Herbert marcuse l’uomo ad una dimensione – l’ideologia della societa’ industriale avanzata – Einaudi 1967



Scaricare 0.84 Mb.
Pagina1/16
26.01.2018
Dimensione del file0.84 Mb.
  1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   16

HERBERT MARCUSE - L’UOMO AD UNA DIMENSIONE – l’ideologia della societa’ industriale avanzata – Einaudi 1967
Introduzione

La paralisi della critica: la società senza opposizione


La minaccia di una catastrofe atomica, che potrebbe spazzar via la razza umana, non serve nel medesimo tem­po a proteggere le stesse forze che perpetuano tale peri­colo? Gli sforzi per prevenire una simile catastrofe pon­gono in ombra la ricerca delle sue cause potenziali nella società industriale contemporanea. Queste cause riman­gono non identificate, non chiarite, non soggette ad at­tacchi del pubblico, poiché si trovano spinte in secon­do piano dinanzi alla troppo ovvia minaccia dall'esterno -l'Ovest minacciato dall'Est, l'Est minacciato dall'Ovest. Egualmente ovvio è il bisogno di essere preparati, di vi­vere sull'orlo della guerra, di far fronte alla sfida. Ci si sottomette alla produzione in tempo di pace dei mezzi di distruzione, al perfezionamento dello spreco, ad essere e-ducati per una difesa che deforma i difensori e ciò che es­si difendono.

Se si tenta di porre in relazione le cause del pericolo con il modo in cui la società è organizzata e organizza i suoi mèmbri, ci troviamo immediatamente dinanzi al fat­to che la società industriale avanzata diventa più ricca, più grande e migliore a mano a mano che perpetua il peri­colo. La struttura della difesa rende la vita più facile ad un numero crescente di persone ed estende il dominio dell'uo­mo sulla natura; in queste circostanze, i nostri mezzi di comunicazione di massa trovano poche difficoltà nel ven­dere interessi particolari come fossero quelli di tutti gli uomini ragionevoli. I bisogni politici della società diven­tano bisogni e aspirazioni individuali, la loro soddisfazio­ne favorisce lo sviluppo degli affari e del bene comune, e ambedue appaiono come la personificazione stessa dellaragione.



E tuttavia questa società è, nell'insieme, irrazionale. La sua produttività tende a distruggere il libero sviluppo di facoltà e bisogni umani, la sua pace è mantenuta da una costante minaccia di guerra, la sua crescita si fonda sulla repressione delle possibilità più vere per rendere pacifica la lotta per l'esistenza - individuale, nazionale e interna­zionale.

Questa repressione, così differente da quella che carat­terizzava gli stadi precedenti, meno sviluppati, della no­stra società, opera oggi non da una posizione di immatu­rità naturale e tecnica, ma piuttosto da una posizione di forza. Le capacità (intellettuali e materiali) della società contemporanea sono smisuratamente più grandi di quan­to siano mai state, e ciò significa che laportata del dominio nella societa’ sull’individuo è smisuratamente piu’ grande di quanto sia mai stata. La nostra società si distin­gue in quanto sa domare le forze sociali centrifughe a mezzo della Tecnologia piuttosto che a mezzo del Terro­re, sulla duplice base di una efficienza schiacciante e di un più elevato livello di vita.

Indagare quali sono le radici di questo sviluppo ed esa­minare le loro alternative storione rientra negli scopi di una teoria critica della società contemporanea, teoria che analizza la società alla luce delle capacità che essa usa o non usa, o di cui abusa, per migliorare la condizione uma­na. Ma quali sono i criteri di una critica del genere?

In essa hanno certamente parte dei giudizi di valore. Il modo vigente di organizzare una società è posto a con­fronto con altri modi possibili, che si ritiene offrano mi­gliori opportunità per alleviare la lotta dell'uomo per l'e­sistenza: una specifica pratica storica è posta a confronto con le sue alternative storiche. Sin dall'inizio ogni teoria critica della società si trova cosi dinanzi al problema del-l'obbiettività storica, problema che sorge nei due punti in cui l'analisi implica giudizi di valore:

i ) II giudizio che la vita umana è degna di essere vissu­ta, o meglio che può e dovrebbe essere resa degna di essere vissuta. Questo giudizio è sotteso ad ogni sfor­zo, ad ogni impresa intellettuale; esso è un a priori


della teoria sociale, e quando lo si rigetti (ciò che è perfettamente logico) si rigetta pure la teoria.

2 ) II giudizio che in una data società esistono possibili­tà specifiche per migliorare la vita umana e modi e mezzi specifici per realizzare cedeste possibilità. L'a­nalisi critica deve dimostrare la validità obbiettiva di questi giudizi e la dimostrazione deve procedere su basi empiriche. La società costituita dispone di ri­sorse intellettuali e materiali in quantità e qualità misurabili. In che modo queste risorse possono ve­nire usate per lo sviluppo e soddisfazioni ottimali di bisogni e facoltà individuali, con il minimo di fatica e di pena? La teoria sociale è una teoria della storia e la storia è il regno della possibilità nel regno della necessità. Di conseguenza dobbiamo chiederci quali sono, tra i vari modi potenziali e reali di organizzare ed utilizzare le risorse disponibili, quelli che offrono le maggiori possibilità per uno sviluppo ottimale.

Il tentativo di rispondere a queste domande richiede, all'inizio, una serie di astrazioni. Al fine di identificare e definire le possibilità esistenti per uno sviluppo ottimale, la teoria critica deve astrarre dal modo in cui esse sono organizzate e utilizzate al presente, nonché dai risultati di questo modo di organizzarle e utilizzarle. Tale astrazio­ne, che rifiuta di accettare l'universo dato dei fatti come il contesto decisivo per la validazione, tale analisi « tra­scendente » dei fatti, condotta alla luce delle loro possibi­lità arrestate e negate, pertiene alla struttura stessa della teoria sociale. Essa si oppone ad ogni metafisica in virtù del carattere rigorosamente storico della trascendenza'. Le « possibilità » debbono essere alla portata della socie­tà considerata; debbono essere scopi definibili in termini pratici. Nello stesso senso l'astrazione dalle istituzioni vi­genti deve esprimere una tendenza reale, in quanto la loro trasformazione deve corrispondere ad un bisogno auten-

Qui e in seguito i termini «trascendere» e «trascendenza» sono usati regolarmente nel senso empirico, critico: essi designano tendenze teoriche e pratiche che, in una data società, « vanno oltre » l'universo costituito di discorso e d'azione, in dirczione delle alternative storiche di questo (le sue possibilità reali).


tico della popolazione interessata. La teoria sociale riguar­da le alternative storiche che assillano la società costituita come tendenze e forze sovversive. I valori annessi alle al­ternative diventano fatti quando sono tradotti in realtà dalla pratica storica. I concetti teorici sono portati a com­pimento con il mutamento sociale.

Ma a questo punto la società industriale avanzata pone dinanzi alla critica una situazione che sembra privare que­st'ultima delle sue stesse basi. Il progresso tecnico esteso a tutto un sistema di dominio e di coordinazione crea for­me di vita e di potere che appaiono conciliare le forze che si oppongono al sistema, e sconfiggere o confutare ogni protesta formulata in nome delle prospettive storiche di libertà dalla fatica e dal dominio. La società contempora­nea sembra capace di contenere il mutamento sociale, in­teso come mutamento qualitativo che porterebbe a sta­bilire istituzioni essenzialmente diverse, imprimerebbe u-na nuova dirczione al processo produttivo e introdurreb­be nuovi modi di esistenza per l'uomo. Questa capacità di contenere il mutamento sociale è forse il successo più ca-ratteristico della società industriale avanzata; l'accettazio-ne generale dello scopo nazionale, le misure politiche aval­late da tutti i partiti, il declino del pluralismo, la conni­venza del mondo degli affari e dei sindacati entro lo stato forte, sono altrettante testimonianze di quell'integrazio­ne degli opposti che è al tempo stesso il risultato, non me­no che il requisito, di tale successo.

Un breve confronto tra lo stadio formativo della teoria della società industriale e la sua situazione presente può contribuire a mostrare come le basi della critica siano sta­te alterate. All'origine, nella prima metà dell'Ottocento, quando elaborò i primi concetti di un'alternativa, la criti­ca della società industriale pervenne alla concretezza in una mediazione storica tra teoria e pratica, valori e fatti, bisogni e scopi. Questa mediazione storica ebbe luogo nel­la coscienza e nell'azione politica delle due grandi classi che si fronteggiavano nella società: la borghesia e il prole­tariato. Nel mondo capitalista esse sono ancora le classi fondamentali; tuttavia lo sviluppo capitalista ha alterato la struttura e la funzione di queste due classi in modo tale


II

che esse non appaiono più essere agenti di trasformazione storica. Un interesse prepotente per la conservazione ed il miglioramento dello status quo istituzionale unisce gli an­tagonisti d'un tempo nelle aree più avanzate della società contemporanea. E nella misura in cui il progresso tecnico assicura lo sviluppo e la coesione della società comunista, l'idea stessa di un mutamento qualitativo passa in secon­do piano dinanzi alla nozione realistica di una evoluzione non-esplosiva. Nell'impossibilità di indicare in concreto quali agenti ed enti di mutamento sociale sono disponibi­li, la critica è costretta ad arretrare verso un alto livello di astrazione. Non v'è alcun terreno su cui la teoria e la pra­tica, il pensiero e l'azione si incontrino. Persino l'analisi strettamente empirica delle alternative storiche sembra es­sere una speculazione irrealistica, e il farle proprie sembra essere un fatto di preferenza personale (o di gruppo).

Ma l'assenza di agenti di mutamento confuta forse la teoria? Dinanzi a fatti apparentemente contraddittori, l'a­nalisi critica continua ad insistere che il bisogno di un mutamento qualitativo non è mai stato così urgente. Ma chi ne ha bisogno? La risposta è pur sempre la stessa: è la società come un tutto ad averne bisogno, per ciascuno dei suoi mèmbri. L'unione di una produttività crescente e di una crescente capacità di distruzione; la politica condotta sull'orlo dell'annientamento; la resa del pensiero, della speranza, della paura alle decisioni delle potenze in atto;

il perdurare della povertà in presenza di una ricchezza sen­za precedenti costituiscono la più imparziale delle accuse, anche se non sono la raison d'otre di questa società ma so­lamente il suo sottoprodotto: k sua razionalità travQlgen-te, motore di efficienza e di sviluppo, è essa stessa irrazionale

Il fatto che la grande maggioranza della popolazione accetta ed è spinta ad accettare la società presente non rende questa meno irrazionale e meno riprovevole. La di­stinzione tra coscienza autentica e falsa coscienza^ tra in­teresse reale e interesse immediato, conserva ancora un significato. La distinzione deve tuttavia essere verificata. Gli uomini debbono rendersene conto e trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza autentica, dall'in-



12




teresse immediato al loro interesse reale. Essi possono far questo solamente se avvertono il Bisogno di mutare il lo­ro modo di vita, di negare il positivo, di rifiutarlo. È pre­cisamente questo bisogno che la società costituita si ado­pera a reprimere, nella misura in cui essa è capace di « di­stribuire dei beni » su scala sempre più ampia e di usare la ^conquista scientifica della natura per la conquista scien-». tifica dell'uomo.

Posto dinanzi al carattere totale delle realizzazioni della società industriale avanzata, la teoria critica si trova priva di argomenti razionali per trascendere la società stessa. Il vuoto giunge a svuotare la stessa struttura della teoria, po­sto che le categorie di una teoria sociale critica sono state sviluppate nel periodo in cui il bisogno di respingere e sovvertire era incorporato nell'azione di forze sociali effi­caci. Tali categorie erano in essenza dei concetti negativi, dei concetti d'opposizione, i quali definivano le contrad­dizioni realmente esistenti nella società europea dell'Ot­tocento. Perfino la categoria « società » esprimeva l'acuto conflitto esistente tra la sfera sociale e quella politica -la società era antagonista rispetto allo Stato. Del pari, ter­mini come individuo, classe, privato, famiglia, denotava­no sfere e forze non ancora integrate con le condizioni vigenti, erano sfere di tensione e di contraddizione. Con la crescente integrazione della società industriale, queste ca­tegorie vanno perdendo la loro connotazione critica e ten­dono a diventare termini descrittivi, ingannevoli od ope­rativi.

Un tentativo di riprendere l'intento critico di queste categorie, e di comprendere come l'intento sia stato sop­presso dalla realtà sociale, si configura in partenza come una regressione da una teoria congiunta con la pratica sto­rica ad un pensiero astratto, speculativo: dalla critica del­l'economia politica alla filosofia. Tale carattere ideologico della critica deriva dal fatto che l'analisi è costretta a pro­cedere da una posizione « esterna » rispetto alla tendenze positive come a quelle negative, alle tendenze produttive come a quelle distruttive nella società. La società indu­striale moderna rappresenta l'identità diffusa di questi op­posti - è il tutto che èin questione. Al tempo stesso la



13




teoria non può assumere una posizione meramente specu­lativa; deve essere una posizione storica, nel senso che deve essere fondata sulle capacità di una data società.

Questa situazione ambigua implica una ambiguità an­cora più fondamentale. L'uomo a una dimensione _oscillera’ da capo a fondo tra due ipofesTcontraddittQrie: i) che la società industriale avanzata sia capace di reprimere ogni mutamento'qùàlitativo per il futuro che si può preve­dere; 2) che esistano oggi forze e tendenze capaci di inter­rompere tale operazione repressiva e fare esplodere la società. Io non credo si possa dare una risposta netta;

ambedue le tendenze sono tra noi, fianco a fianco, ed anzi avviene che una includa l'altra. La prima tendenza pre­domina e qualsiasi condizione possa darsi per rovesciare la situazione viene usata per impedire che ciò avvenga. La situazione potrebbe essere modificata da un incidente, ma, a meno che il riconoscimento di quanto viene fatto e di quanto viene impedito sovverta la coscienza e il compor­tamento dell'uomo, nemmeno una catastrofe produrrà il mutamento.

L'analisi è centrata sulla società industriale avanzata, in cui l'apparato tecnico di produzione e di distribuzione (con un settore sempre più ampio in cui predomina l'au­tomazione) funziona non come la somma di semplici stru­menti, che possono essere isolati dai loro effetti sociali e politici, ma piuttosto come un sistema che determina a priori il prodotto dell'apparato non meno che le operazio­ni necessarie per alimentarlo ed espanderlo. In questa so­cietà l'apparato produttivo tende a diventaretotalitario ^ nella misura in cui determina non soltanto le occupazioni, \ le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma an- \ che i bisogni e le aspirazioni individuali. In tal modo esso ' dissolve l'opposizione tra esistenza privata ed esistenza pubblica, tra i bisogni individuali e quelli sociali. La tec­nologia serve per istituire nuove forme di controllo socia­le e di coesione sociale, più efficaci e più piacevoli. La ten­denza totalitaria di questi controlli sembra affermarsi in un altro senso ancora - diffondendosi nelle aree meno svi­luppate e persino nelle aree preindustriali del mondo, cre-



i4

ando aspetti simili nello sviluppo del capitalismo e del co­munismo.

Di fronte ai tratti totalitari di questa società, la nozio­ne tradizionale della «neutralità» della tecnologia non può più essere sostenuta. La tecnologia come tale non può essere isolata dall'uso cui è adibita; la società tecno­logica è un sistema di dominio che prende ad operare sin dal momento in cui le tecniche sono concepite ed elabo­rate.

Il modo in cui una società organizza la vita dei suoi mèmbri comporta una scelta iniziale tra alternative stori-che che sono determinate dal livello preesistente della cultura materiale ed intellettuale. La scelta stessa deriva dal gioco degli interessi dominanti. Essa prefigura modi specifici di trasformare e utilizzare l'uomo e la natura e respinge gli altri modi. È un « progetto » di realizzazione tra altri '. Ma una volta che il progetto è diventato opera­tivo nelle istituzioni e relazioni di base, esso tende a di­ventare esclusivo e a determinare lo sviluppo della socie­tà come un tutto. Come universo tecnologico, la società industriale avanzata è un universo politico, l'ultimo stadio della realizzazione di un progetto storico specifico, vale a dire l'esperienza, la trasformazione, l'organizzazione della natura come un mero oggetto di dominio.

Via via che il progetto si dispiega, esso plasma l'intero universo del discorso e dell'azione, della cultura intellet­tuale e di quella materiale. Entro il medium costituito dalla tecnologia, la cultura, la politica e l'economia si fon­dono in un sistema onnipresente che assorbe o respinge tutte le alternative. La produttività e il potenziale di svi­luppo di questo sistema stabilizzano la società e limitano il progresso tecnico mantenendolo entro il quadro del do­minio. La razionalità tecnologica è divenuta razionalità politica.

Nel discutere le tendenze familiari della civiltà indu­striale avanzata ho fatto riferimento di rado a testi speci-

" II termine «progetto» sottolinea l'elemento della libertà e della re­sponsabilità nella determinazione storica; esso collega autonomia e contin­genza. Il termine viene usato in questo senso nell'opera di Jean-Paul Sartre. La discussione viene ripresa al capitolo Vili.


15

fici. Il materiale è raccolto e descritto nella vasta lettera­tura sociologica e psicologica in tema di tecnologia e di mutamento sociale, di organizzazione scientifica del lavo­ro, di società per azioni, di mutamenti nel carattere del lavoro industriale e delle forze di lavoro, ecc. Vi sono molte analisi dei fatti del tutto prive di contenuti ideolo­gici: si veda Thè Modera Corporation and V rivate Pro-perty di Berle e Means ', i rapporti del Temporary Natio-nai Economie Committee del 76° Congresso degli Stati Uniti sulla Concentration of Economie Power, le pubbli­cazioni della afl-cio su Automation and Afa/or Techno-logical Change, e altre come « News and Letters » e « Cor-respondence » di Detroit. Vorrei qui sottolineare l'impor­tanza vitale dell'opera di C. Wright Milis, e di studi che vengono spesso guardati con cipiglio perché sono giudica­ti semplicisti, esagerati, o scritti con facilità giornalistica:

Thè Hidden Persuader! \ Thè Status Seekers3 e Thè Wa-ste Makers di Vance Packard, Thè Organization Man * di William H. Whyte e Thè Warfare State di Fred J. Cook, appartengono a questa categoria. Certo, l'assenza di ana­lisi teorica in queste opere lascia coperte e protette le ra­dici delle condizioni che in esse si descrivono, ma se le si lascia parlare, tali condizioni parlano abbastanza chiara­mente da sole. La prova più evidente può forse essere otte­nuta guardando semplicemente la televisione o ascoltan­do la radio per un'ora intera per un paio di giorni, non e-scludendo gli inserti pubblicitari, e cambiando ogni tanto la stazione.

La mia analisi è centrata su tendenze che operano nelle società contemporanee più altamente sviluppate. All'in­terno e all'esterno di queste, vi sono larghe zone in cui le tendenze che descrivo non prevalgono - vorrei dire, non prevalgono ancora. Io proietto queste tendenze nel prossimo futuro e offro alcune ipotesi, nulla più.



[Trad. it., Società per awni e proprietà privata, Einaudi, Torino 1966].

2 [Trad. it.,.



, I persuasori occulti, Einaudi, Torino 1964']. , I cacciatori di prestigio, Einaudi, Torino I9É52]. , L'uomo d.ell'organiwi.ione, Einaudi, Torino 1960].

3 [Trad. it., .

4 [Trad. it., .






Le nuove forme di controllo
La conquista della coscienza infelice:



  1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   16


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale