Ii° Tema: La metodologia della scienza politica La metodologia della ricerca politica



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21.12.2017
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II° Tema: La metodologia della scienza politica


La metodologia della ricerca politica

  • Di fronte ad un fenomeno che vogliamo spiegare, c’è un percorso fatto di passi:

    • Definire il problema/il quesito della ricerca
    • Individuare la teoria rilevante per il problema
    • Da questa derivare delle implicazioni/ipotesi
    • Raccogliere le informazioni per controllare le ipotesi
    • Controllare le ipotesi


Criteri per la formulazione di un quesito di ricerca

  • attenzione e interesse al problema

    • “L’avalutatività è la virtù dello scienziato, come l’imparzialità è la virtù del giudice: a nessuno verrebbe in mente di suggerire ad un giudice che, essendo difficile essere imparziale, tanto vale non esserlo” (Bobbio 1971)
  • formulazione empiricamente precisa

  • controllabilità empirica della formulazione



Metodologia: che cosa è

  • La metodologia è la logica del metodo di ricerca, ovvero…

  • …l’insieme delle procedure logiche inerenti la formulazione delle ipotesi di ricerca; la formazione e il trattamento dei concetti; la scelta dei casi e delle variabili; le modalità del controllo empirico

    • tutto questo al fine di minimizzare gli errori di interpretazione della realtà, massimizzare l’oggettività dell’argomentazione scientifica e permettere la cumulabilità del sapere
  • È solo partendo dal sostantivo “scienza” che è concretamente possibile studiare l’aggettivo “politica”



I concetti

  • I concetti sono immagini mentali socialmente condivise che ci permettono di categorizzare la realtà, ovvero di trattare un insieme di cose come in qualche modo equivalenti

  • I concetti combinano due informazioni:

    • Informazioni relative alle proprietà che caratterizzano un insieme di oggetti rispetto ad altri e che determinano la connotazione/intensione di un concetto (quanto è ricca/approfondita la definizione di un concetto?)
    • Informazioni relative agli oggetti a cui si si riferisce e che determinano la denotazione/estensione di un concetto (a quanta realtà empirica si applica?)


La scala di astrazione di un concetto



I criteri da soddisfare (parte I)

  • I concetti sono l’unità fondamentale di analisi, e devono per questo soddisfare due criteri:

    • Problema di concettualizzazione: i concetti nella scienza devono specificare con precisione le proprietà che caratterizzano gli oggetti che in essi rientrano
    • ambiguità; vaghezza; stiramento dei concetti


I criteri da soddisfare (parte II)

  • Problema di operazionalizzazione: i concetti devono essere in grado di descrivere la realtà empirica, ovvero devono riferirsi a qualche cosa di osservabile

    • Operazionalizzazione: i diversi passaggi attraverso cui si attribuisce un contenuto empirico a concetti non immediatamente osservativi


L’operazionalizzazione e gli indicatori

  • I concetti astratti non sono utilizzabili direttamente: l’esempio del concetto di “democrazia”

  • Occorre introdurre degli indicatori: gli indicatori sono concetti più vicini alla realtà empirica, rappresentando il ponte tra il concetto più astratto e i suoi referenti empirici



Riassumendo: le fasi del processo di operazionalizzazione

  • Formulazione-definizione del concetto empirico corrispondente al fenomeno di interesse

  • Individuazione delle dimensioni (proprietà) che lo costituiscono

  • Individuazione del maggior numero di indicatori rilevanti per le dimensioni enucleate

  • Eventuale formulazione di indici



Concetti e variabili (parte I)

  • Grazie alla operazionalizzazione, possiamo passare da un concetto ad una variabile

  • Una variabile è un concetto che possiede due caratteristiche:

    • Si riferisce a qualcosa di osservabile e quindi di empirico
    • Varia (i casi esaminati, nella realtà empirica, si differenziano tra loro nel possesso delle proprietà a cui il concetto fa riferimento)


Concetti e variabili (parte II)

  • Tre possibili variabili (a seconda della modalità di misurazione possibile):

    • Nominale (una proprietà è presente o assente): es. genere, occupazione
    • Ordinale (differenza di grado): es. titolo di studio, grado di accordo o disaccordo
    • Quantitativa (differenza numerica): es. reddito, età


Classificazioni e tipologie

  • La classificazione è un’operazione di individuazione di un criterio distintivo di differenziazione tra diverse realtà e di attribuzione di quelle realtà a singole classi

  • La tipologia è una classificazione multidimensionale ossia con più di un criterio distintivo



Le regole di Mill per la classificazione (1843)

  • L’esclusività: la classificazione deve essere formulata in modo che ogni oggetto deve appartenere esclusivamente a una classe e non può appartenere contemporaneamente anche a un’altra

  • L’esaustività: le classi che scaturiscono dall’azione di classificazione devono comprendere tutti gli oggetti o realtà assumibili entro il fenomeno più generale che si sta studiando

  • Nel caso di una tipologia occorre anche che gli ulteriori criteri usati nel costruire i tipi non si sovrappongano neanche in parte al primo criterio







Definizione di “modello” - 1

  • Nozione in cui diverse dimensioni ovvero caratteristiche sono unitariamente connesse senza che vi sia una classificazione o una tipologia vera e propria con l’indicazione esplicita di criteri discriminanti

  • Vantaggio: evitare le rigidità imposte da un corretto uso della logica classificatoria

  • Un esempio con tre criteri: genere di musica, dischi venduti e genere del gruppo

  • Definiamo quindi due modelli: le “scatenate” (genere rock, molti dischi venduti e genere donne) e i “malinconici” (genere pop, pochi dischi venduti e genere uomini)



Definizione di “modello” - 2

  • Nel corso delle lezioni studieremo diversi “modelli”: i modelli di democrazia maggioritaria e consensuale; i modelli di regimi autoritari; i modelli di partito



La raccolta dei dati

  • Tecniche di rilevazione dei dati: procedimenti attraverso cui si trasformano una serie di informazioni in dati da usare nella analisi

    • Analisi secondaria: dati raccolti indirettamente dal ricercatore
    • Analisi primaria: dati raccolti direttamente dal ricercatore
      • Osservazione
      • Analisi del contenuto
      • Inchieste di opinione e questionario




Quale relazione tra variabile dipendente e variabile indipendente?

  • La variabile indipendente X produce un “effetto causale” sulla variabile dipendente Y quando la probabilità o il valore di Y in presenza di X è differente dalla probabilità o dal valore di Y in assenza di X

  • disegno della ricerca = il procedimento attraverso il quale colleghiamo le osservazioni empiriche raccolte alle nostre teorie, attraverso le ipotesi …ovvero:

  • = la strategia attraverso la quale controlliamo la validità delle nostre ipotesi



Accertare la validità delle ipotesi

  • Cosa significa?

  •  accertare se la relazione trovata sulla base dei dati raccolti sia generalizzabile (validità esterna)

  • escludere che la relazione da noi ipotizzata sia “spuria”, cioè dovuta al fatto che le nostre due variabili dipendono entrambe da una terza variabile (validità interna)





I metodi di controllo per la verifica delle ipotesi

    • Il metodo sperimentale
    • Il metodo statistico
    • La comparazione
    • La specificità dello studio di caso








Il Metodo comparato

  • La comparazione è il metodo di confronto tra due o più stati di una o più proprietà, presenti in due o più oggetti in un momento preciso o in un arco di tempo più o meno ampio

  • I passi della comparazione:

    • Individuazione dell’oggetto da comparare
    • Si precisa i paesi/periodo temporale da studiare
    • Fissazione della/e proprietà da comparare
    • Individuazione degli stati su ciascuna proprietà
    • Confronto vero e proprio


METODO DELLE CONCORDANZE (strategia dei casi più dissimili)

  • Si selezionano casi (per controllare una affermazione causale):

  • che hanno lo stesso valore della variabile dipendente e…

  • in cui le variabili indipendenti con valori omogenei o simili sono il minor numero possibile.

  • Quando i casi omogenei sulla var.dip. differiscono sulle var.indip., questi fattori possono essere esclusi perché non covariano con la variabile dipendente. Solo la variabile indipendente comune a tutti i casi è candidata ad essere la causa del fenomeno.



METODO DELLE CONCORDANZE (strategia dei casi più dissimili)



METODO DELLE DIFFERENZE (strategia dei casi più simili)

  • Si selezionano casi (per controllare una affermazione causale) in cui:

  • la variabile dipendente assume valori differenti, e…

  • le variabili indipendenti con valori omogenei o simili sono quante più possibili.

  • Fino a che i casi differiscono sulla var. dip. ma non sulle var. indip., queste ultime sono tenute sotto controllo. Solo le var. indip. sulle quali i casi assumono valori differenti possono essere una causa del fenomeno esaminato.



METODO DELLE DIFFERENZE (strategia dei casi più simili)



Lo studio di caso

  • Difficoltà a produrre una qualche inferenza causale. Ciò che invece qualifica lo studio di caso è il rapporto con la teoria (in termini di applicazione, messa a punto, rettifica, integrazione)

  • Caso scelto perché unico, oppure perché ha certe caratteristiche distintive rispetto ad altri casi che non sono esaminati

  • Tipi di studio di caso:

    • Studi descrittivi/a-teorici
    • Studi generatori di ipotesi
    • Studi di controllo di ipotesi (conferma o falsificazione)
    • Studi di caso deviante


Relazione fra casi-variabili nei metodi di controllo non sperimentali



Generalizzazioni e teorie

  • Sono generalizzazioni le ipotesi di relazione tra fenomeni che hanno già superato lo stato puramente congetturale e raggiunto un accettabile livello di controllo in casi e contesti differenti

  • Sono teorie gli insiemi di generalizzazioni/enunciati connessi con un contenuto esplicativo

  • Nelle scienze sociali, di solito (ma non solo) presenti teorie locali: forniscono spiegazioni causali intorno ad un insieme di dati empirici spazialmente e temporalmente delimitati



Per concludere

  • La specificità della “scienza politica”

    • Rispetto alla filosofia politica: dai giudizi morali alla analisi dei dati empirici
    • Rispetto al diritto pubblico: dalla forma ai processi reali
    • Rispetto alla storia: dalla unicità dei fenomeni alla ricerca di generalizzazioni
    • Rispetto alla sociologia politica: da variabili sociali a spiegazioni politiche


Testi di riferimento per la lezione





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