I musulmani in Italia


L’islam in Europa: uno sguardo a distanza



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28.03.2019
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L’islam in Europa: uno sguardo a distanza.

E’ possible ormai prendere un po’ di distanza e fare un bilancio relativo ai processi sociali ed ai risultati acquisiti in questi anni 3.

Riassumendo :
a) Anzitutto è chiaro che la presenza dell’islam non è un fatto strettamente relativo ad una minoranza al margine della realtà sociale. I musulmani che hanno riattivato la loro identità islamica bussano con forza alle porte della società, della cultura e delle istituzioni europee. L’islam non è fatto per vivere in un ghetto.
b) In questi anni, tutto sommato assai rapidamente – fatto che i musulmani, presi dal loro entusiasmo religioso, non prendono spesso in considerazione - i musulmani hanno acquisito un bagaglio istituzionale considerevole: sale di preghiera, insegnamento, cimiteri, rispetto delle prescrizioni alimentari. Tutto questo è stato fatto grazie alle molte energie spese personalmente dai musulmani mobilitati nel senso dell’autonomia e della responsabilità, insieme a finanziamenti provenienti da donatori ed istituzioni islamiche.

Lo statuto istituzionale dell’islam nei diversi paesi europei varia a seconda del diverso statuto delle religioni. Si tratta di processi in genere ancora incompiuti, ma certamente è un dato di fatto. Spesso comunque le istituzioni di cui parlavo sono finanziate col denaro pubblico allo stesso titolo di altre istanze religiose.

Certo, vi sono reazioni, resistenze da non sottovalutare, più accentuate in taluni luoghi o Paesi, ma non dovrebbero mascherare il fatto che l’islam è considerato – e comincia ad esserlo sempre più - legittimamente di casa in Europa.
Anche sul piano culturale questa nuova realtà è sempre più conosciuta ed inclusa nella realtà europea. Comincia, cioè, a far parte del paesaggio culturale europeo.
c) Occorre considerare la novità storica eccezionale che ha costituito, da cinquant’anni a questa parte, l’inserimento nel territorio europeo di persone portatrici di riferimenti ad una civiltà religiosa che è stata antagonista dell’Europa per secoli, dalle occupazioni musulmane della Sicilia, della Sardegna e della Spagna, alle Crociate, all’espansione Ottomana, ed al colonialismo europeo. Novità per tutti.
E, tutto sommato, questa coabitazione è andata piuttosto bene, tra tensioni innegabili – come è in tutta la vita sociale - e gesti e parole maldestre da entrambe le parti (nessuno era preparato ad una tale, inattesa novità). Ma, tutto sommato, è andata avanti. Malgrado tutto.
Non sono d’accordo con analisi che accentuano fino all’eccesso la crescita dell’islamofobia - tra l’altro, tramite agenzie onusiane - né condivido gli accenti che esaltano l’antioccidentalismo dei musulmani. Che vi siano, dall’una e dall’altra parte, persone o gruppi che “soffiano sul fuoco” è certo. Che vi sia inquietudine quanto al divenire dell’islam è evidente. Come potrebbe essere altrimenti? Tuttavia, esprimere inquietudine non è essere islamofobi. Che vi sia inquietudine critica da parte di musulmani sul “come” essere musulmani in un contesto occidentale non significa essere antioccidentali.

E questo sia detto senza ingenuo sguardo irenico sulla realtà. Ritornerò in seguito sui nodi, sugli ostacoli a riguardo.


d) La questione dell’islam è sorta dall’emergere, sulla scena, di un rinnovato slancio religioso. A ben guardare, sono in fondo due secoli che i musulmani, in modi diversi, cercano di rivitalizzare i loro riferimenti religiosi tentando, attraverso essi, di dare una risposta alla penetrazione dell’Occidente (idee, istituzioni, economia) nelle loro società ed ai cambiamenti indotti sul piano sociale e culturale. E’ stata la breve parentesi delle indipendenze nazionali e del nasserismo a farci riscoprire l’islam negli anni Settanta come un «ritorno» inatteso. Ma in realtà è stato un lungo processo.
e) Le presenza dell’islam europeo è ancora in fase di costruzione: è un errore frequente non tenere in conto l’aspetto processuale, in costruzione, non stabilizzato, dell’islam europeo. Se il cambiamento sociale è inerente ad ogni realtà, questo è ancor più vero per l’islam, che vive profondi cambiamenti storici, ed in particolare per l’islam europeo, che sta vivendo un processo di impiantamento nella nuova realtà dell’Europa.
Questo processo di costruzione si rivela lungi dall’essere lineare, progressivo, omogeneo. Si sviluppa, anzi, in modo «perturbato», il che costringe a riflettere sulle strategie da mettere in opera per renderne meno difficile l’impiantamento. E’ infatti probabile che l’islam europeo – e le società europee nei confronti dell’islam - vivano una svolta dopo la prima fase di assestamento del trentennio 1970-2000.





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