I capelli, gli occhi, il viso. E’ da notare, al v. 1, che il termine l’aura



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21.12.2017
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Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Il sonetto si apre con la descrizione della bellezza di Laura attraverso elementi emblematici: i capelli, gli occhi, il viso. E’ da notare, al v. 1, che il termine l’aura nasconde il nome stesso di Laura. Petrarca lo usa spesso insieme con altri termini quali lauro, l’auro, l’aureo, tutti echi fonici, simboli emblematici della donna amata con tutta la loro ambivalenza. Notiamo ancora l’accostamento di l’aura con d’oro. L’oro dei capelli di Laura richiama poi l’immagine del sole espressa dalla metafora del v. 12, vivo sole, anch’essa ricorrente nella poesia di Petrarca come simbolo dello splendore della donna. A questa immagine simbolica si collegano i termini che contengono un’idea di luce: lume, ardea, occhi, in cui la bellezza di Laura si presenta come splendore e luminosità.

Il sonetto rielabora il tema della donna-angelo vista nel momento tipico del suo incedere. E infatti ai versi 9-10 si dice che “Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma”. Inoltre, ai versi 10-11, si parla di una voce sovrumana (“le parole sonavan altro che per voce umana”) e al v. 12 di spirto celeste. E’ lo stesso tema che abbiamo visto nel sonetto di Dante Tanto gentile e tanto onesta pare, ma qui la metafora della donna angelicata non ha il significato religioso che aveva in Dante e vuole invece sottolineare la rarità di una bellezza tutta terrena. Contribuisce a questo il rapporto con la natura, anche se appena accennato nei primi due versi. L’aura, il vento, gioca con i capelli di Laura avvolgendoli in mille nodi: è un elemento di movimento, che rende la donna terrena e reale nella sua sensualità e la colloca in uno spazio concreto, non più simbolico e astratto.

Laura è anche collocata in un tempo reale: quello della vita del poeta, del suo passato e del suo presente. Un particolare uso delle forme verbali costruisce nella poesia il movimento temporale. Prevale l’uso dell’imperfetto, erano, avvolgea, che indica continuità, qualcosa avvenuto nel passato ma che produce ancora i suoi effetti nel presente. In due punti emergono verbi al passato remoto, che sottolineano con forza un evento del passato: arsi, v.8, fu quel ch’i vidi, verso 13. C’è infine il presente: ch’or ne son, v. 4, non so, v.6, se non fosse or, v. 13. Questo movimento nel tempo colloca la scena nella sfera del ricordo, in equilibrio fra la bellezza del passato e la tristezza del presente ( ora gli occhi di Laura hanno perso la loro luce). La bellezza di Laura è immersa nel fluire della temporalità e ne patisce tutta la forza distruttrice. Essendo non una creatura sovrannaturale, ma una donna reale, è sottoposta al peso della carne mortale e delle sue miserie. Anche in altri sonetti abbiamo l’immagine dei begli occhi che perderanno vivacità, dei capelli d’oro che diverranno d’argento, del viso che scolorirà.



Questo movimento nel tempo colloca la scena nella sfera del ricordo, in equilibrio fra la bellezza del passato e la tristezza del presente. Il flusso della memoria permette inoltre lo spostamento di accento da Laura all’io del poeta, vv. 6-8 e v. 13. E’ ella mente del poeta che l’immagine di Laura prende corpo e suscita la malinconia. Ora egli si chiede se non fosse solo illusione la benevolenza di Laura nei suoi confronti e riflette, come in altre poesie, su questo amore sempre inappagato e tormentato. Come sempre avviene nella poesia di Petrarca, l’oggetto centrale è il poeta stesso che

riflette sui propri pensieri, stati d’animo, dubbi e malinconie.



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