Hegel per I ragazzi



Scaricare 195.51 Kb.
Pagina5/6
17.11.2017
Dimensione del file195.51 Kb.
1   2   3   4   5   6

2. Stato di Diritto e la Monarchia costituzionale

Lo stato di Hegel è assolutamente sovrano ma non dispotico, ossia illegale. Conformemente con la tradizione che va da Hobbes a Rousseau, Hegel ritiene che lo stato debba operare soltanto attraverso le leggi, il suo è uno stato di diritto fondato sul rispetto delle leggi che devono governare al posto degli uomini. Da ciò il ruolo fondamentale del potere legislativo che, insieme a quello governativo e quello principesco, forma la divisione perfetta della perfetta costituzione che per Hegel è la monarchia costituzionale. La monarchia costituzionale è la migliore tra le forme di governo, perché riassume le forme classiche, monarchia, aristocrazia e democrazia, “Il monarca è uno, con il potere governativo intervengono alcuni e con il potere legislativo interviene la pluralità”.

Al potere legislativo, cui concerne l’obbligo di emanare le leggi, collabora l’“assemblea delle rappresentanze di classi” anche se in minima parte, perché al compito di promulgare le leggi concorrono meglio ed in maggior misura gli altri due, il potere governativo e quello principesco. L’uno attraverso i funzionari statali traduce in atto l’universalità delle leggi, l’altro rappresenta l’incarnazione stessa dello stato in una individualità reale, cui spetta la decisione ultima “ circa gli affari della collettività”, di fatto niente più che una enfatica figura simbolo di quella che Hegel ritiene la forma di governo più razionale.

Pur riconoscendo l’importanza mediatrice dei ceti, che stanno tra il potere del governo ed il popolo dissolto in individui, Hegel si mostra diffidente nei confronti del loro agire politico, ritenendo che essi siano inclini a far valere gli interessi privati a spese dell’interesse generale, anzi, coerentemente con le sue premesse antidemocratiche, arriva ad affermare che i membri del governo possono fare ciò che è il meglio da soli, perché essi possiedono una profonda conoscenza dei bisogni e degli affari dello stato, mentre il popolo non sa ciò che vuole e ciò che è il meglio per lui.



3. Statolatria?

Da tutto ciò deriva che lo Stato per Hegel realizza l’ingresso di Dio nel mondo, “Lo stato è volontà divina […] il suo fondamento è la potenza della Ragione che si realizza come volontà. Nell’idea di Stato non devono tenersi presente stati particolari; anzi, si deve considerare per sé l’idea, questo Dio reale”. Tale esplicita divinizzazione dello stato da parte di Hegel non ha lasciato indifferente la critica successiva. È stato rilevato, soprattutto nel corso del novecento, che alla concezione dello “Stato Etico” si sono richiamati i regimi totalitari, come quello fascista italiano (si pensi alla carta del lavoro del 1927)16, per negare i diritti e le libertà individuali in nome della supremazia dello stato. Alcuni interpreti non ravvisano una simile radicalità in Hegel, poiché, affermano, la sfera della politica e dello stato non rappresentano il senso ultimo della vita dello Spirito in Hegel, perché lo stato è “pur sempre concepito nel contesto della filosofia dello Spirito oggettivo e non nel contesto della filosofia dello Spirito assoluto; quindi per quanto lo Stato rappresenti il culmine della eticità, è l’eticità stessa a non essere l’ultima parola della filosofia” (Philosophica 3° pag.121). Questa interpretazione “conciliante” del pensiero politico di Hegel rileva che, stando alle premesse del suo pensiero, Hegel non identifica Dio con lo Stato ma con lo Spirito assoluto, il quale attraverso l’arte e la religione culmina nella filosofia. Ciò è senz’altro vero, ma è bene ricordare che l’arte, la religione e la filosofia esistono per Hegel soltanto nello stato e in virtù dello stato, il quale rappresenta allora, proprio come scrive Hegel “l’entrata concreta e visibile di dio nel mondo”.


4. La Guerra è la Salute dei popoli

Così come non esiste alcuna legge morale, non scritta, che abbia il potere di limitare l’azione dello Stato al suo interno, altrettanto per Hegel non esiste alcuna autorità esterna in grado di dirimere le controversie tra gli stati sovrani. Lo stato, infatti, è un individuo che si pone di fronte ad altrettanti individui statali ciascuno autonomo e sovrano all’interno del suo territorio. Oltre a se stesso, nessun giudice, nessun organismo superiore, è legittimato a regolare i rapporti inter-statali. Con ciò Hegel nega che esista un diritto pubblico internazionale. Non potrà mai esistere una Repubblica dell’umanità, come quella sognata da Kant, poiché non esiste uno Spirito dell’umanità, ma solo uno “Spirito dei popoli”. Tale Spirito è il riconoscersi di un popolo in un modo d’essere tipico che porta con se la nozione di patria. Ne deriva che la sovranità politica deve risiedere esclusivamente nello stato nazionale. E dato che le nazioni si trovano tra loro in una condizione di naturalità, ne consegue che la guerra rimane l’unico modo per risolvere i contrasti, “ quindi il conflitto tra gli stati, in quanto le volontà particolari non trovano un accomodamento, può essere deciso solo dalla guerra”.17 In altre parole, poiché nessuno può fungere da arbitro nelle dispute tra stati, il solo giudice universale è il ricorso alla guerra.

Muovendosi in un’ottica diametralmente opposta al cosmopolitismo illuminista e pacifista di Kant (che aveva sostenuto l’efficacia di una” Lega Mondiale degli Stati” per l’instaurazione di una pace perpetua)18 Hegel non solo attribuisce alla guerra un carattere di necessità ed inevitabilità ma anche addirittura un alto valore morale. Con un paragone famoso Hegel afferma che come “il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole” così la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione alla quale li ridurrebbe una pace durevole o perpetua. La guerra è necessaria alla salute spirituale dei popoli, la cui compattezza (= autocoscienza) si rafforza, definendosi, per contrasto, con un nemico. Ogni stato è un individuo e nell’individualità è contenuta per dialettica la negazione ed anche se un certo numero di stati si costituisce a famiglia essa deve crearsi un’antitesi, un nemico. Dalle guerre, infatti, risultano rafforzati i popoli che “sono in discordia in sé perché acquistano mediante guerre all’esterno, pace all’interno”. Va bene parlare di pace, di pace perpetua, dice Hegel, ma “le chiacchiere ammutoliscono dinnanzi alle serie repliche della storia”. In questo gioco di relazioni regolate dalla guerra, gli stati sovrani diventano singole espressioni dello Spirito che entra nel tempo e si incarna nella Storia. La dialettica dello spirito oggettivo si conclude in una filosofia della Storia (Antologia Philosophica 3A brano 8, leggere!).
5. La Storia.

La Storia del mondo, che conclude la filosofia dello Spirito oggettivo, è il teatro in cui lo Spirito realizza la sua libertà in senso giuridico ed etico. La storia è la realizzazione della libertà, non una libertà astratta, puro arbitrio individuale, ma libertà con-cre-tiz-za-ta nel mondo del diritto, della morale e dell’eticità. All’occhio dello scrivano della storia, colui che si limita a registrare il corso degli eventi, essa appare un tessuto casuale di fatti mutevoli, dettati da cause contingenti e priva di ogni piano razionale o divino, dominata dallo spirito del dis-ordine, della distruzione e del male. Per il filosofo della storia, non è così. Questo insieme di eventi non può essere catalogato sotto la categoria del semplice mutamento o del caso, ma sotto quello della ra-zio-na-li-tà. “Il grande contenuto della storia è razionale e così deve essere, una volontà divina domina poderosa nel mondo”. Occorre guardare la Storia tenendo presenti le categorie di ringiovanimento e di fine; se ci chiediamo quale sia il fine di questo movimento, la coscienza cristiana ci fornisce una prima spiegazione: è la potenza divina che con infinita saggezza realizza i suoi fini. Tuttavia questa fiducia nella divina provvidenzaè fede indeterminata, generica, in grado di dar conto soltanto di eventi singoli, non si applica al tutto, al complessivo corso degli eventi del mondo” e si trincera spesso dietro l’impossibilità umana di comprendere i disegni provvidenziali (= “le vie del Signore sono infinite”; “non cade foglia che Dio non voglia”). Occorre che la filosofia porti alla luce della coscienza razionale il fine della Storia, ne riconosca le vie, i mezzi e i modi con cui essa si realizza nel mondo. Per Hegel dietro l’esplicarsi della Storia c’è lo Spirito, la Ragione universale che attraverso la storia realizza il suo fine.




  • Il fine della Storia . Per Hegel il fine della Storia è che “lo Spirito giunga a sapere ciò che esso è veramente, e oggettivi questo sapere e lo realizzi facendone un mondo esistente, manifesti oggettivamente se stesso”.

Questo significa che il fine della Storia è la manifestazione dello Spirito nel mondo, ossia che esso giunga alla conoscenza di sé, di cosa esso è veramente. E per giungere a questa consapevolezza è necessario che questo spirito si manifesti nel mondo in qualcosa di concreto, che si incarni in qualcosa di determinato, e questo qualcosa, è lo Spirito di un popolo. I singoli popoli poi si muovono all’interno di un teatro, uno stesso orizzonte universale che costituisce lo Spirito del mondo. Il particolare spirito di un particolare popolo è solo l’anello di una catena costituita dal corso dello spirito del mondo. Tra lo spirito del mondo e lo spirito del popolo c’è lo stesso rapporto che esiste tra il l’infinito e il finito, tra Dio e le sue manifestazioni, poiché lo spirito di un popolo è lo Spirito Universale che si fa particolare. La storia incarna lo spirito del mondo attraverso il farsi dello spirito di un popolo. E questo spirito del mondo è conforme allo spirito divino che è lo Spirito Assoluto (Antologia, Philosophica 3a brano 7, pag. 123, Leggere).


  • I mezzi della Storia. I mezzi che la Storia usa per realizzare lo Spirito nel mondo, sono gli individui e le loro passioni; “nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passioni”, esse non sono affatto opposte alla moralità “anzi realizzano l’universale”. Le passioni, che spingono gli individui ad agire per i propri scopi egoistici (sete di potere, di ricchezza, di vendetta e d’amore), non sono altro che gli strumenti che conducono, nella storia, a fini diversi a cui quelle esplicitamente mirano. Accanto alle idee, l’altro grande movente della storia, le passioni muovono gli uomini verso la realizzazione dei propri particolari fini. Essi però non sanno d’essere semplici strumenti per la realizzazione degli scopi dello Spirito. Questo vale soprattutto per gli uomini eccezionali, che Hegel chiama gli individui cosmico-storici, essi, protagonisti della vita dei loro popoli, condottieri, legislatori, eroi, sono stati i veggenti che incarnando completamente lo spirito di un popolo hanno istitntivamente saputo realizzare il fine dello Spirito. Inseguendo il proprio obiettivo particolare, mossi dall’ambizione o da un ideale hanno realizzato il fine dello Spirito.




  • L’astuzia della Ragione. La ragione è astuta, perché utilizza gli individui e le loro passioni agendo alle loro spalle. Apparentemente Alessandro magno, Cesare, Napoleone non fanno che seguire la propria passione e la propria ambizione, in realtà si tratta di un’astuzia della ragione che si serve degli individui e delle loro passioni come di mezzi per attuare i suoi fini. Non deve meravigliare che una volta compiuta la propria missione questi “eroi” vengano abbandonati al proprio destino dalla ragione, non deve meravigliare che su di essi incomba spesso la sconfitta o la tragedia. La loro “funzione” è quella di realizzare non la propria personale felicità ma fini universali. Questo è il senso dell’Astuzia della ragione, la quale si avvale degli eroi, delle loro passioni per realizzare il proprio scopo universale, e non i loro particolari, lasciandoli poi cadere come “gusci vuoti” quando hanno adempiuto il loro compito storico. Il disegno provvidenziale della Storia si rivela nella vittoria che di volta in volta consegue il popolo che ha concepito il più alto concetto dello spirito.

  • La Libertà. Abbiamo detto che il fine ultimo della Storia del mondo è che lo spirito giunga alla conoscenza di sé, attraverso lo spirito di un popolo che lo incarna. La conoscenza di sé di un popolo è ciò che lo rende libero. Lo Spirito in sé è Libertà, se un popolo giunge alla propria coscienza di popolo è libero. Tale coscienza costituisce il diritto, i costumi, la religione di un popolo. Quanto più un popolo è affine al suo spirito, tanto più è libero. In altre parole, se il fine della storia è la libertà, questa libertà è attuata dai popoli che più si costituiscono forme di Stato corrispondenti e affini al loro spirito; più essi hanno compreso e approfondito ciò che è il loro spirito e più essi sono liberi. Il fine della storia è allora la costituzione di uno Stato, attraverso il quale si possa realizzare la liberà dello Spirito.




  • Il Corso della Storia. La costituzione dello Stato è il fine supremo della storia. Tradotto in termini temporali: La storia del mondo è la successione di forme statali che altro non sono che momenti di un divenire assoluto. Come il sole segue il suo corso, muovendosi da Oriente ad Occidente, così lo spirito del mondo, al suo apparire, si è mosso seguendo il corso del sole. Le prime grandi civiltà sono fiorite ad oriente (Cina, India, Egitto, Babilonia) dove la forma di governo era il dispotismo “uno solo è libero”. In seguito, spostandosi verso Occidente, lo Spirito si è realizzato pienamente presso i Greci, dove “alcuni erano liberi”. Attraverso le vicende della storia di Roma, in cui i cittadini sono diventati sudditi e del cristianesimo che ha segnato il mondo con la conciliazione spirituale tra Dio e l’umanità, attraverso profondi momenti di crisi (la fine dell’impero romano, le invasioni barbariche e la scissione tra le chiese) lo Spirito è approdato all’era moderna che trova nella Germania di Hegel la piena realizzazione dell’ideale cristiano- riformato in cui “tutti gli uomini sanno di essere liberi”. La Ragione è giunta alla sua piena manifestazione ed essa può trovare piena e completa realizzazione nello stato prussiano che mostra le caratteristiche dello stato-idea. Nel mondo cristiano-germanico la ragione è giunta alla sua piena attuazione. Si può parlare di una fine della storia? La piena maturità dello Spirito, che Hegel vede incarnata nella civiltà cristiano-germanica, significa l’inaridimento del suo slancio creativo? Hegel non dà una risposta a questo, ma accenna agli Stati Uniti come al paese del futuro, “quello cui in tempi futuri si rivolgerà l’interesse della storia universale” ma, aggiunge, “fare il profeta non si addice al filosofo”.




  • Lo Spirito assoluto.

Lo Spirito oggettivo si è realizzato nello “stato etico”. Ma questo non è lo Spirito assoluto. Lo Spirito entra nel culmine del suo sviluppo dialettico quando si rende conto del limite degli spiriti dei popoli particolari di cui si è servito come strumenti per il suo disvelamento. Quando lo spirito giungerà alla piena coscienza della propria infinità (cioè del fatto che tutto è spirito e al di fuori di esso non vi è nulla) questo sarà il culmine della realizzazione dello Spirito, lo Spirito Assoluto. Tale auto-conoscersi dello spirito come assoluto ha ancora necessità di un movimento dialettico che si articola in Arte, Religione e Filosofia. Queste attività si differenziano soltanto per la forma, non per il loro contenuto che è lo stesso, che è l’Assoluto, Dio.19 L’arte conosce l’Assoluto nella forma dell’intuizione, la religione nella forma della rappresentazione, la filosofia nella forma del puro concetto.
Arte. L’arte rappresenta il primo gradino attraverso cui lo Spirito acquista coscienza di sé. Nell’arte lo spirito umano vive in modo immediato ed in-tu-i-ti-vo quella fusione tra soggetto e oggetto, tra Spirito e natura, che la filosofia idealistica teorizza concettualmente, quando sostiene che la natura altro non è se non manifestazione dello spirito. L’arte si esprime attraverso forme e materiali naturali ma ciò che esprime è un messaggio spirituale. Tale conciliazione di spirito e natura non sempre si è realizzata nel tempo, anzi la storia dell’arte è si è evoluta (ricordiamo che, per Hegel, la storia è sempre evoluzione ) parallelamente alla storia dello Spirito e dei popoli che ne sono stati l’espressione. Nata in oriente, l’arte è stata dapprima simbolica, ossia caratterizzata da uno squilibrio fra il contenuto e la forma, a favore del contenuto, perché stilizzata attraverso dei simboli (= il simbolo è un veicolo espressivo che allude soltanto al contenuto ideale senza aver la capacità di comunicarlo pienamente). È un tipo d’arte che si realizza nell’architettura. L’equilibrio tra contenuto e forma si realizza pienamente nell’arte classica, cui ha dato vita la civiltà delle poleis greche, che nella scultura e nella rappresentazione della forma umana hanno saputo realizzare la perfezione della bellezza. Priva di profondità, paga solo della sua forma esterna, l’arte classica manifesta il suo limite proprio nel perfetto equilibrio tra forma esteriore e contenuto interiore. Tale limite dell’arte classica è evidenziato dall’arte romantica, sviluppatasi in occidente in età moderna, la quale attuando un nuovo squilibrio fra contenuto spirituale e forma sensibile è un arte consapevole e quindi più evoluta. Essa si trova nella condizione di esprimere un contenuto tanto ricco da trovare inadeguata ogni figurazione sensibile. L’artista romantico acquista coscienza che qualsiasi forma sensibile è ormai insufficiente per esprimere in modo compiuto l’interiorità spirituale, “pertanto rinunzia a mostrarlo come tale nella figurazione esterna e per mezzo della bellezza”. Di conseguenza le arti privilegiate dalla cultura romantica saranno la pittura e la musica, dove l’elemento sensibile viene via via affinandosi fino a scomparire del tutto con la poesia “la più spirituale delle arti”, pura interiorità e capacità evocativa. “Nel progredire culturale di un popolo giunge l’epoca in cui l’arte rimanda oltre se stessa”. Questa è per Hegel l’origine della moderna “crisi” dell’arte. Lo spirito del tempo di Hegel non riesce più a considerare l’arte espressione idonea della sua profonda essenza, “possiamo ancora trovare splendide le immagini del padreterno o di Maria, esse però non riescono più a farci inginocchiare”. Si rispetta l’arte e la si ammira ancora, ma la si sottomette all’analisi del pensiero per riconoscerne la funzione ed il posto.


La religione

Come l’arte, anche la religione ha un suo divenire nella storia, parallelo a quello della civiltà dei popoli che la praticano. In Asia vediamo nascere la religione naturale, in cui lo Spirito è percepito come indistinguibile dalla Natura (al gradino più basso lo sciamanesimo, in quello più alto le religioni panteistiche, sia quelle della sostanzialità, dove il divino è l’impersonale sostanza delle cose, come il taoismo, l’induismo, il buddismo, sia quelle dell’enigma, come quelle degli egizi o dei siriani, dove Dio è annunciato come spirito libero). Alla religione naturale segue la religione della personalità individuale, che rappresenta Dio con sembianze umane, in cui prevale o l’aspetto della trascendenza, come in quella ebraica, o della bellezza, come in quella greca, o della moralità, come in quella romana. Con il cristianesimo alfine la religione giunge alla forma assoluta, in quanto concepisce Dio come Spirito. Essa evidenzia una conciliazione tra finito e infinito, tra umano e divino nella persona di cristo. Essa è, nella sua sfera, perfetta.



Religione. La Religione, è la forma in cui lo Spirito Assoluto si manifesta come Rappresentazione. Oggetto della religione è Dio, il soggetto della religione è la coscienza umana, lo scopo della religione è l’unificazione di Dio e della coscienza. La prima forma di religione è il sentimento di Dio, la certezza interiore che Dio c’è. Il sentimento però non è in grado di giustificare razionalmente tale certezza e di trasformarla in verità oggettivamente valida: io non posso dire “Dio c’è perché me lo sento”, e neppure dire “attraverso quest’opera d’arte intuisco Dio”. Con la religione però posso tentare di pensare Dio non attraverso i concetti della filosofia e neppure attraverso l’intuizione sensibile dell’arte, ma tramite una terza via che è data dalla rappresentazione. Questa è una metafora del pensiero e procede in modo a-dialettico, giustapponendo le proprie determinazioni quasi fossero indipendenti le une dalle altre. Ad esempio, l’immagine cristiana di Dio padre che crea il mondo è la rappresentazione, ossia l’ipostatizzazione metaforica (= il frutto di immagini giustapposte) del fatto che la natura costituisce un momento dialettico della vita dello Spirito.

La religione non è filosofia, dice Hegel, ma da questa può essere riconosciuta come momento fondamentale della vita dello Spirito.

Lo sviluppo della coscienza religiosa è lo sviluppo dell’idea di Dio nella coscienza umana. Al primo stadio troviamo la religione naturale. Qui l’idea di Dio è come sepolta nella natura. L’idolatria ed il feticismo stanno al grado più basso della religione naturale, le religioni panteistiche orientali al grado più alto, e così via via fino alla religione più evoluta, quella assoluta, che presenta al massimo grado l’idea di dio nella coscienza umana che è la religione cristiana, in cui Dio appare come puro spirito. Vicina con i suoi dogmi alla verità della filosofia (Cristo, l’uomo-dio, esprime pienamente l’identità di finito e infinito; la trinità di Padre, Figlio e Spirito santo, la triade dialettica di Tesi, Antitesi e Sintesi), la religione cristiana presenta pur sempre dei limiti, gli stessi propri d’ogni religione. La religione non è in grado di pensare Dio dialetticamente e finisce per arenarsi di fronte ad un presunto “mistero dell’Assoluto”. L’unico sbocco coerente della religione è la filosofia, che ci parla anch’essa di Spirito e Dio ma non più nella forma inadeguata della rappresentazione, ma in quella adeguata del concetto. Tuttavia la religione cristiana, perfetta nella sua forma, è quella che più di ogni altra si presta alla conversione nella superiore forma della filosofia.



1   2   3   4   5   6


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale