Hegel per I ragazzi



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Filosofia. Il culmine della vita dello Spirito è la Filosofia. Essa è l’Idea che pensa se stessa. Nella filosofia, che è l’ultimo momento della vita dello Spirito, l’Idea giunge alla piena e concettuale coscienza di se medesima, chiudendo il ciclo cosmico. Perfettamente dispiegata nella realtà, la Ragione, l’Idea, con la filosofia è divenuta auto-cosciente; lo Spirito con la filosofia è giunto al suo scopo finale che è quello di auto-conoscersi.

Se l’Assoluto non è sostanza immobile ma storia, allora anche la filosofia, come autocoscienza dell’assoluto, avrà una dimensione essenzialmente storica.



I vari sistemi filosofici che si sono succeduti nella storia, come le religioni o le forme artistiche, non devono e non possono essere perciò considerati un insieme disordinato ed accidentale di opinioni. Al contrario, ognuno di essi costituisce una tappa necessaria e del farsi dello Spirito, che supera quello che precede ed è superato da quello che segue. La filosofia è storia della filosofia. Essa, al pari della realtà, è un processo che si è storicamente affermato per gradi e che si è concluso con l’Idealismo. Ogni filosofia è valida per il suo tempo, adeguata a quelle che sono le esigenze di quel grado di sviluppo dello Spirito. Quindi “la filosofia che è ultima nel tempo è risultato di tutte le precedenti e deve contenere i principi di tutte; essa perciò è la più sviluppata, ricca e concreta”.

Hegel sostiene che la filosofia è simile alla Nottola di Minerva (la civetta, uccello sacro alla dea Minerva, nata dal cervello di Giove e dea dell’Intelligenza) che inizia il suo volo solo al crepuscolo. Hegel, con questa metafora, intende dire che la filosofia sorge quando una civiltà ha ormai compiuto il suo processo di formazione e si avvia al suo declino. Al tramonto degli stati ionici, nell'Asia Minore, sorse la filosofia ionica. Con la decadenza di Atene fiorì la filosofia di Platone e di Aristotele. A Roma la filosofia si diffonde solo al tramonto della repubblica e col regime dittatoriale degli imperatori.

Il suo compito è comprendere ciò che è. A lei non compete fare previsioni o dare indicazioni su come ci si dovrebbe comportare, poiché essa è il proprio tempo tradotto in pensiero. Essa è come la nottola di Minervache spicca il suo volo sul far del crepuscolo”( = Come “pensiero che pensa il mondo mediante il concetto”, essa può comparire soltanto quando il processo mediante il quale lo spirito si è concretizzato, in un certo popolo ed in una certa civiltà, si è concluso), quindi “dopo che la realtà ha completato il proprio processo e si è ben assestata”. La filosofia è espressione senile di un’epoca e sorge quando conosce la crisi tra le condizioni esterne e le aspirazioni interne e sente il bisogno di ritirarsi in se e riflettere.
La filosofia allora ha un ruolo soltanto giustificatorio? È apparato conservatore? Hegel è stato interpretato anche così. In realtà la filosofia nel momento in cui comprende il proprio tempo lo rende leggibile, lo svela e lo rende passibile di modificazioni: la comprensione è infatti la condizione indispensabile per la successiva correzione degli errori eventuali. Hegel si è sempre ritenuto onesto e solerte funzionario della ragione.

Il dibattito sulle teorie politiche di Hegel, a partire dalla posizione che lo considera un apologeta dello Statalismo e della restaurazione, è tuttora vivo, soprattutto in coloro che, non accettando questa riduzione di Hegel quale “dittatore filosofico della Germania prussiana”,20 hanno insistito per una chiave di lettura “progressista” della teoria politica di Hegel, che vede in lui più un teorico della società civile che non dello Stato, dato che egli ha incessantemente polemizzato con i teorici della contro-rivoluzione e della restaurazione ed è stato un portavoce della rivoluzione francese. Secondo Karl Popper, Hegel sarebbe un nemico della società aperta ed un profeta del totalitarismo. Tenendo presente che sarebbe altamente ingiusto ritenere le teorie e le forme dello stato hegeliane puntualmente coincidenti a quelle naziste o fasciste (lo stato di Hegel è uno stato di diritto costituzionale e l’entità decisiva non è la razza o il sangue come per i teorici del Terzo Reich) resta fermo che il nostro Hegel ha lasciato in eredità alle dittature del novecento alcune idee, alcune forme mentali atte a giustificarne la condotta politica.

1) Il valore dato allo Stato, fuori dal quale l’individuo non è nulla.

2) Lo stato non ricava la sovranità dalla moltitudine informe del popolo ma da se stesso, in quanto prima dello stato il popolo “non esiste”.

3) La sovranità statale s’incarna in una cerchia ristretta di funzionari dedita al pubblico bene che platonicamente “sa” e “pensa”.

4) Lo Stato deve permeare di sé tutte le manifestazioni della vita in comune.

5) Lo Stato è un ente che al di là di sé non riconosce alcuna idea etica.

6) Non esiste sopra gli stati alcun diritto internazionale.

7) La guerra è inevitabile strumento di composizione dei conflitti inter-statali e giova alla salute dei popoli.

Un “arsenale teorico” a cui avrebbero attinto a piene mani i fautori del totalitarismo e che sarebbe servito a diffondere e giustificare il primato del “collettivo” sull’ “individuale”. Emblematica a tal proposito la voce “Dottrina del Fascismo”, redatta da Giovanni Gentile, per l’enciclopedia Treccani e firmata da Mussolini che sembra enunciare punto per punto le caratteristiche dello Stato Etico teorizzato da Hegel.

Rifiutando polemicamente tale immagine di Hegel altri studiosi hanno cercato di accreditare l’opposta figura di un Hegel paladino della ragione e della libertà. Fra gli interventi più significativi citiamo Ragione e Rivoluzione di Herbert Marcuse, il quale, dopo avere insistito sulle potenzialità critiche e perciò liberatrici della ragione idealistica enumera le concrete differenze fra lo stato hegeliano e quello totalitario (che si fonda sulla sottomissione delle masse attraverso il terrore, aborrito da Hegel). Sembrerebbero emerse inoltre alcune interpretazioni di un Hegel “massone” e “segreto” in base ad alcuni quaderni di appunti presi da uditori nel corso di lezioni di Hegel nel corso di lezioni tenute nel 1831, da cui emergerebbe un Hegel socialista-liberale.

E non dimentichiamo che nella Fenomenologia la realizzazione del riconoscimento, fra gli individui liberi della società moderna, è affidata da Hegel al linguaggio, all’esercizio del linguaggio “in un contesto pratico e morale in cui il confronto tra le autocoscienze non è mediato dalla lotta o dalla violenza ma dal giudizio che ciascuno esprime vicendevolmente nei confronti dell’azione compiuta dall’altro […] la proposta hegeliana è l’intersoggettività dialogante. Essa non garantisce che l’azione in sé sia e rimanga buona, garantisce piuttosto la reciproca comprensione tra esseri umani”.21 Questo non sembra suffragare l’intenzione di teorizzare uno stato tirannico o violento.

Due visioni di Hegel contraddittorie, due opposte “leggende”. Esse andrebbero ridimensionate. Forse ha ragione Norberto Bobbio quando afferma che “Hegel non è un “reazionario” ma non è neppure, quando scrive la filosofia del diritto un “liberale” è puramente e semplicemente un conservatore, in quanto pregia più lo stato che l’individuo, più l’autorità che la libertà, più la coesione del tutto che l’indipendenza delle parti, più l’obbedienza che la resistenza, più il vertice della piramide che la base”.


1 Per gli amici GeorgerogrobfiedGottlobletfritz Wilelmcorso FrieeedelriklutzelofissaJohannswrockjweir (Ero curiosa di verificare se l’avreste letto).

2 Necessità, Ananke per i greci, la ferrea legge stabilita dagli dèi che non lascia scampo. È una delle domande più complesse della filosofia ed anche una tra le più interessanti, perché riguarda la libertà dell’uomo. Siamo liberi di agire o le nostre azioni sono ferreamente determinate?

3 La nottola , la civetta, il simbolo dell’intelligenza di Minerva, Athena, la dea della razionalità.

4 Il concetto, nella tradizione filosofica ha ricevuto significati diversi.

In Platone, la dialettica è la dottrina delle idee e procede secondo il metodo dualistico.

In Aristotele indica il processo dimostrativo che parte da premesse probabili, ossia generalmente ammesse.

Per Kant è l’arte di costruire ragionamenti capziosi, basati su premesse che sembrano probabili ma che in realtà non lo sono.



In Fichte è “la sintesi degli opposti per mezzo della determinazione reciproca”.

5 L’espressione, che è di Hegel, non deve trarre in inganno perché l’assoluto hegeliano è un Infinito Immanente, che non crea il mondo perché è il mondo.

6 Questo concetto non contraddice quello di “dinamicità” o progressione, perché Idea, Natura e Spirito sono co-esistenti e svolgono la loro azione continuativamente e contemporaneamente.

7 È questo il momento del “mucchio di sassi”, un semplice coacervo di elementi slegati tra loro, amorfi e privi di unità.

8 Per Hegel l’Assoluto è Spirito, un’unità dinamica, processo dialettico e mo-vi-men-to. Il concetto implica in Hegel due nozioni. Vita: lo Spirito è vivente ma, diversamente dagli individui che lo costituiscono, non ha relazione alcuna con la morte, è eterno. Coscienza: lo spirito è vita elevata a coscienza, è vita consapevole di se stessa. Tale coscienza non è data, una volta per tutte, ma implica un lungo percorso di conquista.

9 Il termine Fenomenologia, la scienza di ciò che appare, (dal greco Phainomenon “apparenza” e Logos “discorso” e “dottrina”).

10 Probabilmente, la più complessa e delirante opera filosofica mai impressa su carta da pugno umano, della quale cercheremo di dare una versione semplificata e comprensibile, intento nobile ma di dubbia realizzazione. Leggi la nota e dimenticatela.

11 Nota come questa sia la trama della “Macchina del tempo” romanzo nel quale lo statunitense H.G. Wells, ipotizza un lontano futuro, visitato dal protagonista, dove gli antichi servitori (i Mòrloch) di una casta di privilegiati (gli Elòi) sono divenuti i loro padroni e aguzzini, non essendo gli ultimi più in grado di sostentarsi da soli.

12 Nota come questa affermazione profonda verrà sfruttata in modo ignobile e tragico nella famigerata frase “Il lavoro rende liberi” appesa all’ingresso dei campi di lavoro nazisti al tempo della seconda guerra mondiale.

13 Da notare come le categorie, che con Kant erano funzioni mentali umane, valide soltanto in relazione al fenomeno, con Hegel tornino ad essere determinazioni sia del pensiero che della realtà in sé.

14 Il fenomeno è la manifestazione dell’essenza di ciò che esiste: è il manifestarsi dell’ “esistente”.

15 Pancaldi, Trombino, Villani, Philosophica, vol. 3. pag. 89.

16 La Carta del Lavoro è il documento programmatico con il quale vennero fissate le principali linee guida della Politica sociale Italiana nel 1927. Essa rappresentava la politica economica del ventennio fascista, caratterizzata dal corporativismo, inteso come terza via fra il liberal-capitalismo e il collettivismo marxista.

17 Come nella dialettica servo-signore anche qui il solo arbitro universale è la forza: poiché ogni individualità statale aspira ad essere riconosciuta dalle altre come la più potente, ne deriva la regressione allo stato di natura, in cui il ricorso naturale alla guerra è indicato come lo strumento più idoneo per la soluzione delle controversie, qualora vengano meno le condizioni per un accordo pacifico.

18 G. K.!!!

19 Il termine “assoluto” conosce una lunga vicenda nel corso della storia occidentale: si tratta, in realtà, di un’espressione platonica o neoplatonica, che significa “ ab-solutus, assolto (= sciolto) da ogni particolare condizione.

20 Rudolf Haym, Hegel e il suo tempo, Berlino 1857.

21Pancaldi, Trombino, Villani, Philosophica, 3 a, Marietti, pag. 138-139.



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