I materiali che troverete materiali introduttivi per I docenti



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LEZIONI DI PACE

Materiali per l’educazione alla pace

Giorni della legalità 2015
a cura della commissione

Istituto comprensivo di Vobarno




I MATERIALI CHE TROVERETE


MATERIALI INTRODUTTIVI PER I DOCENTI

  • Riassunto delle puntate precedenti

  • Proposta per l’anno in corso con finalità e pensieri sparsi

  • Punto di vista adottato per l’educazione alla pace (so-stare nei conflitti, da un contributo di D. Novara)

  • Le giornate per la pace

  • Alcuni link utili

  • Mappa per orientarsi nel fascicolo



Da pag. 3 a pag. 9

CONTENUTO / ATTIVITA’ PER LE CLASSI

DESTINATARI

osservazioni

1. Brainstorming sulla parola pace pag. 10

TUTTI

Attività per entrare in tema e magari abbellire un angolo della scuola

2. Le sette regole d'oro dell'arte di ascoltare pag. 10

TUTTI

Da imparare quasi memoria…

3. Manifesto 2000 per una cultura della pace e della nonviolenza pag. 10

TUTTI

Potrebbe essere il punto d’arrivo

4. Dichiarazione sulla cultura di pace adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 settembre 1999 (A/53/243) pag. 11

DOCENTI

Per le classi se semplificato

5. Conflitti planetari (testo espositivo) pag. 12

TUTTI




6. I diritti naturali di bimbi e bimbe (riscritti e attualizzati) pag. 13 - 14

CLASSI 1^ e 2^




7. Questionari (educare ai linguaggi, agli atteggiamenti e ai comportamenti di pace) pag. 15


TUTTI

Anche questa è un’attività per entrare in tema.

8. Le cause delle guerre (testo espositivo) pag. 16


TUTTI

Studiare le cause delle guerre

9. Le guerre oggi pag. 16


TUTTI

Lo spazio dedicato ai conflitti attuali varia nelle classi in base alle conoscenze storiche e geografiche possedute.

10. Parole per dire la guerra, giochi di ruolo tra pace e guerra. Cinque parole della non violenza. pag. 17

TUTTI




11. La fine e l’inizio di W. Szymborska pag. 18

TUTTI

La guerra lascia tracce: prima e dopo niente resta uguale.

12. Il villaggio rivisitato di H. Boll pag. 18-19

TUTTI

13. Sentinella di F. Brown pag. 19

TUTTI

Abituarsi a capovolgere il proprio punto di vista…

14. La terra è rotonda di M. Rigoni Stern; Miracolo nell’isba di M. Rigoni Stern pag. 20 - 21







15. Le due bandiere di P. Levi pag. 22 -23

TUTTI

Facilmente nasce il nemico…

16. La canzone di guerra di D. Buzzati pag. 23 -24

TUTTI

L’esercito non va mai verso la vittoria…

17. La pace non è un’utopia di D. Maraini pag. 25

CLASSI 2^ e 3^

Testo argomentativo per ragionare di pace e preparare un intervento all’ONU

18. Ama lei la guerra? di E. Lussu pag. 26

CLASSI 3^ e 2^

Uomini differenti di fronte alla guerra

19. Io non sparo di E. Lussu p. 28

CLASSI 3^ e 2^

Il nemico è un uomo come

20. Elenco testi in Oltrepagina pag. 29







21. Se non ci fossero più armi di R. Bradbury pag. 29

TUTTI

Basterà?

22. Bambini soldato (testo espositivo) pag. 30

TUTTI

Approfondimento su una tragedia attuale

23. Canzoni e canzoni pag. 31







24. FILM: Uomini contro pag. 31

CLASSI 3^

Prima guerra mondiale

25. FILM: E ora dove andiamo? pag. 33

TUTTI

Farsi altro per impedire il conflitto

26. FILM: Tutti per uno pag. 34

TUTTI

Solidarietà allo “straniero”

27. FILM: Freedom writers pag. 35

CLASSI 3^ e 2^




28. FILM: Il figlio dell’altra pag. 35




Azioni di pace nel conflitto israelo-palestinese

29. FILM: Il giardino di limoni pag. 36

CLASSI 3^ e 2^

Vita quotidiana e “resistenza” in Israele

30. FILM: Joeux Noel pag. 39

TUTTI

Prima guerra mondiale

31. L’Italia ripudia la guerra: commento all’articolo della nostra Costituzione pag. 41

TUTTI




32. Il premio Nobel per la pace all’Unione Europea pag. 43

TUTTI




33. Il gioco delle colpe pag. 46

TUTTI

Gioco di ruolo per imparare a so-stare nei conflitti

34. O con me o contro di me pag. 47

TUTTI

Gioco di ruolo per attrezzarsi nei confronti delle dinamiche di potere

35. Guerra di C. Covoni pag. 48

CLASSI 3^ e 2^

La retorica della guerra: si può capovolgere!

1. Riassunto puntate precedenti

Da alcuni anni le scuole secondarie dell’Istituto a fine gennaio organizzano una pausa didattica che lascia il posto ai giorni della legalità.

Il senso di questa scelta è quello di valorizzare, con uno spazio dedicato, il tema dell’educazione alle regole, alla cittadinanza, alla legalità declinandolo in base ai bisogni delle singole classi e condividendolo con il consiglio di classe.

Tutto il materiale prodotto è reperibile sul sito del nostro istituto: cliccare progetti e aprire la cartella di educazione alla legalità.

Letture, film, giochi, canzoni, messi a disposizione come stimolo, lasciando alla libera iniziativa dei docenti la possibilità di utilizzarli o di avventurarsi su altre strade.

Per comodità si dà qui una sintesi delle tematiche presenti nei fascicoli, per un’agevole più consultazione.

a.s. 2006-07 LA STORIA SIAMO NOI: spettacolo con Livia Castellini. Canzoni stimolo: “La storia siamo noi” di Francesco de Gregori; “Se bastasse una canzone” di Eros Ramazzotti; ”Si può dare di più” di Tozzi, Morandi Ruggeri. Letture per parlare di regole: “La bestia” di Mario Lodi (è l’educazione che ti rende bestia o uomo); “Il Piccolo Principe” (capitolo del re senza sudditi)

a.s. 2007-08 IMMAGINA: è il fascicolo che contiene varie proposte, anche per scuole dell’infanzia e primaria.

a.s. 2008-09 CAMMINIAMO IN PUNTA DI PIEDI: spettacolo di Simona Baccolo a partire dalla CARTA DELLA TERRA. Testi significativi: “Valore” di Erri de Luca, “Il miele ereditato” di Efrain Barquero. Raccolta di proposte collegate alla Carta della Terra (“L’uomo che piantava gli alberi”, l’impronta ecologica, Io e gli alberi, 60 passi per salvare la terra, “Marcovaldo al supermarket” di Italo Calvino, “Walter” di Michele Serra)

a.s. 2009-10 VIAGGI DI PAROLE 1: Testo di partenza: “La vera ricchezza” (storia russa sull’importanza dell’essere e non dell’avere). Parole da pescare per la libera costruzione di percorsi didattici.

a.s. 2010-11 VIAGGI DI PAROLE 2: lettera del dirigente scolastico con parole da scegliere; lettura stimolo “Lezioni di volo” (Hadara vuole imparare a volare per diventare trapezista). A fine anno le classi hanno proposto video, canzoni, presentazioni varie.

a.s. 2011-12 LEGA L’ILLEGALITA’, SLEGA LA FELICITA’: idee per parlare di mafia, bullismo, illegalità, costituzione (testo di Gherardo Colombo sul paese senza regole).

a.s. 2012-13 LA PELLE CHE CI RICOPRE: suggerimenti per parlare di diritti dei bambini, mafia, legalità, costituzione, a partire dalla pelle che ci ricopre (lettura da Pinocchio).

a.s. 2013-14 IMPARO E IL MONDO CAMBIA: valorizzare i doni dell’istruzione per cambiare il mondo (testo base: La scuola o la scarpa di Tahar Ben Jelloun; la storia di Malala; film: Il sole dentro).

PROPOSTA a.s. 2014-15

LEZIONI DI PACE

Perché abbiamo scelto l’educazione ala pace?


  • l’occasione: i 100 anni dalla Grande Guerra, i 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, le guerre che infuriano

  • le motivazioni per dedicarsi all’educazione alla pace (alla rinfusa e assai incomplete): la distorsione dei mezzi di informazione quando si parla e soprattutto non si parla di conflitti; la facilità con cui si pensa di poter tifare quando esplode un conflitto; il venire meno dell’indignazione perché pur bombardati da immagini di guerra la percezione dei ragazzi è che la faccenda sia virtuale; l’indifferenza diffusa per la nostra responsabilità storica (di nati nel 1900) di “costruttori di pace”; la mancata consapevolezza che azioni e pensieri di pace cominciano nel singolo e devono caratterizzare i contesti sociali e le sfere del potere politico ed economico; la mancata interiorizzazione delle distruzioni che la guerra comporta per la vita dell’individuo; l’incapacità di gestire i conflitti e non farsi travolgere; l’urgenza di imparare a negoziare in una società complessa come la nostra…

  • le motivazioni nelle Indicazioni (con qualche sorpresa…): questi passaggi possono motivare uno spazio specifico per l’educazione alla pace:

a. PER UNA NUOVA CITTADINANZA: “La nostra scuola, inoltre, deve formare cittadini italiani che siano nello stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo.

I problemi più importanti che oggi toccano il nostro continente e l’umanità tutta intera non possono essere affrontati e risolti all’interno dei confini nazionali tradizionali, ma solo attraverso la comprensione di far parte di grandi tradizioni comuni, di un’unica comunità di destino europea così come di un’unica comunità di destino planetaria. (…)



La scuola è luogo in cui il presente è elaborato nell’intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto”.

Se c’è un tema planetario oggi che attiene alla cittadinanza mondiale è quello della pace, visti tutti i suoi intrecci..

Non possiamo poi dimenticare che i due conflitti mondiali sono nati in Europa.
b. Nel paragrafo: PER UN NUOVO UMANESIMO si legge che tra gli obiettivi della scuola c’è quello di “diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale condizione umana (il degrado ambientale, il caos climatico, le crisi energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e la malattia, l’incontro e il confronto di culture e di religioni, i dilemmi bioetici, la ricerca di una nuova qualità della vita) possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture.”

A tal proposito si segnala che se nei grandi problemi avessero scritto anche la pace o la guerra non ce ne saremmo dispiaciuti. E’ tuttavia indubbio che nell’elenco stanno molte delle tematiche che all’educazione alla pace si intrecciano e fanno contesto.
c. Nel Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione si legge che lo studente alla fine del primo ciclo “collabora con gli altri per la costruzione del bene comune esprimendo le proprie personali opinioni e sensibilità. (…) Ha cura e rispetto di sé, come presupposto di un sano e corretto stile di vita. Assimila il senso e la necessità del rispetto della convivenza civile.”

Scontato che nel bene comune ci sia come precondizione la pace.
d. Infine nel paragrafo dedicato a Cittadinanza e Costituzione la chiusura recita: “Parte integrante dei diritti costituzionali e di cittadinanza è il diritto alla parola (articolo 21) il cui esercizio dovrà essere prioritariamente tutelato ed incoraggiato in ogni contesto scolastico e in ciascun alunno, avendo particolare attenzione a sviluppare le regole di una conversazione corretta. È attraverso la parola e il dialogo tra interlocutori che si rispettano reciprocamente, infatti, che si costruiscono significati condivisi e si opera per sanare le divergenze, per acquisire punti di vista nuovi, per negoziare e dare un senso positivo alle differenze così come per prevenire e regolare i conflitti.”

La pace è dialogo e capacità di negoziare: troppo facile se fossimo su un’isola deserta, ognuno la sua… Né ci si può sottrarre al conflitto.
Quali finalità possiamo darci nel fare educazione alla pace?

  • finalità: in disordine, attinenti la sfera emotiva, cognitiva, comportamentale e un poco anche piste di lavoro:

1. riflettere su come nasce l’idea del nemico e capovolgerla nell’elaborazione di un’empatia generalizzata verso gli altri e il mondo;

2. conoscere alcuni conflitti in corso , rendersi consapevoli delle cause di guerra;

3. sviluppare un pensiero critico che rifiuta l’ineluttabilità della guerra e lo schema “vincitori / vinti” per sostituirlo con l’urgente necessità che prevalga la pace sempre e la consapevolezza che alla fine di una guerra siamo tutti perdenti;

4. comporre (nel cuore e nella testa) un alfabeto di pace che intreccia la parola pace alle numerose parole satellite di cui ha bisogno (diritti umani, ascolto, giustizia ecc.)

5. proclamare il proprio impegno per una cultura e una pratica di pace a partire dalla vita personale utilizzando anche le parole di documenti internazionali e/o messaggi lanciati in giornate specificamente dedicate alla pace;

6. adottare una guerra e darle il nome di un singolo individuo che l’ha vissuta in uno sforzo di trovare senso ai grandi eventi (es. la seconda guerra mondiale è Anna Frank che aveva tante speranze utili al buon vivere di tutti e sono state falciate). Questa valorizzazione dell’esperienza individuale dà corpo (mani e gambe e cuore e testa) a quei testi che ci informano sui numeri delle guerre o spiegano le cause dei conflitti, testi che naturalmente bisogna proporre alle classi.

7. imparare da azioni di pace, riconquistare la fiducia che la pace è possibile;

8. approfondire aspetti particolari.


Poiché il compito della scuola si riassume nel dare gli strumenti che permettono alla persona di scrivere – dare – trovare un senso (a sé e al mondo), pensare di voler lasciare ai ragazzi come compagni di viaggio delle buone metafore è un modo per dire: ti metto nelle mani dei significati, allarga il loro valore, arricchiscilo e fallo debordare, genera nuovi significati per avere un bagaglio di senso che non ti abbandona. Per questo sfruttiamo testi narrativi e poesie, film e tanti inviti a mettersi nei panni di…


Quale punto di vista possiamo assumere nel fare educazione alla pace?

Offriamo un contributo (riadattato) di Daniele Novara sull’educazione alla pace che è stato condiviso in commissione e viene proposto a tutti i docenti. Rappresenta il punto di vista con il quale impostare l’educazione alla pace;

l’ultima parte dell’articolo coni sei passi per affrontare il conflitto è spendibile anche nelle classi.
L'alfabetizzazione al conflitto come educazione alla pace
L'equivoco della bontà e l'educazione alla pace

Ci sono dei miti duri a morire. Quello della pace come bontà, come armonia, come volersi bene è uno dei più duri in assoluto. È un mito deleterio, perché sostanzialmente autodistruttivo, che contiene al suo interno un'impossibilità operativa che lo rende del tutto inutile sul piano pratico e storico. (…)

Lo registriamo anche a livello educativo. È diffusa per esempio l'idea che i litigi fra i bambini scompariranno quando i bambini smetteranno di litigare, oppure quando tutti si vorranno bene, o quando anche i più agitati saranno tranquilli, i disturbatori non disturberanno più, i timidi parleranno, e via di seguito, in una lunga serie di autoprescrizioni di tipo formativo che sono, se non in casi eccezionali, di impossibile raggiungimento.

Purtroppo spesso queste prescrizioni diventano anche obiettivi didattici. Troviamo programmazioni educative in cui fra gli obiettivi viene incluso quello di evitare litigi fra i bambini. A partire da questo esempio possiamo fare una serie di considerazioni che ruotano attorno alla inevitabilità di certi fenomeni, comportamenti e situazioni. Esiste una mitologia percettiva legata alla pace come armonia che non consente di affrontare le situazioni di perturbazione, di conflittualità, di aggressività e di tutto quello che succede nel momento in cui la divergenza entra a far parte della relazione interpersonale.

E’ chiaro che le prescrizioni impossibili generano ansia, in quanto irraggiungibili, generano uno stato di tensione permanente, di insoddisfazione, uno stato talvolta di frustrazione. (…)

Aggiornare le mappe: la pace è conflitto

Si arriva pertanto alla necessità di affrontare la questione della pace sotto un profilo completamente diverso rispetto a quella che è stata finora la cultura del buon senso.

Se la pace è stata considerata antitetica rispetto al conflitto, e il conflitto visto come guerra, come devastazione, come combattimento armato (sono queste sostanzialmente le definizioni che compaiono su tutti i dizionari) un nuovo modo per affrontare le possibilità di una pace che sa essere qualcosa di concreto e operativo, è sottoporre sotto il profilo epistemologico il termine e la concezione stessa di pace a una ristrutturazione semantica, culturale e psichica. Recentemente si è sviluppato un filone di ricerca, specialmente in ambito educativo, che considera la pace coerente con il conflitto.

La pace è conflitto, in quanto permette di mantenere la relazione anche nella divergenza. In quest'ottica la guerra spesso assume le sembianze di un tentativo paradossale e ossessivo di ristabilire la pace intesa come un elemento di aconflittualità, di ordine e di assenza di divergenze, contrasti e diversità. Questo lo abbiamo registrato con molta enfasi e anche con molta ripugnanza nell'ambito di quelle che oggi si definiscono "guerre etniche", che appaiono come un tentativo psicotico di ristabilire un ordine che passa attraverso l'eliminazione totale della perturbazione che l'altro procura con la sua presenza.

L'educazione alla pace tenta di proporre un'idea di pace come conflitto, e quindi una nuova mappa per attraversare questi territori. Una mappa che abbia questo orientamento preciso, assumere il conflitto come un elemento generativo, un elemento creativo, una risorsa all'interno della costruzione di una serie di relazioni che non possono prescindere dal valorizzare e contenere la diversità.

È chiaro che in questo tipo di lavoro emerge la difficoltà nel decentrarsi, nel capire le ragioni altrui, nell'accettare la divergenza. Sta in questo la sfida dell'educazione alla pace, nel creare le condizioni affinché il rapporto possa alimentarsi non solo nella simpatia ma anche nella discordanza e nella diversità. È una sfida enorme ma imprescindibile all'interno di una società che diventa sempre più densa di complessità etniche e sociali, in cui i cambiamenti sono molto rapidi, in cui l'ingresso di immigrati procura continuamente ventate di fisiologiche perturbazioni.

L'educazione alla pace non significa altro che un processo di apprendimento di un'arte della convivenza più raffinata della semplice tolleranza, del semplice controllo della diversità. Un'arte della convivenza che diventa un addestramento continuo, incessante, una vera e propria alfabetizzazione che ci porti ad acquisire al livello primario, relazionale, la capacità di stare dentro il conflitto e la diversità come un momento di crescita, e non più come un fattore di paura o di minaccia.

So-stare nel conflitto: il conflitto come luogo della relazione

Le vere relazioni umane consentono il conflitto, ossia il confronto, lo scambio, la divergenza e l'opposizione. I genitori che non consentono l'opposizione a se stessi da parte dei figli, trattandoli come amichetti con cui cercare una continua complicità, impediscono agli stessi figli di mettersi alla prova e di usare la relazione con gli adulti come banco di prova del proprio valore, come territorio di esplorazione e di apprendimento.

La formula "so-stare nel conflitto" implica proprio l'accettazione della necessità che la relazione rappresenti l'occasione per ciascuno di esprimere parti di sé, e liberare le proprie dimensioni più vere e più profonde, che solo nelle relazioni conflittuali possono venire alla luce. L'educazione autoritaria negava questa possibilità con la formula "o con le buone o con le cattive", e imponeva un'unica logica - in genere unilaterale - che era la logica del raddrizzare, cercando delle facili scorciatoie che in qualche modo escludessero il conflitto.

Oggi viviamo un altro tipo di situazione: spesso e volentieri gli educatori rinunciano a ogni tipo di confronto, rinunciano al loro potere educativo, accontentandosi di una facile dimensione di accondiscendenza reciproca, che però non consente la crescita.

Non esistono ricette, modalità preconfezionate nelle relazioni, ma esiste una necessità di vivere la relazione in ambito educativo e di assumere questa relazione anche conflittuale come una sfida che porta all'apprendimento di competenze, e permette alle nuove generazioni di mettersi alla prova.




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