Hegel per I ragazzi


Rapporto Intelletto e Ragione



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Rapporto Intelletto e Ragione.

Il sapere dell’intelletto (quello della scienza) è astratto (cfr. tavola a pag 12) perché coglie soltanto pezzi, tronconi di realtà, separati dal tutto (come se pretendessimo di capire il corpo umano analizzando solo il cuore o una mano, senza sapere che sono solo parti di un organismo più complesso), il sapere della ragione è concreto perché della realtà riesce a cogliere l’unità organica. Quello dell’intelletto è un modo di pensare statico, basato sul principio di identità e non contraddizione, che immobilizza gli enti nelle loro determinazioni rigide e reciprocamente escludentesi. Quello della ragione è un modo di pensare fluido che riesce a cogliere la concretezza vivente del reale. La ragione speculativa rappresenta l’organo attraverso cui avviene la risoluzione del finito nell’infinito, che rappresenta l’alfa e l’omega della filosofia hegeliana. N.B. l’Intelletto, la ragione negativa e la ragione speculativa però non sono da intendersi come facoltà mentali diverse ma soltanto differenti fasi della stessa ragione umana.

    1. La distinzione tra cattiva infinità e buona infinità.

La cattiva infinità, è il prodotto dell’intelletto astraente. È astratta, vuota perché non possiede al suo interno il finito che le si contrappone semplicemente come qualcosa di estraneo, che non può comprendere. Questa “falsa” infinità (che attribuisce a Fichte) pur dichiarando “contraddittorio” (“illusorio”), il finito esprime solamente l’esigenza del suo superamento, senza mai riuscirci, poiché l’infinito è esclusivamente una meta ideale.

La buona infinità o “vera” infinità consiste nella unità di finito e infinito o meglio con la totale e completa risoluzione del finito nell’infinito (ancora una volta il concetto fondamentale di Hegel).



d. La logica di Hegel non è la logica aristotelica. Questa aveva per suoi princìpi fondamentali il principio di identità e non contraddizione, secondo cui gli opposti non possono coincidere. Invece, per Hegel il reale è proprio una sintesi d’opposti. La logica aristotelica, dunque, è la logica dell’intelletto, quella hegeliana è logica della ragione dialettica.

2. Filosofia della Natura.

La seconda parte dell’Enciclopedia tratta della Filosofia della natura. Nell’economia generale del sistema di Hegel, la Logica corrisponde alla Tesi, dunque la Filosofia della natura corrisponde all’Antitesi ossia il momento negativo. Essa è anche il luogo in cui tale sistema presenta le maggiori incongruenze. Hegel identifica la natura come “esteriorizzazione”, nello spazio e nel tempo, dell’idea, che, raggiunta la pienezza del suo sviluppo logico, si risolve ad uscire da sé, manifestandosi in una molteplicità di forme. Ma, mentre in certi momenti egli sembra giudicare negativamente questa “trasformazione” dell’idea, giudicando la natura una forma di degrado dell’idea, una caduta di stile, una risoluzione imperfetta, inadeguata alla perfezione dell’Idea, in altri momenti sembra considerare questo passaggio, dall’idea alla natura, come una sorta di potenziamento dell’idea, un arricchimento autoriflessivo dell’idea. Indubbiamente, in accordo più con Fichte che con Schelling, Hegel ha prevalentemente insistito sul carattere peggiorativo della natura rispetto all’idea, poiché, avendo essa un’esistenza meramente esteriore, tutte le sue manifestazioni sono condizionate dalla contingenza, mentre all’idea si addicono i caratteri dell’universalità e della necessità.



La funzione chiave del concetto di Natura all’interno del sistema è quello insostituibile di farsi “rifugio” di tutto quel mondo dell’apparenza, del finito, dell’accidentale e del contingente e dell’individualità, legati al tempo ed allo spazio, che Hegel tende a respingere fuori dell’Olimpo aristocratico della diarchia Ragione-Realtà. Tutto ciò che l’individualità, legata alla contingenza naturale, ha di irriducibile alla ragione deve pur trovare posto nel sistema, se è vero che il principio di identità tra ragione e realtà impone l’obbligo di giustificare e risolvere nella ragione tutti gli aspetti della realtà. Ed il posto lo trova nella natura, che da questo punto di vista si configura come una sorta di pattumiera del sistema stesso.

Poiché in essa il concetto è realizzato in modo inconscio ed accidentale, è impossibile mostrare la necessità e l’universalità di tutti i suoi prodotti, quindi Hegel sostiene che la filosofia possa al massimo mostrare il piano generale della natura, fondamentalmente statica e fissa nel suo ordine graduale. Dal primo grado della natura costituito dalla meccanica, che studia i fenomeni naturali al livello più basso, attraverso lo studio della fisica si perviene a quello più alto costituito dalla fisica organica, la quale tratta della natura geologica, di quella vegetale e di quella animale, dove l’organismo manifesta una certa autonomia e sentimento per la vita. “Ogni individuo biologicamente determinato incontra la morte, che Hegel interpreta come segno e conseguenza “dell’inadeguatezza all’universalità” da parte dell’individuo, che è semplice accidentalità rispetto al genere. Solo questo è l’idea, mentre gli individui sono esistenze attraverso cui il genere si perpetua. Nell’uomo, anch’esso individuo biologicamente determinato avviene il riscatto dell’idea dalla sua esteriorità con l’attuazione del passaggio dalla natura allo spirito: la ragione riprende coscienza di sé realizzando la sintesi di universale e individuale”.15



3. Filosofia dello Spirito.

La filosofia dello Spirito è il momento della Sintesi dei due momenti che lo hanno preceduto, quello della Logica e quello della filosofia della Natura. Lo spirito è al contempo negazione della natura (in quanto ne elimina l’esteriorità) e esaltazione della natura (in quanto la realizza al massimo vertice). Giunta al livello dello Spirito la ragione si fa soggettività libera (libera dalle ferree leggi naturali) e pienamente consapevole di sé e del suo valore.



Lo spirito coincide e si manifesta con l’uomo. Con esso la natura si eleva dalla cecità alla coscienza e diviene cultura.

Anche lo Spirito dell’uomo procede per gradi ed Hegel ne segue lo sviluppo dialettico; diversamente da quanto accade nella Natura, però, nella quale i gradi sussistono giustapposti e coesistenti uno accanto all’altro (il mondo vegetale e minerale accanto a quello animale), nello Spirito ciascun grado è compreso e risolto nel grado superiore, il quale a sua volta è già presente nel grado inferiore (= l’individuo non esiste accanto alla società, ma è ricompresso nella società, la quale, a sua volta, è presente nell’individuo, fin dall’inizio).



I tre momenti dello sviluppo dello Spirito sono: lo Spirito soggettivo, lo Spirito oggettivo, lo Spirito assoluto.



Spirito soggettivo

Antropologia

Fenomenologia

Psicologia

Spirito oggettivo

Diritto

Moralità

Eticità (famiglia-società-stato)

Spirito assoluto

Arte

Religione

Filosofia

Le pagine di maggior interesse si trovano all’interno dei capitoli dedicati allo Spirito oggettivo e assoluto.




  • Lo Spirito soggettivo.

È lo Spirito individuale, considerato nel suo lento e progressivo emergere dalla natura dai più elementari gradi della vita psichica fino alle più elevate attività conoscitive e pratiche. La filosofia dello Spirito soggettivo è suddivisa in tre parti:
Antropologia. Studia lo Spirito come anima, ossia la fase aurorale della vita cosciente e indica quel complesso di legami tra spirito e natura che nell’uomo si manifestano come temperamento. È qui contenuta dissertazione sulle tre età dell’uomo, quale ennesima riprova della struttura dialettica del reale, in cui l’infanzia (la tesi) è vista come il periodo dell’armonia dell’individuo con il mondo; la giovinezza (l’antitesi) è il periodo in cui l’uomo, con le proprie speranze ed i propri ideali, entra in conflitto con il proprio ambiente, familiare e sociale; la maturità (la sintesi) è il momento in cui l’individuo, dopo l’urto adolescenziale con il mondo si riconcilia con esso, tramite il riconoscimento della necessità oggettiva della razionalità del mondo già esistente.
Fenomenologia. Studia lo Spirito come coscienza riprendendo i temi contenuti nella Fenomenologia.
Psicologia. Questa è la sezione in cui Hegel studia lo Spirito soggettivo in senso proprio, ossia l’“individuo come tale” in cui si realizza l’unità dialettica dei due momenti precedenti. Il soggetto individuale è in grado di esprimersi con l’alta manifestazione del volere libero.

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  • Lo Spirito oggettivo.


È questa la sezione più importante di tutta l’ Enciclopedia.

Divenuto spirito libero, lo Spirito soggettivo, quando incontra altri individui liberi come lui, sente la necessità di regolare la propria libertà. Il termine Libertà per Hegel indica la “realizzazione di sé” del singolo, tramite un atto di volontà. Tale atto ha senso solo in un mondo strutturato, una società, uno stato. Fuori di questo mondo tale libertà è indeterminata, insensata e vuota. Quindi, la volontà di libertà dell’uomo trova la sua realizzazione soltanto nella sfera dello Spirito oggettivo che è la sfera delle istituzioni sociali, quell’insieme di istituzioni sovra individuali che Hegel raccoglie sotto il concetto di Diritto.

I momenti dello spirito oggettivo sono tre: il diritto astratto, la moralità, l’eticità, dei quali Hegel si è occupato anche nei Lineamenti di filosofia del diritto. La filosofia del diritto di Hegel ha avuto moltissima importanza per tutto l’Ottocento avendo influenzato a lungo gli studi giuridici.
1. Il diritto Astratto La Tesi.

Il momento in cui l’individuo realizza la propria libertà all’interno di una sfera sociale è quello del diritto astratto (che coincide con il diritto privato). È il momento in cui all’individuo viene riconosciuta la “personalità giuridica” al modo romano, ossia egli, considerato all’interno di un istituzione sociale concreta, diviene soggetto dotato di diritti, il primo dei quali è quello della proprietà privata. La persona qui considerata è la persona che non vive in stato di natura dove vige l’infinita volontà ma in uno stato di diritto. L’essenza del singolo, dell’essere individuale, è la libertà; questa può dirsi tale, però, soltanto all’interno di una società civile perché si rapporta alla libertà di altri singoli, altrimenti non sarebbe commensurabile.

La “persona” per Hegel diviene tale solo in rapporto al mondo esterno di “cose” che può riconoscere come sue, la persona ha per suo fine il diritto di porre la sua volontà in ogni cosa”. Qui Hegel entra in aperto conflitto con la concezione di Rousseau, che aveva individuato nella proprietà privata un vero e proprio atto di arbitrio(Vedi Philosophica 3A: Antologia, brano 6. pag. 118 = leggere e confrontare con vol. 2B p. 147!). Per Hegel la proprietà privata è invece costitutiva della libertà della persona giuridica. La proprietà di qualcosa è affermazione di sé, dell’individuo, nella cosa. Possedere qualcosa significa essere libero (disporre come si vuole di quella cosa). In quanto persona giuridica, l’individuo è soggetto a diritti ma anche a doveri. La proprietà, perciò, diviene tale soltanto in virtù del reciproco riconoscimento fra persone, e questo si ha tramite l’istituto giuridico del contratto.

L’esistenza del diritto rende possibile la logica possibilità del suo contrario, il torto. Diverse sono le forme di torto, dalla controversia (in cui le parti interpretano diversamente il diritto), fino al delitto, dove il valore della legge è completamente negato. Per ciò il diritto (tesi), violato tramite il delitto (antitesi), deve essere ripristinato mediante la punizione o pena. Questa per Hegel rappresenta la sintesi o la ricomposizione del diritto trasgredito, quindi una necessità oggettiva del vivere in comune; perché essa sia ri-compositiva della frattura creatasi tra l’individuo e la società, e non vendicativa, occorre che essa sia riconosciuta interiormente dal colpevole. Questa esigenza, trascende l’ambito del diritto, che concerne l’esteriorità della legge e richiama la sfera della moralità.


2. La Moralità L’Antitesi.

La moralità è la sfera in cui l’individuo manifesta una volontà di agire in base ad un proponimento (un libero proposito) una libera intenzione. Il fine a cui mira quest’intenzione è il benessere. Hegel, avverso al rigorismo etico, ritiene che la morale non debba mai entrare in contrasto con la nostra aspirazione alla felicità. Tale aspirazione, essendo volontà soggettiva, interiore e privata, non riesce quasi mai ad elevarsi fino a coincidere con l’aspirazione al bene in sé e per sé. Da ciò deriva la contraddizione tra essere e dovere essere che è tipica della moralità (soprattutto quella kantiana, che Hegel critica fermamente) che non riesce mai a concretizzarsi nella realtà di fatto.


3. L’Eticità La Sintesi.

La scissione tra la soggettività ed il bene, tipica della Moralità, viene risolta da Hegel nell’Eticità, nella quale il bene è in grado di attuarsi concretamente. L’eticità è moralità sociale, in grado di realizzare il bene in forme istituzionali, quali la Famiglia, la Società civile, lo Stato.



In quanto moralità concreta, attuata visibilmente nel mondo e non astrattamente, l’eticità rappresenta il superamento della spaccatura fra interiorità ed esteriorità che è propria della morale del dovere. Nello stesso tempo, configurandosi come una sorta di morale che ha assunto le forme del diritto (dell’esteriorità istituzionale) e di diritto che ha assunto le forme della morale (del perseguimento del bene universale), l’eticità risulta in grado di superare le opposte unilateralità sia del diritto che della morale. Famiglia, società civile e stato a loro volta costituiscono la triade dialettica dell’eticità.
La Famiglia . Tesi.

È il primo momento dell’eticità. Quella di Hegel è la prima teorizzazione filosofica della famiglia borghese, incentrata sulla coppia e sui figli, piuttosto che sui più vasti legami di parentela delle famiglie tradizionali ed è strettamente associata al patrimonio. Fondata sull’amore e la fiducia (la monogamia) ha come fondamento il matrimonio e scopo la crescita e l’educazione dei figli, i quali divenendo personalità autonome a loro volta daranno origine ad altre famiglie. La famiglia è una persona giuridica e come “persona” ha la sua realtà sostanziale nel possesso di beni, di una proprietà (vedi la teoria della proprietà a pag. 16).


La Società civile. Antitesi.

Il momento successivo dello Spirito etico è quello in cui il sistema unitario e solidale della famiglia si frantuma per dar luogo a quello, conflittuale, della società civile, che della famiglia costituisce la naturale antitesi. Qui interessi particolari ed indipendenti coesistono ed entrano in conflitto economico, sociale e giuridico tra loro. La società civile rappresenta il momento negativo dell’eticità “il campo di battaglia dell’interesse privato di tutti contro tutti”, un sistema atomistico in cui si ripropone l’isolamento degli individui, chiusi ciascuno nel proprio ambito privato, che vede contrapposti anche i diversi nuclei familiari tra loro. La società civile si articola a sua volta in tre diversi sistemi.
Il sistema

dei Bisogni Qui Hegel mostra piena competenza nei processi economici tipici della società industriale e si avvicina alle analisi degli economisti classici, come Adam Smith, di cui accoglie i risultati. Il primo momento della società civile è il cosiddetto sistema dei bisogni che nasce dalla necessità di soddisfare i bisogni di tutti. A tal fine gli individui, attraverso l’organizzazione della produzione dei beni in base alla divisione del lavoro, danno origine ad un sistema di classi o ceti, nel quale ognuno, credendo di lavorare solo per il proprio vantaggio contribuisce all’appagamento dei bisogni di tutti gli altri. “Dove si ha società civile- dice Hegel- hanno luogo le classi nella loro distinzione; giacché la sostanza universale, in quanto vivente, non esiste se non si particolarizza organicamente”. Le classi distinte da Hegel sono tre: 1) Il ceto “naturale”, degli agricoltori, che ha il suo patrimonio nei prodotti di un terreno che lavora. 2) Il ceto “formale” degli artigiani, dei fabbricanti e dei commercianti, che si occupa di “dar forma al prodotto naturale”. 3) Il ceto “universale” dei funzionari, che ha per sua occupazione gli interessi della società. Il problema rappresentato dal pauperismo crescente del moderno mondo industrializzato, dovuto alla crescita demografica ed all’accumulo diseguale della ricchezza, deve essere risolto secondo Hegel non dall’assistenzialismo, contrario ai principi di una società civile, né dall’estensione forzata dell’occupazione, che creerebbe soltanto una crisi da sovrapproduzione, ma con l’espansione del mercato.

L’Amministrazione

della Giustizia Il secondo momento della società civile è costituito dall’amministrazione della giustizia in cui il diritto diviene pubblico e concerne la sfera delle leggi realizzandosi in modo concreto in un sistema di norme pubblicamente riconosciute e con valore obbligante.


La Polizia

e le Corporazioni La polizia provvede alla sicurezza sociale, assicurando il benessere del singolo che deve essere un diritto. Tra i compiti della polizia per assicurare il benessere dei membri del corpo sociale deve esserci quello educativo, in quanto l’individuo è visto come figlio della società civile. Nel sistema hegeliano inoltre rivestono un ruolo particolare le corporazioni di mestiere, che di fronte alla conflittualità del modello sociale borghese, tendenzialmente individualistico, si pongono come efficace elemento mediatore tra l’individuo e la società. Esse prefigurano, in un certo qual modo, il momento dell’universalità statale, attuando una sorta di unità tra la volontà del singolo e quella della categoria lavorativa cui appartiene.

Lo Stato. Sintesi.

Lo Stato costituisce il culmine della Eticità che in lui trova piena realizzazione e compiuta unità. Lo Stato risolve in sé i due momenti precedenti, ri-affermando l’unità immediata della famiglia (Tesi) al di là della dispersione della società civile (Antitesi). Quello di Hegel è il più compiuto modello di stato etico mai elaborato nel quale tutte le particolarità (gli individui, le famiglie, le classi) trovano il loro fondamento, il senso del loro essere ed il fine del loro agire.


1. Lo Stato Etico

Per Hegel lo stato esprime l’ethos di un popolo ed il suo spirito. “Esso è sostanza etica consapevole di sé, la riunione del principio della famiglia e della società civile”. Molto di più della semplice somma delle persone giuridiche che lo compongono, è Totalità organica, un organismo attraverso cui vivono i suoi singoli componenti. Come dal punto di vista metafisico l’intero viene prima delle parti, di cui non è semplice somma, così lo stato viene prima della società civile e della famiglia. Incarnazione suprema della moralità e del bene comune lo Stato Etico di Hegel si differenzia nettamente dal modello politico elaborato dagli autori precedenti.



A. Si differenzia dal modello liberale (da Locke a Kant), per il quale lo stato sarebbe un entità artificiale, uno strumento creato dagli individui per la semplice tutela dei loro interessi, dei loro diritti e a garanzia della loro sicurezza (questa teoria comporta per Hegel una riduzione dello stato a semplice tutore dei particolarismi della società civile, dove la libertà nello stato finisce per identificarsi con la libertà dallo stato).

B. Lo Stato di Hegel si differenzia anche dal modello democratico di Rousseau, secondo il quale la sovranità risiederebbe nel popolo. Questa nozione di sovranità popolare appartiene al novero “dei confusi pensieri” in quanto il popolo “al di fuori dello stato” è soltanto una somma di singoli, una moltitudine informe. A tale “astrazione” Hegel contrappone la teoria per cui la sovranità dello stato deriva dallo stato stesso, il quale dunque ha in sé, e non al di fuori di sé, la propria ragione d’essere. Tale concezione anti-liberale ed anti-democratica si fonda sul presupposto teorico che non siano gli individui a fondare lo stato, ma lo stato a fondare gli individui, sia dal punto di vista cronologico e storico (= in quanto gli individui nascono nell’ambito di uno stato che viene prima di essi), sia dal punto di vista ontologico (= in quanto lo stato è superiore agli individui esattamente come il tutto è superiore alle parti che lo compongono).

C. Tale ottica organicistica dello stato etico si accompagna anche al rifiuto del modello contrattualistico, ossia della teoria, di Locke e Rousseau, che vorrebbe far dipendere l’esistenza della vita associata da un “contratto sociale”, scaturito dalla volontà arbitraria degli individui che si uniscono in virtù di un’esigenza, il che per Hegel sarebbe un insulto alla “maestà” dello stato (Leggi Antologia brano 6. pag.121).

D. Il Giusnaturalismo, la teoria che afferma l’esistenza di diritti naturali prima ed al di fuori dello stato, proposto da Grozio e da Pufendorff e di cui Antigone è la figura simbolica (vedi casella pag. 11), è contestato da Hegel in quanto l’idea stessa di un “diritto” anteriormente ed al di fuori di una compagine statale, è contraddittoria. Lo stato, per Hegel non può trovare nelle leggi della morale un limite, un impedimento alla sua azione e non può dipendere da quei “pensieri universali”, come li chiama, che vanno sotto il nome di “principi morali”.


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