I buffi ritratti di Arcimboldo



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26.01.2018
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GIORGIO MORANDI

IL MONDO SEGRETO DEGLI OGGETTI



Percorso interattivo ideato e realizzato dal Dipartimento educativo MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna. Responsabili del progetto Veronica Ceruti e Cristina Francucci.




DOSSIER PEDAGOGICO

Una magica ricostruzione della casa studio di Giorgio Morandi coinvolge i bambini nell’ambiente dove sono nate le sue opere; un viaggio fra alcune riproduzioni di opere di Cragg, Thiebaud e Spoerri permette ai piccoli di scoprire l’uso dell’oggetto nella natura morta contemporanea.



il Museo in erba

Piazza Giuseppe Buffi 8, 6500 Bellinzona – Svizzera.

Tel. + 41 91 835 52 54

La mostra didattica prevede due sezioni, una dedicata a Morandi e alla sua poetica, l’altra ad artisti contemporanei come Wayne Thiebaud, Daniel Spoerri e Tony Cragg che, con linguaggi e modalità differenti, hanno lavorato sul tema dell’oggetto dando un nuovo volto al genere della natura morta.



Sezione 1: L’Atelier di Giorgio Morandi
L’artista: vita e opera
Giorgio Morandi nasce a Bologna nel 1890. Oggi i suoi dipinti si trovano in tutti i grandi musei del mondo; le sue opere hanno viaggiato molto più di lui, artista solitario, riservato e chiuso nell’ambito della natia Bologna, che non abbandonerà mai, salvo per i soggiorni estivi nel vicino paese di Grizzana. Nel 1907 si iscrive all’Accademia di Belle Arti (dove sarà poi professore d’incisione), ma i suoi studi più importanti li compie nelle pinacoteche di Bologna, Firenze, Venezia, oppure sui libri: questi gli permettono di conoscere il lavoro degli artisti più lontani, primo fra tutti Cézanne, di cui ammira la grande forza costruttiva. I temi di Morandi sono pochi: fiori, paesaggi, nature morte. Nelle sue composizioni gli oggetti, anziché restare immobili e sempre uguali a se stessi, si animano e dialogano tra loro, divengono protagonisti sempre diversi delle sue messe in scena. Morandi dipingeva nel suo studio, una stanza piccola e spoglia; qui l’artista dormiva e lavorava, accompagnato dalla sola presenza dei suoi oggetti: silenziosi testimoni della profonda essenza delle cose. Morandi muore a Bologna nel 1964.
L’opera. Oggetti comuni: vasi, brocche, esili bottiglie dal collo lungo, nelle quali Morandi vedeva cose che a volte noi non sappiamo scorgere. Nel suo studio, che per Morandi era il luogo privilegiato della pittura, è proprio a loro che l’artista rivolgeva il suo primo sguardo: li dipingeva dentro e fuori per renderli diversi, speciali, unici, per togliere loro ogni superflua brillantezza o trasparenza, avvolgendoli di un manto opaco e rendendoli pura forma.

Nei suoi dipinti Morandi non copia l’oggetto ma cerca di capirlo e di coglierne l’essenza, riconducendolo alla sua forma geometrica e inserendolo in precisi rapporti con gli altri oggetti e con lo spazio. Pochi colori, ocra, grigio, bianco; molto silenzio, molta compostezza e un leggero ma palpabile strato di polvere: sono questi gli ingredienti della magica atmosfera morandiana. Le sue piccole tele sono come palcoscenici fuori dal tempo, dove gli oggetti sono protagonisti, attori senza età.


Il percorso
Una magica ricostruzione della casa studio di Giorgio Morandi offre ai giovani visitatori l’atmosfera che ha circondato l’artista nella produzione delle sue opere rendendo visibili i suoi oggetti d’affezione. Questo allestimento permette di raccontare la vita dell’artista utilizzando i suoi libri, i suoi vestiti, le sue lettere, coinvolgendo il visitatore in una piacevole animazione che rende viva la figura del maestro. Nella parte dedicata al suo atelier sono presenti anche gli strumenti di lavoro che permettono di scoprire le tecniche e il processo creativo della sua produzione artistica. I bambini con i loro accompagnatori possono trovare colori a olio, tele, colla di coniglio, tutti gli ingredienti della sua pittura; lastre di zinco, bulini e carte pregiate, gli strumenti usati per le incisioni e tanti altri elementi che svelano le sue modalità di lavoro.

Uno spazio importante è dedicato ai protagonisti delle sue nature morte: brocche, bottiglie, caraffe, barattoli, fiori di stoffa, scatole, che sono stati ricostruiti, ricreando gli oggetti presenti nelle sue opere. La composizione è un momento fondamentale del fare artistico di Morandi e proprio per questo l’allestimento prevede diversi piani d’appoggio dove sperimentare il processo di elaborazione compositiva che precede la pittura.

L’atelier di Morandi è “ricettacolo estetico”, luogo fisico e mentale che custodisce storie e visioni, supporto di una metodologia didattica che non guarda all’opera d’arte semplicemente come a un testo da leggere e decodificare, ma come al frutto di un processo creativo e complesso, dove confluiscono una varietà straordinaria di suggestioni culturali. Gli oggetti presenti diventano testimoni dell’esperienza che l’artista ha fatto del mondo, quindi gli elementi che hanno contribuito alla sua formazione: letture, immagini, opere d’arte: tutto vive nell’atto creativo. L’Atelier è la metafora dell’identità dell’artista che è strettamente legata all’identità del suo lavoro. Non racchiude quindi solo la dimensione biografica, ma un’esperienza che è molteplice e plurisensoriale.

Quattro pannelli con testi didattici e le riproduzioni di quadri di Morandi (Natura morta, 1920; Natura morta, 1939; Natura morta 1952; Natura morta, 1963) completano il percorso e mostrano alcuni aspetti della sua poetica: la natura morta, la composizione, l’uso dei colori, rapporto fra figure e sfondo.
Sezione 2: Il mondo segreto degli oggetti.
Un contributo rivoluzionario all’arte contemporanea e alla fruizione degli oggetti viene dato da Marcel Duchamp e dal movimento dadaista. Con il ready-made Duchamp abbatte definitivamente i confini tra arte e vita reale, mettendo in discussione gli statuti fondamentali sui quali da sempre si fondava la pratica artistica. Per la prima volta una ruota di bicicletta, un orinatoio, uno scolabottiglie sono scelti dall’artista e collocati in uno spazio espositivo, acquisendo così un’inedita valenza estetica e ci appaiono non soltanto per la loro utilità, ma anche per la forma, la consistenza, il volume, la struttura e le potenzialità evocative. Non si tratta più di rappresentare, ma di presentare gli oggetti stessi, fisici e reali, come opere d’arte. E’ un’operazione dissacrante e provocatoria che apre nuove vie alla creatività; è un invito ad osservare con sguardo rinnovato tutto ciò che ci circonda.
Gli artisti


  • Wayne Thiebaud (Arizona, 1920)

Gli oggetti “popolari” sono addirittura celebrati dagli artisti della Pop Art, un movimento che agli inizi degli anni sessanta, in America, introduce nella ricerca artistica nuove icone rappresentative dei valori americani di massa e di un sistema consumistico imperante. Gli artisti Pop prelevano direttamente le loro immagini dalla pubblicità, dalle insegne dei negozi e si lasciano volutamente coinvolgere dall’universo metropolitano dominato dai prodotti fabbricati in serie e dai mezzi di comunicazione di massa.

Wayne Thiebaud è considerato una figura chiave nell’ambito dell’arte contemporanea americana.


Se ad avvicinarlo apparentemente agli artisti Pop è la scelta dei soggetti dipinti - oggetti simbolo del consumismo quali dolci, caramelle, chewing gum, hot dog, cosmetici, giocattoli – a differenziarlo dai cliché spersonalizzanti e meccanici propri della pittura Pop sono l’assenza di critica così come di celebrazione della cultura americana, la ricerca nella tecnica pittorica, la pennellata lenta, pastosa e materica, l’uso della luce modulata e discreta, l’accurata attenzione verso l’impianto prospettico e gli aspetti formali e geometrici della composizione attraverso i quali fa emergere l’anima degli oggetti. È in particolare questa attenzione verso la disciplina della pittura - parlando di sé si è sempre autodefinito “pittore” più che artista - ad accomunare Thiebaud al maestro Giorgio Morandi e ad altri modelli di riferimento quali Chardin e Edward Hopper.


  • Daniel Spoerri (Galati, 1930)

Nella seconda metà del Novecento, in Europa, con il Nouveau Réalisme, un gruppo di artisti tra cui Arman, César e Spoerri, persegue la ricerca di un “nuovo realismo” che lontano dalla virtuale rappresentazione sulla tela arrivi a un’appropriazione diretta della realtà, per attuare, come dice il critico Pierre Restany, “un riciclaggio poetico del reale urbano, industriale, pubblicitario”.

Daniel Spoerri è conosciuto per i suoi tableaux-pièges: “Quadri trappola”, realizzati fissando su tavole i resti di veri pasti organizzati nel suo ristorante parigino o imbandendo banchetti dentro alle gallerie d’arte e attribuendo ai critici il ruolo di camerieri. Piatti, bicchieri, avanzi di cibo, giornali, briciole, sigarette, bustine del tè, sono incollati sulla superficie del quadro come tracce di un’azione passata, segni tangibili di un’esperienza vissuta e ormai conclusa.

Spoerri analizza l’incontro fortuito con l’oggetto, centrando gran parte del proprio lavoro su combinazioni del caso ed evocazione di aneddoti. Presentando le sue tavole in verticale, affisse alla parete come veri e propri quadri, egli opera un ribaltamento, oltre che fisico, concettuale: da oggetto quotidiano a opera d’arte.

E’ l’artista stesso ad affermare: “Cosa faccio? Io fisso delle situazioni che si sono prodotte accidentalmente per far sì che restino assieme in modo permanente. Con la speranza di rendere scomoda la situazione dell’osservatore”.




  • Tony Cragg (Liverpool, 1949)

Dagli anni ottanta a oggi molti sono gli artisti che, seguendo la lezione di Duchamp, prelevano oggetti e materiali di uso comune per presentarli nelle loro opere investiti di nuove valenze e significati. Un esempio è l’opera di Tony Cragg che non elabora i materiali, bensì li cataloga e li allestisce. Per la realizzazione delle sue opere ricorre a oggetti di recupero o rifiuti abbandonati dalla società industriale e consumistica di oggi che, una volta privati della loro funzione, sono ricomposti per terra o sui muri in figure geometriche o in immagini molto semplici e quotidiane. Nel suo studio, simile a una piccola fabbrica, l’artista sceglie, raccoglie e riordina i materiali a seconda delle singole specificità e caratteristiche; procede in modo scientifico, accatasta, allinea, studia le infinite possibilità di aggregazione e contrasto che gli oggetti più disparati possiedono, dipinge e incastra con la massima cura. Scarti industriali, rottami di plastica, materiale trovato sulle spiagge, utensili: tutto è rigenerato e trasfigurato, creando immagini e sculture che ci parlano di ciò che l’uomo produce e anche di ciò che getta dopo aver consumato, fornendoci indicazioni sulla natura, sulla realtà e sulla nostra esistenza. Le sue opere ci appaiono così come frammenti di un paesaggio contemporaneo, rappresentazioni di una “nuova natura” creata dalla civiltà urbana e dall’industrializzazione.
Il percorso
La seconda sezione della mostra presenta una serie d’attività che conducono alla conoscenza di alcuni artisti contemporanei che hanno rappresentato o presentato nelle loro opere oggetti comuni, indicando una possibile evoluzione del genere della natura morta.
Wayne Thiebaud: Tulip Sundae. 2010

Una coppa di dolce con in cima una rossa amarena è la protagonista assoluta di questo quadro.

L’artista sceglie di ritrarre un oggetto semplice, un gelato proprio come quelli che ci vengono serviti ai tavolini del bar, pronto per essere mangiato, con gusto. I colori sono quelli brillanti dell’estate e la luce proietta un’ombra decisa sul lato destro dell’opera.

Quale oggetto quotidiano vorresti dipingere tra tutti quelli che consumi ogni giorno? Wayne Thiebaud è diventato famoso per i suoi quadri con pezzi di formaggio, coni gelato e fette di torta di mela….


Daniel Spoerri: Le coin du Restaurant Spoerri , 1975

Hai mai provato ad osservare la tavola ancora apparecchiata dopo aver mangiato? Macchie di sugo, tovaglioli, bottiglie vuote, contenitori, tappi, carte accartocciate sono i segni di un pasto consumato, del tempo trascorso tra cibo, bevande e parole. I Quadri trappola raccontano delle storie, parlano della vita di persone a noi sconosciute, ma che possiamo divertirci a immaginare osservando con attenzione oggetti e dettagli. Dimmi com’è la tua tavola e ti dirò chi sei…prova a guardare bene l’immagine dell’opera di Daniel Spoerri: sapresti fare l’identikit di chi era seduto a questo tavolo nel lontano 1975?


Tony Cragg: Eroded Lanscape, 1999

Un castello di ghiaccio? Una torre di cristallo? Eroded Lanscape, “Paesaggio eroso”, è un’installazione di vasi, bicchieri, bottiglie, tutti contenitori appoggiati gli uni agli altri in perfetto equilibrio. Una costruzione fragile e imponente allo stesso tempo, dove il vetro sabbiato è diventato opaco, come quei piccoli frammenti colorati che si trovano in riva al mare, lavorati ed erosi dalla sabbia e dall’acqua. L’artista trasforma l’oggetto quotidiano e crea nuovi mondi, offrendo al nostro sguardo stupore e meraviglia.


Le riproduzioni delle opere di questi tre artisti danno lo spunto, per chi lo desidera, di approfondire temi come Pop Art e Nuovo Realismo. I kit didattici e interattivi che li accompagnano e uno speciale allestimento di oggetti colorati permetteranno ai giovani visitatori di sperimentare le pratiche degli artisti e di familiarizzare con i linguaggi del contemporaneo.

Al termine del percorso una grande istallazione - un tavolo ricoperto in tutta la sua superficie di oggetti quotidiani dove i visitatori possono catturare, con un foglio di carta, la traccia di utensili conosciuti e trasformarli in segni evocativi della loro forma originale - permetterà di scoprire i mille volti di un oggetto. Il pubblico è invitato a lasciare uno degli elaborati realizzati in modo da contribuire a un allestimento dello spazio in progress.


Catalogo della mostra
Veronica Ceruti, Giorgio Morandi quello delle bottiglie? Edizioni MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2012. Fr. 20.-

Destinatari ideali sono bambini e ragazzi (8-12 anni) ma il volume si rivolge anche a educatori e insegnanti in quanto prevede indicazioni, spunti operativi e approfondimenti da utilizzare a scuola. Anche i genitori potranno servirsi del libro per avvicinarsi, insieme ai figli, alla poetica di Morandi e ai suoi luoghi.

Il lettore può calarsi in modo divertente e appassionante nell’"esperienza morandiana": un racconto, la lettura di alcune celebri nature morte, una visita virtuale allo studio dell'artista, esercizi di visione e rielaborazione personale, uno speciale itinerario nei luoghi cari al maestro bolognese, consentono al lettore di condividere lo sguardo e di conoscere le pratiche di uno dei più importanti artisti del '900.

Atelier
Novità. Per facilitare la scelta del tema del laboratorio proponiamo due programmi diversi secondo la fascia d’età.
Attività Scuola infanzia e primo ciclo elementare.


  • Vaso di fiori: variazioni. Creiamo tutti insieme un mazzo di fiori e, con i colori, copiamolo dal vero!

  • Dolci creazioni. Uno dei temi dell’artista Thiebaud, diventa motivo di nuova espressione creativa.

  • L’arte del riciclare. Lavoro di classe per giocare con la forma umana e nuove possibilità espressive degli oggetti. Importante! Ogni allievo deve portare almeno un oggetto usato (per esempio: frammenti di giocattoli rotti) per l’attività.


Attività per secondo ciclo elementare e scuola media.


  • Vaso di fiori: variazioni. Creiamo tutti insieme un mazzo di fiori, osserviamolo con attenzione e copiamolo da diversi punti di vista.

  • Forme rivisitate. Giochi di creazione per reinterpretare oggetti quotidiani, con colori, materiali e tecniche fantasiose.

  • Natura morta come Morandi. Composizioni di oggetti scelti con attenzione particolare alla luce o ai giochi di colori.

  • L’arte del riciclare. Lavoro a piccoli gruppi per giocare con la forma umana e nuove possibilità espressive degli oggetti. Importante! Ogni allievo deve portare almeno un oggetto usato (per esempio: frammenti di giocattoli rotti) per l’attività.


Il Museo in erba in classe

Perché non approfondire durante l’anno scolastico le scoperte fatte al Museo in erba? Dopo la visita, un’animatrice verrà in classe e proporrà nuove attività ai bambini che voi docenti potrete poi sviluppare autonomamente.


Con il sostegno di:


Coop Cultura

Dicastero Cultura Bellinzona, Repubblica e Cantone Ticino–Fondo Swisslos, Fondazione Lucchini, Bellinzona Turismo, Ticino Turismo, LaRegioneTicino, uessearte.


© Il Museo in erba, Bellinzona – Dipartimento educativo MAMbo - Museo d’Arte Moderna Bologna, 2012.


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