   5   6


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale