I buffi ritratti di Arcimboldo



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22.05.2018
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Le casse degli attrezzi di

Jean Tinguely




Esposizione-gioco interattiva

realizzata da Roland Besse, Vallée de la Jeunesse di Losanna

partendo dai principi didattici del Musée en herbe di Parigi.



DOSSIER PEDAGOGICO



L’opera di Tinguely è sinonimo di inventiva, fantasia creatrice e originalità.

“Nuovo realismo”, arte cinetica, dadaismo, art brut… tutti questi movimenti che attraversano l’opera di Tinguely dialogano bene con il giovane pubblico. I bambini lo esprimono con le loro parole, come “è fuori, è matto, è buffo”. Anche di fronte alle sculture più terribili sono maggiormente sensibili all’anacronismo che alla presenza della morte. “I bambini reagiscono meglio. Non sono rigidi, non hanno pregiudizi, non sanno cosa è l’arte. Vedono un rosso, dicono: «è rosso». Vedono una ruota, è una ruota… È molto semplice con loro, l’approccio è più facile” (Jean Tinguely).

“I bambini affrontano le opere di Tinguely come un gioco. Ma non fraintendiamoci: per loro giocare è una cosa seria. Jean Tinguely ha ridato un senso ai rifiuti della nostra società consumistica, spesso divertendosi con il loro vero significato. Anche i bambini sanno divertirsi con gli scarti come un pezzo di legno, una scatola… Gli assemblaggi, nella loro fantasia, diventano costruzioni magnifiche (bacchette magiche…) C’è un vero e proprio incontro a livello creativo fra i bambini e Jean Tinguely” (Roland Besse).


Piazza Giuseppe Buffi 8, 6500 Bellinzona – Svizzera.

Tel. + 41 91 835 52 54


Una mostra interdisciplinare dove i bambini, attraverso fotografie, filmati e manipolazioni che attivano vari tipi di meccanismi, scoprono il percorso dell’artista basilese e tutti gli elementi che hanno caratterizzato la sua opera: materiali di recupero, movimento, acqua, suono… e un pizzico di ironia.
La vita di Jean Tinguely
Jean Tinguely nasce il 22 maggio 1925 a Friborgo. È figlio unico. Suo padre, operaio, è molto severo. Nel 1928 la famiglia si trasferisce a Basilea dove Jean frequenta le scuole. Si fa notare per la sua indipendenza e la sua immaginazione più che per risultati scolastici. Dai 12 ai 14 anni, trova spesso rifugio nei boschi dei dintorni di Basilea per leggere senza essere disturbato. Lì realizza, lungo un ruscello le sue prime opere “meccaniche”: ruote idrauliche in legno con effetti sonori. “Ho iniziato a fare una cosa molto bizzarra… ho costruito delle piccole ruote di legno… lungo il ruscello. Ho realizzato quasi due dozzine di piccole ruote, ognuna con la propria velocità; a volte la velocità variava con la velocità dell’acqua, anch’essa variabile. Le ruote azionavano un piccolo martello che colpiva diverse scatole arrugginite facendo nascere sonorità diverse. Questi suoni, queste tonalità, questi ritmi diversi erano distribuiti ogni cinque o sei metri e questi concerti si prolungavano a volte fino a cento metri nel bosco…” (Jean Tinguely).

Fa un apprendistato come decoratore e frequenta la scuola di arti e mestieri a Basilea. Dai 20 ai 25 anni sperimenta: dipinge, continua a creare le sue ruote idrauliche, realizza delle strutture in filo di ferro, delle “sculture commestibili” e delle costruzioni con l’ausilio di paglia, legno e carta. Studia anche l’effetto di smaterializzazione ottenuto con la rotazione velocissima degli oggetti.


Anni ‘50

Nel 1951 sposa Eva Aeppli e nel 1953 nasce la figlia Miriam. Nel 1952 Tinguely si stabilisce a Parigi con la moglie.

Dall’inizio degli anni ’50 l’artista introduce il movimento nella sua opera per sfuggire alla fissità del quadro. Crea una serie di piccole sculture in filo di ferro dal titolo “Mulini per la preghiera” e le prime costruzioni mobili azionate da una manovella che annunciano le successive macchine per disegnare (Méta-Matics). Il suo scopo è quello di far muovere le forme per liberarle dalla loro inerzia. Realizza poi i primi “rilievi sonori”, grandi sculture orizzontali a percussione: martelli che urtano padelle per friggere, imbuti, bottiglie e i più svariati oggetti provocano la messa in moto di elementi metallici sospesi a fili di ferro. Tre elementi determinanti caratterizzano in questo momento la sua opera: il movimento, gli oggetti di recupero e il caso. In questo periodo conosce Yves Klein e Niki de Saint Phalle che avranno un’influenza importante sulla sua vita.

Nel 1958 Tinguely espone Mes Etoiles - concert pour 7 peintures. Sono i visitatori che mettono in moto i rilievi, che ogni volta producono nuovi suoni simili alla musica concreta. Sin dalle prime sperimentazioni nei boschi di Basilea la dimensione acustica dei meccanismi è una costante nella sua opera. Il suono si è imposto grazie all’uso del movimento: gli oggetti picchiano fra loro, i motori fanno rumore. Nello stesso periodo Tinguely perfeziona le “macchine per disegnare” che chiamerà Méta-Matics: il pubblico è coinvolto nella creazione e realizza dei disegni astratti.


Anni ‘60

Alla ricerca di un’arte immateriale, ricorre a sostanze “non materiali” per rappresentarla: suono, acqua, luce, fuoco, fumo, esplosivo, aria… In questi anni Tinguely padroneggia i materiali “immateriali”: nascono le sue sculture radiofoniche (il suono), i palloni (l’aria) e le sue fontane (l’acqua). Dopo il movimento e il suono l’acqua diventa parte integrante della scultura. Nel 1962 espone 11 fontane a Baden Baden.

Nel 1960 organizza nel giardino del Museum of Modern Art di New York un happening con la sua prima scultura macchina che si auto distrugge: Hommage à New York. Tinguely è molto attratto da questo tipo di scultura che svanisce e non esiste più: è pura idea e nessuno può più fare speculazioni su di essa.

Tinguely utilizza gli spot per illuminare le sue opere che, proiettate sui muri diventano immateriali. Inizia inoltre il periodo delle opere realizzate con la ferraglia, materiale di recupero e senza valore.

Pierre Restany fonda a Parigi il gruppo dei “Nuovi Realisti”. Tinguely vi aderisce con altri artisti: Arman, César, Dufrêne, Yves Klein, Raysse, Daniel Spoerri, Christo…, personalità diverse ma unite soprattutto dal desiderio di utilizzare materiali nuovi.

Nel 1962 lavora al progetto di Fin du monde n. 2, macchina auto distruttrice che sarà fatta esplodere nel deserto del Nevada, ripresa dalle telecamere della televisione.

Nel 1964 presenta all’Esposizione nazionale di Losanna la scultura gigante Eureka, simbolo della nostra società industriale.

Nel 1966 realizza a Stoccolma con Niki de Saint Phalle una gigantesca scultura Hon (Lei): è una donna sdraiata lunga 25 metri e alta 9 che contiene un bar, uno scivolo, un acquario, un mini cinema e diversi effetti sonori e visivi.

Nuovo Realismo a Parigi e Pop Art a New York trionfano: Tinguely si allontana da questo sfruttamento superficiale degli oggetti dipingendo le sue sculture in nero e privandole così del loro carattere di “oggetti trovati”. Prima mostrava la ferraglia e le superfici arrugginite, ora è la scultura nel suo insieme che è importante.
Anni ‘70

Nel 1971 sposa la compagna Niki de Saint Phalle. Dall’inizio degli anni 70 crea numerose sculture-lampade. Gioca con un nuovo elemento, la luce, ma anche con i colori e le ombre. Più tardi arrederà dei caffè con le sue particolari lampade: la sua arte è arrivata dove desiderava, nella vita di tutti i giorni delle persone. (Caffè Zur Munz a Zurigo 1983; bar “le Tinguely”, Palace, Losanna, 1991).

Iniziano i lavori per la realizzazione del Ciclope, una scultura – passeggiata gigante a Milly-la-Forêt, vicino a Parigi, in collaborazione con diversi artisti fra cui Niki de Saint Phalle, Bernhard Luginbühl e Daniel Spoerri. Per il secondo anniversario del “Nuovo Realismo” costruisce davanti al Duomo di Milano La vittoria, un enorme fallo che si disintegra lentamente. Nel 1977, in collaborazione con lo scultore Luginbühl costruisce il Crocodrome, un mostro gigante collocato davanti al Forum del Centre Georges Pompidou a Parigi. Lo stesso anno è inaugurata la fontana di Basilea.

Verso la fine degli anni ’70 realizza la serie delle Méta-Harmonies, di grandi dimensioni, che sono il prolungamento delle sculture sonore del 1955 e del Concert pour 7 peintures del 1958, opere piuttosto austere, nere o bianche e nere.


Anni ‘80

Nel 1980 la città di Parigi gli propone di costruire una fontana accanto al Centre Pompidou: la Fontaine Stravinsky. Bisognava creare un’unità in mezzo alle architetture eteroclite che circondano la piazza. La risposta stava nel colore, ma un colore diverso dal rosso – blu – verde delle strutture del centro. Chiede dunque la collaborazione di Niki de Saint Phalle per accostare delle note di colore alle sue sculture di ferro. I due artisti decidono di utilizzare i titoli di opere di Stravinsky come trampolino per la loro immaginazione. La fontana è inaugurata nel 1983.

L’anno successivo Tinguely regala alla città di Friborgo una fontana dedicata all’amico Jo Siffert, pilota di formula 1 deceduto durante una gara.

Nel 1985 realizza costumi e maschere per il carnevale di Basilea.

In questo periodo integra nelle opere crani di animali, altari, Memento-Mori: riferimenti alla precarietà dell’esistenza e alla morte. Alla fine degli anni ’80 Tinguely ha diverse crisi cardiache. Nonostante avesse visto la morte da vicino, continua instancabilmente a creare sculture, immense costruzioni arrugginite, pesanti, fatte di rifiuti e ferraglia.

Muore nel 1991 e Niki de Saint Phalle ottiene l’apertura del Museo Tinguely a Basilea.


L’esposizione
Jean Tinguely

Un momento introduttivo per conoscere l’artista, il suo simpatico viso e i momenti più importanti della sua vita.



Un pomeriggio con Jean

Tutto inizia in un bosco vicino a Basilea... Un breve filmato mostra un ragazzino che, come Tinguely, costruisce un piccolo mulino sonoro in un ruscello. I mulini sonori sono le prime invenzioni dello scultore: girando una manovella si attiva il mulino che crea un rumore.


Jean e il colore (Méta – Harmonie – Disloquer, 1987)

In questo dipinto colorato Tinguely rappresenta una delle sue macchine-sculture formate da ruote collegate fra loro da cinghie. I bambini sono invitati a ricostruire il dipinto collocando al posto giusto alcune ruote.


Jean il mago (Volume virtuel n. 1, 1955)

Arte cinetica. Le forme si mettono in movimento. Jean Tinguely fa sparire gli oggetti, come per magia, facendoli girare molto velocemente. Al loro posto appaiono nuove forme. Girando velocemente le manovelle i bambini scoprono la trasformazione degli oggetti attraverso il movimento rotatorio.


Jean fa dondolare (La dernière bascule, 1991)

Tinguely realizza anche delle sculture che dondolano. In questo caso lo scultore mostra come le sue sculture, attraverso il movimento e la collocazione in un nuovo contesto, ridanno vita a degli oggetti di recupero condannati alla distruzione. Mettendo in moto il modello della scultura i bambini vedranno danzare una bambola.


Jean disegnami un’opera d’arte! (Méta-Matic n. 10, 1959)

Tinguely crea delle macchine per disegnare: i disegni variano secondo il movimento della macchina. Ogni disegno è diverso dall’altro. Girando la manopola nei vari sensi i bambini vedono il funzionamento della Méta Matic e realizzano un disegno astratto.


Pronto, pronto Jean… ci sono novità (Radio WNYR 1962)

Jean Tinguely ama divertirsi e utilizzare oggetti della vita di tutti i giorni. In questo caso utilizza i meccanismi interni di una radio, assemblati in modo libero, per studiare il rapporto fra il suono e la scultura. Mettendo in funzione il meccanismo nasce un allegro frastuono. I bambini possono registrare la loro voce sopra il rumore di fondo e poi ascoltarla.


Jean ha inventato una nuova ruota

Jean Tinguely predilige le ruote che non girano in tondo ma che hanno movimenti bizzarri. Nel disegno sono mostrati i vari tipi di movimento che utilizza. Con gli elementi a disposizione i bambini possono scoprire i principi dei movimenti “a dondolo” delle ruote di Tinguely.


Jean e il caso (Eléments détachés – Relief Méta-mécanique, 1954)

Tinguely introduce il caso nelle sue opere e osserva gli effetti che producono ingranaggi imprevedibili. Fra gli ingranaggi proposti uno non appartiene a Tinguely: si tratta delle ruote dentate che hanno un movimento troppo regolare.


Jean e l’acqua (Dettaglio della Fontana Stravinsky di Parigi, 1983)

Tinguely realizza diverse fontane in Svizzera (Basilea, Friborgo) e all’estero. Collegando i tubi con i nomi delle fontane, la macchina immersa nell’acqua si metterà in moto.


Jean fa esplodere (Etude pour une fin du monde n. 2, 1962)

Tinguely realizza delle opere che poi fa esplodere o si auto distruggono. Queste realizzazioni rientrano nella ricerca di un’opera immateriale.

I bambini costruiscono una loro istallazione con scatole di latta che poi fanno “esplodere” tirando una catena.

Attività proposte nell’Atelier


  • Scultura nell’acqua: i bambini inventano e creano il divertente meccanismo che animerà la loro fontana.

  • Colore in movimento: giri e movimenti di colore incontrano le emozioni dei bambini sull’artista e sulla mostra.

  • I giochi di Jean: un giocattolo che nasce assemblando materiali e oggetti che rivivono fra rumori e suoni magici. (Ogni bambino deve portare un barattolo di latta - tipo sugo o conserve-)

  • La macchina che non funziona: fra i suoni di Tinguely, un divertente progetto con forme e colori.


Altre idee da sviluppare in classe...

Il movimento: discutere con i bambini la nozione di movimento e poi realizzare una grande scultura con ruote e materiali di recupero.

Jean e Niki: creare colorate sculture in cartapesta e dipingerle con colori vivaci; accostarle a sculture-macchine realizzate con materiali di recupero che si muovono e fanno rumore.
Bibliografia:


  • Jean Tinguely – Bruno Munari: la meravigliosa avventura delle macchine “inutili”, Mazzotta. 2004

  • Musée Jean Tinguely Bâle, catalogo del Museo, Benteli, Berna, 1996

  • Le Nouveau Réalisme, Hors série Beaux-Arts magazine, 2007


Per saperne di più:

  • www.tinguely.ch (Museo Tinguely, Basilea)

  • www.fr.ch/mahf/de/musee/espace.htm (Espace Jean Tinguely, Niki de Saint-Phalle, Friborgo)

  • www.art-public.com/cyclop/cyclop_f.htm (Il Ciclope, Milly-la-Forêt)


Il Museo in erba in classe

Perché non approfondire durante l’anno scolastico le scoperte fatte al Museo in erba? Dopo la visita, un’animatrice verrà in classe e proporrà nuove attività ai bambini che voi docenti potrete poi sviluppare autonomamente.






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