I sacramenti dell’iniziazione cristiana



Scaricare 66 Kb.
03.06.2018
Dimensione del file66 Kb.

I SACRAMENTI DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA
San Paolo, in Rom.10,13-15.17, presenta, a ritroso, le tappe che conducono alla fede: “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Come dunque INVOCARLO senza aver creduto in lui? E come CREDERE in lui senza averlo ascoltato? E come ASCOLTARLO senza la presenza di chi lo annuncia? E come ANNUNCIARLO senza essere stati inviati?…Dunque la FEDE nasce dalla predicazione” (fides ex auditu).
Perché una persona possa accettare nella vita e invocare nel culto il Signore è necessario:


  1. Missione divina (l’invio di chi annunci Gesù Cristo)

  2. Annuncio o predicazione

  3. Ascolto del messaggio evangelico

  4. Fede, come accettazione personale della proposta di vivere in Cristo

  5. Invocazione, la preghiera individuale e comunitaria a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

L’annuncio, udito e accolto, suscita la fede e il cammino di conversione, in vista dell’incontro sacramentale, che dà l’avvio ad un’esistenza nuova, trasformata da Cristo morto e risorto.


Questo dare l’avvio è espresso in latino col verbo INITIARE = cominciare, introdurre, iniziare ai misteri religiosi. Nelle religioni pagane l’iniziazione indicava il passaggio di una persona “fatta entrare” in un gruppo religioso o sociale.
In ambito ecclesiale, l’iniziazione indica il processo di apprendistato attraverso il quale si diventa cristiani.

Iniziare è introdurre, prendere per mano, guidare alla Chiesa, alla sua fede, alla sua vita e alla sua missione.

L’introduzione all’esperienza di fede è significata in alcuni riti, compiuti all’inizio dell’esistenza cristiana per consacrarla.


L’INIZIAZIONE CRISTIANA deve essere globale, nel senso che non può limitarsi a trasmettere quattro nozioni astratte di cristianesimo, bensì deve dare forma a tutta la vita, a tutta la persona del credente, in modo che si lasci trasformare dal Padre e impari a vivere di Cristo, con la forza dello Spirito.

“L’insegnamento catechistico mira all’educazione cristiana integrale di quanti lo ascoltano: deve cioè portarli a una coerente testimonianza di vita” (RdC 188).


L’iniziazione è:


  1. Iniziazione alla FEDE:

È periodo di catechesi, che suppone l’evangelizzazione (= annuncio del Dio di Gesù Cristo); di formazione sistematica attraverso la trasmissione del contenuto della fede e l’esposizione completa ed elementare del mistero cristiano. Abbraccia tutta la fede e la vita cristiana.

“Centro vivo della catechesi è Gesù Cristo” (RdC 81) e “il sublime mistero della vita di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo” (RdC 82).

“La catechesi è diretta a formare nel cristiano una matura mentalità di fede, a rendere la sua fede sicura, esplicita, fattiva” (RdC 56).

“Il contenuto della fede non viene soltanto trasmesso perché sia conosciuto; la catechesi lo rende attuale, perché chi ascolta entri concretamente in comunione con Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (RdC 187).

“Cristiano è chi ha scelto Gesù Cristo e lo segue…La Chiesa deve predicare a tutti Gesù Cristo e fare in modo che ogni cristiano aderisca alla sua divina persona e al suo insegnamento…” (RdC 57).

“Non si può sempre supporre la fede in chi ascolta. Occorre ridestarla in coloro nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro che vivono nell’indifferenza, farla scoprire con impegno personale alle nuove generazioni e continuamente rinnovarla in quelli che la professano senza sufficiente convinzione” (RdC 25).

“Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come lui, a giudicare la vita come lui, a scegliere e ad amare come lui, a sperare come insegna lui, a vivere in lui la comunione col Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa” (RdC 38).
Si tratta di portare ad una fede motivata, capace di dar conto di se stessa (cfr. 1Pt.3,15).

Perché la fede possa diventare esplicita scelta di vita, adesione a Cristo, disponibilità a percorrere il suo stesso itinerario di vita, è indispensabile approfondire la parola di Dio per attingervi i criteri fondamentali.

Se la fede è consapevole adesione a Cristo, la si può “perdere” come dicono alcuni?


  1. Iniziazione alla VITA ECCLESIALE

Quando Dio entra nella nostra vita e noi accogliamo la sua iniziativa, la nostra esistenza cambia, in tutti i suoi aspetti e non solo nella sfera morale o nelle nozioni cristiane. Ma per acquisire uno stile di vita conforme al Vangelo, dobbiamo essere introdotti nell’esperienza cristiana concreta della comunità.
Se sono cristiano, devo agire da cristiano sia nella Chiesa (condividendo la sua missione, i suoi problemi, i suoi impegni liturgici, catechetici…), sia in campo sociale.

Se sono in dialogo di ascolto, di comunione di vita, col nostro Dio, la mia fede non è una piccola cosa sperduta in qualche angolo buio del mio spirito, ma è realtà vitale estesa tanto quanto la mia vita.

Se il dialogo con Dio è autentico, ogni giorno ricevo da lui (attraverso la sua Parola, la comunità, la liturgia, le vicende personali, il mondo che mi circonda…) nuovi stimoli per la mia fede.

Il mio dialogo con Dio è autentico se sono in dialogo con altri credenti che vivono questa fede e la esprimono nella comunità. Senza lo scambio comunitario la fede resta un fatto privato, fondato su principi alquanto soggettivi.




  1. Iniziazione alla PREGHIERA e alla LITURGIA

È educazione alla preghiera personale e comunitaria, e soprattutto alla partecipazione liturgica.

“Promuovere una matura mentalità di fede significa educare i credenti all’adorazione, al rendimento di grazie, alla penitenza, al senso della comunità, alla familiarità con i segni che indicano la presenza di Dio e in vario modo lo comunicano; in una parola, introdurli alla comprensione e all’esercizio del sacerdozio regale, con il quale sono consacrati dallo Spirito Santo” (RdC 44).

“Più precisamente, la catechesi prepara la piena, consapevole, attiva partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche” (RdC 45).

“Al vertice di questa azione educativa, sta la preoccupazione di disporre i fedeli a fare del mistero eucaristico la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana” (RdC 46).


Scopo finale della partecipazione all’azione liturgica è vivere quanto si celebra. È modificare continuamente il proprio modo di vivere, pensare, giudicare, per assumere i sentimenti, gli atteggiamenti, le scelte di Gesù Cristo. Significa trasfondere progressivamente nella nostra vita quanto celebriamo, per diventare cristiani maturi nella fede.


  1. Iniziazione alla vita d’AMORE

“La fede opera nella carità. Educare alla maturità cristiana significa insegnare che la fede, senza le opere, è morta” (RdC 47).

“La maturità in senso umano e cristiano è contrassegnata da più profonda armonia della personalità, da più ricco e consapevole possesso della verità, dal sapere far dono di sé nell’amore, dalla piena coscienza di precise responsabilità nella Chiesa e nella convivenza sociale. La testimonianza cristiana nella famiglia, nella professione, nel mondo sociale e politico, nella comunità ecclesiale, rappresenta l’impegno fondamentale di una fede che deve animare ogni momento della vita” (RdC 139).

Occorre “dare luogo ad un’azione catechistica profondamente unitaria, che assume con spontaneità il tono del DIALOGO. Il dialogo è l’espressione che la carità assume sul terreno pedagogico. La sua origine trascendente si trova nelle intenzioni stesse dell’amore di Dio. Le sue forme sono molteplici…Il suo clima è l’amicizia, anzi il servizio. Non può essere debolezza, poiché la carità non è finzione, ma verità. Il dialogo si alimenta nella profonda fedeltà a Dio e nella fraterna solidarietà spirituale. I suoi caratteri fondamentali sono sempre la chiarezza, la mitezza, la fiducia, la prudenza” (RdC 180).
Quando la nostra vita si fonda sul Battesimo, è tutta animata dalla fede, anche negli aspetti considerati profani come famiglia, lavoro, cultura, politica, affari… Si opera nel mondo con stile evangelico, come fermento. E si vive uniti ai fratelli nell’accoglienza reciproca e nel dono di sé.
Arrivare a queste mete non è cosa facile né opera di un giorno: richiede a tutti e in modo particolare agli operatori pastorali impegno costante di crescita nella fede, coraggio, speranza, attenzione alle varie persone, certezza del sostegno dello Spirito Santo e della presenza reale di Cristo risorto.
Sappiamo che i pilastri sui quali si fonda la nostra identità cristiana - PAROLA DI DIO, LITURGIA e VITA – sono tra loro legate e dipendenti l’una dall’altra, al punto che:

la Parola suscita la fede, la fede conduce ai sacramenti, i sacramenti trasformano la vita. E tutto confluisce nell’incontro con Cristo.


I sacramenti dell’iniziazione cristiana sono tre: BATTESIMO, CONFERMAZIONE, EUCARISTIA.



Non sono riti staccati, ma un sacramento in tre tappe, anche se, ancora oggi, nel comune sentire, questi riti sono piuttosto legati a scadenze anagrafiche (nascita, età della ragione, adolescenza). Dovrebbero essere momenti qualificanti di un autentico itinerario di fede e invece spesso sono sganciati dalla fede e senza alcun nesso tra di loro.
Dopo il Concilio, sono stati pubblicati due rituali nuovi:

  • RITO DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI (RICA)

  • RITO DEL BATTESIMO DEI BAMBINI (RBB)



INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI
“Si ristabilisca il catecumenato degli adulti diviso in più gradi…” (SC 64). Se il catecumenato è “ripristinato”, qual è il suo modello? Quando nella Chiesa è esistito il catecumenato? E qual era il suo scopo?
Sappiamo da TERTULLIANO (Trattato sul battesimo XX,1 del 200-206) che le persone prossime al Battesimo dovevano “rivolgersi a Dio con preghiere intense, con digiuni, con prostrazioni in ginocchio e con veglie… confessare a Dio tutti i peccati della loro vita passata…”.
Ma è IPPOLITO (Traditio apostolica 15-20, del 215) a descrivere l’organizzazione del catecumenato, tempo della catechesi essenziale in preparazione al Battesimo e dell’ingresso nella fede.

N.B.: I battezzati, anche se non vivono il loro Battesimo, non possono essere chiamati catecumeni. Non hanno bisogno del catecumenato, ma di una istruzione (= mistagogia) che li conduca al cambiamento di vita!


Dall’inizio del III sec. la struttura della preparazione al Battesimo è fissata nelle sue forme essenziali ed è la stessa un po’ dovunque, in oriente e in occidente.
LE TAPPE DEL CATECUMENATO NEL III-IV SECOLO
a. L’ammissione al catecumenato degli adulti (accompagnati dal padrino) è preceduta da un severo esame riguardante il motivo della loro richiesta, il loro stato di vita, il loro mestiere.

Questi candidati, in occidente, sono chiamati ACCEDENTES (S.Agostino li chiama rudes, cioè principianti, aspiranti, ignoranti dei principi della fede).


b. Se superano la prova, entrano nel catecumenato per iniziare la preparazione remota al Battesimo.

Questa fase dura tre anni e consiste in:



  • un insegnamento speciale per i catecumeni, riuniti a parte, prima dell’assemblea della comunità

  • partecipazione alla sola liturgia della Parola, restando tuttavia separati dai fedeli

  • loro congedo al termine della liturgia della Parola.

In questo periodo i candidati al Battesimo sono chiamati AUDIENTES o auditores in occidente, CATECUMENI in oriente. Sono già considerati in qualche modo membri della comunità ecclesiale.
c. Al termine di questo periodo, dopo un secondo esame di fronte al vescovo, durante il quale padrini e madrine testimoniano con responsabilità del cambiamento di vita dei loro catecumeni, questi ultimi vengono ammessi alla preparazione immediata ai sacramenti dell’iniziazione.

Il vescovo scrive di sua mano il nome dei candidati, ora chiamati ELECTI o PHOTIZOMENOI, durante una solenne cerimonia, la prima domenica di Quaresima. “Datemi i vostri nomi perché io li scriva con l’inchiostro. Il Signore li scolpirà su tavole incorruttibili scrivendoli di proprio pugno” (Gregorio di Nissa).


d. Da questo giorno e per tutta la Quaresima, gli electi si riuniscono tutti i giorni, anche per tre ore, tranne il sabato. Ogni riunione comporta un insegnamento dottrinale, un’iniziazione morale e spirituale, alcuni gesti rituali.

Tutta la preparazione quaresimale è concepita come un tempo consacrato alla preghiera, alla penitenza, all’apprendimento, elementare ma completo, dei misteri della fede.

Gli electi ricevono ogni giorno un esorcismo (cfr.Traditio apostolica, 20), che consiste nel pronunciare parole imprecatorie, soffiare sul viso, segnare fronte, orecchie e narici per strappare progressivamente il catecumeno alle forze del male e legarlo a Cristo. Indica un tempo di lotta.

La preparazione quaresimale comprende un insegnamento:



  • spiegazione delle Sacre Scritture e presentazione della storia della salvezza

  • traditio Symboli (trasmissione del contenuto della fede) nella VI domenica di Quaresima

  • spiegazione del Simbolo per 15 giorni

  • redditio Symboli, recitato solennemente davanti al vescovo la domenica delle Palme

  • consegna del Pater all’inizio della Settimana Santa

Questo periodo di preparazione prossima al Battesimo impegna anche ad esaminare le proprie disposizioni di fronte alla serietà delle esigenze cristiane, a convertirsi, a fare penitenza per chiudere definitivamente col peccato.


Durante la Veglia Pasquale, dopo l’ascolto della Parola di Dio, c’è un ultimo rito preparatorio, quello della:

  • RINUNCIA A SATANA con le mani tese verso ovest

  • ADESIONE A CRISTO, solenne professione di fede nel Padre, Figlio e Spirito con le mani tese verso est

I catecumeni entrano nel battistero. Qui avviene:



  • Deposizione delle vesti indicativa dello spogliarsi dell’uomo vecchio e del ritorno all’innocenza

  • Unzione sul corpo per fortificare l’uomo in vista della lotta contro il male

  • Tripla immersione mentre si proclama la propria fede trinitaria; è morire e risorgere con Cristo

  • Veste bianca, segno dell’uomo nuovo, risorto con Cristo

  • Unzione col crisma, comunicazione dello Spirito che conferma, porta a perfezione l’opera del Battesimo

I battezzati entrano processionalmente in chiesa con un cero acceso in mano. Il vescovo impone loro la mano, versa sulla testa il crisma, traccia un segno di croce sulla fronte e dà loro il bacio di pace.

Solo la tradizione romana ha due unzioni col crisma, una fatta dal sacerdote dopo il rito dell’acqua e l’altra dal vescovo; in Africa invece il vescovo si limita ad imporre le mani.

Segue la celebrazione dell’Eucaristia, alla quale essi partecipano per la prima volta.


Al termine del lungo itinerario catecumenale, dopo aver superato l’esame presieduto dal vescovo in persona, con la testimonianza dei garanti sulla condotta di vita del catecumeno, il Battesimo può veramente esprimere:

- adesione consapevole alla persona di Gesù Cristo

- scelta di vita secondo il modello incarnato da Gesù
Non si tratta di essere purificati o lavati, ma di accogliere, decidere, seguire Cristo. Mc.10,39: “Il calice che io bevo (passione e morte) anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete”.

Se il vero Battesimo per Gesù è l’offerta di sé (la sua morte e risurrezione), altrettanto deve essere per il cristiano (sua morte al peccato e risurrezione con Cristo). Dall’incontro sacramentale con Cristo morto e risorto nasce la vita nuova, che consiste nell’accettare il Vangelo e lo stile di vita incarnato da Gesù.


Il segno dell’acqua non è più una semplice purificazione come nei riti pagani e giudaici, e nemmeno la disponibilità interiore a cambiare vita come nel battesimo di Giovanni. Ciò che conta non è il lavaggio, bensì il passaggio nell’acqua, indicatore del passaggio da una vita ad un’altra.

Il Battesimo è la più grande ed impegnativa scelta che l’uomo possa compiere: attualizzare nella concreta vita quotidiana l’esperienza di Gesù, decidere di spendere come lui la propria esistenza per il bene di tutti, nell’ascolto obbediente della sua parola.

Questa non è la nostra tendenza naturale, perciò è necessaria una preparazione globale per permettere ai candidati di cambiare vita e diventare progressivamente cristiani.

Il Battesimo non agisce automaticamente, come per magia, ma per la fede e la concreta volontà di seguire Gesù Cristo. Il rito non crea lo stato di cristiano, ma ratifica la decisione e l’impegno già assunto.


Sappiamo che nel 313 con Costantino cessano le persecuzioni dei cristiani. Nel 391 il cristianesimo diventa l’unica religione autorizzata. Entra a far parte della Chiesa una folla enorme, non sempre spinta da motivi di fede, ma piuttosto da interessi personali, ambizioni politiche, pressione sociale.

Nella notte di Natale del 496 Clodoveo, re dei Franchi, si fa battezzare con 3000 persone del suo seguito. Subito dopo anche tutto il popolo fa lo stesso. Conversioni di massa come questa non possono nascere da una scelta di fede convinta e personale e sono precedute da una preparazione inadeguata.


L’importanza della conversione viene minimizzata anche per il diffondersi del battesimo dei bambini.

Ancora oggi si assiste a questa situazione: molti genitori, non praticanti o praticanti in modo saltuario, pretendono come un diritto il Battesimo per i figli, senza rendersi conto delle esigenze che questa scelta comporta: educazione alla vita cristiana, testimonianza di fede vissuta, impegno di crescita, capacità di assumere uno stile di vita più evangelico.

Spesso la richiesta del Battesimo si basa su tradizioni popolari, luoghi comuni, un vago sentimento religioso appagato da feste, regali, banchetti, clima di gioia, raduno di parenti e amici…

Richieste così ambigue devono diventare occasione per proporre un cammino di fede più esplicito e far scoprire il vero significato del sacramento.


L’antico catecumenato prevedeva, dopo il Battesimo, una settimana di CATECHESI MISTAGOGICHE per completare l’iniziazione cristiana attraverso il commento dei riti e la catechesi dei sacramenti, visti come continuazione delle grandi opere compiute da Dio nell’AT. Servivano ad approfondire il mistero di Dio nella vita quotidiana, attraverso la preghiera, l’amore, la vita comune.

Quando il catecumenato cade in disuso, alcuni suoi riti vengono concentrati nella celebrazione del Battesimo. Solo col Concilio Vaticano II si restaura l’antica prassi.


RITO ATTUALE DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI
- È la forma “tipica”, cioè il punto di riferimento ideale, proposto anche per i ragazzi. Prevede la celebrazione dei tre sacramenti insieme e all’interno della Veglia Pasquale.
- La celebrazione è preceduta da tre periodi, di anni o di mesi:

  • precatecumenato

  • catecumenato

  • illuminazione e purificazione nel tempo quaresimale

Durante questi periodi è stato percorso un itinerario di:



  • evangelizzazione

  • conversione e purificazione

  • formazione alla fede e alla vita ecclesiale

  • due “passaggi” (ammissione al catecumenato e rito dell’elezione)

- Al culmine di questo itinerario c’è la celebrazione sacramentale, nella quale gli eletti:



  • ottengono la remissione dei peccati

  • sono aggregati al popolo di Dio

  • ricevono l’adozione a figli di Dio

  • sono arricchiti di una forza speciale dello Spirito Santo

  • pregustano il Regno di Dio mediante la celebrazione eucaristica.

- I tre sacramenti, richiesti e vissuti con fede, confermano la conversione dell’adulto a Cristo, incorporano nella comunità, per partecipare alla sua vita e missione, in comunione sempre più intima con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo e col prossimo. Solo così possono essere:



  • veri segni della fede (della fede pensata e della fede vissuta, condivisa con la Chiesa)

  • manifestazione visibile, ma anche celebrazione della fede

  • incontro con Cristo e col mistero pasquale


Il Battesimo vissuto con fede è:
RICONCILIAZIONE (vittoria sul peccato),

LIBERAZIONE dalle forze del male,

COMUNIONE col Padre in Cristo,

MISSIONE di servizio e testimonianza,

DONO DI SÉ e

PACE.
I tratti caratteristici del cristiano sono:




  • esistenza rinnovata guidata dallo Spirito

  • vissuta nella Chiesa

  • protesa verso l’incontro definitivo col Padre

L’esperienza sacramentale di morte e risurrezione con Cristo non resta confinata nel rito, ma si estende a tutta la vita cristiana come impegno a morire e risorgere con Cristo quotidianamente.

RITO DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA DEI BAMBINI
Il rito comprende:

a. BATTESIMO: nelle prime settimane di vita, dopo adeguata preparazione dei genitori.

b. EDUCAZIONE ALLA FEDE dei bambini battezzati, mediante iniziative di catechesi, per un periodo conveniente

c. CRESIMA: “nella Chiesa latina viene generalmente differita fino ai 7 anni circa” (RC 1)

d. EUCARISTIA: è auspicabile la prima Eucaristia durante la messa, all’interno della quale si celebra la Cresima, “così i cresimati possono partecipare all’Eucaristia, che porta a compimento la loro iniziazione cristiana” (RC 13). Culmine dell’iniziazione cristiana è l’Eucaristia “partecipazione conviviale al sacrificio del corpo e del sangue di Cristo” (RC 13).
Questa è la proposta del Concilio e della riforma liturgica da esso nata. La prassi attuale è però un’altra:

- inserimento del sacramento della Penitenza prima dell’Eucaristia (fin dal XVI sec.)

- spostamento della Cresima a dopo l’Eucaristia per deroga concessa da Paolo VI alle Conferenze episcopali. In Italia è stata scelta la fascia d’età tra 13 e 18 anni.
Quando la Cresima, separata dalla liturgia battesimale, è collocata dopo il sacramento della Penitenza ed Eucaristia, non è più possibile trovare motivazione teologica illuminante per questo sacramento…La prassi attuale è in ogni caso la peggiore possibile” (I. Bossier).
Anche se Battesimo, Confermazione ed Eucaristia non sono celebrati insieme, la loro UNITÀ e profonda connessione deve essere messa in evidenza: “l’iniziazione cristiana non è altro che la prima partecipazione sacramentale alla morte e alla risurrezione di Cristo” (RICA 8; cfr. SC 71; PO 5; AG 14, 30; RC 74).
Il rito del Battesimo dei bambini, fino alla recente riforma, seguiva quello degli adulti con qualche adattamento. Ora ne è stato preparato uno più adatto e con carattere più chiaramente comunitario. Si esige infatti che sia celebrato nella chiesa parrocchiale (RBB 10), nei giorni in cui è più facile riunire i fedeli (RBB 9).


  1. Riti di accoglienza (RBB 36-40)

I ministri accolgono bambini, genitori e padrini all’entrata della chiesa.

Chi presiede interroga i genitori: che chiedete alla Chiesa?

Il ministro esprime la gioia della comunità che li accoglie.

Fa un segno di croce su ogni bambino e invita genitori e padrini a fare altrettanto: questo gesto esprime l’accoglienza nella comunità di fede.


La loro risposta è assunzione di responsabilità nei confronti dei figli e della comunità, con l’impegno di far crescere i bambini nella fede della Chiesa. È fondamentale preparare i genitori a questa nuova responsabilità per non celebrare battesimi senza futuro. Il Battesimo dei piccoli va celebrato solo quando si hanno sufficienti garanzie circa la disposizione dei genitori ad assumere il compito educativo da credenti.

Non si tratta di negare il Battesimo ma di differirlo finché i genitori non si impegnano.




  1. Celebrazione della Parola di Dio (RBB 44-52)

Al termine dell’ingresso processionale in chiesa, i bambini sono portati altrove per non disturbare (42-43).
Letture

Omelia

Preghiera dei fedeli

Invocazione dei santi

Preghiera di esorcismo (esorcizzare vuol dire “scongiurare” Dio perché difenda e protegga con la sua forza dalle insidie del male)

Unzione pre-battesimale con l’olio dei catecumeni, accompagnata dalle parole “vi ungo con l’olio segno di salvezza; vi fortifichi con la sua potenza Cristo Salvatore”. L’olio è segno della forza e della benedizione del Signore. L’unzione sul petto (non sulla gola!) significa il coraggio per affrontare la lotta contro il male.


  1. Celebrazione del Battesimo (RBB 53-66)

- Benedizione dell’acqua: si invoca lo Spirito sull’acqua perché il cristiano nasce dall’acqua e dallo Spirito. Nella Veglia Pasquale vi si immerge il cero, segno di Cristo risorto.

- Rinuncia a Satana e professione di fede dei genitori, dei padrini, di tutta l’assemblea (preceduta da adatta monizione per ricordare ai genitori quanto hanno promesso e la loro responsabilità di educatori nella fede).

- Battesimo per immersione o infusione. Dopo aver professato la fede della Chiesa, i genitori sono invitati a confermare la loro volontà di far battezzare i loro figli in quella stessa fede.
- Seguono quattro gesti esplicativi per rendere percepibili gli effetti spirituali del Battesimo:

1. Unzione col crisma: consacrazione, segno visibile del misterioso inserimento in Cristo Gesù morto e risorto, compiuto col rito dell’acqua, per cui l’uomo è reso partecipe della vita e della missione di Cristo:

re (Cristo regna vittorioso con la forza dell’amore; così il cristiano regna attraverso il dono di sé)

sacerdote (il cristiano è abilitato ad offrire culto a Dio facendo di se stesso un sacrificio spirituale)

profeta (impegnato ad annunciare con la sua stessa vita il messaggio evangelico, con la forza dello Spirito Santo).

2. Consegna della veste bianca: il bianco indica la risurrezione, la nuova dignità dei figli di Dio. Questo segno si riferisce alla moltitudine dei beati che hanno reso candide le loro vesti nel sangue dell’Agnello (cfr.Ap.7,13), destinati al banchetto eterno (Ap.19,9), di cui l’Eucaristia è segno e pegno.

3. Consegna della candela, accesa al cero pasquale: richiama la parabola delle vergini che vanno incontro allo sposo (Mt.25). Genitori e padrini sono invitati ad alimentare quella fiamma – la luce di Cristo – perché i figli, perseverando nella fede, vadano incontro al Signore che viene.

4. Rito dell’effatà (= apriti). Il gesto di toccare la bocca e le orecchie si riferisce alla guarigione del sordomuto (Mc.7,33): l’incontro con Gesù nel Battesimo rende capaci di ascoltare la sua parola e di professare la fede in lui.


  1. Riti di conclusione (RBB 67-71)

Padre nostro, introdotto da una monizione che sottolinea il legame fra i tre sacramenti dell’iniziazione (rinati nel Battesimo, riceveranno la pienezza dello Spirito, parteciperanno alla mensa del sacrificio del Signore)

Benedizione delle mamme, dei papà e dei presenti perché tutti insieme possano costituire l’ambiente adatto allo sviluppo della fede (RBB 79).

* * *

Il Battesimo non è un rito di purificazione, utile per cancellare un peccato non meglio precisato, ma del quale comunque è bene liberarsi; non è nemmeno un atto ricercato solo perché il bambino crescendo possa sentirsi come i suoi coetanei; né può essere ridotto a una pratica tradizionale o alla festa che solennizza una nascita!



Non è la risposta ad un vago senso religioso, bensì è la ratifica della fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, accolta e fatta propria. E la fede è fidarsi di lui, rivestirsi di Cristo e dei suoi sentimenti, vivere la propria vita specchiandosi in quella di Gesù, accettando la Parola di Dio come criterio e norma del proprio operare e facendo della volontà del Padre il nostro pane quotidiano.

Nel rito dell’iniziazione si verifica la conversione, la scelta radicale tra accogliere Dio o farsi dio, scegliere il proprio Dio o il proprio io.
“…il battesimo è anzitutto il sacramento di quella FEDE, con la quale gli uomini, illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, rispondono al vangelo di Cristo” (RICA 3).
Non basta compiere il rito se non c’è la FEDE. Questa è indispensabile per fare un sacramento, cioè un reale incontro di salvezza con Cristo. La salvezza non sta nel gesto materiale dell’acqua versata sul capo, bensì nella comunione d’amore col Signore.
Oggi le domande rituali non sono più rivolte, come un tempo, ai bambini, bensì a genitori e padrini perché prendano coscienza della responsabilità e assumano l’impegno di trasmettere la fede autentica ai figli.

I bambini sono battezzati nella fede della Chiesa, professata da genitori, padrini e comunità riunita. Tutti i presenti, ma prima di ogni altro i genitori, sono chiamati a far crescere i piccoli nella fede fino a renderli capaci di assumere come propri gli insegnamenti ricevuti.


Il Battesimo non può ridursi ad un fatto individuale, essendo l’entrata in una comunità unita dalla stessa fede.

La catechesi in preparazione al Battesimo deve mettere in luce anche questo effetto del sacramento, l’ingresso nella Chiesa. Già il segno di croce iniziale fatto in nome della comunità e la formula che lo accompagna, come pure la presenza dell’assemblea riunita devono essere percepibili come segni di accoglienza e di impegno ecclesiale.


È anche importante spiegare la prospettiva escatologica del Battesimo, cioè l’apertura verso il traguardo della vita piena, illustrato dall’immagine del banchetto escatologico e ben espresso dalla preghiera di benedizione sull’acqua (“con lui risorgano nella vita immortale”) e pure sottolineato dalla consegna della veste bianca e del cero acceso.

Allora tutta la vita diventa un percorso con una direzione da seguire, con una meta da raggiungere: non un luogo, non un premio, ma una Persona. Con la forza dello Spirito Santo, stiamo camminando incontro a Dio Padre, per mezzo del Figlio, nutrendoci, lungo la strada, della sua Parola e del suo Pane di vita.


È giusto battezzare i bambini? È legittimo interferire nelle loro scelte future?

Non è meglio rimandare il Battesimo a quando la persona può consapevolmente scegliere la sua fede?


- Al momento del Battesimo i piccoli mancano di fede personale e non sono in grado di operare una libera scelta, perciò alcuni propongono di rimandare il sacramento all’età della ragione, ed eventualmente di iscrivere i neonati al catecumenato per aggregarli intanto in qualche modo alla comunità dei credenti

- Alcuni genitori non battezzano i figli perché non vogliono scegliere al posto loro o costringerli ad una appartenenza che, crescendo, potrebbero non condividere.

- Ci si trova a vivere qui e ora senza essere stati prima interpellati. Ci vengono trasmessi dai genitori dei valori nei quali credono loro. Sistemi educativi e formativi non sono di nostra scelta

- Perché non si aspetta che sia il figlio a decidere se vuole saper leggere e scrivere? Perché si cerca di trasmettergli i propri gusti, aspettative, visione della vita senza temere di condizionarlo? Come mai si esercita la scrupolosa attenzione a non indirizzare i figli proprio nel campo della fede? Non sarà perché non la si vive, non se ne comprende il valore per la propria vita, non si sa cosa e come comunicare?

- Le difficoltà ad accettare il Battesimo degli infanti nascono soprattutto perché gli adulti mancano di fedeltà al loro Battesimo

- Compito dei genitori è provvedere ai figli, nutrirli, educarli, correggerli, aiutarli a crescere, a fare le loro scelte, a diventare adulti non solo in ambito fisico, psicologico, scolastico, spirituale, ma anche nella fede

- La richiesta del Battesimo deve esprimere il bisogno di inserire il neonato nella fede della Chiesa come suo membro (non solo in ciò che la Chiesa insegna e crede, ma soprattutto in ciò che la Chiesa fa ed è)

- Il Battesimo è solo l’inizio della vita nuova, da sviluppare nella ricerca costante della fedeltà all’unico Cristo



- Non si tratta di mettere al sicuro la salvezza eterna, ma di garantire la formazione cristiana del bambino attraverso la testimonianza vissuta di amore a Dio e ai fratelli, di farlo crescere nella fede in cui è stato battezzato, per aiutarlo a scegliere Cristo coscientemente e personalmente, a scoprire la sua vocazione, a sperare e ad amare perché amato dal Padre.





Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale