I musulmani in Italia



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I nodi e le questioni

V’è certamente, presso i musulmani islamizzati europei, un orientamento preponderante a cercare la via di un islam europeo concepito come fatto religioso, che sia fondamento del culto ma anche di un impegno personale e sociale e che sia perfettamente compatibile con i principi di pluralismo, democrazia, priorità alla legge positiva. Restano tuttavia alcuni nodi.


a) L’esterno
Da un lato l’influenza della penetrazione esterna di un islam da terre straniere. Le logiche della mondializzazione e della globalizzazione hanno influenze profonde, che si manifestano in vari modi.

Da un lato, si tratta di influenze istituzionali: istanze come quelle dell’islam wahabita/ neo-salafita o Paesi - ne è esempio evidente il caso della Turchia - influenzano e cercano di orientare il futuro dell‘islam europeo secondo i propri disegni.

D’altro lato, si tratta di dottrine e gruppi che ne scaturiscono, a loro volta influenzati o da dottrine jihadiste o da dottrine rigoriste (come il neosalafismo contemporaneo). Tali dottrine risultano inaccettabili o mal si adattano alla vita delle persone che vi aderiscono nel contesto europeo. Lo si è visto chiaramente nel caso della serie di attentati verificatisi dagli anni Ottanta in poi. Queste influenze esterne istituzionali o ideologiche, benché minoritarie, sembrano riuscire a dare il tono, a fissare una parte dell’agenda per il futuro dell’islam.
b) I nodi intellettuali-politici
Restano parecchi argomenti su cui dibattere, e le affermazioni generiche sulla facile convivenza - per dirla alla francese - tra «Islam et la Republique», come pure quelle contrarie, di una convivenza impossibile, non servono a molto.

Esistono nodi reciproci, non riducibili solo a questioni di relazione tra religioni. Si tratta di questioni relative al vivere comune, alla società ed allo spazio pubblico.

Dal punto di vista dei non musulmani, gli argomenti su cui discutere sono: le statuto della donna e la questione di genere, il rapporto con la politica, l’azione violenta, gli estremismi. Dal canto loro, i musulmani pongono la questione dello statuto delle religioni nello spazio pubblico, l’organizzazione del tempo, eventualmente alcuni aspetti di legislazione familiare, cosi come interrogano la visione geopolitica dell’Occidente e le sue modalità di sviluppo.

Occorre che gli intellettuali siano in condizione di giocare il loro ruolo di pensiero e di elaborazione, e che abbiano la capacità di sostenere un dibattito franco, senza aggressività ma senza falsi consensualismi; senza faciloneria nel dialogo, ma anche senza tensioni inutili, da parte musulmana ed anche da parte non musulmana. Senza dubbio, in taluni casi la crescita dell’islam è turbata dall’azione di intellettuali o di gruppi che aumentano la tensione a motivo della virulenza del proprio carattere.

A tal riguardo, mi pare che l’Italia costituisca un caso particolare: qui trovano spazio, da parte di intellettuali ricosciuti o di partiti che pur si inseriscono nell’arco democratico, discorsi che in altri Paesi sono appannaggio di cellule radicali minoritarie.


Ciò impedisce, tra l’altro, lo sviluppo di un dibattito franco sulle questioni in sospeso, sui nodi che da una parte e dall’altra appaiono rilevanti per il futuro dell’islam. Il rischio più grosso oggi, è quello della costruzione progressiva di un insieme di malintesi, dunque di un’assenza di comunicazione.
c) Le relazioni e il pericolo della logica dell’estremismo

Non bisogna pensare che l’evoluzione sarà naturalmente positiva e armoniosa. Non sarà neppure naturalmente catastrofica. Tuttavia, il pericolo incombente è la logica della separazione. E, parallelamente, quella degli estremismi reciproci che potrebbero dare il tono e fissare in qualche modo l’agenda futura 4.








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