I domenica di Avvento Anno A



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23.05.2018
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Sac. SEVERINO GALLO SDB

NB/ Pregherei di non divulgare a mezzo stampa queste "OMELIE", perché io ho raccolto brani da tanti autori diversi; ho modificato, accorciato, aggiunto, adattato liberamente a seconda dei miei gusti e non ho mai citato gli autori. Di mio non c'è molto, se non il sentimento...

In compenso, gli autori potrebbero citarmi in tribunale per... risarcimento danni... E questo sarebbe un grosso guaio...


I DOMENICA D'AVVENTO - Anno A
ATTESA DI GESÙ - VIGILANZA
I LETTURA: Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno (Is. 2,1-5)
Nella prima lettura il profeta prevede che "alla fine dei giorni" Gerusalemme acquisterà un ruolo di preminenza universale. Il tempio sulla cima dei monti è solo una immagine dell'interesse che il centro religioso d'Israele susciterà tra le nazioni.

Tutti i popoli ne avvertiranno il richiamo e si avvieranno verso Gerusalemme per essere ivi ammaestrati da Dio: solo là potranno ricercare le sue vie e i suoi sentieri espressi della sua legge e dalla sua parola (vv. 2-3).

L'esercizio del giudizio è indice di autorità. Dio diventerà il re e il Signore riconosciuto di tutti i popoli. Al riconoscimento seguirà un disarmo generale: segno e conseguenza dei tempi nuovi inaugurati dal regno pacifico di Dio su tutto l'universo. Il fatto centrale di questa escatologia è l'apertura della fede a tutti i popoli. La caduta delle frontiere religiose è preludio alla pace universale, ai rapporti umani di una convivenza pacifica e costruttiva. Ogni uomo di "buona volontà" è un cittadino della nuova Gerusalemme.
II LETTURA: La nostra salvezza è vicina (Rom. 13,11-14)
"E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno" dice S. Paolo nella seconda lettura. E' il sonno della tiepidezza e della negligenza, in cui, dopo il fervore dei primi giorni, molti cristiani purtroppo cadevano: la ragione di svegliarsi è questa: la salvezza che Gesù ci ha meritata, è molto più vicina a noi adesso, che quando ci siamo convertiti.

Infatti ogni giorno che passa, l'uomo si avvicina sempre di più alla morte, con la quale cessa il tempo di meritare.



"La notte è avanzata": la notte rappresenta questo mondo pieno di tenebre d'ignoranza e di peccato. Essa sta per finire per noi, e si avanza "il giorno" della nostra glorificazione. Con la morte di Gesù è cominciata l'aurora di un nuovo giorno, che avrà il suo meriggio nella glorificazione dei Santi in anima e corpo.

"Gettiamo perciò via le opere delle tenebre", cioè i peccati, chiamati così perché non si osa commetterli alla luce del giorno (Gv. 3,20), ma anche perché assoggettano l'uomo al principe delle tenebre ( Ef. 6,12).

"Indossiamo le armi della luce": cioè le armi, che siano convenienti al prossimo regno della luce e possano distruggere le opere delle tenebre. Queste armi non sono altro che le virtù cristiane.

"Non in mezzo a gozzoviglie...": l'Apostolo elenca sei opere delle tenebre, dalle quali deve rifuggire ogni cristiano: le prime due riguardano i vizi della gola, le altre due i peccati di lussuria e le ultime riguardano i vizi contro la carità.



"Rivestitevi del Signore Gesù Cristo": cioè delle sue virtù, del suo spirito, della sua grazia. Il cristiano si è già rivestito di Gesù nel battesimo, ma deve accrescere la grazia con l'imitazione di quelle virtù, di cui Gesù ci ha dato così sublimi esempi.
VANGELO: "Vegliate per essere pronti al suo arrivo" (Mt. 24,37-44)
Il brano evangelico odierno è interessato esclusivamente alla Parusia di Gesù. Il termine è greco e significa: presenza, venuta. Nel mondo greco-romano indicava la visita ufficiale e solenne del principe o dell'imperatore a qualche città.

I cristiani ne hanno fatto un termine tecnico per significare la venuta gloriosa di Gesù.

Il brano di Matteo mette in evidenza una delle caratteristiche della Parusia o venuta di Gesù: essa sopraggiunge improvvisa. Al suo avvento si verificherà qualcosa di simile a quello che accadde alla generazione di Noè: essa attendeva alle sue occupazioni normali e il diluvio la sorprese impreparata.

Alla venuta di Gesù si determinerà una discriminazione o separazione: tra chi sarà travolto dalla repentinità della venuta e chi invece sopravvivrà ad essa. E' evidente il senso: la venuta di Gesù è di salvezza per alcuni, ma di perdizione per altri (vv. 40.41).

I due ultimi versetti tirano la morale da quanto è detto sopra. I discepoli non sanno quando viene il Signore; anzi, il Signore verrà quando meno lo immaginano. Perciò s'impone loro la necessità di vegliare, di tenersi sempre pronti. Tenersi pronti significa prendere le misure al punto che la venuta di Gesù non risulti una sorpresa.

Il paragone del padre di famiglia è illuminante. Egli non sa quando viene il ladro, ma prende i provvedimenti perché la sua casa non sia rapinata.
1. Oggi incomincia un nuovo anno liturgico.
Gesù si rimette al nostro fianco con la sua parola, con la sua vita, con i suoi esempi;

ripercorre con noi, non solo rievocativamente, ma realmente, in maniera misteriosa, ma reale, la storia della salvezza. L'anno liturgico ne scandirà le tappe: i cicli, le feste, le Domeniche.

Sarà un richiamo ripetuto per le nostre anime a percorrere un'altra tappa della nostra vita a contatto intimo, personale e salvifico con Gesù, illuminati dalla sua luce, stimolati dai suoi esempi, vivificati dalla sua grazia.

Ogni inizio è importante: è tempo di revisione, di bilancio preventivo, di disegni, di piani e di propositi. Come ci trova questo inizio sulla bilancia dei nostri rapporti con Dio?


2. Avvento: preparazione al Natale.
"La nostra salvezza è più vicina ora...". Gesù si prepara a ridonarci la grazia della sua Incarnazione, della sua salvezza... Gesù ritorna alla nostra anima assetata, al mondo bisognoso di una meta, di felicità.

Gesù si prepara a mostrarci il suo smisurato amore, che lo spinse a divenire nostro fratello. Il Natale tornerà a riproporci in termini drammatici il problema fondamentale della nostra vita: la scelta o il rifiuto di Dio.



L'Avvento dunque è il tempo dell'attesa, del desiderio, dello svuotamento. Attesa di Gesù Salvatore, attesa di felicità. Desiderio di salvezza, desiderio di grazia sovrabbondante:

" E' ormai tempo di risvegliarsi dal sonno... gettiamo via le opere delle tenebre" (II lettura).

Risvegliare in noi le buone disposizioni a ben pensare e a operare rettamente è la più bella preparazione al Natale, insieme allo sforzo di svestirsi delle opere delle tenebre. Perché dove c'è il peccato non può venire Gesù.


3. Avvento: attesa dell'ultima venuta di Gesù.

Il brano evangelico, riprende il tema delle ultime domeniche dell'anno liturgico precedente. Il giudizio finale, con la venuta gloriosa di Gesù, deve rendere àlacre la nostra attesa della salvezza, più deciso il nostro sforzo, più vivo il desiderio della felicità eterna con Gesù.

Sin dal primo giorno dell'anno liturgico la Chiesa risveglia la nostra tensione escatologica, finale: anima della nostra condotta, ideale supremo della nostra vita.



Tutta la nostra vita è un avvento, un' attesa gioiosa ed impegnata, una vigilia di festa...
BN/ Qui si possono avere due conclusioni diverse...:
a) Conclusione:


4. Avvento: tempo della vicinanza del Signore
"Il Signore è vicino" ( II lettura).

Il richiamo alla venuta ultima e definitiva di Gesù deve renderci più convinti della presenza del Signore accanto a noi.



Gesù è già venuto! La nostra salvezza, in Gesù, si è già realizzata: noi viviamo già nel tempo della salvezza, questo è già l'ultimo tempo. Il giorno del Signore è oggi.

Oggi Egli viene accanto a noi, ci sollecita, ci chiama... Oggi è Natale, è sempre Natale. Dobbiamo sempre accettare Gesù nella nostra vita! Nella nostra esistenza, in ogni momento, si realizza per noi un giudizio di salvezza o di condanna.

Ecco perché dobbiamo "conoscere questo nostro tempo": perché oggi il Signore ci chiama e ci salva.



Godiamo quindi! E' già Natale! Se lo vogliamo!
Giovanni Papini, ormai vecchio, cieco e infermo, steso su una poltrona, scriveva per il Natale 1955:
"E se un giorno sarai percosso e perseguitato dalla sventura e perderai salute e forza, figli e amici, e dovrai sopportare l'ottusità, la malignità e la gelidità dei vicini e dei lontani, ma nonostante tutto non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie e accetterai con animo sereno il tuo destino, esulta e trionfa, perché il portento che pareva impossibile è avvenuto: il Salvatore è già nato nel tuo cuore...

Non sei più solo, non sarai mai più solo. Il buio della tua notte fiammeggerà come se mille stelle chiomate giungessero per festeggiare da ogni punto del cielo l'incontro della tua breve giornata umana con la divina eternità": incontro con Gesù Salvatore (Schegge, p. 230).
Care Sorelle, Gesù è già nato nel nostro cuore. Non siamo più soli, non saremo mai più soli: c'è in noi Gesù. E con Lui c'è pure sempre la Sua diletta Mamma. Per noi è sempre Natale!

b) Conclusione:

Tutta la nostra vita è un avvento, un' attesa gioiosa ed impegnata, una vigilia di festa...



Padre OLINTO MARELLA, il sacedote-filosofo di Bologna, fu l'uomo più povero e più ricco del mondo. Non possedeva un soldo e provvedeva al mantenimento di 500 "figli" della miseria. Diceva d'aver sempre passato le sue giornate ad attendere soltanto.

Attendere chi? "Dio che passa e aiuta", rispondeva.

Piovesse, nevicasse, tirasse vento o si soffrisse il caldo, Padre Marella stava seduto col suo cappellaccio rovesciato sulle ginocchia a raccogliere elemosine per la sua Opera: di giorno davanti a una chiesa, di sera davanti a un cinema o a un teatro.

Non domandava nulla. Aspettava in silenzio: "Il mendicante di Dio non deve importunare: chi vuole aiutarmi, sa quel che deve fare senza che io glielo chieda".

Dopo la sua morte, nel luogo dove egli ha aspettato pazientemente per 30 anni, anche dieci ore al giorno, hanno messo una lapide: è "l'angolo dell'attesa di Padre Marella".

Cari fratelli e sorelle, facciamo in modo che l'ambiente in cui viviamo e lavoriamo, diventi per noi il "luogo di attesa" di Gesù e della Madonna, e quello diventerà per noi l'anticamera del Paradiso.

I DOMENICA DI AVVENTO - Anno A

PENSIERO INTRODUTTIVO ALLA S. MESSA
GRANDI INIZI
Oggi è giorno di grandi inizi.

1 Inizia infatti il nuovo anno liturgico, "memoriale" dei misteri di Gesù;
2. Incomincia anche il Tempo di Natale, che ci fa celebrare l'Incarnazione e la nascita al mondo del Figlio di Dio;
3. Infine incomincia l'Avvento, preparazione alle tre venute di Gesù: a Betlemme; in noi mediante la grazia; e nel mondo intero alla fine dei tempi.
Apriamoci con fede a tanta grazia di Dio. La Madonna, che è la causa di tutti questi inizi, ci doni il suo fervore per il nostro incontro con Gesù.


2 DOMENICA DI AVVENTO - Anno A


1°. SCHEMA: (Per le Suore)
C O N V E R S I O N E
1. LETTURA: Giudicherà con giustizia i poveri (Is. 11,1-10)
Nella prima lettura il profeta Isaia traccia il ritratto del Re-Messia e del suo Regno: sarà un sovrano ideale e inaugurerà un regno di pace universale.

Per adempiere alla sua missione il Re messianico sarà ripieno dello Spirito di Dio. Tale pienezza è sottolineata dall'ampio elenco dei doni dello Spirito Santo.



Il Re ideale, conforme al cuore di Dio, avrà come caratteristica la giustizia nel governare e soprattutto nella difesa dei diritti dei poveri.

Abbiamo qui ben ritratta l'immagine di Gesù, l'amico dei poveri e di tutti i sofferenti.


2. LETTURA: Gesù salva tutti gli uomini(Roma. 15,4-9)
Nella seconda lettura San Paolo, dopo aver citato il Salmo 15°, coglie l'occasione per sottolineare l'importanza delle Sacre Scritture; poi ritorna ampiamente sul tema della convivenza fraterna: "Accoglietevi gli uni gli altri, come Gesù accolse voi".
VANGELO: Convertitevi: il regno dei cieli è vicino (Mt. 3,1-12)

Il Vangelo odierno ci presenta invece una descrizione generale del Battista: il suo austero ascetismo, il suo caratteristico rito battesimale e soprattutto ci descrive il contenuto della sua predicazione: cioè l'avvicinarsi del Regno di Dio e la necessità della conversione.



Il tema centrale della sua predicazione come di quella di Gesù, è appunto l'indispensabilità della conversione personale. Non basta appellarsi alla discendenza carnale da Abramo, perché verrà fatta una precisa divisione fra alberi buoni e cattivi, in base ai loro frutti.

Gesù viene descritto come giudice: separerà la pula dal grano, battezzerà non in acqua, ma in Spirito Santo e fuoco. Attuerà cioè un giudizio da cui Israele dovrà uscire purificato e santificato, liberato cioè da tutti coloro che non si convertono.

L'idea di conversione è assolutamente fondamentale nel Nuovo Testamento. Il Vangelo comincia con il richiamo di Giovanni Battista, ripreso poi da Gesù nella sua predicazione: "Pentitevi, perché il regno di Dio è vicino" (Mt. 3,2). E' un invito a un cambiamento profondo e interiore di vita, corrispondente all'atto assolutamente nuovo e decisivo col quale Dio viene come liberatore e perdona i peccati.

La conversione obbliga a rivedere completamente il senso della propria vita in rapporto a questo atto decisivo di Dio. E' la risposta dell'uomo all'iniziativa di Dio.



La conversione implica pentimento o penitenza, per cui si abbandona il peccato e poi richiede la fede, per la quale ci si rimette completamente a Dio ("pentitevi e credete al Vangelo", dice San Marco - 1,15).

Di fronte all'affermazione: "Quel tale è un convertito", viene da domandarsi: "quante volte?".



Per molti cristiani la conversione è un fenomeno eccezionale, clamoroso, di cui sono protagonisti individui che passano dalle tenebre dell'errore alla luce della verità, da una condotta perversa a una vita "esemplare".

Non sospettano che la conversione è un dovere fondamentale e abituale del cristiano.

Sono vittime di un equivoco secondo cui si è cristiani, suore, religiosi, in maniera definitiva. Come uno che ha conseguito la laurea, è e rimane dottore o ingegnere incontestabilmente. No. Non è così, ma semplicemente si diventa cristiani, religiosi o sacerdoti.

Nessuno può affermare di aver raggiunto stabilmente il traguardo. Si tende verso quella meta, che non è mai conseguita una volta per sempre. E per "diventare" occorre convertirsi. La conversione è un impegno quotidiano. Faticoso, doloroso.

Noi, istintivamente, tendiamo a scantonare, a deviare. Per cui non siamo mai là dove dovremmo essere. Non siamo mai là dove c'è Gesù (anche se ci piace illuderci che Lui stia dalla nostra parte).

Gesù è sempre da un'altra parte.

Lui è sempre più avanti. Lui pensa "diverso" da noi. Lui ama "diverso" da noi.

Ora, convertirsi significa appunto accorgersi che non siamo a posto. Che non siamo al Suo posto. Che la nostra logica è diversa dalla Sua. Che i nostri sentimenti risultano stonati rispetto ai Suoi. Che i nostri passi non sono sincronizzati con i Suoi.

E allora mutiamo rotta. Cambiamo testa, cuore, occhi, tutto. Questa è conversione. Che non si riduce ad un piccolo aggiustamento, un ritocco alla facciata, un minuscolo cambiamento che non scomodi troppo, ma una trasformazione radicale, un capovolgimento totale, un rovesciamento completo.

Convertirsi significa mettersi dalla parte di Dio. L'opposto consiste nel tentativo di mettere Dio dalla nostra parte. Ed è un tentativo piuttosto frequente, specialmente tra le persone religiose.

Ci sono individui che non cambiano mai, non si convertono, perché vivono nella... poco beata certezza che Dio si identifichi con la loro mentalità, i loro pregiudizi, e perfino con le loro meschinità.

Persone incapaci di mettersi seriamente in discussione. Arroccate su posizioni acquisite, non dubitano neppure lontanamente che Dio cammini in un'altra direzione.

Hanno ridotto il messaggio cristiano a un concentrato di sicurezze r vivono di quelle pillole "tranquillizzanti" che vorrebbero far ingoiare a tutti, perché tutti siano livellati in un comune immobilismo.

C'è qualcosa di peggio che non essere a posto. Ed è "credersi a posto". C'è qualcosa di peggio che camminare su una cattiva strada. Ed è "la spavalda sicurezza di trovarsi sulla strada buona".

Talvolta, nell'enumerazione delle nostre più piccole colpe, siamo meticolosissimi. Non vogliamo che Dio abbia qualcosa da ridire sul nostro conto.

Così riduciamo le nostre confessioni a un "mettere a posto la coscienza", ma non si traduce mai in una autentica conversione.

Già. Tutto a posto. Tutto sistemato. Nessun conto in sospeso. L'importante è che il Signore non abbia nulla da ridire.

E invece no. Bisogna che Dio abbia sempre qualcosa da ridire.

La nostra salvezza consiste, precisamente, nel lasciare che Lui abbia molte cose da ridire sul nostro conto. Sulla nostra condotta, su ciò che siamo, su ciò che pensiamo, su ciò che amiamo. Altrimenti siamo davvero spacciati...

Dunque, convertirsi, in ultima analisi, vuol dire cambiare direzione spostandoci verso Gesù, che ha sempre un mucchio di cose da ridire a nostro riguardo.

Così ogni giorno. Perché ogni giorno dobbiamo cercare, non di "essere a posto", ma di "raggiungere il Suo posto".

E' chiaro che tutto questo richiede sforzo, fatica, olio di gomito, intenso lavoro. Non bastano le preghiere, tanto più se recitate a fior di labbra, senza la partecipazione del cuore. Per entrare nel Regno di Gesù non basta pregare, ma bisogna lavorare intensamente per correggere noi stessi.



Nella vita dei monaci del deserto si legge questo fatto. Un giovane si presentò all'abate del monastero del Sinai, perché desiderava dedicarsi tutto a Dio.

Fu accettato. Ma dopo pochi giorni, vedendo che i monaci, dopo aver atteso alcune ore alla preghiera, andavano tutti al lavoro, chi a coltivare la terra, chi a fare stuoie, chi a trascrivere libri, ecc., quasi quasi si scandalizzò e disse all'abate:

- Padre, noi dobbiamo solo pregare, occuparci solo di Dio, e non del lavoro!

L'abate, sorridendo, gli rispose: - Forse hai ragione! Tu allora prendi questo libro di preghiera, chiuditi nella tua cella e continua a pregare!
Venne l'ora del pranzo e l'Abate diede ordine che quel giovane fosse lasciato a leggere e a pregare.

Passate parecchie ore, il giovane stanco di pregare e meravigliato che nessuno lo chiamasse per il pranzo, affamato esce dalla cella e va a trovare il padre Abate e gli dice: - Padre mio, i monaci non mangiano quest'oggi?

- Sì, mio caro, - risponde l'Abate - Tutti i monaci hanno mangiato.

- E perché non mi avete fatto chiamare?

- Come? - aggiunse l'Abate sorridendo.

- Non volete voi esser tutto di Dio, spendere tutto il vostro tempo nella preghiera? Io perciò ho pensato: gli altri monaci che lavorano hanno bisogno di mangiare, ma tu non vuoi vivere come gli Angeli? Per questo non ti ho fatto chiamare.

Allora il giovane comprese che è volontà di Dio che non solo diciamo: - Signore, Signore! - ma che operiamo anche intensamente per il bene terreno e per la nostra continua conversione.

La Madonna Immacolata, che ha trasformato la sua vita in un gioioso "sì" al Signore, nell'adorazione e nel servizio a Gesù, che viveva nella Sua casa, ci aiuti a trasformare la nostra vita in una conversione continua di fervore in fervore.

2 DOMENICA DI AVVENTO - Anno A
PENSIERO INTRODUTTIVO ALLA S. MESSA
CONVERSIONE
Oggi San Giovanni Battista nel Vangelo ci dice: "Convertitevi... fate frutti degni di conversione...".

La conversione è una profonda verifica di noi stessi per vedere che direzione ha assunto la nostra vita, se verso Gesù oppure verso noi stessi.
Conversione è un passaggio da una fede accettata passivamente, ad una fede attivamente conquistata, come risposta al dono di Dio e all'intervento dello Spirito Santo nella nostra vita.

Ci aiuti la Madonna Immacolata a convertirci ogni giorno a Gesù, affinché la nostra vita sia tutta un candore come la Sua.


2 DOMENICA DI AVVENTO Anno A
2°. SCHEMA: (Mornese Santuario: per i fedeli...)


GIOVANNI: UOMO COERENTE E CORAGGIOSO - CONVERSIONE
Il Vangelo odierno ci presenta San Giovanni Battista con queste parole:

"Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore" (Mt. 3,3).

Voce che grida nel deserto". Sembra una definizione paradossale, incredibile.
A che serve gridare nel deserto? Eppure Giovanni si presenta proprio così e non si scoraggia. Infatti egli si sente felice per il bene che fa e non per le risposte che trova.

Applichiamo a noi la situazione di Giovanni. Spesso, noi cristiani non siamo una voce che grida nel deserto? Saremmo tentati di dire: a che serve?

Ma noi siamo chiamati a essere con Gesù, a vivere con Lui. Allora anche il deserto fiorirà, perché se siamo in Dio, inevitabilmente porteremo una forza di rinnovamento.

"Preparate la via del Signore". Queste parole sono piene di saggezza e di sapienza. Bisogna preparare la via del Signore, perché la via di Dio è ostruita, l'abbiamo riempita di ostacoli: con il nostro peccato abbiamo elevato un autentico muro tra noi e Dio.

Bisogna colmare i precipizi della vanità, del vuoto, dell'effimero che tutti portiamo dentro; bisogna abbassare i monti della presunzione, dell'orgoglio, dell'autosufficienza.

Allora Dio potrà passare e accadrà l'incontro: sarà un momento meraviglioso.



E' difficile descrivere la traboccante emozione di una conversione. I diari dei convertiti sono pagine luminose; sono racconti che fissano l'emozione dell'incontro con Dio. E' un'esperienza che dobbiamo fare anche noi.
Il Vangelo di Matteo continua presentando le caratteristiche di Giovanni Battista:

"Portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico" (v. 4).



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