I buffi ritratti di Arcimboldo



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26.01.2018
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La mucca di

Mr. Warhol




Esposizione-gioco interattiva ideata dal

Musée en Herbe di Parigi



DOSSIER PEDAGOGICO: WARHOL



I bambini sono invitati nell’atelier di Andy Warhol, la famosa “Silver Factory”:

un universo argentato in cui sono presentate, in modo ludico e interattivo, una decina di opere del famoso artista americano.

il Museo in erba

Piazza Magoria 8, 6500 Bellinzona – Svizzera.

Tel. + 41 91 835 52 54

La vita di Andy Warhol
Un’infanzia americana

Andrew Warhola, più conosciuto con il nome di Andy Warhol, nasce (presumibilmente) il 6 agosto 1928 a Pittsburgh, negli Stati Uniti. I suoi genitori erano arrivati qualche anno primo dalla Slovacchia. Ci vuole parecchio tempo prima che sua madre si senta a suo agio in America. Da bambino, Andy trascorre molto tempo a leggere fumetti. Guarda anche i cartoni animati grazie a un proiettore regalatogli dai suoi genitori. Il cinema lo stupisce molto e colleziona fotografie e autografi di star del tempo. Questo universo d’immagini popolari, in cui erano immersi tutti i giovani americani, segnerà la sua opera futura. Ha 13 anni, quando suo padre muore lasciando la famiglia nella povertà. Da quel momento Andy lavora, durante le vacanze scolastiche, in un grande magazzino. È confrontato dunque da un lato con la mancanza di denaro, dall’altro con l’abbondanza che offriva il mondo del consumismo di massa.


Un pubblicista di successo

Nel 1945 inizia a studiare grafica a Pittsburgh. Dopo il diploma, nel 1949, si stabilisce a New York e lavora come disegnatore pubblicitario per riviste di moda come Glamour, Vogue… Realizza i suoi primi disegni per un fabbricante di scarpe e allestisce le vetrine dei negozi più prestigiosi di Manhattan. Modifica il suo nome in Andy Warhol e la sua reputazione è sempre più grande. Pochi anni bastano per consacrarlo uno dei disegnatori più noti e meglio pagati di New York. Le sue ambizioni però sono altre…desidera diventare un vero artista. Per alcuni lavori sperimenta la tecnica della linea “sbavata”: una sorta di ricalco ottenuto applicando su carta patinata un disegno fatto all’inchiostro di china. Ne risulta una linea imperfetta e tremolante, molto caratteristica. Nel 1952 espone per la prima volta i suoi lavori alla Hugo Gallery di New York.


Il cammino della gloria

Per l’allestimento di alcune vetrine dipinge delle tele con i personaggi dei fumetti, Superman, Dick Tracy… Scopre però che un artista esposto alla famosa galleria Leo Castelli, Roy Lichtenstein, aveva già fatti suoi questi personaggi introducendoli nel mondo artistico. Warhol decide allora, dal 1962, di rivolgere la sua attenzione ai prodotti della società consumistica, come le scatole di minestra Campbell o le bottiglie di Coca Cola che trasforma in opere d’arte prima nelle sue tele poi nelle serie di serigrafie. In questo modo cerca di rendere “artistici” prodotti fabbricati in massa, diffondendo però anche l’idea della produzione in massa dell’arte stessa. Warhol scatena una rivoluzione nel mondo dell’arte, minimizzando il suo ruolo nella produzione del suo lavoro - era circondato da un’équipe di collaboratori - e dichiarando apertamente di voler essere una “macchina”. La sua opera diventa in poco tempo molto popolare ma anche molto discussa. Quando muore Marilyn Monroe, nell’agosto del 1962, Warhol rende omaggio all’attrice con una serie di opere che partono da una fotografia diffusa dalla stampa di tutto il mondo del viso ormai mitico della star. È in questo momento che diventa uno degli artisti più importanti della Pop Art.


La Factory

Una fabbrica abbandonata diventa la sua dimora e il suo atelier: la Factory. È un luogo di creazione (che ricorda le Botteghe rinascimentali) e d’incontro, un polo d’attrazione per la scena culturale attiva. Warhol spinge fino al parossismo il carattere industriale del suo lavoro, anche se ogni opera porta il “tocco del maestro”. Accanto alla serigrafia si dedica anche al cinema e all’organizzazione, alla fine degli anni ’60, di performance multimediali con il gruppo rock Velvet Underground.

Nel 1968, dopo essere stato ferito in modo grave da un colpo d’arma da fuoco nel suo atelier, riflette su temi come la morte e la violenza, denunciando anche l’altro lato del vivere americano. Nel 1969 esce il I numero della rivista Interwiew di cui è co-editore. Dal 1972 si dedica soprattutto al ritratto: personaggi famosi della moda e del jet set (Giorgio Armani, Carolina di Monaco…), politici (Mao Tze Tung…), attori (Liz Taylor…), cantanti (Mick Jagger…), artisti (Keith Haring, Basquiat...) e naturalmente se stesso! Utilizza immagini tratte dalla stampa oppure scattate con la sua inseparabile polaroid. Farsi fare un ritratto da Warhol era una moda: bastavano una foto e… 25'000 $! In questo periodo è anche criticato per essere diventato solo un “artista dedito agli affari”.

Negli ultimi anni della sua vita, Warhol rivisita in modo personale famose opere del Rinascimento come l’“Ultima cena”, la “Gioconda” di Leonardo da Vinci, la “Nascita di Venere” di Botticelli…

All’inizio degli anni ’80, incoraggia la giovane generazione di artisti newyorchesi collaborando con Michel Basquiat e Julian Schnabel. Muore il 22 febbraio 1987 per le conseguenze di un’operazione.
La Pop Art

Andy Warhol è considerato uno dei padri della Pop Art, un movimento artistico nato negli anni ’50 in Inghilterra che si sviluppa poi negli anni ’60 negli Stati Uniti anche con Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Jasper Johns.

Sono soprattutto gli artisti americani che rendono popolare questo movimento artistico che si oppone all’intellettualismo e rivolge la sua attenzione all’universo quotidiano, ai prodotti di consumo immediato. La Pop Art è un’arte “di massa” che utilizza simboli e temi tratti dalla cultura popolare come personaggi famosi, pubblicità, fumetti, televisione…; le sue opere sono prodotte in serie, effimere, poco costose.

Utilizza tecniche pittoriche derivate dall’industria come la fotografia, la stampa, la serigrafia, tecniche che prima non erano considerate artistiche. Questo movimento ha sconvolto, in parte, il mondo artistico in quanto ha, per esempio, messo in causa l’unicità dell’opera d’arte. Andy Warhol riproduceva le sue in centinaia di copie, cosa che si scontrava con l’ideale classico che attribuiva un valore a un’opera per la sua unicità. Dall’inizio, questo movimento ha avuto un’ottima accoglienza perché la Pop Art è, di principio, semplice e accessibile. L’arte, fino a quel momento riservata a un’élite, perde la sua sacralità.



La serigrafia

La serigrafia è una tecnica di stampa per colorazione che Andy Warhol, negli anni ’60, trasforma in una vera e propria industria di produzione. Il procedimento consiste in questo: si prende una foto in bianco e nero, o una sagoma, e si colloca su una matrice costituita da un tessuto (seta o nylon) teso su un telaio e intriso in precedenza con un prodotto speciale (una sorta di colla). La matrice è posta poi sotto un proiettore: sotto l’effetto della luce, il prodotto s’indurisce e chiude i pori del tessuto. Passando la matrice sotto l’acqua, il prodotto se ne va solo dalle parti coperte dall’immagine. In seguito si posa la matrice su un foglio e si stende uno strato di colore. Il colore passa attraverso la seta, ma non dove c’è la colla. Ci vuole un passaggio per ogni colore. Questa tecnica permette di riportare sulla tela diversa volte lo stesso motivo.



L’ esposizione
Andy Warhol, 1963

La star più fotografata e utilizzata da Warhol è senza dubbio se stesso. I suoi autoritratti sono riusciti a trasformarlo in simbolo, in nuovo mito americano. Curava molto il suo aspetto esteriore e ci giocava. Gli piaceva molto farsi vedere, trasformarsi con parrucche e realizzare opere d’arte con la sua immagine.


Superman, 1960

Andy Warhol è nato quando in America si pubblicano i primi fumetti, i comics, che egli divora da bambino. Warhol decide di trasformare i loro eroi in opere d’arte. Dipinge un Superman gigante per decorare la vetrina di un grande magazzino di New York.


Scarpe da sogno, 1962

La rivista di moda Glamour chiede a Warhol di inventare dei modelli di scarpe “ideali”. Warhol crea oggetti fantastici. Alcuni modelli sono stati realizzati con il collage di foglie d’oro (“golden shoes”) e hanno il nome di celebri star come James Dean, Judy Garland…


Minestra Campbell, 1962

Dagli anni ’60, Warhol trova altre fonti d’ispirazione, lontane dai prodotti dei negozi lussuosi. Si rivolge agli articoli di consumo di massa americani venduti nei supermercati del Bronx e di Brooklyn.


Cola, 1962

Warhol ha lavorato con le due grandi case di bibite americane, Coca Cola e Pepsi, che rappresenta in tutte le forme: pittura, sculture di bottiglie o capsule.


Scatole, 1964

Brillo è una famosa marca di un prodotto per la pulizia che si poteva acquistare in tutti i supermercati. Warhol ha riprodotto queste scatole adottando la tecnica della serigrafia applicata al legno in modo da creare strutture identiche alle scatole originali.


Marilyn Monroe, 1962

Warhol rende omaggio all’attrice Marilyn Monroe, tragicamente scomparsa, che incarnava il successo in stile americano. Partendo da una sua famosa fotografia, crea centinaia di serigrafie utilizzando colori vivaci, nuovi in ambito artistico.


Fiori, 1962

Warhol ha trovato la foto di un papavero in un libro di botanica. Partendo da questa immagine ha realizzato una serie di serigrafie con colori diversi.


Mucca, 1971

Warhol ha creato questa testa di mucca per farne un motivo di carta da parati che si ripete all’infinito. L’ha utilizzata per ricoprire le pareti di una galleria in occasione di una sua esposizione.


Dollaro, 1982

Andy Warhol adora i soldi e ha rappresentato la moneta americana in molti modi. Il biglietto da 1 dollaro oppure il simbolo riprodotto da solo o su delle tavole.


Banana, 1967

La Factory è un polo d’attrazione per la scena culturale newyorkese. Molti artisti si ritrovano in questo atelier ed è lì che nasce il gruppo rock Velvet Underground. Questa banana è l’immagine della copertina di un loro disco.


Come i pittori antichi

Alla fine della sua vita, Warhol riproduce alcuni quadri del Rinascimento (un dettaglio o nella loro totalità) e li modifica a modo suo. L’Ultima cena, ispirata al capolavoro di Leonardo da Vinci, è l’ultimo quadro realizzato da Warhol prima della sua morte.


L’ atelier


  • Multiplicolorati”. Giochi di forme e segni per divertenti serie creative.

  • Sogno una scarpa. Originalissime scarpe…firmate! (SI + I ciclo)

  • Imballaggi! Istallazione. La classe sceglie un tema (alimentazione, pulizia, gioco). Ogni bambino crea l’imballaggio di un prodotto di consumo che diventa un elemento di un’istallazione Pop da realizzare in classe.

  • Eroi su carta. I bambini scelgono un’illustrazione che diventerà una scena di un personale fumetto. (SE)

  • Mi sento Pop. I bambini decorano il loro ritratto fotografico in stile Pop e lo trasformano in opera d’arte. Attenzione! Per questo atelier si chiede ai docenti di portare una foto ritratto A4 (solo il viso in primo piano) di ogni allievo, stampata su carta normale in bianco e nero.



Altre idee da realizzare in classe…

La capsula del tempo: Warhol collezionava e raccoglieva biglietti dei bus, del treno, del cinema, i conti della spesa…. di tutto un mese, li metteva in una scatola che poi riponeva in casa. Alla fine della sua vita aveva riempito 612 “scatole del tempo” che conservavano i ricordi d’istanti vissuti.

Attività proposta. Mettere in una scatola tutti gli oggetti che i bambini portano in classe in un mese e alla fine rivivere insieme degli attimi raccontando, per esempio, delle storie…

Rinascimento rivisitato: con gli allievi l’insegnate sceglie un capolavoro del passato, fa delle fotocopie di alcuni dettagli che i bambini ritagliano e colorano. Poi li incollano su un foglio nero, decorato con i pastelli.

Artisti della Pop Art: scoprire insieme altri artisti di questo movimento (Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg…) e realizzare lavori individuali o collettivi ispirati alle loro opere.
Catalogo:

Sylvie Girardet – N. Salas, Au pays de Andy Warhol, RMN jeunesse – 2009
Bibliografia scelta:


  • Cristina Cappa Legora: Andy Warhol, Mazzotta Ragazzi, 1995

  • Francesca Mancini: Andy Warhol dentro il carrello: arte ! Edizioni Lapis, 2007

  • Andy Warhol un mythe américain, L’art et la matière, Palette, 2004

  • Patricia Geis, La petite galerie de Andy Warhol, Palette, 2009

  • Warhol étire le portrait, Dada, 2009



Il Museo in erba in classe

Perché non approfondire durante l’anno scolastico le scoperte fatte al Museo in erba? Dopo la visita, un’animatrice verrà in classe e proporrà nuove attività ai bambini che voi docenti potrete sviluppare autonomamente.


Inoltre… Al Museo in erba
Andy Warhol by Edo Bertoglio.

4 foto scattate a New York dal fotografo e cineasta ticinese che raccontano piccoli aneddoti dell’ambiente di lavoro dell’artista.


La mucca, il latte e l’alimentazione equilibrata.

Un attività didattica sull’alimentazione equilibrata sostenuta dal Dipartimento della sanità e socialità, nell’ambito del programma d’azione cantonale “Peso corporeo sano”, promosso dal Cantone Ticino con il sostegno di Promozione Salute Svizzera. Prenotazioni per la visita al percorso: 091 835 52 54.


A spasso per i musei…
Caccia alla mucca!

La mucca di Andy Warhol diventa il pretesto per invitare i bambini con i docenti o le famiglie a visitare collezioni ed esposizioni presentate nel corso dell’autunno in alcuni musei ticinesi. Partecipano al progetto: Museo Vincenzo Vela, Ligornetto; Pinacoteca cantonale Giovanni Züst Rancate; Museo Cantonale d’Arte Lugano, Museo Villa dei Cedri Bellinzona.



Ogni docente riceve un “percorso-gioco” con tutte le informazioni.

Sponsor principale: BANCA STATO

Con il contributo di: Dicastero Cultura Bellinzona, Repubblica e Cantone Ticino–Fondo SWISSLOS, Dipartimento della sanità e socialità, LATI, Almo Nature Swiss, La RegioneTicino, Ticino Turismo, uessearte.
© Il Museo in erba, Bellinzona - Le Musée en Herbe, Paris, 2010.


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